Visualizzazione post con etichetta Andrea Pazienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Andrea Pazienza. Mostra tutti i post

sabato 9 settembre 2023

Funny Wikipedia

 

...in pratica hanno preso per buono quello che diceva in una sua scherzosa nota biografica! Dubito si chiamasse veramente così avendo già un fratello di nome Michele. Per fortuna non hanno riportato che è morto nel 1984 come (vado a memoria) diceva sempre in quel frangente.

lunedì 18 novembre 2019

Image 1, 2 e 4

Ah, che bello avere amici che devono liberare la casa delle vecchie riviste e le passano a me. Da quello che ricordo e dalla lettura delle riviste stesse, questa Image edita da Glittering Images/Stefano Piselli dovrebbe essere la versione professionale della fanzine omonima. A dispetto del titolo, l’attenzione non era posta esclusivamente alle immagini (fotografiche, dipinte, aerografate, ecc.) preferibilmente un po’ erotiche ma molto spazio era dedicato anche al cinema e al fumetto, con interessanti articoli di approfondimento.
Per l’epoca, la fine del 1983, il prezzo era spropositato, per quanto venisse dichiarato che la tiratura era limitata: 8.000 lire, quando la rivista Corto Maltese uscita praticamente in contemporanea ne costava 3.500, gli Albi di Frigidaire si vendevano a 4.000 lire e un albo bonelliano a 900. E il 4 di Image toccava quota 10.000 lire, forse già raggiunta con il numero precedente!
Il formato è extralarge, le pagine (patinate) sono 48 in bianco e nero più un inserto centrale in cartoncino inserito nella numerazione che presenta anche immagini a colori. Questo «magazzino di immagini e visioni» (i redattori erano ironici o pensavano veramente che “magazine” si traducesse così?) aveva la pessima abitudine di offrire scorci sommari di vari universi grafici senza preoccuparsi della loro completezza, così ad esempio venivano pubblicate, ridotte di formato e a 4 per pagina, solo alcune delle 24 tavole che componevano un fumetto di Tardi, oppure una selezione molto limitata di illustrazioni di Antonio Lopez. Sicuramente sarà stato anche un sistema per ovviare a problemi di diritti, ma tanta frammentarietà, non la stessa ma simile a quella che ho riscontrato nel più recente Linus, mi lascia sempre insoddisfatto. D’altra parte questi “assaggi” erano anche la caratteristica di un più noto prodotto Glittering Images, la rivista di lusso Diva.
Image vantava però anche dei fumetti completi, solitamente tratti dalle riviste della E. C. Comics degli anni ’50, e una parte redazionale molto curata, con (tra le altre cose) un’attenta panoramica sul fenomeno emergente della Linea Chiara e puntuali cronologie di film polizieschi e fantahorror di serie B. Peccato che nell’introduzione dei fumetti i redattori finissero quasi sempre per anticipare il finale! E francamente l’entusiasmo che dimostravano per Bernie Krigstein mi pare esagerato, soprattutto se pensiamo che nelle stesse pagine venivano ospitati lavori di Frank Frazetta e di Alex Toth.
Un bel tuffo negli opulenti anni ’80, quando non serviva il computer per inanellare refusi (e qui ce ne sono…), con punte di tenerezza e rabbia quando Andrea Pazienza nell’intervista sul numero 1 dice che Frigidaire avrebbe potuto avere più successo anche se con le sole 30.000 copie che vendeva riusciva comunque a vivacchiare…

mercoledì 21 agosto 2019

giovedì 29 novembre 2018

Linus 11/2018

Tra una cosa e l’altra riesco a parlare dell’ultimo Linus di Igort solo adesso, quando il prossimo uscirà tra pochi giorni…
Era già presente allo stand Oblomov di Lucca, ovviamente, ma io l’ho preso qualche giorno dopo, in tempo per elaborare l’impressione funesta che campeggiava sulla copertina. Alla fine ho deciso che Jack Kirby non bastava ad allontanarmi dalla testata, tanto più che veniva promesso anche dell’Andrea Pazienza inedito.
Il numero novembrino di Linus alla fine è stato una lettura più che piacevole, considerata la rotazione un po’ casuale delle serie sulla testata credo di essere stato fortunato. Grandiosi come sempre i classici Peanuts, Calvin & Hobbes, Little Nemo (stavolta non si avverte poi molto la necessità di un formato più grande) e Copi; ho letto persino Barnaby, anche se probabilmente devo avere già queste strisce da qualche parte: carino, anche se sempre decisamente anodino.
Per giustificare il sopratitolo del mese, Igort ha commissionato due storie brevi (ma proprio brevi: due tavole a testa) a Fior e Bacilieri: la prima è una tranche de vie probabilmente autobiografica, che mi tornerà utile per i Fumettisti d’Invenzione, la seconda è un tristissimo spaccato metropolitano magnificamente retinato al computer.
Due le nuove proposte: Elisa Macellari scrive e disegna Il primo uomo sulla terra, quattro tavole che avrebbero reso di più come racconto illustrato che non come fumetto; Tom Gauld coi suoi Literary Cartoons inanella una perla di raffinato umorismo dietro l’altra, e chi se ne frega se i disegni non sono proprio accattivanti.
Per il resto, i “soliti noti” si mantengono pressoché stabili. Richard Short col suo Klaus ogni tanto colpisce in pieno il bersaglio mentre altre volte lo manca, Tonetto racconta con Rufolo una barzelletta un po’ troppo diluita, la InkSpinster di Deco accenna a decollare solo occasionalmente.
Quello che per me è il meglio della rivista si conferma tale: la Marzocchi infittisce la trama de Il mondo di Niger, Merendino di Mò è simpaticissimo (qui poi è presente con un’unica storia lunga) e Perle ai porci è sempre corrosivo e divertentissimo. Stavolta ho apprezzato persino I quaderni di Esther, in cui Sattouf ci mostra la protagonista che si sta ormai affacciando all’adolescenza.
Unica delusione tra le serie, per quanto relativa, è stata Jopo de Pojo: Joost Swaarte non riesce a gestire bene la dimensione della storia “lunga” di 16 pagine, e si inventa una situazione assurda dietro l’altra pur di far procedere la storia, che non ha neanche una vera trama e che non è sempre divertente come probabilmente vorrebbe essere. Ma forse a leggerlo nel 1974 questo episodio sarebbe sembrato geniale.
Questo per quel che riguarda la parte a fumetti, quella scritta si mantiene costante a un livello quanto meno interessante (piuttosto toccanti i due racconti di questo numero, Titipu di Andrew Sean Greer e Sara di Viola di Grado).
E la promessa e la minaccia che campeggiavano in copertina? Di Pazienza vengono presentate due gigantesche tavole a fumetti orizzontali dell’epoca del Liceo Artistico: strepitose. La brossura di Linus ne penalizza la lettura a meno che non si voglia proprio spalancare la rivista (oltretutto sono state inserite tra le primissime pagine) ma viste le dimensioni non si sarebbe potuto fare diversamente – poi magari tra qualche anno la Cosmo le ristamperà in formato bonellide. Il Kirby inedito sono in realtà i bozzetti per il film mai realizzato Lord of Light, alla base della storia di Argo di cui Barry Ira Geller racconta genesi e retroscena. Tra testo e immagini sono ben 11 pagine, ma passano in fretta.

martedì 5 giugno 2018

«navigazioni a vista»

Rubo il sottotitolo di un articolo di Valerio Bindi come metafora dell’impressione che mi ha dato questo secondo numero di Linus firmato Igort, uscito con una copertina mimetica che me lo ha fatto individuare per caso solo oggi.
Col numero precedente ho colto una scarsa continuità, anche se una politica editoriale comune si può comunque vagamente cogliere. D’altra parte lo stesso Direttore nell’editoriale parla della flessibilità del menabò a seconda delle richieste dei lettori, e anticipa novità o recuperi che compariranno nel prossimo futuro. Ciononostante, l’impressione che si navighi a vista rimane, con l’unica costante (dannazione) del manga finale.
L’omaggio a Pazienza è decisamente il pezzo forte della rivista: oltre agli interventi scritti di Massimo Zamboni e Ivan Carozzi (decisamente telegrafico il secondo) viene riproposta Sogno e Giuseppe Palumbo disegna da par suo, cioè splendidamente, una sceneggiatura che Pazienza pensò come esercizio da far fare ai suoi studenti della Zio Feininger. Ulteriori dettagli (e una parziale realizzazione) de Il Mare d’Inverno si possono trovare qui. Paolo Bacilieri e Davide Toffolo omaggiano Pazienza con due fumetti di sole due tavole l’uno, che non si limitano a essere dei grandissimi virtuosismi ma offrono in uno spazio limitato molte suggestioni e spunti di riflessione. Entrambi, per motivi diversi, sono veramente emozionanti. L’omaggio di Tuono Pettinato è lungo il doppio ed è divertentissimo.
Archiviati i Peanuts e Calvin & Hobbes d’ordinanza (eccellenti), si continua a pubblicare Kin-der-Kids di Feininger che necessiterebbe di un formato più grande e Il Cammino della Cumbia di Toffolo. Non ho ancora letto tutti gli articoli, ma tra i vari interventi si segnalano lo Gnommero di Paolo Interdonato e Mirror Shades di Sergio Brancato. La parte letteraria di questo numero viene occupata da un racconto di Scerbanenco illustrato da Manuele Fior. Da quel che ho potuto leggere finora, la politica di brevità e concisione per la parte scritta evocata nell’editoriale sta dando ottimi frutti. Continuano le rubriche a cura di Moccia, Sist, Fornasiero, ecc.
Per quel che riguarda i fumetti, vengono recuperate a sorpresa delle strisce della precedente gestione: peccato che accanto alla divertentissima Perle ai Porci siano state “graziate” quelle che mi piacevano di meno, I Quaderni di Esther e Doonesbury – che tecnicamente non sono nemmeno strisce. Art Spiegelman, forte del suo premio Pulitzer per Maus oltre che autore di Little Lit e altri raffinati esperimenti, si diverte a declinare Jeff & Mutt nelle combinazioni più suggestive, arrivando a trasformarli nel corrispettivo italiano di “Letame & Sborra” che rappresenta il vertice della sua produzione qui rappresentata.
Di Nicoz vengono pubblicate alcune pagine, fortunatamente poche, dei suoi diari Moleskin, anzi MOMeskin: decisamente non il mio genere. Leila Marzocchi offre un nuovo sviluppo del suo Niger nel formato della striscia: il risultato è molto simpatico, ed è lodevole come l’autrice non solo trovi sempre la battuta giusta senza mai ripetersi o girare a vuoto (inventarsi una trovata per striscia è una sfida immane) ma riesca anche a costruire una trama coerente di fondo. Trattandosi però di strisce, la cui natura lapidaria porta inevitabilmente il lettore a dare molta attenzione all’aspetto grafico, avrebbe potuto curare di più i disegni.
Per concludere, 25 (diconsi venticinque) tavole di un manga, anzi gekiga, a firma Yoshihiro Tatsumi: La Donna di Yanagase. Se il povero Feininger risulta parecchio costretto nel formato di Linus, Tatsumi al contrario viene penalizzato dall’ingrandimento delle sue tavole, chiaramente pensate per una pubblicazione molto più piccola. La storia, basata più che altro sulla suggestione e sul non detto, non è affatto male ma come disegno Tsuge mi sembrava migliore, il che è tutto dire.
Si naviga a vista, appunto. Con la speranza di non dover incrociare altri manga sulla rotta.

giovedì 12 maggio 2016

Curioso...

...proprio l'altro giorno mi chiedevo come mai dopo la prima apparizione su uno dei primissimi Corto Maltese la storia breve a colori di Pazienza e D'Angelo Shishna Pagna non fosse mai stata ristampata in volume; o almeno, non che a me risulti: pensavo di chiedere lumi qui sul blog.
Repubblica mi ha anticipato (v. sommario del volume 9).