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martedì 11 novembre 2025

Comics & Science 001/2025: The Public History Issue

Annata positiva per i fumetti di Comics & Science, dicevo. Questo fascicolo si occupa di un argomento più umanistico che scientifico, ovvero la storiografia e in particolare la divulgazione della Storia al grande pubblico. Walter Leoni scrive e disegna, e produce una delle storie più divertenti (ma anche articolate) mai viste in questa collana.

Il professor Alessandro Barbero, tormentato dalle conseguenze della sua stessa popolarità, si ritrova in un paesino toscano la cui locale sagra medievale sembra essere molto partecipata ma anche follemente sbagliata: ci sono persino i draghi. A quanto pare è finito nel “vero” Medioevo, solo che nessuno lo aveva mai descritto così come effettivamente era. Fortemente scosso nella sua identità di Storico, incontra nientemeno che Franco Cardini, un habitué dei viaggi nel tempo, e insieme vanno alla ricerca di un monaco che firmandosi Adso (e citando quindi Il Nome della Rosa) parrebbe aver lasciato un indizio sul fatto che viene dalla loro stessa epoca. Costui ha descritto in un codice miniato giunto a Cardini il Medioevo esattamente com’era nella realtà, con draghi e tutto il resto, e quindi va fermato prima che completi l’opera e la tramandi rovinando così il lavoro e la reputazione di storici e divulgatori. Io immaginavo che il misterioso crononauta fosse Umberto Eco ma non è così e lascio ai lettori il piacere della scoperta.

The Neverending History – Nessuno si Aspetta il Medioevo è una storia frenetica e divertentissima, piena di trovate simpatiche ma anche di un sacco di citazioni più o meno pop (già titolo e sottotitolo…). Ma al di là di questo offre anche una trama molto ben costruita in cui alla fine tout se tient con una giustificazione plausibile a quello che abbiamo letto. Disegni e colori contribuiscono alla piacevolezza dell’insieme. Certo, come spesso capita in questi casi non sempre è chiaro dove finisca la vera ammirazione e dove cominci la presa in giro, ma anche se di Barbero fossero stati parodiati tic e comportamenti che io non conosco rimane comunque un omaggio alla sua figura – questa ambiguità non trova risoluzione nemmeno nell’intervista a Leoni di Silvia Florindi.

Idamaria Fusco approfondisce il discorso su Public History e Crowdsourcing, Paola Avallone decanta l’importanza documentale di un’istituzione forse poco associabile alla ricerca scientifica come il Banco di Napoli (e relativo archivio, ovviamente), Gertrude Macrì e Sebastiana Nocco puntualizzano le differenze tra biblioteche e archivi mentre Gabriele Bianchi si riallaccia al loro discorso dal punto di vista del personale che vi lavora, non lesinando citazioni pop.

Oltre che a Walter Leoni, il resto del comparto fumettistico è affidato come di consueto a Davide La Rosa che firma due pagine molto surreali anche per i suoi standard.

domenica 9 novembre 2025

Comics & Science 002/2025: The Time Travel Issue

Trovo che questa sia stata un’annata molto positiva dal punto di vista della qualità fumettistica per il meritevole progetto Comics & Science, anche se forse (per quanto ho potuto vedere io) non premiato dall’affluenza di pubblico che avrebbe meritato – proprio nell’anno in cui il progetto si è sdoppiato anzi triplicato su altri fronti tramite La Revue. Comincio la ricognizione da questo che costituisce il primo esempio di una nuova linea ideata per un pubblico più giovane del solito, ma ovviamente godibile anche dai lettori attempati: la linea «Kiz».

Introdotta nientemeno che da Herbert G. Wells, Davide La Rosa e Francesco Matteuzzi confezionano una storia scatenata in cui il nonno inventore di casa Fermat ne combina una delle sue attivando la macchina del tempo: ai due nipotini toccherà porre rimedio all’onda lunga che la sua scelleratezza ha generato (la loro scuola ha già cambiato nome, visto che è stato “sovrascritto” che fu Neil Armstrong ad andare sulla luna). Di certo le strumentazioni tecnologiche in uso dai tre sono dei McGuffin sin troppo miracolosi, ma d’altra parte era necessaria una parte “magica” per giustificare il cameo di Alexander Fleming e le spettacolari sequenze di lotte a livello microscopico. Dalla Muffa alla Luna rappresenta la storia ottimale per questa collana: una trama densa e ben congegnata che non espone i concetti che vuole diffondere quanto utilizzarli come meccanismi narrativi, inanellando nel mentre sequenze divertenti.

Mattia Di Meo disegna in maniera molto originale, ha uno stile troppo squadrato per poter essere definito cartoonesco ma le radici sono quelle: dalla biografia leggo che esordì sul fumetto di Adventure Time.

Come di consueto, gli autori vengono intervistati (da Francesca Agrati) mentre Amedeo Balbi ci disillude diffusamente sulla possibilità reale di viaggiare nel tempo. Agnese Sonato tesse l’elogio dell’errore come metodo di apprendimento (ma più che altro parla della casualità che agevola le scoperte), i Rudi Mathematici approfondiscono la figura di Pierre de Fermat ricordando la sua abitudine di scrivere direttamente sulle pagine dei libri (non avendo spazio a disposizione per farlo il suo teorema più famoso sarebbe stato dimostrato solo nel 1994!) e Gabriele Bianchi propone tra esempi pop e ironia una casistica di possibili conseguenze sull’effettiva possibilità di modificare la Storia.

Come di consueto le rimanenti parti a fumetti sono appannaggio di Walter Leoni che fa faville con le sue interpretazioni dei viaggi nel tempo e da Davide La Rosa autore completo che si concede della ferocia autoironia.

Un ottimo numero, insomma, peccato per i refusi che spuntano qua e là.

sabato 9 novembre 2024

Dylan Dog Color Fest 51: Strade Perdute

Tre storie legate da un filo assai evanescente sintetizzato nel titolo Strade Perdute. Nella prima, Il Viaggiatore del Vuoto, Dylan Dog cede alla tentazione di seguire un misterioso individuo che si muove con meccanica regolarità come se a sua volta seguisse qualcosa. Marco Nucci scrive una storia suggestiva ma un po’ inconcludente, con qualche raro squarcio ironico a illuminarla. Daniele Serra colora ad acquerello e l’impatto è sicuramente affascinante.

La seconda storia, Il Prezzo dei Miracoli, è scritta da Davide La Rosa e disegnata da Nicolò Pendinelli. Inizia in medias res con Dylan Dog ferito a morte che viene scarrozzato da Groucho per la Scozia in cerca di un ospedale. Quello che troveranno sarà invece una struttura in cui si praticano miracoli. Scettico come lo sceneggiatore dell’episodio, Dylan indaga e scopre un retroscena che non stupirà chi ha letto il supplemento Britannia per Lex Arcana. Una storia semplice ma ben costruita con un Groucho in grande spolvero. I disegni mi hanno lasciato perplesso: sono sicuramente validi, però l’interpretazione dei due protagonisti è un po’ lontana dal canone.

Chiude il Color Fest Maschere a opera di Sergio Algozzino: ad Halloween Dylan e Groucho partono per la Scozia e i mostri di casa Dog, quelli che si vedevano nel frontespizio, prendono vita. Accanto a loro ce ne sono anche di moderni, parodie di figure come il Demogorgon di Stranger Things, e i rapporti tra loro e i “vecchi classici” sono piuttosto complicati, tanto da spingere i primi nelle vietatissime vie di Londra frequentate dagli umani. Nello spazio ridotto di questa storia Algozzino riesce a infilarci un po’ di tutto, non lesinando sulla satira di costume (tutti hanno gli occhi fissi sui cellulari: chi si accorge di giocattoli che camminano?) e ricollegandosi con classe alla storia precedente. Anche nel comparto grafico ha svolto un ottimo lavoro.

martedì 7 novembre 2023

Comics&Science 002/2023: The Blockchain Issue

Ultimo parto della meritoria collana, uno dei motivi principali per cui vado a Lucca.

L’argomento di questo numero è la tecnologia che permette di dare un’identità univoca a un insieme di dati in modo da renderli praticamente impossibili da contraffare: si parla quindi di bitcoin ma non solo.

La parte fumettistica è realizzata da Alessandro Panconesi (qui alla sua prima prova come soggettista dopo aver contribuito ad altro titolo alla serie), Diego Cajelli e Andrea Scoppetta. La Visione di Satoshi è un fumetto complesso come l’argomento di cui tratta, una mise en abyme formata da una storia in una storia in una storia in una storia… il protagonista sarebbe Satoshi Nakamoto, inventore della criptovaluta, ma alla sua “visione” contribuiscono a vario livello altri personaggi: il nonno professore, i suoi studenti Alice e Bobo, Totò (sì, proprio il Principe della Risata), Piero della Francesca, i generali bizantini in lotta contro gli arabi, il saggio Al-Khwarizmi e il traditore armeno Vahan. A fare da cornice, la parabola metaforica di un samurai che dà da bere a un albero sotto gli occhi curiosi di un procione e una volpe. Una stratificazione narrativa non da poco (il disegnatore ha dovuto inventarsi stili diversi per ogni cambio di ambientazione), il cui succo però si riduce al semplice concetto che in un gruppo formato da tre elementi che devono trasmettere informazioni ne basta uno “corrotto” per mandare a monte tutto l’insieme. O almeno io l’ho capita così.

Il breve saggio di Massimo Bernaschi non mi ha aiutato molto ad approfondire, l’argomento è assai complesso. Più “potabile” ma sempre di ambito specialistico l’intervento di Gabriele Bianchi sui Non-Fungible Tokens. Luigi D’Amelia approfondisce invece l’aspetto storico dei generali bizantini usati come metafora dal Matematico Leslie Lamport mentre Davide Bennato parla dell’uso degli pseudonimi tra gli hacker (e non solo) e ricostruisce quel poco che si sa di Satoshi Nakamoto, figura sfuggente e aperta a varie congetture sulla sua vera identità. Come di consueto gli autori vengono intervistati (da Stefano Pisani) in merito alla realizzazione del fumetto.

A integrare la parte a fumetti ci sono le due tavole di Davide La Rosa (che fornisce una variante della storia dei generali bizantini) e alcune vignette di Walter Leoni tra le più divertenti che ho visto in questa serie.

domenica 11 settembre 2022

Il Regista di Film Brutti che vinse il Festival di Cannes

Dopo aver passato in rassegna i veri registi di serie z in due ghiottissimeoccasioni, Davide La Rosa ne inventa uno per fargli interpretare un fumetto di fantasia.

Con l’espediente del flashforward, partendo da quando riceverà l’inaspettato premio del titolo, ci viene presentata attraverso le testimonianze che sfilano nella trasmissione televisiva Storie che fustellano l’Anima la vita di Emiliano Speroni. Nato in una famiglia in perenne affanno economico, continua a credere al suo sogno di affermarsi come regista nonostante le due porcherie orribili con cui si è fatto una pessima fama. E alla fine, sempre con il cast di ristoratori cinesi presso cui lavora e con il ruspante sponsor che lo accompagnano dall’inizio, ce la farà.

Lo stile di scrittura di La Rosa si coglie nell’arguto umorismo a volte metanarrativo e a volte un po’ cattivello, ma la necessità di avere un’ossatura portante che giustifichi una storia lunga e abbia un minimo di realismo lo rende meno deflagrante di quello che si coglie nei due Dizionari o nelle sue opere più surreali. Inoltre qualche pagina in più avrebbe contribuito ad appassionarsi alla vicenda (in totale sono una novantina, ma gli inserti “filmati” sono preceduti da frontespizi), tanto più che sono solo due i Film Brutti che ci vengono mostrati prima del trionfo finale. Non tutto poi è farina del sacco di La Rosa, che si ritrae in un cameo con Fabrizio “Pluc” Di Nicola: l’aneddoto delle urla e delle frattaglie è successo veramente mentre lavoravano al seguito italiano apocrifo di Alien, e mi pare che lo stesso La Rosa lo ricordi in uno dei due Dizionari. Ma l’aspetto meno convincente è il meccanismo con cui Speroni ottiene la Palma d’Oro: spacciare l’incomprensibilità per profondità è qualunquista e non è nemmeno un’idea originale, i primi esempi che mi vengono in mente sono Oltre il Giardino e Hollywood Ending. E così La Rosa passa da fustigatore di costumi che parodia la tv del dolore a spettatore populista che mette in un unico calderone tutto ciò che esula dai rassicuranti schemi consueti e più comprensibili – da notare che il film coreano che si è inventato per esprimere questa idea, Forchetta, è meraviglioso!

Come i due Dizionari, anche questo libro è disegnato da due mani diverse e accanto al bravo Fabrizio “Pluc” Di Nicola che come al solito si occupa dei film stavolta c’è Chiara Karicola (e non più lo stesso La Rosa) che illustra la storia portante. La disegnatrice è piuttosto scrupolosa nel disegnare i volti dei personaggi, ma il suo stile è molto, troppo stilizzato per i miei gusti. E le sue tavole costituiscono la maggior parte del fumetto. A dirla tutta, anche lo stesso Di Nicola a colori mi ha convinto un pochino di meno rispetto al solito.

Shockdom ha confezionato un bel volumetto, cartonato e stampato su carta patinata, al costo di 16 euro. Purtroppo non si tratta di una delle opere migliori di Davide La Rosa, ma mi fornisce materiale per i Fumettisti d’Invenzione (con una mise-en-abyme finale che è tutt’altro che originale).

martedì 3 marzo 2020

Comics&Science 02/2019: The Periodic Issue

Ahimè, mi sono dimenticato di prenderlo all’ultima Lucca e così ho dovuto aspettare un po’ per poterlo recuperare. Anche questo volumetto è veramente bello, come ci ha abituato la collana.
Nell’interpretazione di Giovanni Eccher e Sergio Ponchione gli elementi della Tavola Periodica (di cui l’anno scorso ricorrevano i 150 anni) vengono trasfigurati in supereroi in nuce, una sorta di giovani X-Men con tanto di scuola dedicata e un mentore simil-Professor X, Mendeleev in persona. Ne L’Accademia del Professor M per Elementi Dotati ci troviamo negli anni ’30 e il professor Segrè porta all’istituto la sua creazione/figlio, il numero 43 che corrisponde al Tecneto. Qui viene sottoposto a misurazioni e viene introdotto alla “vita” nella villa-laboratorio, facendo conoscenza con i suoi futuri compagni – non tutti ovviamente “reagiranno” bene alla sua presenza.
Pur nel suo dichiarato intento didattico e praticamente senza alcuna trama alla base, questo fumetto è una storia molto riuscita a coinvolgente, e i disegni di Ponchione sono eccezionali.
Come di consueto negli albetti Comics&Science, una parte consistente del volume è dedicata a un’intervista ai due autori. C’è poi un articolo di approfondimento sulla Tavola Periodica a firma Andrea Ienco e Samuele Staderini. Forse una nota leggermente stonata è l’intervento di Dario Bressanini, sicuramente interessante e documentatissimo (ma anche molto ben scritto: l’incipit con l’associazione degli elementi 15 e 17 agli anni della Prima Guerra Mondiale è un bel tocco di classe) però incentrato sugli effetti venefici e distruttivi che l’uomo ha saputo trarre dagli elementi, il che getta un’ombra un po’ deprimente sul volume. Molto ben scritto e originale anche l’intervento di Gabriele Bianchi sulla vita di Dmitrij Mendeleev, che sfata alcuni miti romantici non solo sulla scienza.
Può darsi che i redazionali siano stati realizzati basandosi su una versione preliminare della sceneggiatura, che poi è stata modificata: nel fumetto la scena in cui il Potassio brucia è diversa e non ci sono tende, e il Fosforo non è proprio incazzoso come descritto nel pezzo di Bressanini.
Sparse per il volume ci sono varie vignette di Walter Leoni e nelle ultime pagine c’è una storia umoristica di 4 tavole di Davide La Rosa, habitué della testata. Manca invece il consueto intervento di Lercio.it, sostituito dal collettivo La Scienza Coatta.
Un altro ottimo volumetto di questa collana.

lunedì 23 settembre 2019

Dizionario dei film brutti a fumetti 2

Secondo tomo dedicato all’analisi e alla catalogazione dei film trash a cura di Davide La Rosa e Fabrizio “Pluc” Di Nicola. Come nel caso del primo volume leggendo certe parti mi pisciavo addosso dalle risate: sicuramente è molto più divertente leggere le sinossi e le scene salienti di molti di questi film piuttosto che vedere i film stessi, che dai riassunti risultano essere in alcuni casi assai pesanti, o proprio inguardabili.
Stavolta l’aggancio viene dato da alcuni alieni che in un remoto futuro arrivano sulla terra per fare una tesina sulla cinematografia terrestre (benché studino ragioneria), e trovandola disabitata resuscitano i due autori che secoli prima avevano provvidenzialmente leccato il cavallo della RAI imprimendogli le loro tracce genetiche. Se prima avevo qualche dubbio sull’inserimento dell’opera nei Fumettisti d’Invenzione adesso non ne ho più. Scorre quindi una carrellata sui film brutti delle latitudini, delle epoche e dei generi più vari: c’è persino spazio per un film d’animazione brasiliano.
Tra gli altri, spiccano per paraculaggine Godfrey Ho e Bruno Mattei e accanto a lavori misconosciuti viene citato e analizzato anche il ben più noto Il Ritorno dei Pomodori Assassini, in cui aveva una parte anche un giovane George Clooney.
Sono rimasto un po’ perplesso per quel che riguarda i capitoli relativi ai Pierini apocrifi e ai musicarelli. Nel primo caso non vengono citati gli “apocrifi ufficiali”, quei film con Alvaro Vitali che solo in fase di distribuzione furono inseriti artatamente nel filone (vedi Pierino medico della SAUB) e nemmeno la ripresa del personaggio nei primissimi anni ’90, mentre sui musicarelli ho qualche dubbio che l’ultimo sia stato proprio Jolly Blu: Laura non c’è è dello stesso anno e forse venne distribuito dopo.
Lo stile di La Rosa tende come sempre al surreale e al nonsense ed è confinato fisiologicamente nelle parti di raccordo in cui gli autori parlano con gli alieni: la maggiore forza comica erutta però dallo scrupolo analitico con cui vengono trattate queste porcherie. I disegni di “Pluc” sono ottimi come sempre e come al solito è riuscito a interpretare alla perfezione le fattezze dei moltissimi attori e registi citati. Tutti tranne uno: Mario Merola, che come l’altra volta è sfuggito al suo tratto!

giovedì 8 novembre 2018

Comics&Science 002/2018: The Light Issue

L’ultimo numero di Comics&Science non presenta un fumetto con un soggetto originale ma, coerentemente con la poetica dell’autore Zerocalcare, il resoconto della sua visita al Sincrotrone di Basovizza. Per quanto ribadisca più volte che ci capisce poco o nulla di scienza, mi pare che abbia saputo divulgare con efficacia quello che ha appreso qui vicino dalle mie parti, anche se per schermirsi ricorre alla scusa di aver perso gli appunti, che diventeranno poi il McGuffin con cui risolve il finale. Per quanto possa sembrare autoironicamente beffardo, Educazione subatomica alla fine si concentra di più sulle questioni generazionali che accomunano i ricercatori e Zerocalcare piuttosto che sulla scienza vera e propria!
Gli articoli di questo numero, spesso non meno brillanti del fumetto principale, sono curati da Lorenzo Avaldi, Andrea Lausi, Roberto Visintini, Mattea Carmen Castrovilli, Daniele Catone e Gabriele Bianchi. A corredo delle parti scritte e della storia principale ci sono varie vignette molto buone di Walter Leoni e le consuete due pagine conclusive di Davide La Rosa (oltre ai titoli di Lercio.it).
Si tratta di un’uscita un po’ anomala per Comics&Science, ma sicuramente meritevole dell’acquisto.

martedì 3 luglio 2018

Dizionario dei film brutti a fumetti

Uscito nel 2016, preso a Palmanova complice la presenza di La Rosa. Si tratta di una raccolta “fumettata” di film trash, che vanno dalle sceneggiate con Mario Merola ai finti seguiti made in Italy di blockbuster statunitensi passando per velleitarie operazioni western, celebrazioni di Padre Pio e bizzarrie varie che sulla carta sembrerebbero quasi opere d’Autore (vedi Naked Blood del giapponese Sato).
I due autori, Davide La Rosa e Fabrizio “Pluc” Di Nicola, si alternano nella realizzazione dei vari riassunti, che nella cornice narrativa del volume si vorrebbero presentati da una versione malvagia di Vincenzo Mollica (!). Gli interventi di La Rosa sono spesso più scritti che “fumettati”, ma il risultato non cambia: vedere descritte le castronerie che si sono inventati i registi e gli sceneggiatori le rende ancora più esilaranti che viste di persona!
Nei riassunti emergono occasionalmente curiosità e dietro le quinte, e si capisce quanto i due autori siano veri appassionati di questo tipo di cinema. Se La Rosa si concentra sulla parte scritta, Di Nicola si conferma un ottimo disegnatore dopo la già riuscitissima prova del Detective Smullo. Purtroppo la qualità di stampa non è ottimale e spesso anche lessico e sintassi lasciano a desiderare (la virgola tra soggetto e verbo, un «diciott’enne», ecc.), ma nel secondo caso voglio credere che si sia trattato di una scelta consapevole per fare il paio con gli strafalcioni che si sentono nei film.
In appendice ci sono due soggetti per film trash con protagonisti Paolo Fox e Giorgio Mastrota, ma la vera chicca finale dopo i “titoli di coda”, ovvero l’indice del libro, è la spietatissima recensione a L’Arrivo di un Treno alla Stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière!

mercoledì 24 gennaio 2018

Comics&Science 002/2017: The Archimedes Issue

Dopo quella dedicata al Matematico Babbage, nel 2017 Comics&Science ha dedicato la sua uscita autunnale nientemeno che ad Archimede.
Il piatto forte del volumetto è la storia a fumetti Archimede 2.0, scritta e disegnata da Giuseppe Palumbo. I disegni e i colori sono talmente belli da lasciare a bocca aperta. L’incipit massicciamente testuale può spaventare e risultare complicato (per quanto dimostri l’approfondita conoscenza dell’argomento da parte dell’autore), ma questa sensazione viene presto scrollata via dall’abilità con cui Palumbo ha saputo rendere appassionante la vicenda dei vari passaggi di mano del “Codice C”, dettagliati in altre parti di questo Comics&Science, tanto che alla fine l’espediente della misteriosa figura che interviene nell’ombra (probabilmente artificio per rendere il fumetto più attraente) diventa quasi superflua.
Oltre all’introduzione di Natalini e Plazzi, la parte redazionale contempla un’intervista a Palumbo a cura di Ciro Ciliberto, un excursus sulla nascita e lo sviluppo di papiri e pergamene (e quindi dei libri) scritto da Andrea Ercolani, un articolo sulle tecniche di decrittazione dei testi contenuti in supporti antichi di Vito Mocella e un breve saggio umoristico su vita e opere di Archimede di Stefano Pisani. Il bersaglio della divulgazione è pienamente centrato e tutti i testi riescono a trasmettere informazioni talvolta specialistiche senza per questo risultare pedanti (men che meno l’articolo di Pisani, che indugia eccessivamente sulla leggerezza per scelta dell’autore).
In appendice ci sono le due tavole canoniche di Davide La Rosa e i “titoli” del Lercio.

sabato 25 novembre 2017

Detective Smullo: Mi sa che ho ucciso l'Uomo Ragno

Nuovo socio del club del 50% di sconto. Il Detective Smullo è un omino che indaga su casi surreali, anche se spesso con più di un aggancio con la realtà, e alla fine conclude le sue storie mettendosi sempre al fresco da solo a causa di qualche capriola semantica: ad esempio disprezza la merce di uno spacciatore di cocaina, e poiché chi disprezza compra si autoaccusa di detenere quintalate di droga.
Lo stile è quello consueto di Davide La Rosa, un nonsense in cui affiorano inaspettate citazioni colte e qualche strale di satira sociale o di costume. Il suo umorismo pervade anche i titoli dei singoli episodi oltre che le citazioni in esergo e le biografie stesse degli autori. Le storie si articolano sulla lunghezza di 4 o 6 tavole, con due uniche eccezioni più lunghe tra cui il crossover finale tra le due versioni di Detective Smullo. In appendice ci sono una manciata di pagine con giochi enigmistici virati ovviamente sul comico.
Al di là delle situazioni esilaranti, quello che colpisce di Detective Smullo sono gli splendidi disegni di Fabrizio Di Nicola, a cui credo che siano dovuti i riferimenti al cinema italiano anni ’70 e ’80 sparsi per le tavole. In particolare, il suo stile di inchiostrazione è fantastico; inoltre i molti personaggi di cui ha fatto la caricatura sono perfettamente riconoscibili, cosa niente affatto scontata. Questo volume è uscito tre anni fa, spero che nel frattempo Di Nicola abbia trovato uno spazio nel panorama fumettistico italiano adeguato alle sue capacità.
Unica nota leggermente negativa, questa edizione di Nicola Pesce Editore (che pure ha pubblicato anche volumi curatissimi) sembra un po’ dimessa, con una grafica minima, una numerazione ondivaga (forse le ultime sei pagine sono state aggiunte alla fine e non erano previste?) e una copertina ruvida particolarmente suscettibile a rovinarsi, almeno nel caso della copia che ho preso io. Per 6 euro è comunque un affarone – anzi, peccato non aver notato prima questo volumetto che avrei pagato volentieri anche a prezzo pieno.

mercoledì 12 luglio 2017

Comics&Science 001/2017: The Babbage Issue

Numero di Comics&Science dedicato al Museo per gli Strumenti per il Calcolo di Pisa, quindi per estensione alla storia delle calcolatrici e dei computer.
La parte a fumetti è costituita principalmente dalla storia Il Segreto di Babbage di Castelli e Peddes. La vicenda prende le mosse in maniera non dissimile dalla prima storia breve di Martin Mystère ospitata su Orient Express (e poi, ridisegnata sempre da Alessandrini, su Comic Art), in cui dal passato, in questo caso dall’Inghilterra ottocentesca del Matematico Charles Babbage, si prefigura una misteriosa minaccia di proporzioni titaniche. Anche stavolta il pericolo di questa minaccia misteriosa non è qualcosa di apocalittico (beh, non troppo) ma in questo caso Castelli ha pigiato nettamente sull’acceleratore dell’umorismo confezionando una soluzione del mistero molto divertente, anche se come da abitudine dello sceneggiatore tout se tient.
I disegni di Gabriele Peddes, con frequentissime derive caricaturali, sono quindi adatti a illustrare questa storia di strumenti di calcolo terrestri e non, ma purtroppo la carta usata (per quanto di alta grammatura) non è patinata e non rende del tutto giustizia al lavoro del disegnatore, che ha realizzato anche i colori.
Tra i redazionali, oltre a un’intervista ai due autori, c’è una presentazione del Museo firmata da Fabio Gadducci, una storia delle calcolatrici di Giuseppe Lettieri, un’indagine sullo IAC di Mauro Picone a cura di Andrea Celli e un articolo di Mirko Tavosanis sul rapporto tra computer e letteratura. Tutti gli interventi sono corredati da un apparato iconografico che, seppur non ricchissimo, è veramente molto interessante.
Una curiosità: l’Antonio Pacinotti che viene citato nell’articolo di Gadducci dovrebbe essere il nonno di Gipi, se i Fisici e gli Ingegneri fumettofili che frequentavo anni fa non mi hanno raccontato balle.
In appendice ci sono due pagine di Davide La Rosa dedicate a Turing (nonostante un certo reiterarsi del suo umorismo strappa ancora più di una risata) e le “notizie” di Lercio.it, anche queste esilaranti pur senza gli “annunciatori” che le declamano a Lucca prima delle conferenze.

lunedì 22 dicembre 2014

La Notte del Presepe Vivente



«Nello spazio nessuno può sentirti urlare.»
«Vabbé, pure in BRIANZA nessuno può sentirti urlare.»

Questo speciale natalizio sarebbe stata una bella sorpresa se non fosse in realtà una conferma della travolgente inventiva e del piglio iconoclasta di Davide La Rosa. Il ventiduenne Abaco (!) ritorna nel natio borgo selvaggio (Laglio) da Bologna, dove studia Astronomia, proprio in tempo per la vigilia di Natale. Dopo alcuni incontri con personaggi assai bizzarri va a gustarsi il cielo stellato indifferente al richiamo della magia del Natale che pervade, forse più per conformismo che per vera convinzione, i lagliesi – Abaco è ateo dichiarato, suscitando grande sospetto nei suoi compaesani.

Il sogno di ogni astronomo, assistere all’impatto di un meterorite sulla terra, si trasforma per lui in un incubo quando si accorge che quel misterioso corpo celeste ha donato la vita alle statue del presepe trasformandole in mostri!
Com’è tipico dello stile di La Rosa la storia avanza e si risolve seguendo una rigorosa razionalità interna (buona e non banale la soluzione del MacGuffin del regalo della vecchina, prevedibile ma utilizzato in maniera non scontata) ramificandosi in varie situazioni satellitari in cui lo sceneggiatore si concede lo spazio per inanellare altre scenette non strettamente legate alla vicenda portante. La sbandierata satira di costume sul perbenismo non è per fortuna marcata, benché presente soprattutto nel finale, e quindi il fumetto è tutto sommato scevro da facili moralismi che lo avrebbero appesantito. È fisiologico che non tutte le gag suscitino ilarità o siano originalissime, ma almeno un paio di grasse risate me le sono fatte leggendo questa storia strampalata. Altro marchio di fabbrica di La Rosa, oltre alle esclamazioni auliche compiaciute, le citazioni abbondano e confesso che per ragioni anagrafiche alcune non le ho capite.
E a proposito di cose che non ho capito: come diavolo ha potuto la Star Comics affidare la parte grafica di un suo fumetto, per quanto non realistico e legato idealmente alla scuola dei “fumetti disegnati male”, a un disegnatore che oltre ad avere degli evidenti limiti oggettivi pare bearsi della totale noncuranza e della rapidità con cui ha disegnato le sue tavole?! Sarà pure la «nouvelle vague del fumetto italiano» ma a me questo Rossi Edrighi sembra un Pontrelli o un Bevilacqua ubriaco che si è imposto di finire di disegnare il fumetto in un paio d’ore disegnando, Luca Raffaelli docet, con una mano mentre con le altre due va in bicicletta. A volte non ho nemmeno capito cosa veniva rappresentato! (poche volte, ma è successo). Poi magari in altri contesti Rossi Edrighi sarà pure in grado di realizzare qualcosa di pubblicabile, in questo caso sicuramente non avrei comprato il fumetto se lo avessi sfogliato prima.
La Notte del Presepe Vivente costa 6 euro e consta di 144 pagine. L’edizione mi sembra migliore (leggermente, ma comunque migliore) di altri bonellidi, con bandelle e una qualità di carta e stampa più valide che altrove. Non che questi disegni le meritassero – spero che Rossi Edrighi coi suoi contatti eccellenti possa almeno rappresentare per La Rosa il viatico verso altri lidi.
La copertina di Sara Spano c'entra assai poco col contenuto, ma almeno è bella.