venerdì 28 aprile 2017
mercoledì 26 aprile 2017
Alix Integrale I
Dopo l’effimero tentativo della Mondadori
Alix torna a essere pubblicato in
Italia in un formato forse più adeguato: il classico integrale che raccoglie
tre volumi introdotti da una ricca parte redazionale.
Questa l’ho letta con grande
rapidità (forse perché non conoscendo approfonditamente l’autore l’ho divorata
avidamente), e così si passa subito al reparto fumetti.
La seconda storia, La Sfinge d’Oro, conferma le ottime
impressioni che avevo avuto leggendo la prima nella collana da edicola:
la leggenda che Jacques Martin non avesse disegnato bene i primi episodi è
assolutamente campata in aria, per quanto lui stesso l’abbia supportata per
giustificare certe evoluzioni nel suo stile, e le tavole sono ancora più belle
di quelle di Alix l’Intrepido. Anche
dal punto di vista dei testi abbiamo la conferma della sua capacità: l’inizio
presso i Celti è veramente drammatico ed evocativo (anche se forse non
supportato dalla documentazione monumentale che Martin sfoggerà in seguito:
cosa diavolo potevano fumare i Celti nelle loro pipe di metallo?) e poi la
storia vira verso una trama investigativa in terra egiziana mista a elementi
misteriosi e caratterizzata da un villain
molto affascinante e da trovate originali ma credibili.
Anche il terzo episodio, L’Isola Maledetta, è ben scritto e dal
ritmo incalzante: stavolta Alix è mandato a Cartagine per indagare su alcuni
assalitori navali muniti di una nuova arma in grado di sparare fuoco che brucia
sull’acqua. La sua inchiesta lo condurrà sino a un’isola nei pressi delle
Colonne d’Ercole dove ha trovato riparo una colonia egizia. Con questo terzo
episodio, purtroppo, avviene una netta virata del comparto grafico. Come
anticipato nell’introduzione, la redazione di Tintin aveva chiesto a Martin di uniformarsi allo stile di Hergé e
Jacobs e gli scarsi risultati lasciano forse trapelare quanto di malavoglia lo
abbia fatto. Dal punto di vista dei disegni questo terzo episodio è
oggettivamente carente (i picchi più bassi li raggiunge nelle tavole riprodotte
da pagina 185 a
pagina 190) e non è certo un buon viatico per la lettura dei prossimi episodi
in attesa della transizione verso lo stile più conosciuto. Incredibile come ne L’Isola Maledetta compaia una sorta di
proto-Capitano Haddock!
L’edizione Nona Arte è buona come
sempre e forse anche di più, non ho trovato refusi o errori. Il lettering però
a volte è veramente troppo piccolo per consentire una lettura agevole, anche in
quelle vignette in cui effettivamente avanza dello spazio.
lunedì 24 aprile 2017
Escobar - El Patrón
La nuova etichetta editoriale
Oscar Ink della Mondadori esordisce col botto, con un fumetto d’inchiesta
dedicato al mitizzato Robin Hood colombiano della coca, Pablo Escobar.
Assecondando una convenzione del
genere la storia inizia dalla fine, con la cattura e la morte del protagonista,
che ha occasione in quegli ultimi istanti di vita di ripercorrere la sua
esistenza, nello specifico gli ultimissimi anni di “attività”.
Nel 1991 Escobar strappa un
accordo agli Stati Uniti con cui verrà sì mandato in carcere, ma in un carcere
di lusso appositamente ideato dove spadroneggerà e continuerà a gestire le sue
operazioni insieme ai suoi collaboratori più fidati. Ma la sua situazione
privilegiata non durerà in eterno e a un certo punto dovrà darsi alla fuga,
restando comunque pressoché inafferrabile.
La trama si concentra sia sulla
“vita quotidiana” del boss (tra orge, partite a calcio, regolamenti di conti,
ecc.) che sulla frustrazione di due agenti del governo americano che pur avendo
chiara la situazione e tallonando Escobar da anni non riescono mai a catturarlo
nemmeno adesso che teoricamente non è latitante ma confinato in un luogo
preciso e circoscritto. Ronnie sarebbe anche disposto a usare metodi
discutibili, Dan è più idealista e per questo deve subire anche gli sfottò dei
colleghi.
Nonostante lo scrupolo
documentaristico, la sceneggiatura di Guido Piccoli è molto appassionante e in
alcuni punti è persino divertente (come nella scena della moglie che fa
un’improvvisata a Escobar costringendolo a nascondere la prostituta con cui si
stava intrattenendo). Della vita di Escobar vediamo solo gli ultimi due anni
senza alcuna informazione sulla sua vita precedente, ma immagino che non sia
facile trovare fonti attendibili al riguardo e comunque il fumetto è già bello
lungo, constando di ben 130 tavole. Come spesso succede con questo tipo di
narrativa, si rimane sempre stupiti nel vedere come la realtà superi
l’immaginazione: in questo caso osservando i rapporti amichevoli tra Escobar e
il calciatore René Higuita e il ruolo strumentale che ebbe il sacerdote Padre
Garcia Herreros, o constatando come la tomba del Patrón sia diventata il luogo privilegiato per la gioventù
colombiana per sniffare coca!
Anche in virtù del fatto di avere
scritto un biopic, Piccoli ricorre a
una narrazione distaccata senza sbilanciarsi a dare giudizi morali. Mi è
sembrato però piuttosto lampante che lo sceneggiatore abbia voluto mostrare
quanto anche i “buoni” che braccavano Escobar (per nulla mitizzato, oltretutto)
fecero ricorso a mezzi violenti e scorretti quanto quelli del “Patrón”. Ad
esempio, i Pepes (criminali avversi a
Escobar che si consorziarono per eliminarlo) collaborarono con le forze
militari statunitensi che lo braccavano.
I disegni di Palumbo sono ottimi
come sempre: espressivi, dinamici e robusti. Non credo però di peccare di lesa
maestà se dico che la parte più notevole delle tavole di Escobar sono gli splendidi colori dati da Arianna Farricella.
Probabilmente sono stati realizzati col computer, ma sembrano veramente
acquerelli (o ecoline, o chine) corretti occasionalmente con tempera bianca. La
carta uso mano ad alta grammatura scelta dalla Mondadori è forse più funzionale
alla loro resa piuttosto che la patinata, visto che dona un tocco di velata
opacità che ben si adatta a rappresentare quelli che sono in definitiva dei
ricordi cristallizzati nella cronaca storica.
Il volume è cartonato e ha un
formato più piccolo di Historica. Anche in considerazione del fatto che non ci
sono redazionali mi sembra che il prezzo, 19 euro, sia un po’ alto. Non è certo
alto in assoluto e il volume li vale tutti, ma da un colosso come Mondadori (ma
nelle gerenze figura anche il marchio della Astorina, a cui viene attribuito
parte del copyright), mi sarei aspettato qualche euro in meno, tanto più che
manda in edicola proprio Historica
a un prezzo in proporzione ben più contenuto. Ma va anche considerato che Escobar è una primizia di cui saranno
stati acquistati i diritti in prima battuta.
domenica 23 aprile 2017
Nameless - Senzanome
Questa storia si sviluppa
intrecciando due trame speculari, che potrebbero essere una la metafora
dell’altra, ma che si basano sullo stesso antefatto: eoni
fa, angeli e demoni si fecero guerra e pur avendovi posto fine creando il
nostro universo, lasciarono involontariamente in giro un pezzo di un’arma
mistica che agli occhi umani sembra un asteroide.
Il Senzanome del titolo viene
ingaggiato dall’equipe del multimiliardario Paul Darius per scongiurare
l’imminente impatto dell’asteroide Xibalba sulla Terra, che avrebbe anche
conseguenze mistiche e non solo fisiche (Senzanome è infatti un occultista e
per questo è stato integrato al gruppo). L’asteroide però contiene “qualcosa”
che infetterà la squadra.
O forse Senzanome è stato scelto
per far parte di un gruppo di tredici persone che durante una seduta spiritica
affrontano la minaccia cthulhoide che già ha fatto impazzire un uomo (e anche
stavolta finiranno male).
Il tutto viene intrecciato a
vaghissimi accenni al passato di Senzanome (con tanto di seduta psicanalitica)
e a una sottotrama da cui emerge la figura della Dama Velata contro cui si
batte Senzanome.
Francamente non ci ho nemmeno
provato a trovare una chiave di lettura per questo fumetto, così come le
nebulose teorie avanzate da Morrison per me rimarranno solo un elemento di
colore (e d’altronde le tradizioni e le culture da cui attinge sono troppo
variegate per volerci vedere veramente un disegno unitario, oltretutto i numeri
degli Arcani Maggiori sono pure sbagliati): Nameless
è un fumetto appassionante e coinvolgente come pochi, con sequenze molto ben
architettate dal ritmo praticamente perfetto e in cui la suspense è gestita in maniera impeccabile. Anche i dialoghi sono
molto ben scritti, e nella prima parte anche divertenti – mentre la seconda è più
tetra. Tutto l’apparato mistico e metaforico offre solo qualche bizzarra
pennellata in più e a me va benissimo così.
Simpatiche, poi, le didascalie
con i commenti dello stesso Senzanome, che mi hanno ricordato un po’ l’ultimo
episodio di Multiversity con i
finti post autocritici di Morrison.
Purtroppo i disegni di Burnham,
per quanto molto più validi di quelli di tanti altri suoi colleghi
d’Oltreoceano, non sono del tutto convincenti. Su una base vagamente deformed che ricorda Frank Quitely, il
disegnatore applica dei furibondi tratteggi e delle pennellate che mi hanno
ricordato la sporcizia delle tavole di Darick Robertson. Per quanto
accettabile, poi, la qualità di stampa della saldaPress non è sempre perfetta e
questo penalizza ancora di più il reparto grafico. Niente di drammatico,
comunque: come ho detto, si vede ben di peggio tra i disegnatori statunitensi,
e non si può pretendere che a collaborare con Morrison siano sempre e solo le
eccellenze.
Veramente un fumetto piacevole,
insomma, che ha anche il pregio di concludersi in questo volume (anche se un
seguito potrebbe essere possibile e forse già in lavorazione).
venerdì 21 aprile 2017
Michel Vaillant Nuova Stagione 5: Rinascita
Ci ha messo un bel po’ per
arrivare e la copia era pure ammaccata, ma alla fine anch’io sono riuscito a
leggere il nuovo episodio della saga dei Vaillant.
Anche questo alla fine è un
capitolo piuttosto interlocutorio. Jean-Pierre è ricoverato in ospedale, in
coma dopo l’incidente con cui si concludeva l’episodio precedente.
Non ho parlato a caso di «saga dei Vaillant» perché gli eventi si ripercuotono
su tutti i personaggi della famiglia e il titolare compare solo dopo dieci
tavole buone.
Michel, traumatizzato
dall’incidente del fratello che non ha potuto impedire, è andato a lavorare in
Africa lontano dal mondo delle corse, ma un nuovo contatto con la mancata
fiamma Carole di due episodi fa
lo farà tornare in pista. In senso letterale, perché l’ormai defunta Vaillante
sta cercando di rinascere tramite la formula E, categoria in cui partecipano le
auto elettriche.
Oltre alle consuete suggestive
inquadrature dall’interno dell’abitacolo, questo episodio si segnala per un
bell’incastro dei tempi narrativi tra flashback
africano e presente parigino, e per uno sguardo dettagliato sulle gare delle
automobili elettriche. Per il resto, nonostante questo sia già il quinto
episodio della Nuova Stagione, rimaniamo ancora in attesa di una sterzata
narrativa risolutiva.
I disegni confermano il rigore
tecnico di Benéteau e l’eleganza di Bourgne, ma quest’ultimo (che cura le
figura umane) mi è sembrato occasionalmente meno efficace che in precedenza,
forse pressato dai tempi di consegna o inchiostrato da un assistente non ancora
al suo livello. Qualche piccolo, ma comunque percettibile, fuori registro
penalizza la resa delle tavole.
Il ritardo con cui la fumetteria
mi ha fatto avere questo volume ha il vantaggio che mi ci vorrà molto meno
tempo prima di leggere il prossimo, annunciato nell’ultima Anteprima.
mercoledì 19 aprile 2017
Fumettisti d'invenzione! - 114
Mi permetto di integrare il
divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti
d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui
ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo
originale.
CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)
(Italia 1988, in
Storie Blu SPECIAL Estivo, © Internazionale Ediperiodici
S.r.l./Elvifrance S.a.r.l., pornografia, umorismo)
Autori non identificati
Nonostante il discreto successo che arride al suo fumetto Super
Muscolo, il fumettista Fred Nitze vive una vita grama di umiliazioni e
frustrazioni, sognando di concupire la bella letterista Alice che lavora anche
lei presso Periodical Editions. A causa di un misterioso fenomeno otterrà gli
stessi superpoteri del suo personaggio, ma in realtà si tratta di un piano
alieno volto a creare un eroe che libererà gli alieni da un computer-dittatore.
Super Muscolo tornerà anche nel 1989 in un altro speciale
estivo delle Storie Blu, ancora più folle e divertente: Chi ha
castrato Ronald Duck?. In questa storia Fred viene licenziato dalle
Periodical Editions a causa di un calo di popolarità dei supereroi e delle
lettere di protesta dei genitori verso il genere, e al suo posto viene assunto
Ronald Verygood, un autore di funny animals.
Sempre a causa degli alieni e delle loro trovate, Ronald si trasformerà
in un papero antropomorfo e la sua personalità moralista diverrà quella di un
depravato che uccide e stupra senza pietà. Visto che è soggetto alla “fisica
dei cartoons” e non può essere ferito seriamente, ci vorrà l’intervento di
Super Muscolo per porre un freno alle sue nefandezze, anche se in realtà sarà
la sua nuova e spigliata partner Muscolina a risolvere la situazione.
Ancora una volta, grazie a VintageComix per la segnalazione.
Rimango in attesa del prossimo volume di Mencaroni dedicato alla
Ediperiodici per risalire all’identità degli autori.
CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)
COME DIVENTAI
FUMETTISTA
(Italia 2016, in
La Lettura, © Tuono Pettinato, umorismo)
Tuono Pettinato [Andrea
Paggiaro]
Divertente e divertita biografia immaginaria dell’autore Tuono
Pettinato dalla culla alla tomba.
Pseudofumetto: tra le opere di Tuono Pettinato si
evidenzia Toilet Boy, «fanzine carbonara» giovanile che otterrà grande
successo con la scomparsa dell’autore!
Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei;
fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)
THRUD THE
BARBARIAN
(Gran Bretagna 1981,
in Arken Sword, © Carl Critchlow, fantasy,
umorismo)
Carl Critchlow
Thrud è un barbaro enorme e praticamente invincibile che risolve con la
violenza tutte le situazioni in cui si trova coinvolto, tipiche del genere
fantasy ma non solo. Il suo autore Carl Critchlow non si limita a ritrarsi in
alcuni cameo ma compare spesso come coprotagonista, non disegnando qualche rara
incursione nel metafumetto.
È curioso notare come la rivista dedicata ai giochi di ruolo White Dwarf
avesse deciso di puntare sui fumetti nei primi anni ’80 (oltre a Thrud the
Barbarian, precedentemente apparso su fanzine, comparivano nello stesso
periodo altre due serie) dopo aver fatto terminare anzitempo una bellissima storia di David Lloyd.
Segno che i gusti dei lettori di quel genere di riviste stavano cambiando, e
che il successo del settore permetteva di avere più spazio a disposizione.
L’autore cerca di rendere più sofisticato il suo barbaro. Finirà
malissimo.
Thrud the Barbarian in Thrud gets a social conscience in White
Dwarf 75 (1986). Carl
Critchlow.
Critchlow si inventa una storia per controbattere alle presunte accuse
di sessismo ricevute dal fumetto.
Thrud raccomanda il suo creatore come copertinista per la cover di un
album heavy metal a cui serve «some third rate hack fantasy artist that thinks
he’s Frank Frazetta».
Thrud e Critchlow si muovono nella tavola approfittando della
disposizione delle vignette, come se si trattasse della plancia di un board
game.
Senza titolo in White Dwarf 98 (1988). Adam Morrissey (T),
Carl Critchlow (D).
La gag conclusiva dell’episodio non viene gradita dal pubblico, ma
Critchlow si difende dicendo che ha fatto solo i disegni (la rivista White
Dwarf aveva all’epoca indetto un concorso per scrivere una sceneggiatura di
Thrud).
Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei;
fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)
SENZA TITOLO
(Belgio 1981, in
Spirou, © Fournier, umorismo)
Jean-Claude Fournier
Nel 1979 la celeberrima serie franco-belga Spirou non venne più
realizzata da Fournier e la redazione del settimanale omonimo, che stava
attraversando un momento delicato, decise di affidarla ad altri team di autori.
In risposta ad alcune illazioni avanzate sul numero 2278 della rivista, lo
stesso Fournier racconta sul numero 2286 una “favola” a fumetti in cui spiega
le motivazioni del suo abbandono dal suo punto di vista.
domenica 16 aprile 2017
Il Giornalino n° 16 - Speciale Fumetti ...non poi così speciale
Dopo alcuni annunci sui numeri
precedenti (uno entusiasticamente errato perché anticipava la sua uscita di un
numero) ecco lo “Speciale Fumetti” de Il
Giornalino.
Avrebbe potuto essere una bella
occasione per rinfrescare la rivista, ma purtroppo a me ha ricordato l’ennesimo
tentativo di dare fondo al proprio magazzino (o alle licenze acquistate) senza
alcuna progettualità alla base.
Il menu prevede una tavola
singola de I Cavalieri (simpatica),
un episodio de I Racconti della Palude
(è da un po’ che la serie è tornata su Il
Giornalino, ma la mia impressione è che siano episodi già realizzati e non
prodotti di recente), una storia de I
Puffi (molto divertente), la consueta pagina surreale di Fra Tino, una storia inusitatamente
lunga (sei tavole) de Il mio amico Yeti
(molto simpatica, di solito non apprezzo più di tanto la serie) e il bizzarro Fumettosophia che, stando alle note del
sommario, dovrebbe concludere una trama iniziata tempo prima – ma in tutti i 3
o 4 anni in cui sto acquistando Il
Giornalino non ricordo di aver mai visto questi personaggi. D’altra parte
nel sommario anche il racconto illustrato viene spacciato per fumetto, quindi è
del tutto attendibile.
È vero che anche L’Eternauta e Comic Art in occasione delle vacanze estive (e questo numero
pasquale de Il Giornalino è stato
confezionato un po’ con la stessa filosofia) accantonavano i redazionali
scritti e riempivano le pagine con fumetti che non sempre rientravano nei canoni
abituali delle riviste o che erano palesemente dei riempitivi, eppure non mi
davano la stessa impressione di semplice smaltimento di quanto già incamerato.
Ma forse è solo perché nel caso di quelle riviste i “corpi estranei” (o più
spesso i recuperi) estivi erano in ogni caso inseriti in un flusso di altre
uscite che avevano una loro filosofia coerente alla base.
In totale le pagine a fumetti di
questo Il Giornalino sono ben 32, ma
mi sembra che siano state utilizzate principalmente per riempire lo spazio lasciato
vuoto dai redazionali, non per valorizzare il parco-fumetti che la rivista può
comunque vantare. E ancora meno per rinnovarlo con qualche albo francese diviso
in più puntate.
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