mercoledì 25 febbraio 2026

Fumettisti d'invenzione! - 201

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Puntata monografica, questa, data la portata e le dimensioni di questo racconto lungo (o romanzo breve) di Alan Moore.

[NARRATIVA] CARTOONIST COME PROTAGONISTA (pag. 71)

WHAT WE CAN KNOW ABOUT THUNDERMAN (Cosa sappiamo di Thunderman)


(Stati Uniti/Gran Bretagna 2022, racconto in Illuminations, Bloomsbury Publishing Plc, satira)

Alan Moore

Cavalcata nei momenti più importanti della storia dei fumetti statunitensi e delle vite dei protagonisti. Tendenzialmente, i personaggi principali sono gli sceneggiatori e/o supervisori Dan Wheems, Milton Finefinger, Jerry Binkle, Brandon Chuff e Worsley Porlock che entrarono professionalmente nell’ambiente nel periodo in cui furono gli appassionati di fumetti come loro a diventare i nuovi redattori e scrittori. Alcuni di loro riusciranno ad abbandonare questo mondo corrotto, magari a prezzo della vita o della sanità mentale, e uno ascenderà al suo paradiso personale. La caustica penna di Moore tratteggia comunque anche le vicende di molti altri fumettisti o persone legate all’ambiente, in cui è facile ravvisare delle somiglianze con figure realmente esistite (ed esistenti).

Condotto con una vastità di registri narrativi diversi (tra cui recensioni di film e trascrizioni di interviste) e narrato in maniera non lineare, Cosa sappiamo di Thunderman denuncia le tremende condizioni di lavoro nelle case editrici egemoni del mercato, oltre che le nevrosi dei suoi dipendenti, nonché i legami della “Massive”, cioè la Marvel, e la “American” (la DC/National) non solo con la mafia e la CIA ma forse anche con qualche forza sovrannaturale!

Si aprano le danze, quindi: gli autori più importanti, gli inventori del genere, furono Si(mon) Schuman e David “Dave” Kessler, creatori di Thunderman. David Kessler diverrà anche un fumettista d’invenzione all’interno di uno pseudofumetto in una delle tante riletture delle origini di Thunderman, in una sceneggiatura che cercherà di rendere giustizia al suo lavoro seminale rubato dai maneggioni della American. Tra questi si possono annoverare a vari livelli i dirigenti veri e propri Hymie Weiss e Legs Diamond e i supervisori Julius Merzenberg e Sol Stickman (il secondo faceva l’editor per i titoli di fantascienza mentre Hector Bass seguiva quelli a tema bellico). Ma un ruolo di rilievo lo ricopre l’inquietantissima Mimi Drucker.

Il successo della American si deve anche ad altri personaggi tra i quali primeggia King Bee. Il suo creatore accreditato è Richard Manning ma la realtà è diversa: Manning lo faceva scrivere da Ron Blackwell e disegnare da Edward Hannigan che ne inventarono praticamente tutto il contesto iniziale. Si sussurra che anche i quadri che Richard Manning dipinge siano in realtà realizzati da altri, e sembra anche che Manning sia un grandissimo amico di Sam Blatz, dietro cui si cela un’altra figura luciferina ben nota. A disegnare King Bee ci furono anche John Capellini, Robert Novak e Preston Williams, che se non ne furono disegnatori regolari ne diedero almeno la loro interpretazione alla prima e unica BeeCon. Il disegnatore Davis Burke ebbe invece un ruolo molto importante nella delineazione dell’universo di King Bee.

Altro autore importante di casa American fu Sherman Glad che dopo un passato da scrittore di racconti pulp fantascientifici creò la maggior parte dei supereroi di successo; nel 1965 venne licenziato dall’editore perché cercò di fondare una sorta di sindacato con altri autori. Approfittando della cosa gli subentrarono James Flaver ed Edward Hannigan a cui seguirono anche Ralph Roth e David Moskovitz. Altri sceneggiatori degli anni ’50 furono Artie Leibowitz e Heinz Messner.

Sempre presso la American ma come matitista lavorò negli anni ’50 Pete Mastroserio, che approdò alla American dalla Banner Comics per scomparire poi in un qualche mondo alieno. Nello stesso periodo anche una disegnatrice femmina faceva le matite alla American: Esme Martinez, matitista di origini sudamericane e unica donna in uno studio/lager di soli uomini; disegnò tra le altre cose le storie brevi in appendice a World’s Best Adventure creando (non accreditata) molti elementi fondamentali per la continuity.

Altro disegnatore che lavorò presso la American fu Lou Shapiro su Peggy Parks, uno dei molti spin-off di Thunderman.

Un certo rilievo viene dato anche alle coloriste: vengono citate Linda Bunsen che ebbe un figlio (non riconosciuto) da Brandon Chuff e Daisy Brenen che lavorava sui titoli di guerra e, rimasta a piedi senza pensione e senza assicurazione sanitaria, si uccise gettandosi dal grattacielo della American, una scelta niente affatto rara tra gli altri autori e gli impiegati della casa editrice.

Tra gli autori più recenti di casa American si segnalano il disegnatore Byron James e soprattutto il suo inchiostratore Arvo Cake, entrambi al lavoro sulla miniserie Union in perenne ritardo a causa della ricerca di un inchiostratore che sostituisca Cake finito in prigione dopo aver massacrato la fidanzata che gli impose di scegliere tra lei e la sua collezione di fumetti. Solitamente uno scandalo del genere sarebbe stato sfruttato dalla concorrenza ma in questo caso si preferì soprassedere perché il fattaccio avvenne più o meno in concomitanza con il tentativo di Todd Permian (colorista di Rottweiler della Massive) di adescare un ragazzino, e sia American che Massive preferirono insabbiare le nefandezze dei propri collaboratori invece che rinfacciarsele.

Dall’altra parte della barricata c’è la Massive, una casa editrice nata come Punctual e il cui direttore è “Satanic” Samuel Blatz che deve il posto al semplice fatto di essere il genero dell’editore. A seguito delle sollecitazioni e del supporto economico dei servizi segreti, la Goliath (uno dei nomi della Punctual) diventa nei primi anni ’60 la Massive e ottiene grande successo coi personaggi creati da Joe “Jolting” Gold di cui Blatz si finge autore. Tra le persone che la animarono si segnalano “Jittery” Jeff Stevenson e Wendy Dietrich, mentre uno degli editor-in-chief più recenti è Gene Pullman, anche autore di Best Guy. Un altro importante editor e sceneggiatore, Denny Wellworth, passò invece dalla Massive alla American perché la prima non gli avrebbe coperto i costi sanitari per il tumore di cui soffriva. Wellworth realizzò anche in incognito un anno e mezzo di sceneggiature per la striscia Operative Z, la cui gestione truffaldina verrà riportata più sotto.

Non vengono citati molti autori della Massive, anche perché tra le due grosse case editrici c’era inevitabilmente un certo interscambio di sceneggiatori e disegnatori. Mark Shane comunque scrisse Freak Force, ma (ricordato sopra il caso di Todd Permian) la figura più pittoresca della Punctual/Goliath/Massive fu Frank Giardino, un inchiostratore incompetente assunto solo a seguito del “suggerimento” dello zio mafioso Salvatore Giardino.

La Massive creò negli anni ’70 (o poco dopo) una linea di fumetti con contratti più vantaggiosi per gli autori, la Legend.

Non furono comunque né American né Punctual a creare il formato comic book: James Laws Senior fu il primo editore a pubblicarne uno: Funnies on Parade. Il figlio seguì le orme del padre ma sotto la sua direzione la Scientific Publications divenne Sensational Publications, mantenendo la sigla SP ma variando i contenuti da educativi (come The Life of Thomas Edison) a provocanti, con le testate horror Sarcophagus of Murder e Cemetery of Death e la satira di Nutcase.

In un settore contiguo, la casa editrice Shaw Magazines pubblicava le riviste (quindi non soggette a Comics Code) Disturbing e Inappropriate per cui disegnavano proprio vecchie glorie della SP come Jeff Pleasant e Slim Whittaker. Il principale scrittore di queste testate fu il già citato Denny Wellworth. La casa editrice prende la sua ragione sociale dal nome dell’editore Roy Shaw, uno dei meno peggio dell’ambiente.

In tempi recenti la rivista Bordello lancia una sua linea di fumetti porno, tra gli scrittori c’è Terry North e tra i disegnatori Byron James e Chris Pulaski. Il supervisore di queste collane è Dick Duckley, allevato in reclusione dai genitori bigotti e, una volta catapultato nel mondo reale, reso dipendente dalla cocaina che si procurerà producendo vari ammanchi nelle casse della casa editrice.

Un panorama insomma molto desolante, in cui non mancarono fumettisti alcolizzati: oltre ad altri già citati (Blackwell e Whittaker), tra le “spugne” vengono citati Sam Earl (autore di Silly-Putty Pete) e Bert McIntyre che creò Fishman.

E come anticipato nemmeno i protagonisti citati in apertura si salvano: Chuff muore proprio all’inizio del racconto in maniera spettacolare e ridicola mentre Wheems si uccide nel 2016 lasciando come parte di una lettera d’addio un fumetto in cui denunciava le ingiustizie commesse ai danni di Schuman e Kessler.

Pseudofumetti: la American ha basato il suo successo sulla trinità costituita da Thunderman, King Bee e Moon Queen ma nel corso dei decenni ha prodotto molti altri fumetti non specificatamente supereroistici come Conquerors of Mystery, Our Unshaven Army, Henny Youngman, Perry Mason, Tower of Frightening e Chamber of Dreadful. Tra i titoli di supereroi vengono citati World’s Best Adventure, Exploit Comics, Thunderboy, Thunderman’s Chum Teddy Baxter, Thunderman’s Girlfriend Peggy Parks, Manhunt Comics, Comic Clarion Presents, Omnipotent Pre-teen Militia, Blue Mean, United Supermen, Americans for Evil, Streak, Union ed Exciting Comics di cui un prezioso esemplare del numero 1 lasciato fuori dalla sua protezione di plastica venne rovinato durante una delle orge che si tenevano alla American.

Oltre alle serie regolari la American pubblica miniserie come Ocean’s Depths (cancellata dopo tre numeri) e crossover come Unending Brawl e Difficulty on About Nine Earths del 1987. Da segnalare anche le ristampe Greatest Deaths, due raccolte delle morti migliori di Thunderman.

Come ricordato, la Massive originariamente non si chiamava così ma passò attraverso alcuni cambi di nome da Punctual a Goliath fino appunto a Massive. I poteri forti non furono estranei a queste decisioni e al successo delle sue testate durante l’Era Atomica. Ai tempi della Seconda Guerra Mondiale Joe “Jolting” Gold realizzava The Boy Desperadoes. Negli anni ’40 la Punctual pubblicava Massive Men’s Adventures mentre negli anni successivi videro la luce Ellie the Escort, Alarming Adult Reverie, Captain Tantrum and his Subdued Seadogs, Sergeant Distant, Journey into Strange, Tales of Astonishing, Abnormal Tales, Tombstone Kid, Kid Derringer, Kid Cody e The Cactus Kid, fumetti di tutti i generi che verranno poi soppiantati dalle testate di supereroi The Unrealistic Five, Freak Force, The Brute, The Vindictives, Junior Vindictives, Rottweiler, The Alarming Beetle Boy (probabile evoluzione di Alarming Adult Reverie), Brute Force. La casa editrice produsse anche una sua versione di Dracula a cura di Ralph Roth e Paul Deeming.

Massive Milestones è una serie di ristampe della Massive pubblicata negli anni ’60.

Da segnalare che lo speciale Rottweiler: The Blooding venne fatto ritirare dal commercio per la sua efferatezza.

Gli anni ’50 videro all’opera anche altri editori: la Blinky Publishing con le testate che ruotavano attorno al loro personaggio di punta, il liceale Blinky afflitto da forte miopia: Blinky’s Blind Dates, Blinky’s Trips ’n’ Tumbles, Blinky’s Haunted Asylum; la Bullseye Comics con Obese Olivia, Stripe-Crazy Sue, Armed Combat Laughs with Gloomy Grunt e Aubrey Avarice the Tiniest Tycoon, ma specializzata soprattutto in storie di bambini fantasmi con Cardew the Spectral Child e Dead Stuff, the Tuff Little Zombie; la Banner Comics di cui vengono citati Fighting Men in Love, Space Vet, A-Bomb Squirrel.

Vi furono anche riviste satiriche come Saturday Evening Alert, Embittered Mechanic, Centrifugal American e Nutcase. Quest’ultima presentò anche una parodia di Thunderman: Blunderman.

Alla fine degli anni ’60 sia American che Massive pubblicarono materiale dal piglio psichedelico come Professor Abnormal, Solar Sailor e The Aeon.

Gli anni ’60 videro anche il proliferare di fumetti underground: Squack, Findmuck Funnies, Drugless Douglas e Yellow Zeppelin (quest’ultimo in formato tabloid).

Tra i fumetti porno realizzati da Bordello vengono citati Anal Robot e Orgasmics.

Alan Moore non dimentica le strisce quotidiane: Bitsy, Flatfoot Floyd (di Lester Gentle), Zoom Wilson anche noto come Operative Z e da cui sarà tratto negli anni ’30 un serial cinematografico. L’autore ufficiale che se ne prese tutto il merito era Andrew Donald ma 18 mesi di storie li scrisse Wellworth. Bill Terensen faceva le matite e Harvey Norse le chine, mentre Donald si prendeva tutto il merito, secondo un aneddoto ben noto nel mondo del fumetto sindacato.

Benché non tratti precipuamente di fumetti va citata anche Kulchur, rivista degli anni 2020 che si ispira all’estetica degli anni ’50 in cui Milton Finefinger non più impiegato nel mondo del fumetto scrive un articolo corrosivo sull’ambiente e sui fan.

Vengono citate anche riviste di critica di settore: Collector’s Fugue e Comics Contemplator.

Non mancano infine nemmeno le fanzine: grazie alle finanze del nuovo marito della madre Porlock confezionava Comiclasm mentre James Jonathan “Jimjon” Jackson Terzo faceva uscire Bee Attitude (ovviamente dedicata a King Bee), Finefinger What The - ? e Jerry Binkle Hooded Vigilante. Un’altra fanzine citata è Massive Collector mentre In Ohio Snit Whitley produceva Comics Addict. Al di là di questi prodotti velleitari fatti da adolescenti ce ne furono di molto più raffinate come Graphomania e margins realizzate da Whittaker con altri colleghi.

lunedì 23 febbraio 2026

Ricevo e diffondo

 


FINARTE PRESENTA UN'ASTA SPECIALE DI TAVOLE ORIGINALI A SOSTEGNO DI WOW, MUSEO DEL FUMETTO DI MILANO

Oltre 100 lotti di grandi maestri saranno battuti il 27 febbraio a Milano; tra questi Zerocalcare (Michele Rech), Silver (Guido Silvestri), Pasquale Del Vecchio, Altan, Ziche


Lotto 22 - Silver (Guido Silvestri) Lupo Alberto n. 421, 2020. Stima € 2.500 - 4.000

Immagini disponibili al seguente LINK

 

La casa d'aste Finarte, in collaborazione con Urania Casa d'Aste, annuncia un appuntamento dedicato al fumetto italiano in programma il 27 febbraio, nato con l'obiettivo di sostenere WOW Museo del Fumetto di Milano, attualmente impegnato in una fase cruciale di transizione e nella ricerca di una nuova sede che assicuri continuità alla propria attività culturale e favorisca la futura rinascita del Museo.

L'iniziativa intende supportare la Fondazione Franco Fossati, che ha dato vita al museo e da anni punto di riferimento nella tutela e valorizzazione di uno dei più importanti archivi italiani dedicati alla Nona Arte. Costituito da oltre 500.000 pezzi tra tavole originali, libri, periodici, rodovetri, manifesti, oggetti, documenti e edizioni rare di ogni epoca, attualmente l'archivio del museo è distribuito in più sedi, con costi gestionali rilevanti, e richiede un riposizionamento e una nuova progettualità che garantisca adeguate condizioni di conservazione.  

Da questa esigenza nasce un'asta solidale costruita grazie al contributo diretto di numerosi autori del fumetto italiano che hanno donato oltre 100 tavole originali, importanti maestri come Airaghi, Alberti, Alessandrini, Ali, Altan,  Ambu, Bacilieri, Bianchi, Byonico, Boccanfuso, Breccia, Busticchi, Campinoti, Carnevali, Carra, Cavazzano, Cobetta,  Del Vecchio, Denna, Di Vitto, Dossi, Enoch, Frisenda,  Gatto, Genzianella, Gerasi, Hurricane, Locatelli, Lunari, Masala, Salvagno, Silver, Simeoni, Studio Tonin, Suares, Truscia, Turconi, Vercelli, Vorticerosa, Zerocalcare, Ziche. Una scelta coerente con la vocazione conservativa della Fondazione, che ha preferito non alienare opere storiche del proprio patrimonio, affidandosi invece alla generosità e alla partecipazione attiva degli autori.

Il catalogo propone una panoramica ampia e rappresentativa, dunque, dalle icone storiche alle voci più influenti della contemporaneità. Tra le opere di maggior rilievo figurano Lupo Alberto n. 421 del 2020 di Silver (Guido Silvestri) al lotto 22, con stima € 2.500 - 4.000, tavola di uno dei personaggi più longevi e riconoscibili del panorama nazionale; Tex al WOW del 2025 di Pasquale Del Vecchio (Lotto 26, stima € 100 – 200), omaggio diretto al Museo e al suo legame con il fumetto popolare italiano; e Enciclopaedia Calcarea: Guida ragionata all'universo di Zerocalcare del 2023 di Zerocalcare (Michele Rech) al lotto 51, (stima € 500 – 1.000), opera capace di restituire con immediatezza l'immaginario di uno degli autori più influenti del fumetto contemporaneo.

«Come responsabile del Dipartimento Fumetti di Finarte sono orgoglioso di poter contribuire alla rinascita di un'istituzione fondamentale come il Museo WOW» dichiara Daniele Gradella. «Questa asta vuole essere un richiamo indirizzato a tutti gli amanti della nona arte affinché possano aiutare il WOW a rialzarsi più forte di prima. In tutto il mondo il fumetto è sinonimo di arte da conservare e divulgare e noi non possiamo permetterci di perdere uno dei suoi più illustri baluardi che da anni lo promuove e valorizza in tutti i suoi aspetti».

Come sottolinea Luigi F. Bona, direttore di WOW Spazio Fumetto: «Lo scopo dell'asta è raccogliere i fondi necessari per permettere a WOW di continuare a esistere. Non vendiamo i nostri patrimoni storici, coerenti con la nostra missione conservativa, ma abbiamo chiesto aiuto a grandi autori del fumetto italiano, che hanno generosamente donato opere originali. Ringraziamo Finarte per la sensibilità e la competenza dimostrate, e tutti i maestri che hanno aderito con entusiasmo: i loro nomi saranno all'ingresso del nuovo WOW. Se ami i fumetti, partecipa all'asta: potrai aggiudicarti un'opera unica e aiutare a salvaguardare questo patrimonio. Ci ritroveremo presto nel nuovo museo per esclamare ancora una volta: WOW!»

Informazioni  
Asta: 27 febbraio 2026, ore 16:00
Tornata unica (lotti 1 – 106)
Finarte, Milano, Via dei Bossi, 2
Ufficio Stampa | Maria Grazia Vernuccio Tel.3351282864 mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
Catalogo online: https://www.finarte.it/asta/wow-museo-del-fumetto-un-nuovo-inizio-milano-2026-02-27

sabato 21 febbraio 2026

Batman/Scooby-Doo! vol. 4: Maschere e Mostri

Nuova tripletta di team-up tra la gang di Scooby-Doo e il cast di Batman.

Nella prima storia scritta da Sholly Fisch e disegnata da Dario Brizuela, è di scena Nightwing. Un circo sembra essere infestato e infatti durante l’esibizione di un trapezista si manifesta Deadman che crea un bel po’ di scompiglio traumatizzando la star dello spettacolo che vuole rinunciare al lavoro. L’ex-Robin, forte del suo passato di trapezista, propone quindi di fare da esca per attirare Deadman e capirci qualcosa, con il supporto di Daphne all’altro trapezio. Alla fine il colpevole non è quello su cui Fisch aveva inizialmente indirizzato i sospetti, ma è comunque prevedibile. Meno prevedibile, anzi piuttosto sorprendente, la comparsata di Batman.

Nel secondo episodio (di J. Torres e Scott Jeralds) come guest star c’è invece Solomon Grundy che appare davanti alla Mystery Machine seminando il panico tra i ragazzi. Mentre Shaggy e Scooby-Doo fuggono scompostamente e finiscono nelle sabbie mobili da cui saranno salvati da Batman, gli altri incontrano dei campeggiatori che non sono affatto spaventati dall’idea di incontrare uno zombi di palude ma anzi si fiondano a cercarlo per farci dei selfie visto che partecipano a un’esperienza di turismo paranormale. Batman dubita che questo Grundy sia l’originale, visto che l’ha arrestato poco tempo prima, e il vero colpevole è esattamente chi si intuiva fosse.

Il canovaccio cambia col terzo capitolo scritto da Ivan Cohen (disegni nuovamente di Dario Brizuela, che mi sembra più efficace di Jeralds pur con delle proporzioni anatomiche incerte): la Mystery Inc. cattura l’autrice di una serie di furti che si sono verificati a Gotham, nientemeno che Catwoman, ma Batman li informa che in realtà non è lei la vera ladra e qualcun altro sta seminando falsi indizi per incolparla. La soluzione viene abbondantemente anticipata, ma la presenza di un villain a me sconosciuto aggiunge un po’ di interesse.

Niente per cui entusiasmarsi, insomma, se non altro qualche gag è divertente.

giovedì 19 febbraio 2026

Speciale Fantastici Quattro Marvel Tutto-in-Uno: La Cosa vs. L'Universo Marvel

Ecco un fumetto onesto: offre esattamente quello che il titolo promette (almeno a livello concettuale), cosa per niente scontata nel mercato statunitense. La Cosa ritorna sulla terra dopo una missione spaziale in solitario. Ad accoglierlo c’è un missile che punta proprio contro di lui. Come se non bastasse, gli altri membri dei Fantastici Quattro gli si gettano contro. In realtà si tratta di robot coi poteri degli originali, di cui Ben Grimm ha facilmente ragione. Solo che poi anche Iron Man lo attacca con tutto il suo arsenale, rivelandogli che l’intera popolazione è stata sostituita da robot che vogliono farlo fuori!

Parte quindi un massacro sviluppato tramite splash pages e tavole doppie, con derive vagamente splatter: i robot hanno in circolo un fluido grigiastro che schizza dagli arti strappati e dagli orifizi dei loro resti mutilati e finisce per imbrattare la Cosa. La creazione di un cast di replicanti permette a Ryan North di non farsi troppi problemi di continuity (mi pare che i finti supereroi abbiano costumi o identità di epoche diverse) e di calibrare i poteri dei personaggi come meglio gli aggrada: teoricamente sono meno potenti degli originali, nei fatti la lotta si conclude con Fenice che getta addosso alla Cosa la luna.

La mente dietro questa sarabanda è uno dei primissimi nemici dei Fantastici Quattro, quello talmente ridicolo che non ricordo se l’aneddoto a lui legato si limitava alla caterva di lettere di protesta giunte alla Marvel o se in effetti Lee e Kirby chiesero pubblicamente scusa per la sua creazione. Per quanto semplice e farsesco, il finale è piuttosto divertente e non è obbligatorio vederci una riflessione metanarrativa, per quanto possa prestarsi.

Come detto sopra, La Cosa vs. l’Universo Marvel si sviluppa interamente tramite splash pages e tavole doppie; non poche presentano sullo sfondo un edificio o qualche altro elemento per costruire una prospettiva ardita che rende più coinvolgenti quelle che in sostanza sono delle pin-up. Estrapolandole quindi dai vincoli narrativi, si può dire che le immagini raffigurino dei veri scontri tra la Cosa e il resto del cast, anche se i suoi avversari non sono tecnicamente gli originali. Alle matite Ed McGuinness non è certo Bryan Hitch o Gary Frank ma tutto sommato fa un buon lavoro, forse grazie al supporto di Mark Farmer alle chine (i colori sono di Marcio Menyz). Io almeno me lo ricordavo fastidiosamente caricaturale, cosa che qui è molto limitata se non un po’ nelle smorfie di Hulk. E comunque per una storiellina così scanzonata Hitch o Frank non sarebbero forse stati adatti.

Ovviamente bisogna stare al gioco per godersi questo fumetto, ma se lo si prende per quello che è saprà essere piuttosto godibile. E tutto sommato 6 euro per una sessantina di pagine a fumetti non sono nemmeno tanti di questi tempi, almeno per gli standard attuali della Panini.

martedì 17 febbraio 2026

Speciale Tex n. 42: Inferno a Red Junction

Tex e Kit Carson arrivano giusto in tempo per salvare una donna dall’essere impiccata da alcuni brutti ceffi. Si tratta di Candice Madison, una volitiva ranchera che dichiara di non sapere perché sia stata attaccata. I due pard non se la bevono e decidono di seguirla nonostante il suo rifiuto di essere ulteriormente aiutata. Niente di sospetto nel suo ranch, ma nella vicina cittadina di Red Junction si scoprirà che è in corso una faida degna di Per un Pugno di Dollari: due fazioni si stanno facendo la guerra e la popolazione è terrorizzata; gli uomini di legge, poi, preferiscono tenersene alla larga vista la mortalità che il loro ruolo comporta. Candice ci si è trovata in mezzo perché non vuole cedere il suo ranch secondo le dinamiche che adottano entrambi i rivali, che prevedono lo sterminio di chi non accetta le loro misere offerte. Tex risolve la cosa mettendoli uno contro l’altro agendo di nascosto, ma in realtà come il ranger aveva intuito Candice non è innocente come voleva far credere e anche lei avrà il suo ruolo nella rovina finale dei due, pagandone le conseguenze.

La storia di Tito Faraci non è molto originale, nemmeno nei suoi aspetti secondari (uno dei due contendenti, l’ebefrenico Hughes, parla col ritratto del padre morto), ma è caratterizzata da una buona dose d’azione e un ritmo molto sostenuto che la fanno leggere d’un fiato arrivando alla fine con gusto.

Ma ovviamente l’attrattiva principale nonché il motivo stesso dell’esistenza dei volumi di questa collana è il disegnatore ospite, in questo caso un Horacio Altuna in grandissima forma nonostante l’età non più verde. Non so quanto la sua interpretazione di Tex, tanto giovanile da sembrare efebico (mentre Kit Carson a volte è quasi mefistofelico), troverà il plauso dei lettori storici. Forse anche i retini sono una novità per il ranger, come anche le anatomie e le fisionomie a volte quasi caricaturali per far recitare meglio i personaggi di contorno. Io ho gradito moltissimo l’espressività, il dinamismo, le inquadrature ragionate e la cura per i particolari delle sue tavole, anche se mi pare che nell’ultima ventina abbia accelerato bruscamente tralasciando i dettagli. Mi ha stupito vedere all’ultima Lucca che le tavole sono poco più grandi (se lo sono) del formato di stampa. Altuna gode evidentemente di una vista invidiabile e in effetti anche in quelle rare occasioni in cui gli ho parlato non ha mai inforcato occhiali.

I “Texoni” si segnalano ovviamente anche per i loro redazionali: nell’introduzione Graziano Frediani coglie l’occasione della presentazione di Altuna per offrire una panoramica sugli altri disegnatori ispanici di Tex; Gianmaria Contro intervista Altuna e Luca Barbieri fornisce una breve storia delle historietas – curiosamente cita molti particolari storici poco conosciuti ma ignora del tutto la Columba. Testi interessanti (chi l’avrebbe mai detto che Altuna avviò un allevamento di polli con Juan Dalfiume e che fu il fallimento dell’impresa a spingerlo a fare fumetti!) ma che rabbia vedere le strisce di Loco Chavez e le tavole di Time Out e Dopo il grande splendore riprodotte meglio qui che nella loro destinazione originale sulle riviste degli anni ’80…

domenica 15 febbraio 2026

Babs

Questo fumetto è esattamente quello che ci si aspetterebbe conoscendo lo sceneggiatore: una parodia del genere fantasy filtrata attraverso la sua volgarità infantile. E sì: checché ne dica Torunn Grønbekk nell’introduzione, Babs è semplicemente una parodia. Non proprio delle migliori.

La protagonista è una guerriera con una spada parlante e un cavallo più intelligente di quello che sembra. E, in sostanza, vede gente e fa cose trovandosi invischiata in situazioni più o meno tipiche del genere opportunamente rilette: scoiattoli infilzati nel culo di un orso, un esercito di scheletri guidati dai corrispettivi di Sandra e Raimondo Vianello, elfi che fanno orge (ma guai a mostrare anche solo mezza tetta), Barry la spada che non solo parla ma gesticola coi margini della guardia facendo anche il dito medio. Oh, che ridere, ma com’è sovversivo questo Ennis.

Praticamente un film dei Vanzina: il tizio a cui è stato incastrato un boccale in bocca se ne ritrova un altro nel culo per bilanciare la cosa. Solo che i Vanzina non avevano paura di mostrare una tetta.

In effetti c’è anche una parvenza di trama che si sviluppa: gli sfigati che Babs ha pestato per bene si alleano a un ordine di cavalieri xenofobi e populisti per ottenere vendetta mentre lei si imbarca alla ricerca del tesoro dei nani che però sono stati sfrattati dalle miniere (i cavalieri sono appunto xenofobi) e quindi parte alla riscossa dell’amica Izzy finendo pure lei schiava nella miniera dove il cattivone fa scavare i “mostri” opportunamente allontanati dalla civiltà.

Come spesso capita con Ennis c’è quindi il tentativo di nobilitare le sue minchiate di grana grossa con accenni di critica sociale, in questo caso lo sberleffo del maschilismo, del patriarcato, delle politiche razziste e delle teorie del complotto in generale. Purtroppo ciò si concretizza in discorsi che parodizzano quelli reali, così lunghi che alla fine diventano noiosi e inefficaci. Meglio gli riesce la critica a internet (sempre che non me la sia immaginata io), che come i villains della storia raccoglie solo informazioni anche contraddittorie senza approfondirle, trasmettendo la smania di dare voti – o stelle o cuori o pollici alzati…

A voler essere proprio buoni, le uniche cose che vagamente si salvano sono la gag ricorrente del nazgul un po’ sfigato che incrocia Babs e la trovata di pronunciare la formula di un incantesimo mescolandola alla confessione che viene estorta.

Jacen Burrows, colorato da Andy Troy e Lee Loughridge, non è male come disegnatore ma le sue immagini mi sembrano comunque un po’ vuote nonostante l’impegno che evidentemente ci mette per renderle espressive. Penso sia un problema di inchiostrazione: a volte i personaggi (la protagonista in primis) cambiano volto di vignetta in vignetta, e in generale le figure poco dettagliate sono veramente poco dettagliate.

Un fumetto trascurabilissimo, posso immaginare Garth Ennis che sghignazza al pensiero che le sue puttanate verranno prese seriamente e che magari qualcuno creda che ci sia un deuxième degré che eleva e giustifica battute e situazioni la cui destinazione ideale sarebbero le commediacce di Mariano Laurenti. Ma finché vende fa benissimo a farlo e non si può che invidiarlo.

sabato 14 febbraio 2026

Sorpresa!


Quando ho ritirato il volume di Topin Mystère in fumetteria mi hanno detto che in teoria avrebbe dovuto esserci allegata una stampa che però la mia copia non aveva. Oh, beh, amen. Inaspettatamente è arrivata con un’altra spedizione! Misteri dell’editoria, o della distribuzione.

Comunque la stampa è proprio carina: