domenica 15 marzo 2026

Vergini - La folle storia della verginità

Pensavo fosse una specie di omologo di E alla fine muoiono ma mi sbagliavo. Effettivamente già la confezione è molto diversa, un modesto 17x24 standard e non un volume cartonato più grande con effetti vari – e giustamente anche il prezzo è quasi la metà.

La struttura è un po’ particolare e parte dai ricordi dell’autrice Élise Thiébaut, a me sconosciuta ma che scopro avere abbastanza curriculum da poter pensare che un po’ di autobiografismo interessi i suoi lettori. Da lì in poi è un accumulo di fun fact molto frammentario che pesca da Storia, mitologia, medicina, antropologia, letteratura, sociologia, Diritto, zoologia e folklore, ricondotto ogni tanto alla storia familiare anche dai riferimenti alla madre appassionata di storia romana e alla nonna fervente cattolica.

Ammetto che alcuni punti non mi sono chiari: perché invidiare le universitarie che già “lo avevano fatto” quando la narratrice/protagonista aveva fatto i primi deludenti tentativi a 14 anni per poi togliersi del tutto il pensiero a 17? Boh, forse è un problema della traduzione. E in effetti tradurre il testo originale deve essere stata una bella ordalia per Hajare Mouhoub dello Studio Arancia. Tanto per limitarmi a un dettaglio che ho colto pure io, la tavola che introduce il capitolo 5 rappresenta il riflesso di un sorriso e una voce che si compiace nel vedersi “Cibele”, intendendo ovviamente la dea omonima che però in francese si pronuncia come si belle (“così bella”), gioco di parole che si perde nella versione italiana.

Chiaramente è un prodotto indirizzato a un pubblico giovane (ma le ragazzine francese sanno chi era la cantante Dalida? O forse è un altro gioco di parole che non ho capito?) e abbonda di riferimenti a serie televisive e altri elementi contemporanei, come la scheda del personaggio di Giovanna d’Arco a simulare un gioco di ruolo o per pc. I fumetti propriamente detti si limitano quasi solo a visualizzare quello che già dicono le didascalie, fornendo però un contrappunto ironico.

Lo stile della disegnatrice Elléa Bird è molto semplice, quasi rudimentale, cosa che non le impedisce (raramente) di tirare fuori dal cilindro qualche bella espressione come quella di Ipazia.

La Star Comics è riuscita nell’impresa di generare fuori registro anche in quest’epoca digitale. Dato lo stile del disegno la cosa non è troppo fastidiosa a livello grafico (però un po’ disturba lo stesso) e più che altro rende difficoltoso leggere le didascalie bianche su sfondo nero.

In definitiva un albo un po’ effimero e poco incisivo, ma d’altra parte in un centinaio di pagine dal formato 17x24 non è che si possa sviluppare un discorso molto approfondito e articolato.

venerdì 13 marzo 2026

Ricevo e diffondo

 

IL 28 E 29 MARZO TORNA LUCCA COLLEZIONANDO

IL FUMETTO INCONTRA IL COLLEZIONISMO, 

NEL SEGNO DI VALENTINA



Oltre 100 artisti da Neyef a Sergio Gerasi, da Mario Natangelo a Vauro, e ancora Lola Airaghi, Ragdoll-Fumetti Scomposti, Giorgia Vecchini, 

Vittorio Giardino, Ludovica Tedesco, Adriana Farina

 

Al Polo Fiere due giorni di appuntamenti "Slow" per famiglie, collezionisti e chi ama condividere le proprie passioni


mercoledì 11 marzo 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Las Aventuras de “Tiburón” Barker (1992)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa operazione potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Las Aventuras de “Tiburón” Barker

Frizzante miniserie di quattro episodi. Il “Tiburón” Barker del titolo non è il protagonista ma un personaggio di alcuni romanzi di Alberto Neri, giovane scrittore in crisi creativa. Una sera assiste a un incidente stradale da cui esce una ragazza insanguinata vestita solo di un impermeabile. Caso vuole che il suo nuovo vicino di casa Atilio (sic) Rossi sia un medico, sempre vissuto in famiglia finché proprio la lettura delle storie di Tiburón Barker gli ha fatto lasciare il nido. Il guaio è che la ragazza non ricorda nulla di cosa sia successo e nemmeno come si chiama.

Il giorno dopo la vita di Alberto viene sconvolta da due notizie: la prima è che “Tiburón” Barker, sempre disprezzato dal suo editore (il signor… Cane), è stato opzionato per una serie televisiva statunitense; la seconda è che la misteriosa ragazza potrebbe essere la rapitrice dell’ereditiera Alessandra Zappetti, morta nell’incidente! Nel mentre un loschissimo figuro olezzante di cipolla comincia a intromettersi nella vita dei personaggi.

Come intuibile dai nomi, la storia è ambientata in Italia e infatti tutti i locali si chiamano «cafe», «bar» o «ristorante» mentre i personaggi leggono «Il Jornale». La risoluzione della vicenda è prevedibile, ma chi se ne frega: si tratta di una lettura molto divertente caratterizzata da dialoghi brillanti e splendidi comprimari. Formalmente la miniserie appartiene al genere rosa (compariva su Intervalo) ma Wood se ne ricorda solo a metà dell’ultimo episodio quando la trama portante è bella che risolta. In effetti Las Aventuras de “Tiburón” Barker è più votata al thriller e soprattutto all’umorismo – e forse c’è anche un pizzico di magia considerando come Alberto ottenne l’ispirazione per il suo eroe.

Oggettivamente il disegno di Falugi è a volte impreciso o abbozzato, ma va detto che le sue generose e sinuose pennellate rendono molto espressivi i personaggi che “recitano” magnificamente.

lunedì 9 marzo 2026

Medhelan: La favolosa storia di una terra

Mi ha fatto l’occhiolino dagli scaffali delle offerte della fumetteria e ho ceduto.

Sulle prime pensavo si trattasse di un volume con cui a suo tempo (2015) la Star volesse inserirsi nel filone del Romanzi a Fumetti della Bonelli ma non è così, o almeno non è solo così: si tratta di una uscita speciale promossa in occasione dell’Expo di Milano per raccontare la filosofia alla base del Parco Nord.

La cornice della storia è l’ennesima rivisitazione di 12 Angry Men (d’altra parte lo sceneggiatore Silvio Da Rù viene dal teatro): nel 1967 il consiglio comunale di Milano si riunisce per decidere del futuro dell’area dell’ex-Breda, preda del degrado di cui ci sono stati mostrati esempi nelle prime pagine (criminalità, discariche, residuati bellici). I 12 convenuti sono quasi all’unanimità concordi nell’autorizzare il piano regolatore che cementificherà la zona. Quel “quasi” è l’unico che si oppone, presentato semplicemente come l’Architetto, che l’introduzione di Giuseppe Di Bernardo spiega essere ispirato a Francesco Borella. Siccome la delibera sarà valida solo se decisa a maggioranza assoluta, ciò crea uno scompiglio di cui viene chiesta ragione all’Architetto. Per tutta risposta lui comincia a raccontare la storia di Milano dal IV secolo avanti Cristo fino alle alterne vicende dell’industria di Ernesto Breda, mescolando fatti storici con abbondanti iniezioni di miti, leggende e folklore in cui una costante sono gli animali parlanti raccolti attorno alla quercia Etherna. L’epilogo ci porta al 2015 con una comparsata di Tomaso Colombo, Responsabile Servizio Vita Parco che ha contribuito al soggetto.

La narrazione si affida spesso a sequenze interamente mute ma indulge anche inevitabilmente in parti prettamente didascaliche. Si tratta però di quel didascalismo che avvince e coinvolge perché i fatti narrati sono incalzanti e lo stile è asciutto e piacevole. Da pagina 111 la testimonianza del continuo avvicendarsi di nuovi governatori di Mediolanum/Langobardia Maior/Mediolani offre l’occasione per riflettere con amara ironia sulla ciclicità delle ambizioni umane che rimangono fondamentalmente sempre le stesse.

La parte grafica è affidata a Beniamino Delvecchio. Le sequenze coi consiglieri comunali sono realizzate al tratto e a mezzatinta digitale. Forse a causa della mole di lavoro (si tratta di ben 208 tavole) a volte l’anatomia è incerta ma nel complesso il lavoro è abbastanza dignitoso. Le altre parti di cui si compone il volume sono più che altro delle elaborazioni digitali, a colori o in bianco e nero. Purtroppo sono quelle più penalizzate dalla carta porosa che smorza i colori e appiattisce le sfumature, rendendo difficoltoso distinguere gli elementi più scuri.

La copertina (con quell’effetto per cui uno strato aggiuntivo di plastificazione lucida evidenzia alcuni dettagli) è stata realizzata da Gian Luca Elasti, vincitore del concorso indetto appunto per scegliere la copertina del volume.