martedì 3 marzo 2026

Ricevo e diffondo

 

domenica 1 marzo 2026

DC Facsimile Edition: Justice League America 1

Nuovo tuffo tra i supereroi vintage, stavolta nella Silver Age e non nella Golden Age.

Flash scopre la presenza di alcuni alieni sulla Terra: hanno i capelli verdi, quindi per forza devono essere alieni. Si tratta di profughi di un lontano «mondo extradimensionale» che si sono rifugiati da noi per completare un’arma (anzi, anti-arma) con cui togliere l’energia ai macchinari del despota da cui sono sfuggiti, tal Despero che esordisce così nell’universo DC. Costui non solo giunge tranquillamente sul nostro pianeta ma agisce d’anticipo e cattura i membri della Lega della Giustizia dopo averli ipnotizzati. Flash si salva dai poteri del terzo occhio di Despero grazie all’esposizione alle radiazioni dell’astronave dei profughi e l’alieno crestato gli propone il gioco che campeggia in copertina: il Velocista Scarlatto muoverà su una scacchiera le pedine che rappresentano i suoi compagni e se sceglie una casella sfortunata (decisa dall’estrazione di una delle 64 carte di un mazzo) allora quel supereroe verrà teletrasportato in un altro mondo. Despero bara e fa uscire proprio i numeri sfortunati: evidentemente Flash è immune all’ipnosi ma non alle illusioni. Comunque deve rispettare i patti e si autoesilia con il trasportatore dimensionale di Despero, ma il furtivo Snapper Carr (mai coperto, doveva essere una specie di mascotte della Lega) si infila anche lui nel macchinario.

Cominciano quindi le ordalie dei vari personaggi: Wonder Woman è finita su un mondo primitivo pieno di dinosauri e, a sorpresa, anche Superman è finito lì; Aquaman e Lanterna Verde sono precipitati in un pianeta acquatico dove un’enorme lente sta facendo evaporare gli oceani e con loro la vita locale; Batman e Martian Manhunter (ma a sorpresa anche Flash) sono confinati in un pianeta evolutissimo dove un conto alla rovescia segna il tempo che manca prima che un missile faccia esplodere il sole di quella galassia. Insomma, Despero non si fa problemi a polverizzare interi pianeti pur di eliminare la Lega. Mentre i supereroi risolvono non senza qualche difficoltà le singole tribolazioni (Superman becca della kryptonite, Martian Manhunter affronta un avversario fatto di fuoco, la lente gigante è gialla e quindi l’anello di Lanterna Verde è inutile, ecc.) Snapper Carr sistema per bene Despero: dopotutto basta guardarla all’opera qualche secondo per capire come far funzionare una macchina assorbi-energia. E tutto è bene quel che finisce bene.

Più che il sense of wonder ho avvertito la paraculaggine di Gardner Fox nell’imbastire ostacoli e soluzioni in cui roboanti tecnologie indefinibili hanno praticamente il ruolo della magia: creano e sciolgono problemi senza fornire troppe spiegazioni. Resta comunque il fatto che la storia è abbastanza appassionante anche se si conclude forse un po’ troppo in fretta; d’altra parte l’albetto contava 32 pagine, nemmeno tutte a fumetti.

Immagino che i disegni siano nella media del periodo: Mike Sekowski, inchiostrato da Bernie Sachs, non si perde in dettagli o preziosismi e a volte incorre in qualche semplificazione o errore anatomico. La copertina realizzata da Murphy Anderson e Ira Schnapp si pone sullo stesso livello. Puro schematismo Pop Art senza troppe ambizioni, insomma – l’albo porta come data d’uscita il febbraio 1960, quindi immagino sia uscito a fine 1959.

Come già avevo riscontrato, gli elementi di contorno sono quasi più interessanti del fumetto in sé. I redazionali e le inserzioni sono un po’ schizofrenici: da una parte ci sono quiz scientifici educativi e pubblicità-progresso su come ci si comporti in pubblico, dall’altra l’invito a entrare nel business dei motti religiosi (!) e la vendita per corrispondenza di scherzi e burle che oggidì varrebbero una denuncia. La pagina della posta si apre con la lettera di un fan che, per quanto sia probabilmente molto giovane, è piuttosto preparato sulla storia della DC. Potrebbe averne fatta di strada, questo Roy Thomas, Jr. di Jackson, Mo.

La qualità di stampa non è pessima come nel fascicolo di Wonder Woman e anzi è abbastanza decente ma comunque i tratteggi più grossi di Sekowski & Sachs si impastano spesso in un nero compatto. La scelta della carta patinata non è proprio felicissima: la più rozza newsprint avrebbe restituito il sapore vintage, avrebbe dato l’impressione che l’albo fosse più corposo e soprattutto non avrebbe fatto “squillare” così tanto i colori. La resa delle pubblicità fa rimpiangere che anche le tavole non siano state riprodotte fotograficamente così com’erano, senza interventi correttivi digitali.

Comunque la semplice curiosità vale i 3,50 euro del prezzo.

mercoledì 25 febbraio 2026

Fumettisti d'invenzione! - 201

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Puntata monografica, questa, data la portata e le dimensioni di questo racconto lungo (o romanzo breve) di Alan Moore.

[NARRATIVA] CARTOONIST COME PROTAGONISTA (pag. 71)

WHAT WE CAN KNOW ABOUT THUNDERMAN (Cosa sappiamo di Thunderman)


(Stati Uniti/Gran Bretagna 2022, racconto in Illuminations, Bloomsbury Publishing Plc, satira)

Alan Moore

Cavalcata nei momenti più importanti della storia dei fumetti statunitensi e delle vite dei protagonisti. Tendenzialmente, i personaggi principali sono gli sceneggiatori e/o supervisori Dan Wheems, Milton Finefinger, Jerry Binkle, Brandon Chuff e Worsley Porlock che entrarono professionalmente nell’ambiente nel periodo in cui furono gli appassionati di fumetti come loro a diventare i nuovi redattori e scrittori. Alcuni di loro riusciranno ad abbandonare questo mondo corrotto, magari a prezzo della vita o della sanità mentale, e uno ascenderà al suo paradiso personale. La caustica penna di Moore tratteggia comunque anche le vicende di molti altri fumettisti o persone legate all’ambiente, in cui è facile ravvisare delle somiglianze con figure realmente esistite (ed esistenti).

Condotto con una vastità di registri narrativi diversi (tra cui recensioni di film e trascrizioni di interviste) e narrato in maniera non lineare, Cosa sappiamo di Thunderman denuncia le tremende condizioni di lavoro nelle case editrici egemoni del mercato, oltre che le nevrosi dei suoi dipendenti, nonché i legami della “Massive”, cioè la Marvel, e la “American” (la DC/National) non solo con la mafia e la CIA ma forse anche con qualche forza sovrannaturale!

Si aprano le danze, quindi: gli autori più importanti, gli inventori del genere, furono Si(mon) Schuman e David “Dave” Kessler, creatori di Thunderman. David Kessler diverrà anche un fumettista d’invenzione all’interno di uno pseudofumetto in una delle tante riletture delle origini di Thunderman, in una sceneggiatura che cercherà di rendere giustizia al suo lavoro seminale rubato dai maneggioni della American. Tra questi si possono annoverare a vari livelli i dirigenti veri e propri Hymie Weiss e Legs Diamond e i supervisori Julius Merzenberg e Sol Stickman (il secondo faceva l’editor per i titoli di fantascienza mentre Hector Bass seguiva quelli a tema bellico). Ma un ruolo di rilievo lo ricopre l’inquietantissima Mimi Drucker.

Il successo della American si deve anche ad altri personaggi tra i quali primeggia King Bee. Il suo creatore accreditato è Richard Manning ma la realtà è diversa: Manning lo faceva scrivere da Ron Blackwell e disegnare da Edward Hannigan che ne inventarono praticamente tutto il contesto iniziale. Si sussurra che anche i quadri che Richard Manning dipinge siano in realtà realizzati da altri, e sembra anche che Manning sia un grandissimo amico di Sam Blatz, dietro cui si cela un’altra figura luciferina ben nota. A disegnare King Bee ci furono anche John Capellini, Robert Novak e Preston Williams, che se non ne furono disegnatori regolari ne diedero almeno la loro interpretazione alla prima e unica BeeCon. Il disegnatore Davis Burke ebbe invece un ruolo molto importante nella delineazione dell’universo di King Bee.

Altro autore importante di casa American fu Sherman Glad che dopo un passato da scrittore di racconti pulp fantascientifici creò la maggior parte dei supereroi di successo; nel 1965 venne licenziato dall’editore perché cercò di fondare una sorta di sindacato con altri autori. Approfittando della cosa gli subentrarono James Flaver ed Edward Hannigan a cui seguirono anche Ralph Roth e David Moskovitz. Altri sceneggiatori degli anni ’50 furono Artie Leibowitz e Heinz Messner.

Sempre presso la American ma come matitista lavorò negli anni ’50 Pete Mastroserio, che approdò alla American dalla Banner Comics per scomparire poi in un qualche mondo alieno. Nello stesso periodo anche una disegnatrice femmina faceva le matite alla American: Esme Martinez, matitista di origini sudamericane e unica donna in uno studio/lager di soli uomini; disegnò tra le altre cose le storie brevi in appendice a World’s Best Adventure creando (non accreditata) molti elementi fondamentali per la continuity.

Altro disegnatore che lavorò presso la American fu Lou Shapiro su Peggy Parks, uno dei molti spin-off di Thunderman.

Un certo rilievo viene dato anche alle coloriste: vengono citate Linda Bunsen che ebbe un figlio (non riconosciuto) da Brandon Chuff e Daisy Brenen che lavorava sui titoli di guerra e, rimasta a piedi senza pensione e senza assicurazione sanitaria, si uccise gettandosi dal grattacielo della American, una scelta niente affatto rara tra gli altri autori e gli impiegati della casa editrice.

Tra gli autori più recenti di casa American si segnalano il disegnatore Byron James e soprattutto il suo inchiostratore Arvo Cake, entrambi al lavoro sulla miniserie Union in perenne ritardo a causa della ricerca di un inchiostratore che sostituisca Cake finito in prigione dopo aver massacrato la fidanzata che gli impose di scegliere tra lei e la sua collezione di fumetti. Solitamente uno scandalo del genere sarebbe stato sfruttato dalla concorrenza ma in questo caso si preferì soprassedere perché il fattaccio avvenne più o meno in concomitanza con il tentativo di Todd Permian (colorista di Rottweiler della Massive) di adescare un ragazzino, e sia American che Massive preferirono insabbiare le nefandezze dei propri collaboratori invece che rinfacciarsele.

Dall’altra parte della barricata c’è la Massive, una casa editrice nata come Punctual e il cui direttore è “Satanic” Samuel Blatz che deve il posto al semplice fatto di essere il genero dell’editore. A seguito delle sollecitazioni e del supporto economico dei servizi segreti, la Goliath (uno dei nomi della Punctual) diventa nei primi anni ’60 la Massive e ottiene grande successo coi personaggi creati da Joe “Jolting” Gold di cui Blatz si finge autore. Tra le persone che la animarono si segnalano “Jittery” Jeff Stevenson e Wendy Dietrich, mentre uno degli editor-in-chief più recenti è Gene Pullman, anche autore di Best Guy. Un altro importante editor e sceneggiatore, Denny Wellworth, passò invece dalla Massive alla American perché la prima non gli avrebbe coperto i costi sanitari per il tumore di cui soffriva. Wellworth realizzò anche in incognito un anno e mezzo di sceneggiature per la striscia Operative Z, la cui gestione truffaldina verrà riportata più sotto.

Non vengono citati molti autori della Massive, anche perché tra le due grosse case editrici c’era inevitabilmente un certo interscambio di sceneggiatori e disegnatori. Mark Shane comunque scrisse Freak Force, ma (ricordato sopra il caso di Todd Permian) la figura più pittoresca della Punctual/Goliath/Massive fu Frank Giardino, un inchiostratore incompetente assunto solo a seguito del “suggerimento” dello zio mafioso Salvatore Giardino.

La Massive creò negli anni ’70 (o poco dopo) una linea di fumetti con contratti più vantaggiosi per gli autori, la Legend.

Non furono comunque né American né Punctual a creare il formato comic book: James Laws Senior fu il primo editore a pubblicarne uno: Funnies on Parade. Il figlio seguì le orme del padre ma sotto la sua direzione la Scientific Publications divenne Sensational Publications, mantenendo la sigla SP ma variando i contenuti da educativi (come The Life of Thomas Edison) a provocanti, con le testate horror Sarcophagus of Murder e Cemetery of Death e la satira di Nutcase.

In un settore contiguo, la casa editrice Shaw Magazines pubblicava le riviste (quindi non soggette a Comics Code) Disturbing e Inappropriate per cui disegnavano proprio vecchie glorie della SP come Jeff Pleasant e Slim Whittaker. Il principale scrittore di queste testate fu il già citato Denny Wellworth. La casa editrice prende la sua ragione sociale dal nome dell’editore Roy Shaw, uno dei meno peggio dell’ambiente.

In tempi recenti la rivista Bordello lancia una sua linea di fumetti porno, tra gli scrittori c’è Terry North e tra i disegnatori Byron James e Chris Pulaski. Il supervisore di queste collane è Dick Duckley, allevato in reclusione dai genitori bigotti e, una volta catapultato nel mondo reale, reso dipendente dalla cocaina che si procurerà producendo vari ammanchi nelle casse della casa editrice.

Un panorama insomma molto desolante, in cui non mancarono fumettisti alcolizzati: oltre ad altri già citati (Blackwell e Whittaker), tra le “spugne” vengono citati Sam Earl (autore di Silly-Putty Pete) e Bert McIntyre che creò Fishman.

E come anticipato nemmeno i protagonisti citati in apertura si salvano: Chuff muore proprio all’inizio del racconto in maniera spettacolare e ridicola mentre Wheems si uccide nel 2016 lasciando come parte di una lettera d’addio un fumetto in cui denunciava le ingiustizie commesse ai danni di Schuman e Kessler.

Pseudofumetti: la American ha basato il suo successo sulla trinità costituita da Thunderman, King Bee e Moon Queen ma nel corso dei decenni ha prodotto molti altri fumetti non specificatamente supereroistici come Conquerors of Mystery, Our Unshaven Army, Henny Youngman, Perry Mason, Tower of Frightening e Chamber of Dreadful. Tra i titoli di supereroi vengono citati World’s Best Adventure, Exploit Comics, Thunderboy, Thunderman’s Chum Teddy Baxter, Thunderman’s Girlfriend Peggy Parks, Manhunt Comics, Comic Clarion Presents, Omnipotent Pre-teen Militia, Blue Mean, United Supermen, Americans for Evil, Streak, Union ed Exciting Comics di cui un prezioso esemplare del numero 1 lasciato fuori dalla sua protezione di plastica venne rovinato durante una delle orge che si tenevano alla American.

Oltre alle serie regolari la American pubblica miniserie come Ocean’s Depths (cancellata dopo tre numeri) e crossover come Unending Brawl e Difficulty on About Nine Earths del 1987. Da segnalare anche le ristampe Greatest Deaths, due raccolte delle morti migliori di Thunderman.

Come ricordato, la Massive originariamente non si chiamava così ma passò attraverso alcuni cambi di nome da Punctual a Goliath fino appunto a Massive. I poteri forti non furono estranei a queste decisioni e al successo delle sue testate durante l’Era Atomica. Ai tempi della Seconda Guerra Mondiale Joe “Jolting” Gold realizzava The Boy Desperadoes. Negli anni ’40 la Punctual pubblicava Massive Men’s Adventures mentre negli anni successivi videro la luce Ellie the Escort, Alarming Adult Reverie, Captain Tantrum and his Subdued Seadogs, Sergeant Distant, Journey into Strange, Tales of Astonishing, Abnormal Tales, Tombstone Kid, Kid Derringer, Kid Cody e The Cactus Kid, fumetti di tutti i generi che verranno poi soppiantati dalle testate di supereroi The Unrealistic Five, Freak Force, The Brute, The Vindictives, Junior Vindictives, Rottweiler, The Alarming Beetle Boy (probabile evoluzione di Alarming Adult Reverie), Brute Force. La casa editrice produsse anche una sua versione di Dracula a cura di Ralph Roth e Paul Deeming.

Massive Milestones è una serie di ristampe della Massive pubblicata negli anni ’60.

Da segnalare che lo speciale Rottweiler: The Blooding venne fatto ritirare dal commercio per la sua efferatezza.

Gli anni ’50 videro all’opera anche altri editori: la Blinky Publishing con le testate che ruotavano attorno al loro personaggio di punta, il liceale Blinky afflitto da forte miopia: Blinky’s Blind Dates, Blinky’s Trips ’n’ Tumbles, Blinky’s Haunted Asylum; la Bullseye Comics con Obese Olivia, Stripe-Crazy Sue, Armed Combat Laughs with Gloomy Grunt e Aubrey Avarice the Tiniest Tycoon, ma specializzata soprattutto in storie di bambini fantasmi con Cardew the Spectral Child e Dead Stuff, the Tuff Little Zombie; la Banner Comics di cui vengono citati Fighting Men in Love, Space Vet, A-Bomb Squirrel.

Vi furono anche riviste satiriche come Saturday Evening Alert, Embittered Mechanic, Centrifugal American e Nutcase. Quest’ultima presentò anche una parodia di Thunderman: Blunderman.

Alla fine degli anni ’60 sia American che Massive pubblicarono materiale dal piglio psichedelico come Professor Abnormal, Solar Sailor e The Aeon.

Gli anni ’60 videro anche il proliferare di fumetti underground: Squack, Findmuck Funnies, Drugless Douglas e Yellow Zeppelin (quest’ultimo in formato tabloid).

Tra i fumetti porno realizzati da Bordello vengono citati Anal Robot e Orgasmics.

Alan Moore non dimentica le strisce quotidiane: Bitsy, Flatfoot Floyd (di Lester Gentle), Zoom Wilson anche noto come Operative Z e da cui sarà tratto negli anni ’30 un serial cinematografico. L’autore ufficiale che se ne prese tutto il merito era Andrew Donald ma 18 mesi di storie li scrisse Wellworth. Bill Terensen faceva le matite e Harvey Norse le chine, mentre Donald si prendeva tutto il merito, secondo un aneddoto ben noto nel mondo del fumetto sindacato.

Benché non tratti precipuamente di fumetti va citata anche Kulchur, rivista degli anni 2020 che si ispira all’estetica degli anni ’50 in cui Milton Finefinger non più impiegato nel mondo del fumetto scrive un articolo corrosivo sull’ambiente e sui fan.

Vengono citate anche riviste di critica di settore: Collector’s Fugue e Comics Contemplator.

Non mancano infine nemmeno le fanzine: grazie alle finanze del nuovo marito della madre Porlock confezionava Comiclasm mentre James Jonathan “Jimjon” Jackson Terzo faceva uscire Bee Attitude (ovviamente dedicata a King Bee), Finefinger What The - ? e Jerry Binkle Hooded Vigilante. Un’altra fanzine citata è Massive Collector mentre In Ohio Snit Whitley produceva Comics Addict. Al di là di questi prodotti velleitari fatti da adolescenti ce ne furono di molto più raffinate come Graphomania e margins realizzate da Whittaker con altri colleghi.

lunedì 23 febbraio 2026

Ricevo e diffondo

 


FINARTE PRESENTA UN'ASTA SPECIALE DI TAVOLE ORIGINALI A SOSTEGNO DI WOW, MUSEO DEL FUMETTO DI MILANO

Oltre 100 lotti di grandi maestri saranno battuti il 27 febbraio a Milano; tra questi Zerocalcare (Michele Rech), Silver (Guido Silvestri), Pasquale Del Vecchio, Altan, Ziche


Lotto 22 - Silver (Guido Silvestri) Lupo Alberto n. 421, 2020. Stima € 2.500 - 4.000

Immagini disponibili al seguente LINK

 

La casa d'aste Finarte, in collaborazione con Urania Casa d'Aste, annuncia un appuntamento dedicato al fumetto italiano in programma il 27 febbraio, nato con l'obiettivo di sostenere WOW Museo del Fumetto di Milano, attualmente impegnato in una fase cruciale di transizione e nella ricerca di una nuova sede che assicuri continuità alla propria attività culturale e favorisca la futura rinascita del Museo.

L'iniziativa intende supportare la Fondazione Franco Fossati, che ha dato vita al museo e da anni punto di riferimento nella tutela e valorizzazione di uno dei più importanti archivi italiani dedicati alla Nona Arte. Costituito da oltre 500.000 pezzi tra tavole originali, libri, periodici, rodovetri, manifesti, oggetti, documenti e edizioni rare di ogni epoca, attualmente l'archivio del museo è distribuito in più sedi, con costi gestionali rilevanti, e richiede un riposizionamento e una nuova progettualità che garantisca adeguate condizioni di conservazione.  

Da questa esigenza nasce un'asta solidale costruita grazie al contributo diretto di numerosi autori del fumetto italiano che hanno donato oltre 100 tavole originali, importanti maestri come Airaghi, Alberti, Alessandrini, Ali, Altan,  Ambu, Bacilieri, Bianchi, Byonico, Boccanfuso, Breccia, Busticchi, Campinoti, Carnevali, Carra, Cavazzano, Cobetta,  Del Vecchio, Denna, Di Vitto, Dossi, Enoch, Frisenda,  Gatto, Genzianella, Gerasi, Hurricane, Locatelli, Lunari, Masala, Salvagno, Silver, Simeoni, Studio Tonin, Suares, Truscia, Turconi, Vercelli, Vorticerosa, Zerocalcare, Ziche. Una scelta coerente con la vocazione conservativa della Fondazione, che ha preferito non alienare opere storiche del proprio patrimonio, affidandosi invece alla generosità e alla partecipazione attiva degli autori.

Il catalogo propone una panoramica ampia e rappresentativa, dunque, dalle icone storiche alle voci più influenti della contemporaneità. Tra le opere di maggior rilievo figurano Lupo Alberto n. 421 del 2020 di Silver (Guido Silvestri) al lotto 22, con stima € 2.500 - 4.000, tavola di uno dei personaggi più longevi e riconoscibili del panorama nazionale; Tex al WOW del 2025 di Pasquale Del Vecchio (Lotto 26, stima € 100 – 200), omaggio diretto al Museo e al suo legame con il fumetto popolare italiano; e Enciclopaedia Calcarea: Guida ragionata all'universo di Zerocalcare del 2023 di Zerocalcare (Michele Rech) al lotto 51, (stima € 500 – 1.000), opera capace di restituire con immediatezza l'immaginario di uno degli autori più influenti del fumetto contemporaneo.

«Come responsabile del Dipartimento Fumetti di Finarte sono orgoglioso di poter contribuire alla rinascita di un'istituzione fondamentale come il Museo WOW» dichiara Daniele Gradella. «Questa asta vuole essere un richiamo indirizzato a tutti gli amanti della nona arte affinché possano aiutare il WOW a rialzarsi più forte di prima. In tutto il mondo il fumetto è sinonimo di arte da conservare e divulgare e noi non possiamo permetterci di perdere uno dei suoi più illustri baluardi che da anni lo promuove e valorizza in tutti i suoi aspetti».

Come sottolinea Luigi F. Bona, direttore di WOW Spazio Fumetto: «Lo scopo dell'asta è raccogliere i fondi necessari per permettere a WOW di continuare a esistere. Non vendiamo i nostri patrimoni storici, coerenti con la nostra missione conservativa, ma abbiamo chiesto aiuto a grandi autori del fumetto italiano, che hanno generosamente donato opere originali. Ringraziamo Finarte per la sensibilità e la competenza dimostrate, e tutti i maestri che hanno aderito con entusiasmo: i loro nomi saranno all'ingresso del nuovo WOW. Se ami i fumetti, partecipa all'asta: potrai aggiudicarti un'opera unica e aiutare a salvaguardare questo patrimonio. Ci ritroveremo presto nel nuovo museo per esclamare ancora una volta: WOW!»

Informazioni  
Asta: 27 febbraio 2026, ore 16:00
Tornata unica (lotti 1 – 106)
Finarte, Milano, Via dei Bossi, 2
Ufficio Stampa | Maria Grazia Vernuccio Tel.3351282864 mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
Catalogo online: https://www.finarte.it/asta/wow-museo-del-fumetto-un-nuovo-inizio-milano-2026-02-27

sabato 21 febbraio 2026

Batman/Scooby-Doo! vol. 4: Maschere e Mostri

Nuova tripletta di team-up tra la gang di Scooby-Doo e il cast di Batman.

Nella prima storia scritta da Sholly Fisch e disegnata da Dario Brizuela, è di scena Nightwing. Un circo sembra essere infestato e infatti durante l’esibizione di un trapezista si manifesta Deadman che crea un bel po’ di scompiglio traumatizzando la star dello spettacolo che vuole rinunciare al lavoro. L’ex-Robin, forte del suo passato di trapezista, propone quindi di fare da esca per attirare Deadman e capirci qualcosa, con il supporto di Daphne all’altro trapezio. Alla fine il colpevole non è quello su cui Fisch aveva inizialmente indirizzato i sospetti, ma è comunque prevedibile. Meno prevedibile, anzi piuttosto sorprendente, la comparsata di Batman.

Nel secondo episodio (di J. Torres e Scott Jeralds) come guest star c’è invece Solomon Grundy che appare davanti alla Mystery Machine seminando il panico tra i ragazzi. Mentre Shaggy e Scooby-Doo fuggono scompostamente e finiscono nelle sabbie mobili da cui saranno salvati da Batman, gli altri incontrano dei campeggiatori che non sono affatto spaventati dall’idea di incontrare uno zombi di palude ma anzi si fiondano a cercarlo per farci dei selfie visto che partecipano a un’esperienza di turismo paranormale. Batman dubita che questo Grundy sia l’originale, visto che l’ha arrestato poco tempo prima, e il vero colpevole è esattamente chi si intuiva fosse.

Il canovaccio cambia col terzo capitolo scritto da Ivan Cohen (disegni nuovamente di Dario Brizuela, che mi sembra più efficace di Jeralds pur con delle proporzioni anatomiche incerte): la Mystery Inc. cattura l’autrice di una serie di furti che si sono verificati a Gotham, nientemeno che Catwoman, ma Batman li informa che in realtà non è lei la vera ladra e qualcun altro sta seminando falsi indizi per incolparla. La soluzione viene abbondantemente anticipata, ma la presenza di un villain a me sconosciuto aggiunge un po’ di interesse.

Niente per cui entusiasmarsi, insomma, se non altro qualche gag è divertente.