domenica 8 ottobre 2017

Le Leonesse di Monteleone

In questo fumetto vengono rievocati i fatti che coinvolsero varie donne del paese di Monteleone di Puglia che, stremate dalle privazioni inflitte dal regime e con gli uomini lontani al fronte, il 23 agosto del 1942 si ribellarono prendendo d’assedio il municipio e il podestà locale. La loro ribellione sarebbe stata aspramente soffocata dal prefetto di Foggia e, oltre al danno la beffa, la loro posizione legale sarebbe stata risolta solamente 8 anni dopo!
La dimensione del fumetto, solo 42 tavole in formato 17x24, consente allo sceneggiatore Marco Gastoni di riportare in maniera particolareggiata gli eventi più cruciali e le ragioni che li motivarono, lasciando uno spazio di manovra non troppo ampio per gestire le personalità dei singoli personaggi coinvolti e facendo quindi ricorso alla fine a un certo manicheismo, forse anche doveroso vista la drammaticità della vicenda.
I disegni e i colori di Luciano Ceglia sono semplicemente stupendi. Di stampo molto realistico, dimostrano lo scrupoloso lavoro di documentazione che ha effettuato. Non credo che si sia limitato a copiare fotografie (gli edifici della strada di pagina 26 non sarebbero altrimenti un po’ sbilenchi), e anche se fosse è riuscito comunque a imprimere un forte dinamismo e una grande espressività al suo lavoro, costretto occasionalmente in una sola manciata di vignette per tavola. Da notare alcuni tocchi da maestro come i cani che si intravedono a pagina 10 (che con la loro magrezza anticipano molto bene l’atmosfera del racconto) e la traiettoria della brocca a pagina 27, casus belli della rivolta nella finzione narrativa che però ormai nessuno degna più d’attenzione. Sicuramente il lavoro di Ceglia avrebbe tratto beneficio da un formato più grande e che permettesse di spalancare di più le sue tavole doppie, ma lo si può gustare anche così.
Un’introduzione di Vito Antonio Leuzzi approfondisce la vicenda delle donne di Monteleone, che la brevità del fumetto non ha permesso di sviscerare in tutti i suo molteplici dettagli.
Stampato da Hazard su una bella patinata pesante, Le Leonesse di Monteleone vale tutti i suoi 10 euro ed è stata una delle letture migliori del 2017. L’opera è inserita nella collana MiDi – Fumetti per il Sud e scorrendo l’elenco nella bandella di destra mi è venuta voglia di provarne qualcun altro, ma mi rendo conto che difficilmente la qualità potrà essere sullo stesso livello di questo.

venerdì 6 ottobre 2017

Historica 60 - Eleonora 2: Regina d'Inghilterra

Esattamente dopo 3 anni Historica ospita nuovamente Eleonora, di cui vengono proposti in questo volume gli ultimi 3 episodi. Rileggendo la recensione che feci del primo volume mi sono riscoperto particolarmente deluso dalla prima parte della saga e nemmeno questo secondo e conclusivo ciclo è proprio entusiasmante.
Le vicende terrene di Eleonora e della folta corte di personaggi che la attorniarono si articolano stavolta dal 1149 fino alla sua morte nel 1204, con parecchi flashback e un frenetico susseguirsi di personaggi ed eventi storici che rendono difficoltosa la comprensione ai non cultori della materia. Qualche didascalia avrebbe aiutato di più a seguire la storia, anche se le didascalie effettivamente non mancano: il problema è che sono le voice over di alcuni personaggi che commentano o anticipano certe scene, e non essendo sempre immediatamente associabili al personaggio che le pensa o le pronuncia finiscono a volte per aggiungere confusione al tutto.
Ma il problema principale di Eleonora risiede dei dialoghi, che risultano spesso artefatti e a volte indugiano nel melodrammatico. Mi è venuto spontaneo paragonarli a quelli di Robin Wood, che ancora oggi tendono a essere magniloquenti, e mi sono chiesto perché i suoi “funzionano” e quelli di Delalande & Mogavino no: probabilmente il nocciolo della questione sta nella mancanza di ironia e naturalezza in quelli di Eleonora, oltre a una certa inopportunità nel mettere in bocca ai personaggi sbagliati (o nei contesti meno adatti) parole che per ceto o situazione contingente risultano forzate.
Dei tre episodi qui raccolti mi sembra che il più riuscito sia il secondo, con i suoi accenti shakespeariani e una maggiore attenzione alla protagonista. Nel primo episodio Eleonora lascia infatti la luce della ribalta ad altri personaggi, come ad esempio il suo amante Vincenzo Damonte. Il terzo, invece, è una specie di compendio dei suoi ultimi quarantasei anni di vita (con una brusca accelerata nelle ultime pagine) che si stacca dal ritmo degli altri e avrebbe potuto anche essere autonomo.
Superbe le tavole di Carlos Gomez, che ha lavorato massicciamente col computer senza però che la cosa sia troppo manifesta, se non quasi esclusivamente in due casi: a pagina 26 la scalinata e l’edificio dell’ultima vignetta sono penalizzati dalle evidenti dentellature dello scanner, così come nell’ultima vignetta di pagina 35 si distinguono chiaramente le figure tra la folla che sono state copia/incollate. Credo che la particolare lavorazione che ha usato consista nel prendere da un archivio di immagini già elaborate quelle più indicate per le singole scene, e far così “recitare” i personaggi con le posture e le espressioni più adatte alle singole vignette. Il risultato non sembra affatto artificiale ma visto che alcune immagini finiscono per essere molto ridotte rispetto alle dimensioni originali (e considerata anche la consueta ricchezza di dettagli profusi da Gomez) queste tavole necessiterebbero di un formato grande il doppio per poter essere gustate appieno!
Molto validi i colori di José Luis Rio, che pur volendosi ritagliare un proprio spazio espressivo non coprono il lavoro di Gomez e anzi ne agevolano la lettura evidenziando gli elementi più importanti per la narrazione. Da rilevare come la qualità della stampa sia impeccabile.
Può darsi che 3 anni fa io sia stato un po’ troppo severo, ma comunque questo numero di Historica si gode molto di più per la parte grafica che non per quella testuale. Un consiglio: l’introduzione di Brancato leggetela dopo il fumetto, e non prima come ho fatto io…

mercoledì 4 ottobre 2017

E pensare che stavo per smettere di prendere Il Giornalino...

...tanto più che Paola Crusoé è appena terminata (per il momento).
Ma dal prossimo numero torna Biglia e mi sa che procrastinerò la decisione! Chissà che non recuperino anche il volume che, se non sbaglio, hanno saltato.

lunedì 2 ottobre 2017

Alix Integrale II

Non ricordavo che fosse stato annunciato su Anteprima, quindi è stata una bella sorpresa trovare in fumetteria questo secondo Integrale di Alix. Come da specchietto riassuntivo che mi ero fatto a suo tempo, anche stavolta due episodi su tre sono inediti rispetto alla collana cartonata da edicola della Mondadori, che aveva già presentato il sesto volume che è quello che chiude questo Integrale.
La Tiara di Oribal, quarto episodio della serie originale, non mi sembra uno dei migliori – pur posizionandosi comunque su un livello alto. Martin doveva ancora sottostare alle direttive redazionali che gli imponevano di aderire alla ligne claire, pur se qualche margine di manovra dimostra di averlo soprattutto da metà episodio in poi.
La trama è valida ma nei canoni della tradizione: Alix deve scortare in patria l’erede legittimo al trono, l’Oribal del titolo, ma intanto il regno è caduto in mano al “gran visir” Arbace, inspiegabilmente sopravvissuto agli eventi dello scorso volume. In più di un’occasione si avverte una certa fatica per far ingranare la storia e inventarsi qualcosa per farle toccare la quota canonica di 62 tavole che l’epoca della realizzazione imponeva. A movimentare un po’ la situazione c’è un vaghissimo elemento sovrannaturale che viene giustificato razionalmente alla fine. Come sarebbe successo ancora in molti episodi futuri, la raccolta in volume rende un po’ ridicoli i cliffhanger che dovevano obbligatoriamente concludere le singole tavole (pubblicate al ritmo di una alla settimana), spesso sgonfiati miseramente con l’aggancio della tavola successiva.
Decisamente più accattivante il secondo episodio raccolto, L’Artiglio Nero: partendo da un canovaccio non originalissimo (la vendetta dei superstiti di uno sterminio contro i soldati romani che lo perpetrarono anni prima, oggi agiati politici a Pompei) Martin imbastisce una trama investigativa molto coinvolgente e dal ritmo serratissimo. Questo per quel che riguarda la prima metà del volume: nella seconda Alix va in trasferta in Africa per risolvere una situazione aperta, e ciò dà occasione a Martin (o al suo studio) di deliziarci con panorami dettagliatissimi e splendidi disegni di animali, oltre a sviluppare delle sequenze originali e suggestive che a quanto pare sono entrate tra i Classici d’Oltralpe. A proposito di disegno, la transizione dalla ligne claire al realismo più meticoloso è ormai compiuta: basta vedere come vengono gestite in maniera differente le mani dei personaggi.
Per quel che riguarda il terzo episodio raccolto in questo Integrale rimando alla recensione entusiastica che ne feci a suo tempo, aggiungendo solo che la lettura in sequenza degli episodi rende molta più giustizia all’evoluzione dello stile di Martin e alla continuity che effettivamente caratterizzava il suo stile di scrittura. En passant, mi sembra che la qualità della riproduzione di Le Legioni Perdute in questo Integrale sia leggermente meno buona che nel volume Mondadori.
Ghiottissimi come sempre i redazionali, che gettano luce anche su aspetti poco conosciuti della scena del fumetto belga (Jacques Martin non si trovò affatto la strada spianata, tutt’altro).
Rispetto ai volumi di Barbarossa gli Integrali di Alix costano di più: 29,90 euro contro 24,90. Per quanto questo sia dovuto principalmente alla foliazione più generosa, a me sembra che la carta utilizzata per Alix sia di grammatura più alta rispetto a quella degli altri Integrali.

domenica 1 ottobre 2017

La fine si avvicina...

…della collana di Integrali dedicata a Barbarossa, intendo. Anzi, se non avessero citato futuri chiarimenti sulla sorte delle sceneggiature post-Charlier, avrei pensato che sarebbe già arrivata adesso.
In questo nono volume, ultimo a vantare testi interamente realizzati da Jean-Michel Charlier, si respira l’atmosfera avventurosa più classica, che doveva sembrare sorpassata già all’epoca della prima pubblicazione, cioè nei primi anni ’80. I personaggi si salvano contro ogni logica usando espedienti poco verosimili anche se a volte banali, e giustamente si dilungano a spiegare perché fanno una cosa piuttosto che un’altra a tutto vantaggio del lettore più sprovveduto.
Eppure, se si accetta di stare al gioco, la lettura è appassionante come non mai. Di certo anche l’ambientazione così suggestiva (una città azteca nascosta nello Yucatan) contribuisce a coinvolgere e ad affascinare. Il caso ha voluto che la prima dozzina di tavole del primo episodio qui raccolto e le ultime sei del terzo fossero le più deboli (un po’ inverosimili le prime, sbrigative e affastellate le seconde), costituendo quindi una cornice che valorizza tutto quello che c’è in mezzo rendendolo ancora più affascinante. La lunga sequenza della trappola nel complesso sotterraneo lascia veramente col fiato sospeso!
Graficamente siamo ben lontani dai fasti del grande Patrice Pellerin, visto che a Christian Gaty venne imposto di imitare lo stile di Jijé, autore col figlio Lorg dei due episodi precedenti e delle prime otto tavole del primo qui raccolto. A vedere a confronto le tavole di prova del solo Lorg con quelle definitive di Gaty mi sembra evidente come sia stato preferibile affidare la realizzazione della serie al secondo dopo la scomparsa di Jijé.
Ciò detto, il dinamismo di Gaty è senz’altro piacevole e gli va riconosciuta la grande professionalità di aver accettato di modificare il suo stile dopo decenni di onorata professione per venire incontro alle esigenze editoriali. Da una tavola riprodotta nei redazionali d’apertura (ricchissimi come sempre) si intuisce come probabilmente lo stile originario di Gaty fosse più realistico, per quanto forse anche più anonimo. Sicuramente il lavoro dell’anonimo colorista è stato molto efficace nell’assecondare i punti di forza del disegno senza coprirlo come avvenne invece nel caso di Pellerin, per quanto i colori del suo secondo episodio li avesse dati lui in prima persona.
Lode alla Nona Arte per aver portato in Italia questa collana, che evidentemente non deve andare male visto che sono già arrivati al nono volume. E in fumetteria ho pure trovato a sorpresa il secondo di Alix.

lunedì 25 settembre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 119

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

DARK NIGHT: A TRUE BATMAN STORY (NOTTE OSCURA: UNA STORIA VERA DI BATMAN)
(Stati Uniti 2016, © Paul Dini & DC Comics, biografico)
Paul Dini (T), Eduardo Risso (D)

Lo sceneggiatore di cartoni animati televisivi Paul Dini subisce una violenta aggressione che lo allontana dal lavoro e lo porta e riconsiderare la sua vita.
Dini scrive principalmente cartoon (si deve a lui la creazione del personaggio di Harley Quinn, oggi onnipresente, in Batman: The Animated Series) ma ha anche sceneggiato fumetti.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

IL REGGITORE DEL CIELO
(Italia 1973, in Linus, © Eredi Buzzelli, fantastico)
Francesco Guccini (T), Guido Buzzelli (D)

Un vecchierello vive presso il figlio e la nuora (che ormai non lo sopporta più) con la scusa di avere il compito di impedire al cielo di cadere.
Al termine della breve vicenda compare lo sceneggiatore in prima persona, che però non somiglia affatto al cantautore Francesco Guccini, che commenta la storia e offre un ulteriore finale.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

THE INCREDIBLE STONEMAN
(Italia 1985, in Tempi Supplementari, © Visintin, umorismo)
Fabio Visintin

Il nano di un circo trasfigura le situazioni del suo fumetto preferito, The Incredible Stoneman, e ne trae ispirazione per vendicarsi del trapezista. Finale beffardo perfettamente inserito nella temperie culturale degli anni ’80.
Un accorto lavoro di grafica sul titolo lascia intendere che anche il “fumetto nel fumetto” sia opera di Fabio Visintin.

[CINEMA] AUTORI DI FOTOROMANZI (pag. 102)

LADY BARBARA
(Italia 1970, musicarello)
Regia: Mario Amendola; sceneggiatura: Mario Amendola, Bruno Corbucci, con Renato dei Profeti [Renato Brioschi] (Renato Raimondi), Paola Tedesco (Barbara)

Renato Raimondi (Renato dei Profeti) è costretto a recitare nei fotoromanzi per sbarcare il lunario, quando invece vorrebbe spingere la sua carriera di cantante a dispetto di quello che gli consiglia il suo amico manager.
Anche in questo caso i fotoromanzi vengono chiamati “fumetti”, come era uso comune all’epoca e come già segnalato da Castelli nel suo libro.