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domenica 23 novembre 2025

Topo Maltese: Una Ballata del Topo Salato

Ah, se avessi saputo che era in uscita per Lucca. Lo avrei preso là e me lo sarei fatto dedicare da Giorgio Cavazzano. O forse più probabilmente no, viste le dinamiche ascose dei firmacopie e (mi pare) il passaggio obbligato tramite Eventbrite. Probabilmente è stato meglio farlo arrivare in fumetteria.

Come intuibile dal titolo di tratta di una parodia della prima mitica storia di Corto Maltese. Lo scrupolo filologico di Bruno Enna è encomiabile e l’avventura inizia proprio con l’ormai iconico avvistamento da parte di Gambadirasputin di Topo Maltese “crocifisso” alla zattera dove lo hanno legato i suoi marinai ammutinati. Entrambi sono al servizio del misterioso Tunica Nera, come l’altro pirata Orangünter che però è munito di sommergibile. Gambadirasputin non trasporta solo il misterioso carico di sale nero per conto di Tunica Nera: ha infatti catturato anche l’ereditiera Minnie Dora Groviermoore e già pregusta il riscatto.

La storia segue la trama del modello con grande fedeltà. Anche nei momenti più drammatici, con l’accortezza di terminare i dialoghi senza citare morte o cannibalismo, ma non risparmiando comunque la visione di Topo Maltese gettato giù dalla scogliera. Tocco di classe: Gambadirasputin ha un bernoccolo ma non viene mostrato perché Minnie Dora glielo ha fatto (ma anche nell’originale Pratt era stato castissimo con l’unico dettaglio degli occhi sbarrati di Pandora). Bruno Enna conferma questo desiderio di omaggiare fedelmente il modello di partenza nell’intervista che gli viene dedicata in appendice, spiegando anche l’introduzione del “sale nero” la cui vera natura è un po’ ridicola (hai voglia a spennellare i granelli d’oro uno per uno!) ma serve a creare un bel finale.

Una Ballata del Topo Salato è insomma un ottimo mix di avventura e umorismo con un uso perfetto del cast dei personaggi disneyani. Anche se tra di loro è una lotta impari: il savant fou Pippotarao che parla con l’oceano mette in secondo piano tutti gli altri.

Sui disegni del veterano Cavazzano, inchiostrato da Alessandro Zemolin, c’è poco da dire: ottimi, dinamici, espressivi e dettagliati nelle parti più importanti.

Questa edizione cartonata con dorso telato costa 23 euro e consta di 96 pagine. Non sono patinate e quindi i colori non brillano molto, forse era l’effetto voluto. Oltre al fumetto in sé sono presenti diversi altri contributi: Patrizia Zanotti firma un’introduzione piuttosto illuminante sul rapporto di Pratt col fumetto disneyano ma anche sul fatto che in molti avranno cominciato a leggere fumetti con Topolino per poi continuare con Corto Maltese. Ci sono poi le interviste agli autori (a Cavazzano sono riservate solo tre domande come al suo inchiostratore Zemolin, ma la sua parte è arricchita da disegni e commenti vari) e infine Alberto Brambilla ricostruisce un minimo della storia di Pratt e Corto Maltese e soprattutto descrive i parallelismi tra opera originale e parodia.

domenica 4 agosto 2024

Dylan Dog Color Fest 50: Groucho (fuori di) sesto

Raccolta di tre episodi con protagonista Groucho: i primi sono ristampe di due albetti allegati agli speciali estivi, il terzo è uno di quelli del Grouchonomicon.

La cosa misteriosa che vive dietro il frigorifero sarebbe tratto da un episodio reale: la gatta di Sclavi si era messa a fissare lo spazio tra frigorifero e parete. Proprio su un caso analogo Groucho viene incaricato di indagare mentre nella Londra prossima alle elezioni si verifica lo strano fenomeno di un piccione parlante che vuole incontrare il Primo Ministro uscente.

Pur se le mattane di Groucho si prendono lo spazio dovuto, la storia ha una trama abbastanza articolata e un finale che dona un senso a tutto. Sclavi ci andava giù pesantissimo coi politici.

Anche se in incognito per la vergogna di confezionare una storia così strampalata, Horrorpoppin’ è opera degli stessi autori, Sclavi e Piccatto. Esperimento metanarrativo senza capo né coda (o meglio con troppi capi e troppe code), è ovviamente un omaggio dichiarato a Hellzapoppin’ ma non mancano altre citazioni tra cui la più evidente è quella a Little Annie Fanny di Harvey Kurtzman che qui diventa la fidanzata di Groucho. Come specifica Sclavi (il rimpallo tra personaggi e autori è costante, roba da Fumettisti d’invenzione) lui non copia: cita.

A seconda dell’umore del momento, una storia da leggersi tutta d’un fiato o a piccolissime dosi.

I due vecchi allegati sono stati colorati appositamente da Erika Bendazzoli: un lavoro più che dignitoso, ma non mi pare così «magnifico» come detto da Barbara Baraldi nell’editoriale, visto che ha dovuto/voluto colorare anche qualche china di Piccatto e certi effetti digitali (l’alone di un televisore, gli effetti di uno sparo, ecc.) mi sono sembrati dei corpi estranei.

Luigi Piccatto gestiva benissimo sia il registro realistico che quello caricaturale. E chissà quante prove e disegni dal vero avrà fatto per rendere al meglio il gatto.

Lo stacco temporale e stilistico tra le prime due storie e la terza, Una scatola di polvere, è nettissimo. Non solo perché compaiono aggeggi elettronici vari e degli ambienti più moderni, ma soprattutto per una narrazione più asciutta e gestita in maniera più manifestamente razionale (bella forza, rispetto a Horrorpoppin’, ma comunque si avverte l’urgenza di creare una vicenda in cui tout se tient, magari anche ricorrendo ai dialoghi per chiarire certi passaggi). Mi verrebbe da dire che si avverte anche un sottotesto malinconico, ma quello c’era già anche nella prima storia.

Stavolta Groucho deve sfrattare un fantasma invadente che però infesta la casa sbagliata a causa di uno scambio nelle urne cinerarie che scaraventerà i due in una vicenda necrofora/criminosa. Mi pare che il soggetto ideato da Francesco Artibani sia simpatico e originale, i disegni sono di Cavazzano e quindi ottimi. I colori, anch’essi validissimi, sono opera di Alessia Nocera.

giovedì 18 aprile 2024

Cosmo Classic 17: Smalto & Jonny

Sicuramente ho letto almeno un episodio della serie ma non me lo ricordo minimamente, il che fa capire quanto mi abbia colpito. Ben venga quindi questo volume della Cosmo con cui coprire una mia lacuna fumettistica e magari scoprire un capolavoro dimenticato. Almeno uno degli obiettivi è stato raggiunto.

I due protagonisti sono titolari della «Smalto & Jonny S. p. A. – Società per Assassini» e si offrono per furti, pestaggi, spionaggio, assassinî, ecc. non disdegnando di cogliere autonomamente le eventuali occasioni di fare il colpo grosso con estorsioni e rapimenti. La grottesca miseria dei due antieroi (che vivono in un carro armato dismesso e all’occorrenza anche nei bidoni della spazzatura) fa il paio col parossismo surreale dei casi in cui sono coinvolti, in un tripudio di violenza cartoonesca da cui escono sempre sani e salvi. Non ci sono ambientazioni né temi fissi, le vicende si svolgono a tutte le latitudini e possono anche sfociare nel sovrannaturale con la presenza di un licantropo. Ogni tanto c’è lo spazio per un po’ di satira politica o di costume: ai lettori ignari come me il piacere di scoprire chi, o meglio cosa, fosse Lisa Biondi. La struttura iniziale di otto tavole viene poi abbandonata negli ultimi due episodi che sono più lunghi e articolati.

Giorgio Pezzin si inventa delle trovate simpatiche che sfociano anche nel metanarrativo ma Smalto & Jonny mi sembra molto ancorata allo stile e alle tematiche dell’epoca in cui venne concepita e ciò non la aiuta a emergere, tanto meno se confrontata con Altai & Jonson con cui ha non pochi punti di contatto. È anche vero però che durò solo sette episodi e non ebbe quindi la possibilità di crescere e affermarsi come forse avrebbe potuto: secondo me gli ultimi episodi sono i migliori. Ciò detto, i disegni di Cavazzano sono stupendi e da soli valgono l’acquisto.

Data la brevità dell’esperienza, la foliazione di questo Cosmo Classic è integrata da due storie brevi sempre di Cavazzano. Vedere i suoi fumetti per Alter sarebbe stata una goduria, ma l’opera di recupero filologico è ben più rilevante così: Home in the range venne infatti pubblicata solo su Tam Tam Portfolio e in un volume dell’ANAF mentre la sfortunatissima Carcere modello approdò su Fumo di China dopo anni dalla sua realizzazione.

La prima, scritta da Alfredo Castelli, è una parodia dissacrante del western che forse con la sensibilità di oggi ha perso lo shock value che voleva avere, la seconda è una specie di thriller tragicomico scritto da Rudy Salvagnini che però presenta delle pesanti revisioni nel testo che hanno introdotto elementi del tutto estranei alla volontà dell’autore!

I redazionali di Alberto Brambilla sono puntuali e gustosi come sempre, e l’apparato iconografico che li integra è altrettanto ricco e interessante. Purtroppo le caratteristiche cartotecniche della collana non sono migliorate dai tempi di Nick Carter: la carta è assai povera e i margini dell’impaginato sono così vicini alla rilegatura che bisogna spalancare il volume per vedere tutto il contenuto delle pagine (e nel caso del testo scritto non ci si riesce sempre). Almeno la qualità della riproduzione di Smalto & Jonny è praticamente perfetta, fatta evidentemente a partire dagli originali. Ma anche nel caso delle due storie brevi di cui dichiaratamente non è stato possibile usare le tavole di Cavazzano (sicuramente per Home in the range, perse da Castelli) il risultato non è male.