Il volume è composto di vignette a tutta pagina (le più grandi ne occupano due) a tema western, giocando con il mito e canzonando luoghi comuni con dei calembour o dando interpretazioni originali di nomi e stereotipi della retorica della frontiera.
Il meccanismo che usa Moreno Chiacchiera è quindi quello di trasformare Toro Seduto in un Toro Sudato o Jesse James in un Gessi James, ma più spesso di fornire le sue interpretazioni sulle situazioni quotidiane che potevano capitare a Nasi Forati e Piedi Neri. Qualche altra rara deriva si ha ad esempio nell’Emulazione con cui alcuni animaletti imitano una squaw che porta in spalla il suo papoose, ma fondamentalmente l’umorismo si basa sui giochi di parole o sull’interpretazione iconoclasta.
Il lato comico ovviamente è importante, ma ben di più lo è quello grafico visto che Chiacchiera ha uno stile molto piacevole e gustoso, dalla ricca inchiostrazione modulata e generoso di dettagli. Anche i colori digitali sono molto buoni e arricchiscono il disegno (beh, non in Ghost Town e I Fratelli DALTONici, ovviamente); il volume è giustamente stampato su carta patinata.
Mi chiedo però se l’immaginario evocato nell’introduzione sia effettivamente condiviso anche dai più giovani, in cui il volume potrebbe trovare il suo bacino d’utenza ideale. Credo che il Far West abbia perso il suo mordente già da parecchie generazioni, e infatti non mi risulta che dopo questo numero 1 sia uscito un 2.
Prefazione del regista western (e attore, e scrittore…) Stefano Jacurti.
