martedì 19 giugno 2018

Non solo un blog di Historietas...

...ma quasi una versione argentina del nostro Corrierino-Giornalino, anche se con molto meno materiale al momento (e di Nippur Magnum per ora hanno messo solo le copertine!). Eccolo qui.

domenica 17 giugno 2018

Ricevo e pubblico

The Game Fortress. Comic &Movie Festival – Palmanova (UD) | 30 giugno -01 luglio 2018


Durante il festival The Game Fortress Comic&Movie Festival 2018 di Palmanova, giunto alla terza edizione e dedicato quest’anno al rapporto tra fumetto e cinema, con una particolare sezione dedicata ai fan film,  si svolgerà  la consegna del premio, assegnato annualmente, dedicato al fumettista goriziano Giacomo Pueroni, scomparso nel 2017 a 53 anni per una forma particolarmente aggressiva di sclerosi laterale amiotrofica.
Il disegnatore, di origine torinese, grande appassionato di fumetto e di fantascienza, si è sempre dedicato professionalmente al disegno di Science Fiction. Da ciò la scelta di dedicare un premio con la dicitura espressa.
Il premio viene assegnato tramite una votazione alla quale partecipano, oltre ad acuni dei collaboratori più vicini all’autore, ai curatori della sezione fumetto del Festival, anche gli amici con cui il disegnatore ha condiviso la passione per il fumetto e la frequentazione delle fiere di settore. Si è inteso con questa scelta garantire che la premiazione favorisse non solo un autore meritevole, ma ancheil ricordo della passione con cui Pueroni amava affrontare il mestiere a cui ha dedicato la propria vita.
Il premio, inaugurato nel 2017 con l’approvazione degli eredi del disegnatore scomparso, è stato assegnato lo scorso anno al disegnatore triestino Mario Alberti.

Venerdì 15 giugno, durante la presentazione alla stampa del Festival, è stato annunciato dagli organizzatori il vincitore dell’Edizione 2018 del premio, assegnato al disegnatore cagliaritano Massimo Dall’Oglio.
La scelta ha avuto la seguente motivazione.
Per aver affrontato il tema della fantascienza con originalità, dimostrando una ricerca linguistica in continuo sviluppo, capace di ottenere apprezzamenti internazionali importanti; e per aver saputo approfondire in contesti autoriali diversi un segno ormai divenuto riconoscibile, che ha saputo rileggere, innovandoli, gli stilemi grafici del fumetto giapponese, finalizzandoli ad uno storytelling di stampo cinematografico di alto livello”.

L’autore informato del premio sarà ospite del Festival, dal 30 giugno al 01 luglio.
Il premio verrà a lui ufficialmente consegnato sabato 30 giugno 2018, alle ore 16.00, all’interno di un incontro a cui parteciperanno oltre a Massimo Dall’Oglio anche Bepi Vigna, co creatore di Nathan Never e Matteo De Longis, illustratore e fumettista, che ha realizzato tra l’altro il manifesto dell’edizione 2018 del Festival.

Saranno presenti a Palmanova, nelle giornate del festival, oltre agli autori già menzionati anche Francesco Cattani, Andrea “Casty” Castellan, Lorenzo Pastrovicchio, Giada Perissinotto, Romeo Toffanetti, Davide La Rosa, Marco Triolo, Angela Vianello. La casa editrice Tunuè terrà una portfolio review, mentre in collaborazione con il Treviso Comic Book Festival sarà allestita un’ampia area dedicata all’autoproduzione.

Per informazioni sugli orari definitivi e il programma dedicato al fumetto:
Massimo Dall'Oglio
Disegnatore, nato a San Gavino Monreale (CA) il 22 marzo 1973. Dopo la maturità scientifica, frequenta per tre anni la facoltà di ingegneria fino a quando comincia a dedicarsi a tempo pieno allo studio del fumetto.
Nel 1997 vince a Prato il “Pierlambicchi d’oro" come miglior giovane autore, ma è solo nel 2006 che avviene il suo esordio professionale con la pubblicazione della serie in quattro volumi di "Underskin", scritta da Andrea Iovinelli e pubblicata in Francia da Les Humanoides Associés e, in seguito, in Italia da Edizioni BD.
Dal 2008 lavora con diversi editori italiani: disegna due albi di "Jonathan Steele" per Star Comics, su testi di Federico Memola; due numeri di "John Doe" per Eura e Aurea Editoriale; per Edizioni BD pubblica "L’era Dei Titani" (testi di Adriano Barone); collabora con Panini Comics per la realizzazione delle due mini serie in quattro volumi delle "Cronache del Mondo Emerso" (ispirate ai romanzi fantasy di Licia Troisi), la prima su testi di Roberto Recchioni e la seconda di Iovinelli. Nel 2010 è finalista con la storia "Hermes", sempre scritta da Iovinelli, al “Morning International Manga Competition” della casa editrice giapponese Kodansha. Nel 2013 disegna per Capcom/Glénat il prequel a fumetti di "Lost Planet (La prima colonia)", in occasione dell’uscita internazionale del terzo capitolo del videogame omonimo. Contestualmente, collabora come illustratore e fumettista con DeAgostini e Wired Italia.
Attualmente collabora con Sergio Bonelli Editore, per cui ha realizzato parte del quarto numero della serie Orfani, per poi dedicarsi alle nuove storie di Agenzia Alfa. Recentemente ha disegnato il Numero 0 di Generazioni, mini serie correlata a Nathan Never.
Con Adriano Barone, sotto lo pseudonimo di Hagane Ishi, Dall’Oglio viene premiato nel 2017 per due volte al concorso internazionale  Silent Manga Audition,  organizzato dalla casa editrice giapponese Coamix, con le storie mute Like that old Italian wine e Colosseum. Nel 2018 si aggiudica una Masterclass in Giappone con la divisione SMAC del Publisher del sol levante Coamix per cui ora realizza manga per il mercato giapponese e internazionale.

Giacomo Pueroni
Nato a Torino nel 1964, dopo essersi diplomato presso l'Istituto d'Arte di Gorizia, inizia a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria e nel frattempo disegna strisce umoristiche pubblicate su riviste dedicate al fandom, Inside Star Trek e Shadows on the moon. Le strisce sono caratterizzate da un tono volutamente parodistico e sono basate su serie fantascientifiche esistenti.
Nel 1996 Pueroni entra a far parte dello staff di disegnatori di Zona X della casa editrice Sergio Bonelli Editore, testata per la quale disegna la storia Cleopatra 2000, ambientata nell'universo narrativo di Legione stellare. Nel 1999 passa alla squadra di disegnatori di Jonathan Steele, sempre per la Sergio Bonelli Editore. Il suo esordio avviene sulle pagine del numero 3, "Sfida nella città sommersa", storia disegnata assieme a Teresa Marzia La sua prima storia come disegnatore completo è il sesto numero della serie, intitolato Il prigioniero. Pueroni continuerà la collaborazione con il team del personaggio, proposto in una nuova serie pubblicata dalla Star Comics a partire dal 2004, a seguito della chiusura della testata da parte della Sergio Bonelli Editore.
La collaborazione con Federico Memola, autore in Zona X e creatore di Jonathan Steele, continua nel 2006, con la realizzazione del volume Harry Moon pubblicato da 001 Edizioni, personaggio che sarà ripreso nel 2010 in una serie pubblicata da Planeta De Agostini (il primo numero sarà disegnato da Pueroni).
Oltre al lavoro per la Sergio Bonelli Editore, dal 2005 insieme a Miriam Blasich e Luca Vergerio, con i quali crea il Gruppo Fumatti, realizza la serie di fantascienza Anjce, editata da prima da ARTe FUMETTO e quindi autoprodotta.  
Dal 2009 realizza illustrazioni per la rivista Robot, pubblicata da Delos Book. Una delle illustrazioni per Robot gli varrà il Premio Italia. Nel 2012 realizza, insieme a Guido Masala, una storia per la testata Nathan Never della  Sergio Bonelli Editore. Nel 2014 disegna il numero 9 della serie Dragonero ideata da Luca Enoch e Stefano Vietti.Ha inoltre pubblicato storie brevi per altre case editrici, come Edizioni Arcadia e Coniglio Editore.
Dal 2016 Pueroni ha iniziato a raccontare sul suo blog la propria esperienza con la SLA. Molte sono state le iniziative per supportarlo, come la pubblicazione editoriale in digitale, da parte della Sergio Bonelli Editore, di alcune storie di Jonathan Steele e Nathan Never da lui disegnate.
Giacomo Pueroni è morto all'ospedale di Gorizia il 18 febbraio 2017 all'età di 53 anni, a causa di complicazioni dovute alla malattia.

venerdì 15 giugno 2018

Historica Biografie 14: Churchill (prima parte)

Piuttosto deludente questo nuovo numero di Historica Biografie. La vita del protagonista è stata densissima e inevitabilmente gli eventi si accavallano limitandosi quasi solo a essere citati senza venire messi in scena, ingolfati dalla misura standard di un albo franco-belga. I tentativi di Vincent Delmas di vivacizzare un po’ la narrazione con qualche iniezione di ironia non vanno a buon frutto, e comunque sono troppo isolati e sporadici per essere incisivi.
La parte peggiore di Churchill è però quella grafica: da quanto si evince dal frontespizio, Christophe Regnault ha impostato gli storyboard che sono stati poi materialmente trasformati in tavole finite da Alessio Cammardella. Forse Cammardella è molto giovane e deve ancora maturare; forse ha dovuto disegnare il volume in tempi strettissimi; forse l’editore gli ha imposto uno stile preciso, ma sta di fatto che i suoi disegni vagamente deformed non sono affatto adatti per un fumetto di genere storico, tanto più che in alcune vignette sembra che abbia tirato via in tutta fretta – o sia stato costretto a farlo dalle scadenze di consegna. E in quelle più curate mi ha ricordato (orrore) certe derive della prima Image. Alcune scene funzionano a meraviglia, principalmente quelle ambientate in parlamento quando i suoi stessi compagni di partito ascoltano esterrefatti le uscite di Churchill, ma nel complesso il risultato non è buono, tanto più che la stampa è molto zoppicante e che i colori di Alessia Nocera, per quanto dignitosi, sono scolastici e privi di fantasia.
La storia di Winston Churchill è comunque molto interessante: spirito irrequieto e ambizioso, riuscì a ritagliarsi uno spazio sulla scena politica inglese grazie alle conoscenze eccellenti della sua famiglia e a una faccia tosta a prova di bomba, che gli fece cambiare schieramento varie volte riuscendo a mantenere comunque una grande credibilità (Dardanelli permettendo). Impossibile non apprezzarne l’ironia che non risparmiava nemmeno a se stesso. Mai come in questo caso è fondamentale la lettura dell’appendice storica, curata da François Kersaudy, per integrare la parte a fumetti di ulteriori aneddoti e apprezzare meglio la figura del protagonista: Delmas non fa cenno ad esempio alla balbuzie e ai difetti di pronuncia di Churchill.
Questa prima parte di Churchill segue il protagonista dall’infanzia fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, dando conto sia delle sua gesta eroiche che della sfacciataggine che la condizione di privilegiato gli permetteva di adottare. Secondo me sarebbe stato più indicato presentare entrambi i volumi di cui si comporrà l’opera sulla collana madre Historica. Historica Biografie finora ha presentato solo volumi singoli, e per soli quattro euro in più avremmo avuto tutta la storia. Così invece toccherà spenderne altri 8,99 sperando in un improbabile salto qualitativo.

mercoledì 13 giugno 2018

Snatch Comics

Ah, le chicche che si scoprono nei posti più inaspettati. Questo volumetto dal formato pocket è stato pubblicato oltre vent’anni fa da Stampa Alternativa in occasione del centenario del fumetto. Si tratta della ristampa, con tanto di copertine riprodotte a colori, di cinque riviste underground uscite tra il 1969 e il 1975: Snatch Comics (a cui Stampa Alternativa dedicò almeno due “millelire”), Jiz Comics, Zam, Pork e Felch Cumics. Il sesso è l’argomento principale delle vignette e delle storielle raccolte, anzi praticamente l’unico con le eccezioni di Wonder Wart-hog di Shelton e A Bug Story di un irriconoscibile Crumb – che tra l’altro mi sono sembrate tra le cose migliori del volume.
Che dire? Se questo è il meglio che l’underground aveva da offrire tremo al pensiero del peggio. Scherzi a parte, è chiaro che le perversioni che gli autori inanellano ormai non hanno più la stessa forza provocatoria adesso che veramente si è visto di tutto, così come è innegabile che all’epoca ben pochi di questi autori avevano raggiunto non tanto la maturità artistica quanto almeno una qualità dignitosa (e alcuni comunque non la raggiungeranno mai). Tra le pochissime perle si segnalano alcune prove di Robert Crumb, Shit Hell Fuck Funnies (chissà chi è l’autore) e Jim Osborne, che oltretutto fornisce un suggerimento creativo su come utilizzare l’orbita vuota di una schiava guercia.
Non essendo un esperto del genere non sono riuscito a risalire all’identità di molti autori, che oltretutto si firmavano spesso con pseudonimi che non c’entravano niente col vero nome. In quarta di copertina vengono comunque elencati i più rilevanti: Robert Crumb, S. Clay Wilson, Victor Moscoso, Rick Griffin, Robert Williams, Spain (che immagino sia Spain Rodriguez), Gilbert Shelton e Jim Osborne.
A parte qualche risatina qua e là e qualche spunto interessante (regolarmente mandato in vacca senza elaborare una trama, con eccezioni rarissime come Wonder Wart-hog e Pudocchio), Snatch Comics si segnala per lo scrupolo filologico del curatore JD Jakini e per il suo valore come testimonianza di un’epoca.

lunedì 11 giugno 2018

Fumettisti d'invenzione! - 131

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

THE SUCCESS STORY
(Stati Uniti 1964, in Creepy, © Warren Publishing, horror)
Archie Goodwin (T), Al [Alfonso] Williamson (D)

Baldo Smudge è un fumettista di successo che, a suo dire, si è fatto da solo. In realtà le sue opere sono realizzate da uno staff di autori anonimi e sottopagati, ignari di lavorare a fumetti di cui lui non fa praticamente nulla. Quando lo scoprono, Baldo li uccide ma come da tradizione i tre “negri” avranno la loro macabra vendetta.
Esistono varie speculazioni in merito a quale fumettista reale volessero parodiare Goodwin e Williamson con la figura di Smudge.

[CINEMA] FUORI TEMA 2: BIOGRAFIE (pag. 109)

DON’T WORRY, HE WON’T GET FAR ON FOOT
(Stati Uniti 2018, biografico)
Regia: Gus Van Sant; sceneggiatura: Gus Vant Sant da un soggetto di John Callahan, Jack Gibson, William Andrew Eatman e Gus Van Sant, con Joaquin [Rafael] Phoenix (John Callahan), Jack [Thomas Jacob] Black (Dexter)

La storia vera di John Callahan, divenuto cartoonist dopo essere rimasto paralizzato in un incidente stradale durante una notte brava. I soggetti delle sue vignette erano particolarmente grevi, sconfinando spesso nel macabro e nel cattivo gusto per una precisa scelta stilistica. Il film è ispirato alle memorie dello stesso Callahan.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

UN AMOUR EXEMPLAIRE (UN AMORE ESEMPLARE)
(Francia 2015, © Pennac/Cestac/Dargaud, commedia)
Daniel Pennac [Daniel Pennacchioni] (T), Florence Cestac (D)

La storia dell’amore tra Jean e Germaine, che Pennac e suo fratello incontravano durante le loro vacanze in Costa Azzurra. Lui proveniva da una famiglia nobile che lo diseredò quanto si unì a lei, di origini molto umili. Ma grazie al lascito di uno zio gli rimaneva una vastissima biblioteca di prime edizioni di classici della letteratura, con cui guadagnava a sufficienza per vivere dignitosamente vendendo ai collezionisti bibliofili i suoi tesori.
A fare da cornice alla vicenda portante ci sono le scenette dell’elaborazione della storia da parte dei due autori, che portano anche al coinvolgimento di quanti assistono ai loro incontri in bar.

[ALTRO] SAGGISTICA (categoria non presente nel volume di Castelli)

L’ORA DEI MIRAGGI
(Italia 2018, Oblomov, art book)
Manuele Fior

Curioso art book che raccoglie quindici anni di lavoro come illustratore di Fior (che comunque si definisce «fumettista») accompagnati da un testo scritto in prima persona dall’autore, creando una sorta di autobiografia frammentaria in cui Fior ripercorre parte della sua formazione, delle sue esperienze con editori esteri e del suo rapporto con gli editor.

venerdì 8 giugno 2018

Historica 68 - Fredegonda: La regina sanguinaria

Dopo Eleonora e Isabella questa nuova “Regina di Sangue” più che una protagonista è la burattinaia che dietro le quinte cerca di controllare le dinamiche di conquista e successione tra l’Austrasia e la Neustria, non occupando necessariamente il primo piano sulla scena. Nel primo episodio compare solo dopo l’entrata in scena della futura rivale Brunechilde (prima cognata e poi nuora), e nel secondo ha un ruolo ancora più defilato. Questo porta a tutta una passerella di re e principi franchi tra cui un lettore non esperto può avere qualche difficoltà a raccapezzarsi.
Fredegonda, di umili origini, mette a frutto le sue doti amatorie e alla fine riesce a farsi incoronare regina da Chilperico I, cosa inaudita in un mondo drasticamente diviso in caste. Per consolidare ed estendere il suo potere non si ferma davanti al tradimento, all’omicidio e alla magia nera. Alla fine, se effettivamente la serie finisce coi due episodi raccolti in questo volume, la vittoria e il dominio della Francia saranno suoi.
La sceneggiatrice Virginie Greiner (ma veramente ha scritto Cadavres Exquis per BoDoï? Io mi ricordavo che ogni disegnatore si scriveva la sua striscia) alterna nei dialoghi un registro moderno a un altro più desueto, e questa scelta stilistica non aiuta a seguire una trama già piuttosto complessa e frammentaria di suo.
I disegni di Alessia De Vincenzi non sono male, anche se non mi è sembrata ancora del tutto matura per il mercato franco-belga. Nel primo capitolo è inchiostrata da Luca Sotgiu: il suo tratto molto marcato rende un po’ legnosi i personaggi, statici e inespressivi per quanto si capisca che la De Vincenzi si sia impegnata a cercare le posture giuste per movimentare le vignette e far recitare i personaggi. Nel secondo ha fatto tutto il lavoro da sola, facendo emergere però altri limiti: il suo segno leggero e a tratti quasi evanescente si porta dietro un’atmosfera di eterea delicatezza ben poco indicata per narrare delle scene truculente o anche solo un po’ movimentate. Inoltre la lettura di entrambi gli episodi è penalizzata dal fatto che i volti di uomini e donne sono praticamente tutti uguali (anche quando sono invecchiati, con l’unica vaga eccezione di Chilperico), quindi bisogna far riferimento alle forme delle barbe o al colore dei capelli per distinguere i personaggi. E nel secondo capitolo gli sfondi e gli interni a volte sono anche un po’ spogli. Il secondo episodio mi è sembrato inoltre colorato (da Albertine Ralenti) in maniera schematica e poco fantasiosa, mentre per il primo José Luis Rio aveva elaborato delle belle tinte calde e pastose.
Fredegonda è un fumetto per così dire “fuori fuoco”, che si sarebbe potuto benissimo condensare in un unico volume se si fosse voluto veramente concentrarsi solo sulla protagonista, mentre per dare una panoramica esaustiva sull’epoca storica e sulle vicende dei Merovingi  sarebbero stati necessari un altro volume in apertura (certi dettagli del passato dei protagonisti vengono solo accennati nei dialoghi) e uno ancora dopo quello conclusivo, che in effetti non sembra affatto concludere definitivamente la vicenda.
Non si tratta di uno dei peggiori fumetti presentati su Historica, ma è ben distante dall’essere uno dei migliori.

martedì 5 giugno 2018

«navigazioni a vista»

Rubo il sottotitolo di un articolo di Valerio Bindi come metafora dell’impressione che mi ha dato questo secondo numero di Linus firmato Igort, uscito con una copertina mimetica che me lo ha fatto individuare per caso solo oggi.
Col numero precedente ho colto una scarsa continuità, anche se una politica editoriale comune si può comunque vagamente cogliere. D’altra parte lo stesso Direttore nell’editoriale parla della flessibilità del menabò a seconda delle richieste dei lettori, e anticipa novità o recuperi che compariranno nel prossimo futuro. Ciononostante, l’impressione che si navighi a vista rimane, con l’unica costante (dannazione) del manga finale.
L’omaggio a Pazienza è decisamente il pezzo forte della rivista: oltre agli interventi scritti di Massimo Zamboni e Ivan Carozzi (decisamente telegrafico il secondo) viene riproposta Sogno e Giuseppe Palumbo disegna da par suo, cioè splendidamente, una sceneggiatura che Pazienza pensò come esercizio da far fare ai suoi studenti della Zio Feininger. Ulteriori dettagli (e una parziale realizzazione) de Il Mare d’Inverno si possono trovare qui. Paolo Bacilieri e Davide Toffolo omaggiano Pazienza con due fumetti di sole due tavole l’uno, che non si limitano a essere dei grandissimi virtuosismi ma offrono in uno spazio limitato molte suggestioni e spunti di riflessione. Entrambi, per motivi diversi, sono veramente emozionanti. L’omaggio di Tuono Pettinato è lungo il doppio ed è divertentissimo.
Archiviati i Peanuts e Calvin & Hobbes d’ordinanza (eccellenti), si continua a pubblicare Kin-der-Kids di Feininger che necessiterebbe di un formato più grande e Il Cammino della Cumbia di Toffolo. Non ho ancora letto tutti gli articoli, ma tra i vari interventi si segnalano lo Gnommero di Paolo Interdonato e Mirror Shades di Sergio Brancato. La parte letteraria di questo numero viene occupata da un racconto di Scerbanenco illustrato da Manuele Fior. Da quel che ho potuto leggere finora, la politica di brevità e concisione per la parte scritta evocata nell’editoriale sta dando ottimi frutti. Continuano le rubriche a cura di Moccia, Sist, Fornasiero, ecc.
Per quel che riguarda i fumetti, vengono recuperate a sorpresa delle strisce della precedente gestione: peccato che accanto alla divertentissima Perle ai Porci siano state “graziate” quelle che mi piacevano di meno, I Quaderni di Esther e Doonesbury – che tecnicamente non sono nemmeno strisce. Art Spiegelman, forte del suo premio Pulitzer per Maus oltre che autore di Little Lit e altri raffinati esperimenti, si diverte a declinare Jeff & Mutt nelle combinazioni più suggestive, arrivando a trasformarli nel corrispettivo italiano di “Letame & Sborra” che rappresenta il vertice della sua produzione qui rappresentata.
Di Nicoz vengono pubblicate alcune pagine, fortunatamente poche, dei suoi diari Moleskin, anzi MOMeskin: decisamente non il mio genere. Leila Marzocchi offre un nuovo sviluppo del suo Niger nel formato della striscia: il risultato è molto simpatico, ed è lodevole come l’autrice non solo trovi sempre la battuta giusta senza mai ripetersi o girare a vuoto (inventarsi una trovata per striscia è una sfida immane) ma riesca anche a costruire una trama coerente di fondo. Trattandosi però di strisce, la cui natura lapidaria porta inevitabilmente il lettore a dare molta attenzione all’aspetto grafico, avrebbe potuto curare di più i disegni.
Per concludere, 25 (diconsi venticinque) tavole di un manga, anzi gekiga, a firma Yoshihiro Tatsumi: La Donna di Yanagase. Se il povero Feininger risulta parecchio costretto nel formato di Linus, Tatsumi al contrario viene penalizzato dall’ingrandimento delle sue tavole, chiaramente pensate per una pubblicazione molto più piccola. La storia, basata più che altro sulla suggestione e sul non detto, non è affatto male ma come disegno Tsuge mi sembrava migliore, il che è tutto dire.
Si naviga a vista, appunto. Con la speranza di non dover incrociare altri manga sulla rotta.