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giovedì 6 novembre 2025

Edgar Allan Poe: Cinque Passi nell'Incubo

Cambio di rotta nella collana che Lo Scarabeo dedica ai classici dell’horror: non più la riduzione a fumetti di un unico testo ma più racconti affidati a disegnatori diversi. Si comincia con La caduta della casa degli Usher che Corrado Roi disegna in maniera superba. Confesso di non ricordarmi la fonte originale e di non aver ben presenti nella memoria nemmeno le versioni che già ne diedero Battaglia e Corben, ma mi sembra che Marco Cannavò si sia preso qualche licenza anche metanarrativa, come d’altro canto mi pare avesse già fatto con efficacia.

Una discesa nel Maelström è affidata alle matite e alle chine di Francesco Biagini. A confronto con la versione che ne diedero Castelli e Caprioli sembra quasi un’altra storia: il nucleo centrale rimane invariato, ma qui risalta maggiormente la cornice a base di zombi e colpa da espiare, oltre che la personificazione mostruosa del maelström stesso. Non citavo a caso matite e chine, perché per distinguere presente e flashback Biagini ha optato per tecniche differenti di disegno (c’è anche della mezzatinta), con ottimi esiti.

Il rammarico di non ricordarmi nei dettagli il racconto originale si è manifestato più che altrove con La sepoltura prematura. Il “morto” catalettico finiva davvero da uno scienziato, venduto da un amico per i debiti di gioco? E poi se ne andava in giro a esigere vendetta col cranio scoperchiato? Poco importa, il risultato oltre che essere molto suggestivo è anche venato da un certo umorismo macabro (che forse ho ravvisato solo io) estremamente godibile. Eccellente il lavoro di Michele Penco alla mezzatinta, con cui riesce a ovviare ad alcune sviste anatomiche – piccolezze, in ogni caso.

Anche Berenice è molto suggestivo ma gli manca l’ironia de La sepoltura prematura e il disvelamento del mistero è lasciato un po’ all’interpretazione del lettore. Francesca Ciregia realizza delle belle tavole ma (oltre a non disegnare la protagonista sufficientemente debilitata come ho capito che dovrebbe essere) si basa molto sui contrasti chiaroscurali e quindi a differenza degli altri disegnatori con cui divide il volume non trae molto beneficio dal grande formato.

Si chiude con Il gatto nero. Pur in un contesto ributtante di violenza su donne e animali Cannavò riesce a inserire qualche tocco ironico (i gendarmi convengono col protagonista omicida che non abbia nulla da nascondere, visto che è corso fuori dal bordello nudo). Giulia Francesca Massaglia fa un lavoro eccezionale: già è difficile disegnare gli animali, ancora di più renderli espressivi come ha fatto lei, rimanendo sempre nell’alveo di uno stile iperrealista.

In appendice Claudio Dell’Orso approfondisce la storia editoriale dei cinque racconti, concentrandosi però principalmente sulle loro versioni cinematografiche e sulla sfortunata vicenda terrena di Poe (e approfittando per ricordare con un simpatico aneddoto Christopher Lee), lasciandomi quindi nel dubbio in merito alla fedeltà o meno delle riduzioni di Cannavò.

Di questo volume sarà in vendita anche una versione limitata di 99 esemplari con una copertina disegnata da Roi (quella regolare è della Massaglia) con effetto argentato.

mercoledì 16 giugno 2021

L'anatomista eretico

Questo fumetto ha avuto una genesi molto complessa, ancora antecedente al tentativo di crowdfunding a cui avevo partecipato pure io (per 30 euro o giù di lì c’era in ballo una variant cover di Claudio Villa, se ben ricordo). Finalmente dopo cinque anni L’anatomista eretico giunge nelle librerie, anche se dalle parole del disegnatore nella nota introduttiva intuiamo con poca gratificazione economica ma almeno con la soddisfazione di vederlo finalmente stampato.

Il protagonista, realmente esistito, è Matteo Realdo Colombus (detto anche Colombo), un medico che nella Padova di metà XVI secolo studia il funzionamento del clitoride. Deve farlo in maniera clandestina, perché l’idea di una parte anatomica intima femminile preposta al solo piacere e non alla procreazione è sufficiente per rischiare di finire sul rogo.

Colombo si serve anche di cadaveri freschi, ma la sua indagine viene condotta con scrupolo principalmente a partire da donne vive: materia prima non gli manca visti suoi ottimi rapporti con Angelica, tenutaria di un bordello, ma presto anche delle nobildonne accetteranno di buon grado di diventare oggetto di studio, e nel mentre l’anatomista porta avanti una tresca pericolosissima con la moglie del decano della sua Università. Tutti elementi atti a inanellare una serie di coiti di vario genere conditi da battute salaci. In sostanza L’anatomista eretico è un pornetto di lusso, e d’altronde lo stesso Burattini nella postfazione dice che l’intento era fare un fumetto erotico. Questo almeno per tre quarti del volume: verso la fine la vicenda di Colombo si fa veramente drammatica e monta la suspense, ma forte del suo mestiere Burattini riesce a sciogliere tutti i nodi in maniera perfettamente logica e congruente, pur dichiarando di essersi inventato molti particolari. Credo che questi macguffin finali siano stati i motivi per cui L’anatomista eretico ha avuto problemi ad accasarsi presso un editore nonostante il nome di Burattini ai testi: anche se le situazioni che ha mostrato sono realistiche, non ci si aspetta da lui che vescovi e aspiranti papi siano dipinti come fa Jodorowsky.

Al di là di questo, il fumetto è molto documentato e il volume vanta prefazioni e introduzioni di Claudio Dell’Orso e del chirurgo Massimo Perachino, oltre che il redazionale finale in cui Burattini stesso ricostruisce la vicenda del vero Colombo, inevitabilmente sfuggente a causa dei punti oscuri che ancora persistono sulla sua vita – non si conosce nemmeno il suo anno di nascita esatto.

Più che alla Linea Chiara di matrice francese invocata da Claudio Dell’Orso per descrivere lo stile di Perconti, mi sembra che questo sia più apparentabile al lavoro di certi disegnatori come Balzano Birago o Dino Leonetti, di cui riprende il freddo schematismo anche se arricchendolo parecchio. Graficamente le sue anatomie sono credibili e anche gli sfondi piuttosto curati, quello che gli fa difetto è l’espressività: le scene di sesso hanno una certa fissità statuaria, ma il limite più evidente è nella recitazione dei personaggi, soprattutto del protagonista che ha la stessa espressione sia che abbia un orgasmo sia che venga portato via dall’Inquisizione. E così la storia si conclude con un anticlimax involontario visto che nell’ultima vignetta Colombo dovrebbe far trasparire la sua soddisfazione ma dice la sua battuta con lo sguardo di uno a cui è appena morto il cane – un cane di cui non gli fregava poi molto, tra l’altro. Anche se amo di più lo stile realistico, e sicuramente Perconti lo sa padroneggiare (e poi riesce a personalizzare ogni donna, cosa per nulla facile), secondo me nel caso specifico di questo fumetto sarebbe stato meglio affidare la sceneggiatura a un disegnatore dallo stile più vivace e meno rigoroso, fosse stato pure caricaturale o umoristico. Anche i colori digitali realizzati da Filippo Rizzu, a volte lividi, concorrono un po’ ad accentuare la freddezza della parte grafica.