giovedì 28 gennaio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 157

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

 

VITA DI UN CARTOONIST – OVVERO DELLA COERENZA

(Italia 1969, in Eureka, © Editoriale Corno, satira)

Max Bunker [Luciano Secchi] (T), Giampaolo Chies (D)

 

Un fumettista che si presenta come lo stesso disegnatore Chies dimostra attraverso i decenni la facilità con cui il popolo italiano cambia bandiera a seconda della convenienza.


 

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

 


LES NOUVELLES ENQUÊTES DE RIC HOCHET
(LE NUOVE INCHIESTE DI RIC ROLAND)

(Francia/Belgio 2015, © Le Lombard/Zidrou/Van Liemt, poliziesco)

Zidrou [Benoît Drousie] (T), Simon Van Liemt (D)

 

Come già successo per Michel Vaillant, le “Nuove Inchieste” di Ric Roland sono un aggiornamento della serie classica al gusto moderno, ambientato però negli anni ’60.

 

Tombé pour la France in Les Nouvelles Enquêtes de Ric Hochet 4 (2020). Zidrou [Benoît Drousie] (T), Simon Van Liemt (D).

Dopo la diffusione della notizia che suo padre è ancora vivo, Ric si ritrova renitente alla leva e pertanto è costretto a prestare servizio nel corpo dei genieri. Qui si troverà inevitabilmente coinvolto in un caso misterioso.


Tra i genieri presta servizio anche un ragazzo che nella vita fa il fumettista, tal Simon che si firma “Sim” (caricatura del disegnatore?), che realizza vignette per il giornalino della caserma e aiuterà a modo suo a risolvere il caso.

Pseudofumetto: Sim disegna Le Avventure del Giovane Gustave Eiffel per Paris Night.

 

[ALTRI MEDIA] GIOCHI (pag. 134)

 

VILLAINS AND VIGILANTES

(Stati Uniti 1979, gioco di ruolo edito da Fantasy Games Unlimited e successivamente da Monkey House Games)

Jack Herman, Jeff Dee

 

Il primo gioco di ruolo dedicato ai supereroi. Non trattandosi di un prodotto su licenza non è previsto di poter interpretare i supereroi della DC Comics o della Marvel o di altre case editrici ma le avventure si svolgono in universo originale.

 


The Great Iridium Con
(1986). Stephen Dedman.

Modulo introduttivo per 4-7 giocatori: l’organizzazione governativa GIANT chiama a raccolta dei giovani supereroi per indagare nel corso di una convention che si tiene a Iridium Vale, cittadina isolata nel deserto all’avanguardia nel settore delle ultime tecnologie. Durante la convention si svolgono varie attività inerenti film, fumetti e giochi di ruolo, tra cui proiezioni di film realmente esistenti e letture di romanzi reali. Dan Panosian, illustratore del modulo, viene citato come ospite d’onore della convention.

Pseudofumetti: nella copertina si possono distinguere vari comic book, alcuni parodie di fumetti realmente esistenti: Chronic Comics, Linda La Loose Comics, Fiendish Comics, Horrible Comics, Hulkish Comics, Samurai Cat, Lucky Comics, Subman verses Cubman, Swell Comics, Bizar Comics (Scott Bizar era il fondatore della Fantasy Games Unlimited), Robb Rabbit Comics, Joe-Sepi Comics, Bug-Boy Comics, Star Buggy Comics, Thud Comics, Swell Comics, Help Comics, Power Plot.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

 

J. RUFUS LION

(Stati Uniti 1944, in Funny Stuff, © DC Comics, umorismo)

Sheldon Mayer



J. Rufus è un leone pigro, fanfarone e un po’ truffaldino, sposato con una gallina che ha per nipote una giraffa! Vive varie vicissitudini insieme a un variopinto cast di altri funny animals, in cui le sue fanfaronate gli si ritorcono regolarmente contro. Questo per quel che riguarda i primi episodi: successivamente il protagonista diventa un tontolone (per poi cambiare anche fisionomia) che il vicino di casa, il topo Mortimer, cerca inutilmente di buggerare.

 

Senza titolo in Funny Stuff 5 (1945). Sheldon Mayer.

Stufo di come viene rappresentato dal suo autore, J. Rufus Lion racconta un episodio in cui si è comportato da eroe a modo suo, ma la giraffa Arsenic gli rovina il gioco svelando come andò veramente.


Un momento metanarrativo del "secondo" J. Rufus Lion da Funny Stuff 46 del giugno 1949

domenica 24 gennaio 2021

Stirpe di Pesce 5

Grazie a un crowdfunding di successo Laura Spianelli ha potuto finanziare l’ultimo capitolo della saga iniziata quattro anni fa. La ricompensa che ho scelto io era abbastanza basilare, scelta apposta in modo da farmi arrivare il fumetto il prima possibile, e comunque mi è arrivato un sacco di roba!.

Dunque, parlare di questi ultimi tre capitoli di Stirpe di Pesce senza fare spoiler è quasi impossibile. Adesso mi è molto più chiaro quello che mi aveva detto l’autrice in merito alla necessità di prendersi più spazio: la storia è corale e ogni personaggio, non solo la protagonista putativa Purple, ha bisogno del suo spazio per sviluppare e concludere la sua vicenda. E poi alla fine ogni sottotrama è collegata alle altre, delineando un unico affresco con radici sin nel primo volume.

Questo quinto volumetto è bello corposo, 72 pagine quasi tutte a fumetti (anche il terzo ne aveva 72 ma come gli altri ospitava racconti, pin up e fumetti esterni alla saga): la vicenda è straziante, ma ha anche un tono epico. Ma forse ho già detto troppo.

Stilisticamente la Spianelli ha ripulito ancora di più il suo segno, rendendo più espressivi i personaggi. Il tredicesimo capitolo della saga è in bianco e nero (ma è un bianco e nero relativo, perché ci sono anche sfumature di grigio e altri colori) mentre gli ultimi due sono colorati da Daniela Barisone con la collaborazione di Alessandra Medulla. La scelta è attribuibile alla necessità di creare un inizio cupo e disperato per creare un maggiore contrasto con l’introduzione di un nuovo status quo. Ecco, ho detto troppo.

In appendice un racconto (un po’ deprimente) di Riccardo Borgogno. La supervisione e parte dei testi sono come di consueto opera di Simone Delladio.

In definitiva Stirpe di Pesce ha rappresentato una scommessa vinta, la dimostrazione che progetti professionali possono venir realizzati con tutti i crismi anche dal basso, da autori indipendenti che non si affidano a una struttura editoriale consolidata. E rispetto ai “veri” editori (solo adesso mi sono accorto di cosa sono i “codici a barre” in quarta di copertina!) la Spianelli ha saputo realizzare un prodotto stampato bene, curato fin nei minimi dettagli, stampato su carta patinata, puntuale (per quanto possibile) nelle uscite e in definitiva a un costo nemmeno elevato considerato tutto il lavoro che c’è dietro. Cose che oggi pochi “veri” editori possono garantire.

venerdì 22 gennaio 2021

Ivanhoe

Dopo Allagalla, Nicola Pesce Editore, Nona Arte e qualche altro editore meno assiduo, anche Segni d’Autore apre il suo catalogo a fumetti classici di autori italiani. Questo volume è il primo di una collana dedicata ad Alarico Gattia che si comporrà di quattro titoli.

Ivanhoe venne pubblicato su Il Giornalino alla fine degli anni ’90. Lo scenario è l’Inghilterra del XII secolo, con l’amato re Riccardo Cuor di Leone lontano in Terrasanta mentre suo fratello Giovanni governa dispoticamente affamando i suoi sudditi. Il paese è scosso anche dalle tensioni tra i sassoni e gli usurpatori normanni. Ivanhoe è il rampollo dei Rotherwood, a cui il padre non ha perdonato di essere partito per le crociate invece di difendere il feudo di famiglia. Ammetto di non conoscere né il romanzo di partenza né le versioni cinematografiche che ne sono state tratte e quindi non so quanto sia stato fedele Gattia in questa trasposizione. Inizialmente la storia ruota attorno al conflitto tra Rotherwood e Front-de-Boeuf (complice il desiderio di molti personaggi di impalmare la bella Lady Rowena), per poi vertere sulla missione di salvataggio dell’ebrea Rebecca accusata di stregoneria.

Sicuramente c’è una certa originalità nel fatto che quello che in teoria dovrebbe essere il protagonista compare solo di sfuggita all’inizio (il tempo di farsi ferire in torneo), fa poi capolino dopo metà della storia e ricompare solo alla fine beccandosi tutto il merito della vittoria che è stata ottenuta da Robin Hood e re Riccardo!

Nell’introduzione Carlo Bazan parla di un’erronea catalogazione del romanzo di Walter Scott nella letteratura per ragazzi, ma è senz’altro vero che (sicuramente anche per assecondare la rivista che l’ospitò) l’Ivanhoe di Gattia punta molto sulla semplicità, sull’azione, sull’eroismo, su un po’ di occasionale umorismo glissando sui riferimenti a torture e stupri che comunque ci sono o vengono evocati. A causa della serializzazione su rivista (credo a puntate di otto tavole l’una) si può avvertire ogni tanto una certa accelerazione dell’azione per rimanere nello spazio prefissato, ma sicuramente il tempo di lettura ne beneficia dovendo inserire più materiale possibile nei singoli episodi.

A livello grafico ci troviamo di fronte all’Alarico Gattia della maturità. Maturità che significa ovviamente piena padronanza dei propri mezzi e quindi in questo caso… sintesi! Niente costruzioni ardite delle tavole o ricerca di riferimenti fotografici d’effetto come nei due “Uomini” della collana Un Uomo Un’Avventura, men che meno virtuosismi pittorici come nelle storie transitate su Comic Art. Bazan paragona Gattia a Sergio Toppi, e non ha tutti i torti: ma secondo me le affinità arrivano fino alla rappresentazione molto fluida delle mani e alla resa del fogliame e di altri dettagli, per il resto Gattia non ha certo l’originalità né la spettacolarità di Toppi.

Per la stampa Segni d’Autore ha proceduto a partire dalle tavole originali, che riportano infatti in calce sia il titolo della serie che il numero di tavola – e il lettering è quello originale fatto a mano. Questo ha garantito una quasi costante efficacia della riproduzione di stampa, con solo qualche intoppo isolato, ad esempio alle tavole 48 e 49.

Nel complesso il volume è sicuramente appetibile: per 15 euro (e una tiratura dichiarata di 500 copie) offre un ampio formato 24x30 e una storia a fumetti di 56 tavole più che godibile per i motivi che ho ricordato sopra. Di sicuro comprerò anche i prossimi tre.

mercoledì 20 gennaio 2021

Aegyptus: Le sabbie del tempo e dell'oro

Fedele al suo proposito di non scervellarsi troppo per decidere cosa regalarmi, l’amico che mi ha già reso omaggio del Manuale Base ha provveduto per Natale a fornirmi anche di Aegyptus.

Questo modulo geografico è un tomo di ben 176 pagine di cui le prime 100 sono dedicate specificamente all’ambientazione, approfondendo le singole città e regioni ma anche trattando la storia, la cultura, la religione e le dicerie di questa Provincia. Dopo una discesa da Alexandria alla Prima Cateratta gli autori si concentrano nel dettaglio anche sull’isola di Creta e sulle propaggini di ciò che si trova a sud oltre i confini dell’Impero Romano. L’Aegyptus è vastissimo e viene giustamente sottolineato che la solo Alexandria è sufficiente ad ambientarci un’intera campagna.

Il lavoro di documentazione è impressionante, tra le altre cose ho trovato particolarmente suggestive le Lampade di Tentyris; anche se gli autori si fossero basati più sulla loro fantasia che sulla consultazione di manuali e documentari il risultato è comunque molto verosimile e lascia appunto la piacevole sensazione che sia stato fatto un buon lavoro di ricerca.

Dopo la parte relativa alle nuove regole c’è quella sui nuovi mostri, di solito la più ghiotta di ogni supplemento di qualsiasi gioco di ruolo. Oltre agli animali e ai png di rito, però, c’è spazio per otto sole pagine di “creature fantastiche”, anche se è evidente che sia stata privilegiata la qualità sulla quantità: ognuna è perlomeno suggestiva e sufficiente o quasi a costruirci un’avventura attorno. È proprio quello che hanno fatto gli autori, che prendendo spunto da Talos ci hanno imbastito attorno la prima delle avventure in appendice.

Come di consueto, la parte finale (assai corposa) è dedicata alle avventure, che anche in questo caso sono tre. Si tratta di avventure realizzate con lo spirito moderno, che già si intravedeva nel “vecchio” Lex Arcana: l’esplorazione è più che altro astratta e i giocatori devono fondamentalmente muoversi all’interno della “sceneggiatura” prefissata azzeccando le varie soluzioni che gli autori hanno previsto. Come in Savage World, ci sono delle cose che “devono” succedere e per farle accadere sono necessarie all’occorrenza delle prove effettuate con successo, e prima o poi i risultati arrivano.

La prima avventura, L’Ira di Talos, è ambientata a Creta ed è investigativa, con un retroscena originale. Così di primo acchito (ma non sono un esperto) mi pare che lo scontro finale sia assai difficile, e per questo sono state aggiunte delle opzioni alternative per portarlo a termine con successo.

La seconda, I Predoni della Città Segreta, è una missione sotto copertura ambientata nel deserto alla ricerca della favoleggiata (o famigerata se guardata con occhi romani) Zerzura. La specificità della città nascosta costringe a qualche capriola per giustificare il fatto che i Custodes, che magari possiedono abilità od oggetti che potrebbero rovinare il flusso obbligato della trama, devono seguire un percorso stabilito. L’occasione serve anche a dare un esempio pratico dell’utilizzo delle nuove regole per la sopravvivenza nel deserto.

Se le prime due avventure sono valide, la terza (L’Alba del Sole Nero, in cui Mauro Longo è coadiuvato da Michele Garbuggio) è qualcosa di spettacolare, il vero piatto forte. Occupa ben 21 pagine («avventura-campagna» viene giustamente definita) e tra le altre cose c’è di mezzo un “faraone” il cui nome è simile a Nyarlatothep. Non credo serva aggiungere altro.

Nel complesso Aegyptus è un supplemento che offre un sacco di materiale d’ambientazione ma anche molti spunti e idee, tanto che il suo utilizzo può tranquillamente espandersi ad altri giochi oltre Lex Arcana. Gli autori sono due, Mauro Longo e Franz B. Duke. Forse per questo si avverte una differenza stilistica in alcune parti: accanto a uno stile colloquiale o comunque neutro ci sono rari paragrafi (come ad esempio quelli su Elephantina e sul Canale di Arsinoe) che hanno un tono nettamente più aulico. Aegyptus è pieno zeppo di citazioni, da Georges Brassens a Lovecraft passando per Gary Gygax, il primo librogame uscito in Italia fino al film Young Sherlock Holmes, di cui viene parafrasato il titolo italiano. Oltre a tanto, tantissimo Indiana Jones, c’è spazio anche per Champollion e addirittura Fabio De Luigi! Ma non mancano (e visto il contesto sono quasi indispensabili) riferimenti classici tratti dalla mitologia, greca e non solo. Credevo che ci fosse anche un collegamento diretto col vecchio supplemento Carthago, ma l’adoratore di Baal-Moloch che ho scambiato per Archantes in realtà si chiamava Acherbas.

Mi hanno incuriosito i riferimenti ad Atlantide, che non ricordavo dai vecchi supplementi e che forse preludono a sviluppi inediti.

C’è qualche fisiologico refuso, ma in numero risibile e nulla che comprometta la comprensione: a pagina 113 è chiaro dal contesto che sia un successo di tipo II e non III a portare un +2 al rituale dello Sguardo di Horus. Certo, è surreale che Oratio Ulpio Turpidio si trasformi da Oratio a Orazio a seconda della frase, ma non c’è il rischio di scambiarlo per qualcun altro.

Tra gli illustratori svetta Omar Samy, a cui è dedicata gran parte dell’appendice illustrata, anche se il suo stile fotorealistico è un po’ spiazzante. Le sue illustrazioni sono belle, certo, ma hanno qualcosa di austero e appunto iperrealista che per me non è adatto a quello che è un gioco di ruolo fantasy, per quanto raffinato e storicamente documentato.

Consultando il sito della Need Games ho notato che la produzione di materiale per Lex Arcana è ferma a otto mesi fa, quando lo avevo guardato l’ultima volta. Spero sia solo una pausa temporanea dovuta al coronavirus e non un indice dello scarso successo che ha avuto la ripresa di quello che molti (tra cui anch’io) considerano il miglior gioco di ruolo prodotto in Italia.