![]() |
| Dal Corriere dei Ragazzi 1/1975 |
Questo è l’annuncio di un prossimo volume della Sergio Bonelli Editore in uscita a giugno 2026:
Questo è l’elenco delle novità previste dall’editore per il 1988, tratto da Fumo di China 3/30 datato ottobre 1987 (ma uscito chissà quando):
Quando ho ritirato il volume di Topin Mystère in fumetteria mi hanno detto che in teoria avrebbe dovuto esserci allegata una stampa che però la mia copia non aveva. Oh, beh, amen. Inaspettatamente è arrivata con un’altra spedizione! Misteri dell’editoria, o della distribuzione.
Comunque la stampa è proprio carina:
Tutti fumetti di Leo Ortolani, almeno stando al quotidiano locale Il Piccolo di oggi. Chissà, magari esistono davvero.
Una delle immagini poste a corredo di un recente post di Luca Brunori mi ha fatto riflettere su quanto il compianto Robert Redford fosse servito da punto di partenza (o in un caso di arrivo) per vari personaggi dei fumetti. Me ne sono venuti immediatamente in mente questi, ma chissà quanti altri ha generato. E pensare che in un editoriale della Ken Parker Collection Berardi diceva di non aver mai voluto avvicinare l’attore per mostrargli l’omaggio che gli era stato fatto con il suo trapper, per paura di ritorsioni legali!
Curiosamente non ne ho trovato traccia nella Western Family di Rancho, almeno non negli episodi che ho io.
Ad esempio, che Liberatore aveva contribuito come visualizzatore dei fantasmi del primo Ghostbusters. Chi l’avrebbe mai detto?
(dalla monografia Tanino Liberatore – Carnale e ribelle edita da Comicon testé arrivatami)
Ma no, certo che esiste. Però è veramente strano che con tutto quello che viene ristampato di Pratt non sia mai uscito un volume con George e Arabella, le cui uniche tracce si trovano nel saggio-intervista All’ombra di Corto di Dominique Petitfaux. O forse è stato ristampato da qualche parte e sono io a non saperlo?
Da un po' di tempo il blog riceve migliaia di visite al giorno, solo che giungono da Paesi che francamente non credo molto interessati a fumetti o ad altri argomenti qui toccati.
Spesso mi sono chiesto come venissero rese in altre lingue le bestemmie, talvolta anche piuttosto creative, che figuravano in Ranxerox. Mi sono tolto la curiosità, scoprendo che forse inaspettatamente gli statunitensi ci si avvicinavano di più. Ovviamente la mancanza di una conoscenza specifica degli slang nazionali del periodo mi impedisce di dare un giudizio definitivo sulla questione.
Ovviamente no, se non altro perché questa immagine risale a 15 anni prima della nascita del gioco di ruolo. Però fa un certo effetto, sfogliando il recente bellissimo volume che lo omaggia, vedere in basso a sinistra di questa illustrazione quello che è palesemente un dodecaedro, cioè il dado a 12 facce.
Grazie ai recuperi fortunati di Lucca ho finalmente messo le mani sui due numeri di Asso di Picche di Ivaldi del 1969. Ancora oggi una testata deve attendere almeno un paio di mesi per capire se è stata un flop, quindi sicuramente ci sono stati dei motivi contingenti per il naufragio del progetto (mi pare che Ivaldi lamentasse un trattamento sfavorevole da parte della distribuzione) ma forse il guazzabuglio che fu il secondo numero può aver allontanato alcuni lettori, o forse fu una testimonianza della difficoltà con i licenziatari: addirittura il sommario presenta dei fumetti che non ci sono, sostituiti da altri che l’editoriale si premura frettolosamente di presentare.
Nel primo numero aveva esordito Sherlock Time, iniziava un episodio di Randall e c’erano delle tavole umoristiche (pubblicate a casaccio ma amen). Nel secondo transitano solo Ernie Pike (con un episodio bellissimo, peraltro), L’Asso di Picche (interessante dal punto di vista dell’archeologia fumettistica ma non per la qualità di testi e disegni ancora acerbi) e Precinto 56 (ma la storia non si conclude!). Il resto delle 64 pagine della testata è occupato da un Robin Hood che comincia in medias res a firma George Summer (cioè Giorgio Bellavitis), così a occhio debitore di Hal Foster e con un lettering a volte difficile da leggere, e dalle 24 tavole di Lo Spettro e Rich Rooney, una storia anche simpatica (pur se Mario Leone sembrava inventarsi il copione di tavola in tavola, come comunque facevano tanti altri) ma con un disegno che tra gli epigoni di Milton Caniff si pone tra quelli meno riusciti. Tutto materiale ripescato dai vecchi Albi Uragano e quindi con una sua logica all’interno di una rivista intitolata all’Asso di Picche, ma se visto negli anni ’60 dubito che avrebbe garantito la sopravvivenza della testata (pur se a determinarne la chiusura prematura furono sicuramente altri motivi).
Dentro a uno dei gioiellini che ho trovato a Lucca ho rinvenuto questi post-it: se ho interpretato bene le caratteristiche, il proprietario precedente ha cercato di adattare Faction’s War alla Quinta Edizione di Dungeons & Dragons. Non che Advanced D&D fosse il migliore gioco di ruolo del mondo, la campagna di Planescape, poi, ancora meno. Ma la spirale discendente è riuscita ad andare ancora più in basso. E che palle i residui di colla sulle pagine.
…me lo ha fatto notare un amico: il personaggio coi baffi che compare brevemente nel nuovo episodio di Torpedo 1972 sarà un omaggio a Carlos Trillo?