Dopo le ultime performance
non proprio all’altezza degli esordi
il ciclo del Daredevil di Mark Waid
si risolleva sul finale. Il volume conclusivo costa ben 22 euro, “giustificati”
dalla presenza di 9 comic book invece dei soliti 6 o 7. In proporzione mi pare un
po’ esagerato come aumento, forse la collana non vendeva benissimo, ma magari
Nona Arte seguisse l’esempio della Panini e si decidesse a pubblicare quel
benedetto decimo volume conclusivo dell’integrale di Barbarossa anche a costo di farlo pagare un po’ di più.
Tornando a Devil, la costante di
questo volume sono delle idee piuttosto strampalate o poco credibili narrate
però con grande classe da Mark Waid, che crea delle belle scenette infarcendole
di dialoghi stupendi.
Il primo arco di due capitoli
vede il vecchio Stunt-Master (prima villain
e poi buono, se ho capito bene) rivolgersi a Matt Murdock per una questione di
copyright, visto che un giovane motociclista acrobatico si sta esibendo con il
suo nome lucrandoci sopra. Inizialmente sono rimasto sorpreso che la Marvel
abbia fatto passare un soggetto del genere, con un caso che ricorda molto la
rapacità con cui la casa editrice ha sfruttato idee altrui e oltretutto con una
multinazionale, la Leveron, che richiama sin troppo la Revlon proprietaria
della Marvel per un periodo (forse ancora oggi?). Ma la realtà è diversa da
come appare, e il vero piano tanto arzigogolato da risultare assurdo. Anche
Samnee non deve averlo capito bene, visto che certi elementi che avrebbero
dovuto essere resi in un certo modo non lo sono stati. Dopodiché si passa a un
gustoso intermezzo in cui l’ultima fiamma di Matt Murdock ha un ruolo di
rilievo, mentre vengono poste le basi per il ciclo conclusivo.
In questi ultimi cinque episodi
Matt Murdock esce definitivamente allo scoperto agendo anche come avvocato con
il nome di Devil (!) e adottando appositamente un nuovo costume un po’
pacchiano. Per il gran finale tornano molti dei personaggi già visti in
precedenza: Sudario, Ikari, il nuovo Gufo e persino un redivivo Kingpin. Il
motore di questi capitoli è l’imbarazzo generato dalla diffusione sugli
strumenti telematici di informazioni confidenziali sulla vita di Matt Murdock e
soprattutto delle sue conoscenze che adesso diventano bersagli.
Come intermezzo viene inserito
l’episodio speciale 15.1, in cui la scrittura dell’autobiografia di Matt
Murdock (a opera del ghost writer Foggy Nelson) ha un ruolo tale, ma è l’unica
occasione, da giustificare il titolo del volume. Come sceneggiatori vengono
indicati anche Marc Guggenheim e lo stesso Samnee oltre a Waid, per fortuna la
maggior parte dei disegni sono affidati a Peter Krause: la storia più lunga
mostra delle curiose somiglianze con il meccanismo da cui parte il romanzo di
Gianrico Carofiglio appena uscito (ma chissà quanti altri casi simili ci
saranno stati), l’altra è più canonica.
Nel complesso Waid ha chiuso il
suo ciclo con classe e abilità, sfruttando bene gli elementi che egli stesso
aveva introdotto. Soprattutto, ha reso tollerabili delle idee balzane grazie
alle sue capacità di affabulatore. Peccato per il finale piuttosto sdolcinato.
Chris Samnee ha fatto ben sperare
nei primi due episodi, disegnati decisamente bene. Purtroppo è stato un fuoco
di paglia ed è tornato presto a disegnare i suoi pupazzetti stilizzati. I colori
sono di Matthew Wilson, che lavorando su Krause ha scelto degli assurdi effetti
“sporchi” forse per sottolineare che la storia si svolgeva in un passato
remoto.
