giovedì 29 ottobre 2026

DC: Speciale Halloween 2026

Consueto appuntamento annuale con il volume con cui Panini raccoglie i due omologhi statunitensi che celebrano Halloween. Già i titoli degli originali mi mettono di buon umore. I know what you did last Crisis non gioca solo sulla citazione del film ma verte proprio sulla celebre Crisis on Infinite Earths e quelle successive.

Si comincia male, con una storia di Batgirl ambientata proprio in quel fatidico 1985 che di horror non ha niente e Cavan Scott gioca coi facili buoni sentimenti. Non male però i disegni di Ario Anindito.

Segue una storia ambientata durante l’evento Millennium: Dottor Light se la vede con un Manhunter omicida e torturatore che la rapisce insieme agli altri scienziati dei laboratori S.T.A.R. Qui c’è un po’ di gore ma la storia di Nathan Cayanan si gode di più sapendo il contesto della storia (io manco sapevo che c’era stato un evento chiamato Millennium). Disegni di V Ken Marion dal gusto post-Image ma in qualche raro selezionato dettaglio non così atroci.

Ashley Allen imbastisce finalmente una storia abbastanza congruente con Halloween: durante La Notte Finale Black Canary deve vedersela con un villain a lei speculare (una banshee col proverbiale urlo) che ha dato filo da torcere anche a Superman, ma deve farlo con il gas della paura dello Spaventapasseri in circolo e quindi lo scontro è puntellato di visione orrorifiche. Non male come storia e l’accoppiata José Luís (matite) e Jonas Trindade (chine) fa un buon lavoro.

La storia successiva è poco comprensibile a chi come non conosce i retroscena di Ora Zero. O meglio, è comprensibilissima ma manca tutto il sottotesto che viene richiamato: alcuni degli eroi della vecchia Justice Society of America affrontano le avvisaglie di quel cross-over e tutto si risolve lì, anche qui senza troppi elementi che facciano pensare ad Halloween. Boh, forse Matthew Levine voleva solo omaggiare i supereroi d’antan. Jordi Tarragona ai disegni indulge troppo nel pupazzettistico per i miei gusti.

Una didascalia ci spiega che la storia successiva è ambientata durante la notte di Halloween e meno male, altrimenti non me ne sarei accorto. Il protagonista apparentemente è Nightwing, ma come scopriremo presto in realtà i riflettori sono puntati su Conner Kent (un Superman alternativo, immagino). Anche se la trama elaborata da Dan DiDio è profondamente radicata nell’evento Crisi Infinita l’ho trovata comprensibile e piacevole anch’io: in pratica questo Conner gira di universo in universo per assicurarsi che Dick Grayson/Nightwing muoia sempre, visto che con la sua scomparsa dallo scacchiere dell’universo DC i supereroi vivranno un’epoca di pace. I retroscena mi mancano del tutto, ma comunque ho trovato godibile questa trovata. Disegni dignitosi, a volte anche qualcosa di più che solo dignitosi, di M. L. Sanapo.

Lo Spaventapasseri ritorna in una storia di Rachel Pinnelas e Will Robson che ha un minimo di mood essendo ambientata in una serata cinematografica halloweeniana (e durante La Notte più oscura ma questo è determinante solo alla fine). In pratica è poco più che una disquisizione sugli effetti della paura sulla psiche e anche sul fisico, ma in fondo è condotta con maestria e ho trovato simpatico il sistema con cui la sua fidanzata salva il ragazzo vittima del gas. I disegni però non mi hanno convinto molto.

La penultima Crisi la conosco: è la Crisi Finale scritta da Morrison. Il protagonista è un Lex Luthor un po’ fuori di testa che parla del suo ruolo con un immaginario Superman che alla fine sarà la chiave per ribaltare i piani del villain Libra che con il supporto di Darkseid aveva devastato la Terra ma al contempo anche reso suoi sottoposti gli altri supercattivi. Si legge con piacere anche perché Dave Wielgosz ci ha messo un po’ di umorismo. I disegni di Sid Kotian sono molto personali, il che non è necessariamente un bene: il volto di Superman è inguardabile.

La storia più attinente ad Halloween è quella conclusiva: durante la notte di Ognissanti tal Lucas, che immaginavo essere un serial killer, va in giro per Gotham e finisce a subire le attenzioni omicide di Pyg. In realtà Lucas altri non è che il Midnighter di Authority, che aveva pianificato tutto fin dall’inizio proprio per ammazzare a sua volta Pyg. Quindi Authority era già stata introdotta nell’universo DC all’epoca di Flashpoint. Ho gradito la storia di Rex Ogle proprio per quella che per me è stata la sorpresa sulla vera identità di Lucas (che di cognome fa Trent, non ricordo fosse stato ufficializzato da Ellis o Millar), non so quanto un conoscitore dell’universo DC possa averla apprezzata. I disegni di Adam Graphite (!) sono a volte un po’ grezzi ma almeno parte da uno stile realistico e non disegna pupazzetti.

L’altra antologia qui raccolta, Zatannic Panic!, presenta la maga dell’universo DC solo nel calembour del titolo e nella prima storia. Questa altro non è che la descrizione della lotta di Zatanna contro un altro mago a me sconosciuto proprio mentre sta tenendo uno spettacolo, ma Lyndon Radcehnka rende avvincente la vicenda giocando coi flashback e il sense of wonder delle immagini illusorie evocate da Brother Night. Ma quello che mi ha davvero stupefatto sono i disegni piacevolmente demodé di John McCrea, quello che invece disegnò malamente Hitman! Che sia un altro McCrea?

La seconda è una storia made in Italy di Roberto Recchioni e Gigi Cavenago. Il soggetto è molto semplice ma efficace: Batman rifiuta di credere di essere chiuso in un circolo di lotta eterna tra un culto di assassini e i cavalieri come lui che li contrastano; i disegni di Cavenago (il cui stile spigoloso non ho mai apprezzato più di tanto) sono piacevoli anche perché i dialoghi sono ridotti al minimo e abbondano le splash page o comunque tavole con poche elaboratissime vignette.

Molto bella la storia successiva scritta da Daniel Warren Johnson, in cui ad Halloween dei bambini vengono mandati a fare dolcetto o scherzetto da soli dai loro genitori intontiti dalla tv e dalle notizie orribile che trasmette. Il loro obiettivo è la casa di Plastic Man, la cui generosità non è però disinteressata: i suoi dolciumi fanno liquefare i corpi dei bambini per poi fonderli con il suo, in una inaspettata virata body horror. Chiaramente tutto è finalizzato a sconfiggere il villain di turno, un esserino nero a me sconosciuto che a sua volta assembla tra di loro corpi umani. Inizialmente ho trovato respingenti i disegni di Riley Rossmo, tra il grottesco e il cartoon, ma in effetti è stata la scelta giusta per questo tipo di storia.

Originale anche la storia successiva che riesuma tal Warlord, un personaggio pseudofantasy creato da Mike Grell. Travis Morgan che sognava una vita avventurosa l’ha finalmente trovata finendo nel mondo di Skartaris. In questa sua avventura ideata da Alex Galer affronta un gioco di resistenza secolare contro un’entità che lo ha imprigionato e vuole prendere possesso del suo corpo. Pur ridotto al lumicino e vessato dalla guerra psicologica del mostro, Warlord ne uscirà vincitore. Disegni tutt’altro che disprezzabili di Daniel Bayliss.

Altro recupero di un personaggio classico nella storia dopo, che ha per protagonista Demon (Jason Blood/Etrigan), che siccome pure io conosco immagino non sia così ascoso come Warlord. Il tutto si riduce a uno scontro un po’ splatter (tanto i coinvolti non sono umani) tra Etrigan e Malgra, diavolessa che attacca il Demone perché a sua insaputa è diventato re dell’inferno e adesso c’è una taglia sulla sua testa. Lo sceneggiatore Cavan Scott risolve la cosa in modo intelligente, Don Aguillo dipinge delle tavole digitali che fanno veramente la loro porca figura.

Finalmente questa catena di eccellenza viene interrotta da Andrew MacLean (non mi pareva vero di aver speso tante buone parole per dei fumetti di supereroi), che scrive e disegna una storia di Swamp Thing con John Constantine infettato dalla licantropia. Soluzione abbastanza ben architettata ma tutto sommato assai semplice (per chi gioca di ruolo, poi, era scontata), disegni talmente rudimentali e infantili da rendere ridicole le parti che avrebbero potuto essere drammatiche.

Neanche Rowan MacColl che ha realizzato una storia di Raven scherza in quanto a disegni sotto la media, ma almeno ci ha messo un po’ di impegno – quel poco che basta a richiamare lo stile manga. La storia è simpatica: sola di pattuglia ad Halloween, il membro femminile dei Teen Titans si trova invischiato nella storia di uno spirito che compare la notte di Ognissanti per nutrirsi di bambini.

Zatannic’s Panic! si chiude con una storia metanarrativa di Ambush Bug scritta da Callie C. Miller e disegnata schematicamente da Megan Huang, in cui il Deadpool di casa DC se ne va in giro per le storie precedenti (e non solo in quelle) consapevole di trovarsi in un fumetto.

Tra le altre “antologie di antologie” (quella del 2024 e quella del 2025) questa brilla per schizofrenia. I know what you did last Crisis non è nemmeno una raccolta da Halloween, avrebbe potuto essere pubblicata in una qualsiasi altra occasione e nessuno avrebbe notato la differenza. Inoltre la qualità non è molto elevata, ulteriormente abbassata dalla necessità di avere un minimo di infarinatura sulla storia degli eventi dell’universo DC per godersela appieno. Zatannic Panic! forse a sua volta non centra del tutto il bersaglio della ricorrenza, ma pur con un paio di lavori nettamente sotto la media presenta alcuni dei fumetti migliori visti in queste sedi.

sabato 24 ottobre 2026

Marvel Must-Have 156: Capitan America - Fuori dal Tempo

Anche Mark Waid perde colpi ogni tanto ma quando scrive bene scrive veramente bene e questa miniserie rientra fortunatamente nelle sue prove ispirate. Credo che nel 2010 la Marvel volesse aggiornare la figura di Capitan America presentandolo a un nuovo pubblico.

Fuori dal Tempo introduce infatti un Capitan America scongelato agli inizi del XXI secolo ricalcando però sempre le storie degli anni ’60: i Vendicatori sono quelli originali, c’è lo scontro con l’alieno scambiato per Medusa, ecc. I primi due capitoli sono appassionanti e divertenti, con le inevitabili sequenze in cui Steve Rogers deve raccapezzarsi con tutte le tecnologie moderne e le modifiche della società statunitense. Dal terzo episodio la vicenda prende una piega più seriosa (oltre a fare un panegirico della grandezza degli States fortunatamente limitato a quell’episodio) e l’eroe stelle-e-strisce desidera tornare al 1945 per ricongiungersi con l’amata Peggy e per salvare Bucky – e anche perché adattarsi al nuovo mondo non è facile. Con la macchina del tempo di Reed Richards sarebbe possibile ma sia la comunità dei supereroi che i vertici militari si oppongono al suo proposito e sarà il provvidenziale scontro con Kang, viaggiatore nel tempo, a esaudire il suo desiderio.

La miniserie illustra gli ideali, la psicologia e lo scopo di Capitan America e per quel che posso capirne offre una panoramica molto scrupolosa sulla continuity primordiale della Casa delle Idee. Il tutto potrebbe essere un progetto deciso a tavolino dai vertici della casa editrice, ciò non toglie che la narrazione è molto spigliata con dialoghi accattivanti e nonostante un certo moralismo reazionario (non è che i “bei tempi andati” fossero poi così belli tra razzismo, sessismo, malattie incurabili, ecc.) si legge con piacere. Molto ben architettato il MacGuffin con cui Steve Rogers riesce a farsi recuperare dagli eroi del “futuro” e quindi a sconfiggere poi Kang.

I disegni di Jorge Molina mi hanno fatto inizialmente una discreta impressione ma purtroppo si sono rivelati sin da subito non molto rispettosi dell’anatomia. Non siamo al livello degli sgorbi di McFarlane o Liefeld ma a volte le sue figure sono proprio sgraziate. Non credo che l’inchiostratore Karl Kesel abbia potuto fare molto se alla base ci sono distorsioni anatomiche così marcate. Peccato, con disegni più realistici questa miniserie sarebbe stata un gioiellino.

Non è un caso insomma che sia stato messo Bryan Hitch alle copertine come specchietto per le allodole.