mercoledì 4 dicembre 2024
venerdì 19 aprile 2024
martedì 31 maggio 2022
venerdì 30 luglio 2021
Gli Albi della Cosmo 68 - I Grandi Maestri 61: Bull Rockett
La saga di Bull Rockett ebbe in realtà inizio nel 1952 coi disegni di Paul Campani, quindi considerando i ritmi forsennati di realizzazione di questa serie, all’arrivo di Solano Lopez ai disegni (1955) poteva vantare già un universo ben delineato. Non dico che si ha l’impressione che la storia inizi in medias res, però ogni tanto si avverte che c’è qualcosa di preesistente che sarebbe stato il caso di conoscere: ad esempio il fratello “gangster” di Bull, Joe, compare senza essere minimamente introdotto (i lettori argentini ovviamente sapevano già chi era), mentre il riferimento agli alieni “plastici” con cui i protagonisti hanno avuto a che fare poco prima di queste storie è inutile se non fuorviante in alcuni riassunti, che sembrano essere stati tradotti dall’episodio sbagliato.
I protagonisti di questo fumetto sono lo scienziato-avventuriero Bull Rockett e i suoi colleghi e amici Bob Gordon (che funge da cronista per Misterix, la rivista dov’era pubblicato) e il meccanico Pig che invece è la spalla comica, anche nell’aspetto molto caricaturale. Altri personaggi gravitano attorno a questi protagonisti, come Mama Pigmy e il già citato Joe Rockett.
In queste storie vengono mescolati fantascienza, esotismo, spionaggio e avventura pura. È evidente (o almeno è la mia impressione) che Oesterheld scrivesse senza sapere bene dove sarebbe andato a parare, iniziando ogni singola avventura con un’introduzione roboante per poi giustificarla in corso d’opera, magari correggendo alcuni dettagli delle trame a mano a mano che le storie procedevano.
Le storie sono tutte un po’ inverosimili, ma se non altro Oesterheld ci metteva un sacco di technobubble che le rendeva almeno avvincenti se non proprio credibili. C’è in questo piccolo assaggio di Bull Rockett quello che ha reso giustamente famoso Oesterheld, ovvero la capacità di mettere in scena situazioni assurde o apparentemente impossibili per poi appagare il lettore con una giustificazione scientifica o pseudoscientifica – anche se però qui mi pare che abbia tirato un po’ troppo la corda della verosimiglianza.
Nello specifico, le sei avventure qui raccolte sono: Cacciatori di teste, che tratta del salvataggio di un paio di prigionieri dai riduttori di teste Jivaros (con un bel colpo di scena finale, che Oesterheld potrebbe aver tratto da un fatto di cronaca o da un racconto letterario); Quando morì Bull Rockett, un’invasione aliena piuttosto confusa in cui vari elementi vengono corretti in corsa (e pensare che in origine venne pubblicata in un’unica soluzione su Super Misterix); Il giardino diabolico, una storia suggestiva di spionaggio misto a fantascienza in cui però con l’ipnotismo si risolve qualsiasi cosa, e il cui colpo di scena finale è prevedibile; La caverna degli orsi, una trasferta europea dove una missione di salvataggio si sposa con una leggenda bretone di cui Oesterheld dà una spiegazione soddisfacente (per quanto vi fosse la necessità di svelare con calma i vari misteri e di approfondire i personaggi coinvolti, forse si è protratta troppo a lungo); L’isola delle perle verdi, avventura esotica con un vaghissimo retrogusto fantascientifico (e anche qui con dei voltagabbana forse decisi sul momento per movimentare le cose); Dischi volanti, che come intuibile dal titolo è fantascientifica, ma ha anche un originale risvolto romantico: gli UFO però non volano ma sono sottomarini e rapiscono i pescatori di Olson Bay.
Al di là dell’aspetto sin troppo fantasioso che si può giustificare con il desiderio di creare sense of wonder, il limite di Bull Rockett è che il protagonista è troppo colto, atletico, intelligente, intuitivo, geniale, forte e alla fine risulta un po’ antipatico. Sì, tantissimi altri protagonisti dei fumetti di quegli anni lo erano, ma non certo quelli di Oesterheld: il coevo Sargento Kirk è un personaggio molto più sfaccettato e affascinante, e se non ricordo male l’economia interna al suo gruppo è gestita meglio che non quella del “clan” Rockett, in cui Bob e Pig potrebbero anche essere assenti – e infatti a volte lo sono, tanto ci pensa sempre Bull a risolvere le situazioni.
I disegni di Solano Lopez, anche facendo la tara alla pessima qualità di stampa, non sono granché. Lo si può giustificare con la necessità di imitare lo stile del creatore grafico Paul Campani e con i ritmi frenetici di lavorazione (almeno cinque tavole orizzontali con una decina di vignette l’una alla settimana, più gli speciali mensili! E anche se ogni tanto un terzo o metà delle tavole erano occupate da pubblicità o raccontini, le proporzioni erano le stesse), così come è probabile la partecipazione di collaboratori meno preparati, ma comunque il risultato non rende giustizia a Solano Lopez: i volti dei personaggi, rigidissimi, sono quasi sempre di profilo o di fronte e le figure intere sono dei blocchi granitici. Le proporzioni originali rendono poi piuttosto traumatico il passaggio a questo formato più piccolo.
Sull’edizione Cosmo non c’è molto da dire visto che dopo la loro versione de L’Eternauta e di Amapola Negra uno potrebbe averci fatto il callo alla bizzarra lettura orizzontale. Mi chiedo però perché non tradurre “Tabano”, l’incredibile aereo atomico con cui si muovono i protagonisti (progettato da Bull Rockett, ça va sans dire).
Trattandosi di un inedito (almeno per me) di Oesterheld e Solano Lopez “dovevo” prenderlo, ma francamente non so se consigliarlo – anche se 6,90 euro sono un prezzo onesto per 176 pagine, Bull Rockett (la maggior parte di queste sei storie, almeno) è un gradino sotto altre produzioni del maestro argentino, e comunque la loro lettura è preclusa ai presbiti.
martedì 1 giugno 2021
Gli Albi della Cosmo 66 - I Grandi Maestri 59: Black Poppy
Al di là di questo, Black Poppy è stampato orizzontalmente, cioè le tavole (in origine appunto orizzontali) sono orientate con un angolo di 90° rispetto al normale senso di lettura verticale di un bonellide. Uno spillato orizzontale avrebbe reso la lettura meno artificiosa, ma mi rendo conto che la Cosmo debba sottostare alle imposizioni del suo tipografo: se non sbaglio hanno pubblicato in formato 17x26 anche fumetti che erano nati per tutt’altro formato. Sulla qualità di stampa stendo un velo pietoso, anche se mi viene da pensare che in fondo con la difficoltà nel reperire i materiali originali avrebbe potuto essere anche peggio.
L’unico redazionale è una scarna introduzione a opera di Andrea Rivi, che con la scusa di non voler fare spoiler dice poco o niente. Ciliegina sulla torta, al momento di pagarlo risultava alla pistola leggi-codice che il volumetto costava 7,90 euro invece di 6,90. Tutto risolto con tanto di segnalazione all’editore e/o al distributore, ma anche questo indica la cattiva stella che ha brillato su questo volume. Peccato, perché il fumetto, su cui Barreiro basò il suo Asso di Picche, è veramente ottimo pur essendo di genere bellico. Anche se non sembra nemmeno che sia un fumetto di guerra.
I protagonisti sono i componenti dell’equipaggio di un B-17, una delle “fortezze volanti” che dagli Stati Uniti andavano a bombardare l’Europa nazista durante la seconda guerra mondiale. Inizialmente ci vuole un po’ per raccapezzarcisi con tutti quei personaggi (pur se introdotti in maniera semplice ma efficace da Oesterheld) ma presto emergono il pilota Abner Stiles e il copilota Hugh Probst. È evidente che lo sceneggiatore conoscesse benissimo l’argomento e profuse un sacco di dettagli tecnici che trasmettono un forte senso di realismo, sia nei dialoghi che nelle didascalie. Queste ultime a volte sono piuttosto lunghe, ma assolutamente indispensabili per chiarire certi particolari tecnici oppure per spiegare quello che è successo tra una sequenza e l’altra. A testimonianza dell’intelligenza e della maturità con cui sono state elaborate, va segnalato che non ce ne sono affatto nelle scene più drammatiche, come ad esempio l’esplosione di una bomba, affidate interamente ai disegni (non ci sono nemmeno onomatopee). I dialoghi sono invece secchi, essenziali e anche per questo molto significativi.
L’aereo del titolo è un bombardiere che deve svolgere le 35 missioni di prammatica, teoricamente una per episodio anche se alcune ne occupano due. Alla fine ne vedremo solo 12, forse per la chiusura di Hora Cero, anche se la serie verrà recuperata una tantum su Hora Cero Extra.
Come dicevo, Black Poppy non sembra nemmeno una storia di guerra: come l’equipaggio dell’aereo anche il lettore vede il fronte dall’alto, come qualcosa di lontano e indistinto. Quando Hugh vedrà concretamente gli effetti dei bombardamenti a cui partecipa il risultato sarà quasi traumatico. I dettagli delle missioni sono importanti, certo, ma molto di più lo è lo scavo psicologico dei singoli personaggi e la costruzione dei rapporti tra di loro. Proprio come nell’Asso di Picche di Barreiro e Gimenez. Il tono delle storie è insomma molto disincantato e privo di retorica; dopo le prime missioni il gioco col lettore diventa addirittura quello di fargli indovinare quale personaggio ci rimetterà la pelle stavolta. Oesterheld, che pure negli stessi anni scriveva fumetti comici e western umoristici, riversa in Black Poppy tutto il suo pessimismo, o meglio il suo fatalismo nichilista. A volte i protagonisti riescono in una missione disperata solo per scoprire che è stata totalmente inutile, altre volte il piano congegnato alla perfezione fallisce per cause imponderabili. E intanto gli uomini muoiono a decine, da una parte e l’altra della barricata. L’agghiacciante finale è ancora una volta anticipatore di quello di Asso di Picche, che come mi disse Carlos Trillo era un remake di Amapola Negra.
Non mi stupisce quindi che questa serie sia poco conosciuta: oltre al fatto che non c’è un protagonista immediatamente identificabile come tale, il tono molto adulto e disincantato potrebbe non incontrare i gusti di tutti, soprattutto se giovani. E non c’è nemmeno quella spettacolarità che potrebbe invece interessare gli amanti delle storie belliche, anche se da questo punto di vista Francisco Solano Lopez ha la sua parte di responsabilità.
Non mancano inquadrature particolareggiate di interni e di dettagli tecnici, o qualche sfondo curato, ma sono in netta minoranza rispetto alle vignette risolte con dei semplici primi piani oppure con dei cieli quasi interamente vuoti fatta eccezione per le sagome degli aerei così uguali che sembrano essere state fatte con un timbro, così come Pratt si vantava di aver fatto per i volti del Sergente Kirk. Va poi detto che la pletora di personaggi sulla scena ha costretto Solano Lopez a elaborare molte fisionomie diverse per renderli distinguibili, e così la sua mano (già prona al grottesco) ha sfornato delle facce talvolta caricaturali. Purtroppo la qualità della riproduzione gioca contro di lui, impastando i suoi tratteggi rendendoli grumosi e pesanti – o amalgamandoli in un nero quasi compatto in cui si intuisce comunque che c’era un lavoro di pennino sotto. Le cartine tattiche sono tanto smangiucchiate da risultare quasi illeggibili, mentre le scritte sulle carlinghe degli aerei sono illeggibili del tutto (se ne intuisce la presenza solo guardando molto bene le tavole). Comunque anche senza questi difetti dovuti alla stampa non penso che Amapola Negra figuri tra i lavori migliori di Solano Lopez.
Parlando dei pregi di questa edizione, al di là della qualità intrinseca del fumetto (più dei testi che dei disegni), va segnalato che non c’è nemmeno un refuso e che la Cosmo ha riprodotto alcune delle copertine dei numeri di Hora Cero in cui comparve la serie, oltre a quella dell’Hora Cero Extra che ospitò l’ultimo episodio. Questo è stato riprodotto come in origine in verticale, e purtroppo fa pensare che si sarebbe potuto imbastire diversamente il volumetto. Gli stessi (pochi) esemplari di riviste della Frontera che possiedo dimostrano che le proporzioni di quelli piccoli settimanali a striscia erano ridotte rispetto a quelli grandi dei mensili: cioè mettendone uno sopra l’altro non si arriva all’altezza di un Extra. Quindi forse sarebbe stato meglio mettere una doppia striscia sopra l’altra, in modo da diminuire la foliazione e quindi anche il costo (che comunque non è altissimo, certo). E oltre a rendere più leggibile il fumetto, magari i difetti di stampa sarebbero risaltati di meno.
Confesso che mi sono avvicinato a questo fumetto con entusiasmo (wow, un inedito di Oesterheld e Solano Lopez!) ma alla fine leggerlo in questo formato è stato come farsi cavare un dente: l’ho fatto perché dovevo. Ma d’altra parte, quante altre possibilità avrei potuto avere di leggere Amapola Negra, non solo in cartaceo? Almeno costa poco. Beh, relativamente poco.



