lunedì 18 marzo 2013

Fumettisti d'invenzione! - 55



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

IL VECIO DELLA MONTAGNA
(Italia 2004, © DaZa, striscia)
DaZa [Davide Zamberlan]
Il vecchio della montagna (Dacchan, o così lo chiama la sua fidanzata-allieva Elisa) è un disincantato disegnatore di fumetti che sparge perle di saggezze ai pittoreschi individui che lo vengono a consultare. L’autore coglie così l’occasione per mostrare idiosincrasie e paradossi del mondo del comicdom. Ufficialmente l’esperienza si è conclusa nel 2006 ma in un modo o nell’altro il Vecio ha fatto ancora capolino altrove.
Originariamente ospitata in un blog, la striscia ha avuto una versione cartacea grazie a 3 raccolte della Lilliput e ad alcune pubblicazioni della Free Books.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

LA GUERRA DE LOS ANTARTES (LA GUERRA DEGLI ANTARTES)
(Argentina 1974, in Noticias, © ?, fantascienza)
Hector German Oesterheld (T), Gustavo Trigo (D)
La Guerra de los Antartes è un remake del precedente Guerra de los Antartes! realizzato da Oesterheld nel 1970 insieme al disegnatore León Napoo (Monghiello Ricci) per la rivista di divulgazione scientifica 2001.
Sulla scia di El Eternauta, Buenos Aires viene invasa da alieni. Coya e altri impavidi organizzano la resistenza.
La chiusura di Noticias imposta dalla censura (dopo che la redazione aveva subito un attentato dinamitardo) impedì che la serie venisse conclusa. Quando fu pubblicata sullo Skorpio italiano nel 1985, venne quindi elaborata una speciale puntata conclusiva in cui erano presentati tre finali ad opera della redazione, di Carlos Trillo e di Guillermo Saccomanno.
In quello di Carlos Trillo il protagonista è lo stesso Oesterheld, di cui vengono ricostruiti gli ultimi momenti prima del sequestro con grande scrupolo documentaristico.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

AVENGING SPIDER-MAN (SPIDER-MAN IL VENDICATORE)
(Stati Uniti 2011, © Marvel Comics, supereroi)
Zeb Wells (T), Joe Madureira (D)

A seguito del suo ingresso ufficiale nei Vendicatori (dopo aver militato nei Nuovi Vendicatori) Spider-Man può vivere delle avventure insieme ad altri colleghi supereroi ogni volta diversi, rinnovando i fasti di una tradizione risalente alla vecchia serie Marvel Team-up.

Avenging Spider-man 5 (2012). Zeb Wells (T), Leinil Francis Yu e Gerry Alanguilan (D)
Team-up di Spider-Man con Capitan America in cui i Vendicatori sventano un piano terroristico della Società dei Serpenti. La missione rimane in secondo piano rispetto all’interazione fra i personaggi.

Pseudofumetto: quando era ancora studente d’arte Steve Rogers/Capitan America realizzò un fumetto intitolato Liberty Bonds, recuperato da Peter Parker contento di scoprire un insospettabile lato nerd in Capitan America. Alla fine Steve Rogers, che aveva rinnegato il suo passato di fumettista, riscopre la passione per il disegno e insieme a Peter Parker prova a ideare un nuovo personaggio.
Per altri dettagli sulla carriera di Steve Rogers come fumettista v. Fumettisti d’Invenzione pag. 19 alla relativa voce.

[TELEVISIONE] ALTRO (pag. 129)

WAREHOUSE 13 (IDEM, Steel)
[USA 2009/presente (2013), 4 stagioni, 58 episodi]
Fantascienza, SyFy, Creato da Jane Espenson e D. Brend Mote. Con Eddie [Edward] McClintock (Pete Lattimer), Joanne Kelly (Myka Bering), Saul Rubinek (Artie Nielsen), Allison Scagliotti (Claudia Donovan).
Il “magazzino 13” è un complesso segreto del governo americano in cui vengono conservati degli artefatti potentissimi che potrebbero rivelarsi pericolosi se finissero nelle mani sbagliate.

Episodio Mild Mannered (2010)
Scritto da Benjamin Raab e Deric A. Hughes

Grazie a un artefatto Sheldon (Sean Maher) ottiene dei superpoteri. Impersonando il suo eroe preferito cerca di combattere il crimine di Detroit. In questo episodio l’agente Lattimer (uno dei due “operativi” sul campo) si rivela essere un grandissimo appassionato di comic book.
Tra i vari omaggi alla Silver Age, viene introdotto come artefatto la Cintura di Jacob Kurtzberg, con cui Jack Kirby era capace di modificare la densità molecolare!

Pseudofumetto: il comic book Iron Shadow.


venerdì 15 marzo 2013

Before Watchmen/4



Dr. Manhattan (testo di J. Michael Straczynski, disegni di Adam Hughes)

Finalmente il supplizio è terminato. A mio avviso questa è la miniserie peggiore. E di gran lunga.
Straczynski ci ammannisce l’ennesima interpretazione semplicistica della fisica quantistica, secondo cui l’osservatore determinerebbe l’esistenza dell’osservato (una stronzata colossale dovuta a un’interpretazione artatamente estesa dell’esistenza dei fotoni, che di fatto – loro sì – esistono solo se qualcuno “accende la luce” e li guarda). È inoltre terribilmente poco realistico che un ragazzo tedesco dei primi anni ’40 desiderasse come regali quelli che ci vengono mostrati, e che sono caratteristici di tutt’altra cultura. Pessima anche la trattazione del periodo scolastico del nerd Jon Osterman, preso di peso da una qualsiasi teen fiction, anzi da una delle peggiori e più banali.
A parte questi difetti che già non invogliano a proseguire la lettura, in Dr. Manhattan viene compiuto il più significativo strappo al canone di Alan Moore, arrivando persino a suggerire che il Dottor Manhattan, “burattino che vede i fili” e non li può modificare, sia stato funzionale agli sviluppi della serie portante dal 1966 in poi. Ridicolo, poi, il fatto che lo abbia fatto perchè (citando i classici) gli prudeva il cazzo!
Poi, certo, possiamo pure giustificare la cosa col fatto che il Dr. Manhattan lo ha fatto perchè aveva visto che avrebbe dovuto farlo, ma non c’è nessun dettaglio che ce lo suggerisca in Watchmen e Straczynski non si prende la briga nemmeno di giustificare così questa sua trovata.
Ciò detto, la storia latita, in pratica assistiamo semplicemente al rimuginare continuo del protagonista e ad avere altre visuali su alcune scene dell’opera madre. Purtroppo Straczynski alterna toni che si vorrebbero aulici a battute poco felici in alcuni dialoghi (Ozymandias pare un coglione), il che rende tutta l’operazione ancora più ridicola.
Quello che ne risulta, insomma, è un fumetto velleitario e pretenzioso, che non riesce ad appassionare e che probabilmente si affida proprio alla curiosità di capire cosa stia realmente succedendo per trattenere il lettore in attesa di uno straccio di trama o di un colpo di scena che in quattro numeri non si vedranno nemmeno da lontano. Il tutto distraendolo dalle troppe deviazioni dal canone che Straczynski si è concesso e dalle colossali stronzate che si è inventato (non è mica il Dottor Manhattan che si teletrasporta... è l’universo che si muove al suo comando intorno a lui!).
Per quel che riguarda la parte grafica, vale lo stesso discorso di quasi tutti gli altri albi di Before Watchmen: i disegni di Adam Hughes sono senz’altro molto buoni, è oltretutto abilissimo anche a raccontare e a costruire una tavola (e meno male che c’è lui a far venire voglia di finire gli albi, sennò con la soporifera prosa di Straczynski...) eppure... eppure non mi hanno soddisfatto del tutto, e non solo perchè la sua interpretazione del Dottor Manhattan è un po’ troppo mingherlina. Alcune inquadrature tendono a ripetersi, c’è un po’ di vuoto ogni tanto nelle vignette, certe tavole non hanno la necessaria cura e il necessario dettaglio per essere delle illustrazioni ma nemmeno la giusta concatenazione narrativa per essere tavole di fumetti...
Ripeto: i disegni sono comunque bellissimi, sicuramente tra i migliori dei Before Watchmen, ma non sono al livello che io mi sarei aspettato. E dire che Hughes ha avuto tutto il tempo per lavorare con calma visto l’uso massiccio che fa del computer e il fatto che parte da disegni preesistenti di Dave Gibbons per darne la propria interpretazione.
Bocciata.

martedì 12 marzo 2013

Le anteprime dei cataloghi della TSR e la loro resa effettiva



Mi ha sempre incuriosito il fatto che sui cataloghi dei giochi di ruolo della TSR i prodotti in uscita avessero delle copertine quasi sempre diverse da quelle definitive con cui sarebbero usciti. Un po’ mi infastidiva, ma era di più la curiosità. Chissà quali storie e segreti redazionali si nascondevano dietro questa abitudine.
Con tutta probabilità si trattava semplicemente di annunci fatti con largo anticipo, e al momento di andare in stampa e di allegare quei cataloghini ai moduli la TSR aveva solo i titoli e una indicazione molto sommaria dei contenuti (come dimostrano alcune descrizioni non corrispondenti a quello che sarebbe stato pubblicato).
In alcuni casi comunque le copertine erano proprio quelle, tali e quali, precise fin nei minimi dettagli della grafica.


Le copertine “false” rientrano invece in diverse categorie. Ce ne sono di “finte vere” in cui l’illustrazione effettivamente è la stessa, ma con tutta un’altra grafica di copertina. Si tratta di differenze che riguardavano solo la parte grafica e non l’illustrazione in sè (la posizione del titolo un po’ diversa, la presenza o meno del nome dell’autore, il marchio della TSR a destra invece che a sinistra, l’immagine di partenza impaginata diversamente, un passaggio d’aerografo in più...).


Oltretutto era incredibile come anche dei prodotti con una grafica minimalista fossero oggetto di questa discrepanza tra quanto annunciato e quanto realizzato.


Esistono poi, e sono la maggioranza, le copertine che sono palesemente degli schizzi approssimativi di quelle che sarebbero uscite, delle indicazioni di massima che l’artista aveva sottoposto al supervisore (o responsabile della collana, o quello che era) e che nella versione definitiva avrebbe subito variazioni e migliorie. In alcuni casi si può intuire, pur nel formato ridottissimo dei cataloghi e con la loro stampa non sempre ottimale, che lo schizzo di partenza era veramente troppo raffazzonato o fuori tema rispetto al mondo di campagna per poter pensare che sarebbe stato effettivamente usato, e mi chiedo come mai avesse fatto capolino nel catalogo. Quello di The Ivory Triangle è di una bruttezza esemplare, ma nemmeno Howl from the North e City of Gold scherzano: evidentemente Robh Ruppel spennellò qualcosa giusto per dare un’idea di cosa voleva rappresentare, e realizzò le versioni definitive una volta raccolta la documentazione necessaria e trovati i modelli dal vivo da mettere in posa.
Ignoro se il bozzetto di Darklords fosse stato realizzato dallo stesso celebratissimo Tim Hildebrandt che ne fece anche la versione definitiva, ma pure quest’ultima si segnala per la sommarietà (per non dire sciatteria) con cui è stata realizzata.


Mi pare di capire che ogni mondo di campagna avesse un suo visualizer (o concept artist) più o meno ufficiale: Clyde Caldwell nel caso di Ravenloft, Erik Olson per Forgotten Realms, Brom per Dark Sun e Robh Ruppel per Hollow World (e in generale per Dungeons & Dragons) e forse anche per Dragonlance.
Poco importa che non fossero poi loro gli effettivi realizzatori: le loro indicazioni e i loro concetti venivano comunque seguiti dai colleghi che materialmente facevano il lavoro, alcuni molto fedelmente (come nel caso di Ruins of Myth Drannor), altri con una maggiore libertà (The Shining South).
Mi stupisce che la copertina provvisoria dei Lakey (mai capito se erano marito e moglie o fratello e sorella) venne poi modificata, per quanto di poco, mi sembrava già soddisfacente così – forse venne leggermente cambiata all’ultimo momento per rendere più evidente che l’assalitore era un orchetto.
Anche la copertina provvisoria di Night of the Walking Dead mi sembra perfetta così, Robh in pratica ci aggiunse solo lo zombie che omaggiava un editor o autore di Ravenloft (vatti a ricordare quale) che aveva fatto una guest appearence anche su Dark of the Moon.



In alcuni casi i “concept” non venivano seguiti, e non sempre per questioni inerenti alla rivelazione della trama di una avventura. Le copertine di Thoughts of Darkness e The Created, due avventure per Ravenloft, vennero cambiate perchè anticipavano dei passaggi della storia, anche se poi paradossalmente per Castles Forlorn venne scelta una copertina diversa che rivelava una delle “sorprese” di quel setting.


Le prime versioni di alcune copertine di Dark Sun erano invece molto valide e suggestive e non facevano proprio alcuna rivelazione. Tra i progetti non seguiti, va segnalato che la copertina definitiva dello Skirmishes per Battlesystem cambiò radicalmente anche di stile visto che finì per essere fotografica.


Curioso il caso della “copertina” (non erano libri ma gruppi di fogli ad anelli) del secondo Monstrous Compendium di Ravenloft: non si trattava infatti di una raccolta di mostri generici ma di personaggi non giocanti unici con una lunga storia e suggerimenti per imbastirci attorno delle avventure. Nell’immagine promozionale compaiono però delle figure inesistenti nel supplemento: cambio di rotta all’ultimo momento oppure l’autore del disegno aveva buttato giù tre soggetti a caso senza avere nessuna indicazione in merito?
A proposito di Monstrous Compendium, aguzzando la vista notiamo come il grande Jeff Easley (titolare di questa mansione indipendentemente dal mondo di campagna a cui si riferivano) fosse molto scrupoloso nel seguire le sue tracce, in pratica alcuni disegni sono identici alle prove, eccezion fatta per i colori e per alcuni dettagli. Easley face lo stesso anche per altre copertine, tra cui quella del leggendario boxed set Wrath of the Immortals (non soffermatevi sulle ali del drago e sulle fiamme sullo sfondo: le pose, l’abbigliamento, la forma, ecc. sono identici nelle due versioni). Lo stesso discorso vale anche per la sua copertina di Al-Qadim e per quelle occasioni in cui lavorava a scartamento ridotto (vedi The City of Skulls e Doom of Daggerdale segnalati sopra).


Questo discorso sul metodo di lavoro piuttosto scrupoloso di Easley lo possiamo estendere anche ad altri casi; prendiamo il Gazetteer The Atruaghin Clans: il disegno di copertina presentato sul catalogo sembra veramente identico a quello definitivo pur con qualche differenza attribuibile ad aggiunte successive, forse redazionali.
Sicuramente un metodo di lavoro simile fu quello di Glen Orbik: le sue versioni dell’AD&D Trivia Game sono perfettamente sovrapponibili, solo che quella definitiva è ovviamente molto più ricca e rifinita.
Curioso il caso di Thunder Rift: da una traccia molto sciatta e banale Roger Loveless seppe trarre una buona copertina.


Da segnalare infine quei casi in cui la TSR apriva semplicemente i suoi archivi e metteva un’illustrazione vagamente (ma anche per nulla!) pertinente su un modulo ancora in attesa di copertina.


Ruguardarmi questi gioiellini del passato mi ha permesso di ricordare un curioso retroscena della linea editoriale di Ravenloft: inizialmente venne annunciato un inesistente Vampires and other Undead, che si sarebbe poi trasformato nella prima delle Van Richten’s Guide.


Chissà che fine facevano gli sketch e le prove non usate... alcuni erano veramente molto belli.

I cataloghi da cui ho tratto le immagini sono: