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lunedì 6 ottobre 2025

Nottingham 3: Robin

Ed eccoci giunti al gran finale, in cui le conseguenze del furto dell’oro si manifestano con tutto il loro peso. Uno dei Merry Men perde al gioco e la rapidità con cui salda il debito insospettisce il capo della banda rivale dei Trogloditi che subodora il colpaccio che hanno fatto e li scova nella foresta per cercare di rapinarli, riuscendo se non altro a rapire la loro precettrice. Non solo: un giudice incaricato dalla Corona è giunto a Nottingham per indagare sui recenti fatti la cui eco ha raggiunto anche la corte del principe Giovanni. Poco male, anzi lo sceriffo giustiziere ne approfitta per escogitare un piano e liberarsi dei Trogloditi accusandoli del furto e stornando quindi i sospetti dai suoi allegri compagni della foresta. Ma se tutto andasse come previsto che gusto ci sarebbe per il lettore?

Oltre che per un ordito ben architettato e per la tensione costante che caratterizza tutto il volume, Robin si fa apprezzare per il finale tragico che comunque prelude inevitabilmente alla nascita della leggenda. Forse la storia si legge un po’ troppo rapidamente a causa del ritmo indemoniato che Brugeas e Herzet vi hanno profuso e della loro frequente scelta di lasciar parlare i disegni invece che dilungarsi in dialoghi, ma è un problema molto relativo che non impedirà certo al lettore di gustarsi con calma in un secondo momento le tavole di Dellac, a tratti caotico ma solo per la generosità con cui profonde tratteggi e dettagli (come di consueto i colori sono di Denis Bechu).

Quell’ipertrofia drammatica di stampo quasi supereroistico con cui i cugini d’Oltralpe hanno dovuto convivere sin dai tempi de Il Terzo Testamento è stata funzionale a servire una solidissima storia d’avventura con un assunto di partenza piuttosto originale. Per quanto non potrà forse annoverarsi tra i capolavori della Nona Arte, io ho trovato Nottingham un trittico molto piacevole e appassionante.

venerdì 20 giugno 2025

Nottingham 2: La caccia


Hugues de Morville suggerisce a Giovanni Senza Terra di eliminare il canonico William Langland, che oltre a essere zio dello sceriffo di Nottingham è anche il suo protettore e informatore. Origliando le accuse di sodomia rivolte a lui e al suo parroco, Langland corre a rifugiarsi da Marianne fingendo di andare dal nipote per depistare gli inseguitori. Nel frattempo a Sherwood la cricca di Robin Hood conosce i primi screzi interni e viene svelato che il loro capo incappucciato altri non è che l’odiato sceriffo – idea portante su cui si basa la serie di Brugeas ed Herzet. D’altro canto, pure dall’altra parte della barricata l’attendente Oddard ha capito che il suo sceriffo sta nascondendo qualcosa.

Coerentemente col titolo, La caccia è un episodio adrenalinico ma molto spazio viene dedicato anche allo sviluppo dei rapporti tra i personaggi e alla costituzione della compagnia come tramandata dal mito popolare: in questo episodio si palesano Little John e frate Tuck. Inoltre i due sceneggiatori eliminano a sorpresa già qui un personaggio molto importante.

Pur tra qualche rara concessione a certa esuberanza ipertrofica, Nottingham si conferma lettura piacevole e appassionante. Giocato magistralmente, poi, il flashforward iniziale con cui si anticipa la morte eccellente.

I disegni di Benoît Dellac (sempre colorato da Denis Bechu) sono sicuramente validi ma rispetto al primo episodio mi sembra che abbia inchiostrato le sue tavole in maniera un po’ più pesante, a tratti quasi rozza, e certe sequenze di lotta non sono immediatamente chiare. Comunque molto meglio di tantissima altra roba che si vede in giro.

domenica 20 aprile 2025

Nottingham 1: Il riscatto del Re

Rilettura della leggenda di Robin Hood sospesa tra fedeltà storica (per quanto possa essercene) e piglio moderno un po’ fantasy. In attesa che il celebre fratello Riccardo Cuor di Leone torni dalle crociate, Giovanni Senza Terra pregusta di insediarsi ufficialmente sul trono, ma per farlo ha bisogno di denaro e le sue brame possono essere soddisfatte tramite gli sceriffi che in assenza di altra autorità possono imporre tasse e farsi dei bei gruzzoli. Una giovane castellana sassone propone a una strega il colpo grosso: derubare Giovanni, il reggente illegittimo, per interposta persona della sua spietata longa manus Hugues de Morville. Per farlo si farebbe aiutare da un suo amico che va in giro nei boschi mascherato e si muove e combatte come un ninja. Costui non è il Robin Hood che ci si sarebbe aspettati ma nientemeno che lo sceriffo di Nottingham (nessuno spoiler: viene rivelato alla fine della lunga spiegazione iniziale). Dal canto suo la vecchierella può contare su sette “figli” che mettono alla prova il protagonista attaccandolo tutti assieme convinti che si tratti di uno spirito della foresta – se sapessero che è uno dei molti sceriffi succhia-soldi dell’epoca nessuno accetterebbe di seguirlo. Come da tradizione dell’epica popolare il nostro protagonista riesce a batterli tutti e quindi il colpo si farà.

Le cose però non vanno come previsto e oltre a lasciare sul campo uno dei suoi uomini, per poco l’identità del capo dei mascherati non viene scoperta. Il giorno dopo viene fatto un tentativo in extremis e stavolta con Lady Marianne nei panni dell’arciere mascherato il colpo va a segno, non senza qualche difficoltà.

Nonostante la lunghezza di questo primo Nottingham rientri nelle canoniche 54 tavole (mentre Oltralpe ormai sono di più i fumetti da oltre 100 tavole, a volte anche molte di più) e nonostante la prima ventina di pagine sia dedicata a introdurre l’ambientazione e la trama, Il riscatto del Re racconta una storia pienamente conclusa e soddisfacente anche se getta i semi per ulteriori sviluppi. La trovata di Brugeas ed Herzet di ribaltare i termini del mito e giocare con l’identità di Robin Hood non sarà geniale ma sicuramente è simpatica e originale. Il contesto curato e la storia coinvolgente rendono la lettura molto gradevole.

Il segno del disegnatore Benoît Dellac è ricco, modulato e dinamico; nei volti e in alcune corporature ho ravvisato delle similitudini con Hermann che però potrebbero essere casuali. Buoni anche i colori di Denis Bechu.

Forse Nottingham non è un capolavoro, ma che bello rileggere un solido fumetto d’avventura disegnato bene come si usava una volta!