domenica 17 novembre 2024

Valentina è vera

Per la genesi e i retroscena di questa reprise rimando al resoconto della tavola rotonda lucchese con la stampa.

Valentina è vera aggiorna il personaggio-simbolo di Crepax al mondo contemporaneo: lei è sempre Valentina Rosselli, vive sempre a Milano allo stesso indirizzo ed è sempre una fotografa però adesso il mondo attorno a lei contempla la realtà virtuale, i social network e i fumetti di Leo Ortolani.

Valentina ha appena lasciato Luca e si gode la vita da single. Una vita che le dà sia preoccupazioni che gioie: se da una parte si sente perseguitata da uno stalker, dall’altra ha ottenuto un incarico prestigioso da un artista multimediale. Purtroppo la realtà è diversa da come sembra e le due linee narrative si incroceranno facendo finire in una trappola digitale l’ignara protagonista.

Pur se Gerasi dimostra di aver studiato con attenzione e assimilato la lezione di Crepax sulla frammentazione della trama e sull’attenzione agli elementi secondari, inizialmente si rimane spiazzati nel vedere aggiornato all’oggi un personaggio così cristallizzato nel suo tempo – tempo che poi in realtà è una cavalcata in oltre trent’anni di storia recente. Ma è una sensazione che dura poco, anche grazie alle citazioni e alle strizzatine d’occhio che agevolano la messa in prospettiva della storia. Quello che invece per me è stato straniante è la “carica di cavalleria” virtuale delle amiche di Valentina sul finale, drammaticamente simile all’ingresso in scena dei supergruppi di supereroi. E anche Valentina trasfigurata in guerriera cyberpunk mi sembra rimandare a un universo distante anni luce da quello di Crepax (sì, lo so che è una citazione da Valentina Pirata, ma dopo l’“arrivano i nostri” di cui sopra la sensazione è stata quella).

Valentina è vera coniuga la suggestione delle proverbiali divagazioni crepaxiane alla costruzione di una trama in cui tout se tient, unendo le due tendenze in un contesto engagé che non pontifica ma rivela il suo potenziale narrativo alla fine. Col rischio però che il rimando a fatti di cronaca molto recenti possa far invecchiare rapidamente il volume – ma lo stesso si potrebbe dire per i rimandi tecnologici, che ormai vengono aggiornati e sostituiti a ritmi vertiginosi.

A livello di organizzazione delle pagine Sergio Gerasi riprende la struttura parcellizzata delle tavole di Guido Crepax e molte altre delle sue suggestioni e trovate grafiche. Per fortuna i suoi sforzi di disegnare come lui non sono coronati dal successo: per quanto ci si metta d’impegno anche citando direttamente certe inquadrature o certe visioni (ad esempio da I Sotterranei o addirittura da episodi ancora precedenti) i suoi personaggi hanno una tridimensionalità, un’espressività e un dinamismo del tutto assenti nell’opera di Crepax. Provare per credere, si veda il confronto finale tra le due Valentine e l’ultimo degli omaggi grafici posti in appendice al volume. Un vero piacere per gli occhi.

sabato 16 novembre 2024

My Body Shines (et alia)

Nell’ottica di diffondere e promuovere le sue attività, l’Accademia The Sign è stata munifica a Lucca di brochure e depliant illustrativi, che in realtà non sono tali ma veri fascicoli anche piuttosto corposi. Se TheSign offre semplicemente una panoramica scritta dei corsi, già con Dipartimento Game è un breve fumetto a introdurre i programmi e le varie specializzazioni. Ad opera di Brian Freschi e Benedetta Baccari, la storia verte su un gruppo di ideatori di giochi dalle personalità molto distanti che un guasto all’ascensore farà finalmente collaborare tra di loro. Simpatico, ma è paradossale che per promuovere una materia prettamente digitale la resa grafica sia carente, fortemente pixellata.

My Body Shines è invece un’antologia delle prove degli studenti, che accanto a illustrazioni e grafiche presentano anche dei fumetti. Si inserisce in un progetto di più ampio respiro, una rivista annuale che serve da portfolio per i partecipanti e che tratta un tema specifico a ogni uscita: quest’anno è la volta della body positivity e dell’accettazione di sé.

Grafiche e illustrazioni che si alternano ai fumetti sono opera di Ilaria Bruno, Pauline Joyce Banduan, Irene Garuglieri, Alice Bergonzini, Giovanna Candelieri, Agostino Mollo, Valeria Moscati, Matteo Lisi, Chiara Mezzacapo, Alberto Milotti, Morgana Contorni, Alessandra Chierici, Melissa Liggeri, Silvia Giacomelli, Erica Ferroni, Lorenzo Lo Porto, Alessia Barbato, Ilaria Testi, Massimo Giugni e Rica Valete.

Tra i tanti, ho trovato quantomeno interessanti l’Alice di Banduan, le tette-farfalle di Bergonzini e le prove di Ilaria Testi e Massimo Giugni.

I fumetti sono sviluppati nella dimensione obbligata di quattro tavole. Considerati la brevità e il tema, è stato inevitabile che molti degli autori abbiano ceduto alla tentazione del racconto illustrato. A Sara Culli succede con Lobi, che pure parte da un buon soggetto. Stesso discorso anche per Figlie dell’Estate di Sara Citti, che almeno ha una deriva surreale. Cara Anoressia e SG sono semplicemente dei resoconti delle esperienze dei rispettivi autori Blu Pieraccioli e Filippo Perelli coi disturbi alimentari e la celiachia.

Mia di Giada Ionà avrebbe necessitato forse di essere sviluppata di più e purtroppo i disegni (oltretutto riprodotti male) non mi sembrano al livello di quelli degli altri autori. Anche Alessandra Muto ha un segno ancora molto acerbo e anche lei è stata penalizzata dalla stampa: la sua storia Chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni dimostra comunque un certo coraggio nel raccontare una storia calata in un contesto quotidiano.

D’altra parte qualcuno mette in campo una certa originalità: pur nel vittimismo di Yo-yo Veronica Satta imbastisce una sequenza abbastanza coinvolgente che si conclude in maniera gradevolmente onirica. Gaia Papotti si inventa una bella situazione di partenza in Perché non vuoi essere come noi? ma purtroppo la conclude abbandonandosi al moralismo. Eterna Bellezza di Antonio Di Vita e Ivan Lorenzini potrebbe essere l’incipit di un fumetto molto interessante (ma Lorenzini deve ancora prendere maggiore confidenza con l’anatomia).

Tra le prove più riuscite per me si colloca It’s a Match di Alberto Cappelli e Diego Picchianti visto che stempera con umorismo la tensione di come apparire al primo appuntamento. Ma i risultati nettamente migliori sono quelli delle due storie mute di Giacomo Roverani, proprio perché non avendo il supporto del testo devono obbligatoriamente raccontare una storia senza perdesi in voli pindarici. La prima, Geometro (titolo ben mimetizzato nello sfondo della prima vignetta), è anche un’ottima prova grafica mentre la seconda, WWW.Kara.XXX (scritta da Cris Manera), è molto godibile pur essendo più canonica.

venerdì 15 novembre 2024

Intervista a Laura Zuccheri

Credo che sia intuibile dal titolo, Kamasutra, ma puoi dirci di cosa parla il volume?

È una storia ambientata nell’antichità dell’India, ben prima della colonizzazione inglese e quando l’India nemmeno esisteva come tale ma era una serie di regni che si facevano guerra tra di loro.

La protagonista femminile è la regina di una banda di predoni, spietata ma con un punto debole. Il protagonista maschile è suo prigioniero. Un terzo protagonista è il compilatore del Kamasutra, che aiuta l’altro maschio mettendolo a parte dei suoi insegnamenti sull’arte amatoria per concupire la regina dei banditi e quindi ritardare il momento della sua esecuzione.

Detto così sembra più una specie di Mille e una Notte che un fumetto erotico.

Infatti non è un fumetto erotico, almeno non come prima cosa. Il titolo ci è stato imposto dall’editore francese, noi avevamo intenzione di intitolarlo La Storia della Regina Scarlatta [The Scarlet Queen’s Tale è infatti il titolo della presentazione che gli autori ne hanno fatto il 31 ottobre nella Chiesetta dell’Agorà, ndr]. L’erotismo non manca, ma c’è molto altro, anche Sergio Leone che è una delle passioni dello sceneggiatore Sudeep Menon.

Come è nato il progetto?

Risale al 2020. Io pratico yoga e ho sempre amato l’India che ho visitato varie volte. Proprio per diventare insegnante di yoga ci sono andata nel 2020, approfittando del viaggio per incontrare Sudeep Menon. È uno scrittore e lo avevo conosciuto perché mi aveva scritto su FaceBook commentando alcuni miei quadri che avevo postato. Poi c’è stato il lockdown e non ho potuto tornare a casa, così frequentando Menon abbiamo pensato di fare qualcosa insieme ed è nato il progetto del fumetto.

Questa è la mia opera migliore: c’è qualcosa che va al di là dell’aspetto tecnico, c’è tutta la mia passione per l’India.

Parlando dal punto di vista tecnico che strumenti hai utilizzato per realizzare le tavole?

È stato fatto tutto in analogico, non ho usato il computer. Per i colori ho usato gli acquerelli. Menon è stato indispensabile per trovare la giusta documentazione, all’epoca c’era una grandissima varietà di abiti e gioielli e non tutto è facile da ricostruire se non sei del posto.

La vostra è stata una collaborazione molto stretta, quindi.

Menon si è posto il problema di non scrivere cose che una donna avrebbe potuto non avere piacere di disegnare, quindi non ci sono stati affatto problemi. D’altra parte se avessi trovato certe scene troppo spinte o esagerate non le avrei nemmeno disegnate. È presente anche un’amicizia omosessuale tra la regina e una sua subalterna, ma tutto trattato con grande realismo.

L’approccio di Sudeep è stato sicuramente quello corretto: la prima recensione che è stata fatta in Francia era proprio di una donna ed è stata positiva.

Negli ultimi anni il mercato franco-belga si è indirizzato maggiormente verso one shot belli corposi piuttosto che le classiche serie divise nei canonici volumi da 46 o 62 tavole. Anche Kamasutra nasce così?

No, in effetti noi in origine avevamo pensato di farne due libri di 52 pagine l’uno ma come hai detto il mercato franco-belga adesso privilegia questo formato e ci siamo adeguati.

giovedì 14 novembre 2024

Inquisizione

Come scrivevo di ritorno da Modena, Lucca serve anche a riempire i buchi nella collezione dei giochi di ruolo. Messe quindi le mani su questo tomo, ho scoperto però che si avvicina più a Eretici e Stregoni che non a Cacciatori di Morti. Di arrosto ce n’è, ma soffocato da un bel po’ di fumo, cioè quelle parti narrative e non regolistiche a volte inusitatamente lunghe e comunque superflue perché spesso ribadiscono semplicemente quello che viene scritto nelle sezioni manualistiche.

L’Inquisizione del titolo è la struttura religiosa cui è demandata l’amministrazione della Giustizia nel Sanctum Imperium. Tra fanatici, opportunisti, idealisti e criminali le fila di questi gruppi di Inquisitori, Notai e Conversi sono molto variegate e offrono molteplici possibilità d’interpretazione.

Molto spazio viene dedicato alla ghenga di Fra’ Ruina, ovviamente portando lunghe testimonianze dirette che si limitano a ribadire quello che è scritto a chiare lettere nelle descrizioni dei vari membri. È evidente che il Leo e il Curte amano scrivere (infatti sono anche autori di due romanzi) ma se a un volume venissero tolte quelle stramaledette parti “raccontate”, o almeno una buona parte di esse, i supplementi di Sine Requie sarebbero grossi la metà con conseguente ritocco al ribasso del prezzo. Che poi come ribasso non sarebbe così sensibile perché i volumi sono cartonati, ma tanto le informazioni pertinenti sono già riportate nelle parti non narrative. Oltretutto, qui solo i capitoli relativi a Frate Cugio Urbinati aggiungono qualcosina al quadro generale e alla suggestione del mondo “oltre la Soglia”.

Il pezzo forte della parte regolistica è quella relativa alla costruzione e alla manutenzione di  Requiem e Corona Spinarum, le micidiali armi degli Inquisitori di cui la copertina offre alcune belle immagini esemplificative. In realtà non sarebbe niente di straordinario visto che la sezione riprende concetti già visti in Templari, ma la trattazione dell’argomento offre il destro per l’introduzione della suggestiva idea dell’«Armonia della lama» e soprattutto vengono presentati dei personaggi che in un modo o nell’altro sono riusciti a impossessarsi o a farsi costruire dei Requiem altrimenti rigorosamente riservati ai frati Inquisitori. Un’altra idea di grande fascino è il nuovo Burattino a tema, molto originale.

Nella seconda parte del volume vengono presentate nuove professioni: niente di più che varianti del Converso e del Secretario/Notaio, ma d’altro canto non era possibile introdurre qualcosa di veramente nuovo in un gruppo di personaggi già perfettamente caratterizzato.

Più interessante è il generatore casuale di avventure per Inquisitori, alla base dei tre brevi scenari riportati in appendice.

Non mancano refusi e non ho mai sentito dire a un triestino «coiòmebero» ma comunque tra tutto il bla bla bla affiora qualcosa di originale e interessante. Forse anche più di “qualcosa”, per quanto aleggi ancora l’impressione, anzi la certezza, che tra quarantacinque anni starò ancora qui a lamentarmi del fatto che gli autori non abbiano ancora spiegato cosa diede origine al Risveglio e cosa si trova “oltre la Soglia”.

Intervista a Roberta "Sakka" Sacchi

Puoi presentarci questa nuova collana, che se ho ben capito segue quella con le copertine gialle dell’anno scorso?

Schizzo Presenta è una collana storica del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona e ogni anno si propone di promuovere il linguaggio del fumetto attraverso la promozione di autori sia esordienti o emergenti ma anche di professionisti che vogliono un po’ sperimentare con storie molto personali e autoriali.

Ogni anno proponiamo un tema diverso: quest’anno è stato “storie dall’invisibile” e quindi come di consueto è stato scelto anche un colore che unisse tutte le pubblicazioni in modo da proporle insieme, far capire che si tratta di un progetto comune. Ogni volume è molto diverso dall’altro, sia per linguaggio narrativo sia per lo stile di disegno perché appunto questi autori sono stati spinti a raccontare con molta originalità il loro modo di fare fumetto. Ci sono veramente fumetti di ogni tipo e vi invitiamo a scoprire questi autori e queste storie perché ognuna racconta qualcosa di molto prezioso.

Da quanti anni è in corso questo progetto?

Dal 2022. Ho preso in mano la curatela della collana e abbiamo pubblicato come prima infornata “storie senza tempo” e poi “storie del tempo perso”, e anche in quei casi avevamo scelto dei colori che unissero tutte le pubblicazioni, quindi come hai ricordato quello dell’anno scorso era il giallo che serviva appunto per dare l’idea dell’energia di queste storie, mentre invece quest’anno è il verde: un verde molto intenso, quasi color petrolio, scelto perché vuole raccontare la profondità delle tematiche trattate.

Venendo a te, ci ricordi quali sono i tuoi lavori?

Sono Roberta Sacchi in arte Sakka; sono un’autrice di graphic novel e pubblico con vari editori. Ho cominciato proprio con il Centro Fumetto Andrea Pazienza che ha pubblicato i miei primi fumetti che erano Elain e Il Sogno del Minotauro, due pubblicazioni che costituiscono proprio il mio esordio assoluto. Successivamente ho collaborato con diversi editori come Becco Giallo, Kleiner Flug, Star Comics, Barta Edizioni, Shockdom. Pubblico ancora con il Centro Fumetto e infatti abbiamo ristampato uno dei miei libri che è un fumetto sui tarocchi che ho fatto otto anni fa: Il Libro Nuovo, una pubblicazione che il Centro Fumetto ha realizzato anche per celebrare i suoi 35 anni. Esemplifica un po’ la mia cifra stilistica più personale perché rappresenta un po’ il tema del sogno e della metafora anche attraverso dei simboli, degli archetipi.

Il tuo ruolo nella collana Schizzo Presenta è stato quello di selezionatrice o ti sei occupata anche un po’ di editing?

Io mi occupo di un po’ di tutto consigliandomi sempre con Michele Ginevra che è il coordinatore del Centro Fumetto e che originariamente aveva la curatela di questa collana. Mi occupo proprio della selezione degli autori, cioè di invitare gli autori che magari nel corso di un anno noi individuiamo come interessanti, dopodiché dopo averli selezionati chiediamo loro di provare a proporci una storia e se ci colpisce cominciamo a lavorarci, io naturalmente mi occupo di seguire gli autori e di fare un po’ di editing soprattutto per i talenti emergenti e gli esordienti che possono aver bisogno di rafforzare la loro cifra stilistica. Come dicevo mi occupo un po’ di tutto e infatti anche la parte grafica di questa collana la curo io, in collaborazione con Valeria Corradi che è un’altra collaboratrice veramente molto preziosa.

mercoledì 13 novembre 2024

Schizzo Presenta - Storie dall'invisibile 4, alias Schizzo 179: Appunti per sopravvivere in una fiera di fumetti

Il titolo dice tutto. Poco importa che sia riportato diversamente in copertina («in»), in seconda di copertina («a») e nelle gerenze («ad»): dopo una vita a frequentare fiere e ad allestire stand Giacomo Taddeo Traini ha deciso di condividere le sue esperienze tragicomiche in quegli ambienti così peculiari. Molto metodico, parte dal recupero degli accrediti e dalla consegna del materiale per concentrarsi poi sull’allestimento dello stand e quindi sugli incontri coi clienti e gli autori. Nel corso del reportage offre un paio di dritte su come risparmiare tempo ed elabora una casistica delle varie filosofie alla base dell’allestimento di uno stand e delle strategie per attirare lettori.

Quasi tutto il fumetto (il finale è giocato sull’emotività) è caratterizzato da un tono umoristico: nell’introduzione l’autore specifica che ha solamente esagerato un po’ certe situazioni, e chi frequenta fiere non avrà difficoltà a credergli. Il tipo di humour adottato è però principalmente visivo e questo costituisce un limite al godimento del volumetto perché il tratto di Traini è ancora molto acerbo – e come spesso capita le mezzetinte non nascondono le sue carenze ma le sottolineano. Questi Appunti costituiranno comunque una lettura divertente per gli appassionati di fumetti che avranno anche una testimonianza di com’è il mondo dall’altro lato del bancone.

Intervista a Francesco Mercuri

Puoi presentarci TheSign Comics & Arts Academy e la sua struttura?

Siamo un’Accademia con diversi percorsi artistici a 360°. Ci troviamo a Firenze, nel centro della città, con più sedi. Oltre ai vari corsi di illustrazione abbiamo un dipartimento dedicato ai games, ma anche a fumetti e animazione: proprio quelli dedicati a fumetti, illustrazione e animazione sono quelli che hanno riscontrato maggiore curiosità e interesse, come stiamo vedendo anche qui in fiera. Ogni anno presentiamo un progetto che è un po’ un evento dedicato alla formazione, totalmente gratuito, che si svolge sempre a Firenze dove si possono vincere borse di studio partecipando con noi a dei contest, alcuni dei quali in collaborazione anche con Lucca Comics & Games ad esempio nell’area performer. Colgo l’occasione per invitare chi vuole a venire a trovarci: siamo tanti artisti che lavorano assieme in un ambiente comune.

A questo proposito, presentaci il tuo lavoro.

Sono Francesco Mercuri e sono anche io un artista, principalmente un illustratore e un concept artist. Mi occupo del mondo dei giochi in generale, sono principalmente un illustratore. Ho lavorato per riviste, giochi da tavolo, videogiochi, serie tv.

Puoi farci qualche nome?

Sono tutte produzione abbastanza indipendenti, probabilmente quelli più conosciuti sono quelli statunitensi. Ho lavorato ad esempio a un bel gioco da tavolo che si intitola The Horror Escape Game. Approfitto per spendere qualche parola in più: è un gioco dal sistema molto innovativo e invito tutti a provarlo perché è molto interessante.

Avete riscontrato un buon flusso di persone qui a Lucca?

Sì, spesso i ragazzi interessati al mondo del disegno appena ci vedono rimangono affascinati dai lavori che mostriamo come esempi. A noi piace sempre condividere, sin dai più giovani: qui a Lucca ci sono tanti giovanissimi che si interessano alle nostre offerte e noi siamo ben contenti di accogliere anche i giovanissimi con cui ci piace condividere la nostra passione che adesso è anche il nostro lavoro.

Dalla vostra esperienza esistono quindi sbocchi lavorativi significativi?

Da quello che si può vedere anche qui a Lucca direi proprio di sì. Nel mondo dell’intrattenimento si va sempre più avanti e ci sono sempre più professioni che vengono a crearsi con l’evoluzione delle tecnologie, soprattutto negli ultimi anni si sono venute a creare nuove figure creative. Si tratta di un mercato molto ambito e ricercato; si spazia tantissimo, quindi ogni tipo di artista e di professionista può trovare un suo spazio. Questo è quello che posso dire perché l’ho visto concretamente nel corso del tempo. Certo, per affermarsi bisogna avere la passione, l’impegno e la dedizione.

Forse anche guardare a un mercato internazionale?

Sì, devo dire che il mercato internazionale aiuta parecchio. Io ad esempio lavoro al 70% con l’estero, e molti altri artisti come me seguono lo stesso percorso. Però ti dirò che si tratta principalmente di una scelta: anche qui in Italia ci sono opportunità.

Io da quando ho cominciato a studiare ho puntato a quello: avere un indirizzo fin da giovane, che è quello che facciamo anche noi con l’Accademia. A seconda delle inclinazioni e delle aspirazioni siamo noi che indirizziamo gli studenti ai percorsi più giusti per loro. Avere qualcuno che ti segue aiuta tantissimo per maturare come professionista e trovare sbocchi lavorativi.

Da quale età indicativamente gli studenti possono iscriversi ai vostri corsi?

È un’Accademia post-diploma, quindi indicativamente dai 18 anni in su. Abbiamo tantissimi corsi ma non solo per chi ha già esperienza di disegno o ha fatto il Liceo Artistico: in ogni corso si parte dalle basi. Questa è una cosa importante perché chi non ha mai studiato Arte ha comunque l’opportunità di avere una formazione a 360°.