domenica 12 maggio 2024

Il Viaggio della Madreperla Prima Parte: Le Isole Sommergibili

Sì, esatto: nessuna novità in fumetteria e quindi ancora una volta mi giunge in soccorso il catalogo dei Fumetti della Ciopi delle edizioni #Logos. A differenza degli altri volumi che ho letto, questo è decisamente più ambizioso e si rivolge a un pubblico un po’ più grandicello. Siamo in un contesto fantasy/fiabesco e l’autore Nicolás Arispe crea un intero universo, per quanto circoscritto, con tanto di mappona dettagliata in prima pagina.

La storia si svolge nell’arcipelago delle Isole Sommergibili, che come dice il nome si inabissano ciclicamente. In concomitanza con la nuova immersione dell’isola in cui vivono, il maiale antropomorfo Lino e l’alberello deambulante Lorenzo, pescatori alle dipendenze di un burbero capitano col volto di teschio, rinvengono nella rete anche un’enorme perla. Lino vorrebbe trarne un bel gruzzolo vendendola, ma un misterioso figuro intabarrato accenna al fatto che la perla in realtà non è ciò che sembra e che bisognerà portarla alla Corte dei Miracoli per sottoporla all’analisi della Signora del Teschio. Lino è assai titubante ma deve sottostare al volere della perla che sembra dotata di una volontà propria o forse segue le direttive di qualche altra entità superiore, tanto che non si sposta se non vuole farsi trasportare ed è in grado di fluttuare nell’aria quando è necessario.

Ad accompagnare Lino e Lorenzo c’è Aurelia, una ragazzina in possesso di un libro magico da cui trarre ogni informazione necessaria: una specie di internet su carta che non funziona se si bagna. Prima tappa: la Palude Malinconica, dove scappano per un pelo ai micidiali kappa, esempio della colonizzazione culturale del Sol Levante persino nella raffinata Francia – ma questi sono diversi dai mostri del folklore giapponese. Giungono alfine alla Corte dei Miracoli dove risiedono maghi, artisti e poeti, e qui vengono messi a conoscenza di una terribile e misteriosa minaccia che incombe sulle loro isole.

I disegni sono molto belli, semplici e caricaturali ma molto espressivi. Soprattutto, sono nobilitati dalla colorazione ad acquerello. Penso che sia proprio acquerello e non qualche diavoleria digitale perché sul tratteggio si vede quella patina opaca che forma l’acquerello una volta asciugato sull’inchiostro di china.

Pur con i vaghi echi tolkieniani inevitabili in un’opera del genere (la Madreperla mi ha ricordato un Palantir) Arispe riesce a inventarsi un contesto e delle situazioni abbastanza originali e interessanti.

Con le sue 72 pagine a 16 euro questo è il volume più conveniente della collezione. Unico difetto: non è autoconclusivo ma la storia continua in altri volumi di cui questo è solo l’antefatto.

giovedì 9 maggio 2024

Gli Albi della Cosmo 107 - I Grandi Maestri 85: Il Procuratore

Stati Uniti, 1901: James Jennings è il procuratore del titolo e come tale deve notificare un’eredità al pugile Henry King e scortarlo a New York dove finalizzeranno le operazioni burocratiche. Ad accompagnarli, il manager intrallazzone e un pugile di colore. Prima sosta dell’itinerario: Bradford, cittadina in fermento per la campagna elettorale del giudice Duel. Qui Jennings preleverebbe un cospicuo anticipo per le spese del viaggio ma la banca locale viene rapinata e così per recuperare i suoi soldi si trova invischiato in una guerra tra vaqueros con banditi e apaches di mezzo. Al gruppetto dei protagonisti si è frattanto aggiunto anche un giornalista locale. Giunti infine nella corrotta New York, King e il suo manager cadranno nelle grinfie dei malfattori che ruotano attorno Wall Street e il Procuratore dovrà nuovamente intervenire per aiutarli, lasciando intravedere elementi del suo passato e forse creando agganci per future avventure.

Sin dall’inizio sfilano tutti gli stereotipi del genere western: le risse, i duelli, il “Doc”, i politicanti, i mandriani, gli indiani, i rivoluzionari (veri o presunti), gli agguati, i pistoleros, gli sceriffi, i saloon… Quello che caratterizza Il Procuratore è un certo realismo storico, che però forse è comune ad altri western moderni (oltre ai menu locali apprendiamo che 20 dollari erano una piccola fortuna a inizio secolo), e soprattutto un forte umorismo che si manifesta anche con frequenti calembour e citazioni di classici del genere e non; a volte si sorride con piacere, altre ci si chiede perché spezzare il ritmo della narrazione con scenette o commenti estemporanei.

Pedro Mauro disegna con uno stile ruspante e schematico che non si perde in fronzoli ma accumula segni e pennellate per dar corpo a personaggi e ambienti.

La serie si compone finora dei tre episodi da 60 pagine l’uno qui raccolti. Si lascia leggere ma non riserva sorprese. In appendice, oltre alle biografie dei due autori, alcuni studi preliminari.

lunedì 6 maggio 2024

Double M 2: Una Valse pour Anaïs

Dopo il primo assaggio ci ho preso gusto. In questo secondo volume Mel viene chiamato a Parigi da Mirabelle con la scusa di offrirgli un lavoro come illustratore.

La storia si basa inizialmente sulle situazioni umoristiche del rozzo e ingenuo montanaro alle prese con la metropoli: per quanto io non sia un esperto, non ho dubbi che la Parigi degli anni ’60 sia stata ricostruita scrupolosamente negli ambienti, negli abiti e nei dettagli più disparati come le auto, i poster, le canzoni… Una goduria per i lettori meno giovani. Ma presto la trama si incanala in una vicenda gialla, con Mel (che scopriamo chiamarsi Melchior) impegnato ad aiutare l’Anaïs del titolo, imbucata a una festa di Mirabelle che sta cercando suo fratello per farlo riconciliare col padre. O così sembra: anche due individui poco raccomandabili, ma assai imbranati, sono sulle tracce del tizio. Il cuore della vicenda è un inseguimento scatenato a cui prende parte anche Mirabelle insieme a un suo patetico spasimante.

La vicenda è però molto più seria di quel che sembra e affonda le radici nell’Algeria fresca di indipendenza. In un susseguirsi di flashback e piani temporali diversi e con un bel cast di personaggi pittoreschi in gioco, Una Valse pour Anaïs appassiona e diverte. E oltre a tirare fuori dal cilindro delle buone idee per risolvere le situazioni in cui mette i suoi eroi, Pascal Roman scrive dei dialoghi spassosi e spumeggianti.

I disegni, per quanto dettagliati, non lasciano invece ancora intravedere la futura maestria di Meynet. Il suo calcare la mano sulla caricatura mi ha addirittura infastidito in certi punti, per quanto sia espressivo e funzionale alla narrazione.

Di sicuro è un bel volume, ma si fa apprezzare di più per i testi che per i disegni.

mercoledì 1 maggio 2024

Méta-baron 7 e 8


A quanto pare il Meta-Barone ha salvato (o salverà?) l’intero universo, ma intanto Tonto ci racconta altri eventi, riandando a 17 anni nel passato – o nel futuro, elaborare una cronologia coerente non è mai stata una priorità delle saghe di Jodorowsky. Apprendiamo quindi dell’esistenza di un figlio del Meta-Barone, Adal, sul pianeta Algoma che cerca di scappare per andare a trovare il suo degno padre su Marmola e quindi guadagnarsi il titolo uccidendolo, come consuetudine della casta di cui si sente degno erede. Sul pianeta incontra Dargona, figlia del regnante locale e dotata di un collegamento speciale con l’epifite. Come intuibile è la figlia del Meta-Barone intravista in fasce alla fine del ciclo precedente: suo padre si chiama Raïmo come il Kamar della saga dell’Incal e io subodoravo la “sorpresa” di scoprire che in realtà fosse il Meta-Barone in incognito, e invece il titolare della serie (che ricompare a sole tre pagine dalla fine del volume – flashback esclusi) è ancora lui ma da tutt’altra parte. E bravo Jerry Frissen!

Dopo il cliffhanger del settimo volume, l’ottavo si apre con lo scontro tra padre e figlio e il riassunto della situazione, mentre su Marmola si avvicina la minaccia di una nave/pianeta/mostro la cui genesi è stata raccontata nell’episodio precedente.

Beninteso, le idee ci sono e sono anche carine ma sono rese con uno stile rapido, dinamico e compiaciuto che non mi pare sia molto congruente con quello di Jodorowsky. Dalla ragionata contemplazione della BéDé si è un po’ passati alla frenetica spettacolarizzazione dei comics. L’incesto sembra una ragazzata da high school e non un crimine contro natura da tragedia greca. E poi il Meta-Barone si vede a malapena – e meglio dimenticarlo in versione scaricatore di porto! E ancora, quando Frissen non sa come uscire da un vicolo cieco ecco che compare qualche stregoneria Techno-Techno dai poteri risolutivi ma di cui curiosamente non si era mai avuta traccia prima! Un po’ come l’epifite con cui Dargona può fare di tutto ma che rimane inerte quando il ritmo narrativo o la ricerca di un effetto a sorpresa lo richiede.

I disegni di Pete Woods sono molto squadrati e un po’ sgraziati. Inoltre non è sempre in grado di mantenere delle fisionomie coerenti da una vignetta all’altra, a volte con esiti che rasentano il ridicolo. Non che sia un cane, ma non lo trovo molto adatto per una serie di matrice franco-belga, che però d’altro canto anche come testi sembrava ormai far l’occhiolino al mondo dei supereroi.

Insomma, questi ultimi due episodi non sono proprio da buttare ma per fortuna la serie è finita! Almeno ufficialmente, perché Frissen si è ritagliato un escamotage per un ulteriore spin-off…

lunedì 29 aprile 2024

Pirata novello!

Sì, indovinato: nessuna novità in fumetteria e quindi ho ripiegato su un altro Fumetto della Ciopi.

Il pirata del titolo è il cinquenne Tommaso che fugge alla custodia della famiglia in partenza per le vacanze e si precipita insieme al suo peluche maiale/pipistrello nel cimitero dove si trova un monumento dedicato ai caduti in mare: da qui parte per un periplo fantastico assieme al redivivo pirata Barbanera. Da alcuni dettagli mi par di capire che l’autore abbia voluto omaggiare (o parodiare) certi aspetti della Bretagna e non escludo che una nave di marmo esista veramente in qualche cimitero della regione.

Pirata novello! è un po’ un omaggio a Peter Pan (e non solo a quello) e soprattutto una vicenda scatenata in cui quasi a ognuna delle sue 30 tavole c’è un elemento fantastico con cui fare i conti, fino al risolutivo finale in cui si rientra nel mondo reale – ammesso che il viaggio sia stato veramente solo immaginario.

I disegni di Lionel Richerand sono stupefacenti: nonostante sia un prodotto destinato all’infanzia è molto probabile l’influsso del fumetto underground classico, quello degli anni ’60-’70 di Crumb, Shelton e Rodriguez: il tratto molto spesso è integrato da una miriade di segnetti e i dettagli si sprecano (è evidente che in origine Richerand ha curato anche il lettering di onomatopee, tombe e insegne dei negozi) quindi a volersi perdere nei particolari non si resterà delusi.

Un bel fumetto jeunesse come solo in Francia sanno farlo: già un paio di tette in copertina (per quanto lignee) sarebbe impensabile altrove.

sabato 27 aprile 2024

Alfredo De La Maria

Era l'eccezionale copertinista delle riviste della Columba. Ma non è stato solo questo e nemmeno "era", perché scopro che è ancora attivo, soprattutto in un settore pittorico molto originale: la celebrazione quasi impressionista dell'automobilismo.