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venerdì 2 febbraio 2018

Historica 64 - Roma 2: Cesare deve morire!

Secondo volume dedicato alla saga di Roma. Stavolta le tre storie sono ambientate rispettivamente all’epoca di Giulio Cesare, Caligola e Costantino e i primi due sono protagonisti insieme agli eredi di Leonidas e Aquilon, che anzi qui hanno un ruolo secondario anche se indispensabile alle trame.
Riassumendo rapidamente, la serie parte dal presupposto che la storia della Città Eterna sia stata influenzata nell’ombra dal Palladio, la statua in cui venne imprigionata la dea Ker che esigeva le aspersioni delle vestali appositamente addestrate per non scatenare l’apocalisse su Roma.
In A morte Cesare (credo sia la prima volta che il titolo di un volume di Historica non è lo stesso di uno degli episodi che lo compongono) Cesare minaccia di trasferire il Palladio in Egitto come pegno di lealtà alla sua amata Cleopatra, scatenando la furia del vendicativo spirito sovrannaturale.
Ne Il sangue del mio sangue si scopre che nientemeno che l’imperatore Caligola è il padre della nuova vestale di Ker, e la storia è un’efficace discesa nel baratro della pazzia, in cui la tripletta di sceneggiatori non lesina sul grottesco e sul viscerale.
La paura o l’illusione vede per la prima volta le due famiglie contrapposte, anche se solo come incipit: gli Aquilia sono rimasti fedeli a Roma e alle sue tradizioni pagane mentre i Leonio hanno abbracciato la fede cristiana. Questo terzo episodio qui raccolto ha un taglio investigativo (chi sta ammazzando i nemici dei cristiani bruciandone i corpi?) ma sempre con l’elemento sovrannaturale in primo piano. Buono il colpo di scena sulla rivelazione del colpevole, anche se Convard-Adam-Boissierie avrebbero potuto dare qualche indizio in più al lettore.
La qualità della parte grafica è piuttosto variegata ma si mantiene sempre su livelli quantomeno dignitosi: Annabel mi è sembrata la meno efficace, con un tratto un po’ incerto, poco modulato e a volte un po’ sproporzionato. I colori di Filippo Rizzu, per quanto validi, non hanno migliorato la resa finale, e oltretutto nella prima storia i balloon a volte sono messi un po’ a caso.
Christian Gine mi ha piacevolmente sorpreso: il suo stile scarno e a volte sbilenco si è adattato alla perfezione all’atmosfera folle e morbosa dell’episodio su Caligola e, benché non si sia profuso negli stessi dettagli di Annabel, si è rivelato ancora una volta bravissimo a raccontare per immagini. Gli si perdona facilmente l’uso di un qualche programma con cui ha copia/incollato certi elementi nelle scene di massa, utilizzo limitato comunque a solo un paio di frangenti. Ottimi anche i colori di Antoine Quaresma, che non satura le tavole con Photoshop et similia ma accompagna il tratto di Gine colorandolo come si usava una volta, pur facendolo col computer.
Infine, ottimi i disegni di Régis Penet, che hanno modo di risaltare grazie alla tavolozza tenue di Nicolas Bastide.
Roma si sta rivelando una saga avvincente e molto ben condotta, pur con un assunto di base fantastico che inizialmente poteva sembrare ridicolo (ma chiaramente, e nei primi due episodi di questo volume è ancora più evidente, è solo il pretesto per approfondire certe vicende storiche).
Sono curioso di vedere cosa si inventeranno Convard & co. per tramandare il Palladio adesso che l’impero romano è vicinissimo alla fine.

domenica 27 dicembre 2015

Historica 38 - Roma 1: La Nascita della Città Eterna

E finalmente sono riuscito a procurarmelo.
Questo trentottesimo numero di Historica è un po’ particolare. Anche se nemmeno Le Torri di Bois-Maury e Le Sette Vite dello Sparviero hanno evitato derive soprannaturali, qui più che nell’ambito della Storia siamo in quello del Mito, come giustamente rileva anche Sergio Brancato nell’introduzione.
Roma si inserisce nel filone delle serie francesi dalla struttura più moderna come Voyageur, Il Decalogo e (rimanendo a Convard) Il Triangolo Segreto: saghe complesse pensate per avvincere il lettore anche proponendogli un ritmo serrato di uscita (quasi una serialità) molto raro per il mercato franco-belga, così come risulta anomalo per quel mercato il ricorso a disegnatori diversi per la stessa serie, scelta obbligata per rispettare i tempi di consegna.
Se ho ben capito, nei suoi previsti 13 tomi Roma tratterà della storia della Città Eterna ripercorrendo alcuni punti cruciali della sua storia, ma da un punto di vista originale e fantasioso: in pratica la fondazione stessa di Roma altro non sarebbe che un piano ordito dagli Dèi (fino all’ultimo ho sperato che fossero extraterrestri) per punire i troiani Leonidas e Aquilon per aver abusato della dea Ker incarnatasi per sperimentare il mondo degli umani fingendosi la bella pulzella che era ben lungi dall’essere nella sua forma reale.
Così i due e tutta la loro discendenza saranno per sempre legati al Palladio, una statua la cui testa deve rimanere bendata perché chi vi pone lo sguardo e non sia una vergine rimane accecato dal potere dell’artefatto. Quindi ogni generazione dei discendenti di Leonidas e Aquilon deve produrre una bambina magica che non invecchierà e che da vergine provvederà a custodire e lustrare il Palladio, proprio come le due avatar che sedussero i due archetipi originali per creare le prime sacerdotesse vergini (poco importa che poi conoscano i piaceri della carne, tanto recuperano la verginità magicamente). Se la dea Ker non dovesse essere blandita a dovere, scatenerà l’apocalisse su Roma.
Il primo episodio, La Maledizione, è praticamente solo una lunga introduzione che riprende tra le altre cose l’Eneide di Virgilio mentre nel secondo, Vincere o morire, è di scena Furio Leonio, discendente di Leonidas, che pur di liberarsi del Palladio tradisce Roma e la consegna al cartaginese Annibale. L’intervento di sua figlia Elena, che farà tornare in vita l’amato Marco Aquilia grazie all’intercessione di Ker, manderà all’aria i suoi piani.
Tantissimi gli autori citati in copertina: se ho ben capito l’ideazione si deve a Gilles Chaillet, figura importante della BéDé anche se meno famoso di tanti altri autori (credo sia noto principalmente come disegnatore, anche se ha fatto varie cose e francamente trovo fosse meglio come sceneggiatore), che essendo morto nel 2011 ha lasciato il progetto nelle sapienti mani del bravo Didier Convard, già uso a format del genere (vedi Il Triangolo Segreto e i suoi interminabili spin off), con cui aveva collaborato anche in Vinci. Convard deve fare solo da coordinatore visto che i testi di questi due primi episodi sono attribuiti a Éric Adam e Pierre Boisserie.
Molto buono il comparto grafico. La Maledizione è disegnato da Régis Penet: accanto a delle immagini molto curate ed efficaci basate evidentemente su fotografie presenta dei disegni poco più che abbozzati e delle figure obiettivamente sbilenche, eppure è incredibile come nell’economia della tavola tutto funzioni alla perfezione e abbia una sua armonia.
L’italiano Luca Erbetta, disegnatore di Vincere o morire, ha invece uno stile più classico ed equilibrato, di stampo piacevolmente realistico (anatomie corrette, personaggi espressivi e dinamici, sfondi curati, ottima inchiostrazione) a cui si perdonano facilmente le rare derive caricaturali necessarie per caratterizzare meglio alcuni personaggi.
Credo comunque che molta della suggestione di queste tavole sia dovuta anche alla qualità dei colori (Nicolas Bastide ha colorato le tavole di Penet, Gaétan Georges quelle di Erbetta). Peccato che il lettering, con quei balloon squadrati e poco aggraziati, stoni nella sua artificialità col resto.