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mercoledì 14 agosto 2024

Batman/Deathblow

Da quanto apprendo da internet, Deathblow sarebbe stato un tentativo da parte del già tamarrissimo Jim Lee di nobilitare la sua opera con influssi di… Frank Miller! Roba da scriverci monologhi comici per Zelig, ma hai visto mai che Azzarello riesce a salvare pure una roba del genere? Con Batman di mezzo, poi, potrebbe non essere tanto difficile. E infatti ce la fa.

Due linee temporali si intrecciano. Dieci anni prima della storia portante Deathblow, un soldato gigantesco impegnato in operazioni governative segrete, è a caccia di un uomo nella Chinatown di Gotham City. Nel presente Bruce Wayne perde un amico a causa di una combustione inspiegabile: la vittima è lo stesso agente che anni prima coordinava il Deathblow, titolo che identifica un agente preposto a operazioni speciali. Nel mentre viene rinvenuta una mano mozzata e affiora anche un “biglietto da visita” che identifica proprio Deathblow.

Anche se c’è di mezzo un pirocineta, bersaglio ma a sua volta anche cacciatore, questa miniserie ha poco di supereroistico. Azzarello scava negli affari sporchi delle agenzie di spionaggio e controspionaggio tra finte piste, doppi giochi e pedine usate e gettate via senza troppe cerimonie. L’alternanza dei piani temporali rende incalzante il ritmo e il fatto che Deathblow sia ufficialmente morto dona un bel tocco di originalità a questo cross-over in cui i protagonisti titolari non si incontrano mai (cosa che però fece anche Warren Ellis con Authority e Planetary). Un paio di colpi di scena ben assestati sul finale rendono la storia ancora più originale e riuscita. Ottimi i dialoghi, anche se Azzarello ha giustamente preferito ogni tanto lasciar “parlare” i disegni, con tavole mute dove Bermejo ha potuto esprimersi al top. Mi resta un dubbio: se effettivamente Deathblow è morto e Batman ne assume il ruolo alla fine, da dove era spuntato il suo “biglietto da visita” all’inizio?

Forse una conoscenza meno superficiale della mia degli universi DC e WildStorm avrebbe reso la fruizione ancora più piacevole, ma già così la storia è una bella lettura.

Com’era lecito aspettarsi, i disegni di Lee Bermejo sono molto buoni. Occhio, però: molto buoni e non ottimi perché tende a disegnare i personaggi con dei mascelloni, in particolare proprio Bruce Wayne, e contorni e dettagli hanno sempre una certa impronta squadrata, quasi geometrica. Ma forse parte della responsabilità ce l’hanno i vari inchiostratori che lo hanno supportato: Tim Bradstreet, Peter Guzman, Richard Friend e Mick Gray. In ogni caso i panorami urbani, le scene di massa, i particolari di mezzi ed edifici rimangono spettacolari.

Molto buono anche il lavoro del colorista Grant Goleash, a sua volta aiutato da José Villarubia, che restituisce una coerente atmosfera noir pur se anche lui a volte usa delle campiture geometriche.

lunedì 18 luglio 2016

Il Figlio di Superman

Resistere alle sirene dello sconto del 25% è ancora più difficile se in origine il volume scontato era vagamente lussuoso e a un prezzo apparentemente conveniente (un cartonato a 13,95€).
Il Figlio di Superman è un elseworld (credo) in cui si immagina che Superman abbia avuto un figlio con Lois Lane, diventata sceneggiatrice hollywoodiana, e che Superman sia morto a seguito di una missione in Europa anni prima. L’intensificarsi delle radiazioni solari attiva i poteri dell’adolescente Jon, che viene cooptato dai terroristi che si fanno chiamare “Supermen” per indagare sulla vera sorte di suo padre.
Il fumetto risale al 1999, quindi prima dell’11 settembre, e si poteva ancora parlare di terrorismo –  anche in maniera leggera e mostrando addirittura un po’ di simpatia verso i terroristi. Howard Chaykin e il suo sodale David Tischman adottano il piacevole stile cinicamente sarcastico per cui è conosciuto l’autore di American Flagg, ma per fortuna il ritmo sincopato tipico delle sue sceneggiature è concentrato tutto all’inizio e la storia scorre molto fluida tra intrighi, colpi di scena e sequenze umoristiche. Oggigiorno fa uno strano effetto leggere in un comic book delle didascalie in terza persona, e sicuramente anche nel 1999 non era più una cosa comune.
Jon scoprirà il vero destino del padre trovandosi coinvolto in un complotto di proporzioni enormi, che contempla anche il presidente Lex Luthor e la Justice League ancora attiva pur se composta principalmente da membri alquanto maturi – Batman ovviamente è sempre il più figo, ma pure Wonder Woman fa un figurone. L’attenzione del lettore viene mantenuta viva da una raffica di rivelazioni e colpi di scena che si alternano ai momenti da situation comedy. Curioso notare come il futuro immaginato da Chaykin e Tischman, che sarebbe il nostro presente, non sia poi così lontano dalla realtà attuale.
I disegni di Williams III & Gray, per quanto molto buoni, inizialmente non mi hanno impressionato molto (la coppia ha lavorato anche con Alan Moore, per dire) ma trattandosi di un fumetto di quasi vent’anni fa è ovvio che non avessero ancora raggiunto la loro maturità odierna.
In definitiva Il Figlio di Superman mi sembra un fumetto quantomeno molto simpatico, anzi mi sbilancio a dire che sia un piccolo gioiellino.