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mercoledì 28 ottobre 2026
martedì 27 ottobre 2026
domenica 25 ottobre 2026
sabato 24 ottobre 2026
Marvel Must-Have 156: Capitan America - Fuori dal Tempo
Anche Mark Waid perde colpi ogni tanto ma quando scrive bene scrive veramente bene e questa miniserie rientra fortunatamente nelle sue prove ispirate. Credo che nel 2010 la Marvel volesse aggiornare la figura di Capitan America presentandolo a un nuovo pubblico.
Fuori dal Tempo introduce infatti un Capitan America scongelato agli inizi del XXI secolo ricalcando però sempre le storie degli anni ’60: i Vendicatori sono quelli originali, c’è lo scontro con l’alieno scambiato per Medusa, ecc. I primi due capitoli sono appassionanti e divertenti, con le inevitabili sequenze in cui Steve Rogers deve raccapezzarsi con tutte le tecnologie moderne e le modifiche della società statunitense. Dal terzo episodio la vicenda prende una piega più seriosa (oltre a fare un panegirico della grandezza degli States fortunatamente limitato a quell’episodio) e l’eroe stelle-e-strisce desidera tornare al 1945 per ricongiungersi con l’amata Peggy e per salvare Bucky – e anche perché adattarsi al nuovo mondo non è facile. Con la macchina del tempo di Reed Richards sarebbe possibile ma sia la comunità dei supereroi che i vertici militari si oppongono al suo proposito e sarà il provvidenziale scontro con Kang, viaggiatore nel tempo, a esaudire il suo desiderio.
La miniserie illustra gli ideali, la psicologia e lo scopo di Capitan America e per quel che posso capirne offre una panoramica molto scrupolosa sulla continuity primordiale della Casa delle Idee. Il tutto potrebbe essere un progetto deciso a tavolino dai vertici della casa editrice, ciò non toglie che la narrazione è molto spigliata con dialoghi accattivanti e nonostante un certo moralismo reazionario (non è che i “bei tempi andati” fossero poi così belli tra razzismo, sessismo, malattie incurabili, ecc.) si legge con piacere. Molto ben architettato il MacGuffin con cui Steve Rogers riesce a farsi recuperare dagli eroi del “futuro” e quindi a sconfiggere poi Kang.
I disegni di Jorge Molina mi hanno fatto inizialmente una discreta impressione ma purtroppo si sono rivelati sin da subito non molto rispettosi dell’anatomia. Non siamo al livello degli sgorbi di McFarlane o Liefeld ma a volte le sue figure sono proprio sgraziate. Non credo che l’inchiostratore Karl Kesel abbia potuto fare molto se alla base ci sono distorsioni anatomiche così marcate. Peccato, con disegni più realistici questa miniserie sarebbe stata un gioiellino.
Non è un caso insomma che sia stato messo Bryan Hitch alle copertine come specchietto per le allodole.
giovedì 22 ottobre 2026
DC Horror presenta Creature Commandos
Probabilmente profittando della prossimità con Halloween, per cui è già previsto il consueto appuntamento annuale, la Panini fa uscire questo volume che raccoglie una miniserie con protagonisti personaggi mostruosi dell’universo DC, praticamente tutti a me sconosciuti.
I militari hanno finanziato il Progetto M, la costituzione di una squadra di esseri sovrannaturali, di cui comunque si azzarda una spiegazione scientifica – almeno in alcuni casi. Sono già succedute diverse altre squadre ma per un motivo o per l’altro sono andate a scatafascio. L’ultima incarnazione testé assemblata contempla un vampiro mercenario dandy, una licantropa attivista di colore e altre due figure assai peculiari: Lucky, una sorta di mostro di Frankenstein già veterano di altre missioni, e una medusa (nel senso di gorgone, non di scifozoo) che invece di pietrificare con lo sguardo ipnotizza e legge i pensieri. Tutti loro sono muniti di un dispositivo che incrementa i loro poteri rendendoli però incontrollabili.
Lo scopo di questa incarnazione del Progetto M è contrastare una misteriosa arma che si sta assemblando in Medio Oriente, una minaccia che soldati o altre tipologie di supereroi non sarebbero in grado di affrontare; il piano terroristico è ordito nientemeno che da Brainiac.
L’assunto di base mi pare sia vagamente originale, anche se immagino che affondi le radici nella storia della DC e tutto sommato è solo una Suicide Squad in salsa horror: la storia orchestrata da David Dastmalchian risponde infatti a tutti gli stereotipi supereroistici. Non mancano gli sviluppi delle relazioni tra i membri del gruppo e l’approfondimento del loro passato. C’è comunque un certo margine di manovra e più che altrove si vedono mutilazioni, ferite esposte, ammazzamenti e (udite udite) persino delle tette, per quanto non con l’evidenza degli altri elementi. Ovviamente tutto si risolve a mazzate e alla fine c’è la beffa di una conclusione che in realtà è solo l’anticipo di una serie o miniserie futura, chissà se poi effettivamente concretizzata oppure assorbita in qualche altra collana.
Il disegnatore Jesús Hervás non sarebbe nemmeno malaccio, però spesso mi è sembrato svogliato preferendo limitarsi a sketch piuttosto che a rifinire i disegni. Il colorista Alex Guimarães è sulla stessa lunghezza d’onda, non fa un lavoro disprezzabile ma ricorre a semplificazioni ed effettini digitali che credevo relegati ai tardi anni ’90 o giù di lì.


