Grande ritorno di Danijel Zezelj
al fumetto, almeno a un genere di fumetto più adatto alle sue corde rispetto ai
comic book a cui si è dedicato negli ultimi anni.
La fiaba classica viene
interpretata con immagini molto suggestive e narrata attraverso sequenze
interamente mute. Oltre alla conoscenza pregressa del canovaccio, per
comprendere la trama ci sono le espressioni molto intense dei personaggi e il
dinamismo che Zezelj ha saputo infondere nelle vignette, permettendo al lettore
di intuire le figure in movimento anche nel fitto di un bosco intricatissimo di
rami scuri. Ma anche la scansione e le dimensioni stesse delle vignette rendono
la lettura ammaliante. E oltre a questo, c’è la cura per i dettagli e il
particolare stile di pittura a strati a rendere il tutto ancora più
affascinante ed evocativo.
Attenzione, però: la favola di
Cappucetto Rosso serve solo da base di partenza per Zezelj, che ne dà
un’interpretazione originale e inaspettata con tanto di colpo di scena finale –
anche se forse non del tutto congruente con quanto visto prima. In quarta di
copertina di questo bel cartonato edito da Eris il fumetto viene definito
«piccolo capolavoro dalle atmosfere sciamaniche». Direi non tanto piccolo, in
effetti.
Unica nota stonata, forse dovuta
all’eccessiva esposizione dell’autore al mercato statunitense, è la figura del
Cacciatore, reso con una fisionomia per così dire “hip hop”, con delle manone
su un corpo segaligno. Ci si fa presto l’occhio, ma chi conobbe Zezelj su Il Grifo proverà un po’ di nostalgia per
i suoi massicci omoni come Sophia,
certamente meno dinamici ma più rispettosi dell’anatomia.
Questa versione a fumetti nasce dopo un cortometraggio d’animazione, ma da quello che ho potuto vedere si tratta di due progetti paralleli e tutte le immagini del volume sono state realizzate appositamente.
Questa versione a fumetti nasce dopo un cortometraggio d’animazione, ma da quello che ho potuto vedere si tratta di due progetti paralleli e tutte le immagini del volume sono state realizzate appositamente.
