mercoledì 5 ottobre 2022

Batman vs. Luca Wolf: Un Lupo a Gotham

Team-up tra Batman (e la sua corte) e il protagonista di Fables, ma a un assunto di partenza potenzialmente originale corrisponde una miniserie un po’ anonima che rispetta tutti i canoni di questo sottogenere supereroistico. Forse sono io che ho voluto vedercela, ma potrebbe darsi che lo stesso Willingham faccia dell’(auto)ironia in merito.

Manipolati da un cattivo che li mette uno contro l’altro, Batman e Luca Wolf si inseguono per Gotham (più che altro è Batman che gli dà la caccia) mentre il villain (che scopro essere tratto dalla serie televisiva degli anni ’60!) riesce a gabbare anche le autorità cittadine facendo custodire il libro di cui è alla ricerca proprio nel posto che più gli conviene, senza doversi inventare altri attentati a biblioteche e fondazioni per impossessarsene.

Ovviamente dopo gli inevitabili tafferugli (Luca viene anche catturato ma devasta la bat-caverna) i due capiscono di dovere unire le forze contro il vero nemico comune che si rivelerà diverso da colui che impersonava. Come da manuale, i due coprotagonisti si dividono la scena senza che nessuno dei due prevalga troppo sull’altro e sottolineando le differenze di carattere e di capacità tra di loro. Per la cronaca, il Batman che compare qui dev’essere una versione contemporanea visto che indossa un costume piuttosto corazzato e dispone di un intero esercito di Robin.

Il canovaccio è insomma visto e stravisto, inoltre i tentativi di umorismo di Willingham non vanno sempre a segno e non penso proprio che la rivelazione finale su chi teneva le fila del complotto sia così emozionante, visto che riguarda un personaggio che non ha certo la popolarità delle nemesi di Batman (ma potrei sbagliarmi). È piuttosto simpatica l’abitudine del gangster bibliofilo di chiamare i suoi sgherri con nomi di scrittori, ma immagino che non sia farina del sacco di Willingham provenendo appunto dalla serie televisiva.

Per quel che riguarda i disegni, non si può certo dire che Brian Level non si sia messo d’impegno, riempiendo le tavole di dettagli e tratteggi (e le vignette hanno occasionalmente delle forme particolari per assecondare la narrazione o aggiungere uno strato di significato) ma il suo stile ipertrofico poco rispettoso dell’anatomia sfocia nel grottesco e le figure sullo sfondo sono spesso buttate giù alla meno peggio. Le sue donne, poi, sono mostruose. Gli inchiostratori Jay Leisten e Anthony Fowler Jr. non possono far molto per correggere la rotta e anzi penso che abbiano contribuito con il loro ripasso grasso e modulato a rendere caricaturali le immagini.

Nel complesso direi che Batman vs. Luca Wolf è un prodotto riservato a quei fan a cui piace farsi raccontare sempre la stessa storia con delle varianti minime.

domenica 2 ottobre 2022

Batman: La Setta

Di notte a Gotham non si vede più un barbone in giro. Alcuni criminali sono stati ammazzati in maniera molto cruenta. Batman è stato catturato da una setta e tramite droghe e torture lo stanno convertendo al loro credo. Tutto è collegato, ovviamente.

Posso immaginare il contesto in cui venne creata questa miniserie di quattro capitoli: alla fine degli anni ’80 l’ubriacatura per il “formato prestige” del Dark Knight di Miller non era ancora finita e quindi sotto con opere “mature”, più lunghe e curate. Direi anzi che l’influsso del lavoro di Miller è sin troppo evidente, sia nella struttura che nel climax apocalittico finale che nelle scelte stilistiche come le vignettine degli interventi televisivi. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco e se il tasso di violenza è alto e non manca una punta di satira politica (il santone della setta ottiene ampi consensi popolari sfruttando la paura che lui stesso ha indotto), il flusso degli eventi è un po’ troppo meccanico, senza sorprese, e per il desiderio di rendere la storia epica Jim Starlin finisce per renderla quasi ridicola con l’escalation di scontri dell’ultimo capitolo. Inoltre mi pare che a Batman non venga resa giustizia, vista la facilità con cui viene manipolato e visto il suo ruolo spesso solo passivo.

Ci sono poi dei punti che non vengono chiariti: perché l’aspirante disegnatore di fumetti viene ucciso (non era poi mica tanto criminale)? Perché l’origine sovrannaturale del Diacono Blackfire viene messa in discussione alla fine? E ammetto che non ho proprio capito chi fosse l’infiltrato nella sua setta.

Purtroppo anche il grande Bernie Wrightson delude le aspettative e ho trovato i suoi sfondi di gran lunga più efficaci delle figure umane. Ma mi rendo conto che 200 tavole non sono uno scherzo da disegnare. Alla fine la figura migliore la fa il colorista Bill Wray, che non lesina sugli “effetti speciali” ma è sempre leggibile e funzionale alla narrazione.

In sostanza La Setta non è un’opera disprezzabile, ma è ben lontana dai capolavori (reali o presunti) della sterminata bibliografia batmaniana. E conferma che certi temi trattati in chiave supereroistica finiscono per uscirne banalizzati se non proprio ridicoli.

mercoledì 28 settembre 2022

Succede solo a me?

Da alcuni giorni Blogger non mi fa vedere le normali voci del blog in alto a destra come "nuovo post" ma mi chiede l'accesso. Però appena clicco sopra al tasto mi reindirizza automaticamente alla solita schermata da cui posso cambiare layout, pubblicare i post, ecc., senza inserire username e password. Boh.



venerdì 23 settembre 2022

Tex Stella d'Oro 35: La Leggenda di Yellow Bird

Avventura ispirata a un personaggio realmente esistito.

Tex interviene in soccorso di un drappello di soldati che stanno scortando il disertore Gus Wallace a Fort Ellis dove sarà giudicato dalla corte marziale. Per arrivare all’avamposto stanno infatti attraversando il territorio degli incazzosissimi Cheyenne guidati da Coyote Bianco e senza il provvidenziale aiuto dell’eroe sarebbero stati tutti sterminati. Nel mentre Kit Carson raccatta Lenny Wallace, il padre di Gus, e dopo aver regolato in scioltezza qualche vecchio conto si dirige a sua volta al forte dove mobiliterà gli uomini per aiutare Tex e i pochi sopravvissuti. A far da cornice alla vicenda c’è il viaggio di un nonno indiano con la nipotina che finalmente incontrerà il padre. Sua madre è la Yellow Bird del titolo, guerriera Crow a cui però non viene dato poi molto spazio, anche se le sue apparizioni sono molto incisive.

La trama è molto lineare (decisamente troppo), senza colpi di scena o sorprese che non siano prevedibili. Sia Yellow Bird che Coyote Bianco avrebbero meritato un maggiore approfondimento senza essere “bruciati” in un albo di 46 tavole, anche se Giusfredi gestisce meglio lo spazio offerto dall’impostazione alla francese rispetto a quanto visto in precedenza. Ma in fondo quello che conta di più sono gli splendidi disegni di Carlos Gomez. Che sono esattamente come uno se li aspetterebbe: espressivi, dinamici, monumentali quando serve. Per non parlare del lavoro di recadrage e delle altre astuzie con cui guida il lettore nella lettura delle sue tavole. Fortunatamente l’uso del computer non è così massiccio come altrove e non serve una lente d’ingrandimento per cogliere certi particolari.

Più che dignitosi i colori di Matteo Vattani, a volte un po’ lividi, il top sarebbe stato se Gomez si fosse colorato da solo come nel volume celebrativo Un Giorno Un Secolo.

mercoledì 21 settembre 2022

L'Album dei Sogni

A queste latitudini non parlo praticamente mai di romanzi ma visto l’argomento non siamo poi troppo distanti dai fumetti, che però vengono trattati molto alla lontana e suscitandomi un dubbio. L’Album dei Sogni è il biopic dei fratelli Panini, creatori dell’azienda omonima che adesso è anche una delle realtà fumettistiche più importanti in Italia.

Luigi Garlando ha optato per una narrazione al presente molto evocativa e per una struttura in capitoli brevi (a volte brevissimi) che avvince e invita alla lettura. In sostanza sono oltre 500 pagine che scorrono rapidissime sospese tra dramma e commedia perdendosi nei rivoli delle vicende dei singoli fratelli (ma c’erano anche quatto sorelle) che a volte scorrono parallele per poi riallacciarsi. Solo le pochissime parti epistolari rallentano un po’ il ritmo visto che non sono presentate come dei botta e risposta. Non male poi la scelta di inserire degli episodi apparentemente slegati dal contesto (i due parà belgi nascosti nel fienile) che poi avranno ripercussioni centinaia di pagine e decine d’anni dopo.

Oltre che la celebrazione dell’intuito imprenditoriale e della tenacia dei Panini (in particolare Giuseppe e Franco per il primo, Benito e Umberto per la seconda) L’Album dei Sogni è una carrellata sul ventesimo secolo visto da Modena in cui sfilano eventi storici e gli importanti cambiamenti della società italiana e fanno capolino personalità come Francesco Guccini, Guido De Maria, Bonvi, Maurizio Vandelli – e questi sono solo quelli che conosco io visto che ci sono una pletora di altre comparsate eccellenti del mondo dello sport e della musica. Chissà chi è quel Popi che torna con una certa frequenza, forse è un’invenzione dell’autore visto che non sembra aver avuto successo come invece Wainer Vaccari, il grafico ideatore dell’iconica immagine del calciatore in scivolata che poi si affermerà come pittore.

Particolarmente interessanti, almeno per me, sono i dettagli sulla costruzione della prima edicola dei Panini e i dietro le quinte sul mondo della stampa e successivamente sulla distribuzione nazionale dei loro album, dettagli che in fondo si possono estendere anche il settore dei fumetti (credo).

Ovviamente trattandosi di un’agiografia certi elementi vengono smussati o giustificati, come l’adesione al fascismo del capostipite Antonio Panini indotta da un episodio molto specifico, né viene quasi mai detto per esteso il nome di Enzo Ferrari (chiamato semplicemente Drake) fintantoché non gli si farà fare una figura migliore rispetto quella con cui è apparso prima (ma nemmeno la Maserati ne uscirà pulitissima). Ma d’altro canto non ci sono nemmeno ipocrite concessioni al politically correct, e i meridionali vengono spesso chiamati «maroch».

Forse l’albero genealogico della famiglia avrebbe potuto essere messo alla fine onde evitare qualche spoiler sulle vicende familiari, ma un opportuno errore in una data ha permesso comunque una sorpresa.

Alla fine avviene un repentino cambio di prospettiva e i riflettori (che già l’avevano illuminata molte volte) sono tutti sulla madre Olga. Ho avvertito un nettissimo cambio di passo, quasi la necessità di chiudere in fretta. Ma non è così, o almeno non solo così: semplicemente, la parabola dei Panini è arrivata alla fine con il passaggio della società al controllo estero nel 1988. E quindi niente racconto di come la Panini si lanciò nei fumetti!

In compenso un dubbio ha aleggiato per tutto il libro: Franco, il fratello più giovane e l’intellettuale del gruppo, appassionato di fumetti, veniva chiamato “Uèllas” dal nome di uno dei fumetti che leggeva. Si trattava della storpiatura di Edgar Wallace, ma qual era il fumetto in questione? Forse Il Cerchio Verde?