lunedì 31 gennaio 2022

Moonshine

Data la possibilità meno che remota che Mondadori ne riprenda e concluda le pubblicazioni, mi sono procurato il resto della serie altrove. Credevo che con elementi quali gangster e lupi mannari non ci fossero poi molti margini per raccontare delle storie e invece Azzarello ha proseguito, forse allungando un po’ il brodo, per quasi 30 episodi.

Dunque, Lou il Bello è infetto dalla licantropia e tra una cosa e l’altra si ritrova a spaccar pietre in una colonia penale. Qui viene raggiunto dai suoi fantasmi, non solo metaforici. Alla volta di New Orleans ritrova Delia, che però adesso fa parte di una congrega di streghe e si trova invischiato in una storia di vudù con tanto di stregone che crea zombi.

Giunto nella Cleveland in cui Eliot Ness sta costruendosi una reputazione, si trova coinvolto in una caccia alla bestia che sta dilaniando barboni e altri esseri umani. Nel mentre Tempest decide di vendicarsi e diventa la pupa del boss che aveva sterminato parte della sua famiglia, abbracciando una carriera di showgirl di successo.

Anche Lou torna a New York dove rientreranno in scena altri personaggi visti molti o pochi episodi prima fino al redde rationem finale. Peccato che Azzarello non ci abbia infilato dentro anche vampiri o alieni.

Al netto degli splendidi disegni di Eduardo Risso, Moonshine non si segnala insomma per essere proprio un capolavoro. In certe parti sembra quasi una barzelletta portata un po’ per le lunghe. Cioè… redneck licantropi, gangster che incarnano i peggiori stereotipi italoamericani, fantasmi e mostri assortiti sono ingredienti che sarebbero stati sufficienti per una miniserie, ma in una serie lunga ben 28 capitoli mostrano la corda e trasmettono un certo senso di ridicolo, per quanto l’ambientazione sia ben ricostruita (anche per merito di Risso, ovviamente) e i dialoghi sono sempre brillanti. A tal riguardo, mi sono reso conto di quanto sia difficile tradurre Azzarello. E poi il finale è un po’ sottotono, come quello di 100 Bullets. Spendere una settantina di dollari (più spese di spedizione e dogana, dannazione…) per finire di leggere l’assaggino che ci ha dato Mondadori? Boh, valutate voi.

martedì 25 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/4

Angel Alberto Fernandez non è solo un disegnatore di fumetti ma è uno di quei professionisti che hanno istituito uno studio, una vera e propria “bottega” in cui si sono formati altri fumettisti spesso diventati celebri a loro volta. Un po’ come facevano i fratelli Villagran o in Italia Leone Cimpellin e Romano Felmang/Felice Magiarano, solo all’ennesima potenza vista la quantità di collaboratori che ha avuto.

Quando gli venne affidato Precinto 56 aveva già vent’anni di professione alle spalle e quindi un ampio carnet di collaboratori o aspiranti tali da cui poter attingere per rispettare le scadenze o velocizzare il lavoro mentre si dedicava in contemporanea a Dennis Martin, Calico Jack, Bull Rockett e alle altre serie che firmava o avrebbe firmato a breve per Record e Columba. D’altra parte l’evoluzione dello stile di disegno di Larry Mannino è un segnale delle varie “mani” che vi si sono avvicendate, anche se è un’impresa improba cercare di cogliere i dettagli che rivelino un collaboratore piuttosto che un altro, anche perché inevitabilmente gli stessi assistenti hanno poi avuti evoluzioni diverse o preferivano giustamente uniformarsi allo stile del Maestro, pur se le tavole di Larry Mannino dimostrano di quanta libertà disponessero. L’identità dei vari assistenti si può quindi desumere principalmente dai contatti avuti con loro e con lo stesso Fernandez, ma in alcuni casi ci vengono in soccorso alcune firme, talvolta artatamente nascoste nelle vignette.
Naturalmente la consorte di Fernandez Mercedes Cecilia “Ceci” Fau fu una delle prime collaboratrici (e quindi anche Laura Greli, pseudonimo che usava occasionalmente ma solo su Dennis Martin). Da un’intervista di Luca Raffaelli su Nuvolette risulta che Alfredo Alejandro Falugi fu assistente di Fernandez su Precinto 56 sin dall’inizio, e sono accertate anche le collaborazioni di due disegnatori che maggiormente ripresero lo stile del Maestro tanto da sostituirlo occasionalmente: José Massaroli e Diego Navarro (ovviamente quello “vero”, non lo pseudonimo che usava ogni tanto Ray Collins).
Nelle firme “nascoste” di cui parlavo prima si possono poi cogliere i passaggi di Ruben Marchionne e di Silvestre Szilagyi (che si firmava “Frank”), mentre alcuni visi squadrati e delle tavole molto pulite rimandano a Eduardo Savid, quindi per estensione all’Estudio Atalaya sempre facente capo a Fernandez. E ovviamente anche in alcune di quelle tavole è intervenuto Anibal Rodriguez Uzal, un disegnatore poco conosciuto che ha attraversato un po’ tutta la storia del fumetto argentino moderno ma in maniera sotterranea, quasi esclusivamente in collaborazione con altri disegnatori (da Vogt a Mandrafina a Meglia) senza firmare in proprio quasi mai.

domenica 23 gennaio 2022

Immaginario Sexy Volume Quinto: Editori Vari

Ultimo volume della meritoria e titanica opera di Luca Mencaroni iniziata sette anni e mezzo or sono. Dopo aver trattato i leader del settore, cioè Barbieri e Cavedon, con qualche digressione che approfondiva certipersonaggi, si arriva a quegli editori minori dai personaggi misconosciuti che nella stragrande maggioranza dei casi non sono ancora riaffiorati nemmeno qui. Il tomo è strutturato con quattro approfondimenti su altrettanti editori, per poi chiudersi con una carrellata degli altri editori che inflazionarono il settore negli anni ’70 e oltre.

Mencaroni è uno scrigno di aneddoti e di curiosità (Manara venne presentato a Viano con un finto curriculum confezionato ad arte da Gomboli e Castelli!) ma ciò che si fa ammirare di più è l’incredibile lavoro di ricerca che ha compiuto l’autore insieme ai collaboratori Steve Sylvester e Diego Torrini. I quattro editori sotto i riflettori sono Ugo Dal Buono, il sodalizio Liberati/Spada (Guido Spada, fratello del più famoso Giuseppe), Furio Viano e il gruppo Eusebio/Cimarra: spesso le loro vite, quale più quale meno, sono ancora ammantate di un certo mistero, ed è evidente lo sforzo fatto da Mencaroni per apprendere il più possibile su queste figure che, a volte per ragioni fiscali, erano sfuggenti.

Come nei volumi precedenti, ci vengono mostrati persino i gadget allegati ai fumetti e vengono elencate le varie ristampe. Che in questo caso sono molteplici e variegate, visto che gli editori di minor successo ricopertinavano senza sosta gli stessi fumetti invenduti oppure li ristampavano in molteplici e ingannatrici edizioni. Il puntiglio di Mencaroni arriva fino al punto di mostrare le quarte di copertine diverse che Dal Buono occasionalmente stampava per lo stesso fumetto, e di mettere a confronto una copertina di Felice Mangiarano/Romano Felmang per Nanette con l’illustrazione di Donatelli a cui era ispirata, che a sua volta era copiata da un manifesto cinematografico che viene riproposto anch’esso.

Come si può vedere scorrendo le immagini di questo volume, siamo spesso ben lontani dal top della categoria (che già di suo era quello che era) e laddove le copertine non fossero realizzate da un Pino Dangelico o da un Primo Marcarini si intuisce la povertà di molti di questi pornetti, non di rado di scarso successo e dalla durata limitata. A tal proposito, incuriosisce un Commissario Drago quasi presago del fumetto che il suo disegnatore Augusto Chizzoli avrebbe realizzato quasi vent’anni dopo: il famigerato Dick Drago. Qualche nome eccellente fa capolino ogni tanto: Victor Hugo Arias, Franco Saudelli e pochi altri. Il mondo ricostruito da Mencaroni è un sottobosco di editori talvolta improvvisati, di ragioni sociali cambiate alla velocità della luce per evitare noie col fisco o la censura, di serie che avrebbero dovuto concludersi con un solo ultimo episodio che poi non uscì mai, di prodotti rifiutati altrove e finiti su quelle pagine, di personaggi e serie che transitavano da editore a editore pur di non buttare via nulla – vedi appunto i molti ricopertinati e le ristampe. Al di là dei 55 euro che costa, questo quinto volume è il più prezioso della serie proprio perché presenta opere misconosciute (pur accanto a fenomeni editoriali come Vartán), tra cui anche quello che forse è proprio il pornetto più raro di tutti: il numero 6 di Emanuela.

…e 101 volte! Anzi, no: 102

Pur se il periodo in esame abbraccia un lasso di tempo inferiore rispetto a quello degli altri volumi, anche da qui si riesce a ricostruire un po’ la temperie di un’epoca: oggi come oggi stupiscono le vere e proprie persecuzioni giudiziarie a cui fu soggetto il multiforme (gli vengono attribuite quattro case editrici) Ugo Dal Buono.

Molto raramente nei riquadri riferiti agli autori di una serie non vengono indicati i contributi di ogni numero, ma è evidente che si tratta di dati talmente corruschi che nemmeno il Mencaroni è riuscito a reperirli. La parte relativa a Eusebio e Cimarra, a causa della mole impressionante di testate (e ricopertinati, e ristampe…) che fecero uscire, non presenta delle schede nemmeno per quelle poche serie che hanno avuto una buona continuità, ed è un peccato non aver avuto qualche informazione in più su La Donna Ragna, La Corsara Nera e Pussycat, e soprattutto sulla curiosa La Bolognese che, almeno a giudicare dalle copertine, sembra essere una parodia di Don Camillo e Peppone! Ma il Mencaroni si fa perdonare passando in rassegna ogni singola testata della Universal Production, anche quelle non a carattere spinto. Anche delle Edizioni Il Momento viene presentato materiale vario; ma 1984, solo citato, fu il capostipite delle riviste d’Autore in Italia, non nacque sulla scia di Metal Hurlant e Orient Express che vennero dopo!

Il vero unico difetto del volume (ma è un difetto molto relativo) è la qualità della carta, che pur essendo patinata ha una grammatura inferiore a quella dei tomi precedenti. Al di là della maggiore cautela che bisogna avere nello sfogliarlo (e alla possibilità che pensando di voltare una pagina se ne girino due) questo quinto volume sembra essere più piccolo di quasi la metà del secondo, mentre in realtà conta più pagine.

giovedì 20 gennaio 2022

Fumettisti d'invenzione! - 172

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

L’ETAT MORBIDE (STATO MORBOSO)

(Francia 1987, in Circus, © Éditions Glénat, horror)

Daniel Hulet

Charles Haegeman è un giovane fumettista che prende in affitto un inquietante appartamento a Bruxelles in cui il precedente affittuario si è suicidato. L’ambiente decadente e infestato di scarafaggi è quello che gli ci vuole per la sua particolare ricerca artistica, o almeno così crede: infatti nel corso della sua permanenza tra quelle mura diverrà apatico e quando troverà il diario del vecchio locatario, che credeva di essere vittima di una setta satanica che risiede nell’edificio, la situazione precipiterà ulteriormente, tanto più che gli altri inquilini moriranno uno dopo l’altro. O così, almeno, sembra.

Pseudofumetti: Charles lavora inizialmente a un fumetto distopico che mette in scena una società del futuro in cui tutti indossano una maschera che nasconde le loro emozioni. Poiché il protagonista Charles Spiegel non lo fa, viene internato in un ospedale psichiatrico dove vengono condotti esperimenti sui pazienti. Ma alla fine l’album che pubblicherà sarà un resoconto della sua esperienza (che si intitola proprio L’Etat Morbide), in una deriva metanarrativa che potrà far sorgere qualche dubbio nel lettore.


Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)


SQUEAK THE MOUSE

(Italia 1982, in Frigidaire, © Eredi Mattioli, parodia splatter)

Massimo Mattioli

Parodia sanguinaria e porno dei cartoni animati di Tom & Jerry, parrebbe essere stata d’ispirazione a Matt Groening per i Grattachecca & Fichetto (Itchy & Scratchy in originale) dei Simpsons.

Dopo aver avuto la meglio sul topo che inseguiva, un gatto viene perseguitato dalla sua preda che rinasce come zombi dopo ogni uccisione e si vendica del gatto e dei suoi amici anche quando sono impegnati in attività amatorie.

Il secondo volume si apre con uno scienziato pazzo che dispone di una macchina che riproduce gli effetti dell’arcivernice di Pier Cloruro de’ Lambicchi e tramuta in tre dimensioni figure bidimensionali. E così Squeak rinasce a partire dal suo stesso fumetto!


Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

LOSERS (IDEM)


(Giappone 2018, in Manga Action, © Futabasha, biografico)

Koji Yoshimoto

Fumetto dedicato alla prima rivista seinen, ovvero con contenuti più adulti, fondata nel 1965. La narrazione si concentra principalmente su Monkey Punch, il creatore di Lupin III, ma molte altre figure importanti dei manga fanno una comparsata con aneddoti e curiosità.

CINEMA  (pag. 81)

LE RAGIONI DELL’ARAGOSTA


(Italia 2007, mockumentary)

Regia: Sabina Guzzanti; sceneggiatura: Sabina Guzzanti, Luca Bandirali, con Sabina Guzzanti, Cinzia Leone, Pierfrancesco Loche

Uno spettacolo di beneficenza in favore dei pescatori sardi diventa l’occasione di una rimpatriata per lo storico gruppo di comici di Avanzi.

Pseudofumetti: tra le varie sfortune di Loche viene citato un fumetto ispirato a lui ma non autorizzato, in realtà inesistente.

lunedì 17 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/3

Zero Galvan è il personaggio più amato del suo creatore Ray Collins, che gli ha dedicato moltissime pagine – a fumetti e non. Nato nel 1963 su Misterix, come ben sappiamo venne ricreato 11 anni dopo con caratteristiche differenti su Skorpio. Non solo: nel 1979 la serie “Extra” dello Skorpio argentino pubblicò una miniserie parallela in cinque capitoli intitolata Zero Galvan che costituiva un prequel alla serie regolare, all’epoca ancora in corso sulla testata madre. Disegnati da Gustavo Trigo, questi episodi vennero pubblicati anche su Lanciostory nel 1997, eliminando però i riferimenti alla serie originale. A Larry Mannino venne dedicato anche un romanzo, allegato in sei uscite a Lanciostory nei primi anni ’80.

Lo “spirito” di Larry Mannino continuò ad aleggiare nel fumetto italiano, tanto che in Dan Loggan (altra serie poliziesca di Collins e Fernandez, inedita in Argentina) il protagonista omonimo ha proprio lui come “spirito guida” ispirandosi ai suoi fumetti. Ora che ci penso sarebbe materiale da Fumettisti d’invenzione. Ma il Distretto 56 e il suo principale protagonista torneranno ancora in carne e inchiostro, aggiornati ai gusti degli anni ’90 e alle mutate condizioni del mercato: nel 1996 sarà la Columba a ospitare su D’Artagnan (giacché Skorpio aveva cessato le pubblicazioni proprio all’inizio di quell’anno) una nuova serie di quattro episodi dedicata all’eroe, disegnata da Alfredo Flores e Páez. Inedita in Italia, si può leggere scaricandola da qui.

L’ecatombe che colpì il fumetto argentino all’arrivo del terzo millennio mise fine alla parabola fumettistica di Zero Galvan, ma non alla sua vita di carta: Ray Collins gli ha infatti dedicato diversi romanzi nel corso degli ultimi anni, in attesa di una nuova versione a fumetti che probabilmente non vedrà la luce. O forse sì?

sabato 15 gennaio 2022

Les Eaux de Mortelune volumi 1-5

Finalmente mi sono letto questa celebre saga di Cothias e Adamov. Cioè, già ne avevo letto qualche spezzone su Circus, ma figurarsi cosa ne avevo capito per quelle poche tavole che pubblicavano per volta, oltretutto con buchi consistenti tra una puntata e l’altra e numeri precedenti recuperati successivamente.

L’ambientazione è una Terra post-apocalittica come la si poteva immaginare in una colorata Francia anni ’80. Come in molte opere di fantascienza (il genere che invecchia peggio) la tecnologia e la scienza fungono in sostanza da sostituti della magia, con cui si possono creare senza difficoltà cloni e ibridi. Gli abitanti della città di Mortelune, che poi si scoprirà essere Parigi, vivono costantemente in deficit di cibo e soprattutto di acqua, sparita dopo il disastro se non sotto forma di pioggia acida che brucia tutto ciò che è organico. Ma peggio di loro stanno i Pallidi che vivono fuori dalle mura cittadine («Blêmes» vuol dire “Pallidi” in francese, giusto?), regrediti a uno stadio poco più che bestiale. Non manca però una casta ristrettissima di privilegiati che può permettersi più acqua e i vizi di un’aristocrazia decadente.

Il primo protagonista di cui facciamo la conoscenza è Pancrasse, uno degli ultimi macellai di Parigi che per arrotondare e invogliare la clientela fa prostituire la figlia quindicenne Violhaine, sovente con rappresentanti del clero. Pancrasse ha un altro figlio, Nicolas, sordomuto e un po’ tocco. Il cast dei personaggi contempla poi il Principe Jèrôme di Mortelune e il suo servitore nano Goliath (anche loro introdotti all’inizio della saga), il Duca Malik che vorrebbe rubare al Principe il segreto della sua eterna giovinezza e poi il saggio Barnabé e una neonata con la coda da topo che dopo aver rischiato di finire macellata da Pancrasse viene adottata da Violhaine. Su tutti vigila un profeta bizzarro che la mattina sveglia Mortelune cantando come un gallo, e che annuncia una nuova epoca all’orizzonte.

Il Principe Jèrôme (ultracentenario ma col corpo di un ventenne) è colui che presiede alla depurazione e alla distribuzione dell’acqua potabile alla popolazione di Mortelune, ma per far funzionare i macchinari che gli permettono di farlo ha bisogno del gasolio di cui è invece il Duca Malik ad avere il monopolio, che a sua volta necessita ovviamente di acqua, portando a uno stallo in cui nessuno dei due parenti serpenti osa attaccare l’altro.

Nei primi volumi la storia è Patrick Cothias all’ennesima potenza: personaggi sopra le righe, situazioni estreme per épater la bourgeoisie, scene epiche e spettacolari, alto e basso che si incontrano, cinismo stemperato da un po’ di umorismo, una trama che si intuisce ben architettata ma che stenta a decollare. Come nei primi volumi delle Sette Vite dello Sparviero, i personaggi sembrano infatti girare un po’ a vuoto: ci si chiede come andrà a finire il gioco che Violhaine conduce col Principe da lei sedotto, che ruolo avrà la bambina-ratto e come si svilupperà la tematica del rinnovamento del mondo. E magari i vaghi riferimenti ai poteri di Nicolas troveranno una spiegazione. Ma dal quarto episodio, Les Yeux de Nicolas, Cothias manda tutto a monte ammazzando un bel po’ di personaggi (anche quelli che pensavo avrebbero avuto un ruolo di rilievo) e si concentra sulla caccia del Duca Malik, che dispone di una fortezza mobile, al Principe Jèrôme. Da qui in poi più che Cothias ogni tanto sembra di leggere Jodorowsky, con un incremento delle crudezze a cui si abbandonano i personaggi (cannibalismo, che già era presente, e alla fine anche incesto) e con una vena ecologista che giustifica l’introduzione di enormi insetti parlanti. Ma per un lettore francese immagino che sia stato divertentissimo vedere le varie città francesi in versione post-atomica sul tragitto che dovrebbe portare verso l’ultimo mare dei deliri di Nicolas. Il finale amarissimo è apprezzabile, anche se ho stentato ad appassionarmi alle vicende di personaggi che sono, chi più chi meno, tutti dei pezzi di merda o degli stupidi.

I disegni di Adamov sono spettacolari, veramente molto belli. È una sorta di Moebius/Giraud più squadrato. Gli sfondi e i panorami sono particolarmente curati, così come i mezzi di locomozione di questo mondo apocalittico. Particolarmente riusciti gli scorci della Parigi post-atomica e delle altre città, con i monumenti ridotti a rovine. Immagino però che a suo tempo i pinailleurs della rivista BoDoï si siano scatenati con lui: Pancrasse è monco e ha sostituito una mano con una lama-spuntone, che però passa dalla mano destra alla sinistra di vignetta in vignetta, anche nella stessa pagina! E a volte ha ancora tutte e due le mani. Sarà una protesi mobile che si sposta da una vignetta all’altra? Forse, però in altre pagine ci sono ferite che passano da una gamba all’altra, rovine che non proiettano le ombre corrette, pantaloni che cambiano forma di vignetta in vignetta…

Più ancora che nell’altra opera di Cothias-Adamov, Il Vento degli Dei, qui ci sono un sacco di bambini e bambine nudi spesso coinvolti in scene di sesso, soprattutto nei primi episodi, per cui è improbabile che vedremo mai la saga in Italia.

Da quanto ho letto su internet, il secondo ciclo di 5 episodi di Les Eaux de Mortelune è unanimamente considerato peggiore del primo, ma ormai che ci ho messo le mani sopra dovrò pur leggerlo…

giovedì 13 gennaio 2022

Fumettisti d'invenzione! - 171

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)


HEY KIDS! COMICS!

(Stati Uniti 2018, nel comic book omonimo, © Howard Chaykin, Inc., docufiction)

Howard [Victor] Chaykin

Le disavventure di Ray Clarke (ebreo), Benita Heindel (donna) e Ted Whitman (nero) in oltre cinquant’anni di professione nel mefitico mondo dei comic book statunitensi. Ogni episodio della miniserie ha la medesima struttura e si svolge in quattro anni precisi, ognuno con la sua peculiarità: il 1945 e la crisi dei comic book dopo la Seconda Guerra Mondiale, il 1955 con la crociata contro i fumetti, il 1965 con il boom della Marvel (che qui viene trasfigurata nella Verve) e infine il 2001 quando i protagonisti assistono ai funerali di altri professionisti.

Howard Chaykin ricicla le solite storie risapute sul marciume dei fondatori del mercato dei supereroi, come lo sfruttamento atroce da parte della DC/National (qui trasfigurata nella Yankee Comics) del lavoro di Siegel & Schuster (Irwin Glaser & Ira Gelbart) oppure l’appropriazione di ogni credito creativo da parte di Bob Rose/Stan Lee ai danni di Sid Mitchell/Jack Kirby e degli altri disegnatori. Lo stesso Ray Clarke potrebbe essere ispirato a Gil Kane, di cui Chaykin fu assistente – e forse lo divenne per l’incredibile motivo riportato nella seconda miniserie. L’autore pone l’accento non solo sulle magagne proprie dell’ambiente ma anche sulla ferocia di un contesto in cui degli ebrei vivono sfruttando e imbrogliando altri ebrei.

La panoramica comprende altre personalità fondamentali, ma a quanto pare assai deprecabili, dell’ambiente come Paul Gertz (cioè il Bill Gaines della EC Comics), Dan Fleischer (Will Eisner), Ron Fogel (Bob Kane), Milt Konigsberg (Julius Schwartz) e Pete Sawyer (Milton Caniff).

Niente di nuovo sotto il sole, quindi, se non qualche aneddoto magari non sentito prima e opportunamente condito dal salace Chaykin, che però dimostra una sciatteria atroce a livello grafico, in particolare nel disegnare le mani dei personaggi e nella scelta di ricorrere a collage invece che disegnare certi elementi.

Alla prima miniserie di cinque episodi ha fatto seguito una seconda di sei numeri, Prophets & Loss, che ha allargato lo sguardo ad altri personaggi pur mantenendo il cast originale. Anche questa caratterizzata dai consueti salti temporali, la storia si concentra inizialmente sulla crociata di uno pseudo-Wertham e sugli effetti che ebbe sul mercato statunitense (con DC e Marvel che ne approfittarono come avvoltoi), tra cui la nascita di Mad (qui Wak) ma introduce anche i tre giovani Donald Metcalf, Wilson Pollard, John Mavrides che negli anni ’70 da fanzinari divennero autori, e che chissà di chi sono la parodia – quasi sicuramente uno di loro è Roy Thomas. In Prophets & Loss vengono quindi introdotte le nuove leve, tra cui Noah Gitlin che forse è un autoritratto dello stesso Chaykin (o lui o un altro, tanto disegna tutti nello stesso modo), che cercarono inutilmente di trovare qualche genere diverso dai supereroi con cui rivitalizzare il fumetto nordamericano, andando oltre a prodotti realizzati programmaticamente per bambini, ritardati e militari lontani da casa.

Classico esempio di rapporto tra volpe e uva, nel quinto numero della seconda miniserie Chaykin prende in giro pure gli autori francesi (Olivier Bettencourt sarà Moebius?).

Pseudofumetti: ce ne sono un’infinità, ovviamente tutti parodie di comic book, riviste o strisce reali. Oltre ai classici come Superman che qui diventa Powerhouse e Spider-man trasfigurato in Tarantulad, Howard Chaykin prende in giro anche le proprie ambizioni e quelle dei suoi giovani colleghi dell’epoca, così The Shadow diventa The Echo, Conan si trasfigura in Vengor the Barbarian e il suo American Flagg diventa Solar Flare.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

AMBUSH BUG

(Stati Uniti 1982, in DC Comics Presents, © DC Comics, supereroi, parodia)

Paul Kupperberg (T), Keith [Ian] Giffen e Sal [Salvatore A.] Trapani (D)

Ecco, a proposito di prodotti pensati per bambini e ritardati. Originariamente un cattivo delle testate orbitanti attorno a Superman (ma sin dall’inizio con piglio umoristico), Ambush Bug azzardò una carriera di supereroe a partire dal numero 16 della seconda serie dedicata a Supergirl (1984) e a partire dal 1985 gli sono state dedicate miniserie e numeri speciali.

È uno squilibrato sempre vestito con una tuta aderente che culmina in due lunghe antenne che in origine gli servivano per teletrasportarsi. I suoi fumetti sono caratterizzati dalla rottura della quarta parete (ad esempio con onomatopee che diventano reali), citazioni di manie e mode del fumetto made in USA e parodie di personaggi e autori. Ah, e anche plagi da José Muñoz.


CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

COMICLOT

(Stati Uniti 1968, in Not Brand Echh!, © Marvel Comics, umorismo)

Roy Thomas [Roy William Thomas Jr.] (T), Marie Severin (D)

Ispirato al musical Camelot: un bambino legge un libro su Re Artù e sogna come avrebbe scritto lui le gesta dei Cavalieri della Tavola Rotonda, immaginandoli come supereroi e villain della Marvel. Alla fine si scopre che il bambino altri non era che Stan Lee, che riporta il parto della sua immaginazione a un baby Kirby per farglielo disegnare.


CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

LE PASTICHEUX

(Francia 1981, in Circus, © Brunel, parodia)

Roger Brunel

Roger Brunel è un autore specializzato nella parodia erotica ed era presente su Circus con la rubrica 5 Volumes de Pastiche 1 Volume de Porno. Ma sul numero 40 interviene in prima persona in veste di supercattivo, opportunamente contattato da J. Jonah Jameson per gettare discredito sui supereroi Marvel a fronte della promessa della pubblicazione delle sue tavole. Ma l’Osservatore (qui trasfigurato nel «Gardien des Étoiles de la B. D.») ne anticipa le mosse avvisando i supereroi che si danno a un’orgia per conto proprio.

martedì 11 gennaio 2022

Quantum & Woody!: I Peggiori del Mondo

Ancora nessuna novità in fumetteria per il nuovo anno quindi mi sono messo a cercare tra il -50% finché ho trovato qualcosa, che già in origine non costava tanto.

Questo Quantum & Woody! del 2015 è una miniserie che rilancia la serie quasi omonima (non aveva il punto esclamativo) pubblicata negli anni ’90 dalla Valiant. In sostanza si tratta di un buddy movie supereroistico con una “strana coppia” di protagonisti insieme per forza. La struttura in quattro episodi fa in effetti pensare a un adattamento di un progetto per il cinema, ma forse è solo un caso.

I protagonisti sono due fratelli: il nero Eric è il figlio naturale dello scienziato Derek Henderson, il bianco Woody è suo fratello adottivo. Probabile concessione al politically correct, Eric è bravo e coscienzioso (anche se…) mentre Woody sin da giovanissimo dimostra quelle attitudini ribelli e truffaldine che faranno di lui il mezzo criminale che è adesso. Alla morte del padre, del cui omicidio finiscono incriminati, si ritrovano al suo funerale e scoprono dei misteri sulla sua attività di scienziato alla industrie Quantum, fino a venire travolti dalla misteriosa energia a cui stava lavorando ottenendo quindi dei superpoteri (opportunamente lasciati nel vago per risolvere le situazioni a seconda dell’occorrenza), con cui inizialmente faranno più danni che altro.

Alla fine dovranno venire ai ferri corti con una società segreta di supergeni che tutto sommato è meno banale di tante altre già viste.

James Asmus scrive con un taglio moderno inframmezzando la narrazione portante di flashback che alla fine chiariranno alcuni punti del passato dei protagonisti e del loro rapporto. L’ironia pervade sia le situazioni che i dialoghi e moltissime battute vanno a segno con successo. Il materiale di partenza non è poi originalissimo ma lo sceneggiatore riesce a nobilitarlo proprio con il suo sarcasmo, anche se deve sottostare alle regole del genere e a un certo buonismo di fondo. Né per un adulto è molto piacevole leggere le parolacce censurate.

Quantum & Woody! sarebbe quindi un buon fumetto se non fosse che i disegni di Tom Fowler sono troppo caricaturali anche per un contesto così ridanciano. Inoltre non sempre è riuscito a interpretare bene la sceneggiatura: ad esempio nel corso dello scontro con i due fratelli cinesi nel secondo episodio non si capisce come abbia fatto Eric/Quantum a liberarsi di Johnny-1 per andare ad aiutare Woody con Johnny-2. Belle, invece, le copertine di Ryan Sook.

In appendice ci sono alcune tavole autoconclusive tratte dalla campagna promozionale online della Valiant per lanciare la serie. I disegni sono nettamente migliori di quelli di Fowler, ma non ne viene indicato l’autore (o gli autori).

domenica 9 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/2

Vabbè, questa la conoscono tutti. Lo Skorpio argentino nasceva nell’ottica di attirare vecchi lettori di fumetti con nuove versioni di classici degli anni ’50 e ’60, che a volte potevano essere delle vere e proprie continuazioni o remake. Amapola Negra diventò Asso di Picche, Patria Vieja si trasfigurò in Alvar Mayor e vennero ripresi L’Eternauta, Bull Rockett, Watami, ecc. Precinto 56 riprendeva il titolo della serie omonima di Collins e José Munoz pubblicata su Misterix e arrivata in Italia grazie a Ivaldi, prima sull’effimero Asso di Picche e poi sulla testata ammiraglia Sgt. Kirk. Ma nella nuova versione lo sceneggiatore mischiò un po’ le carte e il protagonista Zero Galvan (vero nome di Larry Mannino, improponibile in italiano) da biondo e glabro divenne moro e baffuto, somigliando un po’ di più a Val Amato che anche del Galvan originale era l’assistente.

All’epoca questa inversione di marcia non dovette piacere molto a José Muñoz che, esautorato dal ruolo di disegnatore della “sua” serie, dedicò a Fernandez uno sferzante commento in un episodio di Alack Sinner – certo, le sceneggiature di Alack Sinner erano ufficialmente scritte da Carlos Sampayo, ma probabilmente già all’epoca lui e Muñoz lavoravano in simbiosi scambiandosi stimoli per i rispettivi ambiti creativi.

A sua volta nemmeno Lito Fernandez e/o Ray Collins dovettero gradire molto questo commento e in un episodio di Larry Mannino risposero per le rime:
Da quello che mi hanno detto i diretti interessati, a suo tempo ci fu in effetti un bel po’ di acrimonia, ma col tempo si sono chiariti.

martedì 4 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/1

Approfitto dell’uscita della collana Lanciostory Classic con Larry Mannino per sciorinare qualche aneddoto e curiosità in merito alla serie di Collins e Fernandez.

Per cominciare, riprendo una segnalazione che risale alla rubrica Comics Graffiti de L’Eternauta numero 38 (luglio/agosto 1985). Maria Teresa Contini scovò una tavola della serie disegnata da Martinez, pseudonimo che usava Julio Cesar Medrano quando preferiva il tratteggio ai contrasti chiaroscurali. Si tratta di uno dei primi ma non primissimi episodi. Ovviamente nel mondo del fumetto esistono casi di progetti già avviati non sviluppati poi come preventivato con altri autori per i motivi più vari, altrimenti avremmo avuto un Mondo di Thorgal disegnato da Ambrosini, John Bolton avrebbe continuato La Casta dei Metabaroni, Babini avrebbe disegnato Diabolik, Gibbons avrebbe ripreso Swamp Thing, ecc. Ma è strano, per quanto non inaudito, che una serie cambiasse disegnatore in corsa in tempi così brevi.

Si trattava di una prova per la sostituzione (o l’affiancamento) del titolare? O forse a Medrano venne assegnata per errore una sceneggiatura destinata a Fernandez che poi la disegnò regolarmente? Interrogato al riguardo il disegnatore titolare mi ha detto di non sapere nulla in merito.

sabato 1 gennaio 2022

2022...

 ...si preannuncia un anno nebbioso (caso vuole che questo sia il post 2022).