giovedì 13 giugno 2013

Mettendo ordine negli armadi...



…mi sono imbattuto in questo bel volumone edito da Lo Scarabeo nel 2010:
Si tratta del primo di una ristampa integrale della Druuna di Eleuteri Serpieri, anche se il nome della collana («Serpieri Collection») lasciava intendere che l’opera avrebbe potuto allargarsi anche ad altri lavori del Maestro.
Vennero ristampati i primi due episodi, in pratica il primo arco narrativo così come l’aveva concepito l’autore (cosa che toglie un pochino, ma poco poco, del fascino nichilista del finale di Morbus Gravis), e in appendice c’era pure una generosa rassegna di tavole al naturale, solo a matita e china, di Eleuteri Serpieri: ben 19.
La qualità di stampa non era affatto male, considerando che difficilmente saranno partiti dagli originali conservati nelle cassette di sicurezza dei collezionisti, il font del lettering era piuttosto azzeccato e il prezzo era abbastanza contenuto per un prodotto con queste caratteristiche: 19,90€ - e forse tre anni fa 20 euro si spendevano a cuor più leggero di oggi.
Ora, mi sembra strano che un’iniziativa dedicata a Eleuteri Serpieri non abbia riscosso il successo sperato, tanto più che a fare da apripista era il suo personaggio più famoso e attraente, che tra l’altro avrebbe occupato con quel ritmo solo 3 altre uscite. Eppure non ricordo di aver visto altri volumi annunciati nè sull’Anteprima nè altrove, e tanto meno ricordo di avere visto i volumi dal 2 in poi. Cercando su internet ho trovato un “Serpieri Collection 2”, ma si tratta di un’edizione tedesca di qualche anno fa.
Se qualcuno ne sa qualcosa di più...

mercoledì 12 giugno 2013

Pubblicità ingannevole?

Stamattina in edicola ho visto il volume conclusivo (per il momento) del Durango bonelliano, ripreso dalla Cosmo. In quarta di copertina veniva pubblicizzato il prossimo, con la giovinezza di Lester Cockney. Sono trasalito. La copertina annunciata non mi sembra sia quella che sono riuscito a ripescare su internet (qui sotto), ma la sostanza non cambia:
Dalle letture di Comic Art io mi ricordo che quei due episodi (erano due, giusto?) non erano affatto western ma parlavano della dura infanzia del protagonista nella verde Irlanda, con accenti un tantinello patetici. Inoltre, ma anche qua vado a memoria e potrei sbagliare, avevano una durata stramba, sulle 57 (?!?!) tavole.
Quindi, considerato comunque che la copertina che ho messo qui sopra non è quella definitiva, non so cosa possano metterci per arrivare alle fatidiche 144 pagine. 30 pagine di pubblicità?

lunedì 10 giugno 2013

Luca Lorenzon come Mauro Marcheselli?



Madonna, era peggio di me… Solo nei primi quattro mesi del 1978 su Skorpio gli pubblicarono 3 lettere tra quelle (tantissime, sembra di capire) che inviava all’Eura. E mi sono fermato al numero 15 del 1978, sicuramente ce n’erano anche altre, o brani di altre, nel resto dell’annata.
Era comunque in ottima compagnia, visto che sul numero 21/1978 veniva ospitato Franco Busatta:
e sul numero 41 dello stesso anno anche Franco Spiritelli:
Praticamente una prova generale di Fumo di China.

venerdì 7 giugno 2013

Fumettisti d'invenzione! - 59



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CINEMA  (pag. 81)

GREMLINS (IDEM)
(Stati Uniti 1984, commedia horror)
Regia: Joe Dante [Joseph Dante Jr.]; sceneggiatura: Chris Columbus, con Zach Gilligan (Billy Peltzer), Hoyt Exton (Rand Peltzer), Phoebe Cates (Kate Beringer)

Per Natale Rand Peltzer regala al figlio un buffo e adorabile esserino che richiede una particolare cura e delle strette regole di mantenimento. Una volta trasgredite involontariamente queste regole, la casa dei Peltzer viene invasa dai mostriciattoli del titolo che minacciano di devastare l’intera comunità.
Il protagonista Billy Peltzer fa l’impiegato in banca senza passione nè capacità ma vorrebbe sfondare nel mondo dei fumetti (nel seguito del 1990 farà l’impiegato in una enorme ditta di New York).
Anche il regista Joe Dante si dilettava a disegnare fumetti e avrebbe voluto farne la sua professione.


Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

THE BULLETPROOF COFFIN (LA BARA ANTIPROIETTILE)
(Stati Uniti 2010, © Kane & Hine, parodia)
David Hine e Shaky Kane [Michael Coulthard] (T), Shaky Kane [Michael Coulthard] (D)

Ennesima serie metafumettistica che omaggia i bei tempi andati delle Golden e Silver Age dei comic book e i loro creatori. The Bulletproof Coffin ha il guizzo di fingere di essere un’operazione di recupero da parte della Image Comics con cui riempire i buchi della bibliografia fittizia di Hine e Kane, il che la rende almeno un po’ più originale del solito.
L’addetto agli sgomberi Steve Newman (il cui cognome cambia di episodio in episodio come l’Arzak di Moebius) ritrova in una casa un bel po’ di memorabilia pop, tra cui dei vecchi fumetti che non dovrebbero esistere, perchè apparentemente realizzati successivamente alla chiusura ufficiale delle serie. Nayman/Noman/Neuman/ecc. rimarrà invischiato in una micidiale ricerca fatta di continui rimandi e giochi di scatole cinesi, il cui fine ultimo è incontrare gli autori dei comic book per salvare il mondo.
The Bulletproof Coffin diventerebbe quindi un tentativo di portare alla luce i fumetti “perduti” che lo sceneggiatore David Hine e il disegnatore Shaky Kane avrebbero realizzato negli anni ’90 per tornare ai fasti delle loro opere degli anni ’50 e ’60. Si tratta ovviamente di versioni alternative dei veri Hine e Kane contestualizzate agli anni ’50.
Come nel caso di Watchmen e di Flex Mentallo, il fumetto vero e proprio viene accompagnato da una pseudostoria della casa editrice Golden Nugget, e anche la pagina della posta si conforma a questo andazzo. Considerati il tipo e la varietà dei suoi prodotti (e il contesto e gli anni in cui vennero pubblicati), si può pensare che con la Golden Nugget gli autori volessero omaggiare la E. C. Comics, ma il fatto che si vociferasse fosse solo un sistema della mafia per pulire denaro sporco rimanda alla storia, vera o presunta, della Charlton.
Gli Hine e Kane autori degli pseudofumetti compaiono occasionalmente nelle storie come personaggi del fumetto-nel-fumetto (già nel n° 3 sono chiamati “the Creators” e si capisce che avranno un ruolo importante nella storia).
Di sfuggita viene anche dato uno sguardo al sottobosco delle altre figure che servono a fare un comic book, come il calligrafo Jimmy “Fingers” Betancourt.
Alla prima miniserie di 6 numeri ha fatto seguito nel 2012 un’altra miniserie in sei parti dal titolo Disinterred, in cui gli ossessivi elementi metafumettistici non vengono ancora accantonati ma sono almeno riproposti in una struttura antologica più comprensibile (beh, almeno un po’...) per il lettore.

Pseudofumetti: i comic book della Golden Nugget poi acquistati dalla Big 2 Publishing all’inizio degli anni ’60, che non dovrebbero avere raggiunto la numerazione di quelli rinvenuti dal protagonista: Red Wraith Comics, Shield of Justice, Coffin Fly, Ramona, The Unforgiving Eye, Voodoo Romance, Sinister Detective, Tales from the Haunted Jazz Club, Dial Z for Zombie (solo pubblicizzato).
Il vendutissimo Z-Men: Final Meltdown venne invece scritto da Hine direttamente per la Big 2 suscitando riprovazione da parte dei suoi vecchi fan. Kane invece potrebbe essere l’uomo dietro il nom de plume Destroyovski, autore di almeno un art book erotico (altrove descritto come fumetto pornografico) che si dice commissionatogli da un eccentrico oligarca russo. Kane ha però anche lavorato a Monster Truck, A-Men e al graphic novel Strange Embrace: queste realizzazioni avrebbero dovuto essere la concretizzazione di un progetto di tornare agli antichi fasti, ma ne mandarono in stampa talmente pochi esemplari da essere diventati delle rarità di cui alcuni collezionisti dubitano addirittura l’effettiva esistenza (ma di Stramge Embrace vediamo anche una pseudopubblicità, oltre che delle vere e proprie tavole che ne fanno quindi un fumetto-nel-fumetto-nel-fumetto).
Esiste inoltre un progetto della Big 2 per un rilancio dei fumetti di Hine & Kane in previsione di un blockbuster: Legion of Dead Heroes (la firma sul primo numero lascia intendere che il disegnatore è un certo Spandax Groyne, che poi si rivela essere uno pseudonimo di tale Max Royce che realizzò The Hateful Dead, ovvero la versione Hine/Kane delle famigerate trading cards Mars Attacks a cui si ispirò Tim Burton per il film omonimo).

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)

PARANO (PARANOIA)
(Francia 1994, in (A Suivre), © Casterman/Chauzy, satira)
Jean-Christophe Chauzy

Raccolta di storie brevi che dietro un’innocente parvenza umoristica fanno della pungente satira sociale. La serie (e il volume che ne venne tratto) è stata inserita a forza nella serie Un Monde Merveilleux insieme a Béton Armé (visto anche in Italia tramite l’effimera .Zip) e La Peau de l’Ours, che oltre all’autore hanno in comune solo gli elementi di critica sociale.

Blanc-Bec in (A Suivre) 197 (1994). Jean-Christophe Chauzy
Un autore di fumetti ha appena terminato la sua ultima fatica. Vorrebbe tanto passare per progressista e farsi un vanto dell’amare la cultura africana, ma ha qualche difficoltà a conviverci...


Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

UN FUMETTO DA LEGARE
(Italia 196?, in Soldino, © Bianconi, umorismo surreale)
Alberico Motta

La penna antropomorfa Zig Zag, protagonista e deus ex machina di una breve serie, crea un suo “scarabbocchio” (sic) e lo segue passo dopo passo per farne un personaggio a fumetti, generando molti giochi metafumettistici.
La data di creazione della serie è incerta ma probabilmente è il 1961 o il 1962. Lo stesso Alberico Motta non ne è sicuro e colse l’occasione di un concorso ad hoc anche per risalire a questa informazione.

martedì 4 giugno 2013

Altro fumettista, altro gioco di ruolo

Dopo aver messo online il pezzo sulla collaborazione di Montorio e Bonadimani con la Black-Out per I Signori del Caos mi è tornato in mente un dettaglio in merito a un altro gioco di ruolo.
In effetti ricordavo correttamente: le illustrazioni del manuale base e di un paio di avventure di Uno Sguardo nel Buio erano state affidate nientemeno che a Bryan Talbot. Ignoro se si trattò di una prerogativa italiana (all'apice del successo la E. Elle commissionò cover originali persino a Peter Andrew Jones e a John Howe!), sta di fatto che il risultato era veramente ottimo, i tratteggi e i dettagli di Talbot erano veramente adattissimi a questo gioco di ruolo classico - molto più di quanto non lo fossero per il suo verbosissimo e sopravvalutato Luther Arkwright, dove sottolineavano invece i suoi limiti nello storytelling.
Uno Sguardo nel Buio è un gioco di ruolo di origine tedesca e non credo di commettere un sacrilegio se affermo che a metà anni '80 era più popolare di Dungeons & Dragons e per molti giocatori italiani rappresentò la vera introduzione a questo hobby prima del gioco di Gary Gygax.
All'epoca la casa editrice E. Elle di Trieste aveva una diffusione piuttosto capillare, proponeva prodotti a prezzi concorrenziali (un'avventura costava circa un terzo di un prodotto analogo per D&D, pur con la drastica riduzione di formato che penalizzava soprattutto le mappe) e godeva del traino dei suoi popolarissimi librogames.
Il gioco in sè non era entusiasmante, almeno nella sua prima versione. Si trattava di un clone semplificato ma anche un po' macchinoso di D&D: gli incantesimi andavano imparati a memoria anche dai giocatori, bisognava che nel gruppo ci fosse un cartografo per disegnare le mappe, gli scontri potevano durare molto perchè all'attacco poteva corrispondere una parata, ecc.
Sembra però che le espansioni successive introducessero elementi più interessanti e originali, e soprattutto gli atlanti geografici fossero degni di nota. Praticamente dimenticato in Italia (tranne che dai collezionisti e dagli ebayers più scaltri che ai primi si rivolgono), pare goda di un certo culto e forse ancora di un certo seguito in Germania e, a sorpresa, persino negli Stati Uniti.

sabato 1 giugno 2013

Long Wei 1 - Il Drago [arrivò in un giorno di pioggia]



Long Wei correva il rischio che l’originalità del suo assunto di base (spiattellato mesi or sono su internet e su Fumo di China) mettesse in prospettiva la sua effettiva realizzazione. Grandi aspettative: alla più insignificante crepa nel prodotto, questo crolla. Non è stato così.
La storia è serratissima (ma con i giusti tempi, vedi la breve sequenza alla Xaotech International) e molto articolata e probabilmente anche a causa del ritmo incalzante le battutine cool sono ridotte al minimo, con beneficio della fluidità della storia e della sua verosimiglianza. La trama la sanno già tutti quindi è inutile riassumerla, una maggiore discrezione da parte dell’Aurea avrebbe reso più efficace il prologo ma tant’è.
Nell’editoriale di presentazione si parla di noir metropolitano, ma qui ho trovato anche molto presenti, oltre alle scene d’azione, degli aspetti da commedia molto riusciti.
Contrariamente a quello che succede con i prodotti di questa categoria merceologica, Long Wei (almeno questo primo episodio) non dà affatto l’impressione di avere stiracchiato una storia per raggiungere la foliazione canonica, ma anzi si ha la piacevole sensazione che Cajelli abbia dovuto riassumere alcuni degli elementi di contorno in favore della compattezza. Ottimo.
Comunque quello che mi ha colpito maggiormente di questo primo numero sono i disegni di Luca Genovese, che ricordavo per quell’obbrobrio della miniserie sulle autostrade su Lanciostory. Sembra veramente un’altra persona, o si tratta veramente di un altro Luca Genovese o nel frattempo è maturato tantissimo (o magari gli hanno dato gli $timoli giusti).
Purtroppo il suo elegante segno modulato, i suoi neri pieni e i suoi tratteggi particolareggiati vengono vanificati da una qualità di stampa ai minimi storici. Forse è un problema della mia sola copia, ma la Cromografica Roma S. r. l. è riuscita in un’impresa che ritenevo fisicamente impossibile: nonostante i neri siano tutti sbiaditi e smangiucchiati, come se mancasse inchiostro, c’è comunque dell’inchiostro in eccesso che (quando non è finito nella pagina di fronte, cioè quasi sempre) ha impastato i tratteggi fino a confonderli. Figurarsi quindi quanto “leggibili” siano i segnali e le insegne che Genovese ha inserito con perizia nelle sue tavole. Ma magari sono solo stato io sfortunato.
Ah, Genovese si fa pure i balloon e parte del lettering da solo, quindi almeno in parte questo punto debole storico dell’Eura/Aurea ci viene risparmiato.
Per il futuro, però, meglio evitare le tavole doppie, dalla fruibilità ridotta senza smembrare l’albetto.
Molto bella la copertina di LRNZ, anche se un po’ fuorviante: il protagonista sembra un ragazzino.

venerdì 31 maggio 2013

Historica 8 - Vae Victis! vol. 2



Dall’introduzione di Giuseppe Pollicelli:

«Con l’avanzare degli episodi di Vae Victis! [...] il realismo che aveva caratterizzato le puntate iniziali del ciclo cede mano a mano il passo alla rappresentazione di scene stupefacenti, al piacere della sottolineatura iperbolica, a una palese enfatizzazione degli ingredienti narrativi dai sapori più forti come l’erotismo e, soprattutto, la violenza.»


Cominciamo bene. E continuiamo ancora meglio. Tra uno spoiler e l’altro Pollicelli rincara la dose:

«I tre […] saltimbanchi sgominano a suon di cazzotti e acrobazie una folla di uomini inferociti con la stessa facilità con cui, nei loro film, erano soliti farlo Bud Spencer e Terence Hill.»

Oddio, ma cosa diavolo sto per leggere?! Per fortuna Pollicelli è stato un pochino troppo severo con la serie (che forse non gli piace più di tanto), o magari avrà voluto rimarcarne gli aspetti più bassi per farne risaltare gli altri pregi. E alla fin fine questo secondo volume integrale di Vae Victis! è perfettamente coerente col primo, con tanto di episodio stampato male (in questo caso il quarto, ma neanche il primo scherza) e la trama è un misto di avventura scatenata e rigore storico. Vale insomma quanto ho già detto del primo volume, l’unica differenza è che qui la vicenda assume un aspetto nettamente corale, con varie storie che si dipanano a partire da una matassa comune. Il che è un bene anche perchè la prostagonista, pur con tutte le vicissitudini di cui è stata vittima, non è proprio il colmo della simpatia.
Tanta azione, tanti personaggi stereotipati accanto ad altri anacronistici per l’epoca trattata, qualche ammiccamento al lettore e una spruzzata di contestualizzazione storica molto approfondita “giusto per” che però non dispiace. Il ritmo è incalzante e anche a causa del dipanarsi di più storie parallele Vae Victis! si segue con piacere e interesse, tanto più che c’è anche qualche minimo tocco di continuity a collegare i volumi. È un’ottima cosa che si possa leggere a blocchi di 4 episodi per volta.
Mitton non è un genio, ma la cura attentissima che dedica ad alcuni dettagli e soprattutto alle scene di massa e alle ambientazioni gli valgono almeno il rispetto dovuto ai professionisti più seri. Che gli scappino delle semplificazioni anatomiche nelle figure di secondo piano mi pare fisiologico e per nulla grave visti anche i suoi ritmi serrati di lavoro.
Con tutto il ben di dio che esce in Francia forse Historica avrebbe potuto scegliere qualche fumetto più autoriale al posto di Vae Victis! (anche per uniformarsi al resto della collana, che occasionalmente ha invece peccato di velleitarismo) ma non rimpiango affatto i miei 13 euro e anzi, nonostante con questo volume il primo lungo ciclo della saga sia concluso, spero di vederne il seguito.
Tanto più che, almeno finora, sulle sue pagine non si sono visti aerei della Seconda Guerra Mondiale.