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lunedì 2 gennaio 2017

Intervista a Tuono Pettinato

Tuono Pettinato, al secolo Andrea Paggiaro, a soli 40 anni ha già raggiunto importanti traguardi. Attivo professionalmente nel mondo dell’illustrazione dal 2005 (dopo esperienze nell’autoproduzione) già nel 2014 viene premiato come Miglior Autore Unico a Lucca Comics.
Disegnatore molto personale ma versatile, ha prestato indifferentemente la sua opera a libri per l’infanzia, fumetti underground, biografie di scienziati e rockstar e altri progetti ancora più personali come il recente L’Odiario.
Nella sua vasta produzione spicca la serie di omaggi Fumettisti Ragguardevoli, con cui ripercorre su Linus le vite e le opere dei principali fumettisti che hanno reso grande la rivista.

Luca Lorenzon (LL): Ultimo giorno di Lucca, finalmente. Quest’anno cos’hai presentato alla fiera?

Tuono Pettinato (TP): Quest’anno mi divido tra Grzzzetic e Rizzoli Lizard. Per quest’ultima insieme a Dario Moccia abbiamo fatto la biografia di Freddie Mercury mescolando i nostri ricordi da nerd con una biografia più concreta e realistica. Il libro è andato esaurito ieri.

LL: Complimenti. Si può dire di quant’era la tiratura?

TP: Non lo so di preciso ma credo 800 copie.

LL: Ed è già andata tutta esaurita?!

TP: Sì, è andato molto bene e siamo molto contenti. Senza più copie da dedicare oggi allo stand giocheremo a tressette!
Per Grzzzetic invece ho portato L’Odiario che è un diario improbabile di me che da personaggio più buono del mondo dei fumetti divento cattivissimo, era un percorso che i miei compari avevano già intravisto!

LL: Quindi il protagonista sei tu?

TP: Sì, proprio io, fumettista costretto per anni a disegnare pupazzetti allegri e teneri e le cose edulcorate per bimbi. Poi a un certo punto la misura è colma e divento uno spietato supercattivo internazionale.

LL: Interessante. Tra l’altro sfogliando il volume anche qua noto una qualche radice nel fumetto umoristico franco-belga. C’è questa morbidezza del tratto che è semplice ma sempre modulato, elegante. O forse è solo una mia impressione?

TP: In realtà i miei primi riferimenti, le mie prime letture (oltre ai Peanuts) sono stati gli albetti della Mondadori di umorismo puro che negli anni ’70 raccoglievano Il Mago Wiz, B. C. e tutti questi personaggi che potremmo definire “stondati” però con un contenuto un po’ storto.

LL: Ci riassumi brevemente la tua carriera?

TP: Ho cominciato con delle pubblicazioni spillate fotocopiate malissimo nelle quali dicevo che andava bene disegnare male se avevi delle idee buone. Ho avuto la fortuna di conoscere Ratigher e in seguito Maicol & Mirco, il Dr. Pira e LRNZ. Assieme abbiamo fondato I Superamici e poi coi Superamici abbiamo pubblicato Hobby Comics che in seguito dal numero 1 in poi (il numero 0 era autoprodotto) è stato pubblicato da Grzzzetic fino al sesto numero.

LL: A onor del vero mi sembra che l’ultimo, quello con la copertina argentata, sia la raccolta di altri due: il 5 e il 6 messi insieme per far finire rapidamente il fumetto di LRNZ. O così mi è sembrato.

TP: Sì, esatto, erano due albi nuovi rispetto ai precedenti ma sono stati accorpati per abbinarsi e dare maggiore coerenza alla fine. Sai, noi eravamo anche un po’ dispersivi sulle tempistiche, ogni tanto tra un numero e l’altro c’era un numero e mezzo: l’1 ½, il 2 ½…

LL: Come quello dedicato ai Ronfi!

TP: Esatto, poi ce n’era uno fatto espressamente per BilBolBul che era una storia a bivi e ci ha divertito tantissimo.

LL: Questo mi manca: di cosa si trattava?

TP: Era un albo di un BilBolBul di anni fa in cui noi facevamo una mostra.

LL: Intendi che era “a bivi” come un librogame?

TP: Sì, esatto, però con BilBolBul e i personaggi di Antonio Rubino. Nella mia parte della storia comparivano i Futuristi, che facevano a botte tra di loro!

LL: Anche qui si nota la tua tendenza al biopic, hai fatto molte biografie e tra l’altro spazi molto: Kurt Cobain ma anche altre star del rock. E poi dalle star del rock alle star della Fisica ma anche alle star del fumetto con la tua rubrica su Linus. A proposito: la serie di ritratti su Linus continua? Mi sembra che sia da un po’ che non si vedono le tue biografie.

TP: Io avevo queste due pagine mensili su Linus e anche una striscia settimanale su Internazionale e abbiamo deciso di bloccare il progetto un po’ per ragioni redazionali (un nuovo Direttore porta inevitabilmente a cambiare certe cose) e un po’ perché la serie era arrivata a un punto di chiusura: gli autori di fumetti da omaggiare erano quelli, non si potevano inventarne altri! E poi si trattava di minibiografie di autori che erano comparsi su Linus e le avevamo fatte nell’ottica del cinquantenario della rivista.
Adesso cerco di ritagliarmi tempo per fare storie lunghe, ci sono già delle cose che ho consegnato a Rizzoli.

LL: In effetti uno dei tuoi pregi è che sei uno che produce molto, al di là della qualità elevata del disegno (e poi fai anche il lettering a mano che per me che sono un dinosauro è una grande cosa). Hai accennato a questi progetti futuri: puoi approfondire?

TP: Diciamo che tendenzialmente ho proposto un sacco di roba a molti editori e bisogna capire quali progetti verranno approvati. In generale il filone delle biografie immagino che avrà sempre il suo pubblico (e a me piace farle).
In questa fase vorrei provare a fare qualcosa che sia più di finzione e cominciare in qualche modo a distinguere tra delle storie che posso fare da solo col mio segno e storie che invece hanno bisogno di un altro segno, di un altro disegnatore e che quindi mi limiterei a scrivere in base allo stile di altri disegnatori che a me piacciono.

LL: Hai già qualcuno in mente, se si può dire?

TP: Beh, uno con cui abbiamo già parlato di queste cose (poi bisogna vedere se i rispettivi impegni ci permetteranno di farlo) è Francesco Guarnaccia di Mammaiuto, un mio concittadino con cui spero un giorno di riuscire a fare qualcosa.

venerdì 16 dicembre 2016

Intervista a Frank Cho

Frank Cho è uno dei disegnatori più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a diventare Liberty Meadows, una delle ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle splendide pin up. Sono probabilmente le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine – andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle realizzate per Wonder Woman.
Il suo stile provocante ha infatti inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a confronto sanno a stento tenere in mano una matita).
Come ha detto nel corso dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.
A seguito delle polemiche che hanno coinvolto entrambi a causa delle variant cover di alcuni comic book, Milo Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà sull’accaduto.
A Lucca è stato ospite di SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche uno splendido volume extralarge edito da  Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.

Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei è tornato al fumetto indipendente con progetti creator-owned e sta realizzando la nuova serie Skybourne. Può presentarcela?

Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua ultima compagna.

LL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…

FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!

LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una mini- o maxiserie?

FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie
indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per questo non mi vedete in giro per la città!

LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto il soggetto del solito comic book di supereroi. Che stile avrà?

FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio tra Indiana Jones e Highlander.

Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa attenzione all’aspetto religioso, giusto?

FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso fornisce solo il background, rimane sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine) ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul divano…

domenica 11 dicembre 2016

Intervista a Paolo Eleuteri Serpieri

Paolo Eleuteri Serpieri è uno dei Maestri del fumetto internazionale, un autore tra i più apprezzati ma meno imitati vista la difficoltà nel riproporre il suo stile realistico e dettagliatissimo.
Forte di una formazione accademica, si avvicina al fumetto per puro caso e dopo qualche reticenza. Esordisce su Lanciostory prima ancora che la rivista venga venduta nelle edicole: sul mitico numero 0 allegato gratuitamente ai fotoromanzi della Lancio compare il suo primo lavoro, L’Antica Maledizione. Nella vignetta conclusiva di questo “libero” già si vede sul volto della Sfinge quell’ordito di segni e tratteggi che sarà la sua cifra stilistica.
Negli anni successivi si dedicherà principalmente alla produzione western, sua grande passione, realizzando varie storie autoconclusive su testi di Raffaele Ambrosio che lo impongono come autorità del settore, tanto che questo materiale verrà periodicamente ristampato sia in Italia che all’estero (sorte toccata a ben poche altre produzioni transitate per le riviste dell’Eura). Quando la serie dei Grandi Miti del West pubblicata su Skorpio arriverà alla sua naturale conclusione, essendo esaurito il materiale di origine spagnola, l’incombenza di continuare la saga verrà data proprio a Eleuteri Serpieri. Collabora inoltre con la francese Larousse alla collana Histoire du Far West con alcune storie che verranno proposte in Italia su L’Eternauta, rivista che si fregerà di avere per diversi numeri la quarta di copertina illustrata da lui.
Come altri suoi colleghi, nei primi anni ’80 passa dalle riviste dell’Eura alle pagine delle riviste d’Autore e per Orient Express realizza su testi propri L’Indiana Bianca.
Nel 1985 avviene la svolta: parzialmente introdotta dalla storia breve Forse… (su Orient Express 3) nasce Morbus Gravis, una serie fantascientifica caratterizzata da un disperato pessimismo e dalle conturbanti forme della sua protagonista Druuna. Eleuteri Serpieri viene consacrato quindi anche come maestro dell’erotismo e a Druuna verranno dedicati 8 volumi a fumetti e vari sketchbook e libri d’illustrazione in cui l’arte del suo creatore è libera di esprimersi senza la costrizione di una storia e dei limiti espressivi delle pubblicazioni su rivista.
Druuna ha però una vita editoriale un po’ accidentata e dopo le pesanti censure operate dal primo editore francese Dargaud, in tempi recenti sarà causa di ulteriori noie che per un po’ allontaneranno l’autore dal fumetto.
L’aria di rinnovamento che soffia negli ultimi anni presso la Sergio Bonelli Editore permette finalmente la pubblicazione di un episodio decisamente speciale di Tex, ideato alcuni anni prima, con cui viene varato l’esperimento dei “Tex d’Autori” inseriti nella collana Romanzi a Fumetti.

Luca Lorenzon (LL): Quest’anno Lei ha in uscita il terzo volume edito dalla casa editrice Lo Scarabeo dedicato a Druuna, giusto?

Paolo Eleuteri Serpieri (PES): Per la precisione è il terzo “doppio” perché si tratta di un integrale che raccoglie due volumi per volta: quindi nel terzo ci sono il quinto e il sesto episodio della saga.

LL: Lei recentemente ha anche realizzato un volume molto speciale della serie dedicata a Druuna, una specie di prequel: Anima. È un episodio particolare perché c’è un lato metanarrativo, ma è una cosa anche molto scherzosa perché Lei si è autoritratto in maniera buffa.
Mi è sembrato di cogliere degli stili diversi all’interno di Anima, come se si trattasse di un progetto che ha iniziato e poi ripreso in periodi diversi.

PES: No, in realtà Anima mi è venuta tutta di getto. È stato un esperimento: volevo fare un libro tutto di immagini, per questo è muto e non ci sono dialoghi. Il punto su cui ruota tutto Anima è questo: non volevo raccontare una storia ben precisa, volevo in realtà esprimermi solo dal punto di vista delle immagini.
Quindi mi sono abbandonato a realizzare ambienti fantastici, animali, mostri… Poi ovviamente il tormentone ritorna: c’è la protagonista che si trova a viaggiare sottoterra e infine a tornare fuori, “uscimmo a riveder le stelle” per dirla con le parole del Poeta.

LL: Quindi dopo il western e la fantascienza a cui si è dedicato principalmente adesso c’è anche l’umorismo.

PES: Certo.

LL: Le piacerebbe tornare a fare una serie western?

PES: Io ho fatto un Tex a colori e mi sono divertito moltissimo a farlo.

LL: Anche quello in effetti era un episodio molto particolare.

PES: Certo, anche perché nacque come un omaggio a Sergio Bonelli, anche se quando raccontai a Sergio la mia storia lui rimase molto perplesso, mi disse “Non lo so se si può fare…” e poi ogni tanto mi chiamava e mi diceva “Forse si può limare quello, si può togliere quell’altro…” [ride, nda]

LL: Per una questione di violenza o per altri motivi?

PES: Per la scena dello scalpo, quella in cui lo stesso Tex scalpa un indiano. Era decisamente forte ma alla fine è rimasta nella storia perché è giustificata dalla trama, anzi è indispensabile alla storia perché in quella maniera Tex riesce a risolvere la situazione e salvare i suoi amici.
Va poi aggiunto che c’era anche una questione di realismo storico a cui attenersi, cioè il fatto che per gli Indiani delle Pianure i capelli erano caricati di un forte valore simbolico: rappresentavano la dignità, il coraggio. Avevano tanti significati.
Possedere dei capelli lunghi era fondamentale per mantenere ad esempio l’autorità (o per meglio dire l’autorevolezza) nei confronti degli altri guerrieri.
Nell’esempio di Tex il capo dei Comanche aveva deciso di fare quella guerra e allora gli altri lo hanno seguito. Morto lui e, cosa fondamentale, privato dei suoi capelli, gli altri guerrieri si ritirano.

LL: Forse una tale dimostrazione di documentazione avrebbe meritato un approfondimento con qualche redazionale nel volume.

PES: È una cosa che comunque si evince dai dialoghi (io sono autore anche dei testi della storia e non solo dei disegni), ho preferito non appesantire il tutto specificando che si trattava di Indiani delle Pianure e altri dettagli. È una cosa che l’appassionato di western riesce comunque a cogliere.

LL: Lei ha anche realizzato recentemente il primo volume di Saria, su testi di Jean Dufaux e se non sbaglio ha anche realizzato parte del secondo volume che poi è stato affidato in toto a Riccardo Federici.

PES: Escono fuori tutte le cose…

LL: Nessun Wikileaks: lo aveva dichiarato in un’intervista a Fumo di China. Nella stessa intervista Lei diceva che la causa dell’abbandono del progetto era la politica della Delcourt di fare tirature basse.

PES: Più che altro non mi interessava più.

LL: Possiamo dirlo nell’intervista?

PES: Sì, tanto ormai della Delcourt mi interessa molto poco. Tanto meno oggi.

LL: Quindi è meglio sorvolare su come è stato lavorare con Dufaux.

PES: No, Dufaux è una bravissima persona, è uno sceneggiatore molto colto. Ci siamo trovati molto bene insieme. Con Dufaux non ci sono stati assolutamente problemi.

LL: Ha avuto dei contatti diretti con lui?

PES: Sì, certo, abbiamo parlato molto. Con lui tutto ok, e credo abbia capito quando i miei rapporti con la Delcourt si fecero problematici, nel 2007. Ci siamo capiti anche se io il francese non lo parlo molto bene, ma tra un po’ di inglese, di italiano e di francese si è reso conto di com’era la situazione.

LL: Lei ha esordito nei fumetti su Lanciostory, addirittura sul numero 0. L’Eura è stato un importante trampolino di lancio, se non sbaglio era amico di Michele Mercurio della Lancio, che sui primi numeri di Lanciostory figurava come Amministratore Delegato.

PES: Lui era un mio amico d’infanzia, poi c’eravamo persi di vista. Lo rincontrai a una mia mostra di incisioni e disegni a penna (il soggetto erano nudi femminili). Lui venne a visitarla e ci riconoscemmo. Già con un occhio verso il settore mi chiese perché non facessi fumetti, ma io allora ero pieno di pregiudizi verso i fumetti e gli risposi con qualche scusa vaga.
Rimanemmo in contatto e lui mi fece vedere delle cose fantastiche dei disegnatori argentini, di Salinas, Breccia… e questo mi spinse a provare, anche se le prime storie non sono ancora ai livelli di oggi, anche perché c’era qualcuno in redazione che mi frenava: ad esempio non volevano che facessi tutti quei tratteggi. Io infatti devo dire in tutta franchezza (e mi è stato pure fatto notare) che probabilmente i fumetti non li ho mai disegnati veramente [ride, nda]: ho sempre usato il linguaggio dei fumetti, questo sì, ma non i fumetti in quanto tali, con il loro linguaggio specifico. E a me va bene così, non ho mai preteso di essere un fumettista.

LL: D’altra parte la maggior parte degli autori di fumetti non legge fumetti.

PES: Infatti. Io volevo illustrare, però usando la tecnica cinematografica del racconto. La narrazione a me piaceva tantissimo. È per questo che ho cominciato coi fumetti, io prima facevo il pittore e i fumetti mi davano la possibilità in più di raccontare una storia.

LL: A proposito di pittura: ricordo male o Lei era stato anche allievo di Renato Guttuso?

PES: Sì, sono stato suo allievo sia al Liceo Artistico che all’Accademia di Belle Arti. Ne ho un ottimo ricordo, andavo ogni tanto nel suo studio. Però mi sentivo più vicino a Renzo Vespignani, che poi conobbi di persona: ecco perché facevo le incisioni e le acqueforti.

LL: Questo spiega il tratteggio e i dettagli mentre l’opera di Guttuso era caratterizzata da campiture di colore.

PES: È stato Guttuso a darmi la formazione sulla materia, sui colori. Era quello che lo caratterizzava di più.

LL: Quello e le pubbliche relazioni, diciamo. Ma stiamo uscendo dal seminato.

giovedì 1 dicembre 2016

Fumettisti d'invenzione! - 107 (speciale Lucca 2016)

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

L’ODIARIO
(Italia 2016, © Tuono Pettinato, umorismo)
Tuono Pettinati [Andrea Paggiaro]

Il placido e remissivo Tuono Pettinato, fumettista dall’animo gentile, raggiunge il punto di saturazione e diventa cattivissimo. È l’inizio di una saga che lo vedrà nelle inedite vesti di supercattivo internazionale!

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

VALENTINA VUOLE
(Italia 2016, in Viva Valentina!, © Archivio Crepax, surreale)
Micol Beltramini (T), Corrado Roi (D)

Dialogo tra la Valentina di fine anni ’60 e il suo creatore Guido Crepax su quale direzione fare prendere alle sue storie. Valentina è volitiva ma anche un po’ indecisa…

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

IO SONO VERA
(Italia 2016, in Viva Valentina!, © Archivio Crepax, biografico, fantastico)
Micol Beltramini (T), Lola Airaghi (D)

Analisi fantastica dell’impatto che ebbe la creazione di Valentina sul rapporto di coppia tra Guido Crepax e la moglie Luisa, evidenziando soprattutto analogie e differenze con quest’ultima.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

ZIO PAPERONE IN… UN COSPLAYER DI TROPPO
(Italia 2016, in Topolino, © Disney, umorismo)
Tito Faraci (T), Giorgio Cavazzano (D)

Stizzito dalla scarsa e fuorviante considerazione che gli viene tributata nel mondo dei social network, Paperone parte alla volta di Lucca Comics per affermare la sua vera personalità ma viene scambiato per un cosplayer di se stesso!
Durante i suoi giri per la fiera insieme a Battista compaiono vari fumettisti tra cui sono identificabili Zerocalcare, Casty, Silvia Ziche e gli stessi Faraci e Cavazzano.

mercoledì 23 novembre 2016

Il Cavaliere della Porta

Non ho più l’età per i librogame ma d’altra parte comprerei qualsiasi cosa abbia scritto sopra Kata Kumbas e quindi alla fine ho preso pure Il Cavaliere della Porta. Il prezzo, 19,90€, non è proprio economico ma d’altra parte si tratta di un prodotto che più di nicchia non si può.
In questa (prima?) avventura il protagonista Ugger torna su Laìtia dopo trent’anni dalla sua ultima apparizione e trova le cose molto cambiate: prima deve raccapezzarsi e capire cosa fare (recuperando sperabilmente dell’equipaggiamento utile nel mentre), poi dovrà visitare la città di Torviero (Orvieto?) per impedire un infausto matrimonio e raccogliere ulteriori informazioni e oggetti, dopodiché dovrà raggiungere il castello dei cattivi e infine, una volta perlustrato a fondo il loro covo, sconfiggerli.
Non mi intendo molto di librogame ma mi sembra che Il Cavaliere della Porta sia strutturato molto bene, con blocchi tematici ben definiti e senza “loop” tra i paragrafi – almeno, per quanto l’ho letto/giocato io. Il sistema di gioco inoltre è molto originale e non prevede il tiro di alcun dado ma la possibilità di attingere a delle riserve di bonus (Energia e Fato) qualora il lettore voglia superare una prova che prevede un punteggio più alto della caratteristica che viene “sfidata” in quel momento tra Forza, Astuzia e Saggezza.
Lo stile di Umberto Pignatelli è schietto e divertente pur non scadendo mai nel grossolano o nel ridanciano più facile. D’altra parte una delle ispirazioni dichiarate dell’autore è il J. H. Brennan di Alla Corte di Re Artù. Purtroppo tra le fonti di ispirazione c’è anche (anzi, soprattutto) il romanzo di Poul Anderson Tre Cuori e Tre Leoni che per quanto possa avere delle affinità tematiche con alcuni elementi di Kata Kumbas (un “alieno” che si trova catapultato in un mondo medioevale) mi risulta un po’ troppo distante dal mio modo italocentrico di intendere questa ambientazione. E pensare che io credevo che il nome del protagonista, Ugger, fosse un omaggio al paladino Ruggero…
Come nel caso del manuale base e di molte delle nuove avventure neanche stavolta c’è quindi un rimando diretto al folklore e alla tradizione italiana.
Idea molto simpatica e originale, la storia non procede solo con la scelta dei paragrafi da uno all’altro ma anche individuando i numeri nascosti nei disegni di Francesca Baerald, autrice anche della bella copertina e giustamente indicata come coautrice.

mercoledì 16 novembre 2016

Intervista a Leonardo Moretti

Sine Requie è un miracolo dell’editoria ludica italiana. Best of Show a Lucca 2003, ha saputo conquistarsi un seguito fedele e appassionato che sembra crescere di anno in anno. In questo mondo distopico i personaggi sono dei Sopravvissuti (citando il titolo del romanzo dedicato a questo mondo) in un universo in cui il 6 giugno del 1944 lo Sbarco in Normandia si è rivelato l’anticamera dell’inferno e in cui i morti non rimangono più tali ma diventano degli zombi affamati di carne umana!
Pubblicato inizialmente da Rose & Poison, il gioco è stato poi ristampato e sviluppato per Asterion Press che ne ha fatto dei bellissimi volumi cartonati (la versione precedente era spillata o al massimo brossurata) e attualmente viene pubblicato sotto il marchio Serpentarium Games che si affida ancora ad Asterion per la distribuzione.
L’ambientazione di Sine Requie ha destato l’interesse di produttori cinematografici e case produttrici di videogiochi, e chissà cosa riserverà il futuro del marchio. Alla gallina dalle meritate uova d’oro gli autori Leonardo Moretti e Matteo Cortini (meglio noti sul web come Leonard Zombi e Il Curte) hanno affiancato altri giochi di ruolo di successo e sempre di alta qualità: Anime e Sangue (del solo Cortini), Alba di Cthulhu e l’ultimo arrivato L’Ultima Torcia. Essendo gli unici autori dei loro prodotti (durante la gestione Rose & Poison erano state fatte uscire due raccolte di avventure ideate da appassionati), l’impegno su più fronti ha inevitabilmente rallentato la produzione di materiale per Sine Requie. La cosa non sembra turbare i fan che come ogni anno hanno preso d’assalto il loro stand in gran numero e sin dall’apertura della fiera.

Luca Lorenzon (LL): Eccoci qui con uno dei creatori del gioco di ruolo Sine Requie che quest’anno presenta a Lucca un gioco interamente nuovo dopo l’exploit di Alba di Cthulhu dell’anno scorso. Prima accennavi al fatto che questo nuovo gioco, L’Ultima Torcia, lo avete fatto perché siete vecchi…

Leonardo Moretti (LM): Sì, siamo vecchi e a noi piacevano tanto i giochi vecchio stile in cui arrivavi, i tuoi personaggi entravano nei dungeon e morivano in maniere merdosissime: questo è un gioco di quel tipo lì, entri nel dungeon disperato con la spada rugginosa in mano cercando di diventare ricco ma muori.

LL: Ok, prendo la passione per i giochi old style come giustificazione per il fatto che non avete fatto uscire nulla di nuovo di Sine Requie quest’anno [a Lucca Comics & Games è stata comunque presentata una nuova versione ampliata e corretta del manuale base, nda], ma non è che state facendo anche voi come Jacques Tati o Patrick Cothias con la saga dello Sparviero [Leo è un appassionato di fumetto franco-belga di cui ha disseminato citazioni nel manuali di Sine Requie, nda] per cui il successo di Sine Requie vi ha un po’ spaventato e non vi decidete a finirlo, tirandolo il più a lungo possibile?

LM: Potrebbe essere una buona idea quella di fare il Sine Requie eterno ma in realtà un giorno anche Sine Requie finirà.

LL: Non puoi ancora anticiparci quando è prevista la conclusione?

LM: Non ho idea nemmeno io di quanto tempo ci vorrà per arrivare alla fine! Abbiamo il percorso per arrivarci, abbiamo il finale ma non so ancora quanto ci vorrà.

LL: E di questo nuovo gioco, L’Ultima Torcia, cosa puoi dirci? Ho visto che come dicevi è veramente molto classico, i personaggi interpretano tra gli altri maghi e guerrieri e anche la confezione con la scatola e più manuali è molto vintage.

LM: Abbiamo cercato di fare un prodotto che fosse valido sia per i vecchi giocatori, quelli come noi, sia per i giovanissimi giocatori che magari non sono mai riusciti a provare un gioco che avesse quel tipo di appeal che avevano i giochi con cui giocavamo noi quando eravamo molto piccoli, come ad esempio Uno Sguardo nel Buio o Dungeons & Dragons prima edizione.

LL: Lo stesso Uno Sguardo nel Buio era assai debitore di Dungeons & Dragons classico.

LM: Sì, il senso era quello. E quindi questo gioco è un gioco che ha un suo sistema di gioco, non è un retroclone [filone di giochi di ruolo attualmente molto in voga che riscrivono il vecchio D&D classico, nda] però di “retro” ha sia l’aspetto estetico che lo spirito: è come se fosse un gioco vecchio, di quelli classici, però riproposto per i ragazzi di oggi. Quindi è a colori, ha dei bei disegni invece che quelli in bianco e nero brutti dei primissimi giochi di ruolo, ha i suoi dadi dentro, ha le schede dei personaggi pronte per giocare, ha i manuali col regolamento ma il regolamento non è troppo pesante ma abbastanza leggero da poter essere giocato anche da un totale neofita, non dà niente per scontato dicendo “se hai già giocato ai giochi di ruolo”… no, L’Ultima Torcia è proprio per partire con i giochi di ruolo.

LL: C’è già qualche elemento dell’ambientazione o quella ve la riservate magari per qualche supplemento successivo come avviene di solito?

LM: No, la nostra idea è di fare un prodotto completo già con la scatola base. Qui hai un regolamento, un manuale di ambientazione e un manuale con i mostri.

LL: C’è anche un avventurina, magari?

LM: Ci sono sette avventure dentro. Con l’ambientazione e il libro dei mostri di quella specifica ambientazione. Il senso di questo gioco è che si gioca all’interno delle “Lande” e nel manuale base viene descritta una, quella di partenza. Poi se il gioco avrà successo presenteremo anche le altre Lande che si collegano a questa di partenza, creando un intero mondo.
E all’interno c’è anche un manuale a parte, cioè un bestiario con i mostri per questa specifica Landa.

LL: Ricordiamo quanti manuali ci sono nel set di base, così invogliamo all’acquisto?

LM: Tre manuali, sei schede del personaggio, un’avventura tutorial per chi non ha mai giocato (da leggere anche per il Master neofita) e un sacchetto di dadi. Dadi neri, come erano neri i dadi presenti nella prima confezione di Uno Sguardo nel Buio. Per farti capire i riferimenti guarda i ringraziamenti che abbiamo messo nella prima pagina.
La foto mi è venuta uno schifo, lo so. Gli altri dedicandi sono Arneson e Gygax

LL: Ulrich Kiesow è morto? Non lo sapevo.

LM: È morto per un attacco di cuore ancora nel 1997, è quello che ha ideato Uno Sguardo nel Buio con cui tutti abbiamo iniziato.

LL: Questo discorso vale anche per me, perché paradossalmente Dungeons & Dragons è venuto dopo: con la grande diffusione dei librogame della E. Elle, che pubblicava in Italia Uno Sguardo nel Buio, era molto più facile trovare Uno Sguardo nel Buio che D&D. E poi pubblicando le avventure nel formato dei librogame le faceva costare molto di meno anche se erano un po’ sacrificate.

LM: Costavano molto poco, 5000 o 6000 lire [2,58/3,10 euro attuali, nda] e quindi era una cosa che un ragazzino di 12 anni poteva comprarsi.

LL: Alba di Cthulhu, il vostro altro gioco oltre Sine Requie, come sta andando?

LM: Ha vinto il premio Gioco dell’Anno e quindi siamo felicissimi del riconoscimento che ci è stato dato. Quest’anno esce il manuale di ambientazione R’lyeh la Città Cadavere, all’interno c’è la descrizione di R’lyeh, c’è una mappa staccabile di 60 centimetri per 43 e dentro ci sono anche quattro Indagini per chi vuole giocare con le avventure pronte.

LL: Come stanno procedendo gli altri progetti relativi a Sine Requie: i libri, i film, i videogiochi… Tra l’altro tu e il Curte lavorate ancora? Perché con tutto questo successo sembra che siate diventati dei magnati coi giochi di ruolo!

LM: Allora, in realtà ci sono sempre dei progetti aperti però abbiamo notato che quando i progetti non li seguiamo noi al 100% tendono un po’ a sfasciarsi. Ma inevitabilmente sono dei settori dove non possiamo seguire noi tutto il processo creativo perché non abbiamo delle competenze specifiche, quindi alla fine cediamo i diritti dei nostri prodotti e vediamo come va. Per ora diciamo che ci è andata bene perché noi abbiamo solo ceduto i diritti, poi non se n’è fatto ancora niente ma intanto i soldi che li hanno dati!

LL: …e quindi state ancora lavorando, chi veterinario chi psicoterapeuta.

LM: Precisamente, la situazione attuale non ci permette ancora di abbandonare completamente i nostri lavori ma anche se andasse incredibilmente bene non so se li abbandoneremmo totalmente perché comunque sono due lavori che ci piacciono un sacco.

martedì 15 novembre 2016

I grandi assenti da Lucca 2016

Ormai mi sono rassegnato all’idea di non trovare più Il Messaggero dei Ragazzi e Capitan Novara a Lucca. Nel primo caso l’editore avrà riscontrato che i ricavi della fiera non sono sufficienti a coprire i costi, mentre il povero Capitan Novara e gli altri progetti correlati sono stati congelati in favore degli altri impegni del suo autore.
Mi sembrava però che il progetto SmartComiX fosse ben avviato e avesse trovato una sua sistemazione ideale con la Shockdom. Aspettare un anno per vedere come procedono le serie è pesante, ma ne valeva la pena. E ovviamente, liberi dalle normali limitazioni a cui sono sottoposti, gli autori si sono scatenati producendo ottimi lavori. Possibile che il progetto si sia già arenato? O sono io che non sono riuscito a trovarli a Lucca?

venerdì 11 novembre 2016

Viva Valentina!

Mai piaciuto Crepax e mai stravisto per la sua Valentina, ma questo volume si preannunciava una bella fonte di Fumettisti d’invenzione e quindi l’ho preso (approfittando anche della disponibilità della curatrice Micol Beltramini che me lo ha dedicato).
Viva Valentina! si segnala immediatamente per la grafica elegante e ricercata pur senza troppi fronzoli; la parte relativa ai fumetti non è preponderante (ma a livello iconografico non mancano molte illustrazioni e anche omaggi a Crepax) ma si tratta di un volume che raccoglie testimonianze, o lacerti di testimonianze, organizzandoli per decennio. Oltre ai “soliti noti” Giovanni Gandini, Oreste Del Buono, ecc. ci sono anche contributi inaspettati come quelli di Giampiero Mughini e Francesco Casetti (mio professore di Storia del Cinema all’Università di Trieste che grazie alla ristampa anastatica ho scoperto scrisse alla posta di Linus negli anni ’60).
Ogni sezione/decennio viene introdotta da un testo inedito (come prologo c’è una chiacchierata immaginaria tra Valentina e Crepax) ed è caratterizzata esteticamente da un motivo grafico che rimanda allo stile del decennio di riferimento: un tocco di raffinatezza non da poco.
I fumetti veri e propri sono tutti di alta qualità, sospesi tra l’omaggio all’autore e alla sua opera e la reinterpretazione dell’immaginario che ha creato.
Se sono matto di Maurizio Rosenzweig è un destrutturato flusso di coscienza di Rembrandt/Neutron che ricorda la sua Valentina. Il segno volutamente grezzo e grottesco di Rosenzweig non si sposa forse molto bene con l’atmosfera onirica della storia e il ricordo delle immagini diafane di Crepax.
Valentina vuole di Micol Beltramini e Corrado Roi è un gustoso dialogo tra il personaggio e il suo autore. Forse Roi non è riuscito a raffigurare troppo fedelmente Valentina, che con quelle labbra carnose in almeno una vignetta somiglia a Sophia Loren, ma le sue tavole restano stupende.
Valentina astrale di Adriano De Vincentiis è uno spettacolare cross-over onirico tra l’eroina di Crepax e Barbarella (o meglio, sua figlia) con dei disegni mozzafiato.
Valentina legge di Tuono Pettinato è una deliziosa parodia della rubrica letteraria che il personaggio tenne su Linus, o per meglio dire più che una parodia è la constatazione della pochezza letteraria di questi anni, almeno del settore di più facile consumo. Peccato che sia così breve, solo 4 pagine, ma a tirarla per le lunghe non sarebbe stata altrettanto incisiva.
Io sono vera della Beltramini e Lola Airaghi è un’indagine fantastica sull’influenza che il personaggio di Valentina ebbe sulla vita di coppia dell’autore, ma alla fine diventa un omaggio a Laura, la moglie di Crepax. Peccato che la brava Airaghi non abbia beneficiato di una qualità di stampa degna del suo lavoro.
Il volume è un po’ un corpo estraneo nel panorama del fumetto italiano: non è un apparato critico e non lo si può nemmeno definire una raccolta di fumetti (che occupano in totale solo 42 pagine delle 128 di cui è composto), mutatis mutandis mi ha ricordato i volumi de L’Avventurosa Storia del Cinema Italiano di Goffredo Fofi e Franca Faldini, concentrandosi però solo su un autore invece che sul medium nel suo complesso. Di certo Viva Valentina! è un must per i cultori del personaggio e dell’autore ma anche per gli appassionati di fumetto italiano in generale.

giovedì 10 novembre 2016

Hal Starr

La meritevole casa editrice Allagalla ha da un po’ accantonato il recupero di fumetti argentini in favore di proposte che immagino più appetibili per il grosso pubblico, come alcuni classici de Il Giornalino e lavori bonelliani di Claudio Nizzi. Ben venga, ovviamente, se serve a far cassa ma spero sempre che tornino a pubblicare qualcosa di Trillo e compagnia. Qualche chicca salta comunque fuori, come nel caso di questo Hal Starr.
Realizzato sul finire degli anni ’80 a partire da un progetto di dieci anni prima, il fumetto racconta di un astronauta naufragato su Marte. Nelle prime tavole si avverte il lodevole tentativo di fornire al lettore un certo realismo (o almeno una sua parvenza) tramite spiegazioni tecniche, soluzioni plausibili e senza l’intervento di nulla di fantascientifico. Ma dalla nona tavola la trama subisce una brusca virata, con il ritrovamento di un’astronave senziente aliena e il successivo imbarco di Hal Starr verso un pianeta sconosciuto – l’astronave imprigionata per millenni è rimasta stizzita nel vedere che la “sua” Terra non corrisponde a quella contemporanea del protagonista e si lancia nell’iperspazio. Da Sopravvissuto di Ridley Scott passeremmo quindi a Mission to Mars di De Palma, ma in realtà questo è solo l’inizio.
Hal farà infatti la conoscenza di Trell, un alieno intrallazzone che sul pianeta Thyton sfrutterà il protagonista per le sue trame, arrivando a vendere l’astronave senziente a un collezionista!
La storia è veramente simpatica e avvincente e Sydney Jordan ha saputo come suo solito dare vita a una bella fauna di caratteristi spennellando il tutto con un gradevole sense of humour. La struttura delle tavole (originariamente previste per la pubblicazione di una alla settimana se ho ben capito) rende il ritmo un po’ sincopato perché all’inizio di ogni tavola spesso veniva riassunto quello che era successo in quella precedente, arrivando anche a rinarrare alcune scene. Ma ci si fa presto l’abitudine e la narrazione scorre veloce e piacevole, soprattutto nella seconda parte del volume. Sulla qualità dei disegni c’è poco da dire: è Sydney Jordan. I colori (e anche la copertina) sono stati realizzati da John Ridgway, di cui ricordo qualche episodio di Hellblazer e Invisibles. Apparentemente sono la parte meno riuscita dell’operazione visto che la computer grafica all’epoca della colorazione era ancora rudimentale e il risultato è decisamente pacchiano per gli standard di oggi (oltre al fatto che gli elementi fotografici inseriti nelle tavole stonano un po’) ma tutto sommato restituisce un certo gusto psichedelico che ben si adatta al tono della storia.
In appendice un articolo di approfondimento su Sydney Jordan e la sua opera a cura di Danilo Chiomento e il fumetto con la prima apparizione (datata 1953) di Hal Starr, ancora rozza nel disegno ma nei cui ingenui testi si può già intravedere la genialità dell’autore che avrebbe portato alla creazione di Jeff Hawke.

mercoledì 9 novembre 2016

IT Comics: The Believers 1

Veramente ammirevoli questi della IT Comics. Oltre a presentare dei prodotti pregevoli con una buona cura editoriale, come ho già avuto modo di constatare, hanno dimostrato durante l’ultima Lucca un’ottima organizzazione e una grande inventiva nel vendere i loro prodotti. In pratica ogni fascicolo si poteva comprare in tre diverse versioni: quella normale a 3 euro, incellofanata con sketch a parte già fatto a 10 euro e con uno sketch personalizzato secondo le richieste dell’acquirente a 50 euro. A questo andrebbe aggiunto che lo stand IT Comics era molto ben organizzato e se si chiedeva qualcosa a qualcuno degli operatori la risposta era competente e trasmetteva addirittura entusiasmo per il lavoro, cosa che non si può certo dire degli stand di molti altri editori più blasonati.
La mia attenzione si è concentrata su The Believers, di cui ho potuto sincerarmi dal vivo che la copertina non era uno specchietto per le allodole (timore che mi aveva fatto desistere dall’ordinarlo dall’Anteprima): anche i disegni interni di Locatelli sono infatti minuziosi e acquerellati. La storia ideata da Andrea Pau è piuttosto originale: agli albori di un XX secolo alternativo la Società Forteana cerca di fomentare le ostilità tra Slavi e Austriaci inserendo false notizie nel tessuto informatico progenitore di internet che tutti leggono. La fotografa Penelope Podolsky e il suo compagno giornalista Gustav vengono in contatto con il Pig Club, tra cui militano la pistolera Annie Oakley (personaggio realmente esistito, a voler credere agli autori) e il Conte Vassilij Vasiliev, il cui scopo è quello di smantellare la rete dei criminali.
La mia copia e il mio sketch allegato da 10 €
L’ambientazione è quindi uno steampunk con pennellate di critica ai costumi contemporanei, ma l’aspetto più moralista di disprezzo verso i complottisti e i drogati di “like” non è per fortuna preponderante e la storia procede spedita e coinvolgente tra colpi di scena, molta azione e scene spettacolari.
Come nel caso delle altre due serie che ho letto finora anche The Believers mette parecchia carne al fuoco e si legge con piacere, ma lascia un senso di incompiutezza (programmata quanto si vuole) con un cliffhanger che chissà quando avrà seguito. Voglio comunque essere ottimista e spero che il secondo episodio esca presto.

martedì 8 novembre 2016

Archie Comics: Archie, Archie tra i Morti Viventi e Le Terrificanti Avventure di Sabrina

Come dicevo, la strategia dello spacciatore di droga è sempre efficace. Visto che il fascicoletto gratuito di Betty &Veronica a opera di Adam Hughes era ottimo sono tornato allo stand delle Edizioni BD per provare qualche altra proposta della Archie Comics. Alla fine ho preso quasi tutti i volumi con variant cover di Francesco Francavilla, ho saltato solo quello di Jughead di cui i disegni proprio non mi piacevano.
Archie prometteva proprio bene: Mark Waid (la mia nuova scoperta) ai testi e Fiona Staples ai disegni. Nei fatti lo sceneggiatore non ha potuto brillare molto dovendo adattarsi a un target molto giovane e la Staples, che francamente non è poi una disegnatrice così spettacolare, ha disegnato solo metà del volume cioè i primi tre episodi originali (gli altri tre se li sono divisi Annie Wu e Veronica Fish forse per dare continuità di genere al fumetto).
Come accennato Archie si rivolge a un pubblico molto giovane ed è una teen comedy che si mantiene sempre casta e garbata. La vicenda inizia ex abrupto dopo che Archie e la sua fidanzatina storica Betty hanno rotto a causa dell’“incidente del rossetto”, sulla cui natura verremo edotti solamente nel quarto capitolo. Nel frattempo a Riverdale è arrivata una famiglia di riccastri, i Lodge, e durante i lavori per la costruzione della loro villa Archie combina un disastro. Questo disastro è funzionale alla rampolla dei Lodge, Veronica, che ne approfitta per rendere Archie il suo schiavo suscitando la gelosia di Betty. Gli amici si mobilitano per far riavvicinare la coppia d’oro di Riverdale.
questo non l'ho preso
La storia narrata in questi primi sei capitoli è forse un po’ troppo diluita ma il mestiere di Waid si nota comunque e riesce a infilare qualche scenetta divertente e qualche battuta azzeccata (beninteso, sempre in un contesto di fumetto strettamente “per tutti”). Il volume però si conclude con un cliffhanger che rende necessario l’acquisto del prossimo volume per sapere come andrà a finire la storia. I disegni sono drasticamente virati sul cartoonesco e benché la Staples sia senz’altro la più professionale tra le disegnatrici non brilla se non in qualche primo piano molto espressivo o in qualche vignetta in cui i personaggi “recitano” molto bene.
Archie tra i Morti Viventi è decisamente differente come tematiche e come atmosfera. Nata per caso prendendo spunto dall’illustrazione di una variant cover, narra come intuibile dal titolo di un’invasione di zombi in quel di Riverdale. Poteva venirne fuori una minchiata ma lo sceneggiatore Roberto Aguirre-Sacasa ha confezionato un piccolo capolavoro, oltretutto coadiuvato dai disegni di un notevole Francesco Francavilla.
Jughead, l’amico fraterno di Archie, porta il suo cane Hot Dog investito da un pirata della strada da Sabrina la strega per farlo resuscitare e probabilmente è l’intervento della giovane strega (contro la volontà delle zie) a dare origine al contagio che dal redivivo Hot Dog si spargerà per tutta Riverdale. In fuga dalla festa di Halloween, i ragazzi si rifugeranno a villa Lodge dove saranno momentaneamente al sicuro dopo aver superato varie tragedie.
La narrazione è incredibilmente tesa e avvincente e Aguirre-Sacasa conosce i trucchi giusti per avvincere e commuovere il lettore, ad esempio le parti narrate dal punto di vista del maggiordomo e del cane di Archie. In secondo piano vengono inoltre trattati argomenti inaspettati quali incesto, omosessualità e adulterio. E tutto sommato non saranno nemmeno di secondo piano visto che si riveleranno funzionali ad alcuni passaggi. A differenza di Archie la serie raggiunge la conclusione di un primo ciclo nonostante faccia parte di una trama in divenire.
I disegni dell’italiano Francesco Francavilla (che un febbrone ha tenuto lontano da conferenze e sessioni di dediche) sono fantastici. C’è un po’ di Toth, un po’ di Bernet e tanto Mazzucchelli. A volte la semplificazione del suo tratto è eccessiva e alcune vignette sembrano tirate via, ma in altre occasioni le immagini sono semplicemente perfette per quello che devono raccontare. Non essendoci alcun riferimento nelle gerenze ho immaginato che anche gli ottimi colori li abbia fatti lui, cosa che è stata confermata nell’introduzione del terzo volume che ho preso.
In effetti questi volumi delle Edizioni BD sono un po’ parchi di informazioni come avviene invece per altri editori di materiale statunitense e non indicano nemmeno i numeri originali dei comic book che compongono i singoli volumi. Anche sulle traduzioni forse ci sarebbe qualcosina da ridire (“poco dopo” credo che sia più adatto rispetto al letterale “presto” che immagino traduce la didascalia originaria “soon”, e i “called shot” sono colpi mirati e non “chiamati”) ma ben venga visto che le Edizioni BD sono passate alla cucitura delle pagine sul dorso e non alla semplice incollatura come per Black Summer, No Hero e le altre mirabilie di Ellis che si sfaldano solo a guardarle.
Per finire, Le Terrificanti Avventure di Sabrina (la streghetta protagonista anche di film, cartoni animati e telefilm forse più famosa dello stesso Archie, almeno in Italia) si rivela ancora più spiazzante spostando l’azione tra gli anni ’50 e ’60. La vita della ragazza sembra non essere altro che un piano a lunghissimo termine di suo padre, Edward Spellman, stregone che si è unito con una mortale dando appunto origine alla mezzosangue Sabrina. Nell’introduzione lo sceneggiatore Aguirre-Sacasa dice che voleva omaggiare con questa serie il Sandman di Neil Gaiman e in effetti ne riprende sia la verbosità che il gusto per il macabro. Le componenti orrorifiche e sataniche molto marcate pongono Le Terrificanti Avventure di Sabrina agli antipodi rispetto ad Archie. Anche se non mancano colpi di scena e sequenze azzeccate, oltre a una suggestiva ricostruzione del periodo, la trama procede in maniera eccessivamente lenta e farraginosa (oltretutto gli episodi raccolti sono solo 5 ma sono extralarge rispetto alla durata dei comic book normali e hanno almeno 25 tavole ognuno) per poi decollare solo nelle ultime pagine, ma anche in questo caso per troncare il tutto con un cliffhanger che rimanda a un futuro volume!
I disegni e i colori di Robert Hack sono veramente azzeccati e rendono alla perfezione le atmosfere vintage che la storia deve evocare: c’è persino una comparsata di Betty/Marylin Monroe e Veronica/Betty Page, che in questa versione sono anch’esse streghe. Fuori da questo contesto è probabile che Hack non risalterebbe ma per Sabrina è stato veramente una scelta azzeccata.
Terminata la lettura solo Archie tra i Morti Viventi mi ha entusiasmato ma non è detto che non prenderò anche i secondi volumi delle altre due serie.