martedì 7 marzo 2023

Spider-Gwen: Gwenverso

Sono entrato a film iniziato e non c’ho capito molto. Tanto per cominciare, “Spider-Gwen” in realtà qui non è nemmeno propriamente tale ma ha già compiuto una transizione verso un’altra identità, Ghost-Spider. Sì, ci sono delle spiegazioni nelle didascalie, ma intuisco che il pregresso è veramente tanto. E infatti l’origine del personaggio risale ancora al 2015.

Arrivando al dunque, l’adolescente Gwen Stacy/Ghost-Spider vive con una certa frustrazione la sua doppia vita di supereroina perché la allontana dalle amicizie e dall’affetto di suo padre. Ha però la capacità di muoversi nei vari universi alternativi e mi par di capire che in quello Marvel canonico 616 sia una rispettata eroina mentre nel suo è poco considerata perché i criminali sono ridicoli e non esistono vere minacce. Così decide di farsi un giro per i vari mondi proprio mentre una specie di artista o influencer del futuro, tal Finale, esegue la sua ultima performance in cui rispedirà il suo profilo indietro nel tempo per ottenere l’immortalità mediatica. Le due cose si combinano mandando in tilt il multiverso e generando nuove versioni di Spider-Gwen che si sovrascrivono ai supereroi esistenti, ognuna delle quali presenta un tratto della personalità della protagonista. E così Ghost-Spider parte per un’odissea in cui dovrà raccattare le sue ulteriori versioni alternative che avrebbero dovuto essere “interpretate” da Finale, mentre lei le sguinzaglia contro alcuni pittoreschi supercattivi tra cui un’ulteriore versione alternativa di Gwen Stacy.

In questo canovaccio non c’è la benché minima traccia di originalità ma se non prendiamo il fumetto troppo seriamente (e mi pare che lo sceneggiatore Tim Seeley sia il primo a non averlo fatto) riesce a intrattenere e anche a divertire. I personaggi buffi faranno felici i lettori più giovani, mentre i dialoghi taglienti sono godibili anche da un pubblico adulto – ma non troppo adulto, mi raccomando. Tra le altre cose, simpatica la diatriba tutta femminile sulla rappresentazione delle donne tra ThorGwen e Gwen Rogers/Capitan America, ma non mancano frecciatine agli stereotipi della Marvel.

I disegni pagano pegno all’estetica manga, ma da uno (o una) che di cognome fa Nishijima è anche lecito aspettarselo. Però quegli occhioni strabici, quei nasi ridicoli e le gocce stilizzate che ottemperano alla mancanza di espressività mi sembrano proprio una presa in giro.

domenica 5 marzo 2023

A.D.D. Adolescent Demo Division

A volte il purgatorio del Tutto a tre euro riserva scoperte piacevoli, o perlomeno interessanti. Anche se poi magari alla fine non mantengono del tutto le promesse. E vabbè.

La NextGen è una ditta che “coltiva” l’A.D.D., un gruppo di ragazzini che vivono per testare videogame e altre novità tecnologiche chiusi nella torre d’avorio dell’azienda, senza contatti (se non sporadici) con il “realmondo” esterno. La loro origine è incerta: ufficialmente trovatelli, una giornalista investigativa ha diffuso immagini di un laboratorio per la clonazione all’interno della NextGen e per questo è stata rimossa dalla carta stampata dopo che l’azienda ha comprato il giornale per cui lavorava. I dubbi serpeggiano tra gli stessi ragazzi, che vengono periodicamente testati in sfide di gruppo per far “avanzare di livello” qualcuno di loro: si dice che come premio il vincitore potrà conoscere la sua madre biologica miracolosamente rintracciata, ma alcuni hanno delle teorie ben più cupe. Infatti della precedente generazione di A.D.D. non è rimasto che un “alpha” in forza alla NextGen e gli altri sono tutti spariti.

I protagonisti sono i “beta” della nuova generazione, spesso con qualche difetto congenito (chi muto, chi afefobico, ecc.) ma anche con delle abilità particolari, come la capacità di Lionel di “bridgiare” le informazioni e vedere oltre il velo di Maya che ricopre tutti gli strumenti di comunicazione di massa. Un’abilità fondamentale per cogliere il vero destino di Karl, capo della sua squadra che è stato appena fatto passare di livello e di cui verranno messe in produzione delle copie-robot da collegare alle consolle per migliorare l’abilità dei giocatori. Il cast è molto affollato e tra i vari personaggi satellitari emerge un ragazzo catatonico che cerca di contattare qualcuno.

Il canovaccio di partenza è quello di un’infinità di altre opere (persino Adriano Celentano ci fece un film), ma Douglas Rushkoff scrive in maniera accattivante e non risparmia qualche piccolo colpo di scena. L’invenzione di un linguaggio pieno di neologismi passa in secondo piano rispetto a dialoghi che spesso risultano molto realistici – dopotutto i protagonisti sono ragazzini in preda agli ormoni. Peccato che certi passaggi siano risolti in maniera troppo repentina (e quindi poco chiara) e che il finale New Age ricordi certe storie di Sergio Macedo.

I disegni di Goran Sudžuka (supportato dalle chine di José Marzan jr. da metà fumetto) sono semplici senza risultare scarni o affrettati. Di sicuro è espressivo, ma qualche tratteggio o ombra in più avrebbe dato maggior corpo alle sue tavole.

lunedì 27 febbraio 2023

Beatrice - un amore senza tempo

Fumetto di un centinaio di pagine interamente muto ad eccezione dei titoli dei cinque capitoli di cui è composto e delle scritte diegetiche come gli onnipresenti marchi e nomi dei negozi.

Una donna lavora nella guanteria dei grandi magazzini La Brouette, formichina tra le migliaia di altre persone che affollano la città in quelli che capiamo essere i primissimi anni ’70. A distinguerla dagli altri è il suo soprabito rosso, come rossa è una borsa abbandonata che attira la sua attenzione. Fattasi coraggio, si decide a raccoglierla e scopre che contiene un album di fotografie risalenti agli anni ’20. I protagonisti degli scatti sono un uomo e una donna che trasudano gioia e amore. Beatrice parte alla caccia dei luoghi catturati dagli scatti, ma la sua ricerca si rivela deludente. Finché la storia prende una piega sovrannaturale di cui non è il caso di rivelare nulla se non che giustifica il sottotitolo del volume.

Con Arzak e tutta la pletora di fumetti muti che esistono Beatrice non è certo un lavoro rivoluzionario o sperimentale (né ovviamente è necessario che un fumetto lo sia per decretarne la qualità) ma si legge con piacere, a patto di lasciarsi trasportare dal flusso degli eventi senza farsi troppe domande. Confesso infatti di non aver capito come finisce la storia, mi illudo che l’autore abbia voluto lasciare un margine d’interpretazione al lettore ma probabilmente mi sono sfuggiti certi passaggi o non ho colto qualche citazione – Il grande Gatsby c’entrerà qualcosa?

Le tavole di Joris Mertens sono sovrabbondanti di dettagli, ma i disegni si rivelano già a una prima occhiata schizzati e a volte poco realistici. Un De Crécy meno fantasioso, diciamo. Sicuramente è una scelta stilistica voluta per evocare la naturalezza di uno sketch rapido e mantenerne la freschezza, ma le matite non inchiostrate non sempre sono funzionali ai soggetti ritratti, e certe figure sproporzionate (a volte la protagonista stessa) diventano grottesche.

Il colore svolge quindi una funzione fondamentale in questo fumetto, non solo per guidare l’occhio del lettore ma anche per intervenire sui limiti del tratto.

venerdì 24 febbraio 2023

Dubbi

Dall’ultima Anteprima:

Non è che il primo episodio mi avesse proprio entusiasmato. Questo secondo e conclusivo costa un bel po’ di più. Sì, è vero che ha più pagine, ma Marini ha impostato il fumetto su tre strisce a sei vignette (quando va bene) quindi in modo poco funzionale per il formato.

Che fare? Lascio perdere o lo ordino lo stesso, fosse anche solo per metterlo nel Peggio del 2023? Vabbè, seguirò l’ispirazione del momento.

lunedì 20 febbraio 2023

Tex Stella d'Oro 36: Pearl

Ecco come dovrebbe essere un Tex Stella d’Oro. Come già dimostrato nella sua precedente prova disegnata da Stano, Mauro Boselli non teme di inserire una dozzina di vignette per tavola, né di gratificare lettori e disegnatore di turno con delle ampie panoramiche laddove veramente necessario.

Pearl narra la vicenda della banditessa omonima, che di cognome faceva Hart: da ragazzina rimase scossa da una promessa di romanticismo che non fece in tempo a vivere e che le lasciò come ricordo solo una pistola con cui anni dopo avrebbe salvato la vita del gambler Joe Boot. Quella stessa pistola la salverà anche dalla vita di meretricio a cui era costretta dalle circostanze, visto che convince il suo nuovo compare a diventare rapinatori di diligenze. Ma furono rapinatori “educati”, che mai ricorsero alla violenza e addirittura erano soliti lasciare qualche soldo ai rapinati senza spennarli del tutto!

Le maglie della Legge si stringono infine attorno a loro (che ovviamente si erano fatti qualche nemico nel corso della “carriera”) ma Pearl, in quanto bandito donna, è una celebrità e quindi gode di parecchi benefici nel carcere di Yuma. Ben peggio va al suo complice/amante, con cui però riuscirà a evadere dal penitenziario. Ad attenderla ci saranno delusioni, frustrazioni e infine il riscatto.

Tex e Kit Carson compaiono a malapena: fungono da commentatori agli sviluppi della vicenda e da deus ex machina quando è il momento giusto. Dosati con tanta parsimonia, i loro scambi di battute sono ancora più godibili.

La storia è molto appassionante pur se il grande lavoro di documentazione fatto da Boselli lo ha portato inevitabilmente a infarcire il fumetto di avvenimenti e personaggi realmente esistiti. Ma il ritmo della trama non ne soffre, anche perché lo sceneggiatore ha saputo giocare magistralmente con la suspense e le aspettative del lettore gestendo con abilità molti passaggi dalle pagine dispari a quelle pari. L’abbondanza di vignette offre poi una storia densa di cui tutti i passaggi sono sviluppati compiutamente.

Nonostante le ripetute considerazioni sulla condizione delle donne non credo che Boselli possa essere accusato di volersi arruffianare il pubblico femminile o di avvicinarsi a tematiche attuali: a testimonianza della sua indifferenza al politically correct c’è l’uso disinvolto (e giustificato dal contesto) del termine «negro».

Gran tocco di classe la citazione finale da L’Uomo che uccise Liberty Valance: abusata, sì, ma in questo caso molto utile a mettere in prospettiva la vicenda, quasi una dichiarazione di intenti per dire che al di là degli interventi di Tex e Kit e di altre libertà che ci saranno state nel raccontare la storia di Pearl Hart, questa rimane sostanzialmente fedele nei suoi punti principali.

Ai disegni Laura Zuccheri predilige l’espressività dei personaggi al rispetto pedissequo dell’anatomia. È una scelta legittima e nel suo caso anche funzionale, ma si può rimanere un po’ sorpresi nel vedere ogni tanto delle gambette esili e degli occhietti piccoli e ravvicinati (nemmeno il ranger si salva!). Lode comunque alla disegnatrice che non si è risparmiata quando ha dovuto disegnare dettagliatamente panorami e interni, adottando magari anche delle inquadrature originali.

Annalisa Leoni colora efficacemente con tinte lievi nelle scene diurne e colori più marcati e decisi nelle sequenze notturne, senza mai coprire il lavoro della Zuccheri.

Per quel che può valere, questo per me è il miglior volume della collana.