domenica 7 dicembre 2014

Booking

Il discrimine per dare il via libera all'ordine di questo curioso catalogo presso la fumetteria era sapere se veramente costasse solo 4,90€. Si sa che i prodotti della Nuages non brillano per convenienza essendo indirizzati a un pubblico ristretto, e qui si parla di un volume di 48 pagine di grande formato a colori.
Invece il prezzo è proprio quello (cioé meno di quanto spesi per un cataloghino mignon in bianco e nero di Matticchio...) e amen se il catalogo è spillato e la carta non è eccellente. Tanto più che questo formato particolare è stato pensato appositamente così, «in forma di giornale», come corollario alla mostra Booking ospitata a Milano dal 12 al 22 novembre ovviamente presso la galleria Nuages.

Il concept programmatico, affidare a ogni fumettista e illustratore una recensione di una tavola del proprio libro preferito, è palesemente smentito da alcune date di realizzazione prima ancora che da alcune semplici considerazioni anagrafiche (Guido Crepax, tanto per citare solo un esempio, è morto da oltre dieci anni); agli intenditori non sarà poi sfuggito qualche prestito da altre fonti - del contributo di José Muñoz ad esempio ho già parlato in questa occasione.

Al di là della qualità praticamente sempre ottima di tavole e illustrazioni, questo catalogo offre la possibilità di mettere alla prova la propria cultura letteraria cercando di indovinare a quale libro si riferiscano le singole immagini. Confesso che oltre ai casi in cui il rimando è proprio scritto nero su bianco (Zerocalcare, Elfo, Cristina Portolano, Bacilieri, ecc.) ne ho imbroccato uno solo... e oltretutto ho solo visto film, nemmeno letto il libro...

In ordine di apparizione i 45 artisti coinvolti sono:
Emiliano Ponzi
Altan
Paolo Bacilieri
Andrea Bruno
Luca Caimmi
Giorgio Carpinteri
Francesco Cattani
Cemak
Marco Corona
Flavio Costantini
Guido Crepax
Anna Deflorian
Giovanna Durì
Elfo
Folon
Beppe Giacobbe
Massimo Giacon
Gabriella Giandelli
Milton Glaser
Matteo Guarnaccia
Paolo Guidotti
Emanuele Luzzati
Franco Matticchio
Lorenzo Mattotti
Alice Milani
Umberto Mischi
Moebius
José Muñoz
Viola Niccolai
Roberto Perini
Marco Petrella
Giordani Poloni
Cristina Portolano
Hugo Pratt
Andrea Rauch
Guido Scarabottolo
Sempé
Karel Thole
Gianluigi Toccafondo
Roland Topor
Tuono Pettinato
Arianna Vairo
Pia Valentinis
Olimpia Zagnoli
Zerocalcare

venerdì 5 dicembre 2014

Historica 26 - La Grande Guerra: Scontro tra Imperi



Sotto il titolo legittimamente paraculo (visto il centenario) di La Grande Guerra il nuovo numero della collana Historica presenta la serie francese in tre volumi Le Temps du Rêve. È una storia di guerra, ma con molti margini di originalità. Al fronte di Gallipoli, e poi sempre più in profondità nell’Europa continentale, si ritrova lo spaesato Thomas Freeman, uno di quei giovani aborigeni che agli inizi del XX secolo vennero strappati alle loro famiglie per essere “civilizzati” dai coloni inglesi (illuminante in tal senso la puntualissima introduzione di Sergio Brancato, ma se vi interessa l’argomento guardatevi anche il film La Generazione Rubata di Phillip Noyce).
Freeman riesce a sopravvivere alle brutture della guerra grazie al suo contatto con il Tempo del Sogno, il “vero mondo” che secondo gli aborigeni (almeno, quelli della tribù Aranda di cui fa parte) genera il nostro. E sopravvive non solo perché con la valvola di sfogo dello straniamento dall’orrore bellico riesce a non farsene influenzare, ma anche perché i consigli che le sue visioni gli mandano gli salvano la vita in più di un’occasione.
Grazie al suo carisma e al suo valore riuscirà addirittura a convertire ai riti aborigeni gli altri commilitoni sempre più precipitati nella disperazione e nella barbarie.
Come è giusto che sia, e nonostante il canovaccio riportato qui sopra, in La Grande Guerra sono presenti gli inevitabili stereotipi del genere (l’ufficiale incompetente e stronzo, quello anacronisticamente “illuminato”, ecc.) ma viene dato spazio anche allo sviluppo di personaggi secondari che risaltano per la loro complessità e per il percorso di maturazione che compiono. Penso ad esempio al tenente Upfield, ma non solo. Molto buona la parte conclusiva, quando la guerra è ormai finita e i personaggi si trascinano a cercare un loro posto nel mondo: il cinismo e la disperazione, ancora una volta calati in un contesto documentatissimo rievocato alla perfezione, riscattano tutta la sequenza consolatoria new age del finale.
In sostanza si tratta di un trittico appassionante, originale e documentatissimo. Purtroppo l’aspetto grafico non è alla stessa altezza di quello testuale. Olivier Ormière avrebbe (suppongo) anche un tratto piacevole e un buon senso della composizione della tavola, ma le sue doti si intravedono appena sotterrate dall’uso smodato del computer. Imbalsamati in quella resa asettica anche i volti più espressivi sembrano rigidi, così come le scene più movimentate sembrano fermi-immagine. Quando poi un personaggio risulta essere palesemente ricalcato sulle fattezze di Michael Douglas allora mi cadono proprio le braccia. Per non parlare delle scene di massa risolte copiaincollando due o tre figure fino a ottenere una folla legnosa e poco credibile. Disgustoso. I colori dati con l’accetta da Virginie Blancher non aiutano. Per fortuna la nuova grafica scelta dalla Mondadori ci ha offerto una copertina molto più interessante di quelle glaciali pseudo-iperrealiste dei volumi originali.
In definitiva un fumetto quantomeno interessante, con più di uno spunto originale e coinvolgente ma purtroppo penalizzato secondo me da un comparto grafico non all’altezza.

PS: niente marchio di fabbrica della collana Historica, stavolta, ovvero niente balloon invertiti. In compenso a pagina 121 si sono dimenticati il testo di una nuvoletta. Poco male, dallo spazio ridotto si capisce che non c’era molto testo.

giovedì 4 dicembre 2014

Omaggio, scopiazzatura o puro caso?

Pancho Lopez è un fumetto umoristico realizzato nientemeno che da Alberto Breccia (su testi Lepido Frias, ovvero Abel Santa Cruz in incognito) a partire da una canzone popolare. Creato nel 1957 per la testata omonima, è praticamente sconosciuto in Italia. Ad ospitarne una manciata di tavole è stata la gloriosa rivista Sgt. Kirk che lo pubblicava in seconda e terza di copertina al pari degli esemplari rari di fumetto cubano, cecoslovacco, ungherese...
Nell'episodio pubblicato su Sgt. Kirk 46 del novembre-dicembre 1975 ho notato una cosa curiosa:
I cattivi sono una squadra di fratelli identici che si differenziano solo per la statura, e che hanno una madre identica a loro. Inevitabilmente la mia mente è corsa ad altri più famosi fratelli del mondo dei fumetti.


lunedì 1 dicembre 2014

Color Cosmo Extra 9 - 3 Leggende 3: La Tomba di Salomone



Con vergognoso ritardo eccomi a recensire l’ultimo episodio della serie 3 Leggende. Oltre a quella che si è aggiunta in itinere, c’era la roba di Lucca da recensire prima e anche questo Cosmo Color avrebbe dovuto finirci dentro se non fosse stato che allo stand Cosmo, dove avrei voluto prendere la copia variant con dédicace di Martinello, rimandavano sempre al momento esatto in cui sarebbe arrivato il disegnatore per farsi fare il disegnino e acquistare il volume, senza dare la possibilità di comprarlo prima e poi con calma andare a ritirare la copia dedicata come fanno tutti gli altri editori. Me ne sono fatta una ragione e quindi l’ho comprato quando è uscito in edicola.
La Tomba di Salomone si mantiene sullo stesso livello dei precedenti due episodi, le atmosfere e i tocchi di originalità vengono confermati e a livello di storia Gabella rilancia introducendo i poteri di cui beneficerebbe un djinn come Kabyle, ovvero la capacità di assorbire i ricordi e le abilità di uomini, animali e piante con i cui oggetti entra in contatto (ma come fa una pianta a possedere qualcosa?!), a scapito però di pezzi della propria memoria. Nella presentazione in seconda di copertina i Cosmonauti dicono che questa particolarità era già stata rivelata nell’episodio precedente ma io francamente non me lo ricordavo...
(scopro ora che la variant di Lucca era
dell'1, non del 3: per fortuna non l'ho presa!)
Una volta fissato il perimetro entro cui si muoverà questo ultimo capitolo (Kabyle dovrà uccidere Sheherazade approfittando di parte della sua memoria e dell’immunità al suo fascino, ottenuti tramite il contatto con il suo scialle), La Tomba di Salomone inanella quasi un colpo di scena a pagina, introducendo sempre nuovi elementi e cambi di prospettiva che vengono ben bilanciati dai disegni come al solito molto minuziosi e spettacolari di Paolo Martinello, offrendo cioè un buon equilibrio tra frenesia dell’azione raccontata e tempo necessario a gustarsi i dettagli dei disegni.
Forse il meccanismo mostra la corda sul finale, laddove l’ultimo colpo di scena sembra buttato lì tanto per stupire il lettore, un po’ come certi finali del vecchio Dylan Dog.
Resto inoltre perplesso nel vedere che i nudi maschili nascono censurati, forse perché in origine 3 Leggende era stato pensato anche per una fruizione infantile. Nulla che tolga valore all’opera, comunque.

domenica 30 novembre 2014

Fumettisti d'invenzione! - 87



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Puntata monografica: tutti fumetti che rientrano nella categoria Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)
Non sono acora riuscito a mettere le mani sul libro di Vincino Una Vita Disegnata ma a rigor di logica anche quello rientra nella categoria.

L’ASCENSION DU HAUT MAL (IL GRANDE MALE)
(Francia 1996, © L’Association/David B., autobiografico)
David B. [Pierre-François Beauchard]

Le vicissitudini della famiglia Beauchard il cui promogenito Jean-Cristophe è affetto da epilessia. Benché David B. si concentri principalmente sulla narrazione delle condizioni del fratello e sugli effetti che ebbero sulla sua famiglia, un certo peso hanno anche i racconti dei suoi esordi e del suo affermarsi come autore di fumetti.
Pseudofumetti: oltre a quelli effettivamente pubblicati, l’autore ricorda diversi progetti solo immaginati, iniziati ma mai finiti oppure realizzati ma non pubblicati. Quelli di cui è più facile ricostruire il titolo sono: Tamerlan, La Flotte, Monsieur le Tigre, Le Diable Rouge, Lola Voie Lactée, La Sortie de Classe, Le Royaume Mécanique, Timide Vengeance, “Je est un autre”, Le Journal du Chat, Le Rat, La Maison aux miroirs, Le Regiment Noir, Secret Jaune, Néant Perthuis, Le Temps du rêve, La mort du Petit Loup.

GRAPHIC NOVEL IS DEAD
(Italia 2014, © Toffolo, autobiografia)
Davide Toffolo

Una graphic novel che ha come obiettivo programmatico l’uccisione delle graphic novel per rifondare il genere. Si tratta di una raccolta di brevi sprazzi sulla vita del fumettista e rocker Davide Toffolo, realizzati sia con la più canonica tecnica del fumetto (colorato da Alessandro Baronciani) che aggiungendo balloon ad alcune fotografie.
La maggior parte di queste sequenze si concentra sull’attività musicale di Toffolo/Eltofo (leader del gruppo Tre Allegri Ragazzi Morti) e sulla sua vita privata, lasciando poco spazio alla sua esperienza di fumettista – ma molto di più a quella di lettore di fumetti.
Pseudofumetto: Eltofo!, un comic book edito nel 2025 in cui Toffolo si trasfigura in un lottatore di wrestling prendendosi così sul ring delle rivincite su un politico e un organizzatore di concerti che evidentemente non gli stanno troppo simpatici.

NON E’ STATO UN PIC NIC!
(Italia 2009, © Stefano Babini & Dark Crow, autobiografia fantastica)
Stefano Babini

“Fumanzo” (misto di fumetto e romanzo) in cui l’autore trasfigurato nella figura del fumettista Bandini mette in scena la grave patologia che lo ha afflitto, le sue molteplici e spesso tormentate storie d’amore e la sua attività professionale.
Diversi fumettisti reali come Hugo Pratt fanno capolino nella storia, occasionalmente celati dietro nomi di fantasia: Davide Fabbri diventa ad esempio Davide Ferri.
Pseudofumetti: tecnicamente non sono pseudofumetti ma progetti che non hanno trovato (ancora) completa realizzazione e pubblicazione: a Bandini era stata proposta dalla Gazzetta dello Sport la biografia a fumetti del “Bucaniere” (ovvero Pantani) rimasta inedita a causa dei guai giudiziari del ciclista; Bandini abbozza inoltre una serie ispirata al film I Professionisti che incontra l’interesse di un editore francese ma che poi non realizza per orgoglio.

LA VIE EXEMPLAIRE DE JIJÉ
(Francia 1981, in Metal Hurlant, © Humanoïdes Associés, biografico)
Yves Chaland [con la collaborazione di Serge Clerc e Denis Sire]

La vita opportunamente romanzata di Jijé, al secolo Joseph Gilain, da poco scomparso e autore importantissimo del panorama franco-belga oltre che maestro, tra gli altri, di Jean Giraud e Jean-Claude Mézières.

venerdì 28 novembre 2014

Non solo "collection spaghetti"...

Quasi a bilanciare l'exploit non felicissimo di un paio di anni prima, (A SUIVRE) ospitò una ricognizione un pochino più circostanziata sulla scena fumettistica italiana e sulla sua storia, pur se i fumetti come Tex Willer venivano sempre trattati con sufficienza.
A testimoniare l'importanza e le vette del fumetto made in Italy vennero interpellati Antonio Tabucchi, Paolo Conte, Oliviero Toscani e persino Liliana Cavani e Monica Vitti, che ignoravo fossero lettrici appassionate di fumetti.
(da (A SUIVRE) 205 del febbraio 1995

martedì 25 novembre 2014

Un mistero italiano. Anzi franco-belga. Anzi belgo-tedesco.



Éric Warnauts e Raives (al secolo Guy Servais) sono due autori belgo-tedeschi che hanno realizzato un sacco di volumi a fumetti. Hanno anche lavorato divisi o collaborando con altri autori ma nei paesi francofoni sono maggiormente noti come una coppia consolidata al pari di Muñoz & Sampayo e Berardi & Milazzo.
Il loro metodo di lavoro è originale: a scrivere è sempre Warnauts e a colorare è sempre Raives, ma i disegni li fanno tutti e due insieme lavorando contemporaneamente sulle stesse tavole.
I loro marchi di fabbrica sono un rigoroso realismo, che si riflette anche sui disegni, e (da quello che ho potuto leggere) un costante sottofondo malinconico che riaffiora in tutte le ambientazioni che hanno trattato. Oltre a una certa passione per l’Italia, soprattutto per le donne italiane.
Nonostante quest’ultimo particolare sono quasi inediti in Italia; sarà che a me piacciono molto i disegni di tipo realistico e molto elaborati, ma non riesco a capire come mai qui da noi non se li sia mai filati nessuno. Solo in tempi recentissimi hanno conosciuto un po’ di interesse da parte dell’Eura/Aurea a partire dal seminale Lou Cale, ma solo da quando l’onnivora casa editrice romana ha avuto la necessità di riempire i suoi settimanali col materiale più a buon mercato che si può pagare coi diritti internazionali.

Comic Art negli anni ’90 era diventata un po’ una succursale italiana di (A SUIVRE) e avrebbe potuto presentare qualcuna delle loro storie invece che il pesantissimo Le Grinfie del Destino o il delirante L’Occhio nel Cielo o anche Leon lo Strambo, valido ma decisamente troppo fuori dai canoni. Mah.