giovedì 2 settembre 2021

Ancora poche ore a PlayModena 2021

 

DOMANI 3 SETTEMBRE: AL VIA IL FESTIVAL DEL GIOCO ORGANIZZATO DA MODENAFIERE

Play, tre giorni di divertimento

In programma anche eventi di approfondimento e riflessione: oltre al convegno dedicato al rapporto tra storia e giochi a essa ispirati, spazio alla presentazione delle tecniche di scrittura dei librigame assieme a Mauro Longo e Francesco Di Lazzaro. Di scena anche il Tournament Day e l’Asta Tosta.

 

Inizio davvero al fulmicotone per la dodicesima edizione di Play - Festival del Gioco che, da domani venerdì 3, a domenica 5 settembre, animerà i padiglioni del quartiere fieristico con tantissimi eventi legati al mondo del gaming in tutte le sue forme: dai giochi di ruolo a quelli da tavolo, dalle miniature alle carte, coinvolgendo oltre cento espositori e decine di associazioni. Per tre giorni Modena diventerà la capitale italiana del mondo ludico grazie ad un Festival  - organizzato da ModenaFiere - unico nel suo genere che unisce tutte le anime di questo effervescente e dinamico settore che riesce a coinvolgere tutti, dai bambini, agli adulti senza limiti di età. Un’edizione che strizza l’occhio alla storia analizzando il rapporto, molto stretto, che esiste con il mondo ludico e che ha scelto di issare sul pennone più alto del festival la bandiera con la parola Rivincita: per sottolineare che è l’edizione che ci porta fuori dal guado dopo lo stop della scorso anno dovuto al Covid e ricordare, attraverso proposte ludiche a loro dedicate, personaggi come Dante, Napoleone e Martin Lutero che hanno lasciato segni indelebili nella storia dell’umanità nonostante nell’epoca in cui sono vissuti siano risultati degli sconfitti. “Tutto sarà gestito con grande rigore per assicurare il rispetto alle regole legate alla sicurezza anti contagio– sottolineano gli organizzatori –  I grandi spazi a disposizione hanno comunque di allestire diverse centinaia di tavoli da gioco garantendo il distanziamento necessari. Da ricordare che il biglietto deve necessariamente acquistato on line.”

 


Tra gli eventi della prima giornata e che si affiancano alle dimostrazioni, ai tornei e alla mostra mercato sempre attivi per tutta la durata della manifestazione, un ruolo importante lo ricopre la parte dedicata ai convegni e ai workshop tematici: momenti molto attesi dagli appassionati in quanto rappresentano occasioni di confronto e approfondimento non sempre facili da trovare nel corso dell’anno nel panorama nazionale. Venerdì 3 settembre alle 10, in Sala 100, troviamo l’appuntamento con “La storia in gioco”, uno dei temi principali di questa dodicesima edizione di Play. Il convegno coinvolgerà nomi di rilievo quali Marcello Ravveduto, docente di Digital Public History presso le Università di Salerno e Modena e Reggio Emilia, il direttore della Domus Mazziniana Pietro Finelli, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Storico della Resistenza di Lucca, e Renzo Repetti, professore di Storia Moderna presso l’Università di Genova, che condurrà il dibattito. Assieme a loro tanti creatori di giochi da tavolo e urban games che illustreranno le loro idee.

 

Altro incontro atteso è quello con Mauro Longo e Francesco Di Lazzaro, autori di librigame di successo: alle 12, in Sala Moreno, terranno un incontro per parlare di tecniche di scrittura e alle 14 condurranno un vero e proprio laboratorio creativo incontrando coloro che si stanno cimentando della stesura di testi di questo genere, in modo da proporre suggerimenti, correttivi e consigli. Temi di appuntamenti del venerdì sono anche un incontro sul rapporto tra la gamification e l’educazione condotto da Filippo Maria Vincenzi, presidente di Area Games (ore 17, Sala 100), un evento per gli appassionati di “Codex Venator” (ore 15, Sala 100), la presentazione del progetto "Ti aspetto fuori... dal labirinto" con un videogioco legato all’orientamento scolastico (ore 16, Sala Moreno) e un incontro promosso dalla Federludo per aiutare le associazioni a organizzare eventi in sicurezza (ore 11.30, padiglione B).

 

In parallelo, come da tradizione, i visitatori potranno in qualsiasi momento sceglierequale gioco provare o partecipare ad uno dei tornei in programma. Grazie al Tournament Day, con ritrovo alle 9.30 in Sala 400, sarà, ad esempio, possibile sfidarsi per l’intera giornata con l’obiettivo di vincere una parte del montepremi da 500 euro in buoni acquisto che verrà messo in palio per l’occasione. Riconoscimenti in palio anche per il primo dei tornei della Ghenos League (ore 10,30, padiglione B) con la sfida inerente al gioco da tavolo “Schyte”. Tra le dimostrazioni specifiche del giorno, molte abbracciano il tema storico: è possibile provare “Eretz Israel” pensato sulla costituzione dello Stato di Israele (ore 15, Balconata Sala 100), andare con Dante Alighieri, nel 700esimo anno dalla scomparsa, a conoscere Paolo e Francesca all’Inferno con “In luogo d’ogne luce muto” (ore 16, padiglione A), tornare ai tempi della Resistenza con la “Repubblica ribelle” di Montefiorino (ore 15, Balconata Sala 100) oppure rivivere i moti di “Stonewall” del 1969 legati all’affermazione dei diritti LGBT (ore 15, Balconata Sala 100).

 

Il primo atteso appuntamento per gli amanti di “Dungeons & Dragons” è rappresentato dalle sessioni da 90 minuti che nell’arco della giornata verranno organizzate al Padiglione A da “Atlas Project”, con un’avventura per la quinta edizione del gioco. Sempre qui si può giocare per tutta la giornata  a “Coriolis - Gravità zero” e a “Broken Compass” dedicato agli avventurieri in cerca di tesori nascosti.

 

La Fiera di Viale Virgilio resterà aperta domani dalle 9 alle 20. C’è però una “postilla” in programma alla sera in via Paltrinieri 80 a Modena: alle 21.30 è fissata l’“Asta Tosta”, evento in cui le persone potranno mettere i propri giochi all’incanto e ognuno potrà accaparrarseli alla migliore offerta.

 

La manifestazione è organizzata da ModenaFiere, in collaborazione con Ludo Labo e il supporto di Tre Emme, La Tana dei Goblin e La Gilda del Grifone. Il programma completo è disponibile sul sito web della manifestazione www.play-modena.it.

martedì 31 agosto 2021

PlayModena 2021

 

DAL 3 AL 5 SETTEMBRE AL QUARTIERE FIERISTICO DI MODENA

Play, il Festival del Gioco ha la sua “Rivincita!”

Il filo rosso dell’edizione 2021, che arriva dopo un anno di stop, è quello del ruolo degli eventi storici come fonte di ispirazione di proposte ludiche. Confermato un ampio e ricco cartellone di tornei, demo e seminari, l’ospite d’onore è il “guru” americano Cole Wehrle.

 

 


Play - Festival del Gioco
torna in grande stile e per tre giorni trasforma Modena nella capitale del gioco. Grazie a una delle manifestazione più attese e frequentate dell’anno, in grado di richiamare un pubblico di grandi appassionati o semplici curiosi provenienti da tutta Italia, ancora una volta sarà possibile scoprire il meglio dei giochi di ruolo, da tavolo, miniature e carte, coinvolgendo oltre cento associazioni e decine di espositori, in un fitto calendario ricco di tornei, demo, convegni e workshop, con anche una mostra mercato che da sola sa catturare le attenzioni dei cultori del settore. Play - Festival del Gioco dal 3 al 5 settembre sarà ospitato presso il quartiere fieristico di Modena, in viale Virgilio.

 

La parola d’ordine dell’edizione 2021 sarà “Rivincita!”: il termine evidenzia da un lato la grande voglia di tornare alla normalità dopo la pandemia, dall'altro sottolinea, in modo simpatico e leggero quel momento noto a tutti in cui, a fine match, gli avversari tornano di nuovo amici e lo sconfitto rilancia la sfida sperando di ribaltare il risultato.

 

Il fil rouge del 2021 è rappresentato dalla storia come fonte d’ispirazione del gioco e come strumento di comprensione delle vicende umane: il tema sarà oggetto di un convegno in programma venerdì 3 settembre alle 10 nella Sala 100 a cui parteciperanno anche illustri figure del panorama accademico. Ci sono poi gli anniversari a dettare l’agenda: i 200 anni dalla morte di Napoleone Bonaparte, i 700 dalla scomparsa di Dante Alighieri, il mezzo secolo dalla scomunica di Martin Lutero. Figure di enorme rilievo alle quali anche il mondo ludico ha dedicato grande attenzione sviluppando, nel tempo, diverse proposte di giochi sia da tavolo sia di ruolo.

 

Eventi nell’evento saranno numerosi concorsi di carattere nazionale, tra cui l’assegnazione di premi di particolare caratura come il “Goblin Magnifico” che quest’anno sarà consegnato dal vincitore dell’edizione 2019 Cole Wehrle: l’autore statunitense è infatti l’ospite d’onore di questa manifestazione giunta alla sua 12esima edizione.

 

Per gli appassionati del settore sarà impossibile annoiarsi. Partendo dai giochi di ruolo, il protagonista dell’edizione 2021 di Play sarà il sempreverde “Dungeons & Dragons”, che dal 1974 è considerato quello per antonomasia di questo settore. In particolare, domenica 5 ci sarà la sfida Epic di quattro ore in cui giocatori di tutta Italia cercheranno insieme di sconfiggere il boss finale. Sono invece ben 15 i tornei allestiti nel settore dei giochi da tavolo, comprensivi della finale nazionale di “Carcassonne” (dedicato alla fortificazione dell’omonima città francese) e di un Tournament Day in cui è in palio un montepremi da 500 euro in buoni acquisto per i migliori contendenti.

 


 

Ci sono poi i giochi dal vivo, in cui gli utenti si immergeranno direttamente in uno scenario e saranno loro a simulare i personaggi di una storia. A dare una mano per creare il proprio costume da gioco sarà Gabriele Stazi, in arte The Leprechaun, costumista che ha operato per colossal quali il remake di “Ben Hur” e “Pirati dei Caraibi”. Nel settore delle miniature, da segnalare la presenza del primo torneo nazionale di “A song of ice and fire” e il campionato italiano di “Dust 1947”, altro titolo particolarmente gettonato tra gli amanti del settore, inoltre non mancheranno i tantissimi scenari storici o fantastici rigorosamente dipinti a mano. Chiudono il quadro le carte da gioco con moltissime novità di mercato e la presentazione del progetto Makeit Deck di Makeitmodena, la palestra digitale promossa dal Comune di Modena, e i videogames, con la presentazione del progetto "LU.ME. Lucca Metalmeccanica" che trasforma l’orientamento scolastico in una vera e propria avventura.

 

Insomma, gli ingredienti per entrare, sedersi e giocare, come da tradizione di Play ci sono, ancora una volta tutti.

“La voglia di divertirsi e di ritrovarsi è quella di sempre – sottolineano gli organizzatori – ma abbiamo dovuto introdurre alcune regole nuove per assicurare contemporaneamente il massimo divertimento e la piena sicurezza degli ospiti. Oltre al numero contingentato degli accessi, l’elemento di maggiore novità è stato quello della vendita dei biglietti solo on line. Un vincolo che però abbiamo trasformato in un’opportunità creando offerte mirate e limitate nel tempo che hanno privilegiato i primi arrivati”.

 

Per accedere a Play, oltre al biglietto acquistato online, servirà anche il Green Pass come da normativa nazionale. “Gli ampi spazi interni ed esterni del polo fieristico di via Virgilio - concludono gli organizzatori - ci permettono da un lato di ottemperare alla regole, dall’altro di poter dislocare negli spazi richiesti tutte le iniziative del cartellone. Play è di fatto la prima manifestazione internazionale a ripartire dopo la pandemia nel settore del gioco: siamo sicuri che gli appassionati sapranno ritrovare anche nel 2021 tutti i tratti caratterizzanti dei successi degli anni passati”.

 

La manifestazione è organizzata da ModenaFiere, in collaborazione con Ludo Labo, il supporto di Tre Emme, La Tana dei Goblin e La Gilda del Grifone oltre al patrocinio del Comune di Modena e UniMoRe

 

Il programma completo e tutti i dettagli sui singoli eventi sono disponibili sul sito web della manifestazione www.play-modena.it.

lunedì 30 agosto 2021

100 Volte - La vignetta più copiata del mondo

Simpatico libricino curato da Bernard Joubert, che i più attempati ricorderanno come corrispondente francese di Blue, da celebrazione del disegnatore Paul Cuvelier finisce per diventare anche e soprattutto un omaggio ai pornetti italiani.

Le cento volte del titolo sono un’esagerazione, cioè Joubert chiarisce che le testimonianze provate di plagio (qui riprodotte) sono oltre quaranta, ma con ogni probabilità la donnina che compare in quel fatidico disegno di Epoxy sarà stata ricalcata in centinaia e centinaia di altri lavori non identificati. Forse è un bene che le “citazioni” siano meno di 100, perché già così sfogliare le pagine con la stessa figura di base ha un che di ipnotico. La carrellata riguarda principalmente i pornetti di Cavedon e Barbieri che tramite l’Elvifrance raggiunsero anche la Francia incontrando grande successo, ma non mancano delle sorprese – che poi conoscendo alcuni dei soggetti coinvolti non sono tanto delle sorprese.

Purtroppo il formato della collana ha costretto testi e disegni a essere orientati orizzontalmente (il saggio si sfoglia insomma come i recenti exploit della Cosmo) e date le piccole dimensioni la lettura non è molto agevole. Tra i tanti furbastri si segnala soprattutto Frank Verola, vera fotocopiatrice vivente di Cuvelier. Come in un involontario musical, Joubert mi fa sospirare l’apparizione della star principale, ovvero il re dei ricalcatori Giovanni Romanini, che però non poteva certo mancare ma che vedremo solo alle pagine 76 (insieme a Bianchini) e 78 delle 112 di cui si compone il volumetto.

Accennavo a delle sorprese: se Enric Badia Romero era prevedibile (e recidivo: riprende la stessa vignetta almeno due volte), possiamo ammirare una rara immagine del Vicente Segrelles “porno” di cui avevo trovato solo vaghe tracce nei saggi del Mencaroni. In Francia tal Cathy “omaggiò” Cuvelier sin dall’immagine che elaborò per il frontespizio di Charlie. Viene anche riproposta una vignetta con cui Christian Staebler rende esplicito il plagio omaggiando questa e le altre figure femminili che furono scippate a Cuvelier. Viene presentata anche una rara immagine del grande Marco Scalia, poi transitato su Alter e Corto Maltese con lavori di ben altro spessore. Anche di Paolo Telloli viene presentata una vignetta, senza però citare Il Morto nella sua scheda.

Al di là del ricco apparato iconografico, 100 Volte si segnala per la ricostruzione storica e, nella postfazione di Laura Scarpa, per l’approfondito ricordo di Cuvelier. Oltretutto questa postfazione è arricchita dai gustosi omaggi realizzati appositamente da Liberatore e Manara, anche se di quest’ultimo si intravede una vignetta che probabilmente testimonia un furtarello di cui anche lui si rese responsabile a suo tempo.

Purtroppo il volumetto presenta parecchi errori e imprecisioni nelle biografie degli autori, probabili strascichi non corretti dell’edizione francese: posso capire che Lo Sceriffo Pat non sia il fumetto più noto di Segrelles (e gli venga quindi attribuita solo la paternità delle copertine) ma si sarebbero dovuti correggere quegli errori che a un lettore italiano abituato ai “talking heads” paiono evidenti. Potrebbe anche darsi che Marco Bianchini sia un disegnatore fisso di Tex, ma Esteban Maroto non ha disegnato solo un numero di Brendon e di certo Giuseppe Montanari non cominciò a disegnare Dylan Dog nel 1979!

La versione originale (in un altro formato e scevra da errori) è ordinabile all'indirizzo info@lacryptetonique.com

sabato 28 agosto 2021

Dad

Fumetto muto realizzato interamente in arancione, Dad non racconta propriamente una storia ma più che altro descrive una situazione e le sensazioni che suscita, fino al raggiungimento finale di una amara consapevolezza.

La protagonista vive ogni giornata a velocità accelerata perché non vede l’ora di andare all’appuntamento con… un’assenza. Mi tocca essere criptico per evitare di anticipare troppo, anche se già il riassunto in quarta di copertina rovina l’atmosfera. Basti aggiungere che il titolo non rimanda alla Didattica A Distanza ma (come intuibile dal disegno in copertina) al termine inglese per papà.

A livello emotivo si può essere coinvolti e anche commuoversi per questa prova, a livello razionale viene da chiedersi perché non togliere qualche tavola per evitare ripetizioni (anche se certe scene sono divertenti) o, meglio ancora, perché non sviluppare ulteriormente il fumetto con qualche dettaglio aggiuntivo e approfondire i personaggi. Ma d’altra parte il formato della collana Finestrini di MalEdizioni questo è.

Resta comunque la piacevolezza di una prova molto matura, che al di là del tratto stilizzato presenta delle tavole molto ben organizzate e un uso sapiente dei pieni e dei vuoti. Lisa Lazzaretti è insomma molto brava a raccontare per immagini, e non è (come si usa in altri casi) un eufemismo per dire che non sa disegnare.

giovedì 26 agosto 2021

...Goudard et la Parisienne!

Certo che ne ha fatta di strada Jean-Pierre Gibrat. Questo integrale raccoglie una trilogia che si è sviluppata negli anni ’80, e la qualità del disegno è ancora quella dei suoi primi lavori. La lettura è un po’ spiazzante, per motivi che avrebbero potuto essere spiegati da qualche parte.

Ne La Parisienne la giovane Valerie raggiunge la cugina in un paesino di campagna suscitando le attenzione degli adolescenti locali. È una vicenda prettamente descrittiva, che pur tra siparietti umoristici si concentra su pennellate localistiche relative alle usanze del paesello e ai suoi abitanti a volte un po’ particolari – taluni sono proprio delle macchiette. La trama si sviluppa lietamente senza alcun baricentro a cui dover dare conto, senza misteri da risolvere o conflitti da superare. C’è solo il “caso” di un crocifisso a cui sono state tolte le gambe, che però fornisce solo l’occasione per alcune gag e nessuna indagine, e poi l’attesa per la sagra del paese in cui la storia arriverà al culmine. Jackie Berroyer, che in pratica ha scritto solo questo fumetto, usa doppi sensi e giochi di parole e questo può renderne ostica la godibilità in alcuni punti per un lettore non francofono. Mi pare poi che abbia anche usato un po’ di argot provinciale o forse uno slang tipico degli anni ’80, con espressioni che non mi sembra siano sopravvissute nel francese di oggi. La storia termina con le due cugine che partono per il mare piantando in asso i loro “belli” e lasciando forse intendere che tra di loro c’è una relazione diversa dalla semplice parentela e amicizia (ma potrei essere io ad aver frainteso i dialoghi). Chi diavolo sia questo Goudard, però, non l’ho proprio capito e mi è parso che nel primo dei tre volumi raccolti non comparisse affatto. Sarà stato il cognome di uno dei personaggi maschili…

E invece no: nel secondo episodio l’azione si sposta effettivamente al mare, e dei ragazzi del paesello non rimarrà nemmeno il ricordo. Ma sulla scena comparirà una famigliola di campeggiatori che contempla anche il Goudard del titolo. Sembra insomma che La Parisienne non sia altro che un’introduzione alla vera storia, ma perché presentare uno dei protagonisti solo dal secondo dei tre episodi della serie? Da quanto ho ricostruito grazie a internet, il motivo è che in origine La Parisienne era uno one shot, che poi gli autori hanno voluto far confluire artatamente nella saga di Goudard, una serie che fino ad allora contemplava solo storie brevi apparse su varie riviste, e in cui Gibrat disegnava in un bianco e nero ancora meno presago delle sue piacevolezze future.

Dal punto di vista grafico si avverte un minimo miglioramento del lavoro, che però è ancora caricaturale e poco sciolto. Mi si potrà obiettare che i compagni di rivista di Gibrat a Fluide Glacial avevano praticamente tutti uno stile grottesco, e che quindi fosse un marchio di fabbrica della rivista o una richiesta dell’editore, ma François Boucq (per dire) possedeva già una grande scioltezza e piacevolezza.

Anche in questo secondo episodio Berroyer usa giochi di parole e un umorismo semplice, concentrandosi su piccole pennellate umoristiche di tranches de vie. Qui David Goudard e l’amico con cui è in vacanza tentano vari approcci con Valerie e la cugina, destreggiandosi tra i doveri imposti dalla famiglia oppressiva. Alla fine Valerie rimane incinta!

Col terzo episodio si comincia finalmente a ragionare e Gibrat, che già aveva dato sporadici ma promettenti segnali di maturazione verso la fine dell’episodio precedente, lascia da parte l’inchiostrazione grassa e le derive caricaturali. Il suo stile non è ancora ben definito, ma si nota la ricerca di un maggiore realismo e di una sintesi elegante. In alcuni punti mi ha ricordato Arno.

In questo episodio la storia (dopo la tragicomica rivelazione della gravidanza in casa Goudard) si ricollega al primo e la coppietta torna al paesello visto all’inizio insieme al neonato Robinson. David viene fatto lavorare come apprendista meccanico con la speranza che metta la testa a posto ma anche al paesello continuerà a combinarne delle sue, mentre Valerie subirà gli approcci del suo vecchio amore e non solo. Berroyer continua con il suo stile infarcito di doppi sensi, giochi di parole e umorismo a volte un po’ greve. La tragedia con cui si conclude questa serie/non-serie può essere vista come una cosa veramente drammatica anche per le conseguenze che avrà sulle vite degli altri personaggi oppure come una gustosa sterzata verso lo humour nero.

Mi pare di capire che l’ultimo volume fosse stato serializzato in origine a blocchi di quattro tavole (in totale ne conta 44): questo porta a una certa frammentarietà dovuta alla necessità di creare una gag portante per ogni puntata, e anche a una forzata mancanza di coerenza con temi e personaggi che entrano ed escono di scena a causa della limitatezza dello spazio a disposizione, senza nessun ordito sottostante a cui attenersi. Ma potrei benissimo sbagliarmi. È però vero che Gibrat verso la fine evolve ancora di più, probabilmente proprio grazie a questa serializzazione molto diluita che gli permise di elaborare il suo stile, in cui farà appunto capolino finalmente anche un barlume della sua particolare tecnica di colorazione.

Pur se non manca di una certa godibilità, …Goudard et la Parisienne! è interessante più che altro per ragioni di archeologia gibrattiana, e più in generale fumettistica: non si contano le didascalie con «più tardi», «il giorno dopo», ecc. Un fumetto d’altri tempi.

domenica 22 agosto 2021

Il cugino Bambo! Chi era costui?

Sfogliando il numero 1 di Topolino del 1949 (non l’originale, la ristampa dello Scrigno dei Numeri Uno) mi sono imbattuto in questo curioso proto-Gastone di cui ignoravo l’esistenza:


O era proprio Gastone a cui all’epoca venne dato un altro nome?