sabato 24 ottobre 2015

Morgan Lost non ha inventato nulla.

Come abbiamo visto una delle caratteristiche del nuovo bonelliano Morgan Lost è l'uso della bicromia, per cui le tavole abbondano di rosso. Agli inizi del 2015, però, una scelta estetica di questo tipo è già stata intrapresa dal bimestrale Trieste Rosso Sangue, serie a fumetti di cui è uscito da poco il quarto numero e che dubito abbia travalicato i confini isontini.
Nel caso di Trieste Rosso Sangue, però, mi sembra che l'uso del rosso sia stato caratterizzato da un maggior criterio rispetto a quanto visto nella serie di Chiaverotti:
La serie è edita da Hammerle Editori e Stampatori ed è realizzata a cura di uno studio di autori che ruotano attorno al fumettista Zivorad "Zico" Misic, su cui eventualmente mi riservo di tornare in futuro.

mercoledì 21 ottobre 2015

Great Pacific volume 1: Rifiuti!

Dopo mesi dalla sua uscita e dopo averlo lasciato decantare per una settimana ho letto il primo volume di Great Pacific. Il soggetto è molto originale e interessante: il ricchissimo rampollo di una famiglia di petrolieri si finge morto e va a vivere sulla “Grande Chiazza”, un intero continente fatto di rifiuti tenuti insieme dalle correnti del Pacifico, per continuare indisturbato i suoi esperimenti su HERO, un sistema con cui trasformare la plastica per riciclarla.
Joe Harris non è Warren Ellis ma le basi scientifiche del suo soggetto sembrano ben documentate e sa renderle affascinanti. Il tocco di classe, comunque, è la trovata di far autonominare il protagonista Chas Worthington governatore dello stato del New Texas, come lui stesso ha ribattezzato la Grande Chiazza.
Il primo capitolo è un po’ farraginoso nonostante Harris ci tenga afar vedere quanto è bravo a scrivere dialoghi cool, ma con l’avanzare degli episodi la storia diventerà più fluida e frenetica. Pure troppo, perché a integrare questa vicenda di idrocarburi, ecologia e fantapolitica arrivano dei pittoreschi polinesiani, un kraken mutante innamorato (!), una affascinante pilota d’aereo, dei pirati più pittoreschi dei polinesiani, delle bombe atomiche inesplose e il belligerante esercito degli Stati Uniti. E alla fine la pistola HERO praticamente dona dei superpoteri a Chas. Un po’ troppa carne al fuoco, e di grana assai grossa, per gridare al capolavoro, e comunque questo primo volume sembra essere più che altro un’introduzione a una saga che sarà piuttosto articolata.
Ai disegni Martin Morazzo mi ha fatto inizialmente una buona impressione: il suo tratto molto stilizzato poteva ricordare Scott Kolins o altri disegnatori dallo stile molto pulito, ma alla prova dei fatti gli ho riscontrato vari difettucci, niente comunque che non sia destinato a sparire col tempo e il lavoro (mani e volti non sempre precisi, qualche sproporzione, certe asimmetrie, ecc.).
Vedremo come evolve – mi sono già fatto mettere da parte il secondo volume.

lunedì 19 ottobre 2015

Occhio per occhio, Marvel per Bonelli



Su Linus 16 del luglio 1966, l’ultimo ristampato da Repubblica, compare un articolo sui comic book della Marvel a firma Paolo Sala e (nientemeno) Alfredo Castelli.
Il prospetto riassuntivo delle varie serie Marvel non contiene dei dati propriamente esatti:

Daredevil possiede poteri telepatici?! Spiderman ha ottenuto i suoi poteri con una trasfusione di sangue?!
Cinquant’anni fa quei supereroi e gruppi Marvel avevano da poco abbandonato la loro prima infanzia, essendo nati tra il 1962 e il 1964, e notizie che oggi sono scontate non potevano esserlo all’epoca, quando oltretutto non era così facile ottenere informazioni di prima mano ed era impossibile essere aggiornati in tempo reale.
L’articolo di Castelli e Sala, in cui le imprecisioni erano più che giustificate per questi motivi (in un'altra parte del pezzo si segnalano Magneto e il Dottor Stromm – chiunque esso sia – come nemici dei Fantastic Four), me ne ha ricordato un altro apparso sul numero 37 della rivista francese Bodöi, uscito a gennaio del 2001.
Quel numero conteneva un dossier dedicato al fumetto italiano e al suo temuto influsso sul mercato francese visto che all’epoca il gruppo Rizzoli aveva appena acquistato Flammarion che a sua volta stava acquisendo Casterman. Tra interviste, contributi di vari autori franco-belgi e articoli da cui traspariva l’adorabile sciovinismo dei cugini d’Oltralpe figuravano anche dei trafiletti in cui venivano riassunte le caratteristiche delle serie Bonelli che non erano state approfondite altrove.
Pur tra citazioni esatte che dimostrano la conoscenza dei personaggi trattati (e forse – FORSE – un accenno di gradimento per Napoleone), ecco le perle che sono riusciti a inanellare gli autori del dossier in piena epoca di internet e senza un oceano di distanza tra loro e l’oggetto dell’analisi:

La mia preferita è lo Zagor amazzonico che si batte contro il diavolo.

sabato 17 ottobre 2015

Morgan Lost 1: L'uomo dell'ultima notte

Non sono un grande lettore di fumetti Bonelli ma questo Morgan Lost mi ha incuriosito. Sarà perché sembra tutto fuorché un fumetto Bonelli: la bella copertina minimalista con le foto segnaletiche è più vicina allo stile delle riviste di controcultura anni ’70 che a una copertina di Tex.
La trama e l’ambientazione sono piuttosto originali: in una ucronia in cui Albert Einstein è uno scrittore di fantascienza e non un Fisico i serial killer sono delle celebrità televisive ancor più dei loro cacciatori, professione a cui si è convertito il protagonista dopo il traumatico rapimento e la conseguente tortura ai danni suoi e della sua fidanzata Lisbeth, fidanzata che ha trovato la morte tra le mani dei due adoratori di Seth che come parte del rito le hanno tatuato una sorta di maschera rituale.
I due folli sono riusciti a tatuare lo stesso simbolo anche sul volto di Morgan Lost (che nella sua vita prima del trauma era gestore di un cinema per intenditori) ma il suo sacrificio al dio Seth è stato interrotto dall’arrivo della polizia. Poiché un serial killer sta agendo riprendendo il modus operandi dei due pazzi che gli hanno rovinato la vita, Morgan si sente particolarmente coinvolto da questo caso.
La serie è ambientata negli anni ’50 di questa realtà alternativa, in una metropoli ribattezzata New Heliopolis da un sindaco pazzo ed egittofilo, dietro cui non è però difficile intravedere New York, benché le transazioni economiche avvengano tramite «eurodollari». In questo universo parallelo l’evoluzione tecnologica ha avuto sviluppi differenti dal nostro (ad esempio esistono già telefoni cellulari e centrali atomiche) e anche la società è inevitabilmente diversa, con una burocrazia pervasiva e giornate lavorative di 14 ore. Ti credo che poi la gente va fuori di testa e ammazza chi capita sotto tiro.
Questo primo episodio è traboccante di citazioni cinefile e non (Morgan Lost praticamente vive al Museo del Cinema di Torino) e se ho ben capito la serie si occuperà di volta in volta di un serial killer in particolare, alcuni sono già stati introdotti adesso, portando però avanti anche una trama principale che rivelerà dettagli sul passato dell’eroe.
L’uomo dell’ultima notte non ha quel ritmo indemoniato e quell’azione che mi aspettavo. La cadenza della vicenda è sincopata e resa frammentaria da flashback e sequenze oniriche anche di brevissima durata, che creano degli inevitabili rallentamenti nella lettura. Il che è comunque inevitabile visto che Chiaverotti doveva introdurre un sacco di informazioni sull’ambientazione e sui personaggi e non poteva certo farlo con inseguimenti e pestaggi. Oltretutto questo esordio è solo il «primo tempo», come suggestivamente indicato in calce all’ultima pagina, di una storia che immagino si concluderà nel prossimo numero. Ignoro se sia una prassi comune o una novità per la Bonelli contemporanea, di sicuro certe vestigia dello stile classico di via Buonarroti sono ancora molto presenti: il peggiore insulto che si sente, oltretutto da un criminale a dei poliziotti, è «cornacchie» e a pagina 27 lo sceneggiatore sfodera un gioiellino di demodé: «Senza i manicaretti non te lo impalmi un mammalucco».
Michele Rubini svolge un buon lavoro ai disegni, che diventa ottimo nella sequenza del cartone animato in cui ho ravvisato, ma forse è solo un caso, delle influenze nientemeno che di Domingo Mandrafina. Esteticamente Morgan Lost presenta una soluzione originale per cui le tavole sono rese con una mezzatinta integrata da dettagli colorati di rosso. Il criterio con cui è stato scelto di evidenziare certi particolari mi è sfuggito, ma non si tratta di un vezzo gratuito visto che riflette la particolare forma di daltonismo di cui soffre il protagonista.
Purtroppo tanta ricercatezza non è supportata da una qualità di stampa adeguata. Anzi, persino l’introduzione di Chiaverotti sembra essere il tabulato prodotto da una vecchia stampante ad aghi. In ogni caso i suoi 3,50€ mi pare che li valga tutti, vediamo come prosegue.