Visualizzazione post con etichetta Ernesto Melo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ernesto Melo. Mostra tutti i post

giovedì 8 giugno 2023

I "favolosi" anni '80...

…eh, sì, il decennio d’oro delle riviste d’Autore in Italia. La mia preferita era L’Eternauta, recuperata in differita per questioni anagrafiche. Certo però che non era proprio la più affidabile a livello tipografico, almeno in alcuni casi (ma non credo di essere stato l’unico a trovare copie fallate considerando alcune lettere di segnalazione). A volte le pagine stampate correttamente erano alternate ad altre desolatamente bianche, oppure venivano ripetute più volte a scapito di quelle che avrebbero dovuto esserci in origine. Può capitare. Ben più originale è un difetto che ho riscontrato nella mia copia del numero 23. Che razza di inchiostri usavano nella tipografia Grafica Perissi di Vignate (MI)? O la colpa era della fotocomposizione eseguita da Compos Photo di Roma? Il rosso penetrava a pagine alterne dal recto al verso del foglio, e parliamo di carta patinata, quindi più resistente e meno permeabile della uso mano. Forse per sbaglio stamparono le pellicole del magenta anche sul foglio sbagliato? Ma no, erano al contrario…

Il dettagliato Zanotto si vide così eliminati i contrasti con i bianchi delle scie dei suoi mezzi anfibi:

(e la pagina che “tracimò” era pure stampata fuori registro)
Un effetto quasi psichedelico, da cui nemmeno lo stile pittorico del Dracula di Fernando Fernandez fu risparmiato (sembra quasi di vedere quelle illustrazioni da guardare con gli occhiali 3D):
Ad Azpiri, dal segno un po’ più tenue, andò un po’ meglio...
…a differenza di quello che successe al volenteroso Ernesto Melo in una sua rara prova a colori:

venerdì 1 marzo 2013

Gli assistenti di Juan Zanotto



A quanto pare il Formento che compariva tra le firme alla fine del secondo ciclo di Barbara non era il Beto Formento disegnatore di fumetti (salito ai disonori della cronaca come sostituto-clone di Garcia Duran su Qui la Legione, ma se lasciato libero di fare quello che voleva e di seguire il “suo” stile non era disprezzabile, anzi da rivalutare).
In almeno due occasioni, invece, Zanotto ha avuto veramente due assistenti e i risultati si vedono.
Su Lanciostory 6 del 1983 viene presentato il “libero” Un destino per Giuda, storia fantascientifica poco avventurosa ma concentrata sugli aspetti morali del protagonista, in cui a dare man forte a Zanotto c’è Ernesto Melo (i testi pare che fossero di Alfredo Grassi).
Di Ernesto Melo si possono riconoscere le teste allungate, qualche labbro quasi leporino e certe prospettive dinamiche.
Perlomeno, una volta che si sa che c’è la sua collaborazioni questi dettagli diventano evidenti. Mi sembra che in questo caso Zanotto e Melo abbiano lavorato più o meno sullo stesso piano: alcuni volti e alcune anotomie presentano i tratti distintivi dell’uno mentre altri volti e anatomie denunciano il lavoro dell’altro.
Non credo quindi che si sia trattato del classico lavoro in cui il maestro fa le matite e l’assistente gliele inchiostra (ruolo invertito nel caso in cui l’assistente sia un esordiente, non era decisamente il caso di Melo). Una specie di cadavere squisito, insomma, paragonabile ai lavori fatti a quattro mani da Mandrafina e Breccia, anche se il tratto e lo stile di Juan Zanotto è dominante.
Ernesto Melo, che aveva dato delle buone prove come disegnatore di fantascienza, soprattutto su testi di Ricardo Barreiro, attualmente è uno storyboard artist per il cinema.
A breve distanza, sul numero 25 del 1983, viene ospitata un’altra storia breve in cui ad assistere Zanotto ai disegni c’è un misterioso “Jorge”.
Questo fumetto (intitolato Quella possibilità) è caratterizzato da un incrocio di stili molto meno armonioso rispetto a Un destino per Giuda, in particolare si nota come Zanotto faccia la sua entrée solo dalla quinta pagina, mentre nelle prime quattro tavole c’è uno stile molto ingessato e un po’ anonimo, dovuto anche alla profusione di aerei e dettagli tecnici.
Ma quando arriva Zanotto c’è veramente di che rifarsi gli occhi, anche se probabilmente a causa di un intervento alle chine di questo “Jorge” (che inchiostra usando tratteggi perpendicolari intrecciati) alcuni disegni non sono sciolti come avrebbero dovuto essere.
Mi sembra chiaro che in questo caso Zanotto abbia demandato all’assistente la realizzazione di quei dettagli meccanici e documentaristici (le tute dei piloti, molto particolareggiate) che non aveva voglia di disegnare, concentrandosi, vivaddio, sulle sue stupende anatomie e sulle espressioni dei protagonisti.
En passant, Quella possibilità è una specie di divertissement che parte dal timore per una guerra globale tra americani e russi (argomento molto sentito all’epoca) per virare sul fantasy e sulle splendide donnine di Zanotto, con finale a sorpresa tipico dell’Eura.