Mi permetto di integrare il
divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti
d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui
ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo
originale.
Puntata monografica, questa, data
la portata e le dimensioni di questo racconto lungo (o romanzo breve) di Alan
Moore.
[NARRATIVA] CARTOONIST COME PROTAGONISTA (pag. 71)
WHAT WE
CAN KNOW ABOUT THUNDERMAN (Cosa sappiamo di Thunderman)
(Stati Uniti/Gran Bretagna 2022, racconto in Illuminations, Bloomsbury Publishing Plc,
satira)
Alan Moore
Cavalcata nei momenti più
importanti della storia dei fumetti statunitensi e delle vite dei protagonisti.
Tendenzialmente, i personaggi principali sono gli sceneggiatori e/o supervisori
Dan Wheems, Milton Finefinger, Jerry Binkle, Brandon Chuff e Worsley Porlock
che entrarono professionalmente nell’ambiente nel periodo in cui furono gli
appassionati di fumetti come loro a diventare i nuovi redattori e scrittori. Alcuni
di loro riusciranno ad abbandonare questo mondo corrotto, magari a prezzo della
vita o della sanità mentale, e uno ascenderà al suo paradiso personale. La
caustica penna di Moore tratteggia comunque anche le vicende di molti altri
fumettisti o persone legate all’ambiente, in cui è facile ravvisare delle somiglianze
con figure realmente esistite (ed esistenti).
Condotto con una vastità di
registri narrativi diversi (tra cui recensioni di film e trascrizioni di
interviste) e narrato in maniera non lineare, Cosa sappiamo di Thunderman denuncia le tremende condizioni di
lavoro nelle case editrici egemoni del mercato, oltre che le nevrosi dei suoi dipendenti,
nonché i legami della “Massive”, cioè la Marvel, e la “American” (la
DC/National) non solo con la mafia e la CIA ma forse anche con qualche forza
sovrannaturale!
Si aprano le danze, quindi: gli
autori più importanti, gli inventori del genere, furono Si(mon) Schuman e David
“Dave” Kessler, creatori di Thunderman.
David Kessler diverrà anche un fumettista d’invenzione all’interno di uno
pseudofumetto in una delle tante riletture delle origini di Thunderman, in una
sceneggiatura che cercherà di rendere giustizia al suo lavoro seminale rubato
dai maneggioni della American. Tra questi si possono annoverare a vari livelli
i dirigenti veri e propri Hymie Weiss e Legs Diamond e i supervisori Julius
Merzenberg e Sol Stickman (il secondo faceva l’editor per i titoli di
fantascienza mentre Hector Bass seguiva quelli a tema bellico). Ma un ruolo di
rilievo lo ricopre l’inquietantissima Mimi Drucker.
Il successo della American si
deve anche ad altri personaggi tra i quali primeggia King Bee. Il suo creatore accreditato è Richard Manning ma la
realtà è diversa: Manning lo faceva scrivere da Ron Blackwell e disegnare da
Edward Hannigan che ne inventarono praticamente tutto il contesto iniziale. Si
sussurra che anche i quadri che Richard Manning dipinge siano in realtà
realizzati da altri, e sembra anche che Manning sia un grandissimo amico di Sam
Blatz, dietro cui si cela un’altra figura luciferina ben nota. A disegnare King Bee ci furono anche John Capellini,
Robert Novak e Preston Williams, che se non ne furono disegnatori regolari ne
diedero almeno la loro interpretazione alla prima e unica BeeCon. Il
disegnatore Davis Burke ebbe invece un ruolo molto importante nella
delineazione dell’universo di King Bee.
Altro autore importante di casa
American fu Sherman Glad che dopo un passato da scrittore di racconti pulp fantascientifici creò la maggior
parte dei supereroi di successo; nel 1965 venne licenziato dall’editore perché
cercò di fondare una sorta di sindacato con altri autori. Approfittando della
cosa gli subentrarono James Flaver ed Edward Hannigan a cui seguirono anche
Ralph Roth e David Moskovitz. Altri sceneggiatori degli anni ’50 furono Artie
Leibowitz e Heinz Messner.
Sempre presso la American ma come
matitista lavorò negli anni ’50 Pete Mastroserio, che approdò alla American
dalla Banner Comics per scomparire poi in un qualche mondo alieno. Nello stesso
periodo anche una disegnatrice femmina faceva le matite alla American: Esme
Martinez, matitista di origini sudamericane e unica donna in uno studio/lager
di soli uomini; disegnò tra le altre cose le storie brevi in appendice a World’s Best Adventure creando (non
accreditata) molti elementi fondamentali per la continuity.
Altro disegnatore che lavorò
presso la American fu Lou Shapiro su Peggy
Parks, uno dei molti spin-off di Thunderman.
Un certo rilievo viene dato anche
alle coloriste: vengono citate Linda Bunsen che ebbe un figlio (non
riconosciuto) da Brandon Chuff e Daisy Brenen che lavorava sui titoli di guerra
e, rimasta a piedi senza pensione e senza assicurazione sanitaria, si uccise
gettandosi dal grattacielo della American, una scelta niente affatto rara tra
gli altri autori e gli impiegati della casa editrice.
Tra gli autori più recenti di
casa American si segnalano il disegnatore Byron James e soprattutto il suo
inchiostratore Arvo Cake, entrambi al lavoro sulla miniserie Union in perenne ritardo a causa della
ricerca di un inchiostratore che sostituisca Cake finito in prigione dopo aver
massacrato la fidanzata che gli impose di scegliere tra lei e la sua collezione
di fumetti. Solitamente uno scandalo del genere sarebbe stato sfruttato dalla concorrenza
ma in questo caso si preferì soprassedere perché il fattaccio avvenne più o
meno in concomitanza con il tentativo di Todd Permian (colorista di Rottweiler della Massive) di adescare un
ragazzino, e sia American che Massive preferirono insabbiare le nefandezze dei
propri collaboratori invece che rinfacciarsele.
Dall’altra parte della barricata
c’è la Massive, una casa editrice nata come Punctual e il cui direttore è
“Satanic” Samuel Blatz che deve il posto al semplice fatto di essere il genero
dell’editore. A seguito delle sollecitazioni e del supporto economico dei
servizi segreti, la Goliath (uno dei nomi della Punctual) diventa nei primi
anni ’60 la Massive e ottiene grande successo coi personaggi creati da Joe
“Jolting” Gold di cui Blatz si finge autore. Tra le persone che la animarono si
segnalano “Jittery” Jeff Stevenson e Wendy Dietrich, mentre uno degli editor-in-chief più recenti è Gene
Pullman, anche autore di Best Guy. Un
altro importante editor e sceneggiatore, Denny Wellworth, passò invece dalla
Massive alla American perché la prima non gli avrebbe coperto i costi sanitari
per il tumore di cui soffriva. Wellworth realizzò anche in incognito un anno e
mezzo di sceneggiature per la striscia Operative
Z, la cui gestione truffaldina verrà riportata più sotto.
Non vengono citati molti autori
della Massive, anche perché tra le due grosse case editrici c’era
inevitabilmente un certo interscambio di sceneggiatori e disegnatori. Mark
Shane comunque scrisse Freak Force,
ma (ricordato sopra il caso di Todd Permian) la figura più pittoresca della
Punctual/Goliath/Massive fu Frank Giardino, un inchiostratore incompetente
assunto solo a seguito del “suggerimento” dello zio mafioso Salvatore Giardino.
La Massive creò negli anni ’70 (o
poco dopo) una linea di fumetti con contratti più vantaggiosi per gli autori,
la Legend.
Non furono comunque né American
né Punctual a creare il formato comic
book: James Laws Senior fu il primo editore a pubblicarne uno: Funnies on Parade. Il figlio seguì le
orme del padre ma sotto la sua direzione la Scientific Publications divenne
Sensational Publications, mantenendo la sigla SP ma variando i contenuti da educativi
(come The Life of Thomas Edison) a
provocanti, con le testate horror Sarcophagus
of Murder e Cemetery of Death e
la satira di Nutcase.
In un settore contiguo, la casa
editrice Shaw Magazines pubblicava le riviste (quindi non soggette a Comics
Code) Disturbing e Inappropriate per cui disegnavano proprio
vecchie glorie della SP come Jeff Pleasant e Slim Whittaker. Il principale
scrittore di queste testate fu il già citato Denny Wellworth. La casa editrice
prende la sua ragione sociale dal nome dell’editore Roy Shaw, uno dei meno
peggio dell’ambiente.
In tempi recenti la rivista Bordello lancia una sua linea di fumetti
porno, tra gli scrittori c’è Terry North e tra i disegnatori Byron James e
Chris Pulaski. Il supervisore di queste collane è Dick Duckley, allevato in
reclusione dai genitori bigotti e, una volta catapultato nel mondo reale, reso
dipendente dalla cocaina che si procurerà producendo vari ammanchi nelle casse
della casa editrice.
Un panorama insomma molto
desolante, in cui non mancarono fumettisti alcolizzati: oltre ad altri già
citati (Blackwell e Whittaker), tra le “spugne” vengono citati Sam Earl (autore
di Silly-Putty Pete) e Bert McIntyre
che creò Fishman.
E come anticipato nemmeno i
protagonisti citati in apertura si salvano: Chuff muore proprio all’inizio del
racconto in maniera spettacolare e ridicola mentre Wheems si uccide nel 2016
lasciando come parte di una lettera d’addio un fumetto in cui denunciava le
ingiustizie commesse ai danni di Schuman e Kessler.
Pseudofumetti: la American ha basato il suo successo sulla trinità
costituita da Thunderman, King Bee e Moon Queen ma nel corso dei decenni ha prodotto molti altri fumetti
non specificatamente supereroistici come Conquerors
of Mystery, Our Unshaven Army, Henny Youngman, Perry Mason, Tower of
Frightening e Chamber of Dreadful.
Tra i titoli di supereroi vengono citati World’s
Best Adventure, Exploit Comics, Thunderboy, Thunderman’s Chum Teddy Baxter, Thunderman’s
Girlfriend Peggy Parks, Manhunt
Comics, Comic Clarion Presents, Omnipotent Pre-teen Militia, Blue Mean, United Supermen, Americans
for Evil, Streak, Union ed Exciting Comics di cui un prezioso esemplare del numero 1 lasciato
fuori dalla sua protezione di plastica venne rovinato durante una delle orge
che si tenevano alla American.
Oltre alle serie regolari la
American pubblica miniserie come Ocean’s
Depths (cancellata dopo tre numeri) e crossover come Unending Brawl e Difficulty
on About Nine Earths del 1987. Da segnalare anche le ristampe Greatest Deaths, due raccolte delle
morti migliori di Thunderman.
Come ricordato, la Massive
originariamente non si chiamava così ma passò attraverso alcuni cambi di nome
da Punctual a Goliath fino appunto a Massive. I poteri forti non furono
estranei a queste decisioni e al successo delle sue testate durante l’Era
Atomica. Ai tempi della Seconda Guerra Mondiale Joe “Jolting” Gold realizzava The Boy Desperadoes. Negli anni ’40 la
Punctual pubblicava Massive Men’s
Adventures mentre negli anni successivi videro la luce Ellie the Escort, Alarming
Adult Reverie, Captain Tantrum and
his Subdued Seadogs, Sergeant Distant,
Journey into Strange, Tales of Astonishing, Abnormal Tales, Tombstone Kid, Kid Derringer,
Kid Cody e The Cactus Kid, fumetti di tutti i generi che verranno poi
soppiantati dalle testate di supereroi The
Unrealistic Five, Freak Force, The Brute, The Vindictives, Junior
Vindictives, Rottweiler, The Alarming Beetle Boy (probabile evoluzione
di Alarming Adult Reverie), Brute Force. La casa editrice produsse
anche una sua versione di Dracula a
cura di Ralph Roth e Paul Deeming.
Massive Milestones è una serie di ristampe della Massive pubblicata
negli anni ’60.
Da segnalare che lo speciale Rottweiler: The Blooding venne fatto ritirare
dal commercio per la sua efferatezza.
Gli anni ’50 videro all’opera
anche altri editori: la Blinky Publishing con le testate che ruotavano attorno
al loro personaggio di punta, il liceale Blinky afflitto da forte miopia: Blinky’s Blind Dates, Blinky’s Trips ’n’ Tumbles, Blinky’s Haunted Asylum; la Bullseye
Comics con Obese Olivia, Stripe-Crazy Sue, Armed Combat Laughs with Gloomy Grunt e Aubrey Avarice the Tiniest Tycoon, ma specializzata soprattutto in
storie di bambini fantasmi con Cardew the
Spectral Child e Dead Stuff, the Tuff
Little Zombie; la Banner Comics di cui vengono citati Fighting Men in Love, Space
Vet, A-Bomb Squirrel.
Vi furono anche riviste satiriche
come Saturday Evening Alert, Embittered Mechanic, Centrifugal American e Nutcase. Quest’ultima presentò anche una
parodia di Thunderman: Blunderman.
Alla fine degli anni ’60 sia American
che Massive pubblicarono materiale dal piglio psichedelico come Professor Abnormal, Solar Sailor e The Aeon.
Gli anni ’60 videro anche il
proliferare di fumetti underground: Squack,
Findmuck Funnies, Drugless Douglas e Yellow Zeppelin (quest’ultimo in formato tabloid).
Tra i fumetti porno realizzati da
Bordello vengono citati Anal Robot e Orgasmics.
Alan Moore non dimentica le
strisce quotidiane: Bitsy, Flatfoot Floyd (di Lester Gentle), Zoom Wilson anche noto come Operative Z e da cui sarà tratto negli
anni ’30 un serial cinematografico. L’autore ufficiale che se ne prese tutto il
merito era Andrew Donald ma 18 mesi di storie li scrisse Wellworth. Bill
Terensen faceva le matite e Harvey Norse le chine, mentre Donald si prendeva
tutto il merito, secondo un aneddoto ben noto nel mondo del fumetto sindacato.
Benché non tratti precipuamente
di fumetti va citata anche Kulchur,
rivista degli anni 2020 che si ispira all’estetica degli anni ’50 in cui Milton
Finefinger non più impiegato nel mondo del fumetto scrive un articolo corrosivo
sull’ambiente e sui fan.
Vengono citate anche riviste di
critica di settore: Collector’s Fugue e
Comics Contemplator.
Non mancano infine nemmeno le
fanzine: grazie alle finanze del nuovo marito della madre Porlock confezionava Comiclasm mentre James Jonathan “Jimjon”
Jackson Terzo faceva uscire Bee Attitude
(ovviamente dedicata a King Bee),
Finefinger What The - ? e Jerry
Binkle Hooded Vigilante. Un’altra
fanzine citata è Massive Collector mentre
In Ohio Snit Whitley produceva Comics
Addict. Al di là di questi prodotti velleitari fatti da adolescenti ce ne
furono di molto più raffinate come Graphomania
e margins realizzate da Whittaker con
altri colleghi.