lunedì 29 luglio 2024

The End

Uscito ancora nel 2022, l’ho notato in fumetteria solo l’altro giorno. Si tratta di una delle opere realistiche di Zep, in cui abbandona temporaneamente lo stile umoristico del Titeuf che l’ha reso celebre per affrontare tematiche adulte, spesso sconfinando nella fantascienza.

Théodore raggiunge in Svezia un ricercatore isolato appassionato dei Doors (da qui il titolo). Il professor Frawley non gode di credito nella comunità scientifica a causa della sua teoria su un presunto Codex Arboris in grado di far comunicare tra di loro le piante in modo da produrre sostanze nocive che portarono ad esempio allo sterminio dei dinosauri, inutili per l’ecosistema dell’epoca. Intanto però gli animali della zona cominciano a comportarsi in modo strano, senza più temere l’uomo, mentre in giro per il mondo avvengono delle inspiegabili decessi di massa. Che c’entrino quegli strani funghi che Théodore ha rinvenuto nei boschi? Però accanto al centro di ricerca c’è anche la filiale di una multinazionale farmaceutica famigerata per aver inquinato impunemente, e con cui Théodore ebbe già a che fare nella sua scapestrata gioventù…

The End è un appassionante thriller ecologico in cui Zep ha saputo evitare di scegliere il colpevole più ovvio, anche se comunque l’esito della storia è prevedibile e anticipato sin dall’inizio. L’idea di partenza non è campata in aria perché è stata suggerita all’autore da un suo figlio che studia Botanica. Il finale è eccezionale e anche se l’argomento porta inevitabilmente a un po’ di moralismo, questo si avverte appena di fronte alla tensione incalzante che pervade il fumetto. E tra l’altro Zep ha anche inserito un paio di scene divertenti con buoni esiti. A volergli trovare un difetto, forse la mezza storia d’amore è un po’ esornativa.

I disegni sono ottimi, eleganti ed espressivi nel loro iperrealismo grazie alla ricerca delle pose giuste a cui Zep ha sottoposto amici e conoscenti cui viene dato credito nei ringraziamenti. Non capisco però il suo vezzo di sfumare i colori dei contorni delle vignette, arrotondandoli: così danno un costante effetto flashback e spesso i disegni esondano dai contorni di quella che dovrebbe essere la vignetta che li racchiude. E ovviamente la realizzazione con la sola matita toglie incisività al tratto, specialmente in questa edizione italiana. La versione della ComicOut è infatti tanto povera da far tenerezza. Il formato è l’abusato “albo d’oro” 17x24 e la carta non è patinata: beninteso, non è nemmeno pessima, solo quel tanto che basta a mortificare i colori e a smorzare il tratto. E anche la qualità di stampa lascia a desiderare, talvolta con fuori registro e smangiucchiature persino nel lettering. La copertina poi è in cartoncino rustico tipo quello usato per le Le Storie Bonelli o per gli ultimi numeri di Sgt. Kirk: elegante, raffinato e prono a rovinarsi solo a fissarlo troppo intensamente. Ma immagino che non avremmo avuto altre possibilità di vedere questo lavoro in Italia.

sabato 27 luglio 2024

Batman/Catwoman: Casi che scottano

Inizio con il botto, in senso letterale: una critica iperbolica alla diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti. Non me l’aspettavo una presa di posizione così diretta. Ma l’impatto delle prime tavole non si limita a questo: la serie di rutilanti immagini offerteci da Van Sciver altro non è che un flashback di Catwoman, che non ricorda come sia arrivata a quel punto col costume strappato e circondata da cadaveri in un negozio di giocattoli. Per i media lei è la colpevole della strage in cui si è risvegliata, così contatta un giornalista per raccontare la sua versione dei fatti cercando di mettere ordine tra i suoi ricordi e capire come è arrivata fino a quel punto.

A Gotham si è saputo dell’arrivo di una pistola miracolosa che non sbaglia mai bersaglio perché i proiettili seguono il calore corporeo delle future vittime. Catwoman disprezza le armi da fuoco ma è interessata all’oggetto per il suo valore, e viene anche assoldata da un fabbricante di armi (degno figlio di un padre che però adesso odia le armi) affinché gliela consegni il tempo sufficiente per studiarne le caratteristiche e replicarle. E c’è anche in ballo il titolo di Re dei Ladri di Gotham, cosa che porta a un bel colpo di scena verso la fine. Batman aleggia qua e là ma è funzionale alla vicenda solo nella sequenza finale, e solo per darle una dirittura morale.

Ann Nocenti è un po’ didascalica nel descrivere le ragioni a favore o contrarie alla diffusione delle armi da fuoco, e alla fine il creatore dell’arma spiega un dettaglio logico che un lettore dovrebbe aver capito sin dall’inizio a differenza dei pazzi che vogliono usarla, ma chi se ne fotte: l’importante sono i disegni magnifici di Ethan Van Sciver.

La storia di Howard Chaykin non è male, peccato che l’abbia disegnata lui. La vita in borghese e quella da supereroe di Bruce Wayne si intrecciano quando le sue industrie finiscono in grossi guai a causa di uno scandalo finanziario in cui sono stati bruciati milioni destinati ai fondi pensione dei dipendenti. I tre colpevoli sono stati identificati, ma la pista porterebbe gli inquirenti alla bat-caverna e quindi Catwoman (che in questa versione è una supereroina e conosce l’identità segreta di Batman) gli suggerisce di far sparire i libri contabili simulando un furto, pur tra le sue perplessità. Sullo sfondo (ma neanche tanto, si scoprirà alla fine) un criminale ridicolo vestito da moschettiere affronta sia Batman che Catwoman riuscendo inizialmente a sfuggire a entrambi. Ignoro se facesse già parte della cosmologia batmaniana o se sia un’invenzione di Chaykin, propendo per la seconda ipotesi visto che offre lo spunto per un omaggio a Blake e Mortimer. Una storia semplice ma simpatica, con qualche dialogo piacevole. Se già di suo non può più essere portato a esempio di bel disegno, se mai lo fosse stato, il confronto con Van Sciver lascia Chaykin con le ossa rotte.

Seguono due storie brevi, ancora opera di Ann Nocenti: la prima è uno speciale di San Valentino in cui viene rievocato il primo incontro tra Catwoman e Batman. Buoni i disegni di Emanuela Lupacchino, ma pensando alle altre sue cose che ho visto di recente temo che le chine di Jaime Mendoza ne abbiano un po’ banalizzato il lavoro. La seconda fa parte della serie del Batman “bianco e nero”, già letta in altre occasioni. Soggetto originale e imprevedibile realizzato graficamente dal John Bolton più scazzato di sempre, comunque meglio di tanti altri colleghi.

giovedì 25 luglio 2024

Batman di John Van Fleet

Ahia. Lo stile di questo strombazzato John Van Fleet non è quello della copertina del volume, che già di suo faceva presagire troppo computer. Le sue tavole sono caratterizzate da figure molto stilizzate tagliate con l’accetta, dai contrasti nettissimi che tanti altri disegnatori hanno messo in opera molto meglio di lui senza che venisse loro intitolato un volumone. Le sue tavole sembrano più che altro dei collage, senza che i soggetti scelti siano necessariamente quelli più adatti come contesto e men che meno come espressività e dinamismo.

Nella prima storia Bruce Wayne si ritrova a custodire nientemeno che il Sacro Graal. La missione non è facile perché la reliquia interessa anche a Ra’s al Ghul e a una misteriosa Fratellanza. Altri cattivi del cast della serie prenderanno parte alla storia, e addirittura Jean Paul fa una comparsata. Sul serio: Jean Paul. No, dico, vi rendete conto? Jean Paul! Chissà chi diavolo è questo Jean Paul.

La storia procede tra banalità e scene affastellate (guarda caso i personaggi giusti compaiono al momento giusto quando è funzionale la loro presenza). La soluzione finale però non è malaccio e le battute che Chuck Dixon mette in bocca ad Alfred sono gustose.

Nella seconda storia l’artefatto del titolo (The Ankh) c’entra solo di sfuggita: Batman deve vedersela con una donna dell’antico Egitto sopravvissuta magicamente alla sua epoca e adesso intenta a rubacchiare antichità del suo paese, mentre i miliardari di Gotham vengono rapiti uno dietro l’altro. Purtroppo tocca stare al gioco per non sghignazzare di fronte alla trovata ridicola dei miliardari malati terminali rianimati come mummie. E tutto sommato la soluzione al “problema” di Katar/Khatera non necessitava di un centinaio di pagine in cui Batman è quasi superfluo.

Le tavole di Van Fleet sono ancora peggio, tanto più che non può basarsi su una persona reale per “disegnare” Killer Croc. Infatti, se ho ben capito, Van Fleet parte da fotografie che poi modifica con un software rendendole sempre più semplici e schematiche, solo che a volte si dimentica di elaborarle e le immagini che rimangono iperrealiste risaltano come un pugno in un occhio. E comunque queste elaborazioni dimostrano tutti i vent’anni che le separano dalle tecnologie moderne. Ciliegina sulla torta, come modello per Batman ne ha scelto uno troppo mingherlino.

Con l’ultima storia il testimone dei testi passa ad Ann Nocenti. L’aggancio non è male: un riccastro di Gotham sta facendo costruire il suo nuovo palazzo che a causa di forma e dimensioni impedisce che il sole arrivi in alcune zone della città. Poison Ivy, reclusa nell’Arkham Asylum, si incazza ma in realtà il colpevole degli attentati botanici che fanno impazzire la gente è un altro – purtroppo abbastanza prevedibile, niente colpo di scena. I disegni migliorano un po’, ma trasmettono ancora l’impressione di essere stati presi a caso da copertine di dischi o locandine cinematografiche stilizzate e comunque realizzate con un programma desueto.

lunedì 22 luglio 2024

Cthulhu Bay

Gioco di ruolo di ultima generazione: non prevede livelli, campagne continuative, scenari con una trama predeterminata ma storie “one shot” la cui creazione è condivisa tra Master e giocatori senza sapere in anticipo quali saranno le soluzioni ai casi che i personaggi dovranno affrontare, il tutto con un eventuale piglio metanarrativo laddove necessario.

Regole ce ne sono, ma poche e semplici: citando solo quelle di base, ogni personaggio ha quattro valori definiti da “taglie di dadi” che mi hanno ricordato quelle di Savage Worlds, con le quali cercare Indizi oppure far fronte alla pressione fisica o psicologica cui sarà sottoposto. La riduzione della “taglia” dei dadi a seguito di fallimenti potrà cagionare effetti spiacevoli, ma i personaggi non possono mai morire se non nell’Epilogo. Ogni Racconto necessita del ritrovamento di un massimo di 20 Indizi che aprono ognuno tre possibili alternative tra cui scegliere per continuare l’indagine inventandosi i retroscena. Al momento del redde rationem («Svelare il Mistero del Racconto») bisognerà rispondere alle domande che ogni scenario pone all’inizio; si lancia un dado da 20 confrontandolo con il numero di Indizi trovati e si determina così la sorte dei personaggi, pur se c’è ancora il tempo di agire per modificare l’esito della narrazione.

Dalla mia esperienza con altri prodotti dalle dinamiche simili (Sorcerer, La Mia Vita Col Padrone, Non Cedere Al Sonno) ho riscontrato che alla fine le meccaniche la fanno da padrone, talvolta riducendosi a calcoli matematici, e paradossalmente gli interventi creativi che dovrebbero costituire il fulcro del gioco risultano un po’ forzati. Ma ovviamente giocare Cthulhu Bay potrebbe rivelarsi tutt’altra esperienza.

Il volumetto propone ben quattro scenari, ambientati in epoche e contesti molto diversi – tutti suggestivi e, per quanto possibile (Il Pianeta Sconosciuto si svolge nel futuro), ben documentati; uno è un omaggio a un’avventura classica di Call of Cthulhu, l’ultimo non è opera del suo creatore Jack Gentile ma di Stefano “Pepote Luvazza” Bordandini.

La grafica è eterogenea e accanto a illustrazioni da varie fonti presenta pagine pubblicitarie vintage. Piuttosto naif la copertina di Leon Ant, ma forse vuole omaggiare Erol Otus. Considerando le cifre che a Modena ho visto toccare molti giochi di ruolo, mi pare che 15 euro per 62 pagine siano un buon prezzo. È anche vero che una revisione in più sarebbe stata d’uopo per evitare refusi ed errorini vari, e che la carta usata è veramente molto povera. Però questo ultimo aspetto aggiunge un tocco “pulp” che ben si adatta all’atmosfera.

Viene da chiedersi perché dell’universo lovecraftiano invocato sin dal titolo non vengano spiegati nemmeno i punti cardine per fornire coordinate entro cui far muovere Master e giocatori. Non credo che si tratti di una dimenticanza o del timore di infrangere qualche copyright o della consapevolezza di rivolgersi a un pubblico selezionato già edotto in merito. Più semplicemente sarà stato l’acume commerciale di Jack Gentile a fargli tirare in ballo i Miti di Cthulhu senza che il gioco in sé abbisogni necessariamente del retroterra dell’ambientazione di H. P. Lovecraft, visto che il sistema può adattarsi a qualsiasi contesto.

martedì 16 luglio 2024

Fumettisti d'invenzione! - 191

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

SOMA (IDEM)

(Spagna 2023, in Planeta Manga, © Fernando Llor/Carles Delmau, fantascienza, umorismo)

Fernando Llor (T), Carles Delmau (D)

Fumettista pressata dalle scadenze, Maya si rivelerà la chiave di volta nell’impedire un’invasione aliena.

Pseudofumetto: Martha Gundam Super.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)

IT’S A BIRD… (…È SUPERMAN!)

(Stati Uniti 2004, © DC Comics, drammatico)

Steven T. Seagle (T), Teddy Kristiansen (D)

Lo sceneggiatore Steve (una proiezione dello sceneggiatore?) riceve l'offerta della vita quando gli viene proposto di scrivere Superman. Ma tra guai in famiglia e la minaccia di una malattia genetica la notizia lo deprime ancora di più, a maggior ragione perché non ha mai avuto un buon rapporto col personaggio, che gli ricorda traumi infantili.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

GIRL JUICE (IDEM)

(Stati Uniti 2022, sulla pagina Patreon dell’autrice, © Benji Nate, umorismo)

Benji Nate

Quattro giovani coinquiline dividono le gioie e i dolori della convivenza, ognuna con il proprio carattere e le proprie manie. Ma affrontano anche qualche avventura più articolata.

Ana detta Nana è l’artista del gruppo e disegna anche fumetti.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

EYE EYE AIH!

(Italia 2023, in Fumetti di menare, © Pierluca Galvan/Latitudine 42, erotismo surreale)

Pier [Pierluca Galvan]

Un occhio voglioso fugge alla sua orbita e si insinua nell’oggetto del suo desiderio; il suo esempio viene seguito anche da quelli di altre persone. Anche il lettore stesso della rivista su cui compare questa storia vivrà la stessa esperienza.

sabato 13 luglio 2024

Dov'eri finita? Anna - Mei

C’è gente che sostiene i progetti

E a Lucca ritira i fumetti

Io che sfoglio l’Anteprima

Li ordino da lì

Per questo aspetterò

Quel che resta della mia gioventù

I versi immortali di Sergio Endrigo spiegano bene la mia situazione di lettore drammaticamente in ritardo rispetto a chi si muove per tempo. Così vuole la distribuzione, e meno male che questi due fascicoli mi sono arrivati – mesi e mesi dopo averli ordinati ma che ci posso fare?

Dov’eri finita? è un’unica vicenda che si sviluppa da due punti di vista diversi nei rispettivi volumetti. Ovviamente non è un’idea molto innovativa, pensiamo solo a Berceuse Assassine di Tome e Meyer, ma Miryam Di Capo ha sfruttato bene questo artificio. Il mio consiglio è di leggere i due episodi seguendo la numerazione scelta dal CFAPaz, cominciando da Anna (numero 1 della collana Storie del tempo perso, «alias Schizzo 167») per poi passare a Mei, numero 2 «alias Schizzo 168».

Anna è una studentessa a cinque o sei esami dalla fine del suo percorso universitario: non lo sa con precisione nemmeno lei perché si è limitata a seguire le aspettative degli altri senza passione e senza pensare a cosa volesse fare veramente; così adesso si macera nei dubbi sul suo futuro. Un minimo di sollievo glielo dà il disegno, probabile parallelo con la biografia dell’autrice. Un giorno in una sala studio incontra una bella ragazza orientale che proprio il disegno farà avvicinare. Si danno appuntamento in Piazza Maggiore per la sera successiva, proprio quando si svolge una fiera satura di gente che rende impossibile trovare qualcuno a colpo d’occhio. Ormai rassegnata, Anna viene invece raggiunta da Mei.

Come abbia fatto a individuarla lo scopriamo in Mei, che rivela anche dettagli sulla vita della ragazza e sul curioso meccanismo affine al complesso di Edipo che l’ha fatta interessare ad Anna.

Gli anni ’90 sono finiti da un pezzo e nelle 16 pagine di un fumetto moderno non c’è più l’urgenza di raccontare una storia ma di dare sfogo ai propri patemi d’animo e di descrivere con puntiglio degno di miglior causa il mondo interiore dei protagonisti. Il risultato è comunque meno soporifero e più intrigante di molti altri casi, sia per il fraseggio tra le due parti che per la vicenda satellitare della madre di Mei che ho trovato interessante.

I disegni non sono niente male, anche considerando la giovane età dell’autrice e il suo percorso formativo eclettico. Qualche influenza manga, ma nulla di eccessivo. Purtroppo la realizzazione digitale ha portato ad alcune dentellature del tratto una volta in stampa, e nelle ultime pagine di Mei è saltata parte della traduzione di una canzone. O almeno credo sia colpa del computer.

Molto bella la grafica delle copertine.