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domenica 9 marzo 2025

Cosmo Serie Gialla 149 - Braccio di Ferro Classic 2 (da qualche parte dovrebbe andarci anche "Serie Oro"): Una Olivia di troppo

Tutta colpa di Salvatore Giordano. Il suo stile elegantemente ironico rende gradevoli e interessanti anche argomenti ben lontani dai miei interessi come i videogiochi, se poi parlando di fumetti ci aggiunge un entusiasmo esplosivo ecco che ho bella che pronta la scusa per dedicarmi al recupero di opere che non avevo mai affrontato prima. E non perché le disprezzassi a priori ma perché non c’era mai stata occasione di affrontarle e non orbitavano nei miei interessi immediati.

Reperire una copia del primo Braccio di Ferro Classic si è rivelato impossibile: o non ha avuto una distribuzione pari a quella di altri albi della Cosmo oppure è andato a ruba prima che me ne interessassi io. Fortunatamente in un’edicola che di solito non bazzico c’era il numero 2 in bella vista.

Il Popeye di Sagendorf è stato una rivelazione. Queste strisce sono una raffica di gag divertenti, trovate surreali e meccanismi ben congegnati (a volte geniali) per risolvere le situazioni; il tutto perfettamente inserito in una struttura narrativa che scioglie progressivamente i nodi che vi vengono annodati e ne prepara altri per i cicli successivi.

Come spesso capita con le strisce giornaliere, soprattutto con quelle umoristiche, mi meraviglio di come gli autori riuscissero a inventarsi sempre qualcosa di nuovo ed efficace ogni giorno pur inserendolo in un’unica narrazione coerente. D’altra parte si trattava di professionisti che si occupavano solo di quello e che magari si avvalevano dell’aiuto di qualche ghost o amico. In questo caso specifico, poi, parliamo dell’aristocrazia del fumetto e quindi tanta maestria non deve stupire.

La prima storia qui raccolta, forse la migliore, è un ottimo esempio dell’abilità di Sagendorf: inizia con il protagonista alla ricerca di un lavoro su insistenza di Olivia. Di conseguenza, sfilano i suoi tentativi catastrofici con situazioni che risultano esilaranti anche dopo sessant’anni dalla loro prima pubblicazione. Alla fine Braccio di Ferro trova un lavoro: gestisce una tavola calda, cosa che offre alla Strega del Mare l’occasione di tormentarlo trasformando Olivia in un pollo. E via con altre scene esilaranti. Tocco di gran classe: gli spinaci rendono immuni alla magia e sarà proprio la verzura data da beccare a Olivia in mancanza di mais a spezzare il sortilegio. Non finisce qui: la Strega sfida Braccio di Ferro a un incontro ma con la connivenza di Poldo (decisamente un gran bastardo, non solo in questo frangente) lo droga sostituendo i suoi spinaci con la “fiaccolerba” che dà il titolo all’episodio. Il suo avversario sarà una creatura palustre tanto mostruosa quanto ridicola. Tutto finisce per il meglio, ovviamente, ma non manca accanto alle gag anche una certa suspense, e la risoluzione è decisamente originale.

Ma questo è solo un esempio di quello che Sagendorf riusciva a inserire in quelle che qui risultano 23 pagine. Navigando tra le altre trovate geniali disseminate in queste storie si segnalano degli alieni in miniatura che atterrano sulla testa di Braccio di Ferro, un’isola totalmente automatizzata gestita da un computer (la storia è del 1963!), dei paesi “amichevolmente” belligeranti, un cantante folk agilissimo a schivare i colpi, una porta apparsa dal nulla che si apre su quello che sembra un altro universo…

La divisione in episodi distinti, per quanto suggerita da alcuni titoli ideati dallo stesso autore, è alquanto arbitraria e ad esempio le ultime tre storie sono strettamente collegate (anche Saluti, terrestre e Una Olivia di troppo costituiscono un unico arco narrativo, e oltretutto nel secondo sono state fatte confluire delle strisce sulla nonna di Braccio di Ferro slegate dal resto). Ai tempi della pubblicazione sui quotidiani c’era quindi la necessità di inserire qualche striscia strategica dal taglio riepilogativo, ma questi promemoria non pesano affatto sul ritmo della narrazione, cosa che non sempre si può dire di altre strip.

Questa edizione presenta 4 strisce per pagina. Fortunatamente la buona qualità di stampa non compromette la leggibilità nonostante il formato bonelliano. Anche dal punto di vista economico mi pare che l’acquisto sia vantaggioso. 8,90 euro per 192 pagine sono un prezzo onesto, cui si aggiunge la considerazione che in un formato che non ne penalizza la godibilità abbiamo ben due anni e mezzo di produzione, pur con qualche occasionale salto di poche settimane.

Oltre ai rari refusi il volume ha un unico “difetto”: l’ultima storia non si conclude qui ma proseguirà nel numero 3 della collana. Che a questo punto acquisterò di buon grado – sperando non ci siano problemi a trovarlo.

domenica 23 novembre 2014

Da Braccio di Ferro a Provolino - Il fumetto umoristico italiano dimenticato



«Erano altri tempi. [...] Era un mondo privo di iPhone e tablet, digitale terrestre e TV al plasma e ADSL e playstation... Ma era anche un mondo nel quale i bambini e i ragazzini leggevano tanto. Le edicole venivano sommerse da una marea di fumetti [...]» Bastano queste parole in quarta di copertina per evocare quell’epoca neanche troppo lontana in cui trovarono il loro spazio i fumetti Bianconi e per riassaporare un po’ della nostra (cioè degli over 35) infanzia.
Ma l’effetto nostalgia non è affatto il principale motivo di interesse di questo saggio di Salvatore Giordano, che offre ben di più. Da Braccio di Ferro a Provolino è una scrupolosa ricognizione di TUTTE le testate prodotte dall’editore Bianconi/Metro/Il Ponte, con una corposa appendice dedicata a quei comprimari che non si videro dedicata una testata propria.

Dopo una prefazione e una breve (forse troppo) storia della casa editrice Bianconi comincia la raffica di schede con cui Salvatore Giordano ha sviscerato con rigore da entomologo i dettagli dei “giornalini”. La descrizione delle serie ha dimensione e articolazione diverse a seconda dell’importanza e della longevità dei protagonisti, e nel caso di star come Braccio di Ferro e Nonna Abelarda viene divisa in ulteriori capitoli più approfonditi. Viene poi offerta una selezione di letture consigliate e a conludere la trattazione ci sono una cronologia (comprensiva di ristampe) e delle note collezionistiche sul valore degli albetti e sulla loro reperibilità. Giordano ha saputo destreggiarsi con equilibrio tra inevitabili considerazioni tecniche, slanci passionali e succulenta aneddotica senza mai sbilanciare la trattazione in un verso piuttosto che in un altro evitando quindi sia panegirici entusiasti che sarebbero sembrati stucchevoli sia un freddo accademismo – ma quest’ultimo non ci sarebbe comunque stato viste le arguzie che inanella occasionalmente, spesso esilaranti: «Immaginate un film western interpretato da un giovane Diego Abatantuono che si ritrova come madre Tina Pica, e avrete idea del tono delle storie».
Verrebbe quasi da dire che la sola scheda di Geppo valga l’acquisto, ma non mi spingo a tanto. A tal proposito, nei miei ricordi d’infanzia mi sembra di aver letto delle origini diverse rispetto a quelle riportate: i diavoli (o il solo Geppo) erano angeli caduti corrotti in qualche maniera. Boh.

La grafica della copertina è molto bella, soprattutto quella della quarta di copertina, ma anche gli interni sono sobri ma invitanti e forse anche questo ha contribuito a farmi divorare il libro.
Refusi ed errori sono pressoché inesistenti, segnalo solo che per diventare Niko il buon Pierino deve aver subito una rinoplastica invece della mastoplastica attribuitagli: con ogni evidenza gli hanno ridotto il naso, non le tette!
L’effetto richiamato nella prefazione («Madò, ma questo me lo ricordo!») non ha mancato di coinvolgere anche me, che sono incappato in più di una madeleine proustiana, anzi giordaniana: il fumetto del tizio grasso con l’ombra magra esisteva veramente, allora! E se avessi saputo che ne sarebbe stato pubblicato un unico esemplare l’avrei fregato alla cugina da cui lo avevo visto da bambino.

Chiaramente Da Braccio di Ferro a Provolino si rivolge idealmente agli appassionati di fumetto italiano per bambini extra-Disney, sperando che esistano (dalle quotazioni irrisorie di quasi tutti gli albi sembrerebbero comunque pochi al momento), ma può essere un testo piacevole anche per un profano e sicuramente interessante per chi aprrezza in generale i fumetti italiani. Alcune storie riportate, poi, sembrano essere state inserite apposta per figurare tra i Fumettisti d’invenzione.

Ora, siccome par brutto parlare troppo bene di qualcosa che ha prodotto un amico (per quanto amico virtuale di blog, magari se ci incontrassimo di persona io e Salvatore ci prenderemmo a schiaffi, e chissà che non sia già successo) ho cercato di trovare qualche difetto nel suo saggio. Visto che i refusi sono veramente quasi inesistenti (Galeppini al posto di Galleppini, politically correct è aggettivo e non sostantivo... bazzecole, insomma) ho provato a inventarmi qualcosa ma ho trovato solo appigli ridicoli o proprio tirati per i capelli: da un editore che si chiama SensoInverso mi sarei aspettato pubblicazioni bizarre, non saggi sui fumetti… una collana che si intitola ItaliaNascosta dovrebbe trattare di P2 e SISMI, non di giornalini…
Per cui le mie critiche si limitano a una sola: io per leggere il libro ho dovuto aspettare un paio di settimane, quei paraculi di Sbam-Comics lo hanno letto un mese fa prima ancora che andasse in stampa! Spero che loro se lo siano letti solo nelle prove di stampa in .pdf, io ce l’ho cartaceo con la bella carta avoriata che contribuisce a creare un’atmosfera vintage. Tiè.