mercoledì 29 ottobre 2025
martedì 28 ottobre 2025
lunedì 27 ottobre 2025
domenica 26 ottobre 2025
Batman: Odissea
Avevo letto o sentito da qualche parte che questa serie era piuttosto trash e questo ha acceso la mia curiosità. Al massimo mi sarei rifatto gli occhi coi bei disegni di Neal Adams, per quanto dell’Adams della tarda maturità.
L’impostazione narrativa scelta da Adams è quella della cornice narrativa e ogni episodio ha un incipit in cui Bruce Wayne parla “in camera” a tutta pagina di eventi del passato e riassume quanto successo negli episodi precedenti. Questa mise en abyme, che di per sé non sarebbe ostica, viene complicata dal fatto che i racconti possono riguardare episodi diversi che si scoprono a loro volta raccontati ad altre persone in un gioco di scatole cinesi. Fin qui niente di male, solo che Adams è un’esplosione di idee, di colpi di scena, di voltafaccia, di trovate estemporanee in cui è facile perdersi. Mi è venuto il sospetto che il suo interlocutore fosse il lettore stesso.
Il ritmo della storia è quindi frammentario e sincopato e sinceramente non si capisce bene il filo conduttore, tanto da chiedersi se effettivamente ce ne sia uno. Provo comunque a ricostruire quanto ho capito, con l’avvertenza che come non mai in questo caso il riassunto di una trama non rende giustizia al vorticante ritmo psichedelico della narrazione. Batman viene invitato dal commissario Gordon ad andare alla zecca di Gotham dove l’Enigmista dovrebbe fare un colpo ma il segugio va invece nei magazzini del porto dove sa che troverà il briccone intento a fare qualcosa. Questo “qualcosa” non è, come pensato in un primo momento, il furto di un dinosauro che sarà esposto in una mostra ma di un prototipo di automobile all’idrogeno, di cui l’Enigmista ha rapito il progettista e la figlioletta. Il proprietario del dinosauro altri non è che Ra’s al Ghul e sua figlia Talia compare per un attimo per poi sparire senza particolari spiegazioni. Però l’Enigmista in realtà non è l’Enigmista e tutto fa parte di una montatura che si intuisce essere solo una provocazione per Batman, che in effetti nei primi tre capitoli si dimostra isterico e facile preda all’ira gesticolando e sbraitando come se sotto il costume ci fosse Carmelo Bene. Non finisce qui: Talia ricompare rivelando di aver “preso in prestito” un album di famiglia da cui si evince che i due e le rispettive famiglie erano legati in passato, ed ecco che al posto del Man-Bat regolare (incaricato da Batman di fare non ricordo più cosa) ne compare un altro di nome Ubu insieme a una versione scimmiesca di Batman e Robin. Poi, o forse prima, Batman ha un’illuminante conversazione con Joker (posseduto da Deadman a intervalli irregolari) sull’inutilità della sua caccia ai pagliacci di Gotham quando ben altro è in serbo per lui. Alla fine si giunge all’Arkham Asylum dove avverrà l’incontro con la vera mente dietro tutto questo caos che tra l’altro sarebbe durato solo un paio di giorni. Una volta sconfitto momentaneamente il villain, appare Ra’s al Ghul che ci dà dentro con uno spiegone in cui tutti i nodi vengono sciolti, o perlomeno allentati. Ma l’odissea è appena iniziata.
Questa in sostanza consiste nello sconfiggere il figlio traditore di Ra’s al Ghul nel mondo cavo sotto la crosta terrestre abitato da dinosauri (e da troll, gnomi, alieni, maghi, mutanti, civiltà perdute…). E qui scopriamo che le versioni scimmiesche del Dinamico Duo sono in realtà un uomo di Neanderthal e un dinosauro evoluto. Tra l’altro nel descrivere il “mondo di sotto” Adams introduce alcuni di quei vaneggiamenti sulla struttura della Terra in cui mi pare credesse veramente. La cerca di Batman e dei suoi due accompagnatori viene un po’ vivacizzata dall’intrusione di Robin (e Deadman) a cui era stato vietato di accompagnarlo: Sensei, il figlio di Ra’s al Ghul, uccise sia Boston Brand alias Deadman che i genitori di Dick Grayson (ce l’aveva coi trapezisti, a quanto pare) e quindi il giovane sidekick potrebbe perdere il controllo. Ho sintetizzato al massimo: nel mezzo ci sono anche una guerra, il ritrovamento di scienziati di superficie, l’incontro con antichi dèi o presunti tali e altre piacevolezze. A volte ho avuto l’impressione di essermi perso qualcosa per strada e ho dovuto tornare indietro per (non) trovare gli elementi a cui viene fatto riferimento. Anche in questa parte c’è un colpo di scena su chi avesse orchestrato tutto il piano, ma niente di imprevedibile.
Anche se la seconda metà di questa Odissea è un pochino più lineare, si ha sempre l’impressione che più che leggere un fumetto si stia assistendo a una pièce teatrale in cui vari personaggi entrano in scena senza una logica apparente, dicono le loro battute o fanno il loro numero e poi tornano dietro le quinte. Ciò si manifesta con disquisizioni su come funzionano le esplosioni di idrogeno come con lunghi pestaggi di criminali in diretta televisiva. Lo stesso Bruce Wayne in una delle splash page introduttive parla di eventi apparentemente casuali e slegati tra di loro.
Immagino che all’epoca (2010-2012) la DC volle dare carta bianca a Neal Adams senza stargli troppo col fiato sul collo, tanto il suo nome era una discreta sicurezza di vendite. È difficile dire se l’autore abbia voluto celebrare il personaggio oppure smontarne il mito, quali che fossero le sue intenzioni l’impressione è che si sia divertito molto a metterle in pratica, con una raffica di colpi di scena e trovate una più bizzarra dell’altra. Lo stile con cui concretizza il suo proposito è però quello di quando disegnava Batman negli anni ’60 e quindi risulta verboso e desueto, con siparietti oggi superatissimi. Talia che maltratta Batman (meritatamente, peraltro) come una moglie incazzosa è divertente ma a quanti sceneggiatori contemporanei sarebbe permesso fare una scena simile?
Forse l’esagerata magniloquenza e la frenesia narrativa di Adams erano autoironiche, francamente non ho capito quanto si prendesse sul serio. Certe sequenze risultano divertenti, anche se mi viene il sospetto che forse non volessero esserlo: per convincere i passeggeri di un treno minato ad evacuare il vagone il Batman degli esordi spara loro addosso con due pistole! (pistole con una riserva infinita di proiettili, peraltro) Probabilmente lo stesso autore si rese conto della china che stava prendendo, o meglio che aveva imboccato sin dall’inizio, e prima del cliffhanger che chiude il penultimo episodio («stesso bat-orario, stesso bat-canale») fece già dire a Batman quanto fossero assurde certe scene. Geniale comunque l’idea del costume con il sangue finto per fingere di essere ferito (quindi Kevin Smith l’ha copiato da Adams!). In quest’ottica sono più che perdonabili le occasionali sviste di Adams, come il mantello che ogni tanto scompare oppure i “semidei” egiziani che escono nel mondo soprastante anche se in teoria dovevano rimanere di sotto.
Se i testi non possono deludere più di tanto perché almeno ci si possono fare delle risate (a essere nella giusta predisposizione d’animo, ovviamente) i disegni si sono rivelati un po’ al di sotto delle aspettative. Molto meglio di tanta robaccia che si vede oggigiorno, ma Adams ha optato per un’inchiostrazione carica di tratteggi piuttosto che una più materica e contrastata. Alcuni degli sfondi e delle figure di contorno rimangono quindi abbozzati, mentre le figure intere non risaltano come probabilmente avrebbero dovuto. Qualche pennellata decisa avrebbe reso meno evidenti certe esagerazioni o storture anatomiche che affiorano qua e là. En passant, i volti degli uomini sono disegnati quasi tutti uguali e quando il finto Enigmista viene smascherato bisogna che sia Batman a dirci chi si celava sotto la sua maschera perché è identico all’altro. Non si possono incolpare gli inchiostratori che da un certo punto in poi (ma molto occasionalmente) hanno supportato Adams, perché sicuramente la supervisione è sempre stata sua. Tra i vari Scott Williams, Bill Sienkiewicz, Paul Neary, Michael Golden e Josh Adams il migliore secondo me è stato Kevin Nowlan che effettivamente ha sfoggiato dei neri belli pieni – ma purtroppo per un solo capitolo, il penultimo.
In definitiva non credo proprio che questa Odissea si possa annoverare tra le storie irrinunciabili di Batman, probabilmente per apprezzarla bisogna essere fan incondizionati dell’autore o amanti dell’umorismo involontario (che poi tanto involontario probabilmente non è).
venerdì 24 ottobre 2025
Universo DC: Speciale Halloween 2025
Volume per così dire “stagionale” analogo a quello uscito l’anno scorso, e come quello raccoglie due volumi statunitensi: The Doomed and the Damned del 2020 e Dc’s Ghouls Just Wanna Have Fun del 2023. Si tratta di due proposte quasi agli antipodi, e direi antipatici antipodi citando Claudio Lolli. Il primo ha una parvenza di progettualità alla sua base (Doomed e Damned fanno il verso a Brave e Bold e infatti si tratta principalmente di una raccolta di team-up) e soprattutto offre tendenzialmente degli ottimi disegni. Il secondo è molto più centrato su Halloween ma pone molta, molta meno attenzione all’aspetto grafico.
Si comincia con Madame Xanadu (mai coperta, pensavo fosse Zatanna) e Man-Bat che devono risolvere il caso di una donna fantasma incazzata. La situazione non è quello che sembra e si riallaccia a una continuity a me sconosciuta. Può scadere nel patetico, però la storia confezionata da John Arcudi non è male e soprattutto non si risolve con la solita scazzottata. Molto belli, ricchi e dettagliati ma non calligrafici, i disegni di Mike Perkins.
Kenny Porter confeziona poi un inconsueto incontro tra Lanterna Verde ed Etrigan. Sarebbe anche interessante questo connubio di ipertecnologia e magia per risolvere un caso di evasione aliena, se non fosse che è l’episodio disegnato peggio (da Riley Rossmo) del primo volume e infatti mi risulta che negli Stati Uniti sia stato pubblicato anche in Dc’s Ghouls Just Wanna Have Fun!
Per fortuna ci si rifanno gli occhi con l’episodio che coinvolge Wonder Woman e Raven. La storia di possessione demoniaca imbastita da Amanda Deibert è carina, ma soprattutto i disegni di Daniel Sampere sono molto eleganti.
I veterani Marv Wolfman e Tom Mandrake fanno interagire tre personaggi invece di due: Ra’s al Ghul, sua figlia Talia e Solomon Grundy. La storia fa forse riferimento a qualche aspetto specifico della continuity DC visto che il Pozzo di Lazzaro si sta esaurendo e Ra’s al Ghul necessita della linfa vitale di Grundy per riattivarlo (tanto Grundy rinasce sempre). La storia è semplice ma ben condotta e anche i disegni si fanno apprezzare.
Altro team-up abbastanza inaspettato è quello tra Superman e Swamp Thing che si confrontano con un imprenditore agricolo nella cui coltivazione si stanno verificando strani casi di avvelenamento (in realtà si tratta di un nemico storico di Batman). La storia di Amedeo Turturro non è male anche se il tentativo di risultare profondo rende pesante la sua prosa, i disegni di Max Fiumara sono ambivalenti: ottimi per la rappresentazione dei mostri ma inefficaci nel definire le fattezze e le corporature umane.
Nemmeno l’avventura congiunta di Aquaman e Frankenstein è in tema con Halloween. Semplicemente, indagano per scoprire chi ha fatto finire un uomo su Marte uccidendolo per la fisiologica mancanza di atmosfera respirabile (si scoprirà un piano per avere il monopolio dell’acqua). Brandon Thomas introduce qualche momento umoristico con la figlia neonata di Aquaman a cui il supereroe deve badare, ma non mi è sembrata la storia più riuscita della raccolta. Nemmeno i disegni di Baldemar Rivas fanno gridare al miracolo, ma sempre meglio di Rossmo.
Nella storia di Travis Moore torna di scena Raven ma come comprimaria o meglio damsel in distress: mentre esce con Beast Boy il geloso Klarion the Witch Boy fa intervenire inavvertitamente il suo famiglio mutaforma Teekl che la rapisce. È più una commediola adolescenziale che altro, ma con situazioni e dialoghi divertenti. Inoltre Moore disegna molto bene.
The Doomed and the Damned finisce in bruttezza con Garth Ennis che riprende alcuni di quei ridicoli personaggi che aveva ideato in Hitman facendo scontrare in una gara di bevute Baytor contro nientemeno che Darkseid, costretto a farlo per non perdere la faccia davanti al pubblico di internet! Ok, è una stronzatina, però confesso che ho riso di gusto. P J Holden ce la mette tutta per disegnare male come faceva John McCrea in Hitman e mi pare che ci riesca abbastanza bene.
Segue poi una storia sulla figlia di Animal Man che viene bullizzata ma ha ereditato i poteri del padre e li usa a suo agio nella notte di Halloween (e anche prima) mentre il genitore preoccupato la spia sfruttando le sue abilità animali. Michael W. Conrad scrive una storia abbastanza banale il cui punto di forza è la scenetta finale, che comunque non è nulla di eccezionale. Lo stile di disegno di Christopher Mitten cerca di coniugare un minimo di rigore a derive artsy ma il risultato è scialbo e schematico.
I due ex-Robin Cappuccio Rosso e Nightwing indagano insieme sui casi di persone trasformate in mostri durante la notte di Halloween. La storia di Chrstopher Sean e Laneya sembra essere più che altro l’introduzione di un ciclo più lungo ma è comunque una lettura gradevole, i disegni di Dexter Soy hanno una lontana base realistica ma sono troppo stilizzati e squadrati per i miei gusti.
È poi di scena la Doom Patrol, in special modo Robotman che in occasione della celebrazione annuale per la morte dei componenti del gruppo viene visitato (o meglio infestato) da tutti i loro fantasmi e anche dai fantasmi di quelli che non ha salvato. Nemmeno l’intervento finale di un inusitatamente buonista John Constantine lo libererà dal fardello. Il buono spunto di Alex Galer è insomma sprecato, e nonostante gli appigli metanarrativi credo che per gustarsi appieno la storia serva avere più di un’infarinatura sulla storia della Doom Patrol, che io non ho. Nella loro semplicità i disegni di Fábio Veras mi sono sembrati invece i migliore di questa seconda parte, ma considerando il resto dei contributi non vuole dire che si tratti di una prova eccezionale – davvero Robotman ha quel naso?
Come sempre con le raccolte di storie brevi tanto varie i lettori più diversi troveranno almeno un paio di storie (ma direi molte di più) che li soddisfino. Lo stacco tra le “filosofie” dei due volumi originali è molto netto ma non ne inficia la godibilità.
giovedì 23 ottobre 2025
Ricevo e diffondo (un po' in ritardo)
ALL'ASTA DA FINARTE OLTRE 900 TAVOLE
ORIGINALI TRA I MAESTRI DEL FUMETTO, DELL'ILLUSTRAZIONE E DELL'EROTISMO
Dal top lot di Manara, la tavola
originale Elodie – Red Light (Lotto 840, stima € 25.000 – 35.000), al
Fumetto Erotico di Guido Crepax (Valentina, le armi, l'amore, Lotto 763,
stima € 4.500 – 6.000), fino a Federico Fellini, con le sue produzioni
grafiche
Con oltre 900 lotti in catalogo, il Capo Dipartimento
Fumetti di Finarte, Daniele Gradella, presenta l'attesissima asta
autunnale dedicata alle Tavole Originali dei Maestri del Fumetto e
dell'Illustrazione con due cataloghi tematici, in programma giovedì 23 e
venerdì 24 ottobre 2025 presso la sede romana della casa d'aste.
Come da tradizione, il catalogo accompagna appassionati e
collezionisti in un viaggio attraverso oltre un secolo di storia, dal primo
Novecento fino agli autori contemporanei. Si parte giovedì 23 con una sezione
dedicata agli illustratori italiani del secolo scorso: in evidenza Achille
Luciano Mauzan con Fiera di Milano, 1926 (Lotto 98, stima € 3.800 –
5.000), Duilio Cambellotti, Flavio Costantini e persino Federico
Fellini, con le sue produzioni grafiche.
Segue la sezione dedicata ai grandi personaggi della
scuola Bonelli, con tavole originali tratte da serie iconiche come Dylan Dog,
Tex e Ken Parker, tra cui spicca l'originale di copertina Ghost
Hotel di Bruno Brindisi (Lotto 176, stima € 500 – 800). Spazio anche
al mondo Disney, con opere di maestri italiani e internazionali come Giorgio
Cavazzano, Luciano Bottaro, Don Rosa e Floyd Gottfredson.
A concludere la giornata, i grandi autori americani: da Frank Miller (Sin
City) a John Romita Sr. con Spider-Man – Vengeance from Vietnam!
(Lotto 346, stima € 9.000 – 12.000), passando per Gene Colan (Daredevil).
Il 24 ottobre sarà la volta dei Grandi Maestri del Fumetto, italiani ed
internazionali: in catalogo tavole rare di Hugo Pratt, Benito
Jacovitti, Andrea Pazienza con Autoritratto in motocicletta, 1984
(Lotto 563, stima € 9.000 – 12.000), e molti altri. Tra le chicche anche una
striscia di Mafalda firmata Quino (Lotto 588, stima € 3.500 – 5.000) e
una preziosa Sturmtruppen di Bonvi (Lotto 468, stima € 3.500 – 5.000).
A chiudere la due giorni, un intero catalogo riservato al Fumetto Erotico, con
opere di Guido Crepax (Valentina, le armi, l'amore, Lotto 763,
stima € 4.500 – 6.000), Magnus, Giovanna Casotto, Georges
Pichard e, naturalmente, Milo Manara.
Proprio a Manara è legato il top lot dell'intera
asta: la tavola originale Elodie – Red Light (Lotto 840,
stima € 25.000 – 35.000), realizzata per la copertina dell'album omonimo
pubblicato da Island Records nell'ottobre
«In un mercato dell'arte in fase di transizione, con
una generale cautela da parte dei collezionisti, le Tavole Originali stanno
registrando numeri in forte crescita," commenta Daniele Gradella,
Capo Dipartimento Fumetti di Finarte. "Basti pensare ai 13,5 milioni di
dollari raggiunti pochi giorni fa da una copertina di Frank Frazetta. È un
segmento relativamente giovane ma in rapida
ascesa, sempre più trasversale e consapevole. Finarte, in questo panorama, si è
posizionata come leader in Italia e tra i principali attori in Europa. Questa
nuova asta ne è una prova evidente: un catalogo ampio, ricco di opere iconiche
e rarità, che parla a collezionisti di ogni tipo e generazione.»
Informazioni
Asta:
23 ottobre, ore 11:00 - TORNATA 1 (lotti 1-167) e ore
14:30 - TORNATA 2 (lotti 168-450).
24 ottobre, ore 11:00 - TORNATA 3 (lotti 451-624) e ore 14:30 - TORNATA 4
(lotti 625-920)
Esposizione: 23 e 24 ottobre ore 10:00 – 18:00
T. +39 02 3363801







