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domenica 9 novembre 2025

Comics & Science 002/2025: The Time Travel Issue

Trovo che questa sia stata un’annata molto positiva dal punto di vista della qualità fumettistica per il meritevole progetto Comics & Science, anche se forse (per quanto ho potuto vedere io) non premiato dall’affluenza di pubblico che avrebbe meritato – proprio nell’anno in cui il progetto si è sdoppiato anzi triplicato su altri fronti tramite La Revue. Comincio la ricognizione da questo che costituisce il primo esempio di una nuova linea ideata per un pubblico più giovane del solito, ma ovviamente godibile anche dai lettori attempati: la linea «Kiz».

Introdotta nientemeno che da Herbert G. Wells, Davide La Rosa e Francesco Matteuzzi confezionano una storia scatenata in cui il nonno inventore di casa Fermat ne combina una delle sue attivando la macchina del tempo: ai due nipotini toccherà porre rimedio all’onda lunga che la sua scelleratezza ha generato (la loro scuola ha già cambiato nome, visto che è stato “sovrascritto” che fu Neil Armstrong ad andare sulla luna). Di certo le strumentazioni tecnologiche in uso dai tre sono dei McGuffin sin troppo miracolosi, ma d’altra parte era necessaria una parte “magica” per giustificare il cameo di Alexander Fleming e le spettacolari sequenze di lotte a livello microscopico. Dalla Muffa alla Luna rappresenta la storia ottimale per questa collana: una trama densa e ben congegnata che non espone i concetti che vuole diffondere quanto utilizzarli come meccanismi narrativi, inanellando nel mentre sequenze divertenti.

Mattia Di Meo disegna in maniera molto originale, ha uno stile troppo squadrato per poter essere definito cartoonesco ma le radici sono quelle: dalla biografia leggo che esordì sul fumetto di Adventure Time.

Come di consueto, gli autori vengono intervistati (da Francesca Agrati) mentre Amedeo Balbi ci disillude diffusamente sulla possibilità reale di viaggiare nel tempo. Agnese Sonato tesse l’elogio dell’errore come metodo di apprendimento (ma più che altro parla della casualità che agevola le scoperte), i Rudi Mathematici approfondiscono la figura di Pierre de Fermat ricordando la sua abitudine di scrivere direttamente sulle pagine dei libri (non avendo spazio a disposizione per farlo il suo teorema più famoso sarebbe stato dimostrato solo nel 1994!) e Gabriele Bianchi propone tra esempi pop e ironia una casistica di possibili conseguenze sull’effettiva possibilità di modificare la Storia.

Come di consueto le rimanenti parti a fumetti sono appannaggio di Walter Leoni che fa faville con le sue interpretazioni dei viaggi nel tempo e da Davide La Rosa autore completo che si concede della ferocia autoironia.

Un ottimo numero, insomma, peccato per i refusi che spuntano qua e là.

domenica 30 luglio 2017

I Grandi della Scienza a Fumetti 4: Cosmicomic - Gli Uomini che scoprirono il Big Bang

Il nuovo volume della collana è il più smilzo, ma anche quello che fa un uso più efficace del linguaggio del fumetto. Cosa ancora più sorprendente se consideriamo che l’autore dei testi, l’Astrofisico Amedeo Balbi,  non è uno sceneggiatore professionista.
Cosmicomic è la storia di Arno Penzias che dal 1964 insieme a Robert Wilson cerca di capire a cosa sia dovuto un rumore di fondo inspiegabile captato dall’osservatorio radioastronomico di Bell Laboratories. Il fumetto è strutturato un po’ come un musical, in cui vengono fatti sfilare i principali autori delle teorie che contribuiranno a determinare quello che il lettore sa già o intuisce dal titolo, ovvero che quel suono misterioso altro non è che l’interferenza residua del Big Bang, il suo segnale fossile (scoperta che varrà a Penzias il Premio Nobel).
La gestione dei tempi è perfetta e il ritmo è molto coinvolgente grazie (ad esempio) al calibrato alternarsi di vignette mute e parlate. Dei personaggi, anche quelli più autorevoli come Albert Einstein, non vengono inoltre taciute le piccole meschinità.
Per quel che riguarda i disegni di Piccioni… dunque, la sintesi è senz’altro la sua cifra stilistica, ma qui non ha gli acquerelli ad abbellire le sue tavole e le sue vignette sembrano fotogrammi di quei cartoni animati minimalisti che vanno di moda oggi. A volte la sua sintesi è perfetta e con due segni in croce azzecca l’espressione giusta o rende perfettamente l’idea di un movimento o di un’emozione, ma altre volte sembra che abbia buttato su frettolosamente il lavoro (tra l’altro anche lui disegna mani con sei dita). In un fumetto di questo tipo in cui il testo deve essere preponderante non è un grave problema, e sicuramente c’è chi ha fatto peggio di lui, ma è un peccato che Piccioni non sia riuscito a mantenere uniforme la qualità per tutto il volume.
Pur con “solo” 120 pagine di fumetto, Cosmicomic è uno dei volumi migliori della collana, forse proprio il più riuscito. Tra l’altro I Grandi della Scienza a Fumetti sta offrendo una bella sorpresa dietro l’altra, spero che la qualità si mantenga ancora così elevata.