domenica 19 settembre 2021

Batman: Il Mondo

Progetto forse apparentabile all’ormai classico Batman Black & White, in cui autori ospiti provenienti da altri contesti fumettistici danno la loro interpretazione dell’Uomo Pipistrello. Stavolta il discrimine è stata la nazionalità, con delle presenze impensabili (almeno per me): Repubblica Ceca, Cina, Turchia, Corea del Nord…

Aprono le danze Azzarello e Bermejo con una di quelle “storie” tipiche dei supereroi in cui non si racconta nulla ma si riassume, in questo caso le varie vicende di Batman. Perdonabile in quanto serve da introduzione a tutta l’operazione e ovviamente per i meravigliosi disegni di Bermejo.

Il tour inizia dalla Francia, dove Mathieu Gabella e Thierry Martin raccontano un incontro/scontro al Louvre tra Batman e Catwoman. Sembra una barzelletta tirata per le lunghe, anche se l’identità della nuova curatrice del museo scuote un po’ la lettura. Disegni inadatti, a tratti sembrano un po’ svogliati.


A rappresentare la Spagna c’è nientemeno che il grande Paco Roca. Bruce Wayne si concede una vacanza in Spagna per riprendersi dalla fatica di essere Batman, ma ovviamente non è così semplice. Curioso che Paco Roca mostri come ristorante tipico spagnolo anche una pizzeria! Per quanto sia bravissimo a raccontare per immagini, non mi è sembrato proprio al top. Sarà l’uso del computer.

Niente male il contributo italiano di Bilotta e Mari. La storia mette in scena un villain originale col potere di vedere nel futuro e nel passato, cosa che ovviamente offre allo sceneggiatore l’appiglio per giustificare un po’ di metanarrazione. Se però l’idea era quella di far rileggere la storia partendo dalla fine, come in quell’episodio di Midnighter scritto da Brian K. Vaughn, non mi sembra che funzioni molto bene.

Molto buona la storia tedesca, con un Joker ecoterrorista. Benjamin von Eckartsberg scrive una storia tesa ma anche percorsa da dialoghi brillanti, inoltre non risparmia delle stoccate autoironiche verso i suoi connazionali. Originale il finale. Non mi sono piaciuti molto i dipinti digitali di Thomas von Kummant, però.

I cechi Kopřiva e Suchánek ci portano nella Praga del 1984 dove Batman deve sventare i piani di uno “stregone bolscevico” che vuole usare un telepate sottratto all’Arkham Asylum come arma contro l’Occidente. Non che la storia sia poi nulla di eccezionale, però è condotta con misura e professionalità e si fa leggere.

L’episodio russo è quello che mi è piaciuto di più. Batman fa solo una comparsata e il vero protagonista è un fumettista russo che ricorda la sua infanzia e l’impatto che la figura del supereroe ebbe nella sua vita. La struttura sembra essere stata pensata apposta per farsi odiare: ci sono un sacco di didascalie e i disegni spesso si limitano ad illustrarle, però alla fine il meccanismo funziona bene. La storia (scritta da Kirill Kutuzov e Egor Prutov) è a tratti commovente, anche se non manca un po’ d’ironia, e costituisce anche un’interessante testimonianza di come fossero percepiti i supereroi (e per estensione l’Occidente) nella Russia pre-Gorbaciov. Molto belli i disegni di Natalia Zaidova.

L’episodio turco è più canonico, un’indagine in Anatolia sulle tracce di un traffico d’armi. La storia di Ertan Ergil è interessante, ma avrebbe meritato di essere sviluppata maggiormente – pur se è la più lunga del volume. Accettabili i disegni di Ethem Onur Bilgiç, ma c’è tanto, troppo computer (il cancello della Grande Moschea di Sivas è irreale da tanto è simmetrico). Potrebbe forse trattarsi di una storia pensata per una serie regolare e poi dirottata in questa sede per la nazionalità degli autori, visto che comincia in medias res e il finale lascia intendere ulteriori sviluppi.

Anche la storia ambientata in Polonia è abbastanza canonica: Bruce Wayne si reca a Varsavia nella speranza di finalizzare l’acquisizione di una società di sorveglianza elettronica che ha ridotto il tasso di criminalità nella città. La proprietaria è reticente, ma ci penserà Batman a farle cambiare idea. Tomasz Kołodziejczak scrive con un certo trasporto, i disegni di Piotr Kowalski (gradevoli senza essere eccezionali) sono purtroppo parzialmente rovinati dai colori “sparati” di Brad Simpson.

Si torna poi sul continente americano con una storia ambientata in Messico realizzata da Alberto Chimal e Rulo Valdés. Il soggetto flirta col sovrannaturale scadendo nel banale, i disegni cercano di essere spettacolari ma la profusione di effettacci digitali finisce per sottolineare le carenze di base di Valdés.


Poco meglio l’episodio brasiliano di Carlos Estefan e Pedro Mauro: sempre approfittando del doppio ruolo di Bruce Wayne e Batman ci viene mostrata la corruzione del paese e quali conseguenze porta, dimostrando però quanto siano inadeguati i fumetti di supereroi a trattare certi temi. Mauro comunque disegna più che dignitosamente.

Si passa poi all’Asia: il sudcoreano Inpyo Jeon imbastisce un soggetto originale con Batman impegnato a recuperare una tecnologia che permette di acquisire i ricordi delle persone, avvolto in un nuovo costume tecnologico. Prima del finale c’è un efficace colpo di scena. Jaekwong Park si occupa delle parti a colori mentre al virtuoso Junggi Kim viene affidata l’unica, spettacolare e dettagliata, doppia tavola in bianco e nero.

Quasi da dimenticare l’episodio cinese (a firma Xu Xiaodong, Lu Xiaotong e Qiu Kun), un anime su carta. Al di là dello stile grafico che mi ripugna, la trama è banale.

Curiosamente, ho invece gradito l’episodio giapponese di Okadaya Yuichi. Ambientato qualche secolo fa, mostra le tribolazioni di alcuni venditori di giornali osteggiati dalla polizia che non vuole che vengano diffuse le gesta di Batman, che li mette in cattiva luce. Alla fine il vero eroe è il disegnatore che ritrae Batman.

Non conoscendo molto della mitologia batmaniana potrei forse essermi perso qualcosa per strada, o forse (peggio ancora) potrei aver attribuito delle felici intuizioni ad autori che invece hanno solo approfittato di materiale preesistente. Credo che il Giano di Bilotta sia una sua creazione originale, ma se non lo fosse? E il Koval degli autori cechi? E le due gemelle Aquile dei turchi? Non è una questione secondaria, perché il formato imposto dalla brevità delle singole storie, quasi tutte di dieci tavole, non consente tanti margini di manovra e una maniera per cavarci fuori qualcosa è appunto quella di inventarsi un personaggio nuovo che con la sua presenza desti un po’ d’interesse per una trama che gira e rigira è sempre quella, cioè si basa sulla struttura di quelle tre o quattro trame già codificate.

In Batman Black & White si videro tanti spunti originali, quando non proprio dei tocchi di genio, mentre ne Il Mondo sembra che gli sceneggiatori abbiano voluto far vedere quanto conoscono Batman e come sono bravi a scriverne una storia che potrebbe essere pubblicata normalmente – fanno eccezione l’iconoclasta Yuichi e un po’ Paco Roca. Ed è illuminante in tal senso il fatto che dalle biografie di molti autori, soprattutto di quelli dell’Est Europa, risulti che non si occupano affatto di fumetti, o comunque non come attività principale. Questa omologazione si coglie anche in molti disegnatori: Natalia Zaidova ad esempio probabilmente ammira Neal Adams, Kowalski mi sembra ispirato a Craig Russell, Pedro Mauro a Brent Anderson e Suchánek a Chris Sprouse. E non conoscendo molto l’ambiente dei comic book chissà quanti altri riferimenti non ho colto.

Solitamente per i volumi collettanei si cita come difetto l’inevitabile alternarsi di alti e bassi. Ce ne sono anche qui, chiaramente (gli episodi meno riusciti per me sono il francese e il cinese, mentre il russo svetta seguito da Italia, Germania e Giappone), ma nel caso de Il Mondo è più rilevante il fatto che la maggior parte delle storie siano invece… “medie”, non abbiano cioè quel lampo di genio o quel minimo di originalità che le elevi dal canone e ne giustifichi l’apparizione su uno speciale fuori collana invece che su una delle testate ufficiali. L’acquisto è comunque consigliato visto che la Panini vende questo volume di 192 pagine all’incredibile (dati i recenti rincari pesantissimi) prezzo di 12 euro.

venerdì 17 settembre 2021

Tex Stella d'Oro 33: Snakeman

Dopo un flashback che ci mostra un interludio tra il giovane Tex e Lilyth e il concepimento di Kit Willer, l’avventura inizia con la chiamata del protagonista presso lo sciamano Nuvola Rossa, che ha intuito una minaccia incombente sul popolo navajo. Una visione mostra un’aquila che lotta contro un serpente; Tex e Tiger Jack vengono indirizzati verso l’Alta Sierra, dove hanno modo di vedere la barbarie che sta perpetrando il popolo degli Utes: uomini trucidati dopo lunghe torture e donne e bambini rapiti per essere venduti o sacrificati. Qui hanno modo di scoprire che a guidare i predoni è un altro sciamano che sfida Tex, confermando quindi la visione. Ma Tex sparisce a pagina 15, apparentemente inghiottito da una frana, per ricomparire solo nel gran finale!

La trama segue quindi le indagini di Tiger Jack alla ricerca di questo sciamano malvagio, mentre Kit Willer prepara le difese del villaggio navajo e apprende la storia dello “Snakeman”, che in effetti ha tutte le ragioni per odiare i Navajos. Alla fine, come abbondantemente anticipato da copertina e quarta di copertina, interverrà il redivivo Tex nella sua identità di “Uomo della Morte”, giacché era stato vaticinato allo Snakeman che nessuna creatura vivente avrebbe potuto ucciderlo. Come ricordato da Davide Bonelli nell’introduzione, questo travestimento risale ancora al numero 41 di Tex Gigante.

Ovviamente la parte del leone in questo volume la fanno i disegni (e soprattutto i colori) di Enrique Breccia, però anche la storia imbastita da Mauro Boselli è molto interessante e coinvolgente. Seguire più vicende parallele è ovviamente incalzante, e la cornice in cui idealmente è inserita la storia portante ha una sua eleganza. Il cattivo è stereotipato ma affascinante e i tocchi sovrannaturali aggiungono fascino alla vicenda, per quanto tutti razionalizzati.

L’arte dinamica e coloratissima di Enrique Breccia è molto più adatta a questi panorami assolati e a questi antri fantastici che non al cupo (o che tale avrebbe dovuto essere) Lovecraft che aveva realizzato anni fa per gli Stati Uniti. C’è però anche qualche ritorno allo stile “terreo” che aveva caratterizzato La Guerra della Pampa, forse memore delle incisioni di Posada. Non mancano nemmeno sequenze piuttosto violente, quasi splatter. A differenza del Texone, mi pare che Breccia abbia centrato molto di più il volto di Tex, soprattutto nelle ultime tavole.

mercoledì 15 settembre 2021

La ragazza indossava Dior

Adocchiato già da un po’, premevo affinché la fumetteria lo facesse entrare nel club del -25%, o magari anche in quello del -50%. Ma a quanto pare non si poteva fare perché uscito entro il limite in cui non è possibile per legge scontare i libri oltre il 5%. In mio soccorso è venuta la promozione della Bao.

Ora, non è che Annie Goetzinger sia tra le mie disegnatrici preferite, e l’Alta Moda è ben al di fuori dei miei interessi, però sfogliando il volume i bellissimi acquerelli mi avevano catturato. Credo che in origine fosse un progetto finanziato dalla Fondazione Dior o forse addirittura dallo Stato francese (fantascienza in Italia, cosa comune in Francia e Belgio) e infatti il fumetto in sé, di 101 tavole in formato ridotto, è piuttosto didascalico e sfiora l’agiografia. Dovrebbe essere un biopic di Christian Dior, ma il punto di vista da cui è raccontato è originale: la protagonista è Clara Nohant, novella Cenerentola che da aspirante giornalista di moda diverrà modella per lo stilista e infine riuscirà a farsi impalmare da un aristocratico. Clara è un personaggio di fantasia, ma alcuni dettagli della sua vita sono evocati con grande dettaglio, riprendendo probabilmente episodi realmente successi ma ad altre persone: in particolare, l’episodio del servizio fotografico in periferia con cui Clara perde il lavoro di giornalista, l’incontro inaspettato con Humphrey Bogart e Lauren Bacall e lo speronamento della nave su cui viaggia Albert Spencer.

Sia per impostazione che per formato il fumetto non si caratterizza per una trama complessa o colpi di scena, ma vuole evocare l’atmosfera dell’atelier Dior e inanellare vari episodi della vita del fondatore, ovviamente con un’abbondanza di aneddoti. Il ritmo viene dato dall’alternanza tra tavole normali e vignette a tutta pagina, e dall’equilibrio nelle prime tra parti molto scritte e altre affidate maggiormente ai disegni. Questi ultimi sono per me il punto di forza del volume. Per quanto conosca la Goetzinger, questo è il suo fumetto disegnato meglio: si vede tutta la passione per l’argomento e la conseguente cura maniacale nel disegnare (e soprattutto colorare) la moltitudine di abiti che sfilano in queste pagine.

In appendice vengono infatti presentate ben 22 pagine di modelli delle collezioni Dior per ripercorrerne la storia, in cui la Goetzinger può sfoggiare la sua arte senza l’assillo di doverci costruire un fumetto attorno. Il materiale d’appendice è comunque molto ricco, comprendendo una cronologia della vita di Christian Dior (tra l’altro Alan Moore aveva visto giusto nell’associarlo ai tarocchi), un vademecum dei personaggi visti o citati nel fumetto, e vari approfondimenti sul mondo della moda, tra cui dei glossari divisi per argomento (a volte con citazioni dello stesso Dior) quanto mai indispensabili per me che a tratti non mi ci raccapezzavo tra shantung e taffetà.

Ovviamente per le sta stessa natura La ragazza indossava Dior è interessante principalmente per gli ammiratori dello stilista, ma offre anche una ricostruzione di quanto succedeva in Europa tra 1947 e 1957 e soprattutto permette di godere degli splendidi acquerelli della Goetzinger.

domenica 12 settembre 2021

Il mio caro vecchio West 1

Nessun nuovo arrivo in fumetteria, quindi ho accolto un nuovo membro nel club del -50%.

Il volume è composto di vignette a tutta pagina (le più grandi ne occupano due) a tema western, giocando con il mito e canzonando luoghi comuni con dei calembour o dando interpretazioni originali di nomi e stereotipi della retorica della frontiera.

Il meccanismo che usa Moreno Chiacchiera è quindi quello di trasformare Toro Seduto in un Toro Sudato o Jesse James in un Gessi James, ma più spesso di fornire le sue interpretazioni sulle situazioni quotidiane che potevano capitare a Nasi Forati e Piedi Neri. Qualche altra rara deriva si ha ad esempio nell’Emulazione con cui alcuni animaletti imitano una squaw che porta in spalla il suo papoose, ma fondamentalmente l’umorismo si basa sui giochi di parole o sull’interpretazione iconoclasta.

Il lato comico ovviamente è importante, ma ben di più lo è quello grafico visto che Chiacchiera ha uno stile molto piacevole e gustoso, dalla ricca inchiostrazione modulata e generoso di dettagli. Anche i colori digitali sono molto buoni e arricchiscono il disegno (beh, non in Ghost Town e I Fratelli DALTONici, ovviamente); il volume è giustamente stampato su carta patinata.

Mi chiedo però se l’immaginario evocato nell’introduzione sia effettivamente condiviso anche dai più giovani, in cui il volume potrebbe trovare il suo bacino d’utenza ideale. Credo che il Far West abbia perso il suo mordente già da parecchie generazioni, e infatti non mi risulta che dopo questo numero 1 sia uscito un 2.

Prefazione del regista western (e attore, e scrittore…) Stefano Jacurti.

lunedì 6 settembre 2021

PlayModena 2021: è stata proprio una Rivincita

 

A MODENA FIERE SI È CONCLUSA LA DODICESIMA EDIZIONE 

Play Festival del Gioco, una grande rivincita con quasi ventimila accessi nei tre giorni

Superata anche la prova organizzativa: grazie alla sensibilità dei giocatori arrivati da tutta Italia e alla macchina allestita da ModenaFiere nessun problema per il rigoroso rispetto delle regole anti Covid. Momoli: “Un successo che è frutto di un eccellente gioco di squadra” 


Sfiorato il tetto dei ventimila accessi. Sono arrivati da ogni parte della penisola per giocare. Nella tre giorni più grande d’Italia dedicata al caleidoscopico e sempre sorprendente mondo ludico in migliaia hanno risposto all’invito ad entrare e sedersi per giocare, provando le ultime novità, sfidandosi nei tantissimi tornei organizzati dalle decine di associazioni che ancora una volta hanno dato linfa vitale alla dodicesima edizione di Play Festival del Gioco. Il Festival organizzato da ModenaFiere ha fatto ancora una volta centro riuscendo ad unire il desiderio di divertirsi in modo semplice e intelligente alla creatività imprenditoriale di aziende del settore sempre più prolifiche nella ideazione di nuove proposte.


Il pubblico si conferma molto eterogeneo: i giocatori più piccoli non superavano i 5 anni mentre quelli meno giovani andavano ben oltre i due terzi di secolo. In mezzo di tutto e di più, con una presenza importante di famiglie che si sono sedute attorno a un tavolo per scoprire nuovi giochi, spiegati con passione e gentilezza da hostess o steward delle aziende espositrici o da rappresentanti di associazioni ludiche. 


Per tre giorni il quartiere fieristico di Modena è stato riempito da un’atmosfera serena e gioiosa: grazie alla sensibilità dei giocatori arrivati da tutta Italia e alla macchina allestita da ModenaFiere non si è registrato nessun problema rispetto al rigoroso rispetto delle regole anti Covid.



“Siamo davvero molto soddisfatti perché si è riusciti a ricreare le condizioni ideali affinché i visitatori potessero pensare solo a divertirsi, pur in un contesto assolutamente sicuro. Ora, dopo tre giorni possiamo dire “Si può fare” senza in alcun modo snaturare lo spirito che anima Play sin dalla prima edizione. Mi piace poi aggiungere che anche quest’anno abbiamo avuto molte opportunità per sottolineare che il gioco appartiene ad una dimensione umana che è riduttivo circoscrivere al momento puramente ludico o a una determinata età” ha sottolineato il direttore artistico della manifestazione modenese, Andrea Ligabue.


Soddisfazione che è stata espressa anche da ModenaFiere attraverso le parole del direttore generale Marco Momoli: “Abbiamo lavorato sodo, peraltro con tempi molto ridotti rispetto a ciò che avviene di norma. Nonostante ciò, le cose sono andate per il meglio ottenendo un successo che è frutto prima di tutto di un eccellente gioco di squadra. Anche per questo desidero ringraziare i tanti espositori e visitatori che hanno creduto nel progetto, gli sponsor, le associazioni, le istituzioni e il mio staff.” 


La manifestazione è stata organizzata da ModenaFiere, in collaborazione con Ludo Labo e il supporto di Tre Emme, La Tana dei Goblin e La Gilda del Grifone.

domenica 5 settembre 2021

PlayModena, ultimo giorno

 

ULTIMA GIORNATA A MODENAFIERE PER IL 12ESIMO FESTIVAL DEL GIOCO

Gran finale di Play: tornei, premi e numerosi talk In migliaia oggi per prendersi la “Rivincita” 

Il 5 settembre è il giorno della “Epic” di “Dungeon & Dragons” oltre che del campionato italiano di “Carcassonne”. I principali autori di librigame italiani a tu per tu con gli scrittori in erba per suggerire i loro consigli. Miniature, si consegnano i “Vallejo Painting Awards”.


Dopo un sabato da tutto esaurito che ha visto diverse migliaia di persone di tutte le età entrare negli ampi spazi della fiera di Modena, l’attenzione per la più grande manifestazione dedicata al mondo ludico si concentra sulla terza ed ultima giornata. Anche in questo caso un programma ricco di iniziative per la 12esima edizione di Play - Festival del Gioco, di scena al quartiere fieristico. Domani (domenica 5 settembre), dalle 9 alle 19, come di consueto il Festival organizzato da ModenaFiere proporrà un programma particolarmente intenso per una conclusione in bellezza. In particolare, è prevista una serie di tornei di giochi da tavolo per tutti i gusti, partendo dalla finale nazionale a inviti del medievale “Carcassonne” (ore 13, Padiglione A). Altre sfide riguardano altri titoli particolarmente conosciuti nel settore come “Agricola” (ore 9, Padiglione A) “Terraforming Mars” e “Klask” (entrambi ore 10.30, Padiglione B), “Stone Age” (ore 14, Padiglione A) e “Dubito” (ore 17, Padiglione A). CI sono poi due tornei di “Dust 1947” previsti al Padiglione A alle 10 e alle 15.



Passando agli eventi, la giornata finale di Play è anche quella in cui vengono assegnati i “Vallejo Painting Awards”, dedicati ai migliori pittori nel campo delle miniature. Tre le categorie in gara: grandi dimensioni, miniatura singola e scena d’azione. L’evento dura tutto il giorno e le premiazioni sono previste nel pomeriggio. Al mattino invece appuntamento con i ragazzi del team di Inntale, molto conosciuto su Twitch e sui social, per un talk per parlare delle prospettive legate al gioco di ruolo (ore 10.30, Sala 400). Altro talk è quello delle 14, in Sala 100, avrà come protagonista Andrea Lucca, in arte “Il Rosso”, figura di rilievo nell’organizzazione di eventi e iniziative nazionali legate al gioco il quale, per l’occasione, presenterà il suo progetto “Crystal Saga”. Lo studio di design Mana Project annuncerà le sue novità alle 16 in Sala 100, inoltre Andrea Rossi presenterà tre nuove avventure del gioco “Old School Essentials” con una presentazione alle 13 al Padiglione A. 


Ancora protagonista dell’edizione 2021 di Play è il librogame con numerosi incontri in programma. Thomas Mazzantini, vincitore del premio per il Miglior Librogame 2020 a Lucca ChaNGes, presenta la nuova creazione “Fausto & Furio” (ore 12, Sala Moreno), Valentino Sergi illustrerà il suo “Horror Gamebook. Sfida alla Morte Rossa” (ore 10, Padiglione D - segue firmacopie alle 13). Mauro Longo e Francesco Di Lazzaro incontreranno gli scrittori in erba per suggerire i loro consigli (ore 12, Padiglione D), inoltre Di Lazzaro alle 10 condurrà un incontro su come ideare e progettare un librogame alle 10 in Sala Moreno. 



Gli appassionati della fortunata serie “Dungeons & Dragons” troveranno nel terzo giorno della manifestazione ancora eventi dedicati: è sempre Andrea Rossi il protagonista grazie all’incontro che terrà alle 10 in Sala 100 per approfondire il ruolo del “dungeon” in modo da suggerire accorgimenti per meglio gestire le partite. A seguire l’attesissimo evento con la sfida Epic, che richiamerà appassionati da tutta Italia: l’inizio è fissato per le 14 in Sala 400: quattro le ore di tempo a disposizione per sfidare il boss finale, grazie alla collaborazione tra tutti i giocatori. L’evento avrà un prologo alle 12 con l’incontro in Sala 100 con l’esperto di D&D Christian Bellomo, conosciuto con lo pseudonimo “Zoltar” e autore del sito sageadvice.eu.


Tra i workshop formativi previsti domani abbiamo la terza e ultima sessione di creazione di costumi in cuoio per i giochi di ruolo dal vivo tenuta dal costumista con esperienze hollywoodiane Gabriele Stazi, in arte “The Leprechaun” (ore 10, Padiglione E), la conferenza “Dal costumista al larper” su analogie e differenze con il settore cinematografico (ore 14, Sala Moreno) sempre a cura di Stazi e infine un incontro promosso da Federludo e dedicato alle associazioni sul tema della comunicazione efficace (ore 12, padiglione B). 


A fare da corollario le tantissime sessioni di gioco libero organizzate dai vari espositori e associazioni presenti oltre a una vasta mostra mercato in cui tutti gli appassionati potranno trovare anche i pezzi più ricercati e particolari per arricchire le proprie collezioni.


La manifestazione è organizzata da ModenaFiere, in collaborazione con Ludo Labo e il supporto di Tre Emme, La Tana dei Goblin e La Gilda del Grifone. Il programma completo è disponibile sul sito web della manifestazione www.play-modena.it.