Visualizzazione post con etichetta Jean-Luc Cornette. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jean-Luc Cornette. Mostra tutti i post

venerdì 15 maggio 2020

Historica Biografie (I Grandi Pittori) 37: Gustav Klimt

Neanche stavolta ho trovato immagini della copertina in rete...
Questa seconda uscita dedicata ai Grandi Pittori è decisamente migliore della prima. In sostanza viene narrata la genesi dei quadri Giuditta e la testa di Oloferne e Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Tra sogni e incubi indecifrabili e la dura realtà (“dura” fino a un certo punto, Klimt era comunque un privilegiato anche se il suo amico ministro Von Hartel accetta di confiscare le copie della rivista Ver Sacrum con i suoi disegni) il protagonista cerca di metabolizzare lo sconforto per le critiche ricevute dopo la collettiva della Secessione Viennese nel 1901. Riesce a tirare avanti grazie alla vivacità delle sue esuberanti modelle e soprattutto alla conoscenza con Adele Bloch-Bauer, moglie di un ricchissimo industriale dello zucchero che lo stima sia come pittore che come uomo. Sei anni dopo realizzerà il ritratto della donna dopo che la sua presenza aveva già fatto capolino nella sua produzione (e nei suoi incubi).
Oltre a questo, della vita di Klimt non viene detto praticamente nulla: Jean-Luc Cornette manda avanti la storia tra aneddotica spicciola, sequenze oniriche e occasionali punte di umorismo, e il risultato è ammaliante.
Marc-Rénier fa un lavoro dignitoso ai disegni, che sarebbe stato migliore se avesse inchiostrato le sue matite. Così come sono state pubblicate risultano evanescenti e a volte solo abbozzate. Anche gli sfondi risultano occasionalmente un po’ poveri. D’altro canto, è anche vero che il disegnatore è molto espressivo. I colori di Mathieu Barthélémy tendono ad appiattire la parte grafica, anche se è comunque piacevole andare a caccia delle citazioni dei quadri di Klimt.
Molto interessante (e indispensabile per conoscere la vita di Klimt e quindi contestualizzare gli anni passati in rassegna nel volume) l’apparato redazionale curato da Dimitri Joannidès. Confesso che non sapevo che, vissuto da star, era finito nel dimenticatoio subito dopo morto. Ed è ovviamente spassoso avere un ulteriore esempio di come chi in vita fu un innovatore iconoclasta venga inevitabilmente considerato un classico reazionario dalle generazioni successive.