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lunedì 20 luglio 2026

Kill Tȇte-de-Chien

Ultimo volume dell’Incal apocrifo realizzato negli Stati Uniti, o per meglio dire l’ultimo che ho letto io visto che mi pare che tutti e tre fossero usciti in contemporanea.

Kill è ossessionato da incubi e da un rapporto opaco con la realtà. Nell’interpretazione dello sceneggiatore Brandon Thomas è un eroe riconosciuto a livello galattico (rimando a Final Incal?), uno scultore di successo (eh?!) ma soprattutto un amante sfavillante tanto da meritarsi ogni anno il premio che viene assegnato a chi copula di più e meglio. Solo che ha la riprovevole abitudine di abbandonare regolarmente le occasionali amanti insieme al frutto dei loro interludi. Ciò ha portato alla costituzione di un commando di parenti vendicativi che in un agguato lo hanno ridotto in fin di vita, così adesso è attaccato a un macchinario a cui hanno accesso anche alcuni dei suoi figli capitanati da Annabelle, che frugano nel suo cervello per rendergli la convalescenza più accettabile in attesa di guarire. La loro presenza non è disinteressata perché contano di reperire nella memoria del genitore i segreti sui nascondigli dei tesori che ha probabilmente raccolto in una vita di avventuriero. Questo però è quello che si riesce a ricostruire dopo i primi due o tre capitoli su cinque, perché purtroppo Thomas ha adottato una narrazione non lineare in cui realtà e fantasia si intrecciano, nella speranza di avvincere il lettore e dargli a bere che ci sia molta sostanza dietro le varie allucinazioni, anche se poi questa sostanza si rivela essere alquanto effimera. Se la sostanza è quindi poca cosa, la forma è anche peggio. Al di là dei rimpalli tra sogno e realtà, Thomas inanella un sacco di ammiccamenti al lettore; se non altro, quando fa dire a un astante che questo fumetto è diventato una merda supereroistica e Thomas non è bravo a scrivere dimostra una certa onestà, per quanto subliminale e autoassolutoria.

Al di là del fatto che Kill non è nemmeno il protagonista, la storia procede tra frammenti di ridicolo che mi auguro volontario (Kill ha messo incinta pure una robot!), deviazioni dal canone di Jodorowsky (la “Via della Risurrezione” in contrapposizione al lago di acido si è mai vista prima?) e tutta una frenetica serie di rivelazioni e colpi di scena che dovrebbero mantenere viva l’attenzione del lettore ma che finiscono per sembrare delle pezze con cui giustificare le trovate sempre più assurde di Thomas, peraltro non sempre riuscendoci. Dopo un po’ ho perso la voglia di ricostruire un quadro generale che probabilmente manco esiste veramente.

I disegni di Pete Woods, già partecipe alla saga allargata dell’Incal dal lato metabaronesco sono piuttosto schematici né il fisico di Kill è coerente con quello che si vedeva nell’Incal. Ma i disegni sono l’aspetto meno riprovevole di questo fumetto.

lunedì 6 aprile 2026

Cosmopirati 2: La Tartaruga d'Oro

Questo secondo e conclusivo volume della serie mi ha spiazzato. Considerata la frenesia del primo credevo che qui ci sarebbe stata altrettanta azione. E all’inizio pareva che la direzione della storia fosse proprio quella: ora che si è alleato con la tartaruga-farfalla Lireley, Xar-Cero azzarda di sconfiggere la flotta di un milione di corazzate protobancarie – attenzione a non confondere Protobanchieri con Magnobanchieri. Grazie ai poteri della Tartaruga d’Oro la prima corazzata è facilmente catturata. La rappresaglia sarà spietata, con 100.000 “Roborossi” comandanti dal governatore Bishop, che ne ha ben donde di volersi vendicare di Xar-Cero/dottor Zang. Nel frattempo lui e Leonarda si inseguono per il cosmo nella speranza di soddisfare il loro sogno d’amore contrastato dalle circostanze.

Ora, non è che manchino azione, ritorni a sorpresa, voltafaccia, ecc. ma tutto è finalizzato ad arrivare al gran bel colpo di scena a due terzi del volume, che rimescola le carte in tavola e getta nuova luce sull’intera saga (saga per modo di dire, son due volumi). Senza anticipare troppo, adesso Xar-Cero si vede affidata una nuova missione, che però sarà una missione di pacificazione universale. E la cosa mi va pure bene, se non fosse che l’ultima ventina di pagine non è più la narrazione di una storia ma semplicemente la descrizione di quello che succede mentre “vissero felici e contenti”, un po’ come le ultime pagine del quarto volume di Plume aux Vents. Ve l’immaginate se Magnus invece di riassumere la sorte delle mogli di Hsi-Men nell’ultima tavola de Le 110 Pillole ne avesse disegnato scrupolosamente la fine una per una? O se alla fine di Notte di Carnevale Pazienza non avesse fatto riassumere a Colasanti le conseguenze di quello che avevano fatto ma lo avesse illustrato per altre dieci o venti tavole? Ecco, l’impressione è la stessa. A me va benissimo un finale totalmente positivo e fiabesco (e Jodorowsky ne aveva già elaborato uno in Petrolino) ma qui è evidente un netto squilibrio tra parti narrative e parti descrittive.

I disegni di Pete Woods non sono certo disprezzabili ma le sue anatomie geometriche finiscono per risultare freddine e le sue tavole sono un po’ vuote. E non è che riempirle copia/incollando digitalmente gli stessi elementi migliori l’impressione, anzi la peggiora.

Solo pochi anni fa avrei sbraitato contro questo fumetto. Visto il panorama attuale mi tocca dirmi soddisfatto e gustarmi quel poco che resta della BéDé come la si faceva una volta. Anche se questo non è proprio l’esempio più esaltante.

La storia ha comunque un lieto fine anche per i lettori: essendo il volume costituito da un sedicesimo in meno costa gli annunciati 19,90 euro contro i 22 di quello precedente.

domenica 14 settembre 2025

Toh


In Francia è già uscito il secondo. E costa due terzi della versione italiana.

(da CaseMate 193 dell'agosto-settembre 2025)

sabato 30 agosto 2025

Cosmopirati 1: I Prigionieri dell'Oblio

Tra brutte sorprese e commenti francesi piuttosto tiepidi non mi sarebbe dispiaciuto che questo volume avesse ritardato ancora un po’, o magari non fosse proprio uscito. E invece eccolo qua.

Xar-Cero è un guerriero formidabile che nelle arene spaziali affronta i mostri più letali. Conoscendo Jodorowsky è probabile che il suo nome sia un gioco di parole, non ho capito se con “carcel” (prigione in spagnolo) o con “cero”, cioè zero, a sottolineare la sua unicità. Comunque sia, guerriero formidabile, dicevo: tanto che i Magnobanchieri che controllano l’universo a suon di Acquadollari lo rapiscono per affidargli una missione: dovrà dare una lezione a un pianeta insolvente – che ha anche il vizio di cambiare nome da Samppa a Sammpa da una pagina all’altra. Giunto sul posto gli basta attivare una micidiale macchina di morte che lo sterminio dei 100 miliardi di abitanti è bello che fatto. Mi sono chiesto quindi perché diavolo mandare proprio lui (oltretutto pagandolo) a compiere una missione semplicissima, ma i Magnobanchieri avevano (anche) un altro piano: vogliono fare di Xar-Cero l’ottavo dei loro e per questo con un elisir portano la sua aspettativa di vita a 30.000 anni e gli riprogrammano il cervello facendolo diventare un medico. Veramente imperscrutabili, le vie dei Magnobanchieri.

Con la nuova identità del dottor Zang (o Dzang, a leggere le insegne del suo ambulatorio rimaste in francese) vive una felice esistenza in un pianeta poco più evoluto del medio evo, ammirato dai suoi compaesani e adorato dalla figlia adottiva. È proprio lei a rinvenire un corpo nel lago dove si stava lavando: si tratta di un terrorista che ha guidato un attacco suicida contro una delle astronavi dei Magnobanchieri ma all’ultimo momento è stato colto dalla paura. C’è poco da discutere con la polizia protobancaria: visto che Zang ha ospitato e curato l’uomo, anche lui passa per terrorista e sarà giudicato come tale. La smania di profitto, o forse qualche altra trama che verrà svelata in seguito, porta a commutare la pena di morte in vendita al mercato degli schiavi.

Ecco quindi che i due vengono regalati alla nipote dal tiranno di un intero pianeta. A Zang viene risparmiata la miniera ma comunque la sua vita di stalliere non è affatto piacevole, per quanto la succitata nipote cerchi un contatto con lui riconoscendone le abilità mediche. Un tentativo di fuga sventato prelude a funeste conseguenze se non fosse che proprio in quel frangente i cosmopirati del titolo fanno finalmente la loro apparizione mettendo a ferro e a fuoco il pianeta. Zang e compagnia ne approfittano per fuggire e rubando la nave dei cosmopirati lo diventano a loro volta. Questa almeno la mia interpretazione.

Orbene: Xar-Cero/Zang sa di aver subìto una rimozione della memoria, ma come potrà recuperarla? La soluzione è sfregarsi una tartaruga dorata sulla nuca e guarda caso dovrebbe essercene una in un asteroide diviso in due parti, una soleggiata e l’altra perennemente in ombra. La visita dai ragni ematofagi si rivela infruttuosa: le tartarughe che hanno loro non sono del tipo giusto. Quindi il nostro eroe dovrà andare a recuperare l’unico esemplare nel tempio dei monaci che risiedono nella parte luminosa, che la custodiscono e la venerano. Zang supera la prova per avere udienza con la bestiola e torna a essere Xar-Cero, massacra i monaci e parte verso nuove avventure insieme alla tartaruga che si unisce al gruppo perché la vita da divinità le era venuta a noia.

Insomma, azione e trovate inventive non mancano certo in queste 66 pagine. Negli Stati Uniti (e non solo là) con tutto questo materiale ci avrebbero fatto una serie di 12 episodi. La carne messa sul fuoco è tantissima, pur se non proprio originalissima, e forse i cambi di scena sono anche troppo repentini, ma di sicuro non ci si annoia e tra gli elementi surreali messi in campo da Jodorowsky ce n’è qualcuno che mi ha fatto sorridere. In quest’epoca cupa per il fumetto come lo intendo io direi che è un buon viatico per l’acquisto del prossimo conclusivo volume. Sempre che non me lo annuncino a 22 euro per poi venderlo a 25.

Pete Woods ha un tratto troppo pulito e schematico per suscitare grandi entusiasmi, le sue tavole trasmettono una sensazione di sintetica artificialità. In appendice viene presentata una selezione di sketch (dove viene chiamato Peter Woods) che mostrano il suo processo creativo nell’elaborare le tavole e gli studi fatti per i costumi, le astronavi e le ambientazioni.

Potrebbe essere solo una mia impressione, ma non escludo che per arruffianarsi il mercato statunitense a cui guardano oggidì gli Umanoidi (anche perché quello francese se lo sono nuovamente giocato) qualche scena sia stata ammorbidita: la violenza non è così esplosiva come ci si aspetterebbe da Jodorowsky e le pulzelle fanno il bagno vestite solo su Tex.

Curiosa la scelta della traduttrice Francesca Giulia La Rosa di lasciare anche in italiano la forma di cortesia francese col desueto (in Italia) “voi”. All’inizio stona un po’ ma poi crea un simpatico contrasto con la truculenza di alcune sequenze.

mercoledì 1 maggio 2024

Méta-baron 7 e 8


A quanto pare il Meta-Barone ha salvato (o salverà?) l’intero universo, ma intanto Tonto ci racconta altri eventi, riandando a 17 anni nel passato – o nel futuro, elaborare una cronologia coerente non è mai stata una priorità delle saghe di Jodorowsky. Apprendiamo quindi dell’esistenza di un figlio del Meta-Barone, Adal, sul pianeta Algoma che cerca di scappare per andare a trovare il suo degno padre su Marmola e quindi guadagnarsi il titolo uccidendolo, come consuetudine della casta di cui si sente degno erede. Sul pianeta incontra Dargona, figlia del regnante locale e dotata di un collegamento speciale con l’epifite. Come intuibile è la figlia del Meta-Barone intravista in fasce alla fine del ciclo precedente: suo padre si chiama Raïmo come il Kamar della saga dell’Incal e io subodoravo la “sorpresa” di scoprire che in realtà fosse il Meta-Barone in incognito, e invece il titolare della serie (che ricompare a sole tre pagine dalla fine del volume – flashback esclusi) è ancora lui ma da tutt’altra parte. E bravo Jerry Frissen!

Dopo il cliffhanger del settimo volume, l’ottavo si apre con lo scontro tra padre e figlio e il riassunto della situazione, mentre su Marmola si avvicina la minaccia di una nave/pianeta/mostro la cui genesi è stata raccontata nell’episodio precedente.

Beninteso, le idee ci sono e sono anche carine ma sono rese con uno stile rapido, dinamico e compiaciuto che non mi pare sia molto congruente con quello di Jodorowsky. Dalla ragionata contemplazione della BéDé si è un po’ passati alla frenetica spettacolarizzazione dei comics. L’incesto sembra una ragazzata da high school e non un crimine contro natura da tragedia greca. E poi il Meta-Barone si vede a malapena – e meglio dimenticarlo in versione scaricatore di porto! E ancora, quando Frissen non sa come uscire da un vicolo cieco ecco che compare qualche stregoneria Techno-Techno dai poteri risolutivi ma di cui curiosamente non si era mai avuta traccia prima! Un po’ come l’epifite con cui Dargona può fare di tutto ma che rimane inerte quando il ritmo narrativo o la ricerca di un effetto a sorpresa lo richiede.

I disegni di Pete Woods sono molto squadrati e un po’ sgraziati. Inoltre non è sempre in grado di mantenere delle fisionomie coerenti da una vignetta all’altra, a volte con esiti che rasentano il ridicolo. Non che sia un cane, ma non lo trovo molto adatto per una serie di matrice franco-belga, che però d’altro canto anche come testi sembrava ormai far l’occhiolino al mondo dei supereroi.

Insomma, questi ultimi due episodi non sono proprio da buttare ma per fortuna la serie è finita! Almeno ufficialmente, perché Frissen si è ritagliato un escamotage per un ulteriore spin-off…