mercoledì 18 marzo 2026

Ricevo e diffondo

 PLAY Festival del Gioco celebra gli 80 anni del voto alle donne: appuntamento a Bologna dal 22 al 24 maggio

 

È la più importante manifestazione italiana dedicata ai giochi “analogici” - da tavolo, di ruolo, di miniature, di carte, scientifici, per famiglie: Play – Festival del Gioco torna per la sua 17ª edizione. Riflettori puntati sull'inclusività e sulle grandi game designer internazionali: ospiti d'onore Tory Brown, Avery Alder e Banana Chan. L’appuntamento con Play è dal 22 al 24 maggio a BolognaFiere, obiettivo: far conoscere a tutti la potenza educativa del gioco

 

In un mercato che nell'ultimo anno ha segnato una crescita a valore del +6% e il comparto delle trading card che vola al +23%, i giochi da tavolo entrano nelle super-categorie e si confermano centrali nelle serate degli italiani (dati Circana): a poco più di due mesi dal via, entra nel vivo il countdown PLAY - Festival del Gioco 2026. Quest'anno la manifestazione non è solo il punto di riferimento per il gioco da tavolo, di carte, di ruolo, ma diventa anche un momento di impegno civile: l’edizione coincide infatti con l’80° anniversario del diritto di voto alle donne in Italia. Da qui la scelta dell’hashtag #LaPLAY, un manifesto per un’edizione declinata al femminile che mette al centro le autrici e le innovatrici del mondo del gioco.

 

Rimane immutata l’anima di PLAY 2026 #LaPLAY: migliaia di tavoli di giochi, quattro padiglioni di BolognaFiere, la ludoteca più grande di sempre, vetrina per espositori e associazioni ludiche unite ai tre pilastri della kermesse “Entra, Scegli, Gioca”, che ne hanno fatto un successo internazionale.

 

Le protagoniste: grandi ospiti internazionali

 

Da PLAY arrivano le conferme dei primi grandi nomi di game designer di fama internazionale che saranno presenti all’evento di Bologna.

Figura di spicco è Tory Brown, attivista e visionaria game designer, ospite d’onore a #LaPlay. Autrice del suo grande successo Votes for Women, pluripremiato gioco da tavolo che catapulta i partecipanti nel cuore del movimento per il suffragio femminile negli Stati Uniti, coprendo gli eventi storici dal 1848 al 1920. Come annunciato ufficialmente in questi giorni dall’editore Devir, il titolo vedrà finalmente la luce in una versione tradotta in italiano nel corso del 2026. Questa operazione editoriale non solo arricchisce il panorama ludico nazionale, ma sottolinea anche la crescente rilevanza e centralità del mercato italiano nel contesto internazionale del gaming.

Avery Alder, designer queer canadese, da diciannove anni progetta giochi che esplorano le identità non conformi, le relazioni, la comunità, la precarietà e la fine del mondo. I suoi giochi, come The Quiet Year, mirano a decostruire l'idea dell'eroe solitario a favore di una narrazione collettiva e trasformativa. Alder sottolinea l'importanza di creare sistemi che non solo divertano, ma sfidino i giocatori a riflettere sulle strutture di potere e sulle relazioni umane.

Annunciata anche la presenza di Banana Chan, pluripremiata game designer e fondatrice di Read/Write Memory, celebre per l’uso innovativo dell’orrore e del folklore come strumenti di indagine socioculturale. Nota per titoli rivoluzionari come Jiangshi: Blood in the Banquet Hall e per contributi a franchise iconici come Dungeons & Dragons, il suo stile fonde meccaniche sperimentali e temi d'identità. La sua visione trasforma il gioco di ruolo in un'esperienza tattile e profonda, premiata con prestigiosi riconoscimenti come i Dicebreaker e gli ENnie Awards.

 

Sempre più grande l’Area Scientifica

 

Oltre ai gamers, PLAY ospita chi i giochi li inventa, li realizza e li distribuisce, e anche chi ci lavora costruendo progetti di ricerca innovativi basati sul gioco, negli ambiti disciplinari più vari. A conferma del ruolo fondamentale del gioco nei processi di apprendimento e studio, anche quest’anno PLAY conta su collaborazioni di importanti realtà scientifiche e istituzionali. Obiettivo dell’area è quello di consolidare il ruolo di PLAY come riferimento nazionale per il gioco inteso non solo come intrattenimento, ma anche come strumento educativo, culturale e di cittadinanza attiva. Tra gli enti e le università che hanno già confermato la loro partecipazione a PLAY 2026 si trovano nomi di grande rilievo: il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e realtà accademiche prestigiose come l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, l’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università di Genova, l’Università degli Studi di Torino, l’Università degli studi di Parma e la Scuola IMT Alti Studi Lucca, che fanno di PLAY un punto di forza della loro attività di Terza Missione.

 

Un festival per tutti: il padiglione Family & trading cards

 

Un intero padiglione si trasforma in un universo di oltre 10.000 mq, dove trading Cards e giochi per la famiglia sono i veri protagonisti. Accanto all'adrenalina delle sfide con le carte, questa area riserva spazi incantati su misura per le famiglie con i più piccoli, garantendo un equilibrio perfetto tra competizione e gioco spensierato.

La creatività prende vita nelle zone dedicate alle costruzioni, dove ogni mattoncino invita a sognare in grande, mentre i grandi giochi in legno offrono un’esperienza tattile e coinvolgente per tutte le età. Il percorso prosegue tra le emozioni dei giochi di una volta, capaci di unire generazioni diverse in una sfida senza tempo.

Le ampie aree espositive faranno da cornice a questa fusione tra modernità e tradizione, offrendo divertimento per ogni membro della famiglia.

 

 

 

Play – Festival del Gioco è una manifestazione organizzata da BolognaFiere in collaborazione con Ludo Labo, con il supporto di Club Tre Emme, La Tana dei Goblin, Ludus e altre associazioni. Il festival gode del patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna, Università di Modena e Reggio Emilia, Comune di Bologna, Comune di Modena. E’ sponsorizzato da BPER Banca. Media partner: IoGioco

domenica 15 marzo 2026

Vergini - La folle storia della verginità

Pensavo fosse una specie di omologo di E alla fine muoiono ma mi sbagliavo. Effettivamente già la confezione è molto diversa, un modesto 17x24 standard e non un volume cartonato più grande con effetti vari – e giustamente anche il prezzo è quasi la metà.

La struttura è un po’ particolare e parte dai ricordi dell’autrice Élise Thiébaut, a me sconosciuta ma che scopro avere abbastanza curriculum da poter pensare che un po’ di autobiografismo interessi i suoi lettori. Da lì in poi è un accumulo di fun fact molto frammentario che pesca da Storia, mitologia, medicina, antropologia, letteratura, sociologia, Diritto, zoologia e folklore, ricondotto ogni tanto alla storia familiare anche dai riferimenti alla madre appassionata di storia romana e alla nonna fervente cattolica.

Ammetto che alcuni punti non mi sono chiari: perché invidiare le universitarie che già “lo avevano fatto” quando la narratrice/protagonista aveva fatto i primi deludenti tentativi a 14 anni per poi togliersi del tutto il pensiero a 17? Boh, forse è un problema della traduzione. E in effetti tradurre il testo originale deve essere stata una bella ordalia per Hajare Mouhoub dello Studio Arancia. Tanto per limitarmi a un dettaglio che ho colto pure io, la tavola che introduce il capitolo 5 rappresenta il riflesso di un sorriso e una voce che si compiace nel vedersi “Cibele”, intendendo ovviamente la dea omonima che però in francese si pronuncia come si belle (“così bella”), gioco di parole che si perde nella versione italiana.

Chiaramente è un prodotto indirizzato a un pubblico giovane (ma le ragazzine francese sanno chi era la cantante Dalida? O forse è un altro gioco di parole che non ho capito?) e abbonda di riferimenti a serie televisive e altri elementi contemporanei, come la scheda del personaggio di Giovanna d’Arco a simulare un gioco di ruolo o per pc. I fumetti propriamente detti si limitano quasi solo a visualizzare quello che già dicono le didascalie, fornendo però un contrappunto ironico.

Lo stile della disegnatrice Elléa Bird è molto semplice, quasi rudimentale, cosa che non le impedisce (raramente) di tirare fuori dal cilindro qualche bella espressione come quella di Ipazia.

La Star Comics è riuscita nell’impresa di generare fuori registro anche in quest’epoca digitale. Dato lo stile del disegno la cosa non è troppo fastidiosa a livello grafico (però un po’ disturba lo stesso) e più che altro rende difficoltoso leggere le didascalie bianche su sfondo nero.

In definitiva un albo un po’ effimero e poco incisivo, ma d’altra parte in un centinaio di pagine dal formato 17x24 non è che si possa sviluppare un discorso molto approfondito e articolato.

venerdì 13 marzo 2026

Ricevo e diffondo

 

IL 28 E 29 MARZO TORNA LUCCA COLLEZIONANDO

IL FUMETTO INCONTRA IL COLLEZIONISMO, 

NEL SEGNO DI VALENTINA



Oltre 100 artisti da Neyef a Sergio Gerasi, da Mario Natangelo a Vauro, e ancora Lola Airaghi, Ragdoll-Fumetti Scomposti, Giorgia Vecchini, 

Vittorio Giardino, Ludovica Tedesco, Adriana Farina

 

Al Polo Fiere due giorni di appuntamenti "Slow" per famiglie, collezionisti e chi ama condividere le proprie passioni