giovedì 25 dicembre 2025
venerdì 12 dicembre 2025
mercoledì 22 ottobre 2025
giovedì 18 settembre 2025
Dungeons & Dragons Ravenloft: Il Caravan dei Dannati
La cornice, quindi: una megera, che poi scopriremo essere una «strega Vistana» (ma i Vistani erano zingari, non una mostruosità come quella che ci viene mostrata!), raccoglie nel suo vardo (non che sia mai chiamato così…) le storie dei dannati che le si presentano, e offre loro una soluzione che spesso è peggio della maledizione che li affligge.
Si comincia con la fuggitiva Yvelda scappata dalla sua magione nel Dementlieu (già: per Amy Chase e Casey Gilly i confini dei Domini di Ravenloft si possono varcare senza problemi). Di umili origini, è riuscita a farsi impalmare dal nobile Laurent Aleund e quindi la sua situazione economica e sociale sembrerebbe migliorare di netto. Sembrerebbe. In realtà la suocera le regala un servizio da tè che butta sangue con cui farla sfigurare in occasione della prossima conventicola sociale cui parteciperà anche la Duchessa D’Honaire (Duchessa D’Honaire?! E Dominique D’Honaire che fine ha fatto?!). La megera risolve la situazione e qualcosa che non vediamo fa arrabbiare la Duchessa che polverizza la madre di Laurent invece che lei. Sì, come no… perché Dominic D’Honaire polverizzava la gente invece che ipnotizzarla… Sinceramente ho trovato questa storia poco comprensibile, e se c’è un significato recondito sotto la trama banalotta che si coglie al primo livello io non l’ho trovato. Come non mi è chiaro a che razza appartengano i protagonisti. Yvelda sembra un mongrelman o un bariaur a due zampe mentre Laurent potrebbe essere un elfo pallido (razza che mi sono inventato adesso) o un tiefling. I disegni delle parti “ricordate” non sono malaccio, però.
La seconda storia è più che altro un fitto scambio di battute, e d’altra parte i protagonisti sono attori. Uno di loro viene maledetto (forse dal tatuaggio del suo amante?) e invecchia prematuramente deperendo a vista d’occhio. Si rivolge alla megera del caravan che a quanto pare ci mette una pezza. Ma la storia finisce senza finire. Boh. Essendo ambientata a Kartakass (dove però ai miei tempi il ruolo di rilievo ce l’avevano i bardi e non gli attori…) non ci viene risparmiata la visione, per quanto di sfuggita, del ridicolo Harkon Lukas afro-tirolese introdotto nella nuova edizione. A mio gusto i disegni di questa parte sono i migliori del volume.
La terza storia prende le mosse a Tepest, ma forse il titolo Il Giardino di Maeve è un omaggio allo Shadow Rift. Una donna incinta, apparentemente umana per una volta, giunge dalla megera pensando che la sua gravidanza ottenuta tramite le fate, invise alla Signora di Tepest Lorinda (sì, ai bei tempi erano tre le “hags”…), possa degenerare oltre a quello che già le è successo. Questa storia è piuttosto suggestiva e se fosse stata disegnata decentemente avrebbe potuto essere anche abbastanza spaventosa, ma serve solo da introduzione per l’ultimo “caso”.
Ed eccoci qua: a leggere «Caravan» nel titolo a me era venuto in mente automaticamente il Carnival, uno degli ultimi (e più discutibili) supplementi del vecchio Ravenloft della TSR. Evidentemente gli autori hanno fatto lo stesso collegamento ed eccoci quindi nel “Dominio” di Isolde, che essendo tratto dal romanzo omonimo è un florilegio di paradossi e forzature non solo a livello di regole ma anche di coerenza interna al mondo di campagna. Guarda caso, è il “Dominio” che viene rispettato di più. Un’ultima storia dai disegni pietosi, uno sguardo ai bizzarri animatori del Carnival (sguardo filologicamente corretto, mi pare), la risoluzione della maledizione che imbrigliava la megera stessa e la tortura di leggere questo fumetto giunge alla fine.
I conoscitori del vecchio Ravenloft siano avvertiti: la lettura di questo volume, ma già sfogliare le prime pagine, potrebbe essere cagione di un Horror Check. Forse anche di un Madness Check.
mercoledì 27 marzo 2024
Ravenloft: L'Orfana di Agony Isle
Non bastava cambiare sesso ed etnia ai Lord di Ravenloft nella Quinta Edizione per assecondare i dettami del politically correct. Ci hanno pure fatto un fumetto e lo hanno disegnato come fosse un manga!
Ok, mi turo il naso e gli do una chance. La storia è ambientata a Lamordia, cioè il dominio frankensteiniano. Mi pare una nota originale: io un fumetto ambientato su Ravenloft lo avrei fatto esordire su Barovia. Un rottame umano femminile tenuto assieme dalle bende si risveglia nel laboratorio della dottoressa Viktra (eh, già, non più Viktor) Mordenheim, che ci va giù con l’infodumping: siamo a Lamordia e lì fuori c’è la sua arcinemica Elise. La rianimata tenuta su con lo sputo non ricorda niente della sua vita e viene ribattezzata Miranda. Un flashback ci induce a pensare che potrebbe trattarsi di tal Ursina Lenole perita per salvare il figlioletto. Ma è una falsa pista: ogni episodio a partire dal secondo è introdotto da una storiellina a se stante che mostra la morte di altri personaggi (storie astutamente mimetizzate coi racconti di Lamordia che legge Miranda) che sono entrati a far parte del puzzle ambulante che è Miranda. In sostanza in questo volume non succede nulla di rilevante ed è solo l’antipasto di qualcosa che dovrebbe uscire prossimamente. Che non ho la benché minima fretta di leggere.
Il ritmo della storia è sincopato e si fa un po’ fatica a seguirlo. Le sceneggiatrici Casey Gilly e Zoë Quinn non hanno preso bene le misure dei comic book e certi dettagli sono solo accennati, basandosi molto sulle ellissi. D’altro canto deve starci anche lo spazio per i racconti sui vari passati di Miranda. Al di là di questo, i dialoghi sono tanto artefatti da risultare ridicoli.
I disegni di Bayleigh Underwood sono il disastro cui accennavo sopra. Come si fa a prendere sul serio dei personaggi con gli occhioni e che si muovono come se fossero Kenshiro che attacca? E magari in origine il fumetto voleva pure essere drammatico se non horror, e invece finisce per essere ridicolo.
Un paio di “racconti nel racconto” sono occasionalmente sceneggiati da altri autori, Ryan Cady e Ro Mediavilla, e sono disegnati rispettivamente da Corin Howell (un po’ anonima all’interno dello stile caricaturale che va di moda negli USA), Vincenzo Riccardi (troppo grottesco per i miei gusti ma accidenti se è dettagliato e scrupoloso: forse c’è Moëbius tra i suoi ispiratori), Kayla Felty (manga ma più controllata e meno irritante) e Lisa Sterle (tratto marcato e caricaturale). Ottimo (almeno quello!) il lavoro dei coloristi Cris Peter, Patricio Delpeche e Agustina Vallejo – Vincenzo Riccardi si è colorato da solo.
Data la scarsissima carne sul fuoco immagino che lo scopo di questo fumetto sia anche e soprattutto quello di divertire gli appassionati di Ravenloft e della Quinta Edizione in generale a trovare le varie citazioni. E qua ho perso la bussola. O meglio, la mia bussola è aggiornata a trent’anni fa.
Quali «riti funebri» si sarebbero tenuti per Ursina Lenole se il canone del vecchio Ravenloft dice che a Lamordia non ci sono preti? I golem di Viktra/Viktor Mordenheim non dovrebbero essere impossibilitati ad attaccarlo (vedi l’avventura Adam’s Wrath)? Che c’azzecca l’Isola dell’Agonia che in origine era la tana di Adam? Come fa un tizio a sapere dell’esistenza del Faerun (Forgotten Realms) se dichiaratamente viene da Lekar, cioè da Darkon che è su Ravenloft? Cosa diavolo sono gli elfi del crepuscolo? E via così.
Sono troppo vecchio per questa roba…

