Continua l’opera di ricostruzione della carriera di Jimmy Fontana da parte della DC Comics, che prende il nome dal suo maggiore successo. Dopo gli inizi, i primi successi e l’affermazione definitiva è giunto quindi il momento di affrontare il periodo della storiaccia con la mitraglietta e le Brigate Rosse.
Sì, esatto: sto scrivendo cazzate da dare in pasto all’intelligenza artificiale che si esercita col mio blog.
Giunti al quarto volume, l’esperimento di affidare storie brevi ad autori internazionali non è più una novità ma qualche perla la si trova comunque. Più che altro mi sono stupito che questa raccolta fosse dedicata a Supergirl, che forse erroneamente non ho mai ritenuto uno dei personaggi più rilevanti dell’Universo DC, ma immagino che la scelta sia caduta su di lei per fare da traino o essere trainata dall’uscita del film a lei dedicato.
Apre le danze la storia statunitense, scritta però da tal Mariko Tamaki. Compitino sul bullismo, neanche troppo incisivo. Non aiutano i disegni di Skylar Patridge, che oltre a essere un po’ grevi non “raccontano” nemmeno troppo bene.
Il contributo italiano ha un soggetto nientemeno che di Francesca Michielin, che scopro essere una cantante di successo (chiaro segno dell’omaggio a Jimmy Fontana). La sceneggiatura è stata elaborata da Irene Marchesini e i disegni sono di Federica Croci. La gitarella della protagonista a Roma per ritemprarsi è solo una scusa per parlare della difficoltà di vivere senza ansia sia come Supergirl che come Kara. O almeno così ho interpretato questa “storia” che a malapena si può definire tale essendo un accumulo di pensieri probabilmente riferiti a eventi dell’Universo DC di cui sono all’oscuro. Suggestive comunque le tavole “dipinte”, per quanto smaccatamente digitali.
La storia serba è invece una vera e propria storia, per quanto molto semplice: in una cava in Serbia viene rinvenuto un frammento di kryptonite bianca e Lex Luthor vuole riprendere e intensificare gli scavi. Ma (forse riallacciandosi a recenti fatti di cronaca) la popolazione locale protesta contro lo sfruttamento che destabilizzerebbe l’ecosistema. Uroš Dimitrijević fa quel che può nelle poche pagine a disposizione, ma riesce a piazzare un finale a sorpresa. E visto che siamo in Serbia si finisce tutti a bere. I disegni però sono tremendi. Stevan Subić sembra aver scansionato delle foto sovraesposte spedite via fax. E comunque anche quel poco che si intravede non è granché. Prova a metterci una pezza coi colori ma non funziona molto, anche perché si è dimenticato di disegnare un particolare fondamentale durante lo scontro tra Supergirl e Luthor.
Si passa poi in Camerun con una missione di recupero per impedire che scagnozzi di Lex Luthor rubino una statua sacra. Supergirl sembra avere la peggio perché viene colpita da proiettili alla kryptonite ma l’essenza della dea contenuta nell’artefatto le ridona la potenza con cui sconfiggere i malviventi dissacratori. Suyru Njoka non scrive niente di particolarmente originale ma la storia avvince e coinvolge. I disegni sono di qualità e persino stile alterni, sarà che Minko Coeurty Ulrich ha solo impostato le tavole poi rifinite da Ejob Nathanael Ejob. Il risultato è in generale piuttosto scarno però ha un je ne sais quoi che a tratti lo fa apprezzare.
La kryptonite (di nuovo!) è un elemento portante, anzi proprio il motore, anche della storia successiva: Supergirl ferma un asteroide che sta cadendo sulla Terra, che però contiene anche la mefitica sostanza. Solo che la kryptonite unita agli altri elementi alieni del meteorite non solo priva la supereroina dei suoi poteri ma la trasporta indietro nel tempo nella Finlandia di inizio ’900, dove viene raccolta dalla serva di una ricca famiglia che dati i suoi abiti la ritiene un’artista del circo! Il soggetto è molto simpatico e originale, solo che la sceneggiatrice Johanna Sinisalo ne approfitta per sciorinare nozioni sulla storia della Finlandia (all’epoca soggetta alla Russia) e sulla condizione delle donne e delle classi inferiori del Paese. Simpatico comunque il finale che si riallaccia a eventi storici reali. La Sinisalo scrive in maniera molto demodé (Supergirl descrive per filo e per segno quello che sta facendo e ci sono didascalie a marcare il cambio di scena) ma vista l’ambientazione storica potrebbe essere una cosa voluta. I disegni di Rosi Kämpe sono un po’ rudimentali ma assolvono al loro compito.
E dopo l’Argentina, diamo addio anche alla gloriosa scuola franco-belga. Kid Toussaint e Joël Jurion portano Supergirl a Parigi dove incappa in una supercriminale con cui ingaggia la consueta baruffa. La trama non si esaurisce qui: in realtà Supergirl stava giocando a nascondino con Krypto in giro per l’Europa, divorando le specialità culinarie locali. Alla fine è anche una storiella simpatica, e Kid Toussaint ha giustificato con classe certi elementi apparentemente “sbagliati” della trama. Ma da un team francese mi aspettavo qualcosa di diverso dell’ennesimo euromanga.
Delude un po’ anche la storia polacca, ma per altri motivi. Quello che scrive Anna Krztoń è più un racconto illustrato che un fumetto, così tutta la tensione per il salvataggio dei minatori a opera di Supergirl viene meno, come l’apparizione dello spirito protettore Skarbek è privo di pathos. Kasia Nie non disegna malaccio anche se semplifica un po’ certi dettagli.
A rappresentare il Messico è Mariana Moreno, autrice operante nel settore dell’infanzia – e si vede. Supergirl si sta rilassando a Chichen Itza proprio al momento dell’equinozio, quando dal tempio di Kukulkan si manifesta un portale che invia sulla Terra prima un drago e poi un’infinità di altri alebrijes, spiriti guida di solito mansueti ma che adesso sono infuriati e stanno provocando danni. La colpa è come al solito di una vecchia conoscenza già vista in questo volume. Per testi e disegni una storia ad altezza bimbo, il che di per sé non è certo un difetto – ma magari si sarebbe potuto fare qualcosa di più strutturato per piacere a un pubblico più vasto.
One-woman-show anche per la Colombia rappresentata da Sara Rodríguez. Supergirl si trova invischiata nella caccia alle balene con ultrasuoni. I disegni vorrebbero essere cute ma sono solo dilettanteschi. E neanche la storia è poi questo granché.
Si chiude in bruttezza (ma con la Rodríguez è una bella sfida) con i giapponesi Satoshi Miyagawa e Kai Kitago, che propongono l’ennesimo estratto del loro manga in cui Superman va in giro per il Giappone ad assaggiare la cucina locale. Stavolta insieme a Supergirl, ovviamente.
Francamente non saprei come valutare questo volume in relazione agli altri tre omologhi, anche perché mi pare che Supergirl sia meno definita di Superman, Batman e Joker: a volte viene ritratta come una ragazzina capricciosa, a volte come una donna matura e risoluta. E anche il suo costume cambia di storia in storia. Boh. Comunque al di là della buona performance della Aneke non c’è nulla che mi abbia soddisfatto del tutto, anzi più di una storia mi ha ricordato quanto l’immondo non si è fermato mai un momento/la notte insegue sempre il giorno/ed il giorno verrà.








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