Una mia curiosità: la serie Grand Prix di Collins a un certo punto venne disegnata anche da tal «Rosso», non ricordo se già con Macagno o nella fase in cui passò a Caliva. Vista una certa comunanza di stile io ho immaginato che si trattasse in realtà di Risso riportato in maniera errata: era Lei?
No, non ero io. Non so chi sia Rosso.El Angel si è concluso con un finale troppo aperto
per non pensare che sia rimasto incompiuto, almeno nella versione che abbiamo
visto in Italia. Forse in Argentina è stato continuato da un altro disegnatore?
No, El Angel è rimasto effettivamente incompiuto, non è stato continuato da altri. All’epoca avevo avuto dei problemi economici con la Columba e stavo già lavorando per l’italiana Eura. Visto che ormai i contatti erano stati stabiliti passai a lavorare direttamente e solo per l’Eura.
Con Azor se ben ricordo.
Sì, con Azor scritto da Ray Collins. Una specie di rilettura di Henga, che in Italia conoscete come Yor. Poi però ci furono problemi economici anche con l’Eura e da lì passai al mercato statunitense.
Immagino che sia
difficile vedere in Italia i Suoi lavori argentini ancora inediti, come Julio César…
Veramente proprio Julio César lo ha presentato quest’anno qui a Lucca la 001!
Ah, buono a sapersi.
Anni fa Carlos Trillo mi aveva parlato del vostro progetto comune che
riguardava la storia del corpo di Evita Peron.
Un altro vostro fumetto, Bolita, poi
è uscito: ci sono speranza anche per questo?
Purtroppo quel progetto si è arenato. Ne ho realizzato 20 tavole di cui solo 18 sono state colorate (per farlo uso gli acquerelli).
Sempre parlando di
Trillo, Simon de Carval era
effettivamente concluso o ci sarebbe stato lo spazio per un seguito?
Ricordo che agli
inizi Lei imitava, spesso in maniera perfetta, lo stile di altri disegnatori
come Alfonso Font e Domingo Mandrafina: lo faceva spontaneamente per la stima
che nutriva verso quegli artisti oppure era la Columba che Le imponeva certe
scelte? Mi pare che con alcuni disegnatori lo facesse.
Non si trattò esattamente di un’imposizione da parte della Columba. Solo che quando cominciai a lavorare per loro in redazione mi dicevano “Sei bravo, solo che ancora ti manca uno stile”. E così mi suggerirono di ispirarmi a una rosa di 4 o 5 disegnatori che erano quelli che evidentemente rappresentavano le eccellenze della casa editrice. Potrei non ricordarmi correttamente ma credo ci fossero Lito Fernandez, Villagran, Garcia Seijas e appunto Mandrafina. Io decisi di ispirarmi a lui.
Beh, anche perché con
tutto rispetto per gli altri riuscire a imitare Garcia Seijas non è cosa
facile!
Sì, assolutamente! [allo stand è presente anche Juan, il figlio di Eduardo Risso, che a sua volta concorda con decisione, nda] Ma non era solo questa la ragione: Mandrafina è un maestro del chiaroscuro che è una cosa che mi interessava molto. Mi affascinava molto il suo uso del bianco e nero, i contrasti che creava nelle tavole.
…E mi sembra che la lezione sia stata assimilata alla perfezione.


