giovedì 31 luglio 2025

Superman: Gli ultimi giorni di Lex Luthor

Si è fatto attendere (il primo dei tre comic book qui raccolti è uscito nel 2023!) ma ne è valsa la pena. Abbastanza. Più o meno. Boh, forse non tanto.

Superman cede a una macchinazione di Lex Luthor: dopo l’ennesimo esperimento con la kryptonite il suo nemico storico ha sviluppato una malattia degenerativa che lo ucciderà a breve. Attirata l’attenzione di Superman con uno spettacolare assalto al Bangladesh lo costringe ad aiutarlo a trovare una cura perché lui è Superman e aiuta sempre tutti, solo che il loro accordo viene trasmesso in tutto il mondo (fottuti social network) causando un prevedibile imbarazzo nelle persone vicine all’Uomo d’Acciaio per cui la dipartita di Luthor non sarebbe questa grande perdita per l’umanità, tutt’altro.

La storia viene inframmezzata da un flashback sull’adolescenza comune che hanno avuto Lex e Clark Kent, che spiega l’origine del loro rapporto complesso (non che Lex non odiasse l’umanità già prima). Credo che questa storia sia un Elseworld ed è costituita più che altro da una cavalcata tra i topoi e la mitologia dell’Uomo d’Acciaio, anche se lo spunto di partenza non è male. Peccato che i molteplici comprimari si dilunghino in spiegazioni sulla filosofia e l’etica di Superman. Alla fine è un volume molto celebrativo e un po’ noiosetto in cui sfilano la Zona Fantasma, Kandor la città miniaturizzata, la Legione dei Supereroi, Themyscira, Atlantide e altri luoghi dell’universo DC che vengono solo rapidamente riassunti in un’unica doppia pagina.

Fortunatamente alla fine si scopre che il tutto era sì una trappola, ma ordita da qualcun altro rispetto a Lex Luthor e da qui in poi l’azione deflagra, in maniera addirittura troppo concitata e frettolosa: un ulteriore quarto episodio avrebbe potuto creare la giusta tensione e alcune trovate non sarebbero state “bruciate” in uno spazio relativamente limitato (ogni capitolo conta una cinquantina di tavole ma abbondano le splash page). Certo, coi ritmi di Hitch un quarto episodio lo avremmo visto nel 2027 o giù di lì.

In conclusione Gli ultimi giorni di Lex Luthor è più che altro una celebrazione di Superman e piacerà agli appassionati del personaggio, ma Mark Waid ha saputo comunque imbastire dei dialoghi godibili.

Il team di disegnatori è quello già collaudato ne La Tomba di Batman. Kevin Nowlan inchiostra in maniera netta e decisa Bryan Hitch e forse nel processo qualche dettaglio si è perso (i contorni delle figure sono molto spessi). Va anche detto che lesinando sui tratteggi alcune occasionali sproporzioni sono più marcate, ma avercene di disegni così.

giovedì 24 luglio 2025

Batman/Scooby-Doo! volume 3: Le notti di Gotham

Nuova raccolta della serie di crossover tra Batman e la Mystery, Inc. Nel primo episodio scritto da Sholly Fisch Batman e Robin e Velma & co. si alleano per sventare la minaccia di Ra’s al Ghul che vuole portare avanti i suoi piani di ecoterrorista distruggendo la tecnologia con armi a impulsi elettromagnetici (e francamente come dargli torto). Sfilano i molti membri di Batman nel Mondo, che credo sia una versione moderna (forse per i cartoni animati?) della Batman, Inc. di Morrison. Per arrivare al nocciolo della questione si dovrà risolvere una specie di indovinello del villain, piuttosto carino nella sua semplicità.

Nel secondo episodio è di scena un albergo infestato della Corte dei Gufi di Gotham, se non ricordo male creata in occasione del rilancio all’epoca dei New 52. La storia di Matthew Cody è classicissima al limite del banale e il disegnatore Erich Owen ha un tratto molto pesante. Non che sia male, ma un po’ stona col resto delle tavole più cartoonesche a opera di Dario Brizuela e Randy Elliott.

Ivan Cohen scrive l’ultima delle tre storie, ospitata originariamente sul numero 11 della serie originale, che ruota attorno al furto di una maschera nel museo di Gotham la sera prima dell’apertura di una mostra sui detective. Anche questa trama è un po’ banalotta ma forse lo scopo era concentrarsi sull’ospite d’onore Creeper, personaggio non certo tra i più noti dell’universo DC che qui viene reso come una macchietta, un po’ diverso da com’è nell’universo canonico, almeno credo.

Nel complesso non mancano battute divertenti ma questo trittico mi pare il più debole dei tre raccolti finora. Arrivati al terzo volume posso però capire perché la Panini ha optato per una selezione eclettica di storie non rispettando l’ordine di uscita originale: il primo episodio qui raccolto, che è proprio il primo della serie, aveva ad esempio come coprotagonista un personaggio misconosciuto, una versione nativa americana di Batman, e a sua volta faceva sfilare la Batman, Inc. che avrebbe potuto spiazzare i lettori ignari dell’esistenza di elementi così specifici, soprattutto il pubblico molto giovane a cui è indirizzata la serie. E dubito che la Corte dei Gufi e Creeper siano a loro volta così famosi da costituire un incentivo all’acquisto. In definitiva, per quanto gli altri episodi successivi utilizzassero abbondanti elementi della filologia batmaniana, meglio cominciare con quelli più potabili come i bizzarri guanti viola o la rassegna di nemici misconosciuti.

lunedì 21 luglio 2025

Ricevo e diffondo

 

Play 2026: l'appuntamento col Festival del Gioco è dal 22 al 24 maggio a BolognaFiere

Play annuncia le date della prossima edizione, le 17esima: il Festival del Gioco dà appuntamento al pubblico ed espositori dal 22 al 24 maggio 2026 presso il quartiere fieristico bolognese.
 
Dopo l'ultima edizione da record nell'aprile scorso - che ha accolto ben 34mila persone (visitatori unici) nella sua nuova "casa" a BolognaFiere - Play ritorna alla sua collocazione temporale "tradizionale" nella seconda metà di maggio, come da abitudine negli ultimi anni.
 
Immutata la formula del Festival: "Entra, scegli gioca" è, da sempre, la parola d'ordine.
L'appuntamento è, quindi, dal 22 al 24 maggio 2026 a BolognaFiere, quando Play aprirà nuovamente le porte sul mondo del gioco.

domenica 20 luglio 2025

Draghi: I Custodi delle Stelle

Stupendo libro di illustrazioni che riprende ed espande un progetto precedente: Stardragons edito da Lo Scarabeo. Paolo Barbieri è sia appassionato di astronomia che di miti classici e questo lavoro sposa alla perfezione i due interessi, che d’altro canto sono già legati tra di loro.

Come recita il sottotitolo queste sono «favole e illustrazioni» perché le immagini sono sempre accompagnate da un racconto che presenta la personificazione draghesca della costellazione e del suo compagno (la «Creatura») attingendo non solo dalle mitologie greca e sumera ma anche da suggestioni letterarie e da elementi di astrofisica. E per questo viene premessa una necessaria storia della genesi che spiega il background della cosmogonia immaginata dall’autore.

Tra l’altro non ho mai capito come diavolo fosse possibile vedere carri o orse o cigni o qualsiasi altra cosa in un ammasso di quattro stelle in croce; nemmeno stavolta ci sono riuscito ma Barbieri spiega almeno la diversa visibilità da punti diversi dell’universo e l’“inquinamento” dovuto a nebulose, differenti distanze tra una stella e l’altra, ecc.

Non c’è una progressione narrativa nei racconti, che sono quasi del tutto slegati tra di loro, e per questo Barbieri li ha organizzati per ordine alfabetico, seguendo una medesima struttura catalogatoria quasi da entomologo che comprende nell’ordine il nome italiano, quello latino e il nome della Creatura associata.

Ho sempre ammirato quegli illustratori fantasy che hanno la capacità di creare dei draghi per così dire “realistici”, con caratteristiche fisiche che risultano credibili anche se ovviamente non esistono in natura. Qui siamo addirittura un gradino sopra, anzi parecchi gradini sopra: Barbieri riesce a personalizzare tutti e 88 (diconsi 88) draghi in maniera che è sia coerente con la natura dei loro nomi sia verosimile senza mai sembrare che il risultato sia forzato. È anche vero che i canidi mi sembrano poco canidi (stesso discorso per altri come Colomba o Leone o Tucano), ma posso capire la scelta di un’immagine più generica per evitare il rischio di scadere nel ridicolo. A compensare la cosa ci sono la grande fantasia e i felicissimi esiti nella resa di soggetti apparentemente “indraghizzabili” come meridiane, centauri, triangoli (australi o meno).

Non conosco molto bene Paolo Barbieri, mi pare che nelle immagini di partenza fatte a matita ci sia qualche cuginanza con Luis Royo. Mi riferisco all’eterea eleganza delle figure femminili, e non solo di quelle femminili. Dopodiché c’è un’evidente e massiccia elaborazione digitale che se non altro consente dei particolari effetti di luminosità e degli accostamenti cromatici originali, oltre a confermare quella maestosità che già ravvisai nelle tavole a olio o tempera di Barbieri in mostra qualche Lucca fa.

Un’appendice di oltre venti pagine offre una ricca selezione di bozzetti.

giovedì 17 luglio 2025

Cose di cui ci si accorge rileggendo Tintin di seguito dall'inizio


I primi episodi erano tremendi: Tintin si salva quasi sempre per caso o con artifici che avvengono fuori scena e non sono spiegati. Certo, si era agli inizi della serie e sicuramente l’umorismo prendeva il sopravvento sull’azione, ma oggi questi aspetti lasciano un po’ perplessi.

 

A volerlo trovare, c’è più razzismo in Tintin in America che in Tintin in Congo.

 

La continuity è strettissima, non solo all’inizio della saga quando praticamente ogni episodio viene introdotto alla fine del precedente.

 

Tintin è un maestro nei travestimenti ma non viene chiarito dove riesca a trovare tutti quegli abiti e quei camuffamenti.

 

Oltre che essere famosissimo come reporter Tintin deve essere anche miliardario o poco meno.

 

Contrariamente a quanto riportato da molti, non è vero che Hergé non usasse mai tratteggi o colorasse sempre con le stesse tinte. Non che sia un falso storico, ma non è proprio vero al 100%.

 

Non ho capito se a furia di rimaneggiare gli albi Hergé fosse diventato bravo a disegnare o se fossero i suoi collaboratori molto più bravi di lui.

 

Haddock è un grande, ma Milou lo è di più.

 

Vedere mani senza le unghie mi inquieta anche in un contesto umoristico.

 

Tintin ha avuto contatti con gli alieni, non me lo ricordavo affatto. E non mi riferisco al meteorite de La Stella Misteriosa.

 

Hergé non faceva solo ricorso a stereotipi: credo che più spesso un personaggio venga fatto svenire col cloroformio invece che con la classica (e improbabile) botta in testa.

 

Probabilmente Tintin e L’Alph-Art sarebbe stata una storia memorabile.

 

L’edizione integrale della Rizzoli Lizard è sen’altro bella, ma è un peccato che non abbiano messo le copertine originali.

 

Come ogni classico, Tintin è godibilissimo ancora oggi, ed è anche inaspettatamente moderno per certi temi, certe inquadrature e certe soluzioni narrative.