Oggigiorno è facilissimo
procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai
non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile
perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto.
Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog.
Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per
decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle
migliaia di tavole che ha già scaricato.
Facundo
Nel famoso (ma forse sarebbe
meglio dire famigerato) elenco che Wood sottopose a Fumo di China 26 compariva un certo «Facundo» che per anni non mi è
stato possibile identificare. Grazie ai benemeriti Columberos ho svelato l’arcano: nel 1973 Wood realizzò una biografia in due parti di Juan
Facundo Quiroga, un militare e politico (in Sudamerica le due figure spesso
vanno a braccetto) che se ho ben capito dovrebbe essere un po’ un eroe
nazionale argentino: anche José Massaroli gli ha dedicato un fumetto.
Queste due parti non recano però nelle prime tavole alcuna intestazione condivisa
che le identifichi come elementi di una narrazione comune ma sono inequivocabilmente
un’unica storia: vennero oltretutto pubblicate su due numeri consecutivi della
rivista D’Artagnan. I due unitarios fittizi El Tigre de los Llanos e Muerte
en Barranca Yaco costituiscono quindi una miniserie in due capitoli, quella
a cui si riferì Wood.

Figlio di un «capitán de
milicias», il giovane Facundo gode di una posizione privilegiata che gli
permette di compiere gli studi a San Juan, dove già dimostra il suo carattere
irruento e poco tollerante verso le ingiustizie. Molto meglio la vita all’aria
aperta nei llanos sconfinati, dove
lavorando per i commerci del padre si distingue per la sua capacità, ma anche
per il vizio del gioco che gli fa perdere un grosso carico: a vent’anni parte
così all’avventura lavorando in svariate estancias
dove si fa apprezzare per la sua personalità e la sua forza fisica. Ma dopo
aver ucciso la persona sbagliata a seguito di una provocazione deve scappare
nelle vaste pianure dove si racconta si aggiri una tigre: sarà questa a dargli
il suo soprannome dopo che l’avrà uccisa con l’aiuto di alcuni compañeros proclamandosi così l’unico
tigre dei llanos – il fatto che il felino non abbia strisce ma macchie di
leopardo potrebbe sottintendere che gli autori, Haupt almeno, ritenessero
questo aneddoto solo una leggenda. In neanche quattro tavole (e la prima è una splash page) viene presentato il protagonista e impostata l’ambientazione, quindi da
lì in poi la miniserie sarebbe libera di seguire un flusso narrativo dinamico e
poco didascalico, e invece si incarta in testi chilometrici e salti temporali
con conseguente frammentazione della trama.

Dopo il matrimonio avviene il
battesimo militare e politico di Facundo, che si unisce a un ribelle
provinciale contro il potere centrale di Buenos Aires, o almeno così ho capito.
Questa miniserie diventa infatti una panoramica sulla tormentata storia
dell’Argentina del primo ’800, con una raffica di aneddoti, nomi, alleanze, battaglie,
tradimenti e citazioni che finiscono per stordire il lettore digiuno delle
nozioni di base. Con tutta la carne sul fuoco che qui è stata solamente riassunta
si sarebbero potuti realizzare decine di episodi più avvincenti rimanendo
fedeli ai fatti storici. Forse Muerte en
Barranca Yaco è più coeso concentrandosi sugli ultimi anni di vita del
protagonista, ma nei fatti non scorre affatto meglio.
È vero che non manca qualche
punta di ironia (“Questo è un oltraggio!”, “No, è un carcere.” risponde il
secondino che fa la guardia a Facundo) e la retorica magniloquente era un po’
un marchio di fabbrica di Wood, ma da lui mi sarei aspettato qualcosa di
diverso e più appassionante, tanto più che nel 1973 aveva già abbondantemente rodato
il suo stile.
Chissà che José Quiroga di Los Amigos non debba il suo cognome a Facundo.
I disegni sono opera di Daniel
Haupt, conosciuto in Italia principalmente per Big Norman e per il Larrigan di Collins, un disegnatore
per cui ammetto di avere sempre avuto un debole. Mi rendo conto che non sia
esattamente quello che ci si aspetterebbe da un historietista argentino: evidentemente i suoi riferimenti sono gli
autori delle strisce sindacate statunitensi, e non è che le sue tavole siano
particolarmente vivaci o espressive: vedi anche il Cayena comparso brevemente su Sgt.
Kirk. Ogni tanto pure lui tirava via o riproponeva gli stessi volti e le
stesse fisionomie, ma a me non è mai dispiaciuto.
In questo contesto (e anche in
altri lavori coevi: vedi il libero Billy
Wood) ricorre a
un’inchiostrazione particolare, fatta di tratteggi sottili e nervosi. Ciò rende
le sue vignette più dinamiche del solito, di quell’abbozzato che rende i
personaggi più espressivi e dona alle tavole un certo retrogusto da incisione
ottocentesca che si sposa alla perfezione con l’ambientazione storica.