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martedì 28 aprile 2026

Batman: Gotham by Gaslight - Una Lega per la Giustizia

Ricordavo di aver letto il volume precedente ma non ne ho trovato evidenza né in archivio né sul blog. Boh. In effetti sarebbe stato necessario perché questa storia comincia non dico in medias res ma è legata con ogni evidenza a quanto successo in precedenza.

Si tratta dell’ennesimo Elseworld, una linea temporale alternativa in cui l’infante del pianeta Krypton cadde sulla Terra nel 1860 dando la stura a un’antica profezia e all’emergere di esseri superumani dopo che, a quanto ho capito, frammenti di Krypton erano già giunti sul pianeta.

Come nel caso delle linee Ultimate e Absolute il fascino di questo fumetto sta principalmente nel vedere come i personaggi iconici della casa editrice vengono reinterpretati in tema con la nuova ambientazione. Qui ad esempio l’omologo di Lanterna Verde somiglia di più a Freccia Verde, che è assente. Tutto ruota attorno al recupero di un frammento del pianeta Krypton bramato anche dal Lex Luthor di questo universo, che lo sottrae alla costituenda Lega della Giustizia. Dal Far West di Smallville la scena si sposta in Arabia con John Constantine e Ra’s al Ghul. Il vero nemico non è tanto Luthor ma il Kryptoniano Zod, un precedente visitatore rimasto in stasi grazie alla Lega delle Ombre che adesso si è risvegliato fuggendo alla sua prigionia e desideroso di sottomettere la Terra.

Tra citazioni lovecraftiane (e non solo) e trovate steampunk ovviamente tutto si risolve con le mazzate tra i buoni e i cattivi e il technobabble che risolve tutto, che Andy Diggle e Rob Williams cercano di rendere più interessanti con dialoghi arguti – senza riuscirci. A proposito, i singoli capitoli di questa miniserie sono più corposi dei soliti comic book contando 32 pagine l’uno. In questa maniera ogni personaggio ha il suo spazio e non si avverte la frenesia di altri fumetti di supereroi, però al contrario il ritmo risulta più dilatato di quello che avrebbe potuto essere. E l’apparizione di Darkseid che si risolve con uno schiocco di dita sa di spazio sprecato, anche se ovviamente è l’imbeccata per la prossima miniserie.

Leandro Fernandez è un disegnatore coscienzioso ma insapore. Sarà per quello che non ho voluto leggere il volume precedente, ammesso che l’avesse disegnato lui. Conosce l’anatomia e i contrasti chiaroscurali, sì, ma il suo tratto monocorde e quasi per nulla modulato passa come acqua sul marmo. I colori di Matt Hollingsworth non aiutano ad apprezzare l’insieme.

Una miniserie riservata ai fanatici dell’universo DC, con l’avvertenza però che non è del tutto comprensibile a se stante.

domenica 6 marzo 2016

The Royals - I Signori della Guerra

A tappe forzate la RW Lion ha recuperato il ritardo che aveva accumulato sulla collana Vertigo Presenta e The Royals si è concluso in tempi record. Avrei preferito che avessero recuperato 100 Bullets ma vabbeh, aspetterò.
Le buone impressioni iniziali hanno trovato conferma. La storia non si è sviluppata come una banale serie di supereroi ma ha trovato una sua dimensione specifica: un po’ bellica, un po’ splatter, un po’ iconoclasta anche se radicalmente drammatica. Alcuni concetti alla base del fumetto (la stessa idea che i superpoteri derivino dal sangue blu) sono senz’altro delle buone trovate ma all’ottima riuscita di The Royals hanno contribuito gli splendidi dialoghi di Rob Williams e la struttura della storia che procede da un colpo di scena all’altro. Non aggiungo altro per evitare spoiler: basti sapere che c’è un traditore nelle file dei “buoni” e che non sono infrequenti i cambiamenti di campo. Bellissimo il finale, sul quale è ancora una volta meglio non spendere ulteriori parole.
Ai disegni Simon Coleby ha fatto un buon lavoro anche se si sono notate delle discontinuità tra le immagini basate su riferimenti fotografici e quelle che invece non lo sono. Avercene, comunque, di disegnatori come lui. Mi chiedo se sia colpa sua o dello sceneggiatore la “papera” tra le pagine 14 e 15 in cui Henry prima viene portato in braccio, poi è a piedi e poi torna in braccio.
L’unico aspetto relativamente deludente di The Royals risiede non nella serie in sé ma nelle storie brevi che sono state messe in appendice ai fascicoli. A parte Fantasma a nolo presentata sul numero 2, la cui sceneggiatura a opera di Geoff Johns è un gioiello, le altre si sono rivelate troppo pretenziose o semplicemente inconsistenti, disegnate oltretutto quasi sempre in maniera dilettantistica (per quanto la storia in appendice al primo numero sia opera del veterano Gilbert Hernandez). Unica eccezione, So Blue disegnato da Alitha Martinez sul numero 6: un piacevole mix di Hernandez (di quello più bravo tra i fratelli) e di Amanda Conner.

lunedì 5 ottobre 2015

The Royals - I Signori della Guerra 1



Probabilmente ispirati alla tradizione folkloristica dei Re Taumaturghi, nell’universo narrativo di The Royals sono gli esponenti dell’aristocrazia i soli possessori di superpoteri. Più puro è il sangue più potenti sono le abilità superumane. Toh, un’idea originale nel campo dei supereroi. E come le migliori idee originali è semplice e rielabora un concetto preesistente che nessuno aveva avuto l’illuminazione di trasporre prima in un altro contesto.
Questo primo episodio funge da prologo e si svolge in due linee temporali diverse: nel 1945, mentre sta ancora infuriando la Seconda Guerra Mondiale, il principe Henry si lancia su Berlino per contribuire alle sorti di Albione da par suo, e vi incontra un arcinemico per il momento ancora innominato.
Nel 1940 gli Windsor hanno ben altri pensieri che la guerra che ormai è giunta anche nella loro nazione. Il placido re Albert si gode la vita e i fasti di palazzo insieme ai figli Henry, Rose e Arthur (quest’ultimo uno stronzo debosciato), protetto dalle voci artatamente diffuse secondo cui nessuno dei suoi figli possiede superpoteri, esattamente come lui, e quindi non possono fare nulla per proteggere i loro sudditi, tanto meno sporcandosi le mani in battaglia. Ma durante una festa la telepate Rose e il volante (e chissà quante altre cose) Henry si allontanano dalla sfarzo del palazzo per vedere cosa sta succedendo realmente al loro Paese e a seguito della visione delle brutture della guerra decidono di prendervi parte attiva. Per il momento, almeno, si è visto in azione Henry.
Oltre a un assunto di base non banale The Royals offre una lettura piacevole fatta di battute secche alternate ad altre che immagino vogliano parodiare la prosopopea britannica. Non è ragionevolmente da escludere che alla fine questa miniserie di 6 si ridurrà alla solita scazzottata, ma voglio comunque dare fiducia allo sceneggiatore Rob Williams.
I disegni di Simon Coleby sono oltretutto piuttosto belli ed efficaci, molto dettagliati ma anche abbastanza espressivi. Qualche pecca ce l’ha pure lui ma sullo stesso ripiano della fumetteria dove ho trovato The Royals c’era anche il ventesimo John Constantine con gli sgorbi di Ben Templesmith, che mi ha fatto desistere dal continuare a comprare la testata (con buona pace di Swamp Thing che magari recupererò in altro formato) e di fronte al quale Coleby sembra Manara.
Nell’albetto sono presenti solo un paio di refusi, ma purtroppo uno proprio in un esergo nella postfazione di Williams, dove risalta terribilmente.
In appendice una storia breve di Gilbert Hernandez, dal soggetto molto banale e disegnata con una semplificazione del tratto quasi offensiva. La cosa che ho apprezzato di più de La Signora in Nero (questo il titolo della storiella) sono i colori di Lee Loughridge. La storia è in bianco e nero ma giuro che viene veramente indicato il colorista: forse avrà scelto quale tonalità di azzurro impiegare per riempire le parti di tavola non occupate dalle vignette…