Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.
Todos los Trenes de Alemania
Il suo editore e i suoi collaboratori non si capacitano del perché il loro scrittore dalle uova d’oro (ne conosceremo solo il nome: Dennis) voglia sempre spostarsi in treno e passare tassativamente per la Germania. Anche adesso che dovrà presenziare a Cannes in occasione della presentazione di un film tratto da un suo racconto.
Parte il flashback: un giovane ma già di successo Dennis giunge in treno a Monaco ospite di Luisa che lo ama follemente. La loro relazione non verrà approfondita più di tanto, si sa che alla Columba erano dei bacchettoni. A casa di Luisa c’è anche Signe, rampolla di una ricchissima famiglia tedesca che ha abbandonato casa e porta costantemente gli occhiali da sole. Il rapporto tra i tre diventa teso e Luisa non riesce a sopportare la precarietà della vita di Dennis, incapace di star fermo in un posto e che infatti già progetta di partire per il Nepal. A questo si aggiunge il tarlo del sospetto di una tresca con Signe.
Leggere la prima parte di questa miniserie è stato terribile. Non perché sia brutta (tutt’altro) ma perché conoscendo un po’ della storia personale di Robin Wood, vedi i riferimenti all’avventura che visse con L(o)uisa in Turchia, ero terribilmente a disagio a leggere quella che evidentemente è una serie di ricordi romanzati, intessuti in quella che finisce per diventare un’autoanalisi anche molto critica verso se stesso. E paradossalmente il fatto che i personaggi stessi giudichino melodrammatiche certe uscite e certe frasi le rende ancora più realistiche (e dolorose). Perché c’è poco da fare: Dennis è Robin Wood, appena nascosto dietro il nome di uno dei suoi personaggi-simbolo che nelle sue avventure inedite in Italia (di Dennis Martin abbiamo visto solo la versione di Collins) incontrò personaggi simili a quelli in scena qui. Tanto che getta anche un gustoso easter egg a chi sa coglierlo: Signe, la gelida tedesca con gli occhiali da sole la cui stanza è un bugigattolo con quasi niente dentro, viene scambiata inizialmente per una Kirsten. Certo, Kirsten e non Katrin, così come Luisa e non Louisa ma chi ha orecchie per intendere avrà già abbondantemente inteso.
Fortunatamente a metà del secondo episodio (di tre) la storia prende una piega drammatica, forse ispirata alle gesta della Banda Baader-Meinhof: le cattive frequentazioni di Signe non si limitano più alle minacce e qui non vado oltre per non rovinare la sorpresa di un finale molto bello. Chissà se nella realtà andò a finire proprio così o se Wood ha voluto dopo anni mettere idealmente una bella pietra tombale su una sua vecchia storia d’amore. E chissà che non siano solo elucubrazioni mie prive di alcun fondamento.
I disegni sono affidati a Emiliano, che di cognome fa Parmiggiani ed era uso anche ad altri pseudonimi tra cui Etzien e un altro rivelatore del suo rapporto con Garcia Seijas. In Italia lo abbiamo visto tra le altre cose anche su un’altra serie di Wood, Raycon (disegnò inoltre il “pilota” de Il Pellegrino). L’ispirazione al lavoro del più grande fumettista del mondo è innegabile, e non è certo un difetto, anzi: un mondo in cui i disegnatori si ispirano a Garcia Seijas è la mia definizione stessa di paradiso. Solo che in Todos los Trenes de Alemania Emiliano non si è basato solo sul suo mentore/maestro/suocero (l’altro pseudonimo cui accennavo sopra era Yerno, “genero” in spagnolo) ma ha palesemente ricalcato alcune vignette di Alfonso Font. Non sono andato a controllare ma è evidente che certe figure sono state prese da Taxi e/o Clarke & Kubrick e/o Il Prigioniero delle Stelle. Giudicate un po’ voi:
Oltre a screditare il fumetto nel suo insieme, questo getta una fastidiosa luce di artificialità su una miniserie che invece era caratterizzata da quella che a me sembrava una sincerità estrema da parte di Wood nel condividere parte del suo vissuto.








