domenica 28 febbraio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 160

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)


ΤΣΙΓΓΑΝΙΚΗ ΟΡΧΗΣΤΡΑ
(ORCHESTRA ZIGANA)

(Grecia 1984, in Babel, © Ianni Kalaitzi, satira)

Ianni Kalaitzi

 

Il fumettista Costa Fanargis, che realizza una striscia per un quotidiano, vive alcune buffe situazioni ad Atene. Prima e durante un appuntamento con Efi, impiegata allo stesso giornale per cui lavora, avrà modo di vedere le contraddizioni e le brutture della società greca degli anni ’80, finendo coinvolto anche in situazioni pericolose.

Orchestra Zigana venne pubblicato solo parzialmente su Babel, la rivista di riferimento del fumetto d’Autore greco, in quanto l’autore preferiva che ne venisse tratto direttamente un volume. Infatti anche Alfredo Castelli ammise, nello stesso numero di Eureka in cui comparvero le prime tavole del fumetto, che la pubblicazione italiana non era autorizzata a causa di fraintendimenti con l’autore, ma fu giocoforza procedere con la pubblicazione per non mandare al macero tutta la tiratura di quel numero

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

THE DICK AYERS STORY

(Stati Uniti 2005, © Ayers/Mecca Comics, autobiografia)

Dick Ayers [Richard Bache Ayers]

 

Opera in tre volumi in cui Dick Ayers racconta a fumetti le sue vicissitudini nel campo del fumetto, non sempre edificanti. Ayers (1924-2014) è noto principalmente per essere stato uno degli inchiostratori di Jack Kirby, ma ha realizzato anche le matite di diverse altre serie Marvel ed è stato attivo come cartoonist fino agli ultimi giorni della sua vita.

Pseudofumetto: Chic ’n Chu, una striscia giornaliera forse parzialmente realizzata ma comunque mai pubblicata.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)


COLONEL PORTERHOUSE

(Stati Uniti 1942, in Whiz Comics, © Fawcett Publications, Inc., umorismo)

Autore non identificato (T), George Storm (D)

 

Il Colonnello (ma lo sarà veramente?) Porterhouse è un fanfarone che legge con due ragazzini lo stesso numero di Whiz Comics in cui è ospitato, facendo da contrappunto a uno degli episodi degli altri personaggi pubblicati sulla rivista, ovvero i supereroi Captain Marvel e Spy Smasher, il cowboy Golden Arrow, l’avventuriero Lance O’Casey e il mago Ibis the Invincible. Racconta quindi di aver vissuto un’avventura molto simile a quella dell’altro personaggio (o che addirittura funse da ispirazione per quella!), esagerando le sue presunte imprese; viene regolarmente ridimensionato alla fine del fumetto – spesso dalla dispotica moglie.

La serie durò poco, solo cinque episodi, e dal numero 40 di Whiz Comics il Colonnello venne sostituito da altri fumetti umoristici effimeri di cui solo il vecchio lupo di mare Skipper McGee riprendeva in parte il meccanismo: un fanfarone esagera nel raccontare storie a due bambini, ma stavolta senza riferimenti metanarrativi.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

PARODIE (pag. 67)

INGRID THE BITCH (INGRID LA SCOSTUMATA)

(Stati Uniti 1971, in Mom’s Homemade Comics, © Kitchen Sink, parodia)

Denis Kitchen

Ingrid è una bambina decisamente precoce. Esibizionista e zoofila, a cinque anni se ne va di casa per scoprire il mondo e nel suo peregrinare incontra molti personaggi dei fumetti, che però non sapranno soddisfarla come il suo amato cane Pooch.

giovedì 25 febbraio 2021

Tex Stella d'Oro 32: L'ultima missione

Il protagonista di questo volume è Joe Beauregard (omaggio a Il mio nome è Nessuno?), un ranger del Texas che in gioventù aveva salvato insieme a Tex e Kit Carson un gruppo di prigionieri dagli indiani Comanche, trovando tra di loro la sua consorte.

L’impostazione de L’ultima missione, chiara sin dal titolo, è quella del western crepuscolare, con un eroe vedovo e stanco che azzarda un ultimo gesto con cui porre fine alla sua carriera e forse alla sua esistenza. In questo caso si tratta di oltrepassare il Rio Grande insieme a Tex e Kit per sgominare la banda di El Morado, o almeno riportare sulla retta via Jonah, fratello dell’amata moglie che è diventato anch’egli bandito. Mentre Tex e Kit cercheranno di cogliere di sorpresa i malviventi, Joe approfitterà della sua precedente militanza sotto copertura nella banda di El Morado per infiltrarvisi e salvare il cognato, ma Giorgio Giusfredi mette sul piatto anche il dubbio che Joe non sia poi così sincero e voglia in realtà fregare i suoi due commilitoni.

Prima di arrivare a questo punto, però, ci sono vari flashback per delineare meglio il protagonista o per magnificare ancora una volta le doti sovrumane di Tex, come in una lunga sequenza in cui insieme a Kit sgominò da assediato un’intera banda di indiani.

Finalmente il maggior formato viene sfruttato a dovere, né ci sono didascalie a spiegare l’ovvio. Però l’ampio spazio dedicato a sparatorie, agguati et similia si mangia quello dedicato alla narrazione, e forse il destino di Jonah tradisce una certa artificiosità da cui un fumetto di Tex non può sfuggire, dovendo concludersi senza lasciare elementi (anche morali) aperti.

I disegni di Alfonso Font, motivo principale del mio interesse per questo volume, dimostrano una grandissima qualità anche oggi che l’autore si avvicina agli 80 anni. Mi stupisce che, da quanto leggo nell’introduzione e nella biografia finale, sia un disegnatore molto presente su Tex, visto che la maniera con cui lo disegna non mi sembra molto canonica. Una nota di merito al colorista Matteo Vattani che, pur con “effetti speciali” a volte esornativi, ha proposto uno stile abbastanza simile a quello che usava Font stesso quando si colorava da solo. Certo, queste tavole si gustano un po’ a denti stretti ripensando che la conclusione de Il Prigioniero delle Stelle non la vedremo mai.

martedì 23 febbraio 2021

La Tomba di Batman volume 2

Visto che la prima metà di questa miniserie di dodici mi era piaciucchiata senza entusiasmarmi non mi sono proprio precipitato a leggerne la conclusione. Ma in definitiva devo dire che ne è valsa la pena.

Warren Ellis ha architettato un’indagine basata su una serie di scatole cinese. Aveva sicuramente un’idea ben chiara di dove andare a parare, inanellando però nel cammino vari tasselli del mosaico, personaggi ed elementi che porteranno alla conclusione senza avere la grande incidenza che avrebbero potuto avere (altri sceneggiatori o lo stesso Ellis ci avrebbero potuto costruire intere miniserie sopra). In sostanza quello che dovrà fare Batman è affrontare un suo doppio speculare, un caso clinico (ma non lo è anche Bruce Wayne?) che a seguito di un trauma vuole distruggere ogni concetto di legge a Gotham, e che è alla base dell’Esercito del Disprezzo.

La scrittura di Ellis si muove tra decostruzione del mito di Batman e sua celebrazione, con inserti ironici efficaci perché ben calibrati e non invasivi. Alla fine la tomba del titolo assume una rilevanza non solo simbolica, in un finale ad effetto che forse sancisce il fatto che questa miniserie si è svolta in un universo alternativo: in effetti questa Gotham e le risorse di Bruce Wayne mi sembravano un po’ troppo hi-tech, anche se non conosco lo stato attuale della serie regolare e forse i bat-segugi esistevano già.

Questi ultimi sei capitoli sono stati disegnati in toto da Bryan Hitch che si è inchiostrato da solo. Le sue tavole sono spettacolari, pur con le ipertrofie che gli sono proprie e il ricorso a inquadrature già sperimentate altrove. Però alcuni dettagli degli sfondi o la resa di certi elementi lasciano un po’ perplessi… la gestione delle tavole è ottima e il lettore sa sempre dove guardare anche nelle scene più esplosive e affollate (né c’è il rischio di perdere di vista i personaggi principali), però certe anatomie di secondo piano sembrano un po’ tirate via, così come i palazzi o i costumi non sempre trasmettono il senso del materiale di cui sono fatti. Considerando la dedizione e la perizia di Hitch, oltre che il desolante panorama dei disegnatori contemporanei di comic book, mi rendo conto che è ridicolo lamentarsi di queste quisquilie, che però in altri suoi lavori non si notavano.

Probabilmente La Tomba di Batman non sarà ricordato come uno dei lavori migliori di Ellis o Hitch, ma è sicuramente un prodotto valido.

domenica 21 febbraio 2021

giovedì 18 febbraio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 159

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

 


SPICY PINK (IDEM)

(Giappone 2007, in Ribon, © Shūeisha, commedia romantica)

Wataru Yoshizumi [Mari Nakai]

 

Sakura è una mangaka ventiseienne a capo di uno studio tutto al femminile. È amica di un’altra mangaka, Kamijou Misono, della sua stessa età che però è più veloce a disegnare e ha più successo di lei. Misono cerca di combinarle un appuntamento perché secondo lei Sakura non può realizzare shojo manga se non ha esperienze amorose (e infatti non ne ha quasi avute): anche la sua editor critica la scarsa personalità dei suoi personaggi maschili. Da notare che Misono, alla ricerca di un compagno ricco con cui sistemarsi, si troverà invece impelagata col commesso di una fumetteria che si è spacciato per chirurgo, fingendo assai bene perché si è documentato sui manga di argomento ospedaliero!

Altre mangaka sono Yoshikawa Mai e Sakaki Sumi, anche loro impiegate presso la rivista Drop Magazine. Viene citato il film Manga no Oshigoto che descrive la vita dei mangaka ma viene criticato per essere poco realistico essendo la vita dei fumettisti giapponesi ben più dura.

Non viene dato moltissimo spazio all’aspetto lavorativo delle ragazze quanto alle loro vicende romantiche e a un po’ di suspense con ragazzi che tornano dal passato e vecchie fiamme credute morte che si scoprono essere vive e vegete, oltre ad altri inevitabili equivoci da commedia romantica.

Pseudofumetto: Devil meets Girl, un fumetto ben accolto dal pubblico visto che per realizzarlo Sakura si è ispirata alla sua storia con un ragazzo vero. Sakura riceve anche la proposta di realizzare una versione a fumetti del romanzo di successo Level Eleven di Mikami Yui.

 

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

 

GOOFY GOOSE INVENTOR


(Stati Uniti 1946, in Animal Antics, © DC Comics, umorismo)

Rube Grossman

 

Come dice il titolo, il protagonista è un imbranato palmipede inventore. Le sue storie partono sempre con un suo nuovo ritrovato “geniale”, che finisce regolarmente per combinare guai. Dal numero 16 di Animal Antics, con il titolo accorciato in Goofy Goose, il meccanismo della serie cambia e il protagonista diventa più banalmente un picchiatello che vuole farsi accettare dagli altri funny animals della fattoria nonostante le sue stramberie. Ad accompagnare questo appiattimento degli spunti ci fu, forse non a caso, un ricorso sempre maggiore a quei mezzucci metanarrativi con cui gli autori a corto di idee valide cercano di mandare avanti la baracca. Un tormentone erano i tentativi dell’insettino Julius di spodestare Goofy Goose dalla titolarità della serie. Alcuni esempi si trovano tra il 1949 e il 1950 nei numeri 20, 23 e 25 di Animal Antics (che col numero 24 aveva cambiato titolo in Movietwon’s Animal Antics) mentre nel numero 21 c’è un episodio che gioca con le convenzioni del fumetto:



Ma fortunatamente Goofy Goose in un’occasione mette in scena un “vero” fumettista d’invenzione:

Senza titolo in Funny Stuff 73 (1953). Rube Grossman

Pierre Van Hare, amico pittore di Goofy Goose, è un personaggio ricorrente della serie già visto in Movietown’s Animal Antics 27 (1950), 31 (1951) e 42 (1953) e Comic Cavalcade 38 (1950), 39 (1950, dove peraltro Goofy Goose ottiene lo spunto per le sue scempiaggini proprio leggendo fumetti) e 46 (1951). Pierre è disperato per lo scarso successo che hanno le sue opere e allora Goofy Goose gli consiglia di fare fumetti. Le sue opere, quasi ad anticipare i futuri graphic novel, sono deprimenti e non incontrano il favore dell’editore a cui si presenta, che dall’indirizzo intuiamo essere la stessa DC Comics. Ma Pierre saprà comunque trarne un grosso vantaggio utilizzandole per un altro scopo.

 

CINEMA  (pag. 81)

 


ZOOM

(Brasile/Canada 2015, commedia, dramma, animazione)

Regia: Pedro Morelli; sceneggiatura: Matthew Hansen, con Alison Pill (Emma), Mariana Ximenes (Michelle)

 

Trionfo della metanarrazione in cui tre vicende si generano e si influenzano tra di loro: nella parte animata del film Edward è un regista che sta girando un film su Michelle, una modella aspirante scrittrice che sta scrivendo un romanzo con protagonista Emma, operaia in una fabbrica di sex doll che realizza un fumetto il cui protagonista è Edward.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

 

TUMBLEWEEDS (COLT)

(Stati Uniti 1965, in , © North America Syndicate, striscia umoristica)

T. K. Ryan [Thomas K. Ryan]

 

Le situazioni e i personaggi tipici del mito del Far West filtrati attraverso la lente della parodia, con occasionali (rarissime ma comunque presenti) interpellazioni all’autore stesso.



lunedì 15 febbraio 2021

Ale & Cucca 9

Al termine di questo nono volumetto l’autrice promette nuovamente «giri della morte» nel prossimo, ma la trama si sviluppa abbondantemente già qui con alcuni scossoni. Dopo che gli eventi sono precipitati (negli scorsi episodi sono venuti a galla gli atti di autolesionismo della Ale, e anche a seguito di questo la Cucca ha picchiato la Feddy ottenendone una sospensione) si comincia a raccogliere i cocci per rimetterli insieme – o almeno per provarci. La Ale e la Feddy si chiariscono, ma il loro patto di dirsi solo la verità è il preludio a una nuova tempesta che deflagra già qui. La Cucca si barcamena tra i suoi due ragazzi più o meno ufficiali e al termine della storia forse anche Simo mostra qualche segno di cedimento psicologico.

Com’è nello stile della Cifone, i testi si muovono tra slang giovanile e dialoghi che sembrano presi di peso da libri di psicologia (nel capitolo 36 viene anche messo in scena un esempio da manuale); le situazioni si aprono a un vago erotismo che viene però sempre stemperato da un affettuoso umorismo. Nessun flashforward stavolta, ma di certo non servono quelli per alimentare il desiderio di leggere quanto prima il seguito!

A livello di disegni mi è sembrato che il particolare stile dell’autrice abbia calcato ancora di più la mano sulla resa infantile dei personaggi (da notare, ed era ora, che l’ipocrita disclaimer sulla loro presunta maggiore età è sparito), mentre le poche figure adulte sembrano vecchie decrepite a causa di un semplice trattino tra naso e bocca.

Una curiosità: questo volume viene indicato come pubblicato nel gennaio 2020 ma ovviamente è uscito solo un mese fa, visto che la Cifone cita anche il Covid nei redazionali finali.

venerdì 12 febbraio 2021

Il Grande Fumetto d'Aviazione - Buck Danny 1: Un aereo non è rientrato

Grazie a questa meritoria nuova collana di allegati della Gazzetta dello Sport anch’io finalmente ho potuto leggere un classico della BéDé da cui l’ambientazione aviatoria mi aveva sempre tenuto lontano. Si comincia con quello che a detta di amici esperti è uno degli episodi migliori. La pubblicazione non è infatti cronologica ma parte dal tredicesimo episodio originale, starting point ideale perché (come detto da Andrea Rivi nell’introduzione) all’epoca avvenne una sorta di reboot nella serie per cui, finita la Guerra di Corea, i protagonisti non erano più impegnati in storie belliche ma con nuovi ruoli che proprio qui vengono spiegati.

Il primo episodio raccolto, quello che dà il titolo al volume, vede Buck e i suoi compagni Tumb e Sonny riassegnati alla portaerei Valley Forge. Grandi prodezze aeree e gag che coinvolgono Sonny Tuckson, il lato comico del trio, ma ben poca compattezza narrativa e nessuna direzione chiara in cui il fumetto sembri andare. È evidente che Charlier andava a braccio improvvisando di volta in volta quello che avrebbe scritto la settimana successiva. L’aggancio di uno sconfinamento aereo da parte di coreani del nord (dipinti di giallo come si usava all’epoca) non ha il minimo seguito.

Finalmente alla tavola 302 (l’episodio dura le consuete 46 ma numerate da 275 a 320) si palesa una trama degna di questo nome, con i tre protagonisti promossi e diventati istruttori alla base di Hickam Field: durante un’esercitazione uno dei novellini viene colto dal panico entrando in un banco di nuvole mentre vola affiancato agli altri. La sua disattenzione provoca la perdita di un aereo e del suo pilota. Accusato di codardia, Fred viene rinnegato dai suoi compagni e probabilmente verrà anche cacciato dalla Marina. Ma Buck Danny vuole vederci chiaro e scopre un trauma alla base dello sconvolgimento che coglie Fred quando affronta la nebbia e le nuvole. Sottoposto a una terapia choc, Fred dimostra il suo coraggio e la sua abilità di pilota, ma il rientro dell’altro pilota che si credeva morto non fa che peggiorare la sua situazione. Ma tutto si concluderà per il meglio in questa storia che di aviatorio non ha poi molto se non le evoluzioni degli aerei, inframmezzata da gag superate per il gusto odierno.

Molto più interessante è il secondo episodio, Pattuglia all’alba. Qui si vede che Charlier aveva un progetto ben chiaro in mente, o forse è stato molto bravo a imbastirlo in corso d’opera. Un S.O.S. porta Buck Danny e soci alle isole Ryuku, dove rinvengono inspiegabilmente il relitto di un Catalina, un aereo che non dovrebbe trovarsi in quel posto in quanto dismesso dall’esercito statunitense subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il trio, accompagnato da un medico della Valley Forge, indaga sull’isola finendo coinvolto nella vicenda di un vecchio capitano tedesco che vuole recuperare i tesori affondati col suo sommergibile. Nulla di particolarmente originale (non credo lo fosse nemmeno nel 1955), ma la storia è carica di azione e colpi di scena e, vivaddio, non ci sono gag e sketch buttati lì tanto per guadagnare vignette. Qui inoltre la competenza tecnica di Charlier è fondamentale per sciogliere alcuni nodi della trama in maniera intelligente e ragionata.

Victor Hubinon come disegnatore non mi fa impazzire, ma questo era un rischio già preventivato dopo aver visto il suo lavoro su Barbarossa. Non che sia un disegnatore scadente, tutt’altro, però tra i grandi della BéDé l’ho sempre trovato il meno franco-belga di tutti. Visto che non modula il suo tratto come JiJé o Uderzo o Giraud e che tutto sommato non presenta una grande ricchezza fisiognomica, mi è sempre sembrato debitore delle strisce statunitensi. Da quanto ho letto negli Integrali di Barbarossa qui era al top della sua arte, ma Buck e Tumb si distinguono solo per il colore dei capelli.

La curiosità era quindi quella di vedere Charlier all’opera col disegno tecnico, visto che gli aerei li disegnava lui. Ma purtroppo anche da questo punto di vista Buck Danny non ha brillato. Non metto in dubbio il rigore tecnico con cui sono stati disegnati, ma la griglia obbligata di quattro strisce per tavola, e le conseguenti vignette non molto ariose, non permette di utilizzare inquadrature spettacolari. Inoltre l’inchiostrazione è un po’ “morbida”, quasi da fumetto umoristico, e non evoca la maestosità e la potenza che quei mezzi dovrebbero avere. A volte, credo per colpa della colorazione un po’ piatta basata sui colori primari, l’impressione che rimandano le carlinghe è quella del legno più che del metallo.

Pur riconoscendo la qualità del fumetto, a maggior ragione se rapportata all’epoca e alle condizioni della sua realizzazione, con l’obbligo di creare un colpo di scena alla fine di ogni tavola e con poca (o nessuna) possibilità di pianificare le sceneggiature, ho avuto conferma del fatto che Buck Danny non fa per me. Ma per 4,99 euro valeva sicuramente la pena di provarci. Con buona pace di quei fuori registro digitali che si lasciano dietro un alone bianco, che qui curiosamente riguardano solo le parti colorate di blu.