Che cosa sono le nuvole
venerdì 22 maggio 2026
giovedì 21 maggio 2026
Superman/Spider-man 1
Le micidiali sproporzioni anatomiche della copertina di Jorge Jimenez saranno controbilanciate dai testi del bravo Mark Waid? Beh, basta leggere questo team-up.
Evidentemente mi sono perso qualcosa, perché Clark Kent e Peter Parker qui si conoscono non solo professionalmente ma sanno delle rispettive identità segrete. Forse la spiegazione del loro rapporto si trova nel loro primo storico incontro, che lessi decenni fa ma di cui ricordo solo la gag dell’Uomo Ragno che voleva cambiare costume in una cabina del telefono solo che la città (New York o Metropolis?) le aveva dismesse. [Seguirà figuraccia in cui nei commenti mi verrà notificato che quella scena era in un altro fumetto o me la sono sognata]
La storia, dunque: i due reporter indagano su un furto di neutroni veloci, particelle che un giorno permetteranno comunicazioni più efficienti, solo che queste in particolare sono state potenziate dalla kryptonite. I ladri sono Brainiac e il Dottor Octopus, cosa che contribuisce a dare l’impressione di aver iniziato la lettura in medias res visto che i due supereroi non devono manco indagare per capire che sono loro i colpevoli ma lo sanno sin dall’inizio. Lo scopo dei due villain è liberare la mente di Brainiac da un virus e per farlo lo scaricano nei cervelli dei terrestri, rendendoli dei pazzi catatonici e doloranti che moriranno nel processo di assimilazione dei dati.
Sì, il soggetto è abbastanza originale; sì, i dialoghi non sono male. Tutto però alla fin fine si riduce a mazzate e qualche battutina di Spider-man. Jimenez fa addirittura peggio che nella copertina, ma se il pubblico vuole questo fa bene a darglielo. Ma cos’altro avrei dovuto aspettarmi? Lettura tollerabile, rigorosamente vietata ai maggiori di anni 12. Dopotutto Waid non poteva nemmeno fare miracoli visto che la storia in sé dura appena una ventina di pagine. Il resto dell’albo è infatti farcito di brevi raccontini in cui si incontrano altri personaggi dei due universi narrativi.
Si comincia con uno scontro visto dagli occhi di Lois Lane e Mary Jane Watson, disegnato nientemeno che da Jim Lee con inchiostri di Scott Williams. Jim Lee conferma la sua ossessione nel disegnare personaggi in posa, posa che però non è mai dinamica o espressiva (e anche sull’anatomia ci sarebbe da ridire). La storia di Tom King è invece divertentissima, con le due protagoniste che si raccontano come vecchie amiche le rispettive esperienze assurde da compagne di supereroi, e che alla fine risolvono la situazione con l’aiuto di una guest star mutante. [non inserisco Williams nelle Etichette per sopraggiunto limite dei caratteri, sono sicuro che saprà perdonarmi]
Ci si rifanno gli occhi con il Daniel Sampere che disegna una storia di Christopher Priest in merito a due personaggi che dovrebbero essere versioni alternative dei protagonisti, solo che questo Superman vive in una realtà in cui legge i fumetti di Spider-man e ha l’abilità di muoversi attraverso le pagine dei fumetti. Troppa metanarrazione per una storiella che è già debole e inconcludente di suo. Ma almeno i disegni di Sampere sono belli.
Sean Murphy scrive e disegna l’incontro tra l’Uomo Ragno del 2099 e Superboy, immagino anche lui proveniente dal futuro. All’assalto alla Lexcorp che sta per fondersi con la Alchemax partecipa anche un Batman futuribile (credo) ma questo è solo l’incipit di una storia che non verrà mai realizzata. E lo stile approssimativo e geometrico di Murphy non è proprio il mio genere.
Finite le versioni alternative dei personaggi, i riflettori sono puntati su Jimmy Olsen che viene assunto dal Daily Bugle per scattare foto a Spider-man, solo che lui viene da Metropolis e non sa che aspetto abbia. Peter Parker gliene dà una descrizione sommaria e così Jimmy lo scambia per Carnage, una versione di Venom! La brutta esperienza ha anche un risvolto positivo perché con le foto che procura diventa il beniamino di J. Jonah Jameson. La trama scritta da Matt Fraction è molto simpatica e riprende quelli che immagino siano dei canoni desueti di scrittura dei vecchi fumetti della DC. Credo che anche il disegnatore sia stato scelto per dare una patina demodé, visto che si tratta di Steve Lieber (il fratello di Stan Lee, giusto?). Spiace dirlo, ma i suoi disegni sono tra i migliori di tutto l’albetto.
Anche Rafa Sandoval nella storia successiva se la cava comunque bene. Peccato che la storiellina di Jeff Lemire si possa a malapena definire tale e sia solo un’analisi pretestuosa di quanto le vite di Superman e Spider-man siano simili. E non sono nemmeno sicuro che i protagonisti siano gli originali o versioni alternative o altri personaggi che non conosco.
Si continua più o meno sulla stessa linea con un dibattito televisivo che vede contrapposti Lois Lane e J. Jonah Jameson sulla presunta pericolosità dei supereroi che nascondono il volto. Niente azione ma solo delle riflessioni in questo pamphlet di Greg Rucka. I disegni di Nicola Scott non sono male, conosce sicuramente l’anatomia. Solo che hanno qualcosa di freddo, di ingessato, che non me li ha fatti apprezzare. Probabilmente anche il colorista Marcelo Maiolo avrà notato la cosa, e ha usato dei toni chiassosi e delle soluzioni elaborate che finiscono per peggiorare la situazione piuttosto che ravvivarla. [non inserisco Maiolo nelle Etichette per sopraggiunto limite dei caratteri, sono sicuro che saprà perdonarmi]
Si finisce in relativa bellezza con un team-up tra il Punitore e Supergirl. Che si tratti di lei il lettore poco addentro nelle identità segrete della DC come me lo scoprirà solo verso la fine, dopo che ci viene presentata come una semplice ragazza che ha un appuntamento al buio proprio in un ritrovo di supercriminali di Gotham che il Punitore deve bonificare. La storia di Gail Simone è molto carina e ben congegnata e fa soprassedere su alcune licenze che si è concessa Belén Ortega ai disegni – ma certe esagerazioni anatomiche ci stanno bene in questo contesto umoristico.
martedì 19 maggio 2026
Fumettisti d'invenzione! - 204 (speciale Solo)
Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.
La collana Solo mi ha già offerto materiale per questa rubrica, visto che altri esempi utili non mancano tanto vale dedicarle una puntata monografica. Nel 2004 la DC Comics pubblicò una serie di dodici comic book extralarge (48 pagine senza pubblicità) affidandoli ognuno a un disegnatore ritenuto sufficientemente significativo e/o di qualità elevata da meritare l’autogestione di un suo albo. Bernet, Corben, Allred e compagnia svuotarono quindi i cassetti dei vecchi progetti o ne crearono appositamente di nuovi, talvolta ricorrendo all’autobiografia o alla parodia o a storie ambientate nel milieu del fumetto.
L’intestazione quindi è la stessa per tutti i casi:
SOLO (IDEM)
(Stati Uniti 2004, © DC Comics, nel comic book omonimo, antologico)
nello specifico:
Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei;
fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)
Horrors (2005) in Solo 4.
Howard Chaykin [Howard Victor
Chaykin]
Con la scusa di raccontare la sua incapacità di scrivere fumetti dell’orrore (e di sopportare il genere) Chaykin ci parla della sua vita e della sua carriera.
CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)
Another Success Story (2006) in Solo 9. Scott Hampton
Il veterano Smaldo Budge viene licenziato dalla casa editrice per cui disegna a causa delle sue esternazioni contro le critiche che gli muove l’editor Ben Dover. Uscito dalla porta, Budge rientra per così dire dalla finestra (metaforica, non quella fisica da cui voleva gettare l’editor): ingaggia due aspiranti fumettisti, David Uriah ed Ernie Heep, che a fronte di una commissione del 70% si fingeranno i nuovi disegnatori di Thunder-man mentre sarà lui a continuare a disegnarlo. La truffa viene scoperta e le cose finiranno malissimo. Ma non per tutti: qualcuno saprà anzi approfittare della situazione.
La storia è chiaramente un omaggio alla Success Story di Goodwin e Williamson.
Pseudofumetti: così come Thunder-man è una versione di Superman (curiosamente Moore sceglie lo stesso nome per la sua parodia[https://lucalorenzon.blogspot.com/2026/02/fumettisti-dinvenzione-201.html]) Doc Diablo lo è di Batman e forse Firewall di Wonder Woman. Esiste poi la serie erotica Big-Eyed Bitchez pubblicata dalla Hot Comix di cui la redattrice Ann Howe vorrebbe assoldare l’accoppiata Uriah-Heep, ma Budge glielo impedisce.
Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei;
fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)
Introduction (2006) in Solo 11. Sergio Aragones
Per introdurre il suo numero di Solo Sergio Aragones illustra le gioie di lavorare in maniera indipendente a un fumetto tutto suo, ma le scadenze devono pur sempre essere rispettate!
Nel suo numero tra gag varie e una parodia di Batman non mancano episodi autobiografici: tra l’altro, racconta l’episodio che lo ha convinto di aver causato la morte dell’attore Marty Feldman! Una di queste storie riguarda nello specifico la professione di fumettista:
Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei;
fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)
It’s always hard at
the beginning!
(2006) in Solo 11. Sergio Aragones
Come dice il titolo, gli esordi sono sempre difficili. E quando l’autore giunse a New York nel 1962 con la speranza di trovare lavoro nel settore dei fumetti lo sperimentò in prima persona. Buon per lui che all’epoca alcuni frequentatori dei locali adoravano ascoltare le poesie di Federico Garcia Lorca cantate a ritmo di flamenco.
domenica 17 maggio 2026
Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Brío (1989)
Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.
Brío
Il viaggio non è ancora iniziato che Brío viene aggredito dal colossale monco uncinato Blackjack, il quarto sopravvissuto al naufragio che si getta a sua volta alla caccia del tesoro. Ma la storia del naufragio sarà poi vera, e i tre sopravvissuti sono veramente chi dicono di essere?
Brío è una serie avventurosa di altissimo livello, con personaggi splendidamente caratterizzati, trovate molto originali, colpi di scena e sequenze ben costruite. Wood gioca ancora una volta con il ribaltamento degli stereotipi, per cui ad esempio un personaggio apparentemente innocuo si dimostra invece sin troppo capace di difendersi da solo. Praticamente in ogni pagina c’è almeno una battuta o una sequenza divertente. E non intendo che i personaggi si mettono a fare i pagliacci o Wood ricorre a situazioni assurde come in Pepe Sanchez: semplicemente protagonisti e comprimari agiscono in piena coerenza con la loro natura ben definita e piazzano battute con una naturalezza che le rende ancora più gustose, soprattutto nei contesti drammatici. Siamo insomma dalle parti del Francis Didier di Qui la Legione che appena liberato dai beduini chiede se qualcuno ha una sigaretta, o di Nippur che fa da controcanto a Gilgamesh che si presenta come signore di Uruk proclamandosi signore dei suoi sandali.
Gomez Sierra/Enrique Villagran butta giù pennellate sinuose a volte un po’ pesanti, senza troppi fronzoli ma con buon dinamismo ed espressività. Le derive anche solo un po’ umoristiche si sposano perfettamente con questo contesto.
Brío si legge insomma con grandissimo piacere ma ha un unico gigantesco difetto: è rimasta incompiuta. Dopo tre episodi venne abbandonata per motivi che ignoro e non sapremo mai come avrebbe dovuto concludersi la ricerca del tesoro. Non è certo la prima volta che succede, ma resta un vero peccato.
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| Non lo sapremo mai, Brío |
venerdì 15 maggio 2026
giovedì 14 maggio 2026
Romanzi a Fumetti N. 52 - La Divina Congrega 1: Nella Selva Oscura
Approda in edicola in un formato più adatto la serie fantasy con protagonisti eccellenti (sottogenere che probabilmente ha un nome specifico che io ignoro), precedentemente pubblicata in volumi di grandi dimensioni in cui la Bonelli si ostina a presentare le sue tre strisce/sei vignette per tavola – quando va bene.
La trama vede Dante Alighieri fuggire dall’inferno ritrovandosi 200 anni nel “futuro”, cioè in pieno Rinascimento. Ha scoperto che i gironi infernali sono strapieni di dannati che adesso stanno per “esondare” nel mondo terreno. Per fermarli crea una Lega degli Straordinari Gentlemen comprensiva di figure storiche e letterarie: Lorenzo il Magnifico, Leonardo Da Vinci, la Venere del Botticelli (!), l’Otello shakespeariano, la maga Circe, Cristoforo Colombo. La prima tappa da raggiungere sarà la Selva Oscura, che con un tocco di originalità si trova nelle profondità marine invece che sulla terraferma. Lì la Divina Congrega dovrà impossessarsi dell’Occhio di Lucifero. Ed in effetti ce la fa, chiudendo già col secondo Canto un primo ciclo della serie.
La storia di Mario Nucci e Giulio Antonio Gualtieri è ben congegnata pur nella sua immediatezza, e si fa apprezzare soprattutto per i dialoghi brillanti e per aver puntato i riflettori su alcuni elementi tipici del folklore italiano. Il ritmo è incalzante e le citazioni letterarie non stonano affatto ma contribuiscono a creare il giusto ritmo. Anche i periodici usi di una parlata desueta non danno l’impressione di una forzatura ma contribuiscono al fascino dell’insieme. Nel complesso La Divina Congrega si legge con piacere e anche molto rapidamente, tutta d’un fiato. La versione da edicola che raccoglie due episodi in formato ridotto è quindi l’ideale per poter leggere la serie, tanto più che graficamente non è così elaborata come teoricamente dovrebbe essere un albo alla francese (come lo erano anni fa, almeno). Anzi, i disegni del primo Canto sono veramente grossolani, e non è che il secondo sia tanto meglio nonostante un inizio dai fortissimi contrasti chiaroscurali che mi aveva fatto sperare bene. Nelle gerenze la parte grafica viene attribuita a Giorgio Spalletta e Matteo Spirito, non so se uno abbia inchiostrato l’altro o si siano avvicendati nella realizzazione. Anche per la colorazione vengono indicati due autori diversi: Francesco Segala e Claudia Cangini. Non viene specificato dove sia intervenuto uno e dove l’altra ma il loro lavoro è comunque ottimo.
martedì 12 maggio 2026
Michel Vaillant Leggende 4: La Corsa del Secolo
Nuovo spin-off della serie storica di Michel Vaillant dopo quello dedicato al capostipite Henri. Inizialmente pensavo che si trattasse di cronache di corse famose con Michel a fare da commentatore ma a quanto ho visto si tratta invece di riletture di episodi classici della saga inseriti con maggiore fedeltà storica negli eventi che fecero da cornice.
Alessandro/Cosmo è partito chissà perché direttamente dal quarto volume che riguarda la 24 Ore di Le Mans del 1967. Si vede che fu così importante da meritarsi il soprannome del titolo. Dopo gli scontri che in precedenza hanno visto primeggiare Ford e Ferrari, Henri Vaillant vuole fare il salto di qualità e gareggiare anche lui contro i colossi del settore. La prima ventina di pagine (su 52) serve a riassumere la situazione delle corse e la preparazione della Vaillant anche con la gara Nascar di Daytona, dopodiché ci sono pagine su pagine di prove, preparazioni, guasti e incidenti. Grazie al cielo verso la fine Denis Lapière introduce il sospetto di un sabotaggio ai danni della scuderia che mette un po’ di pepe a una storia che, da quanto ho capito, ha come scopo principale quello di rielaborare alcuni episodi classici, magari citandoli solo nei dialoghi. Nel finale abbiamo la rivelazione dell’identità del nemico nell’ombra, un villain classico della serie.
Il testo potrebbe interessare gli appassionati di corse automobilistiche o di Michel Vaillant, non fosse che i disegni di Vincent Dutreuil non sono per niente adatti a questo fumetto. Rispetto alle sue altre prove sulla serie moderna è irriconoscibile. Il suo tratto si è fatto pastoso e a volte diventa proprio grezzo, soprattutto quando cerca di dare corpo ai disegni con dei tratteggi che però sono confusi e pasticciati. Non che il resto sia tanto meglio. È evidente (tanto più che è dichiarato anche nelle gerenze come piccolo quiz per il lettore) che sia partito da immagini tratte dai vecchi volumi di Michel Vaillant. Purtroppo le sue interpretazioni sono inquinate da pennellate grasse e imprecise che rendono “sbagliati” soprattutto i primi piani. Evidentemente ha copiato certi disegni senza ricalcarli, così in una vignetta Michel o Jean-Pierre o Steve Warson sembrano più grassi che in quella precedente, o hanno un naso differente, o una smorfia sbagliata sul volto, o un mento sproporzionato. Le espressioni sono del tutto assenti o peggio ancora incongruenti: c’è chi sorride davanti a un evento drammatico, chi rimane impassibile dopo una notizia importante e così via. I personaggi di contorno, poi, cambiano volto di vignetta in vignetta, e a volte il loro aspetto è già ridicolo in partenza. Non mi pronuncio sulle automobili, ma anche lì le pennellate di Dutreuil si staccano nettamente dalla meccanica eleganza degli assistenti che le disegnavano, né sfondi e dettagli sono poi molto elaborati. La colorista Isabelle Charly non può fare praticamente nulla per metterci una pezza.
Forse questo è il vero stile di Dutreuil ed è stato costretto ad adattarlo a quello sottile ed elegante di Graton (che fa anche una comparsata nella storia) ma possibile che nessuno alla Dupuis si sia accorto del pastrocchio che stava venendo fuori? D’altra parte se in patria questa serie è arrivata al quarto episodio evidentemente un minimo di successo lo avrà avuto. I non rari refusi rendono la lettura ancora meno gradevole.










