Ristampa del volume uscito a Lucca quasi 10 anni or sono, in cui vengono raccolte le apparizione in formato di tripla striscia di Martin Mystère su vari quotidiani, con storie già edite adattate al formato oppure create ex novo.
Si comincia con il secondo speciale estivo, disegnato da Alessandrini, per continuare poi con due storie comparse rispettivamente sui numeri 66 e 67 della collana regolare (Space Invaders, disegnata da Alessandrini, ma scopro che ve ne fu anche una versione embrionale transitata su Messaggero Estate disegnata da Casertano) e su quelli dal 46 al 48 disegnati da Giovanni Freghieri.
Vista l’anzianità delle storie e la facilità con cui si possono reperire non credo sia il caso di soffermarcisi troppo, queste nuove versioni possono comunque costituire un motivo d’interesse per gli appassionati per la curiosità di vedere come sono state adattate: ad esempio Java e Diana nella prima vignetta che apre la seconda striscia dell’ultima tavola di Space Invaders sono evidentemente stati disegnati da un’altra mano.
Gli inediti sono L’Amuleto di Tin Hinan disegnato da Lucio Filippucci, bravissimo anche quando si scorda i baffi di Orloff, e Il Mistero della Camera Rossa disegnato da un Franco Devescovi ancora molto legato allo stile di Alessandrini ma con inaspettate derive alla Bernet.
La prima storia venne serializzata nel 1993 sul quotidiano Il Giorno che ne pubblicò i primi 11 episodi a colori per poi adottare il bianco e nero, che in questa ristampa è stato scelto in toto per dare uniformità al fumetto – comunque due esempi della versione a colori (la prima e l’ultima tripla striscia) vengono riprodotti in appendice.
La storia verterebbe attorno all’amuleto della mitica regina/fondatrice dei Tuareg(h) Tin Hinan: l’elemento mysterioso è l’imiktar, ovvero la mazza del leggendario tamburo con cui avrebbe chiamato a sé gli Imajhiren, gli “uomini liberi” del deserto che costituirono il nucleo seminale dei Tuareg(h), probabilmente di origine extraterrestre. “Verterebbe” perché Castelli approfittò dell’intrigo per parlare della condizione degli extracomunitari in Italia: l’algerino Toufik Bounab si ritrova casualmente con l’imiktar rubato e vuole restituirlo ai legittimi proprietari ma viene braccato da loschi figuri e solo grazie all’intervento di Martin, Java e del loro amico tassista Franco Ferretti riesce a salvarsi. Da Milano l’azione si sposta nel deserto del Sahara ma l’elemento avventuroso rimane comunque in secondo piano – non so come Castelli abbia risolto a livello di continuity l’imprigionamento di Orloff.
Il Mistero della Camera Rossa comparve invece su Il Piccolo nel 1994 – a suo tempo rimpiansi di non aver ritagliato e conservato le strisce, perché c’era chi le vendeva in blocco a 50.000 lire. Qui il ruolo di mystero ce l’ha la stanza segreta del titolo che leggenda vuole fosse (ammesso che sia mai esistita) utilizzata dall’Inquisizione per i suoi processi segreti, collegando la storia alla vicenda di un collezionista di cimeli bellici realmente esistito morto vent’anni prima in un incendio sospetto, qui trasfigurato con un altro nome.
In realtà di mysterioso c’è poco e la storia si rivela, riallacciandosi ad altre fole popolari triestine, più virata sullo spionaggio o meglio sul traffico di armi: si era negli anni del conflitto nella ex-Jugoslavia.
L’offerta a fumetti non finisce qui, perché il volume ripropone anche le uniche due storie pubblicate del progenitore di Martin Mystère, l’Allan Quatermain che comparve su SuperGulp! disegnato da Fabrizio Busticchi la cui parabola incompiuta divenne poi il primo episodio del Detective dell’Impossibile – che poi non venne pubblicato come primo. Questo esperimento seminale è stato opportunamente corretto e restaurato ma ovviamente non potendo partire dalle tavole originali la resa di stampa è quella che è. La sua presenza offre comunque l’occasione di presentare la sinossi del seguito della sua avventura incompiuta (riallacciandosi ad altre proposte collaterali del Detective dell’Impossibile che vi attinsero) e soprattutto un sacco di testimonianze sulla sua realizzazione come le prove grafiche per il personaggio realizzate da Enric Sió, Sergio Zaniboni ed Enrico Bagnoli negli infruttuosi tentativi di Castelli di proporlo alle realtà editoriali più diverse prima di accasarsi presso Bonelli. Un’odissea già abbondantemente dettagliata su Fumo di China 23 ma che comunque costituisce, come il resto degli interventi redazionali, una lettura interessantissima. Anche perché, con tutto rispetto per i fumetti che sono l’elemento principale del volume, gli scritti di Castelli sono come al solito una miniera di ghiotte informazioni. Non sapevo ad esempio che a sedici anni cercò di esordire come autore di strip, né che lui e Silver realizzarono “clandestinamente” (Bonvi non ne fu informato, ma d’altro canto era irreperibile) una striscia di Nick Carter. E a parte i dietro le quinte sul mondo del fumetto, sempre apprezzatissimi, non mancano approfondimenti sulla stampa quotidiana italiana, sulla storia delle strisce e della critica fumettistica. Il tutto arricchito da una generosissima selezione iconografica.






