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mercoledì 8 maggio 2019

Historica 79 - I Passeggeri del Vento 4: Il sangue delle ciliege

Si è fatto un po’ attendere, ma il settantanovesimo volume della collana mi ha riservato una bella sorpresa: il ritorno di François Bourgeon. Ma l’entusiasmo iniziale si è stemperato alla constatazione che si tratta di un tomo piuttosto smilzo e soprattutto al ricordo di un non entusiasmante precedente episodio. Bourgeon è un autore che da tempo non vedo più su un piedistallo, e temevo che anche Il sangue delle ciliegie sarebbe stato pesante come testo e ingessato come disegno. Ma i timori si sono rivelati infondati.
Quasi con piglio provocatorio, Bourgeon ci spiazza cambiando ambientazione e protagonisti: siamo a Parigi nel 1885 quando la giovane bretone Klervi arriva in città per lavorare come serva proprio mentre si svolge il funerale di Jules Vallès. Tra la folla che assiste alla straripante cerimonia pubblica c’è anche la rossa Clara con il suo amico medico Lukaz Maze; quando vede che Klervi viene assalita da un paio di energumeni che odiano i bretoni per motivi politici, la donna interviene e aiuta la malcapitata che a stento parla il francese. Si ritroveranno 3 anni dopo, quando ormai Klervi ha preso una brutta strada e Clara la prende sotto la sua ala protettrice introducendola nel mondo dei cabaret e dei pittori di Montmartre. Mentre nel resto della città la politica e la Storia (ma anche l’arte: quello che compare a pagina 34 è Aristide Bruant, giusto?) fanno il loro corso, la convivenza tra le due donne porta Klervi a scoprire che Clara altri non è che Zabo, la protagonista di Lungo il Mississippi. Dopo pagine di frasi solo accennate e reticenze da parte di Clara/Zabo, scopriremo come e perché è finita a Parigi dalla natia Louisiana e anche il motivo del suo attaccamento a Klervi.
Il sangue delle ciliegie è un fumetto molto particolare. Sembra quasi più un documentario sugli strascichi della Comune piuttosto che un’opera di fiction narrativa, eppure riesce ad appassionare il lettore anche se l’azione è veramente ridotta al minimo. I dialoghi sono molto coinvolgenti, e stavolta l’ostentata volgarità di Bourgeon sembra naturale e non un artificio per mostrarsi disinvolto, mentre tutte le figure di contorno emanano un certo fascino – immagino dovuto anche al fatto di essere in alcuni casi personaggi realmente esistiti. Il lavoro di documentazione è evidente ma per nulla invasivo o nozionistico. Ciò detto, la parte più impressionante de Il sangue delle ciliegie è quella grafica. Alcune panoramiche dettagliatissime a tutta pagina mozzano il fiato, e finalmente lo studio sulle espressioni dei personaggi (a cui Bourgeon si è sempre dedicato) ha portato a dei volti molto espressivi che in alcuni casi non necessitano nemmeno di dialoghi o didascalie per essere approfonditi. Il fatto che le donne non siano sempre bellissime diventa un pregio, perché così il fumetto risulta ancora più realistico. La resa dei panorami, degli interni e degli sfondi è monumentale, mentre la perizia nell’uso degli acquerelli di Bourgeon rimane invariata se non addirittura superiore alle sue prove precedenti.
Come ulteriore aspetto positivo di questo volume, segnalo che nonostante sia la prima parte di un dittico (la storia viene narrata da Klervi nel corso di un’intervista nel 1953) Il sangue delle ciliegie è perfettamente godibile a se stante.
In appendice al volume (il fumetto in sé consta di 80 tavole) ci sono le traduzioni delle espressioni idiomatiche o familiari presenti nei dialoghi, espediente già usato in Lungo il Mississippi, e una lunga intervista a Bourgeon a opera di Michel Thiébaut. In totale sono “solo” 104 pagine, ma tra le migliori mai viste su Historica. Non so se I Passeggeri del Vento sia nel suo complesso un capolavoro come ribadito in più parti di questo numero di Historica, questo volume sicuramente lo è.

venerdì 4 agosto 2017

Historica 58 - La compagnia del Crepuscolo 2: L'ultimo canto di Malaterra

Oh, finalmente si ragiona. Non più fumetti di guerra ma un gioiellino targato Bourgeon a un anno esatto di distanza dal primo tomo.
Alla fine tutti i nodi vengono al pettine in questo corposo volume diviso in quattro lunghi capitoli più un epilogo. All’inizio della vicenda Mariotta incrocia il suo cammino con dei saltimbanchi e un cacciatore di lupi mannari che saranno gli elementi portanti della prima metà della storia, ma tutta la vicenda tenderà verso l’appuntamento con il destino che attende il Cavaliere al castello di Montroy, e infatti i quattro capitoli sono nettamente divisi tra i primi due che si svolgono nel villaggio di Montroy e gli altri che hanno luogo all’interno del castello.
La narrazione è spesso frammentaria ed ellittica (non viene spiegato subito quale sia stato il crimine di Mariotta alla lavanderia, e in precedenza al lettore non vengono dati molti elementi per dedurre che si è sostituita all’Aniceto per visitare il monastero), ma anche questo è il suo fascino.
La visione del Medio Evo e più in generale dell’umanità è decisamente pessimista, e Bourgeon approfitta dell’intrecciarsi di reale e fantastico (quest’ultimo praticamente solo evocato rispetto alla preminenza che aveva negli episodi precedenti) per azzardare delle metafore su alcune storture della Storia, ad esempio le persecuzioni degli ebrei. Probabilmente le due pagine dell’epilogo sono servite all’autore per smorzare un po’ la tragedia in cui sono stati coinvolti molti dei protagonisti e offrire un po’ di consolazione al lettore.
Graficamente Bourgeon si conferma il disegnatore meticolosissimo che si era rivelato con I Passeggeri del Vento: davanti ai suoi panorami dettagliatissimi, alle architetture mozzafiato e alla splendida resa degli animali, poco importa che le figure umane siano poco espressive e dinamiche o talvolta proprio deformi. Dalle minuscole annotazioni con cui Bourgeon segnala occasionalmente la data di realizzazione di una tavola si può dedurre che per completarne una gli ci vogliano almeno tre giorni, e francamente la cosa non mi stupisce.
Peccato per i fuori registro che occasionalmente rovinano la resa di alcune tavole – meglio quelli, comunque (anche se non sono proprio pochi), che la stampa dentellata dovuta alle nuove tecnologie.

venerdì 5 agosto 2016

Historica 46 - La Compagnia del Crepuscolo 1: Il bosco delle nebbie

E finalmente su Historica è comparso La Compagnia del Crepuscolo, annunciato varie volte su Anteprima ma concretizzato solo adesso – confesso che non ci speravo più. Dato il tenore della saga di storico c’è ben poco, giusto un accenno di contestualizzazione della vicenda e un richiamo a epoche passate, e difatti Sergio Brancato nell’introduzione fa i salti mortali per giustificare la sua presenza nella collana (citando velatamente, oltre a Roland Barthes, pure Storia e Discorso di Seymour Chatman); questo fumetto è più un fantasy, o per meglio dire una storia fantastica in cui elementi folkloristici e leggende convivono apparentemente con la “realtà”, come in alcuni fumetti di Servais. Mille volte meglio i folletti che le ennesime trincee della prima guerra mondiale, dico io.
Ne Il sortilegio del bosco delle nebbie, primo dei due episodi raccolti, un cavaliere spiantato e sfigurato raccoglie due derelitti sopravvissuti allo sterminio di un villaggio, il giovane Aniceto e la selvaggia Mariotta accusata di stregoneria, e li conduce con sé nel Bosco delle Nebbie dove dovrebbe trovare una sorta di espiazione affrontando la Forza Nera. A metà volume la storia prende una piega inaspettata e il gruppetto è assalito da una torma di folletti decisamente incazzati visto che dall’alto della loro statura gli umani non si sono accorti di aver distrutto alcune case del loro minuscolo villaggio ammazzando alcuni abitanti. I tre avranno salva la vita a patto che liberino i folletti di un mostro che li tormenta. La storia si sviluppa tra veglia e sogno e il finale non è affatto scontato.
Gli occhi di stagno della Città Glauca è una vicenda ancora più complessa, in cui si rincorrono e si intrecciano tre piani temporali diversi. Il terzetto si trova coinvolto insieme agli amici folletti e a qualche new entry nella ricerca della Città Glauca e nella conseguente eliminazione dei mostruosi Dhuard. Anche questa storia è perfettamente conclusa in sé e si può leggere da sola (beninteso, a raccapezzarsi tra i simbolismi e i bruschi cambi di prospettiva), cosa che avalla la mia ipotesi secondo cui in origine Bourgeon voleva fare solo uno one shot con Il sortilegio del bosco delle nebbia e poi si è fatto prendere la mano.
Sarà stato il piacere di vedere finalmente concretizzata la pubblicazione di un fumetto “maledetto” a lungo rimandato, o forse il ricordo del volume della Nuova Frontiera piuttosto penalizzato dai fuori registro, ma i disegni di Bourgeon mi sono sembrati molto più convincenti qui che nella saga di Isa. È vero che tende a prendersi qualche licenza anatomica soprattutto nei campi medi, ma non abbondando in puntini e tratteggi come spesso ha fatto le tavole ne guadagnano in leggibilità. I colori, vero pezzo forte di Bourgeon, sono ottimi come sempre.
La storia è molto originale, i personaggi sono splendidamente caratterizzati e Bourgeon riesce a trattare situazioni tragiche con un piglio ironico molto riuscito: spettacolari i dialoghi del cavaliere, il cui effetto è tanto più riuscito se immaginiamo la compostezza con cui inanella le sue massime. Ma anche il rapporto tra i tre è molto ben costruito e gustoso.
Data la struttura della saga originale, due volumi della durata standard di 46 tavole più un volumone conclusivo extralarge, questo numero di Historica comprende solo i due terzi della serie e in appendice ci sono dei ghiotti extra tra cui articoli di approfondimento sulle creature reinterpretate da Bourgeon (non scevri da errori: l’arresto di Rubinstein avvenne ovviamente nel 1945 e non nel 1937) e degli splendidi studi e acquerelli dell’autore. È incredibile come questi ultimi siano molto più “vivi” ed espressivi del prodotto finito ma è un fenomeno che riguarda tantissimi disegnatori.
A mio avviso uno dei volumi migliori della collana, per quanto sia un po’ un corpo estraneo a causa delle sue massicce derive fantastiche. Anche il ridicolo lettering che cerca di imitare quello originale fatto a mano da Bourgeon mi è sembrato meno artefatto che in precedenza.

PS: in allegato al volume c’è un flyer in cui si annuncia un volume speciale per settembre, Steve McCurry: New York 11 settembre 2001. Qui a Staranzano fa un caldo infernale ma quando ho letto che si tratta di «un’opera eccezionale che unisce fumetto e fotografia» sono rabbrividito.

sabato 26 marzo 2016

Historica 41 - I Passeggeri del Vento 3: Lungo il Mississippi

Alla fine l’ho recuperato altrove e non c’è voluto poi molto per trovarlo. Se posto questa recensione con tanto ritardo è perché leggere il volume conclusivo de I Passeggeri del Vento non è stata una passeggiata. Stavo per scrivere che è stato quasi uno stillicidio, ma oltre ad essere un’esagerazione sarebbe ingiusto nei confronti dell’autore.
Bourgeon si è veramente dato anima e corpo a questo ciclo conclusivo, e si nota non solo dalla lunghezza abnorme per due volumi francesi (che poi la numerazione delle tavole sia una sola non è cosa rivoluzionaria: lo fece anche Gillon con I Naufraghi del Tempo pubblicati da Nuova Frontiera), ma anche dallo scrupolosissimo lavoro di documentazione e dalla cura maniacale nel cesellare ogni particolare, siano i canneti che si vedono ai margini di una palude o le staccionate dettagliatissime di un edificio. La sua ricerca si applica anche alla lingua parlata dai personaggi, che in realtà sono molteplici lingue e dialetti. Così il lettore prima legge i balloon e poi deve correre in fondo al volume per scoprire cosa si sono detti i personaggi, quando un’integrazione del testo direttamente nelle tavole sarebbe stata più comoda. Anche perché il fumetto di per sé è già faticoso da leggere…
Espropriata della sua proprietà terriera in Louisiana, la giovane Isabella detta Zabo risale il Mississippi insieme a un pittoresco accompagnatore per congiungersi con la bisnonna, nientemeno che una Isa (la protagonista degli altri cinque episodi) centenaria. Dopo un inizio abbastanza promettente la storia sarà occupata per due terzi dai ricordi di Isa, dando inizialmente l’impressione che Bourgeon avesse perso la bussola della storia che voleva raccontare (e che invece era solo la lunga introduzione alla “vera” storia, quella di Isa), e inanellando tranche de vie dopo tranche de vie e citazioni storiche una dietro l’altra, con qualche bel dialogo ma senza la minima traccia di quel mordente che dovrebbe tenere il lettore incollato alle pagine. In alcune occasioni, poche per fortuna, le vignette altro non sono che enormi balloon pieni di testo!
A seguito degli eventi precedenti della saga Isa ha partorito una figlia meticcia e ha trovato rifugio presso un possidente terriero, Louis. La vita procede placida e Isa si dedica a educare in segreto la piccola fingendo che sia figlia del fratello morto e producendo illustrazioni degli animali locali mentre attende il ritorno del suo amato Jean, figlio di Louis. Finché la storia prenderà una brutta piega e Charles-Antoine, nipote scroccone di Louis, farà precipitare la situazione verso una direzione drammatica. Le quattro tavole dalla 126 alla 129 in cui ha luogo la tragedia sono tra le poche che risaltano in un contesto altrimenti desolatamente piatto.
Quella raccontata in Lungo il Mississippi è una storia descrittiva e lenta che procede per accumulo senza andare apparentemente verso nessuna direzione chiara. La parte più suggestiva di tutto il racconto, quella che gli dà il titolo originale La Petite Fille Bois-Caïman, sembrerebbe aprire a chissà quali prospettive e invece viene praticamente ignorata.
Per capirci, è un po’ come un film di Malick: di una flemma esasperante ma confezionato in maniera talmente ricercata e curata esteticamente da non essere criticabile senza il rischio di passare per insensibili o ignoranti. Ha perfettamente ragione Sergio Brancato nell’introduzione a suggerire che il piacere di questo volume risieda nel rivedere un personaggio conosciuto anni fa e scoprire “che fine ha fatto” da quando l’avevamo lasciata. Anche il personaggio di Zabo è molto affascinante, costruita sullo stesso stampo provocatorio e disinibito della bisnonna (bellissimo vederle punzecchiarsi in merito alla schiavitù, visto che Isa non può tollerarla mentre la bisnipote difende il punto di vista del suo background culturale), ma se si limita a parlare per quasi tutto il volume alla fine il suo carisma ne risente.
Per quel che riguarda l’aspetto grafico, Bourgeon è rimasto fedelmente ancorato al suo stile che risulta praticamente immutato in oltre trent’anni: i panorami, i decors, gli sfondi, le rappresentazioni degli animali sono di una bellezza e di una ricercatezza uniche, così come i colori che sono parte integrante ed evocativa delle tavole (secondo me se dagli anni ’80 in Francia i coloristi sono effettivamente diventati tali rendendosi conto della loro importanza è proprio per merito dell’esempio di Bourgeon). Ma i personaggi sono terribilmente rigidi e sembrano fatti di legno: il che forse è proprio vero, vista l’abitudine di Bourgeon di scolpire delle statue lignee che poi utilizza come modelli per disegnare. Quando poi si aggiungono delle linee cinematiche alle figure come nella terza vignetta di pagina 41 il risultato risulta ancora più ingessato e artefatto. Credo che il problema risieda nell’inchiostrazione particolarmente pesante e poco modulata di Bourgeon, ma anche il suo occasionale pointillisme contribuisce a sclerotizzare le sue figure. Ed è un peccato, perché da certe posture e da certe espressioni si capisce chiaramente che Bourgeon ha fatto posare qualche amico per ottenere le giuste inquadrature.
Come per i film di Malick, “dovevo” leggere questo fumetto e alla fine ce l’ho fatta a concludere la lettura. Per questa versione italiana della Mondadori rimangono un paio di rimpianti in più: la stampa non è proprio ottima (si veda come i ghirigori della lettera a pagina 119 risultino “bruciati” e più in generale come i balloon siano seghettati) e il lettering cerca di simulare quello originale, che l’infaticabile Bourgeon realizza in prima persona, ricorrendo a un corsivo che finisce per risultare ancora più artefatto.

giovedì 7 gennaio 2016

Pericolo rientrato

Credo.
Forse.
Vedremo.
Oggi ho trovato il nuovo Historica, che però è il secondo volume de I Passeggeri del Vento...

...che ho già nelle edizioni precedenti e che comunque non rientra nella top ten dei miei fumetti preferiti. Quindi alla fine è rimasto in edicola, spero non ci siano rappresaglie da parte della Mondadori...

venerdì 9 ottobre 2015

Mi sorge un dubbio...

Stamattina in edicola ho trovato questo volume:
Ho preferito passare perché la saga un po' qua un po' là ce l'ho già tutta, e comunque non avevo tutta 'sta voglia di rivedermi i disegni un po' legnosetti e le splendide donne con il naso schiacciato e l'attaccatura dei capelli un po' troppo alta di Burgeon (il bello di diventare vecchi è che non ci si fa problemi a esprimere le proprie opinioni).
Oltretutto così a una prima occhiata e "palpata" mi è sembrato che questo tomo fosse nettamente più smilzo rispetto agli altri.
Adesso però mi sorge un dubbio: visto che ho già rimandato al mittente il precedente volume di Fouché non è che la Mondadori deciderà di non far più pervenire Historica nell'edicola dove la compro?
Chi vivrà vedrà...