Chaykin ci spiattella col suo
ritmo sincopato e un po’ involuto due storie che scorrono parallele: da una
parte la prostituta/magnaccia Dagmar e la sua controfigura Beverly si trovano
coinvolte nel furto di materiale scottante, dall’altra il jazzista Cass Pollack,
appena disintossicato dalla droga, viene ricercato per l’omicidio della moglie
e della figlioletta che invece sono state fatte fuori dai mafiosi con cui è
colluso e che volevano uccidere lui. Ben presto le loro strade si incroceranno
e così i tre protagonisti divideranno (oltre che un po’ di sesso) una storia
pazzesca in cui il noir si mischia
alla satira di costume e al sovrannaturale.
Black Kiss è comunque più che altro una scusa per ostentare l’ossessione
dell’autore per il sesso, che non mi stupirebbe fosse costruita a tavolino e
fatta apposta per épater la bourgeoisie.
A distanza di anni dalla prima uscita originale (1988) certi dettagli che si
vorrebbero scabrosi non si notano più, anche perché trattandosi di un fumetto
statunitense di sesso si parla parecchio, ma non se ne mostra mai. Anche i
cadaveri sui tavoli degli obitori sono vestiti, che diamine! Per fortuna a
smuovere un po’ il tutto c’è anche una certa tendenza alla blasfemia, nei
dialoghi e nel mostrare un prete che si gode i servizi di Dagmar (o era
quell’altra?), e questo è un po’ più interessante delle (inesistenti) scene di
sesso esplicito. I pochissimi falli visibili lo sono infatti solo relativamente,
e ovviamente mai eretti. D’altra parte uno è al centro di un colpo di scena, quindi
più di tanto Chaykin non poteva nasconderlo. C’è un altro discreto colpo di
scena verso la fine, ma nulla di geniale – anzi, sembra la parodia di una soap opera!
Tra gli elementi più piacevoli
del fumetto ci sono senz’altro alcune battute divertenti, inoltre la geometria
ostentata dello stile glaciale di Chaykin permette di capire bene cosa guardare
in ogni singola vignetta e come leggere nel giusto ordine le tavole. È bravo
nello storytelling, insomma, come si
dice dei disegnatori che non sanno disegnare. Poi i suoi protagonisti sono
tutti uguali ed è un disastro capire chi è chi, ma quanto racconta bene!
Black Kiss non va preso quindi troppo seriamente: è un divertissement di Howard Chaykin che
probabilmente ha cercato di attirare i riflettori su di sé con la promessa di
sesso esplicito (sistematicamente non mantenuta) e magari avrà voluto omaggiare
certe cose che ama come la musica jazz o certo cinema dagli anni ’30 ai ’50. Se
però non si vuole stare al suo gioco, c’è ben poco con cui consolarsi: uno potrebbe
pensare ad esempio che almeno non sta leggendo il solito fumetto di supereroi,
ma poi, dal capitolo 10 in
poi… Oltretutto alla fine il disegno di Chaykin svacca ma, ooooooooh, quanto è
bravo a raccontare!
Se lo si prende dalla giusta
prospettiva è divertente, però Lando
e La Poliziotta lo erano altrettanto
se non di più, e soprattutto dal punto di vista erotico erano ben più carichi e
spesso erano pure disegnati meglio (ok, Lando
probabilmente no, ma Angiolini non metteva decalcomanie a distrarre il lettore
dalla “carne”, che comunque in Black Kiss
manco c’è).
Può darsi che una parte del
godimento del fumetto, per quanto secondaria, sia demandata ai commenti sugli
ebrei americani e ad alcuni luoghi e stereotipi di Los Angeles, cose che quindi
mi sono sfuggite. È interessante notare come certi elementi sarebbero stati
ripresi, probabilmente per caso, in altre forme e con ben maggiore dignità: la
coppia di killer nero-bianco in Pulp
Fiction e l’orgia mascherata in Eyes
Wide Shut.
Per quanto possa sembrare
incredibile, questo polpettone ha anche avuto dei seguiti raccolti nel volume SaldaPress,
che però non riprendono direttamente la storia di Cass come sarebbe stato
logico aspettarsi dal finale del primo ciclo ma si concentrano principalmente
su situazioni antecedenti: dei prequel, insomma, in cui viene premuto
l’acceleratore sull’ironia, sulla vacuità dei testi e sul sesso. Chaykin
dimostra più impegno nel comparto grafico, arricchendo le sue tavole di
sfumature; l’impressione è che le abbia fatte col computer, ma potrebbe anche
aver usato il famoso retino DuoShade o semplicemente approfittato della resa
tipografica delle matite come si usava anni fa, facendo un unico impianto di
stampa per neri e grigi. In Black Kiss
2 e soprattutto nello speciale di Natale il sesso è molto più esplicito che
nella serie originale e nel capitolo conclusivo della seconda miniserie
scopriamo che fine ha fatto Cass, arrivando fino al 2010.