Simpatica questa nuova
incarnazione (non a caso definita “avatar” da Castelli) di Martin Mystère, ma
anche un po’ spiazzante. In pratica il professore logorroico è diventato un mix
di 007, Diabolik e Lo Scorpione (il personaggio di Desberg e Marini), apparentemente
molto più giovane e incline alla battute sceme.
La storia verte intorno al
“recupero” da parte del protagonista del pezzo mancante di un arazzo perduto di
Leonardo da Vinci, che scatenerà ovviamente una caccia all’uomo nei suoi
confronti (con inaspettati partecipanti sovrannaturali) e l’apertura di un
portale verso un altro mondo, preludio al prossimo episodio.
I testi sono frutto del lavoro collettivo
di addirittura sei sceneggiatori: Andrea Artusi, Diego Cajelli, Giovanni
Gualdoni, Ivo Lombardo, Enrico Lotti e Andrea Voglino. I “Mysteriani” hanno
basato questo primo capitolo della nuova incarnazione di Martin Mystère su
numerose sequenze d’azione, un’ambientazione europea (principalmente italiana),
dialoghi “moderni” e a volte metanarrativi e il gusto Ultimate di vedere come sono stati modificati i personaggi
principali della mitologia mystèriana nel transito da un universo narrativo
all’altro: Diana non è più un’assistente sociale e incontra per la prima volta
Martin, a fare le veci di Java c’è l’energumeno Max, ecc.
Niente male i disegni di Fabio
Piacentini (cui si perdona volentieri l’indecisione sull’orientamento dei
bottoni della camicia di Martin da pagina 83 in poi): senza fronzoli ma di matrice
realistica e abbelliti da una colorazione che credo voglia ricordare al lettore
più giovane i frame (o si dice “cell”?) delle serie animate. Con la cartaccia
in uso alla Bonelli non è che la parte grafica abbia modo di risaltare più di
tanto, ma comunque il risultato è decisamente migliore delle derive caricaturali
di un Cavenago o, peggio ancora, Rossi Edrighi che sembrano andare per la
maggiore oggigiorno.
Un po’ mi pento di non aver
comprato a Lucca il
cofanetto che comprendeva anche il secondo episodio.
