sabato 3 ottobre 2015

Altro esordio eccellente su Linus

E oltre ai contributi che avevo già segnalato in un altro numero compariva anche una lettera di Filippo Scozzari.
Anche volendo considerare l'inevitabile ritardo dovuto ai tempi di realizzazione della striscia, alla sua scelta da parte della redazione e ai tempi di stampa, mi pare che nel maggio 1966 (questa la data di uscita di Linus 14) Mattioli fosse già professionista, indicando le sue biografie ufficiali collaborazioni con Il Vittorioso già nel 1965.

martedì 29 settembre 2015

Alix 3: Il Principe del Nilo

Anche questa terza uscita di Alix si rivela pienamente soddisfacente. Di un anno precedente a Il Figlio di Spartaco (o almeno così viene riportato nel colophon), ne anticipa solo in parte la brutalità mentre ne condivide l’originalità dello spunto di partenza, imbastendo forse una trama ancora più interessante.
Enak viene invitato in Egitto per raccogliere nientemeno che la sua eredità di futuro faraone della regione di Sakhara! In realtà si tratta di una macchinazione per coinvolgere Alix nell’assassinio di Cesare, anche stavolta rivelato troppo in anticipo per i miei gusti.
Il Principe del Nilo parte un po’ in sordina, ma dopo la prima quindicina di tavole decolla. Oltre alla vicenda in sé si fanno apprezzare due personaggi molto ben caratterizzati, una principessa egizia assai volitiva e un pittoresco predicatore che controlla la fauna autoctona.
È anche vero che l’indistruttibile Alix torna in piene forze senza colpo ferire dopo frustate e pestaggi furibondi ma le storie degli eroi sono divertenti anche per questo.
A questo punto credo che l’alta qualità della serie sia indiscutibile, almeno nel lasso di tempo coperto dagli episodi presentati finora.
Mi rimane qualche dubbio sul giorno effettivo di uscita: il primo l’ho trovato di mercoledì, il secondo di giovedì e questo oggi che è martedì.

domenica 27 settembre 2015

Moebius spiegato ai ragazzini

Si è da poco conclusa sulle pagine de Il Giornalino la pubblicazione della serie Underworld ad opera di Silvio Boselli. I testi sono ovviamente indirizzati ad un target troppo definito per poter accendere entusiasmi nei lettori adulti navigati (ma non mancano gradite sorprese) mentre per quel che riguarda i bei disegni mi è parso di riscontrare la precisa volontà dell'autore di introdurre i giovani lettori all'universo grafico e alle suggestioni di Moebius, rielaborandone diversi elementi tratti dalle opere più varie. Certe architetture urbane mi hanno ricordato addirittura The Long Tomorrow. Peccato che la qualità di stampa non abbia reso del tutto giustizia alla perizia di Boselli.
Comunque, giudicate voi:
Non viene citato solo Moebius, in effetti

giovedì 24 settembre 2015

Alix 2: Il Figlio di Spartaco

Altro che fumetto “per ragazzi”: questa seconda uscita di Alix si apre con un’orgia e nel corso della vicenda non mancheranno meretrici, mutilazioni e nudità varie. D’altronde Il Figlio di Spartaco risale al 1975 ed evidentemente il vento di rinnovamento ed emancipazione del fumetto europeo aveva raggiunto anche questa serie classica.
Al di là di questo la storia conferma le ottime impressioni che ho avuto dalla lettura del primo volume: stavolta Alix si trova coinvolto in una strana vicenda per cui è spuntato fuori dal nulla un sedicente figlio di Spartaco la cui esistenza potrebbe rappresentare una minaccia per la stabilità del governo romano visto che già si appresta insieme alla madre a sobillare la plebe.
È proprio la madre a chiedere aiuto ad Alix, rappresentato come una sorta di rockstar dell’epoca (basta la striminzita presentazione in seconda pagina a spiegare perché il protagonista è così famoso? Ne dubito), e a coinvolgerlo in un’avventura serrata e appassionante. Senza anticipare troppo, alla base della vicenda c’è un machiavellico complotto i cui componenti sono veramente insospettabili, e per un fumetto di quarant’anni fa mi pare un risultato eccellente. Anche in questo caso la rivelazione del “cattivo” avviene un po’ troppo presto per i miei gusti e il lettore non ha il tempo di divertirsi a elucubrare su chi possa essere, ma è una cosa funzionale allo sviluppo successivo della vicenda.
Piacevolissima conferma di quanto visto la settimana scorsa, quindi, con una certa apprensione per cosa mi aspetterà quando e se verranno pubblicati i primi episodi, che dubito potranno vantare la maturità e la complessità di quanto visto finora. A tal proposito, finora di linea chiara nel lavoro di Jacques Martin ne ho vista ben poca: le anatomia, testoni a parte, sono realistiche, e non mancano tratteggi e campiture nere molto marcate. Probabilmente la fase propriamente ligne claire di Alix è relativa solo ai suoi esordi, come nel caso di Ric Roland. Chi vivrà vedrà. Ammesso che pubblichino anche i primi episodi, visto che in questi volumi finora non c’è uno straccio di piano dell’opera (come nemmeno redazionali più diffusi di una rapidissima panoramica sui personaggi dei singoli episodi, che espone il lettore a un vago rischio di spoiler).
Come curiosità segnalo che oltre a un perdonabile fraintendimento come il precedente Alix-Alex (stavolta Enak-Enok) c’è una strana nota a pagina 24 che mi ha ricordato i gloriosi tempi della Planeta DeAgostini:

mercoledì 23 settembre 2015

Il Morto 1: La Clinica delle Menti Perdute


Insieme alla notizia della continuazione della ristampa di Linus sabato scorso ho avuto un’altra gradita sorpresa dall’edicola di Turriaco: è stato ridistribuito il primo episodio de Il Morto! Alla felicità per essere entrato in possesso delle origini della saga si è aggiunta la comprensione del motivo per cui alcuni, anche tra i frequentatori di questo blog, considerano Il Morto trash.
In effetti i disegni di questo primo episodio non sono ai livelli di quelli successivi. Attribuita al solo “Studio Telloli”, la parte grafica è grezza, talvolta poco attenta alle anatomie, quasi del tutto inespressiva e inchiostrata in maniera monocorde.
Si intuisce che la storia sarà molto accattivante, e in effetti cattura sin dall’inizio con un’ambientazione ispirata a Qualcuno volò sul nido del cuculo, ma è ancora in fieri e mi sembra che la sceneggiatura non sia ben calibrata, dilungandosi in scene non indispensabili da metà albo in poi e terminando con un finale tronco. È chiaro che Ruvo Giovacca voleva creare delle aspettative nel lettore ma non so quanto senso ha usare questa tecnica su un periodico che quando va bene esce ogni due mesi.
Insomma, è stato un bene che abbia cominciato a seguire Il Morto solo dal numero 9, perché forse la lettura di questo acerbo numero 1 mi avrebbe fatto desistere dall’acquistare i successivi.
A integrazione dell’episodio de Il Morto questo primo numero, uscito nel maggio del 2010, presenta anche un articolo a firma Ruvo Giovacca in merito alla simbologia del teschio nei fumetti, principalmente quelli “neri”, e una storia breve di H. W. Grungle scritta da Giovacca e disegnata (bene) da Rino Aniello. Curiosamente, pur essendo un primo numero non sono presenti né introduzioni né dichiarazioni programmatiche.

lunedì 21 settembre 2015

Considerazioni sparse a seguito della (ri)lettura dei primi numeri di Linus


Dick Tracy è illeggibile, di qualsiasi epoca siano le storie.

Certo: la “poesia”, il “surreale”, ecc. ma non è che Krazy Kat è un po’ sopravvalutato?

Forse Magnus si è ispirato un po’ ad Al Capp per elaborare il suo stile.

Non capisco se Crepax fosse peggio agli esordi, quando ancora dimostrava un certo impegno, o nella maturità.

Per la redazione di Linus non esistevano operai e contadini, o non sapevano leggere (o se sapevano leggere si dava per scontato non leggessero Linus).

il numero di lettori che risposero al primo sondaggio di Linus probabilmente è superiore a quello di quanti oggigiorno seguirebbero una rivista del genere.

In redazione non sapevano che “billions” si traduce con miliardi e non “bilioni” (o meglio, lo sapevano ma preferivano comunque tradurlo così).

Non avrei mai immaginato che il Flash Gordon di Raymond fosse stato oggetto di critiche e contestazioni!

Anche in epoca pre-informatica di controlli più scrupolosi si potevano verificare errori e refusi, come segnalato autoironicamente dai “no-prize” (ma qui di premi ne davano eccome) ai lettori che li trovavano. Da notare anche la presenza di sottolineature laddove andava il corsivo (sistema per indicare al tipografo quale carattere adottare prima dell’introduzione degli word processor).

I modi di dire e le frasi idiomatiche sono veramente una tragedia da tradurre da una lingua all’altra.

Girighiz è (poco meno di) un capolavoro. Adesso mi è venuta voglia di recuperare altro di Lunari, maledizione…

Barnaby sarà pure disegnato al risparmio ma è delizioso.

Il termine “fumetto d’Autore” (o meglio, io ricordavo “d’elite”), la cui contrapposizione con quello popolare ritengo da anni essere un falso storico generato a beneficio del secondo, non sembra essere stato coniato da Linus, non in questi primi numeri, almeno (urgono approfondimenti).