sabato 10 settembre 2011

Nemesis di Mark Millar e Steve McNiven

Il primo episodio/capitolo mi ha catturato abbastanza, ma dal secondo ho cominciato ad avere il sospetto di star leggendo una boiata clamorosa (dai, come si fa a mettere una roba così infantile come l'auto che diventa una moto ipertecnologica? E poi Nemesis dovrebbe morire all'istante strangolato dal suo lunghissimo mantello che si impiglia nella ruota posteriore), sospetto che ha trovato conferma con le sparate assolutamente esagerate e irrealistiche che sono seguite (come si fa, e in pochissimo tempo, a manomettere un utero in modo da "programmarlo" per renderlo inutilizzabile se si tenta un aborto?) fino quasi all'ultima pagina: impossibile programmare un piano del genere con dieci anni d'anticipo!
Inaspettatamente la storia si risolleva sul finale, con la spiegazione delle "vere" origini di Nemesis e con l'idea dell'agenzia che organizza un servizio ai multimiliardari per farli diventare criminali. Ma sono solo due pagine, che secondo me avrebbero dovuto costituire invece il nucleo portante del fumetto. Mah.
Buono McNiven ai disegni, senza inchiostratori (i disegni sono tutte scansioni da matite, giusto?) ne guadagna in leggibilità e mi sembra anche più espressivo. Peccato che i colori di McCaig, così piatti e freddi, lo mortifichino parecchio. Poteva almeno provare a rendere più vivaci le sequenze con l'Air Force One, accidenti.

venerdì 9 settembre 2011

Ma è veramente così difficile ricordarsi di disegnare i baffi?

Qualche giorno fa notavo come Tabary si dimenticasse ogni tanto di disegnare i baffi di Dilat Laraht, ma a quanto pare non è l’unico. Anche negli Stati Uniti succede...


...ma là possono almeno dar la colpa all’inchiostratore.

giovedì 8 settembre 2011

le serie di Wood in Italia - CHINDITS


Chindits (Skorpio 2/04)

Durante la Seconda guerra Mondiale il colonnello Orde Wingate istituisce per la campagna di Burma una forza speciale di soldati, i chindits del titolo, il cui scopo è infiltrarsi nelle retrovie delle linee nemiche giapponesi per provocare scompiglio e rallentarne l’avanzata. Questi soldati sono sottoposti a marce interminabili su un terreno pericoloso e in condizioni igieniche proibitive per portare a compimento le loro missioni.
In questo contesto storico ricostruito con scrupolo, o perlomeno con le giuste pennellate contestualizzanti che danno la piacevole sensazione di leggere un fumetto molto documentato, Robin Wood crea una bella serie con la perfetta alchimia di azione, umanità e ironia.
Come si conviene a una serie bellica corale, i protagonisti sono delineati facendo ampio ricorso a stereotipi già conosciuti e assimilati dal pubblico: in questo caso la figura del sergente di ferro dell’australiano guercio Morgan (forse il personaggio meno delineato, anche a livello grafico) che funge da capo, lo scozzese brontolone e amante del whisky Mac Allister per dare qualche momento di umorismo, l’americano esperto di esplosivi Tex “cow-boy” Hanlin che spesso risolve le situazioni e il capo dei gurkha Ramar Khan per dare un tocco di esotismo.
Nonostante si tratti di una serie di guerra (genere a cui Wood si dedicò con una certa costanza all’inizio della sua carriera ma in Italia si è visto pochissimo di questa produzione) l’ambientazione poco battuta e ben ricostruita, l’originalità e la profondità di alcuni soggetti e la consueta bravura dello sceneggiatore nel delineare i suoi personaggi la elevano nettamente al di sopra dalla media della produzione bellica internazionale, genere in cui inevitabilmente i luoghi comuni e la retorica si sprecano.
Il disegno di Clemente Rezzonico, di cui solo recentemente l’Eura ha pubblicato qualche altro fumetto, fu una sorpresa per i lettori italiani che avessero visto i suoi pessimi saggi solo su Fumo di China 26: rispetto a quegli schizzi veloci e imprecisi Rezzonico esibisce uno stile che riesce a coniugare alcuni elementi di Pratt (le silhouette, i contorni marcati delle figure, gli occhi a capocchia di spillo, certe posture) con i neri fortemente contrastati di Alberto Breccia. E col proseguire della serie il suo stile si affinerà ancora di più divenendo più realistico e immediatamente piacevole. Questo, almeno, è quello che mi sembra di intuire nonostante la pessima resa di stampa di Skorpio.
Insomma, anche se il lettore più filologo avrebbe preferito vedere il Wood classico di Or Grund per avere una panoramica più completa sui Primordiali, Chindits si rivelò una graditissima sorpresa, un recupero veramente lodevole da parte dell’Eura.
In Italia abbiamo visto 33 episodi sui 68 che la serie conta in origine. Wood dovrebbe averne sceneggiati solo 32, quindi se i calcoli sono giusti e le fonti corrette oltre ai suoi tra quelli pubblicati su Skorpio ce n’è un altro di Amezaga o Fernandez o Ferrari.

domenica 4 settembre 2011

Fumettisti d'invenzione! - 23


Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

BIRII BAT (BILLY BAT)
(Giappone 2008, in Weekly Morning, © Naoki Urasawa/Studio Nuts/Takashi Kagasaki, thriller)
Naoki Urasawa e Takashi Nagasaki (T), Naoki Urasawa (D)

In diverse epoche storiche riaffiora il simbolo stilizzato di un pipistrello (che ad alcuni si manifesta anche in forma fisica), depositario di conoscenze misteriose e probabilmente foriero di tragedie imminenti. Nel secondo dopoguerra assume la forma di un fumetto, il Billy Bat del titolo.
Pseudofumettisti: Kinji/Kevin Yamagata, fumettista nippo-americano di seconda generazione, è l’autore di Billy Bat; Chuck Culkin è il suo assistente che ne riprende il personaggio (almeno durante il 1959) e il maestro Zofu è autore di un fumetto precedente a Billy Bat a cui probabilmente Yamagata si è involontariamente ispirato.

Nella serie ci sono altre figure minori degne di segnalazione come ad esempio un giovane capitano d’industria che avrebbe voluto fare il fumettista e un tassista che si rivela inaspettatamente un acutissimo critico di fumetti.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

SINFONIA DA UN MONDO NUOVO
(Italia 2003, in Skorpio, © Eura/Aurea, fantascienza)
Juan Zanotto [Giovanni Zanotto]

Argentina, 2028: un’antica profezia navajo si sta compiendo e il mondo è prossimo alla fine. Un gruppo di persone assai eterogeneo (ci sono due scienziati, dei camionisti, dei galeotti, degli studenti universitari e uno sceriffo) si rifugiano presso una necropoli indiana dove alcuni dei protagonisti riescono ad isolare il gruppo dal resto del mondo tramite un rituale mistico. Terminato il periodo di “quarantena magica” usciranno allo scoperto per esplorare il nuovo mondo che è venuto a crearsi alla fine della nostra epoca.
Pseudofumettisti: All’inizio della storia Juan Zanotto (mai citato per nome, almeno nella versione italiana) compare in prima persona raccontando una vicenda di quando era giovane, che evidentemente gli è servita da base per l’ideazione di questa storia in due volumi. Lo sceriffo indiano che compare nella storia è infatti un omaggio dichiarato a un poliziotto che conobbe in quell’occasione. Un dettaglio del suo racconto si rivelerà poi fondamentale per la risoluzione della vicenda.
Impossibile (e comunque ininfluente ai fini del godimento del fumetto) dire se e quanto Zanotto abbia inventato dell’avventurosa esperienza mistica vissuta in gioventù.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

IZNOGOUD (HARUN EL PUSSAH, v. corpo del testo)
(Francia 1962, in Record, © Dargaud/Glénat/Tabary, comico)
René Goscinny (T), Jean Tabary (D)

Fumetto comico per ragazzi di grande successo. Il Gran Visir Iznogoud è ossessionato dall’idea di diventare «califfo al posto del califfo» e ordisce i piani più assurdi per spodestarlo, piani che gli si ritorcono regolarmente contro. La serie ha generato molti prodotti di merchandising ed è stata trasposta in cartoni animati, videogame e film dal vivo. In origine, sui numeri 1 e 3 della rivista Record, la serie era intitolata al califfo (Les aventures du calife Haroun El Poussah) ma con la constatazione della popolarità del perfido visir la serie gli venne dedicata interamente.
Una situazione analoga, anzi ancora più complicata, si ha avuto in Italia, dove per problemi legati alla comprensione e alla pronuncia dei nomi originali la serie ha avuto vari titoli: Harun El Pussah, Il Califfo & soci, Masì-Mahnò-Mahvà e Ali Satan.
La serie è d’altra parte piena di giochi di parole non sempre facilmente traducibili.

La Machine à remonter le Temps (1965). René Goscinny (T), Jean Tabary (D)

Tabary costruisce una macchina del tempo sperando di risolvere così il suo cronico problema di ritardo nelle consegne ma finisce invece all’epoca di Iznogoud causando un sacco di guai.
La serie di Iznogoud presenta occasionalmente altri riferimenti metafumettistici: ad esempio, a seguito dell’avvicinarsi dell’orda di Gengis Khan un ricco cittadino salva il suo tesoro più prezioso, «l’opera completa di Goscinny illustrata da Tabary»! Tabary però non spiega mai perchè occasionalmente Dilat Laraht/Mustafà/Akrehp Apel, il servitore di Iznogoud, viene ritratto senza baffi...

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

HIGH TIMES INTERVIEWS R. CRUMB (idem)
(Stati Uniti 1977, in High Times, © Robert Crumb, parodia)
Robert Crumb

La rivista liberal High Times intervista un Robert Crumb in ristrettezze economiche, che proprio per questo si è prestato ad essere intervistato dal saccente e strafatto giornalista che lo punzecchia crudelmente. Come al solito, Crumb non fa sconti a nessuno, nemmeno a se stesso.

martedì 30 agosto 2011

La Lega degli Straordinari Primi Personaggi di Lanciostory

Se si trovasse un valido espediente per riunirli nello stesso contesto temporale e spaziale potrebbe venirne fuori un capolavoro.

Forse.