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domenica 8 febbraio 2026

Passo (anzi ho già passato)

È già uscito e occhieggiava da un po’ in fumetteria, ma stavolta salto l’acquisto del nuovo Blake e Mortimer. In effetti sono rimasto un po’ scottato dalla mezza truffa di Floc’h, ma chiaramente non voglio scaricare su altri autori le colpe di uno. È che L’Enigma di Atlantide mi è sempre sembrato uno degli episodi meno interessanti della saga, anche se per me il peggiore rimane La Diabolica Trappola. Magari se avessero pensato al seguito di un’altra storia. Anche perché tutte le altre storie classiche erano ottime, per me. Mah, vedremo. Intanto non ho ordinato nemmeno i nuovi annunciati episodi di Thorgal (“nuovi” per l’Italia, ovviamente).

martedì 10 dicembre 2024

Blake e Mortimer 30: Firmato Olrik


Fa una certa impressione pensare che questo non sarà solo l’ultimo episodio della saga a essere disegnato da André Juillard, ma proprio il suo ultimo fumetto. Ma bando alla malinconia.

Nonostante il titolo, Olrik non è il protagonista di questo volume ma come al solito ha il ruolo dell’arcinemico del duo. Peccato, perché come credo di aver già detto da qualche parte per me il vero eroe della serie è lui: lo sconfiggono, lo usano come cavia, gli fanno il lavaggio del cervello ma non si arrende mai e torna sempre sulla scena. Stavolta è in prigione tormentato da incubi forse presaghi della sua prossima esecuzione, quando per i tagli del budget delle galere inglesi deve condividere la cella con due tizi che fanno parte del Free Cornwall Group, organizzazione terroristica per l’indipendenza della Cornovaglia che da innocui atti dimostrativi sta passando ad attentati veri e propri.

Allertata la sicurezza nazionale, Blake viene inviato a indagare sul posto proprio mentre Mortimer vi dovrà giungere per presentare la sua nuova invenzione: un escavatore sotterraneo in grado di perforare qualsiasi tipo di roccia (la Cornovaglia ha un’antica tradizione mineraria risalente a due millenni prima di Cristo) che, a quanto è trapelato alla stampa, ha dei comandi molto simili all’Espadon.

La casualità è in effetti il motore principale di questo episodio. Non solo i due terroristi si lasciano sfuggire i piani degli indipendentisti in presenza del loro compagno di cella nonostante si siano raccomandati di non farlo, ma guarda caso una delle poche persone al mondo che sa guidare un Espadon (quindi in teoria anche la “Talpa” di Mortimer) è proprio Olrik. E così anche lui sarà cooptato dal “Grande Druido” che vuole ritrovare la mitica Avalon dove riposerebbero i resti di Re Artù col suo favoleggiato tesoro, ritrovamento che ringalluzzirebbe i conterranei ancora indecisi se unirsi o no al suo movimento. E, sempre guarda caso, la metà perduta delle indicazioni su come rintracciare Avalon viene rinvenuta fortuitamente proprio quando i protagonisti entrano in azione.

Firmato Olrik è un episodio di stampo spionistico e investigativo con qualche vaga spruzzata fantasy, giustificata però scientificamente se l’iridio di cui era composta Excalibur è realmente il metallo più resistente del mondo. La “spiegazione” di come Olrik si salvi la pellaccia è invece del tutto inverosimile, ma magari è stata solo una sua boutade canzonatoria all’indirizzo dei due protagonisti titolari – eh, sì: anche se i riflettori non sono del tutto puntati su di lui, alla fine avrà la sua bella soddisfazione.

Peccato però che l’identità segreta del Grande Druido non mi abbia riservato alcuna sorpresa nonostante le false piste (un certo armadio non avrebbe dovuto essere così spalancato) e che la “Talpa” sia un po’ troppo fantascientifica – poi magari negli anni ’50 era possibile munire un mezzo già incredibile di suo di tutti quei gadget, ma l’impressione che mi ha trasmesso è questa.

Con questo episodio Yves Sente ha voluto probabilmente anche riallacciarsi un po’ all’attualità. Basandosi sicuramente su dati storici, ha infatti trattato il fenomeno dello spopolamento della Cornovaglia a seguito dei lutti di guerra e dell’emigrazione verso le grandi città, cosa che determinò la necessità di ripopolare la zona con lavoratori stranieri presi dalle colonie: politica osteggiata da parecchi abitanti che però a quanto pare si guardavano bene dall’andare a lavorare nelle miniere.

Il processo di “juillardizzazione” dei disegni è continuato e la falsariga di Jacobs si vede ormai quasi esclusivamente nei volti dei tre protagonisti. La vedova di Juillard citava negli ultimi CaseMate gli interventi digitali concordati con il disegnatore per sopperire alle difficoltà nel disegno che la malattia gli aveva imposto per la copertina e le ultime tavole. Io non me ne sono assolutamente accorto e la qualità grafica si è mantenuta altissima, evidenziata anche dai colori di Madeleine Demille che avrebbero meritato di essere stampati su carta patinata per essere valorizzati a dovere.

Della produzione di Sente e Juillard io continuo a preferire il dittico dei Sarcofagi del Sesto Continente, ma pur con le particolarità che ho evidenziato sopra questo episodio è per me uno dei migliori. Considerando le derive di certa altra produzione recente questo potrebbe essere il volume giusto per congedarsi dalla serie.

sabato 14 dicembre 2019

Blake e Mortimer 26: La Valle degli Immortale 2 - Il millesimo braccio del Mekong

Si conclude la poco entusiasmante avventura asiatica di Blake e Mortimer cominciata nello scorso volume. Mortimer è stato catturato insieme al doppiogiochista che gli riassume il resto degli scritti di Sho e Blake parte al suo inseguimento. Per farlo non ricorre tanto al suo intuito quanto alla fortuna sfacciata che arride ai due, che fa incontrare loro i personaggi e gli indizi giusti al momento giusto.
La politica più brutale si sposa con il mito quando al campo di prigionia del generale Xi-Li Mortimer (trattato come Robert De Niro ne Il Cacciatore) è costretto a partire alla ricerca della mitica Valle degli Immortali dove magari troverà il rimedio magico per il redivivo amico Nasir, mentre il suo accompagnatore/ricattatore ha mire ben più materiali.
Il millesimo braccio del Mekong si muove tra realismo e leggenda, intrecciando una trama abbastanza coinvolgente ma senza giustificare mai quel paio di elementi sovrannaturali sparsi per il volume. Yves Sente si inventa un sistema elegante (niente di originale, comunque) per giustificare la presenza dei “draghi”, che campeggiano anche nella suggestiva copertina, ma poi finisce per mandare tutto in vacca con il solito abusato trucchetto del fatto che “era tutto un sogno” anche se alla fine quello che Mortimer cercava l’ha ottenuto, senza approfondire minimamente come possa averlo fatto e senza avanzare spiegazioni che non siano soprannaturali. Oltre che un meccanismo banale mi pare poco in linea con lo stile dei fumetti di Blake e Mortimer. Sì, ok, c’è anche Il Mistero della Grande Piramide, ma lì se ben ricordo c’è solo lo snodo finale che potrebbe essere sovrannaturale, e comunque non esclude una spiegazione razionale.
Inoltre in alcune occasioni si sfiora il ridicolo: la citazione di Odilon Verjus del volume precedente qui diventa una presenza concreta con un peso ben maggiore. Per quel poco che lo conosco, adoro Odilon Verjus, ma che c’azzecca con Blake & Mortimer? L’aggressione dei panda, poi… oltretutto disegnati con uno stile più realistico, poco amalgamato col resto.
L’avventura si conclude con una battaglia aerea forse un po’ affrettata, utile comunque a spiegare perché dello Skylantern non ci sia traccia nel resto della saga di Blake e Mortimer (La Valle degli Immortali si svolge subito dopo Il Segreto dell’Espadon) e per ribadire quanto questo dittico vada letto come un’avventura leggera da gustarsi con tutti gli stereotipi del genere senza farsi troppe domande. Vedi il travestimento di Olrik… Può darsi che sia anche servita da pretesto per Yves Sente per omaggiare l’Esercito di Terracotta con tutto il significato simbolico che si porta dietro, o che comunque gli attribuisce alla fine. Ma questa è solo una mia ipotesi.
L’edizione Alessandro è molto curata, segnalo solo che in un necrologio un caro estinto era… «armato» da tutti.
I disegni di Berserik e Van Dongen non mi hanno convinto. La loro linea chiara mi sembra più adatta per un contesto umoristico piuttosto che per una storia di Blake e Mortimer. Tra l’altro, ogni tanto si prendono qualche deroga dall’anatomia e ho notato che occasionalmente posizionano degli elementi di contorno come mattoni o nuvole o foglie in maniera “sbagliata”, cioè accanto alla testa dei personaggi, come se fossero quei tratteggi o quelle gocce stilizzate che servono a evocare tensione o risentimento.
Questo secondo episodio è migliore del precedente, in cui succedeva poco o nulla, e a voler sospendere opportunamente l’incredulità è abbastanza simpatico. Ma per me questo dittico è il punto più basso tra quanto prodotto per i “nuovi” Blake e Mortimer, anche peggio dell’Onda Septimus in cui tra le varie sciocchezze affioravano anche spunti originali.

mercoledì 9 gennaio 2019

Blake e Mortimer 25: La Valle degli Immortali Tomo 1 - Minaccia su Hong Kong

Se la prima parte di un dittico deve essere per forza di cose introduttiva questa lo è forse un po’ troppo. Nella prima metà di Minaccia su Hong Kong veniamo messi a conoscenza dei retroscena della vicenda e delle basi storiche su cui poggia. Vengono introdotti i vari attori coinvolti e Yves Sente si premura inoltre di spiegarci cosa fosse successo dopo Il Segreto dell’Espadon riempiendo (immagino) alcuni buchi della saga. Ma l’azione comincia a pagina 30 o poco prima.
La storia è ambientata subito dopo gli eventi del primissimo capitolo della serie e vede il Professor Mortimer impegnato su due fronti: dovrà andare a Hong Kong sia per supervisionare la costruzione di una nuova arma che ha progettato sia per rintracciare la seconda parte di un antico manoscritto che, se la sua autenticità verrà provata, riscriverà la storia della Cina. Anche Olrik ovviamente rientra nel quadro, agli ordini del Generale Xi-Li ma ben contento di contrastare ancora una volta i protagonisti.
L’incipit della storia è alquanto ingenuo: tra tutte le migliaia di casse di antichità che vengono imbarcate per sottrarle alla violenza dei tumulti si sfascia casualmente proprio quella che contiene una statua che, guarda caso, si rompe provvidenzialmente rivelando parte del manoscritto (oltre ai resti del meccanismo dell’arma decisiva per l’affermazione di una dinastia cinese, la balestra). Nelle prime pagine fa anche una comparsata nientemeno che Odilon Verjus, protagonista di un bel fumetto umoristico che ho ricordato qui – oltretutto il primo “subliminale” che ho riportato riguarda proprio Blake e Mortimer e Yves Sente. Per fortuna lo spettro della farsa aleggia solo in questi frangenti e il fumetto si incanala presto in una vicenda sospesa al momento tra esotismo, spionaggio e guerra. Con un bel po’ di nozionismo in mezzo.
I nuovi disegnatori, Teun Berserik e Peter Van Dongen, sono sicuramente bravi ma la loro linea chiara non mi sembra molto in sintonia con quella di Jacobs, quanto più debitrice di autori moderni come Swaarte, Torres e il primo Bênoit. Le mani sono spesso innaturalmente contorte (e poi perché disegnare le unghie solo nei primi piani?) e le figure femminili, comunque pochissime, hanno qualcosa che non mi convince. Possibile poi che al Savoy ci fosse tutta quella polvere? Mi è sembrato che anche i colori, dati dallo stesso Van Dongen, a volte non siano proprio ottimali (per quanto sicuramente buoni), accostando ogni tanto tinte un po’ troppo simili che non mettono in evidenza i soggetti più importanti.
Dopo questo antipasto poco più che introduttivo (che si conclude con un cliffhanger non da poco) spero che la storia decolli nella seconda parte.

venerdì 17 febbraio 2017

Blake e Mortimer 24: Il Testamento di William S.

Finalmente sono riuscito a mettere le mani sull’ultimo volume di Blake e Mortimer. L’attesa è valsa la pena, perché è davvero molto bello.
L’inizio è strepitoso e, nonostante sembri apparentemente slegato dal resto, fornisce un bell’incipit.
Blake e Mortimer si trovano coinvolti nella disputa tra Oxfordiani e Stratfordiani, una querelle che vede contrapposti i sostenitori della teoria che Shakespeare non fosse mai esistito e quanti invece suffragano la tesi contraria. Questa disputa non è solo intellettuale e letteraria ma nel corso del tempo ha assunto contorni sin troppo tangibili e prosaici visto che fino al 1858 le due fazioni arrivavano persino a sfidarsi a duello ammazzando a vicenda i rispettivi appartenenti!
Nel fatidico 30 agosto di quell’anno Lord Lupus Sandfield, esasperato dalle morti insensate di suoi amici appartenenti all’una e all’altra fazione, propose un accordo per cui avrebbe versato 100.000 sterline nelle casse della confraternita che avrebbe dimostrato in maniera inoppugnabile la propria teoria, a patto che per un secolo cessassero le sfide e i duelli. Il Testamento di William S. si svolge a partire dal 29 agosto 1958, quindi il tempo incalza e bisogna risolvere il mistero entro il 1 settembre, proprio mentre è in corso uno sciopero dei controllori di volo.
Nel periodo in cui si svolge questo episodio ci sono quindi tre poteri in gioco: gli Oxfordiani, gli Stratfordiani e gli eredi di Sandfield, che teoricamente sarebbero tenuti a rispettare la consegna del loro antenato qualora emergessero prove evidenti a sostegno di una tesi o dell’altra, ma che potrebbero anche non gradire di partecipare al gioco, visto che nel corso di cento anni la somma originaria è diventata una cifra da capogiro…
Qualcuno ha messo alle calcagna di Mortimer i suoi sgherri, e non è detto che qualcuno delle altre fazioni non stia agendo per conto proprio.
Nel frattempo a Venezia, guarda caso, viene scoperta in un palazzo una camera segreta che contiene il primo indizio per arrivare al bandolo della matassa.
Il tutto mentre a Londra dei Teddy Boys (chiamati semplicemente Teddys) derubano la bella società che si avventura a piedi a Hyde Park, guidati da un misterioso individuo piuttosto dandy con il vezzo dei bastoni da passeggio con la testa di animali.
La vicenda è insomma bella complicata, con molti personaggi in azione e più di un enigma da risolvere: shakespeariana, appunto! Il ritmo frenetico e appassionante è sicuramente un grande pregio di questo volume, oltre al lavoro titanico di documentazione a cui si è sottoposto Yves Sente. Apprendo che nel 1958 esistevano già le macchine fotocopiatrici, di cui viene mostrato un esemplare raffigurata con la certosina cura che solo la BéDé può garantire.
Tutti i personaggi (e ce ne sono tanti) sono ben caratterizzati, interviene anche un Olrik in gran spolvero (ancorché confinato in carcere) e ci sono citazioni a non finire (la tizia con l’abito di Mondrian è un omaggio a Peggy Guggenheim, giusto?). Non mancano nemmeno spunti umoristici, o almeno ironici, come il biglietto lasciato all’Arena di Verona da Mortimer per canzonare i suoi inseguitori.
Ciò detto, la parte grafica è addirittura migliore di quella scritta. I disegni di Juillard sono splendidi come al solito (e anche lui riempie le sue vignette di citazioni) ma soprattutto sta continuando con successo la sua opera di “juillardizzazione” di Blake e Mortimer, per cui lo stile di riferimento di Edgar Pierre Jacobs si fa sempre meno costrittivo in favore di un maggiore realismo e di un segno più modulato e tratteggiato. I volti continuano a essere raffigurati in maniera più stilizzata, ma si tratta dell’ultimo tributo allo stile di Jacobs, che comunque di stili ne aveva praticamente uno a episodio. In questa avventura compaiono diverse donne e Juillard è riuscito a personalizzarle alla perfezione senza ricorrere alla caricatura.
Probabilmente Il Testamento di William S. verrà considerato un episodio minore nel corpus della serie (non c’è nessun complotto catastrofico, i protagonisti vi si trovano invischiati praticamente per caso, certe sequenze sono un po’ pilotate per far procedere la trama nella direzione voluta, l’immagine di Mortimer viene un po’ intaccata visto che si dimentica che in Italia si guida a destra e ammette di non sapere il Latino), ma io non sono riuscito a staccare gli occhi dalle pagine e non vedevo l’ora di arrivare alla conclusione del mistero.
L’edizione italiana a cura di Alessandro Editore presenta molti più refusi del solito, ma vista la qualità del fumetto si perdonano facilmente.

mercoledì 22 giugno 2016

I Mondi di Thorgal

Finito di leggere Rosso come il Raheborg, sesto volume Panini dei Mondi di Thorgal e terzo dedicato a Kriss di Valnor, ho riflettuto un po’ sull’operazione “I Mondi di Thorgal”. E francamente dopo 12 volumi (ogni 100% Panini raccoglie due albi originali) mi sembra che alla fine sia stata un po’ un’occasione sprecata. Non che i fumetti siano brutti, ma non sono nemmeno eccellenti come era lecito aspettarsi da spin-off di una serie importante come Thorgal e dai nomi degli autori coinvolti.
Kriss di Valnor comincia in maniera intrigante, pur se Yves Sente ci tiene a far vedere che ha fatto bene i compiti e che si è studiato gli episodi di Thorgal a cui rimanda pesantemente (stesso difetto, ammesso che sia un difetto, che ho riscontrato in Van Hamme quando ha ripreso Blake & Mortimer). Negli ultimi episodi la storia compie una brusca sterzata, forse per collegarsi a quanto succede nella serie titolare anch’essa gestita da Sente, e il quinto capitolo (primo del numero 3 della Panini) è praticamente una lunga ed estenuante battaglia. De Vita si presenta con uno stile più sporco e immediato senza le leziosità che lo caratterizzavano prima. Io lo apprezzo di più in questa versione senza troppi fronzoli (ma le donne sembrano sempre delle bambine anche quando non lo sono) però con l’avanzare degli episodi non appena l’inquadratura si allontana dai primi piani le sue vignette sembrano quasi tirate via.
Il nuovo ciclo a opera di Dorison e Mathieu Mariolle, che esordisce nel numero 6 dei Mondi di Thorgal, sembra promettere bene: approfittando della parziale tabula rasa fatta da Sente nell’ultimo episodio della sua gestione i due sceneggiatori hanno imbastito una loro versione del Villaggio dei Dannati che pur non essendo originale (vedi nella stessa saga di Thorgal l’episodio Alinoë) si legge con piacere. Il bravo Surzhenko, però, forse oberato di lavoro o forse “invitato” a emulare di più lo stile di Rosinski, perde un po’ del suo mordente e in alcune inquadrature presenta delle anatomie sballate.
Lupa è una simpatica storia fantasy, che Yann sembra aver scritto senza molta convinzione e con ancor meno attenzione: posso capire che nell’episodio La Mano Mozzata del Dio Tyr ci fosse un gioco di parole francese intraducibile, ma il potentissimo Mago fa veramente la figura dell’idiota a confondere una mano destra con una mano sinistra! Anche la pubertà prematura di Lupa non mi ha convinto. In questa serie più che altrove si è inoltre sentito il ritmo spezzato imposto dalla programmazione Panini per cui cicli che in origine durano tre volumi qui li vediamo in blocchi da due, così da avere un cliffhanger al termine del primo numero, due storie distinte nel secondo e la conclusione del secondo ciclo di tre nel terzo (quando uscirà).
La Giovinezza di Thorgal, affidata all’onnipresente Surzhenko, pur sempre scritta da Yann convince di più (citazioni fuori luogo di Turing a parte) e fa respirare le atmosfere magiche e spensierate dei primi episodi di Thorgal. Purtroppo è la serie meno incisiva visto che narrando fatti accaduti in precedenza non ha alcun influsso (almeno apparentemente) sul quadro generale che si sta delineando nell’universo di Thorgal.
A tal proposito, sicuramente il fatto che molti elementi siano collegati è un valore aggiunto per la saga nel suo complesso ma con ritmi di pubblicazione che in Italia possono durare anni tra un volume e l’altro (visto che dobbiamo attendere l’uscita di due volumi per volta) seguire la vicenda diventa un po’ difficile – per la cronaca, c’è un episodio di Lupa che attende ancora di essere tradotto e due della Jeunesse in attesa (il quarto è uscito da poco in Francia). E il numero 35 di Thorgal credo che ormai lo stiamo aspettando da tre anni…
In definitiva l’operazione “I Mondi di Thorgal” è tutto sommato riuscita e offre delle letture buone; secondo me, però, non proprio all’altezza delle aspettative. Forse se la Lombard non avesse spremuto così tanto i disegnatori i risultati grafici degli ultimi cicli sarebbero stati migliori (Surzhenko ha disegnato più di dieci volumi in cinque anni!).

giovedì 12 marzo 2015

Blake & Mortimer 23: Il Bastone di Plutarco



In almeno un’occasione Aldo Busi ribattè a chi lo criticava che se lo si accusa di scrivere col culo gli si fa in realtà un complimento, perché la gente normale usa il culo solo per cagare e avere le emorroidi mentre lui sa impiegarlo anche in altra maniera.
Ecco: a scanso di equivoci, se dico che Alessandro Editore distribuisce i suoi volumi col culo non voglio assolutamente fargli un complimento. Dai, sul serio, l’ultimo Blake & Mortimer doveva essere la strenna natalizia e io l’ho trovato solo la settimana scorsa! E quel benedetto Matteo 3 alla fine ho dovuto cedere e comprarlo online visto che nelle fumetterie (in quelle che frequento io, almeno) non c’è stato verso che arrivasse, ammesso che arrivasse, prima del 2015 – e ufficialmente era disponibile dal 18 giugno scorso!
Sicuramente Alessandro avrà le sue ottime ragioni per lavorare in questa maniera e privilegiare il suo store virtuale e solo pochi altri canali scelti, ma è desolante vedere che praticamente l’unico editore che ormai pubblica BéDé in Italia come dio comanda stia quasi battendo in ritirata, pur con prodotti come Blueberry e autori come Juan Gimenez in catalogo.
Fine della predica, veniamo a questo nuovo Blake & Mortimer.
La storia è ambientata quasi interamente nel 1944 in piena Seconda Guerra Mondiale, il che ci permette di scoprire alcuni retroscena della carriera militare di Francis Blake. Nel corso della prima ventina di pagine la trama, nonostante una bellissima e avvincente sequenza di combattimento aereo, approfondisce con grande scrupolo documentaristico il lavoro di controspionaggio svolto dall’esercito britannico (non che io sia un esperto, ma ho visto The Imitation Game che non è tanto) e quando finalmente interviene l’elemento fantastico, o per meglio dire quello fittizio immaginato da Pierre Jacobs, ho percepito uno stacco nettissimo. Così come la citazione dell’Impero Giallo nello scacchiere delle nazioni in guerra non può che far risaltare al lettore la distanza tra la fantasia e la cruda realtà – tutto sommato Jacobs lavorava al primo episodio della serie pochissimi anni dopo quelli in cui si svolge questa vicenda.
Il Bastone di Plutarco è appunto un vero e proprio prequel del primo episodio della saga, Il Segreto dell’Espadon, in cui vengono rivelati dettagli sull’ascesa al potere del despota Basam-Damdu e approfonditi tutti i personaggi principali della saga: molto dettagliato e interessante il background di Olrik, non ricordavo invece che Mortimer fosse pure ingegnere oltre che fisico.
Il capitano Francis Blake viene invitato al centro ultrasegreto di Scaw-Fell per lavorare insieme al ritrovato Mortimer (il loro incontro giovanile era stato narrato nel numero 16) proprio al fatidico Espadon, ma nel campo viene rilevata la presenza di qualche spia e i due vengono coinvolti in una missione di controinformazione a Gibilterra. La storia è molto coinvolgente e serrata e ovviamente con il tema spionistico entra in gioco l’elemento whodunnit, che coerentemente con il resto della saga di Blake e Mortimer ha il difetto di risolversi con la rivelazione che il colpevole è il principale sospettato.

Yves Sente ha saputo intrecciare una bella rete di riferimenti agli elementi futuri della saga (molto simpatica la strizzatina d’occhio finale che rimanda al primissimo volume) e si è inventato delle ottime trovate, prima fra tutte quella dei radioindicatori per confondere il nemico. Non ha nemmeno agevolato troppo i suoi protagonisti, perché se è pur vero che Blake e Mortimer hanno avuto qualche botta di culo (il microfono della spia che guarda caso funziona male proprio al momento giusto per essere individuato) si sono dovuti comunque confrontare contro pericoli inaspettati come la contraerea amica poco ricettiva. La storia è avvincente e nonostante l’ambientazione bellica il sense of wonder si mantiene inaspettatamente a livelli alti.
André Juillard, qui coadiuvato da almeno un assistente, è formidabile. Come avevo già intravisto si sta lentamente affrancando dalla linea chiara propriamente detta, che neppure lo stesso Jacobs seguì con costanza, e adesso le pieghe degli abiti e i volti di alcuni personaggi si arricchiscono di occasionali puntini e tratteggi. Stupende anche le sue ombre e le espressioni dei personaggi. Il dinamismo di alcune scene, poi, è inarrivabile.
Scendendo nel dettaglio, le prime due vignette di pagina 37 mostrano la sua maestria nel gestire lo spazio vuoto (e l’aspettativa che si crea) tra una vignetta e l’altra, così come le ultime due di pagina 44 sono un fantastico esempio di mise-en-abîme tra vignette contigue.

L’edizione di Alessandro Editore non è del tutto scevra da errorini e refusi, ma comunque sono bazzecole rispetto a quello che si legge in giro oggigiorno.
Un bel volume che nella mia classifica personale si pone sia sopra al recente L’Onda Septimus che a tutte le stesse prove precedenti di Sente e Juillard eccezion fatta per il dittico de I Sarcofagi del Sesto Continente in cui era preponderante l’aspetto fantascientifico che amo di più. Valeva sicuramente la pena aspettarlo. Anche perché, una volta ordinato in fumetteria, non è che ci siano alternative...