Gente riservata, i comaschi.
Timidi, direi. Al limite della segretezza. Insomma, capisco che tra le
molteplici attività della Etv Publishing – Espansione S. r. l. il fumetto non è quella preminente, ma se io
pubblicassi un volume disegnato da Piccinelli e Villa lo strombazzerei ai
quattro venti. E invece non hanno nemmeno messo un trafiletto sull’Anteprima e ho scoperto per caso
dell’esistenza di questo volume, che poi se ho ben capito sarebbe parte di una
collana. Il suo predecessore si occupa di leggende e folklore e quindi come
argomento probabilmente mi interessa molto di più, ma visto che ancora non mi è
arrivato per il momento mi gusto questa raccolta di fatti storici di Como e
dintorni.
I fumetti sono tutti sceneggiati
da Dario Campione, che firma anche l’introduzione. È curioso e lodevole che una
persona esterna professionalmente al linguaggio del fumetto (così si evince
dalle sue note biografiche) sia riuscita a costruire delle storie molto
scorrevoli e appassionanti senza lasciarsi prendere la mano dalla scrittura,
lasciando anzi spesso ai disegni il compito di raccontare con le immagini i
dettagli e le atmosfere delle vicende. Certo, Villa e Piccinelli sono due
fuoriclasse, ma comunque non era una cosa scontata.
Si comincia con La scomparsa del Brüt, una vicenda legata alle Cinque Giornate
di Como, di cui ammetto che non conoscevo l’esistenza: a Schignano e Menaggio
si teme per la sorte di Francesco, un giovane aderente all’impellente rivolta
contro gli Austriaci. Lui in realtà non se la passa male, felice ospite di
un’affascinante contessa a Tremezzina, ma partecipa lo stesso all’insurrezione
dopo che il Carnevale di Schignano gli permette di raggiungere Como
indisturbato. Al di là della trama, molto lineare, la storia è anche
l’occasione di mostrare il Carnevale locale con le sue particolarità che
diventano metafora del giogo austriaco.
I disegni di Villa sono
meravigliosi, addirittura superiori alle mie aspettative; in questo frangente
ha sperimentato con tecniche e materiali che non gli ricordavo. Chissà, forse
in un paio di vignette c’è stata anche la volontà di omaggiare Dino Battaglia.
Delitto sui binari della Menaggio-Porlezza è un curioso giallo di
cui ci viene anticipato all’inizio il colpevole. Probabilmente è tratto da un
fatto di cronaca come testimonierebbe la riproduzione di una copertina
dell’epoca (1884) del giornale Il Nuovo
Lario. Molto interessante lo scavo psicologico dei personaggi e la puntuale
descrizione delle metodologie di lavoro di carabinieri, banditi e ferrovieri.
Ottimi i disegni di Piccinelli,
che a sua volta si concede qualche deriva un po’ elaborata (vedi i monti che fanno
capolino dai panorami nebbiosi) ma che eccelle soprattutto nella resa delle
espressioni e nell’elaborazione dei volti.
In fuga con il brigante ci trasporta in un’epoca più vicina, nel
tormentato 1944 in cui una famiglia ebrea deve fuggire verso la Svizzera
attraverso il crinale di San Lucio. A guidarli sarà il giovane “brigante” del
titolo, Bosco. Dario Campione coglie l’occasione non solo per mostrare nel
dettaglio le strategie nell’affrontare quei percorsi, ma anche omaggiare la
flora locale e per ricordare la figura del brigante Carcini che operò un secolo
e mezzo prima in quelle zone.
I disegni di Villa sono stupendi
e oltre a concentrarsi molto sulla varietà ed espressività dei volti per
l’occasione usa anche la mezzatinta, tecnica con cui lo abbiamo già potuto
ammirare altrove.
Si finisce nella contemporaneità
con Storie di Lorenzo e Lucia. Il
giovane sceneggiatore televisivo Lorenzo in cerca di tranquillità per scrivere
un romanzo ha affittato casa a Livo, dove trova non solo l’affascinante
locatrice Lucia ma anche una ricca biblioteca da cui apprende un fenomeno poco
conosciuto: l’emigrazione che per due secoli a partire dalla fine del ’500
coinvolse i comaschi che cercarono fortuna in Sicilia, principalmente a
Palermo. Dal diario di Lorenzo Noghera apprende della diffusione anche nel
Comasco della devozione di Santa Rosalia, cui ci si affidava per scongiurare la
peste. Visto che anche la promessa sposa del Noghera si chiamava Lucia la mise en abîme manzoniana è quanto mai
profonda.
Piccinelli offre una prova
addirittura migliore della precedente: visto che molte vignette sono costituite
dal testo del diario può concentrarsi su un lavoro più illustrativo ed
elaborato.
La qualità di stampa di Storie e Misteri del Lago di Como è
quella paradossale delle scansioni digitali: da una parte si colgono dettagli
come le matite non cancellate e le sfumature di china che con il fotolito
sarebbero risultate compatte, dall’altra i tratteggi (soprattutto quelli più
fini) non sono così nitidi come negli originali. Poco da lamentarsi: questa è
la norma o quasi della stampa contemporanea.
L’unico difetto che invece si può
ravvisare in queste pagine è il lettering di Aldo Lanfranchi molto meccanico
sia come grafia che come forma dei balloon.
A integrare i fumetti ci sono due
lunghe e interessanti interviste ai disegnatori e una ricca bibliografia. Le 72
tavole di fumetto promesse in quarta di copertina sono effettivamente 72 (18 a episodio) e il volume
consta in totale di ben 96 pagine – cartonato, di gran formato e su carta
patinata, il tutto a 20 euro.
Insomma, un volume eccezionale,
una scoperta gradevolissima. Quasi quasi mi pento di aver rivelato l’esistenza
di questa chicca invece che custodirne anch’io il segreto.