Mi permetto di integrare il
divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti
d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui
ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo
originale.
CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI
ANTOLOGICHE (pag. 56)
BLUBBER
(Stati Uniti 2016, © Beto
Hernandez, umorismo, pornografia)
Beto [Gilberto] Hernandez
Nel 2016 Gilbert “Beto”
Hernandez, forte della fama conquistata con Love
& Rockets,
diede alle stampe tramite Fantagraphics una serie di comic book altrimenti difficilmente pubblicabili. Blubber era infatti un’antologia di
storie brevi impostate con l’unico scopo di épater
la bourgeoisie: praticamente tutte queste “storie” vertevano su sesso e
violenza, in maniera ostentatamente provocatoria e nonsense.
Blubberoo. In Blubber 3 (2016). Beto [Gilberto] Hernandez.
Un fumettista si compiace dei
piaceri a cui sottopone la creatura che disegna, ma finirà per “goderseli”
anche lui che in realtà è il protagonista di una trasmissione televisiva che
viene vista dalla creatura stessa e da un altro mostro.
CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag.
28)
BOB 84: L’INSOSTENIBILE
(Italia 2026, © Vincenzo Filosa,
Paolo Bacilieri, noir)
Vincenzo Filosa (T), Paolo Bacilieri, Andrea Mastreoni, Pietro Ghinelli
(D)
Secondo episodio della serie.
Il redivivo killer stavolta deve uccidere il mangaka Mochizuki Makoto che contribuì sulle pagine di Big Comics a rivoluzionare il linguaggio
del fumetto giapponese e che a 12 anni ricevette i complimenti di Osamu Tezuka
per un suo yonkoma. Non sarà un incarico facile perché dovrà vedersela con una flessuosa concorrente.
Pseudofumetti: Mochizuki è l’autore di Tarzachan, dichiaratamente copiato dal Tarzanetto di Antonio Terenghi. Attualmente sta lavorando a un
manga sui pericoli delle centrali nucleari. Viene citato anche Kanikuro di cui però non viene chiarito
se è lui l’autore. Nel mezzo della narrazione è inserito un manga scritto in
giapponese che potrebbe essere solo una reinterpretazione della vita di
Mochizuki o una sua allucinazione.
CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI
ANTOLOGICHE (pag. 56)
CAFÉ
OBLIVION
(Stati Uniti 1987, © Eclipse Enterprises,
Inc. Film by SM Graphics,
fantastico)
Michael T. [Terry] Gibert (T), Michael T. [Terry] Gilbert, Mark Pacella
(D)
La casa editrice statunitense
Eclipse Comics venne fondata alla fine degli anni ’70 per offrire
un’alternativa agli autori insoddisfatti delle condizioni lavorative e
contrattuali di Marvel e DC. Consolidata la sua posizione negli anni ’80, si
dedicò a diverse tipologie di pubblicazioni. Una storia dettagliata
dell’editore è leggibile qui. Tra gli altri
progetti, nel 1986 riprese un personaggio di successo degli anni ’40 libero da
vincoli di copyright: Airboy, che già aveva fatto capolino in questa rubrica.
La testata conobbe una buona accoglienza e generò vari spin-off e albi speciali.
I suoi comic book vennero pubblicati inizialmente a ritmo quindicinale e
presentavano un’unica storia del protagonista più breve della consueta ventina
abbondante di tavole di una testata normale. Ben presto cambiò formato ospitando
riempitivi variabili a rotazione, tra cui The
Heap, mostro paludoso anticipatore di Man-Thing e Swamp Thing, che a sua
volta faceva parte della scuderia dei personaggi della casa editrice Hillman
che diede i natali all’Airboy originale.
Formalmente questa storia sarebbe intestata a The Heap, ma il vero protagonista
è un altro.
In un luogo «ai confini stessi
del mondo» si trova il locale del titolo, il cui unico ospite è il fumettista
Everett Coleman, per anni ghost degli
autori ufficiali della Hillman. Pian pianino tutti i personaggi che ha
disegnato in incognito lo hanno raggiunto nel bar, l’ultimo è proprio The Heap.

Assunto forse più per necessità
che per merito (all’epoca molti autori erano stati mandati al fronte della
Seconda Guerra Mondiale) si dedicò anima e corpo al lavoro, nella speranza di
pubblicare il suo personaggio The Beacon. Sacrificò al suo lavoro la vita e il
matrimonio e devastato dall’alcolismo perse l’impiego alla Hillman e si ridusse
a disegnare fumetti horror imitando lo stile di disegnatori che disprezzava – e
comunque perse anche quei lavori malpagati, ritrovandosi così nel “bar Oblio”
dove ormai non gli resta che il suicidio, che però viene impedito da The Heap.
A bilanciare le cose interviene Black Axis, un vampiro nazista di cui odiava
disegnare i fumetti che lo incita a premere il grilletto. Ma un altro
personaggio entra in scena…
Pseudofumetti: Vampire Crime
è la testata che ospitò Black Axis.
CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)
AIRBOY AND DOC STEARN… MR. MONSTER #1
(Stati Uniti 1987, © Eclipse Enterprises, Inc.
Film by SM Graphics, parodia, supereroi)
Michael T. [Terry] Gibert (T), Michael T. [Terry] Gilbert, Mark Pacella
(D)
A differenza di Airboy Mr. Monster (il titolo corretto
della testata è Doc Stearn… Mr. Monster)
non è un personaggio vintage di
pubblico dominio, o almeno non del tutto: il suo autore Michael T. Gilbert
dichiarò di essersi ispirato per la sua creazione a un misconosciuto
personaggio apparso solo per un paio di numeri in una testata canadese e di
averne fatto una sua versione. Mr. Monster (o meglio Doc Stearn… Mr. Monster) è
un cacciatore di mostri vestito con una calzamaglia forse vagamente memore di
quella di Phantom/L’Uomo Mascherato. Le sue avventure sono
principalmente parodie delle storie di supereroi e dei fumetti horror, con una
certa attenzione all’estetica dei disegnatori più grotteschi della gloriosa EC
Comics.
Partendo direttamente dalla
conclusione del succitato Cafè Oblivion,
anche Airboy e Mr. Monster raggiungono Coleman nel locale per contrastare Black
Axis. A salvare il disegnatore sarà però la sua creazione finalmente
concretizzata, The Beacon, insieme ad
altri personaggi positivi che aveva disegnato divertendosi. Una storia
edificante con la sua brava moralina, resa però piacevole dalla follia
metanarrativa del tutto.
Vale la pena segnalare una
curiosità in merito al pubblico di Mr. Monster (cioè Doc Stearn… Mr. Monster)
riportata sia da Scott McCloud nel suo saggio Raping Comics che da Frank Miller nella sua autobiografia I am a genius and everybody else is just
shit: pare che il lettore tipico di Mr. Monster (ovvero Doc Stearn… Mr.
Monster) non sia caratterizzato da una grande statura. Non che sia proprio un
tappo, ma non potrà mai fare il pivot in una squadra di basket. Pertanto si può
dire che il suo fan ideale non è affatto altino, bensì bassetto.
Pseudofumetti: Vampire Crime
è la testata che ospitò Black Axis. Zombie
Love è un’altra testata horror in cui apparve Lady Medusa, personaggio che
pietrifica Mr. Monster.