Ahinoi, questo è solo il primo volume della serie (non mi sembra che su Anteprima fosse stato pubblicizzato così) e la storia termina con la frettolosa ascesa di Faith nel mondo dell’arte dopo aver apparentemente venduto l’anima ai suoi due mecenati, snobbando gli amici sopravvissuti della sua vita precedente.
Pur con il suo alone di mistero, la storia imbastita da Azzarello è più lineare e facilmente decrittabile di altre sue opere come il recente Batman Dannato ma se la sua idea era quella di fare una parabola sulla “maledizione” necessaria per raggiungere il successo credo che si sia dilungato troppo. Inoltre come sempre accade con opere statunitensi pubblicizzate come estreme ed eccessive, per il pubblico europeo c’è ben poco di esplicito se non nell’ultimo dei sei capitoli di cui è composta questa prima parte. E comunque anche quel poco è vanificato dal lavoro di Maria Llovet.
All’inizio il suo stile di disegno promette quasi bene nonostante l’evidente rapidità e imprecisione nell’esecuzione. Ha quasi una sua eleganza. Ma alla lunga, anzi abbastanza rapidamente, si rivela appunto solo affrettato e impreciso: ho visto e fatto visualizzazioni pubblicitarie molto più curate della maggior parte di queste vignette. Con la scusa del lavoro artsy la Llovet può tranquillamente dimenticarsi di disegnare la stanghetta di un paio di occhiali e tratteggiare appena gli sfondi o l’interno di una limousine. E poi le sue donne sono tutte uguali, distinguibili solo per il colore dei capelli, il numero e la posizione dei piercing o l’abbigliamento. E, per quanto sia paradossale per una storia intrisa di erotismo, i personaggi sono inespressivi e le tavole maledettamente fredde. Ed è un peccato, perché in mano a un disegnatore più abile certe rare scenette umoristiche sarebbero state veramente divertenti.
Se non ci fosse stato il nome di Azzarello non lo avrei nemmeno considerato, e avrei fatto benissimo.
Copertine originali di Paul Pope, come se fosse chissà quale valore aggiunto.




