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martedì 12 maggio 2026

Michel Vaillant Leggende 4: La Corsa del Secolo

Nuovo spin-off della serie storica di Michel Vaillant dopo quello dedicato al capostipite Henri. Inizialmente pensavo che si trattasse di cronache di corse famose con Michel a fare da commentatore ma a quanto ho visto si tratta invece di riletture di episodi classici della saga inseriti con maggiore fedeltà storica negli eventi che fecero da cornice.

Alessandro/Cosmo è partito chissà perché direttamente dal quarto volume che riguarda la 24 Ore di Le Mans del 1967. Si vede che fu così importante da meritarsi il soprannome del titolo. Dopo gli scontri che in precedenza hanno visto primeggiare Ford e Ferrari, Henri Vaillant vuole fare il salto di qualità e gareggiare anche lui contro i colossi del settore. La prima ventina di pagine (su 52) serve a riassumere la situazione delle corse e la preparazione della Vaillant anche con la gara Nascar di Daytona, dopodiché ci sono pagine su pagine di prove, preparazioni, guasti e incidenti. Grazie al cielo verso la fine Denis Lapière introduce il sospetto di un sabotaggio ai danni della scuderia che mette un po’ di pepe a una storia che, da quanto ho capito, ha come scopo principale quello di rielaborare alcuni episodi classici, magari citandoli solo nei dialoghi. Nel finale abbiamo la rivelazione dell’identità del nemico nell’ombra, un villain classico della serie.

Il testo potrebbe interessare gli appassionati di corse automobilistiche o di Michel Vaillant, non fosse che i disegni di Vincent Dutreuil non sono per niente adatti a questo fumetto. Rispetto alle sue altre prove sulla serie moderna è irriconoscibile. Il suo tratto si è fatto pastoso e a volte diventa proprio grezzo, soprattutto quando cerca di dare corpo ai disegni con dei tratteggi che però sono confusi e pasticciati. Non che il resto sia tanto meglio. È evidente (tanto più che è dichiarato anche nelle gerenze come piccolo quiz per il lettore) che sia partito da immagini tratte dai vecchi volumi di Michel Vaillant. Purtroppo le sue interpretazioni sono inquinate da pennellate grasse e imprecise che rendono “sbagliati” soprattutto i primi piani. Evidentemente ha copiato certi disegni senza ricalcarli, così in una vignetta Michel o Jean-Pierre o Steve Warson sembrano più grassi che in quella precedente, o hanno un naso differente, o una smorfia sbagliata sul volto, o un mento sproporzionato. Le espressioni sono del tutto assenti o peggio ancora incongruenti: c’è chi sorride davanti a un evento drammatico, chi rimane impassibile dopo una notizia importante e così via. I personaggi di contorno, poi, cambiano volto di vignetta in vignetta, e a volte il loro aspetto è già ridicolo in partenza. Non mi pronuncio sulle automobili, ma anche lì le pennellate di Dutreuil si staccano nettamente dalla meccanica eleganza degli assistenti che le disegnavano, né sfondi e dettagli sono poi molto elaborati. La colorista Isabelle Charly non può fare praticamente nulla per metterci una pezza.

Forse questo è il vero stile di Dutreuil ed è stato costretto ad adattarlo a quello sottile ed elegante di Graton (che fa anche una comparsata nella storia) ma possibile che nessuno alla Dupuis si sia accorto del pastrocchio che stava venendo fuori? D’altra parte se in patria questa serie è arrivata al quarto episodio evidentemente un minimo di successo lo avrà avuto. I non rari refusi rendono la lettura ancora meno gradevole.

sabato 28 maggio 2022

Michel Vaillant Nuova Stagione 10: Pikes Peak

Questo decimo volume della Nuova Stagione di Michel Vaillant è probabilmente il migliore, anche in virtù del fatto che è autoconclusivo pur essendo inserito nella continuity della saga.

Mentre Françoise è a Macao per concludere un accordo commerciale, gli strateghi della Vaillante pianificano di ridare lustro alla scuderia partecipando all’unica corsa che non abbia ancora vinto, perché non vi ha mai partecipato: quella di Pikes Peak che si svolge negli Stati Uniti tra tornanti micidiali e altitudini vertiginose. Michel parteciperà con la X-Pikes, una vettura dedicata al fratello deceduto che ricorda la sua identità di pilota mascherato. Le prove nel tragitto sono assai pericolose perché non ci sono transenne a delimitare i bordi delle strade, e oltre ci sono burroni a strapiombo; e questo non è tutto: a mettersi contro Michel Vaillant ci sono anche fastidiosi imprevisti e l’ostracismo del rivale Bob Cramer (forse un po’ macchiettistico) e un po’ di tutto l’ambiente yankee. Questo offre il destro per alcune gustose scenette sulla differenza tra Stati Uniti ed Europa.

Pikes Peak si legge tutto d’un fiato, per l’incalzante ritmo della vicenda ma anche a causa della velocità insita nella struttura della serie che presenta poche vignette per tavola, e spesso si abbandona a panoramiche o a sequenze mute all’interno degli abitacoli.

Benéteau e Dutreuil fanno un ulteriore passo avanti e con il loro stile sintetico riescono a rendere i personaggi estremamente espressivi e a offrire a ognuno un proprio volto personalizzato e identificabile, probabilmente essendosi ispirati a persone reali. Sui veicoli non mi pronuncio ma non ho dubbi sul fatto che siano il top a disegnarli. Unica pecca: dopo aver sfogliato il terzo episodio mi è sembrato che la loro interpretazione di Carole non fosse troppo rispettosa di quella di Bourgne. Ma mi sono anche accorto che i colori di Antoine Lapasset sono molto migliori rispetto a quelli dei primi volumi.

Pur essendo godibile a se stante (mutatis mutandis, un corrispettivo de L’uomo dalla stella d’argento nella saga di Blueberry), Pikes Peak è impregnato della continuity della saga e oltre a sviluppare qualche situazione precedente ne introduce probabilmente altre: Steve Warson tornerà a correre e le sue dichiarazioni di abbandonare la politica verranno rese pubbliche? Le minacce di Bob Cramer si concretizzeranno? Il crampo di Françoise è il sintomo di una malattia?

Dopo sette anni a 16,90 euro la collana subisce un aumento di prezzo che adesso sale a 18,90.

sabato 7 agosto 2021

Michel Vaillant Seconda Stagione 9: Duelli

La rediviva scuderia Vaillante partecipa al World Rally Championship, ma la preparazione dei piloti e dei navigatori è turbata dalla fame di successo di Daniel Farid, secondo della squadra dopo Michel che non vuole assolutamente rimanere tale e lo sfida apertamente. Con Michel e Daniel sembra che Lapière abbia voluto contrapporre un vecchio mondo delle corse (e non solo delle corse, forse) a quello moderno, visto che Daniel è fanatico dei selfie ed è estremamente social.

Nel mentre la causa contro la Vaillante intentata chissà quanti numeri fa da Dasz si risolve a favore dei nostri eroi, ma purtroppo la lieta novella dà quasi il colpo di grazia al cuore già provato del capostipite Vaillant.

Duelli si sviluppa con la solita fisiologica attenzione ai tempi dei piloti e alle descrizioni delle condizioni delle piste (da quelle ghiacciate a quelle riarse), per me è quasi arabo ma devo dire che alla fine si fa l’orecchio ai termini tecnici e la trovata meteorologica finale fa salire la suspense. Nel corso delle varie tappe del WRC Michel perde il suo copilota (ispirato a una donna realmente esistente, come evinciamo dai ringraziamenti) e a sostituirla arriva nientemeno che Steve Warson, ben contento di abbandonare i suoi asfissianti impegni politici per tornare a correre. Questo ultimate Warson un po’ new age aiuterà anche Michel a superare il trauma della perdita del fratello. Alla fine tutto si risolverà per il meglio, con tanto di un paio di colpi di scena ben piazzati. E potrebbe essere risolto definitivamente, visto che dopo anni e anni di stretta continuity arriviamo finalmente a un punto fermo – ma è ovvio che la saga continuerà. Resto comunque dell’idea che delle uscite più ravvicinate avrebbero reso più godibile questa Seconda Stagione, tanto più che molte tavole sono risolte con panoramiche e dettagli delle automobili in gara, senza dialoghi e senza che la trama si sviluppi in maniera che non sia descritta poi con i dialoghi. È anche questo il bello di Michel Vaillant, ovviamente, ma così la lettura (per chi non sta lì a rimirarsi i vari modelli di auto, almeno) è un po’ più veloce di quella di un albo “normale”.

In questo episodio i disegni mi hanno convinto un po’ meno del solito. Non parlo di quelli di Benjamin Benéteau che come al solito ha curato i veicoli, ma di Vincent Dutreuil che ha inchiostrato le figure umane senza modulare molto il tratto, così che a volte possono risultare un po’ statiche o freddine, quindi anche i pochi spunti umoristici (Michel che se la ridacchia sotto i baffi perché il padre deve fare cyclette) perdono forza. Nulla di grave, comunque, e questo nono episodio è molto godibile a livello grafico, anche grazie ai colori di Antoine Lapasset.

domenica 27 dicembre 2020

Michel Vaillant Nuova Serie 8: 13 Giorni

I tredici giorni del titolo sono quelli che ha a disposizione Michel Vaillant per prepararsi a partecipare al Gran Premio di Francia. Inizialmente riluttante, accetta l’invito di Cyril Abiteboul e così affronterà la gara coi colori della Renault. Le didascalie che scandiscono lo scorrere del tempo fanno montare la giusta tensione nel lettore che accompagna Michel nei suoi allenamenti sotto la supervisione di professionisti inaspettati (pare che un pilota di Formula 1 finisca in apnea più volte nel corso di una gara) e con strumentazioni quasi fantascientifiche a testimonianza dello scrupoloso lavoro di documentazione di Lapière e Graton junior. Oltre al lavoro per recuperare la forma, prendere confidenza con la nuova vettura e calibrarne i parametri Michel dovrà anche affrontare l’opinione pubblica e gestire un po’ di public relations. La narrazione procede spedita con qualche rarissimo (e gradito) tocco di ironia nei dialoghi e citando addirittura la preistoria di Michel Vaillant col suo passato di trombettista dilettante. Oltre a questo, sfilano una pletora di marchi realmente esistenti e di personalità del mondo reale (ho dovuto fare qualche ricerca su internet per capire chi fosse quel Cyril), motivo per cui all’inizio dell’episodio è stato messo un disclaimer a riguardo. Finché si arriva al Gran Premio, il momento più atteso dagli appassionati e quello più noioso per me. Il finale è decisamente buono; ovviamente la saga andrà ancora avanti (Michel deve riscattare il marchio Vaillante) ma siamo finalmente arrivati a un punto fermo.

Stavolta ad accompagnare Benéteau, che si occupa dei dettagli tecnici e nello scorso numero anche delle figure umane, c’è Vincent Dutreuil. Non so come si siano divisi il lavoro, ma effettivamente la parte grafica è un po’ inferiore rispetto agli episodi precedenti. Sfogliando il volume non si nota, però certi dettagli anatomici non sono proprio correttissimi (alcuni mani e piedi sono talmente brutti che sembrano disegnati da Jack Kirby) ma questi rari difetti sono tutti concentrati nelle prime pagine. C’è però anche qualche problema per così dire “logico”, ovvero Michel lamenta inizialmente di non essere in forma ma il suo fisico non viene disegnato in maniera diversa prima e dopo gli allenamenti, così come le fattezze di alcuni personaggi, e dello stesso protagonista, non sempre sono uguali di vignetta in vignetta. Un tratto così netto e sintetico, senza tratteggi e sfumature, sarà poi sicuramente elegante e funzionale alla narrazione, ma impostando la griglia delle tavole su tre strisce le vignette a volte risultano un po’ vuote, anche se il buon lavoro del colorista Bruno Tatti le rende comunque esteticamente valide. Il tempo di prendere maggiore confidenza con formato e personaggio e non dubito che i due disegnatori sapranno ottenere risultati migliori, e comunque nel complesso la parte grafica di 13 Giorni non è male.