La Marvel sta rilanciando da
qualche tempo dei personaggi ritenuti minori fino a ieri, per poterne sfruttare
direttamente le versioni multimediali senza affidarne la gestione (e i relativi
incassi) a terzi. Gli Inumani, personaggi tra l’anonimo e il ridicolo ancor più
che i Guardiani della Galassia, rientrano in questa categoria, come peraltro
onestamente ammesso da Aurelio Pasini nell’introduzione di questo volume, e per
contribuire a metterli sotto i riflettori è stato chiamato il grande Warren
Ellis a occuparsi di una miniserie di uno dei membri del gruppo.
Karnak si concentra sull’Inumano omonimo, morto e risorto come
succede ai veri supereroi e qui ingaggiato dallo S.H.I.E.L.D. per recuperare un
giovane umano che, sottoposto (immagino) allo stesso fenomeno che ha generato
Miss Marvel,
è stato rapito da una loggia deviata dell’A.I.M. nonostante l’unico potere da
Inumano che ha sviluppato sia un sistema immunitario più forte.
L’eremita/detective col potere di
trovare «il punto debole in ogni cosa» si troverà coinvolto in una vicenda
abbastanza originale in cui il giovane Inumano è diventato un messia e si
compiace del suo ruolo, ingaggiando un duello psicologico con lo stesso Karnak
di cui fa emergere la principale debolezza: Karnak non è stato sottoposto alle
Nebbie Terrigene in tenera età, quindi forse non si può nemmeno definire un
Inumano.
Il trattamento di Warren Ellis è
molto efficace, e quello che ne risulta è un protagonista affascinante senza
l’urgenza di essere forzatamente cool, anche se poi inevitabilmente alcune
scene saranno sopra le righe. La trama è interessante e piuttosto originale e i
dialoghi sono eccezionali. Dopo l’inizio col botto, però, mi è sembrato che la
storia perdesse un po’ di mordente e si diluisse in rivoli di filosofia spiccia
il cui fine ultimo è rendere la figura dell’apatico protagonista più umana,
cosa un po’ troppo scontata per Ellis.
La traduzione si segnala per
essere assai discutibile: perché lasciare in originale la parola «cairn», che
come sanno tutti i giocatori di ruolo di lungo corso può benissimo essere resa
con «tumulo» (perfetta per la circostanza, peraltro)? E poi i terroristi si
dividono in “cellule” operative mica in “celle”!
Ai disegni Gerardo Zaffino fa un
lavoro abissalmente distante da quello del padre. Avevo visto alcuni suoi disegni
in giro per internet e non sembrava affatto male; qui è veramente tremendo. Il
suo tratto ostentatamente sketchy
rende poco chiare le azioni e a volte indistinguibili i personaggi. Dopo un
evidente intervento esterno in calce al secondo capitolo (sicuramente l’Antonio
Fuso citato nelle gerenze), l’incombenza della parte grafica passa a Roland
Boschi, un disegnatore che già non mi aveva convinto del tutto su Hail Hydra,
e che qui mi sembra ancora peggio. Sempre meglio che Zaffino Jr., di cui però riprende
lo spirito sintetico e confuso – e non deve nemmeno aver letto gli episodi
precedenti a quelli che ha disegnato, visto che piazza un sorriso ebete su
molti personaggi quando in teoria non dovrebbero sorridere a causa del
particolare significato che gli Inumani attribuiscono ai sorrisi.
L’impressione finale è che Karnak avrebbe potuto essere un
capolavoro o giù di lì, se solo Ellis non si fosse perso in annacquate disquisizioni
filosofiche e soprattutto se fosse stato disegnato da autori più accattivanti.
Sembra veramente ridicolo che per portare a termine questa miniserie di sei numeri sia
occorso quasi un anno e mezzo! Ma al di là dei problemi personali di Zaffino
citati nella sua biografia in appendice, forse è stato Ellis ad accumulare
qualche ritardo.


