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domenica 4 febbraio 2024

L'Uomo Pigro - Tired Mask

Il vantaggio dell’avanzare dell’età e del conseguente decadimento fisico è che anche la memoria ne risente e così fumetti già letti sembrano nuovi. Ho verificato e in effetti le strisce proposte in questo volume sono quelle già transitate in appendice alla seconda stagione di Volt. Adattate, un po’ rimaneggiate e integrate di qualcosina ma sono quelle. Ma per fortuna ne ricordavo poco o niente, se non che erano molto divertenti.

La struttura è quella classica a quattro vignette con la gag finale, però Stefano Conte “TheSparker” ha imbastito una storia articolata a collegarle e ci ha sviluppato attorno un piccolo universo (ovviamente parodia di quello dell’Uomo Tigre animato). Come intuibile dal titolo, l’Uomo Pigro è un campione di indolenza e nonostante stia costantemente fermo riesce sempre a sconfiggere i suoi avversari. Visto che dopo essere stato formato dalla Tana dei Re Pigri il protagonista non le ha devoluto parte dei suoi guadagni come convenuto, l’organizzazione criminale gli manda contro avversari sempre più surreali, credendo che abbia dato la somma a un orfanotrofio quando invece sta solo procrastinando il momento di fare il bonifico!

Il canovaccio è semplice ma TheSparker ha saputo arricchirlo con molti altri spunti (le fan, il funerale di un avversario, le vicende della Tana dei Re Pigri…) e il risultato è ancora più divertente che se si fosse basato solo sugli scontri, già di per sé esilaranti. Lo stile di disegno è delizioso, elegante ed espressivo pur nella programmatics fissità di molti personaggi.

Per questa edizione in volumetto le strisce sono state rimontate e ingrandite, quindi ogni pagina ospita le prime due vignette in alto e le altre due in basso. Questa scelta ha reso necessario colorarle per ovviare al fisiologico vuoto che si è venuto a creare: anche i colori sono opera di Stefano Conte e per quanto frutto di necessità non sono affatto male.

La saldaPress ha imbastito un libretto di un certo prestigio per 12 euro: la carta è patinata e la copertina sfoggia effetti in rilievo. La sua lettura organica mi conferma che L’Uomo Pigro è, pur con tutte le differenze del caso, nettamente migliore del personaggio-simbolo dell’autore, Volt.

venerdì 21 febbraio 2020

Volt Stagione 2 6: Il Giorno del Giudizio

Toh, alla fine è uscito, ormai avevo perso la speranza. Anzi, me n’ero proprio dimenticato.
Questo finale di stagione rivela parecchio ma introduce anche nuove situazioni che necessitano di ulteriori sviluppi e chiarimenti. E infatti viene annunciata una terza stagione.
Ne Il Giorno del Giudizio due vicende scorrono parallele: da una parte il boss di Volt, che scopriamo chiamarsi Browno (quasi come il gestore di una fumetteria, anzi due, di Udine…), partecipa a una riunione dei Guardiani dove il suo operato viene contestato (sul perché venga contestato e quale sia il suo «operato» è meglio tacere per evitare spoiler), dall’altra il protagonista si ritrova da solo in fumetteria dove T-Rex ha colonizzato il negozio con delle sue repliche robotiche! Il titolare della serie viene quasi messo in secondo piano lasciando la scena agli altri, fino al colpo di scena finale in cui emerge il suo lato negativo.
La sequenza dello scontro di Browno contro i suoi tre contestatori è una parodia (credo) degli infiniti combattimenti di manga tipo Dragonball e francamente l’ho trovata un po’ lunga e noiosa (anche se i nomi delle mosse sono divertenti), ma per fortuna la rivelazione di come stessero veramente combattendo ha risollevato farsescamente il tutto.
Vengono chiariti i rapporti tra i Guardiani e le M.O.M.S., si scoprono gli infiltrati nei rispettivi ranghi e viene spiegato chi è il misterioso uomo coi baffi. In sostanza, non si può parlare troppo di questo episodio senza rischiare di rovinarne la lettura, per cui non aggiungo altro. Se non che Rocket, il “cagnolino” di Volt, ha un ruolo determinante nonostante pensassi che la sua introduzione fosse stata giusto una trovata estemporanea. E comunque, con tutti i mesi passati dalla sua apparizione, chi se lo ricordava?
Purtroppo manca L’Uomo Pigro, che è stato il pezzo forte degli albetti di questa seconda stagione. Stagione che si è concentrata anche sulla caratterizzazione del cast che ruota attorno a Volt e alla definizione del suo universo narrativo, e forse per questo ogni tanto ha accusato il colpo risultando un po’ lenta. Dopo un esordio molto promettente c’è stata forse una flessione qualitativa dovuta anche a divagazioni citazioniste, ma con gli ultimi tre episodi Volt si è risollevato alla grande. Di certo la periodicità molto stiracchiata non ha giovato al godimento della testata, e viene spontaneo chiedersi chissà quando vedremo il seguito così come nasce il timore che dovremo sorbircelo centellinato come in questa Stagione 2. Ma per fortuna nell’editoriale Andrea Ciccarelli auspica e anticipa che prossimamente vedremo Volt in una veste editoriale diversa.

lunedì 21 ottobre 2019

Oltre la scadenza...

…e io che mi preoccupavo di non trovarlo ancora nonostante mi ricordassi che era stato annunciato per fine settembre! Ormai lo davo per disperso. Invece l’ho preso ieri, addirittura in anticipo sulla data ufficiale d’uscita riportata in copertina!
Ma a quanto pare ricordavo bene…
Vabbè, l’importante è che è uscito. Certo che il titolo è proprio azzeccato.

mercoledì 20 marzo 2019

Siamo già il 20...

...ma il nuovo numero di Volt non è ancora uscito.
O l'hanno già esaurito nei posti dove lo vedo di solito?

lunedì 4 febbraio 2019

Volt Stagione 2 1: Un Giorno da Rex

Torna il simpatico robottino fumettista per ispirazione ma commesso di fumetteria per necessità (e per l’influsso di forze occulte).
In questo episodio, come evidente sin dal titolo e dalla copertina, i riflettori sono puntati principalmente sul molestissimo T. Rex, ma la trama generale si apre a nuovi orizzonti e c’è forse anche una punta di amara riflessione sui disastri che le persone più vicine possono fare nella vita dei familiari “per il loro bene”. Dopo l’orgia citazionista un po’ fine a se stessa degli ultimi numeri, Volt ritorna a un alto livello, con scenette molto divertenti e un bel campionario di varia umanità. Mi sembra che TheSparker sia ulteriormente migliorato nel disegno, inoltre la particolare struttura delle tavole, che a volte arrivano a contare addirittura cinque strisce, garantisce un tempo di lettura molto alto.
Tiberius Rex ha litigato coi genitori ed è andato a vivere nella fumetteria dove lavora Volt, all’insaputa di quest’ultimo. Il dinosauro rompipalle conosce tutta una serie di passaggi segreti che lo riportano in fumetteria dopo le periodiche cacciate. La situazione si risanerà dopo un bel po’ di fatica e una ricognizione sulla particolarissima visione del mondo di Rex, mentre una figura inquietante (oddio, “inquietante”…) si profila all’orizzonte di Volt.
Come al solito il volumetto è integrato da altro materiale oltre alla serie del titolare. Le strisce con le storie vere raccontate da edicolanti e gestori di fumetterie sono sempre spassosissime, ma la vera chicca di questo numero è L’Uomo Pigro. Parodia dell’Uomo Tigre (sottotitolo: «The Tired Man»), è un maiale wrestler che coerentemente col nome non si sposta di un millimetro e non spreca nemmeno il fiato per rispondere in dettaglio alle domande degli intervistatori. Lo spazio dedicato a questa new entry è piuttosto consistente (8 pagine con 4 strisce ciascuna, tranne la prima) e oggettivamente il soggetto di partenza si presterebbe a esaurirsi presto, eppure TheSparker non sbaglia una battuta, tanto che per immediatezza e originalità forse L’Uomo Pigro è addirittura superiore al titolare ma ovviamente dovremo riparlarne quando l’effetto della novità sarà esaurito.
La seconda stagione di Volt si preannuncia insomma addirittura migliore della prima.

sabato 18 novembre 2017

Intervista a Stefano Conte "TheSparker"

In anteprima rispetto all’uscita in edicola, a Lucca 2017 era già disponibile il sesto numero di Volt, con cui si conclude il primo ciclo della serie. Ma la vita editoriale del robottino fumettista non si conclude qui visto che è prevista una nuova serie a testimonianza del successo che ha evidentemente riscosso, visibile anche dalla folla che ha partecipato alle sessioni di dediche dell’autore Stefano Conte.

Luca Lorenzon (LL): Banalmente vorrei partire chiedendoti quanto c’è di autobiografico nella serie di Volt, visto che anche tu lavori in una fumetteria nella vita reale e immagino che anche gli amici che compaiono negli ultimi due numeri [i numeri 4 e 5, ndr] siano ispirati a persone realmente esistenti.

Stefano Conte “TheSparker” (SC TS): Sì, diciamo che la serie parte dai presupposti che si sono creati nella mia vita reale, infatti ho iniziato con delle strisce che raccontavano degli aneddoti che sono accaduti nel mio negozio. Dopodiché ho sviluppato questi personaggi rendendoli chiaramente un po’ più “cartooneschi”, quindi esagerando le loro caratteristiche.
Per quanto le storie siano fantasiose, comunque, partono sempre da un presupposto reale, quello sì. Diciamo che parto da qualcosa che appartiene al mio mondo e poi cerco di renderlo universale, in modo che la gente possa identificarsi, insomma.

LL: Una cosa che mi ha colpito di Volt è il tuo stile molto pulito e rigoroso; quali tecniche utilizzi per disegnare?

SC TS: Ormai lavoro principalmente in digitale, uso una Cintiq che mi risparmia tantissimo lavoro. Poi cerco di disegnare come piace a me, ispirandomi ai fumetti che mi piacerebbe leggere. Il disegno pulito, il personaggio semplice è quello che mi ricorda di più il cartone animato (che è quello che effettivamente la gente nota di più e poi ricorda), quindi direi che la semplicità è un punto di forza per un fumetto.

LL: Ma la tua è una semplicità elaborata, perché fai un grande lavoro sui retini, c’è tutto quel lavoro sui dettagli… i personaggi sono espressivi nonostante come testa abbiano delle “maschere” a volte fisse come una palla da biliardo o un robot senza bocca…

SC TS: Sì, quella è una bella sfida. Nel senso che mi piace dare espressività con il corpo quindi anche nel caso di quei personaggi che tecnicamente non hanno un “volto” devi trovare il modo per farli “comunicare” perché “dicano” qualcosa. Quindi è molto divertente farli muovere di conseguenza. Poi si spera che quello che nasce da me arrivi effettivamente alla gente.

LL: Direi che è una sfida vinta, perché secondo me riesci a far recitare molto bene i tuoi personaggi.
E probabilmente non sono l’unico ad apprezzare la cosa perché mi sembra che tu stia avendo molto successo anche con le sessioni di dediche sempre piene in questi giorni. Che percezioni hai avuto sul successo della serie, magari anche dalle persone che possono averti fatto avere un loro commento?

SC TS: Posso basarmi solo su quello che vedo, in effetti, perché in realtà non ho ancora dei numeri effettivi …

LL: Comunque i numeri non li diresti in ogni caso…

SC TS: Dalle percezioni, dalle cose che vedo direi che mi rendo conto che Volt aveva bisogno di tempo per essere apprezzato, perché ero conscio sin dall’inizio che avesse bisogno di qualche episodio dove venivano presentati i personaggi, dove venivano presentate le ambientazioni, infatti i primi tre numeri sono quasi dedicati ognuno a un personaggio diverso.
Adesso con la seconda stagione sono più libero di raccontare effettivamente quello che voglio perché il cast è completo.

LL: Bene, quindi ci sarà una seconda stagione.

SC TS: Sì: è già stata confermata e ci stiamo già lavorando. E speriamo che ce ne sia anche una terza e una quarta e così via!

LL: Sicuramente c’è stato un riscontro.
 
SC TS: Sì, soprattutto quello che si può notare è che c’è stata una crescita. Adesso non so ancora cosa succederà, ma sono contento di vedere che c’è una progressione in salita e non in discesa.

sabato 11 novembre 2017

Volt 6: L'Occhio della Tigre

Si conclude il primo ciclo di Volt, col sesto numero in anteprima a Lucca, dove mi è stata confermata la messa in cantiere della seconda stagione – i dettagli nell’intervista che Stefano Conte mi ha concesso.
In questo numero si tirano le fila delle situazioni in sospeso e Volt si confronta (letteralmente) con il suo sogno di diventare fumettista. Non manca ovviamente una certa retorica sulla determinazione delle proprie aspirazioni e sull’accettazione del fallimento, ma tutto viene stemperato e reso esilarante dalla via crucis che il povero robottino dovrà intraprendere attraverso le varie case editrici (ispirate ai segni dello zodiaco) a cui sottoporrà il suo materiale. La Dark Mother rivela poi un lato nascosto della sua esistenza molto importante per la trama. Il primo ciclo si conclude insomma in maniera pienamente soddisfacente ma gettando al contempo le basi per la prossima stagione, com’è giusto che sia.
Per l’occasione tornano in appendice Le Cinetiche Mangavventure di Mangaman!, e non mancano le strisce di vita vissuta delle fumetterie, secondo me il pezzo forte della testata.

sabato 22 luglio 2017

Chi l'ha visto?

Ho verificato e ricordavo correttamente: il numero 4 di Volt sarebbe dovuto uscire la settimana scorsa (comunque un po' più tardi degli altri numeri che sono usciti tutti intorno il 10 del realtivo mese).
Ma a tutt'oggi, ed è passata un'intera settimana, ancora nulla. Era stato scritto chiaramente negli editoriali che le prime sei uscite costituiscono una miniserie: in sostanza, sarebbero servite a testare il gradimento del pubblico e capire se era il caso di proseguire. Mi auguro che le copie dell'ultimo Volt siano semplicemente andate esaurite in tutti i posti dove l'ho cercato, e spero vivamente che la verifica sul campo non si sia già conclusa anzitempo...

sabato 11 marzo 2017

Volt - Che vita di Mecha...

Ho voluto aspettare di leggere il secondo numero di questa simpatica nuova proposta prima di esprimermi in merito e credo di aver fatto bene visto che tra primo e secondo numero ci sono delle differenze sostanziali (non eccessive ma sostanziali).
Spesso dichiarare le proprie influenze e i propri modelli è un passo falso, visto che inevitabilmente porta il fruitore di un’opera a fare confronti tra le opere di riferimento e quelle dell’ultimo arrivato che si affaccia al mercato. Da questo punto di vista Andrea Ciccarelli l’ha combinata veramente grossa sul primo numero di Volt, in cui dichiara per nulla velatamente che questa nuova proposta saldaPress vuole inserirsi nel solco di Rat-Man, nientemeno che il “miracolo italiano” che negli ultimi vent’anni ha spopolato tra i lettori italiani. Una dichiarazione tanto più coraggiosa e avventata quanto più consideriamo che anche gli eredi ufficiali di Rat-Man, Nirvana e “A” come Ignoranza editi dalla stessa Panini di Rat-Man, non sembrano essere riusciti a raggiungere gli stessi livelli di popolarità della creatura di Leo Ortolani.
Ma tutto sommato tanta genuinità potrebbe anche ben disporre il lettore, che sorridendo pensa “Tanto non potrà mai essere come Rat-Man” mentre si appresta a leggere benevolmente questo nuovo fumetto. E forse, come tipo di umorismo e pubblico d’elezione, Volt potrebbe veramente essere l’erede di Rat-Man.
Il brossuratino presenta un menu piuttosto ricco, che contempla anche dei redazionali (proprio sulla scia di quanto fatto dalla Panini su Rat-Man) e non solo ben quattro serie a fumetti – ma col secondo numero la proporzione degli ingredienti varierà sensibilmente. La serie titolare viene narrata con l’espediente della favola raccontata ai nipotini e racconta di come Volt, aspirante fumettista, abbia dovuto accantonare momentaneamente i suoi sogni di gloria per cedere allo sfinimento della luciferina madre, esasperata dalla sua vita senza sbocchi, e accettare un lavoro presso una fumetteria. La serie portante conferma anche nel secondo numero di pescare nell’immaginario nerd più classico, con un umorismo basato sui “mammoni” dai meccanismi un po’ scontati e alla fine autoassolutorio.
Stefano Conte/TheSparker disegna in maniera semplice, pulita e rigorosa. Non credo di poter essere accusato di lesa maestà se dico che a confronto con il primo Ortolani (non necessariamente quello di Spot ma anche del primissimo Rat-Man Panini), Conte risulta essere più maturo e professionale. La sua personale linea chiara viene integrata da retini che la abbelliscono e da espedienti grafici che dinamizzano il tutto. La particolare scelta stilistica dell’autore di usare gli oggetti più vari al posto delle teste dei personaggi avrebbe potuto comportare il rischio di rendere le sue tavole poco espressive. In effetti è difficilissimo far recitare sia il protagonista che sua madre (uno è un robot, l’altra indossa la maschera di Darth Vader), eppure Conte ha saputo comunque ricavare un bel po’ di espressività nei limiti angusti di questa scelta stilistica. Inoltre il fatto di avere un protagonista programmaticamente inespressivo assume quasi i contorni di una coraggiosa dichiarazione d’intenti: visto che non posso farvi ridere con le faccette buffe, allora vi prometto dei bei testi.
Va comunque aggiunto che molte figure di contorno, pur non avendo una “vera” faccia, dispongono
di un volto animalesco che Conte sa far recitare con grande abilità.
Con la seconda uscita Volt si conferma una piacevole lettura, anche più divertente del numero d’esordio, e il suo universo comincia a espandersi in maniera coerente dando la piacevole sensazione di trovarsi davanti a un progetto coerente che verrà dispiegato ancora di più nei prossimi numeri (la continuity, insomma).
Ci sono poi le strisce di Che vita di Mecha… (come si chiamava la serie di strip pubblicate su internet, da cui tutto il progetto nasce), fulminanti tranches de vie in cui vengono riproposte le situazioni più bizzarre con cui può avere a che fare un commesso di fumetteria: è la parte più esilarante di tutto il fumetto, con certe uscite che fanno veramente scompisciare. Alcune vengono addirittura presentate dai lettori stessi, siano essi titolari di edicole/fumetterie o meno. Le soluzioni di Conte per raffigurare i clienti sono spesso geniali nella loro semplicità: un bifolco ha una lampadina come testa, che si accende quando ha un’“illuminazione”, così come una cliente autoproclamatasi romantica ha il visetto incastonato in una caramella.
Seguono Le Cinetiche Mangavventure di MangaMan, il “fumetto nel fumetto” che presenta alcuni lacerti dell’opera di Volt. Si prendono ovviamente in giro le convenzioni e i luoghi comuni dei manga, ma a questo umorismo può avere accesso anche il non appassionato che conosca almeno per sommi capi alcuni degli stereotipi che vengono presentati di volta in volta. Il lavoro grafico di Conte è lodevole, nella dimensione della tavola unica su quattro o (addirittura più spesso) cinque strisce ha saputo inventarsi delle soluzioni grafiche ottimali per far stare tutte le scenette in una pagina di formato bonelliano.
La parte scritta è affidata a Stefano Perullo, ed è quasi un corpo estraneo nel complesso del progetto editoriale: l’argomento (la storia delle fumetterie) è più che pertinente ma lo scrupolo documentaristico e le puntuali considerazioni a margine, forse elaborazioni dal libro di interviste di Will Eisner, rende la sua parte un po’ seriosa anche se il tono che usa Perullo non lo è affatto.
Conclude il sommario del primo numero No Robo! (o forse Noi Robot, la grafica del logo non mi è molto chiara), una serie di gag indirizzate a quanti subiscono ancora il fascino dei robottoni delle saghe animate giapponesi, a cui io sono del tutto immune. In questa appendice Conte dedica ancora più attenzione all’aspetto grafico, profondendo maggiore cura nei disegni.
Ho fatto bene ad aspettare la seconda uscita per esprimere un giudizio, perché l’idea che mi sono fatto dell’organizzazione della collana dal sommario del primo numero in realtà è fallace: nel secondo numero c’è una storia portante molto più lunga e, oltre alle consuete e sempre graditissime strisce di Che Vita di Mecha…, c’è quasi solo un altro fumetto, che poi non è nemmeno un fumetto: riprendendo l’idea del “fumetto nel fumetto” del numero precedente, vengono presentate le schede del Nerdonomicon a cui si fa riferimento all’interno della storia lunga.
In appendice c’è ancora spazio per due tavole di Le 108 arti oscure dell’amore materno (corollario alla serie portante che ovviamente non può condividerne lo stesso mordente esaurendosi nella dimensione di one pager) e per un redazionale «a cura della redazione» che in sostanza è una pagina di pubblicità dei prodotti saldaPress, né finge di non esserlo.
Confortato dalla lettura del secondo numero, posso dire che nel complesso Volt è una lettura piacevole con punte di vera ilarità, e ho trovato interessante lo spiazzante cambiamento del sommario del secondo numero: così si viene anche a creare la curiosità di sapere cosa ci sarà come “fumetto nel fumetto” nel prossimo numero. Ma al di là della qualità del fumetto, posso capire benissimo perché saldaPress abbia puntato sul progetto: il protagonista è un nerd aspirante fumettista in cui molti lettori potranno riconoscersi (e quindi chissà che il suo neutro volto di robot non riesca alla fine a facilitare l’immedesimazione) e, almeno nel primo numero, molto spazio viene dedicato ai nostalgici dei manga puntando quindi su un bacino di utenza potenzialmente molto ampio.
Chiaramente è ancora presto per dire se in effetti è stato trovato un erede di Rat-Man, ma nel frattempo io continuerò ad acquistarlo. Anche se credo che per leggere il terzo numero dovrò aspettare due mesi nonostante in terza di copertina venga già annunciato per il 10 aprile!