domenica 20 giugno 2021

Il Morto 48: Le nebbie del passato

Oh, finalmente si ragiona. Dopo episodi su episodi di vagabondaggio e raccolta di informazioni, legati tra di loro ma divisi da mesi di distanza l’uno dall’altro (e quindi come si faceva a non perdere il filo?), finalmente Peg raggiunge la sua meta e trova parte della sua memoria. Insieme all’altro Stella si ricongiunge al casale natio con ciò che resta della sua famiglia, ovvero uno zio burbero e combattivo, una cugina innamorata di lui che con un bacio gli sblocca dei ricordi e il suo compagno ad interim in attesa di trovare qualcuno di meglio.

Il suo ritorno viene però notato anche dai Lenzi, una famiglia del posto che dietro la facciata di tranquilli gestori di un’agraria coordinano una piccola rete di furti e ricettazione, coperti da un parente ex-carabiniere o poliziotto. I Lenzi nutrono un odio antico verso Peg, che anni prima li aveva puniti esemplarmente per lo stupro perpetrato ai danni dell’altra cugina Giorgia, episodio che lo spinse a scappare dal paesello e ad arruolarsi innescando quindi il processo che avrebbe dato vita alla saga. Tutto viene spiegato in questo episodio, senza lasciare niente in sospeso. Viene però offerto l’aggancio per il ritrovamento di Giorgia, ufficialmente ricoverata presso una comunità di suore laiche – ma il “prossimamente” in quarta di copertina ci anticipa che non è più così.

Le nebbie del passato è quindi un importante punto d’arrivo della serie, ma le sue qualità non si limitano a questo: Ruvo Giovacca ha imbastito una bella trama con vari personaggi che si rincorrono, è riuscito a evocare con efficacia un mondo di provincia ben più complesso e pericoloso di quello che appare in superficie e non mancano dei momenti ironici.

I disegni della coppia Conforti-Gioachini sono molto efficaci. Forse Codina esaltava di più il tratto di Conforti, ma Goachini lo rende più leggibile e anche più espressivo, pur ricorrendo talvolta a delle piccole esagerazioni anatomiche (vedi il fisico prorompente della cugina vogliosa).

In appendice la storia breve L’uscita, scritta da Giovacca e disegnata da Paolo Telloli. Per nulla originale, ha comunque un suo fascino anche se sembra provenire da qualche rivista o fanzine dei primi anni ’80.

venerdì 18 giugno 2021

Les Jumeaux Magiques

Ecco, così imparo a leggere meglio i dati riportati su internet. La versione di Les Jumeaux Magiques che ho recuperato non è quella originale Hachette del 1987 ma la riedizione degli Umanoidi Associati del 2003. Quindi non ci sono più gli ammennicoli da leccare, toccare, annusare, ecc. per condividere le sensazioni dei protagonisti e i colori sono stati rifatti col computer. Non so quale delle due cose sia peggio.

I due gemelli del titolo sono Mara e Aram, due umanoidi simili a elfi che la madre addestra come guerrieri. Il re Jodhé loro padre è stato fatto prigioniero dall’arcicattivo Tartarath, che lo libererà solo se i gemelli supereranno una serie di prove. Per superarle dovranno usare con attenzione i loro cinque sensi ma potranno anche contare sull’aiuto di Lyrenne, una creatura volante che però non potrà essere usata come cavalcatura per attraversare le quattro isole proibite ma a cui è permesso evocare i suoi grandi poteri – ma può fare ricorso a ognuno solo una volta all’anno prima di poterlo replicare. Lyrenne serve anche come diversivo umoristico.

La storia è un classico viaggio iniziatico, nobilitato da trovate originali e fantasiose. Soprattutto, nella prima edizione c’erano i vari allegati con cui interagire per ascoltare ad esempio cosa dice il “filo che parla” o tastare la forma che Aram percepisce sul muro dell’isola-labirinto. Alcune didascalie sono state probabilmente riscritte rispetto a quelle originali in cui il lettore era invitato a toccare con mano (e lingua, e orecchio, ecc.) quello che sperimentano i protagonisti. Il Jodorowsky fiabesco ad altezza bimbo è decisamente efficace: il suo magniloquente esoterismo è molto evocativo e, privato dei suoi tipici cascami granguignoleschi, si legge con piacere innocente. Gli avversari non vengono mai uccisi, ma fatti amici e convertiti alla causa dei gemelli, che potranno poi usufruire del loro aiuto nelle altre prove. È anche vero che la virata verso situazioni e dialoghi più crudi sarebbe arrivata per Jodorowsky a partire da Prima dell’Incal e quindi nel 1987 non calcava ancora la mano nemmeno nelle sue opere indirizzate agli adulti.

I disegni di Georges Bess sono molto validi, dinamici ed espressivi, anche se già si intuisce la semplificazione del suo tratto che si compirà con Juan Solo. Spesso ricorre alla caricatura, ed è più che legittimo visto il pubblico di riferimento che sarebbe stato inappropriato turbare con mostri troppo orribili o minacciosi (o anche solo poco “leggibili”). Nei rari frangenti in cui c’è della violenza è sempre cartoonesca. Peccato che i fottuti colori digitali abbiano mortificato i suoi disegni.

Les Jumeaux Magiques ha un ritmo un po’ sincopato, ma questa è una considerazione che ho fatto ex post accorgendomi che ogni 12 pagine (il fumetto ne conta le canoniche 46) si arriva a un punto fermo come se fosse stato pensato per la serializzazione su rivista, cosa che non mi risulta sia mai avvenuta. In realtà l’unico difetto di questo fumetto è il colpo di scena finale banalissimo che un lettore un po’ accorto potrà aver già intuito da questo riassunto. E con questa nota in calando la sua godibilità per un pubblico adulto è un po’ compromessa.

mercoledì 16 giugno 2021

L'anatomista eretico

Questo fumetto ha avuto una genesi molto complessa, ancora antecedente al tentativo di crowdfunding a cui avevo partecipato pure io (per 30 euro o giù di lì c’era in ballo una variant cover di Claudio Villa, se ben ricordo). Finalmente dopo cinque anni L’anatomista eretico giunge nelle librerie, anche se dalle parole del disegnatore nella nota introduttiva intuiamo con poca gratificazione economica ma almeno con la soddisfazione di vederlo finalmente stampato.

Il protagonista, realmente esistito, è Matteo Realdo Colombus (detto anche Colombo), un medico che nella Padova di metà XVI secolo studia il funzionamento del clitoride. Deve farlo in maniera clandestina, perché l’idea di una parte anatomica intima femminile preposta al solo piacere e non alla procreazione è sufficiente per rischiare di finire sul rogo.

Colombo si serve anche di cadaveri freschi, ma la sua indagine viene condotta con scrupolo principalmente a partire da donne vive: materia prima non gli manca visti suoi ottimi rapporti con Angelica, tenutaria di un bordello, ma presto anche delle nobildonne accetteranno di buon grado di diventare oggetto di studio, e nel mentre l’anatomista porta avanti una tresca pericolosissima con la moglie del decano della sua Università. Tutti elementi atti a inanellare una serie di coiti di vario genere conditi da battute salaci. In sostanza L’anatomista eretico è un pornetto di lusso, e d’altronde lo stesso Burattini nella postfazione dice che l’intento era fare un fumetto erotico. Questo almeno per tre quarti del volume: verso la fine la vicenda di Colombo si fa veramente drammatica e monta la suspense, ma forte del suo mestiere Burattini riesce a sciogliere tutti i nodi in maniera perfettamente logica e congruente, pur dichiarando di essersi inventato molti particolari. Credo che questi macguffin finali siano stati i motivi per cui L’anatomista eretico ha avuto problemi ad accasarsi presso un editore nonostante il nome di Burattini ai testi: anche se le situazioni che ha mostrato sono realistiche, non ci si aspetta da lui che vescovi e aspiranti papi siano dipinti come fa Jodorowsky.

Al di là di questo, il fumetto è molto documentato e il volume vanta prefazioni e introduzioni di Claudio Dell’Orso e del chirurgo Massimo Perachino, oltre che il redazionale finale in cui Burattini stesso ricostruisce la vicenda del vero Colombo, inevitabilmente sfuggente a causa dei punti oscuri che ancora persistono sulla sua vita – non si conosce nemmeno il suo anno di nascita esatto.

Più che alla Linea Chiara di matrice francese invocata da Claudio Dell’Orso per descrivere lo stile di Perconti, mi sembra che questo sia più apparentabile al lavoro di certi disegnatori come Balzano Birago o Dino Leonetti, di cui riprende il freddo schematismo anche se arricchendolo parecchio. Graficamente le sue anatomie sono credibili e anche gli sfondi piuttosto curati, quello che gli fa difetto è l’espressività: le scene di sesso hanno una certa fissità statuaria, ma il limite più evidente è nella recitazione dei personaggi, soprattutto del protagonista che ha la stessa espressione sia che abbia un orgasmo sia che venga portato via dall’Inquisizione. E così la storia si conclude con un anticlimax involontario visto che nell’ultima vignetta Colombo dovrebbe far trasparire la sua soddisfazione ma dice la sua battuta con lo sguardo di uno a cui è appena morto il cane – un cane di cui non gli fregava poi molto, tra l’altro. Anche se amo di più lo stile realistico, e sicuramente Perconti lo sa padroneggiare (e poi riesce a personalizzare ogni donna, cosa per nulla facile), secondo me nel caso specifico di questo fumetto sarebbe stato meglio affidare la sceneggiatura a un disegnatore dallo stile più vivace e meno rigoroso, fosse stato pure caricaturale o umoristico. Anche i colori digitali realizzati da Filippo Rizzu, a volte lividi, concorrono un po’ ad accentuare la freddezza della parte grafica.

mercoledì 9 giugno 2021

Fumettisti d'invenzione! - 163

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)

 


CASTROVALVA

(Italia 2020, © Michele Nitri/David Genchi, reportage fantastico)

David Genchi

 

Cronaca metanarrativa dei tormenti creativi dell’autore David Genchi, che non riesce a sbloccare il suo «fecaloma» per ideare un fumetto, e alla fine realizza un resoconto della sua visita all’ossario di Castrovalva (AQ).

In realtà la descrizione del viaggio occupa poco più della metà di questo fumetto dal formato molto particolare, realizzato come un quotidiano di otto pagine che ospitano delle tavole gigantesche molto dettagliate, a volte doppie. Molto più spazio è dedicato alle elucubrazioni dell’autore e al suo racconto della genesi dell’opera.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

 

? (BADU)

(Arabia Saudita 19??, in ?, © ?, striscia umoristica)

Mak [Mohammed Al Knefer]

Raro esempio di fumetto arabo (o così almeno venne presentato: in rete non si trova nulla al riguardo), Badu narra le vicende della tribù omonima. L’autore si prende i suoi spazi per incursioni metanarrative e occasionali comparsate.


Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

 

WHAT IF…

(Stati Uniti 1972, in Spoof, © Marvel Comics Group, satira)

Marv [Marvin Arthur] Wolfman (T), Marie Severin e John Costanza (D)

 

Alcuni sceneggiatori e redattori della rivista satirica Spoof si improvvisano giornalisti e svolgono delle brevi inchieste a fumetti in cui mettono alla berlina le personalità dell’epoca immaginandole in ruoli differenti. Così Marv Wolfman si chiede nel numero 3 di Spoof come sarebbe se i VIP si candidassero alle elezioni presidenziali, mentre nel numero 4 il testimone passa a Steve Gerber (coi disegni di Warren Statler e Henry Scarpelli) che li immagina nelle vesti di Babbo Natale per poi finire sul numero 5 con un altro episodio di Wolfman che descrive le celebrità in un mondo postatomico.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

 

ORLANDO FURIOSO

(Italia 1972, in Eureka, © eredi Zaccaria, poema epico)

Pino Zac [Giuseppe Zaccaria]

 

Fedelissima trasposizione a fumetti, ma con piglio umoristico, dell’opera dell’Ariosto.

 

Canto decimosesto in Eureka 88 (1972). Pino Zac [Giuseppe Zaccaria]

Arrivati a questo punto della trama i lettori lamentano l’eccesso di personaggi e la mancanza di azione, sottolineando anche come un’opera intitolata al paladino Orlando non lo abbia mostrato che per poche vignette. Pino Zac interviene in prima persona per spiegare che la citazione di Orlando era funzionale a “vendere” il lavoro di Ariosto agli Este, e coglie l’occasione per riassumere la vicenda e i suoi molti interpreti.