Visualizzazione post con etichetta Horacio Lalia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Horacio Lalia. Mostra tutti i post

giovedì 28 giugno 2012

domenica 28 agosto 2011

intervista a Horacio Lalia

Horacio Nestor Lalia è nato nel 1941 ed è attivo nel campo dei fumetti dalla seconda metà degli anni ’60.
In Italia lo abbiamo conosciuto sin dai primi anni di Lanciostory e Skorpio anche se la pubblicazione delle sue opere è stata più rarefatta rispetto a quella di altri colleghi, e basata principalmente su storie autoconclusive, i cosiddetti “liberi”. Nel 1978 Lanciostory presenta la sua prima serie lunga, I Misteri di Londra, su testi di Carlos Albiac, ma sarà con la pubblicazione di Nekradamus su Skorpio lo stesso anno che Lalia si affermerà definitivamente anche in Italia.
Autore raffinato e sperimentale, da anni si scrive da solo i testi dedicandosi all’adattamento di molti racconti di Lovecraft e Poe (tra gli altri) e ha realizzato fumetti di cui è autore completo, come Calderon e i sogni.
Il suo sito internet ufficiale è http://www.laproductora.ahiros.com.ar/lalia/.

E’ da un po’ di tempo che non vediamo Suoi lavori su Lanciostory e Skorpio, attualmente si sta dedicando ad altro (pittura, insegnamento...) oppure ha realizzato dei fumetti che non hanno raggiunto il suolo italiano?

Sigo con mi trabajo de historietas y la docencia, lo que sucede que mi trabajo, no esta llegando a Italia.

Come è avvenuta la Sua formazione? Anche Lei ha seguito i corsi della Escuela Panamericana de Arte come moltissimi altri colleghi oppure ha fatto da assistente per qualche disegnatore già affermato?

Eugenio Zoppi
Si, yo también me forme en la escuela Panamericana de Arte, realice tres años en ella y dos años en
Alberto Breccia
I.D.A (Instituto de directores de Arte). También trabaje como asistente de Eugenio Zoppi y de Alberto Breccia, de los cuales estuve tres años con los dos y otros tres años con Breccia  (que fue mi profesor en las dos escuelas).

Una curiosità: è vero che Lei servì da modello per il personaggio di Mort Cinder oppure è solo una leggenda?

Si, cuando trabajaba con Breccia en la última etapa se realizó “Mort Cinder”, y él tomó como modelo de Mort mi rostro, al que torturó, puesto que yo tenía en ese momento 20 años y colaboraba como modelo y ayudante.

Qual è stato il Suo primo lavoro da professionista?

Fue en Hora Cero, en 1964, estando el señor Héctor Oesterheld como director de arte.

I Suoi primi lavori per la Record dovrebbero essere due “unitarios”, El Juego e La Noche del Lobo[1]: è vero che furono scritti da Robin Wood?

Si, es correcto, al ingresar a la editorial Record, mis dos primeros trabajos fueron, “El juego” y “La
noche del lobo”, cuyo autor era Robin Wood.

Sin dai Suoi primi lavori su Lanciostory[2] si notava una predilezione per la tecnica mista: tratti fatti col pennino, campeggiature col pennello, applicazione di retini, china data con la pressione dei polpastrelli e altri “effetti speciali” con spugnette, lamette, ecc.
Credo insomma che a Lei piaccia sperimentare, come dimostrano anche certi lavori più recenti in cui si nota l’uso di fotografie e della fotocopiatrice.
Da questo punto di vista il Suo lavoro mi ricorda molto quello di Dino Battaglia, che a sua volta ha adattato a fumetti racconti di Lovecraft, Poe, Hoffmann. Lei conosce il lavoro di Dino Battaglia? Quello sperimentale degli adattamenti letterari, intendo, non quello di Junglemen che sicuramente ogni lettore argentino avrà conosciuto.

Siempre me gustó y me gusta, seguir experimentando, porque creo que la historieta es un arte además de comunicación, si bien admiro a Dino Battaglia no conocí sus trabajos sobre Lovecraft y Poe lamentablemente.

Secondo me c’è un’altra cosa che La accomuna a Maestri italiani come Sergio Toppi e Dino Battaglia, ovvero avere legato il proprio nome a un solo personaggio fisso. Nel caso di Toppi e Battaglia rispettivamente Il Collezionista e L’Ispettore Coke, nel Suo caso Nekrodamus (conosciuto in Italia come Nekradamus con la “a” al posto della “o”). Non sono mancate certo altre storie lunghe, ma l’unico Suo personaggio “forte”, per un motivo o per l’altro, è Nekrodamus[3]: come è nata questa serie: fu un’idea Sua, dell’editore o di Oesterheld, che ne sceneggiò i primi episodi?

Mi admiración por ese gran maestro Sergio Toppi, se suma a la de Battaglia y le agradezco, que en su opinión, tenga con esos dos maestros algo en común como el personaje de Nekrodamus.
En realidad la idea surge del editor de Record, ya que yo tenía que realizar mi primer personaje para la editorial y el encargo recayó para mi suerte, en Oesterheld, al que yo conocía por haber realizado juntos otros trabajos. Lamentablemente fueron solo 17 capítulos (los primeros) ya que después, lo siguieron otros importantes guionistas, como Trillo, Saccomanno y De Losantos y en la etapa intermedia, Ray Collins 1981-82.

Come ha detto, dopo la scomparsa di Oesterheld ci fu un interregno nella gestione della serie in cui alcuni sceneggiatori diversi si cimentarono nella scrittura di Nekrodamus prima dell’intervento decisivo di Ray Collins. Tra di essi figurerebbe appunto anche un certo De Losantos, a me completamente sconosciuto: chi era? Forse un autore famoso che in quell’occasione scrisse sotto pseudonimo?

De Losantos fue un muy buen guionista, que siguió por un tiempo colaborando con Record, él es escritor y lo presentó en su momento Carlos Albiac para continuar la serie, ya no tengo más noticias de él lamentablemente.

Nekrodamus ebbe anche un seguito agli inizi degli anni ’90, secondo me molto buono, scritto da Walter Slavich; ha mai pensato di riprenderlo anche successivamente? Con le mode emo e dark, la diffusione dei giochi di ruolo[4] e il fenomeno Twilight potrebbe avere un riscontro a livello globale.

La última etapa, con un joven guionista como Walter Slavich que realizó un gran trabajo y la etapa que a mi me permitió encontrarme nuevamente con mi gran personaje, si, creo que fue muy buena y la más larga 1989-1994. En cuanto a seguir con el personaje, está en nuestros planes con Ray Collins, depende ahora que está nuevamente el contacto con la nueva “Aurea” si a ellos les interesa el tema.

Quindi ci sono possibilità di rivedere Nekradamus! Spero che il progetto vada in porto.

Una cosa piuttosto singolare della Sua carriera è che non ci sono tracce di Suoi lavori per Columba, che prima dell’arrivo di Skorpio (e anche dopo, in effetti) monopolizzava le historietas in Argentina. Anche disegnatori che avrebbero contestato la politica di Columba, come Altuna e Breccia, hanno lavorato comunque per essa. Forse ha realizzato qualcosa di minore oppure non pubblicabile in Italia (adattamenti di film, ad esempio) o a Columba non piaceva il Suo stile perchè era troppo personale e loro notoriamente volevano che si imitassero dei modelli prestabiliti?
Desde 1965 al 68 trabaje en Columba, siguiendo los primeros pasos de mi profesión y luego retorné con Slavich en 1993 con “Carlton” de los cuales se hicieron 10 episodios y otros 10 para Eura, a través de Record, también en esa época, se publicó “La prisión” con Barreiro e “Inspector Bull” con Albiac, mas varias unitarias.

Ha mai realizzato delle opere a colori?

En realidad, trabajé justamente en esa época de “Columba” 93-94, algunos episodios en color de “Carlton” e “Inspector Bull”, pero no suelo trabajar en color normalmente.

Lei è noto principalmente per essere un autore gotico che ha realizzato storie horror o thriller però se andiamo a vedere la Sua bibliografia notiamo che in realtà ha disegnato moltissimi fumetti di genere diverso: ad esempio avventure in costume (Il Cavaliere senza Nome di Ongaro, Rio Bray di Collins) e storie di fantascienza e fantasy (Il Viandante del Destino di King, La Prigione di Barreiro e Mahelbatan di Ferrari) oltre a fumetti tratti da opere letterarie per cui si può parlare di una maggiore autorialità che trascende i generi.
Inoltre in alcune serie, soprattutto in Rio Bray e Cayo Bay, ci sono addirittura elementi umoristici, non inseriti per sdrammatizzare le vicende ma perchè il tono delle serie era proprio quello.
Le pesa essere identificato principalmente come autore horror, un po’ come Altuna lamentava di essere associato sempre al genere erotico? Oppure secondo Lei è un bene avere un genere di riferimento per potersi ritagliare uno spazio preciso nel settore e avere maggiore visibilità? Victor De La Fuente, ad esempio, amava l’heroic fantasy ma gli facevano disegnare sempre western perchè gli editori pensavano che fosse bravo a fare quello.

Si, realmente e hecho distintos géneros, pero el ser identificado como un autor de horror no me molesta, ya que el público de historieta me reconoció a través de esos personajes y a mi me gusta mucho el género, ya que hice muchas adaptaciones de horror.

Sempre a proposito di generi: ha mai realizzato un western? Francamente non ricordo di averne visti disegnati da Lei.

El género de western también lo transité en forma mas esporádica y en unitarios, pero tengo un álbum que salió en el mercado de USA llamado “Death Valley” con un guionista llamado Scott Brown en el 2005 y con el mismo autor “They-Do-Not Die”, una historia de horror mas Red-Ice que se puede editar en poco tiempo.

Nonostante Lei abbia lavorato praticamente con tutti gli sceneggiatori argentini non credo che il Suo lavoro venga associato automaticamente a nessuno di essi (come invece avviene per le proverbiali coppie Wood-Villagran, Trillo-Altuna, Mazzitelli-Alcatena, Sampayo-Muñoz, ecc.), anche se forse c’è una maggiore identificazione con Albiac e con Ferrari e più recentemente con Schimpp. C’è qualche sceneggiatore con cui si è trovato particolarmente in sintonia?

En general con todos esos muy buenos guionistas me une además de la profesión, una amistad y me siento cómodo trabajando con ellos, pero en especial, con Ray Collins, por tener una amistad de muchos años y una admiración mutua.

Il passaggio da solo disegnatore ad autore completo è stato naturale o ci sono state delle difficoltà che ha dovuto superare inizialmente?

Ha sido espontáneo y natural, pero como todo, ha tenido sus dificultades, pero me siento muy cómodo y además sigo con colegas guionistas, realizando mis propios proyectos.

Secondo Lei nel trasporre dei racconti in fumetti è più importante la fedeltà al testo o l’interpretazione del testo, in modo che dal suo adattamento nasca qualcosa di nuovo, una sua lettura che aggiunga qualcosa al testo stesso?

En mi opinión, es tan importante la interpretación como la fidelidad al texto, por eso, en mis adaptaciones siempre trato de rescatar lo medular e importante del pensamiento del autor y ponerle una cuota de versión algo libre, que permita la creatividad y la recreación literaria y gráfica.

Una serie che sembra molto interessante è Belzarek, che Lei ha disegnato su testi di Gustavo Schimpp e che è uscita una decina d’anni fa in Francia per Albin Michel: di cosa tratta?

Belzarek es un demonio que se posesiona del cuerpo de un monje, pero lo medular de la historia es una guerra desatada entre el infierno y la tierra, eso a grandes rasgos, es interesante que la pueda leer, faltó el último álbum, que yo terminé y no se publicó en Francia, estamos trabajando para que se publique en Argentina, el año próximo, le están dando el color aquí nuevamente.

Forse Lei sa perchè di Belzarek non esiste una versione italiana su Lanciostory o Skorpio? Ci sono scene molto crude?

Cuando se realizó la historia, Skorpio ya había dejado de salir en Argentina y “Eura” en su momento, la estaba por publicar, pero como uno de los esbirros del demonio era un obispo, después de dar varias vueltas, decidieron no publicarlo. 

Qual è il Suo rapporto con internet e con il computer in generale? Lo usa anche nella realizzazione delle tavole?

No, solamente envío mis trabajos y uso el correo, por lo demás, me parece una herramienta calificada, pero soy un viejo artesano y ya no puedo cambiar.

Ho visto su internet alcune Sue tavole di un progetto per gli Stati Uniti che si chiama Red Ice, e a cui anche lei ha accennato prima. Sembra un fumetto con molta azione, può dirci di cosa parla e chi lo pubblicherà?

Es un comic que ya realicé en el 2010, se trata de una colonia terrestre en Marte en el futuro y un empresario de la Tierra, maneja el proyecto, pero como una conquista sobre los marcianos. El protagonista, que es un ingeniero norteamericano, se revela y escapa al desierto, donde encuentra una caravana nómade terrestre y luego de una lucha, logran derrotar al general al mando de la colonia, esto es en términos generales, es una buena historia, la están coloreando en USA y supongo saldrá para el próximo año, es de Scott O. Brown.

Attualmente a quali progetti sta lavorando?

En éste momento estoy trabajando con varios proyectos:1º Krantz, es un incubo que viene del futuro y queda atrapado en la época de la inquisición, tiene un encuentro con Nekrodamus, y le va enseñando y explicando cosas de su tiempo, el primer álbum de este personaje, sale en Septiembre y el segundo, a mitad del próximo año, el guionista es Jorge Morhain. Maura, un policial negro, que se desarrolla en Bs.As, 1945-50, pero viaja por América y Estados Unidos, guionista Ray Collins. Antiguas historias de vampiros, con guiones de Gustavo Schimpp, adaptaciones de la literatura del siglo 19. Adaptaciones de aventura y fantasía, guionista Ricardo Ferrari. “La guerra de los mundos”( publicada), “Robur”(publicada), “La isla del D´Moreau”, “La máquina del tiempo”, “De la tierra a la luna”. Quedan 4 ó 5 historias más a realizar, “El mundo perdido”, “El retrato de Dorian Gray”, “El fantasma de la Opera”, “El hombre invisible” y “Soy leyenda”.

Attualmente qual è (se ce n’è uno in particolare) il Suo principale mercato di riferimento: Argentina, Francia, Stati Uniti?

Argentina y Estados Unidos y posiblemente Francia. Con Italia, estoy esperando respuesta de “Aurea”.

Speriamo che ci siano notizie postitive. Grazie per la disponibilità.


[1] Il secondo è stato con ogni probabilità pubblicato su Skorpio 26 del 1977 col titolo La notte del lupo, del primo non sono riuscito a trovare corrispondenza certa tra i liberi di Lalia pubblicati nei primi anni dall’Eura.
[2] Libero Vento caldo a Londra su Lanciostory 25 del 1976.
[3] Lalia ha realizzato molte serie con protagonista fisso, di livello elevatissimo ma che per un motivo o per l’altro non possono candidarsi a essere successi popolari. Pensiamo ad esempio alle serie scritte da Carlos Albiac: L’Ispettore Bull e I Misteri di Londra/Lord Jim: personaggi e trame molto originali, che però si esauriscono in una dozzina di episodi ognuna. Lo stesso si può dire di Carlton, scritto da Walter Slavich, che oltre alla brevità (pur se la serie ebbe anche un seguito) non si concentra tanto sul personaggio titolare quanto su una trama precisa che deve andare necessariamente a concludersi (e Slavich confeziona per l’occasione probabilmente il suo finale migliore).
Il Cavaliere senza Nome (Ongaro) e Rio Bray (Collins) sfiorano entrambe i 30 episodi, però hanno un sapore decisamente retro omaggiando l’uno il romanzo d’appendice e l’altro le epopee piratesche.
Il Viandante del Destino (King) consta di ben 45 episodi ma era una serie assai ambiziosa e visionaria, troppo per imporsi al grande pubblico; inoltre per molti episodi ebbe una struttura da antologia di racconti, formato comprensibilmente non molto gradito ai lettori meno smaliziati.
Stesso gusto autoriale caratterizzò anche L’Eretico, scritto da Turnelli (cioè Collins) e durato 22 episodi.
E Cayo Bay (Collins) è una serie corale, non ha un unico protagonista fisso.
[4] Ben consapevole del fatto che non interesserà a nessuno, il mio primo personaggio di Dungeons & Dragons era un chierico chiamato Famas proprio come un personaggio che compariva in Nekradamus.

mercoledì 12 gennaio 2011

"I Dimenticati": Horacio Lalia (apparso originariamente su Fucine Mute 45)

Altre anatomie argentine: i dimenticati

Qualche tempo fa abbiamo parlato di come alcuni dei più grandi disegnatori della scuola argentina abbiano risolto ognuno a modo suo il problema dell’anatomia umana e della sua applicazione al fumetto. A rileggerlo oggi quel pezzo sembra poco più che un tentativo di sfondare una porta aperta; anzi, di aprire delicatamente una porta già abbondantemente sfondata e risfondata da altri…
Perché Zanotto, Altuna, Alcatena, Enrique Breccia e Alberto Salinas sono, chi più chi meno, delle star del fumetto riconosciute e celebrate da tanti. L’analisi della loro interpretazione dell’anatomia è in fondo l’ennesimo tributo che viene reso alla loro grandezza. Ma all’ombra di questi colossi esiste una moltitudine di disegnatori meno celebrati, meno fortunati e forse anche meno bravi, vittime però di un ingiusto oblio assolutamente immeritato. Si tratta di quei disegnatori che forse non vedremo mai su Euracomix o I giganti dell’avventura, ma che dalle pagine di Lanciostory e Skorpio sanno ancora appassionare e affascinare i lettori. Sono professionisti che non hanno saputo legare il loro nome a un successo duraturo; oppure che hanno adattato con troppa disinvoltura il loro stile a canoni più modesti; o ancora che si limitano ad eseguire con coscienza ma senza troppo entusiasmo il loro lavoro. In effetti, molti disegnatori potrebbero rientrare nella categoria ed i criteri con cui è stata organizzata la rassegna di cui sotto sono assolutamente arbitrari e criticabili. Capita però a volte che un disegnatore non eccelso abbia un particolare stile che ce lo rende comunque “simpatico”, oppure può succedere che un autore poco celebrato ci appaia in un certo periodo più ignorato del solito quando noi vorremmo vederlo celebrato come merita. Con tali premesse, quale valore può avere l’analisi dello stile di un Vogt o di un Olivera? Se non altro, per una volta i riflettori saranno puntati su quei disegnatori di cui ci si dimentica troppo facilmente quando invece talvolta meriterebbero di figurare nel novero dei colleghi più famosi. (comunque non facciamola tanto drammatica: I dimenticati è principalmente la citazione di una vecchia serie di Casalla e non certo la constatazione che questi autori hanno concluso il loro ciclo)


Horacio Nestor Lalia

Altro che “dimenticato”: Lalia è un Maestro. E allora perché non viene valorizzato e supportato come merita?
Lalia è nato nel 1941 e ha frequentato la Escuela Panamericana de Arte, fucina di grandissimi talenti come Zanotto e Muñoz. Come è capitato a tantissimi suoi colleghi argentini, viene “scoperto” negli anni ’70 dall’Eura quando l’Editorial Record confeziona Skorpio, sottraendo molti autori alla concorrenza per impegnarli su storie dal maggiore profilo qualitativo. Occasione che l’Eura coglie al volo, facendo trionfalmente arrivare al grande pubblico il meglio della scuola argentina. Le prime serie di Lalia a toccare il suolo italico sul finire degli anni ’70 sono Lord Jim e I misteri di Londra (entrambe scritte da Albiac) e sin da allora si capisce quali sono le atmosfere predilette dal disegnatore: il mistero, il thriller, l’horror. Ciò era già apparso evidente in alcuni liberi e soprattutto nella lunghissima saga di Nekradamus, che Skorpio ospitò già dalla fine del 1977 (questa serie fu ideata da Oesterheld che la scrisse fino alla tragica scomparsa, passò poi a Saccomanno, in un’occasione fu scritta da Trillo e fu ripresa infine da Slavich).


Horacio Lalia ha conosciuto varie evoluzioni stilistiche nel corso della sua carriera (e tuttora riserva qualche sorpresa) ma rimane fondamentalmente fedele a un suo stile netto e carico di ombre. Le sue figure sono caratterizzate da un tratto deciso e realistico che non disdegna però di abbandonarsi a deformazioni anatomiche molto funzionali ai fini della narrazione (le mani gigantesche degli avidi e degli assassini, le bocche spalancate degli stupidi, la pelle di rettile degli strozzini…). Su questa base comune a tutti i suoi disegni Lalia può sbizzarrirsi poi ad applicare le tecniche che ritiene più consone a seconda dell’estro o della partecipazione (perché qualche volta, inutile negarlo, Lalia è anche vissuto di rendita: è il caso di Cayo Bay e Mahelbatan). Abbiamo quindi tutta una serie di chiaroscuri netti, tratteggi seghettati, retini, sfondi ricavati da fotografie, guazzabugli astratti degni di Alberto Breccia e persino inversioni in negativo di alcune vignette. Non paia una bestemmia il paragone con Breccia: anche Lalia ha realizzato una sua riduzione dei Miti di Chtulhu che ha ben poco da invidiare a quella realizzata dal viejo.
Horacio Lalia è stato sempre presente su Lanciostory e Skorpio, ha avuto anche buoni riscontri di pubblico e alcune delle sue serie possono annoverarsi tra quelle “storiche” dell’Eura. Eppure gli è stato dedicato un inserto-omaggio solo perchè la serie che raccoglie, Nekradamus, proposta in volume non ha avuto successo in edicola e la sua bibliografia in volume è limitata appunto a quel solo libro (che tra l’altro non esaurisce minimamente la serie che ospita: v. sotto). Paradossalmente, è uno dei rarissimi autori di cui è stata pubblicata due volte una stessa storia (l’altro sarebbe Oswal, ma nel suo caso si trattava di remake). Questo stato di cose può forse trovare spiegazione con alcune considerazioni.


Per prima cosa, Lalia non ha mai collaborato con gli sceneggiatori di punta dell’Eura. Nessuna serie con Wood e nessuna serie con Trillo: soltanto qualche sporadica collaborazione con Barreiro e Collins. Ovviamente gli autori validi dell’Eura non sono stati solo questi quattro, ma senz’altro Wood, Trillo, Barreiro e Collins sono quelli che più hanno fatto tendenza e hanno avuto più successo, seppure in periodi diversi. Ed è chiaro che uno sceneggiatore che gode di un ottimo seguito e di una grande influenza può riscattare con la sua popolarità anche i suoi lavori meno riusciti, aiutando magari la carriera di un disegnatore che viene riscoperto o valorizzato di riflesso (dopotutto è quello che accade anche sul mercato francobelga, dove i Re Mida Jodorowsky e Van Hamme possono permettersi di affidare le loro storie rispettivamente a giovani sconosciuti di belle speranze e a professionisti né geniali né moderni: pensiamo a Covial, Janjetov, Francq, Denayer, ecc.). Lalia, invece, non ha avuto la fortuna di potersi aggrappare a una “grande firma” per vedersi celebrato. Vale ancora quanto detto poco sopra: gli autori “di punta” non esauriscono certo il novero di tutti gli sceneggiatori bravi, e difatti King, Ferrari e Albiac hanno scritto delle storie bellissime per Lalia, che non sono però riuscite a ottenere la stessa visibilità delle opere dei colleghi più celebrati. Esistono comunque altri fattori, prettamente tecnici e quindi più realistici, che spiegano l’esclusione di Lalia dal meccanismo delle ristampe.
Il suo stile, a volte un po’ deforme e comunque piuttosto cesellato, si presta poco alla colorazione. E per lungo tempo gli inserti di Skorpio sono stati «tuttocolore» mentre Lanciostory, dopo una prima stagione dedicata alla presentazione di inediti, dovette aiutare la rivista gemella a smaltire quelle serie storiche che non si potevano non ristampare per prime. E anche Euracomix, con gli stessi esiti altalenanti, si basava sul colore. Quando finalmente giunse il momento delle massicce e fedeli ristampe de I giganti dell’avventura, stampati in bianco  nero, Lalia aveva già intrapreso una svolta artistica che lo allontanava dall’“avventura seriale” più appetibile per la riproposta su questi volumi. E arriviamo così a un altro aspetto singolare di Lalia che ne pregiudica la ristampa: la sua dedizione attuale alle sole storie autoconclusive (tutt’al più divise in due o raramente tre puntate), spesso tratte da racconti preesistenti (ovviamente Poe e Lovecraft sono tra i preferiti dal disegnatore). I volumi antologici composti da storie autoconclusive sono sempre stati aborriti dall’Eura: eccezion fatta per lo specialissimo Un giorno un secolo (che presentava però materiale inedito) e la  storia  di  Enrique  Breccia  Alta gastronomia in appendice a I giganti dell’avventura 1, nessun libero ha mai avuto l’onore della riproposta in occasioni che non fossero gli inserti o i volumetti omaggio. Circa vent’anni fa l’Eura aveva anche ipotizzato la realizzazione di un Euracomix interamente dedicato ai liberi migliori, ma il progetto non si è mai concretizzato malgrado nella pagina della posta abbia tenuto banco per molto tempo.
Tirando le somme, Horacio Lalia si trova in una posizione poco fortunata per essere riproposto al grande pubblico come meriterebbe: è troppo ricercato, troppo sperimentale, troppo fedele alla sua ricerca per essere manipolato a livello redazionale senza venire spersonalizzato. Per sua fortuna in Francia si sono accorti di lui e hanno raccolto in due volumi i suoi Miti di Chtulhu. Qualche anno fa è uscito per Albin Michel anche il primo episodio di una serie scritta da Gustavo Schimpp: Belzarek, cui ha fatto seguito nel 2000 il secondo tomo La messagère de l’enfer.



Opere principali: Nekradamus (Oesterheld, Saccomanno, Slavich), Rio Bray (Collins), Il viandante del destino (King), L’ispettore Bull (Albiac), La prigione (Barreiro), Calderon e i sogni  (Lalia), El Quijote (Lalia, tratto da Cervantes), Carlton (Slavich)

Ristampe e edizioni in volume: quasi nulla della vasta e ottima produzione di Lalia si è vista glorificata con una ristampa in volume: solo Nekradamus su I giganti dell’avventura 3. Si tratta però della raccolta dei soli primi 25 episodi; la serie è stata comunque ristampata integralmente in inserto su Lanciostory dal numero 5 del 2003 al 30 del 2004, comprensiva anche degli episodi scritti da Slavich negli anni ’90.