venerdì 13 settembre 2019

Historica Biografie 29: Napoleone (terza parte)

Dopo lo slittamento del mese scorso Historica Biografie torna a uscire regolarmente una settimana dopo la collana-madre.
Questo terzo volume dedicato al Napoleone di Jacques Martin è probabilmente il più importante nell’economia della saga visto che racconta la sua apoteosi come Primo Console e poi Imperatore di Francia e riassume la celeberrima campagna di Russia – anche se le avvisaglie del declino già si intuiscono nelle ultime pagine. Lo sceneggiatore Pascal Davoz ha evidentemente fatto un enorme lavoro di studio delle fonti e di raccolta di aneddoti, che però si è concretizzato in un fumetto dal taglio scolastico in cui vengono inanellati eventi, battaglie, nomi e (appunto) aneddoti senza dare all’insieme un ritmo narrativo che lo renda appassionante. E i personaggi, protagonista per primo, hanno la tendenza di spiegare quello che fanno con dei dialoghi un po’ innaturali. Per fortuna a rendere accattivante l’opera c’è l’ironia sottesa e qualche non infrequente guizzo umoristico. Non ci si ammazza dalle risate, ovviamente (men che meno nel corso della carneficina russa) ma è quanto basta per incuriosire e tenere viva l’attenzione di un lettore che non sia già appassionato della materia, tanto più che Napoleone viene dipinto con toni agiografici che potrebbero finire per renderlo ridicolo più che antipatico.
Come dicevo sopra, questa terza parte non termina con il trionfo russo ma si riserva le ultime sei tavole alla questione spagnola (l’«eso es todo» di pagina 44 si tradurrà veramente con «è stato lui»?) e al matrimonio di Napoleone con l’arciduchessa austriaca.
Jean Torton/Jeronaton alterna alcune vignette in cui semplifica un po’ il suo tratto ad altre in cui si profonde in dettagli. Laddove si è dimenticato di disegnare i particolari di un’uniforme (ma accade rarissimamente) sopperisce con i colori. Il risultato è sempre molto valido, anche se siamo lontani dalla spettacolarità di Champakou, che sarebbe comunque risultata inadatta per un fumetto del genere. Peccato che anche in queste pagine si verifichi ogni tanto quel fenomeno di fuori registro digitale che mi ha un po’ rovinato la lettura dell’ultimo Alix Senator.
Come già accaduto nello scorso volume, anche stavolta c’è solo il fumetto senza approfondimenti in appendice.

martedì 10 settembre 2019

Daredevil 9: Il Regno Porpora

Quasi un anno fa avevo sottolineato la parabola discendente imboccata dal Daredevil di Waid. Questo nuovo volume rallenta il processo e pur non arrivando ai livelli dei primi lontani numeri si legge con un certo piacere.
Il menu propone l’albo celebrativo Daredevil 1.50 seguito da cinque numeri della serie regolare. L’albo fuori serie, di ben 35 pagine, è composto da tre parti: la prima, Il Re in Rosso, è un what if in cui si immagina un Matt Murdock cinquantenne e padre di famiglia che fa il sindaco. Il 76% della cittadinanza è diventata cieca all’improvviso, e tra questi anche suo figlio. La soluzione del caso è abbastanza lineare, la distanza temporale dalla lettura dello scorso volume non mi ha fatto apprezzare la guest appearence di un villain che forse aveva già fatto capolino in precedenza. Belli i disegni, ma dalle gerenze non si capisce di chi sono (né chi abbia inchiostrato Alvaro Lopez degli artisti regolari). Né Karl Kesel né Alex Maleev, gli unici disegnatori a cui viene attribuito il numero 1.50, disegnano con uno stile simile. Non mi è nemmeno chiaro quale storia abbia scritto Brian Michael Bendis, anche se con ogni probabilità è la successiva.
Questa seconda parte è una lettera illustrata di cinque pagine con cui la moglie del Matt sindaco cinquantenne spiega al figlio le circostanze in cui lo ha conosciuto e i pericoli a cui è esposta. Essendo praticamente un racconto illustrato aveva le carte in regola per essere la parte meno gradevole e invece è quella che mi è piaciuta di più.
Chiude lo speciale la storiellina Il testamento di Mike Murdock di Karl Kesel (con le chine di Tom Palmer), uno di quei non memorabili riassuntoni con cui si dà prova di conoscere la continuity. I disegni, poi, sono piuttosto caricaturali.
I numeri 6 e 7 della serie regolare sono impegolati dall’eventone Marvel del 2014, che ha fatto ricordare a Matt un frammento di un episodio seppellito nella sua memoria. In realtà la sudditanza alle regole aziendali non influisce molto sulle tematiche e sulla qualità dei due episodi, che sono a malapena toccati dall’evento. Torna in scena la madre suora di Matt e Daredevil dovrà andare fino in Wakanda per salvare lei e altre due sue consorelle da un complotto militare. La storia è abbastanza originale ma scorre forse un po’ troppo veloce, ed è parecchio melensa in alcune parti. Molto buoni i disegni di Javier Rodriguez che cura molto bene anche i colori.
Il trittico che dà il titolo al volume vede l’introduzione dei pargoli dell’Uomo Porpora, che ne risveglia i poteri latenti ma che non riesce a controllarli come vorrebbe. Nel mentre il padre della nuova compagna di Matt gli propone di scrivere la sua autobiografia, che immagino sarà oggetto del decimo e conclusivo volume annunciato su una delle ultime Anteprima allo spropositato prezzo di 22 euro (il titolo era appunto L’Autobiografia di Daredevil o qualcosa del genere). Per quanto semplice, la storia si legge con piacere ed è abbastanza originale. Purtroppo i disegni di Chris Samnee non sono all’altezza, almeno non sempre: accanto a delle figure espressive e abbastanza curate ce ne sono altre molto stilizzate e cartoonesche.
Mark Waid conferma in questo volume che il suo punto di forza sono l’ironia e i dialoghi, pur con un’eccessiva urgenza di spiegare perché i personaggi fanno certe cose, e inoltre riesce a gestire delle trovate bizzarre (stavolta meno del solito) che in mano ad altri sarebbero sembrate solo ridicole. A creare la giusta atmosfera contribuiscono anche il posizionamento accorto di alcuni balloon e altre finezze stilistiche come la resa delle parole colorate nei dialoghi dell’Uomo Porpora.
A rimpolpare il volume ci sono le molte (troppe?) variant cover soprattutto del numero 1.50 a opera di Marcos Martin.
Un volume non certo eccezionale ma comunque godibile.

mercoledì 4 settembre 2019

Questo mese risparmio.


Pazzesco, non pensavo che lo producessero ancora, men che meno che avesse avuto tanto successo. Ma evidentemente in Francia c'è un pubblico anche per questi prodotti.

giovedì 29 agosto 2019

Ho capito perché ogni tanto certe strisce di Perle ai Porci vengono saltate da Linus

Sono intraducibili: 

https://www.gocomics.com/pearlsbeforeswine/2004/03/29

venerdì 23 agosto 2019

Historica Biografie 28: Cixi la Dama Dragone (seconda parte)

Tanta attesa (l’edicolante mi ha detto che gli era già arrivato all’inizio di questa settimana: sarà vero?) è stata abbondantemente ripagata. Con questo secondo volume si conclude l’epopea di Cixi: la storia è strutturata principalmente in due parti, che si occupano una della lotta contro i Taiping e quindi dell’apertura all’Occidente e l’altra dei furiosi intrighi di palazzo per impedire che lo stesso figlio di Cixi assuma realmente il potere in Cina. La vicenda copre quasi cinquant’anni di storia e la densità di scrittura è tale che credo di aver impiegato quasi un’ora e mezza per leggere tutto il volume – anche perché Mantovani è stato piuttosto generoso con i dettagli delle sue tavole.
Può inizialmente spiazzare vedere che i protagonisti Cixi e Li recitano come se fossero personaggi di un contemporaneo serial tv cinico e postmoderno, o che le donne vengono ritratte come pin up, ma il tutto è funzionale al particolare stile di scrittura di Nihoul, che spesso sfodera un’ironia degna del migliore Robin Wood. Il finale è splendido, amaro ma anche pregno di una riflessione sul potere (senza alcun intento moralista) che mi ha ricordato quello de I Borgia di Jodorowsky e Manara.
Mantovani disegna bene come nel primo volume, anche se stavolta mi pare che sia stato un po’ più sintetico nel delineare le figure umane, che qualche rara volta sono quasi stilizzate. Poco male, visto che sa far recitare i personaggi come pochi altri e che, come ho segnalato sopra, si è profuso in dettagli e particolari che arricchiscono le tavole.
Unico rimpianto legato a Cixi, il fatto che probabilmente avrebbe tratto beneficio da una pubblicazione organica sulla collana madre (tanto più che è una Reine de Sang, non un Ils ont fait l’Histoire), dove si sarebbero potuti leggere i due capitoli uno di seguito all’altro senza aspettare cinque mesi tra il primo e il secondo. Ma forse è un’impressione dovuta al fatto che a pagina 37 mi pare che siano stati invertiti i testi di due balloon, marchio di fabbrica di Historica.

mercoledì 21 agosto 2019

venerdì 16 agosto 2019

In realtà non è in ritardo

Semplicemente, la Mondadori ha posticipato la sua uscita. Il che spiega anche perché non trovavo la copertina sul sito ufficiale. Si è trattato di uno slittamento temporaneo dovuto alle ferie (ma con il vecchio ritmo sarebbe comunque uscito prima di ferragosto) oppure anche le prossime uscite si adegueranno a questo nuovo ritmo? Chi vivrà…

giovedì 1 agosto 2019

Historica 82: Roma Antica - Alix Senator 2: Il potere e l'eternità

Secondo volume che Historica dedica alla saga di Alix Senator, che forse ha un po’ confuso Brancato, che nell’introduzione la definisce un seguito del lavoro di Jacques Martin. In realtà in Francia la saga principale continua con disegnatori-cloni addestrati da Martin prima della sua morte, mentre Alix Senator è più che altro uno spin-off. Spero di riuscire a procurarmi i primi tre episodi usciti su Prima, perché la saga è veramente bella e Valérie Mangin dimostra di aver pianificato con cura questi primi sette volumi collegandoli strettamente senza darlo a vedere. In pratica ha fatto esattamente quello che faceva Martin, scrivendo episodi che apparentemente sono leggibili a se stanti ma che devono essere letti di seguito per cogliere il quadro complessivo.
Ne Il Monte dei Morti Alix accompagna il figlioccio Chefren nel santuario di Amon, dove spera di poter trovare la statua di Cibele e diventare così un semidio immortale, o perlomeno guarire dalla sua condizione (eh, già: nonostante i miei dubbi, alla fine dello scorso numero era stato davvero evirato). Predoni e doppiogiochisti renderanno assai movimentata la traversata del deserto, e la cittadella in cui si trova il tempio sarà anche il luogo dello scontro finale tra gli Egizi e i precedenti abitanti Siwi. La Mangin scrive una storia appassionante e molto suggestiva, con molti elementi avventurosi e un vago commento etnografico valido anche per l’attualità. Salvo poi scoprire nei contenuti extra in appendice che il dungeon del mausoleo e i Siwi se li è inventati di sana pianta!
Il potere e l’eternità ci conduce a Roma. Alix e Chefren vengono fatti credere morti, ma le macchinazioni della loro nemica principale promette comunque di renderli tali a breve. Anche Livia è alla frenetica ricerca del simulacro di Cibele, mentre l’imperatore Augusto cerca non meno freneticamente Alix e Chefren, tanto che le due linee narrative vengono fatte incrociare e procedere parallele nelle stesse tavole con un, chiamiamolo così, montaggio alternato. All’inizio questo espediente sembra un po’ stucchevole, ma in definitiva è funzionale a far montare la tensione e serve anche a far confluire i due plot nella stessa direzione, a Cuma. Qui arriveremo alla resa dei conti, con uno spettacolare viaggio negli inferi (l’interno di un vulcano) costellato di trappole mortali, rivelazioni e colpi di scena. Ma oltre all’avventura c’è anche la tragedia.
Resto dell’idea che per godersi appieno Alix Senator 2 serva aver letto i capitoli precedenti e anche qualche episodio scelto dell’Alix originale, visto il girotondo di personaggi che si avvicendano sulla scena (anche se il dialogo polemico tra Alix e Chefren alle pagine 70 e 71 sembra essere una dichiarazione programmatica della Mangin sul fatto che Senator debba essere una serie più cruda e realistica) ma sono riuscito ad apprezzarlo tantissimo lo stesso.
I disegni di Thierry Démarez sono stupendi, ma devo dire che il colorista Jean-Jacques Chagnaud (che proprio l’altro giorno ho incensato!) non ha fatto un lavoro esaltante. Certo, è tutt’altro che disprezzabile e molto meglio di tanti altri, però i suoi colori digitali non possono certo reggere il confronto con gli acquerelli, e nemmeno col lavoro più tenue e meno invasivo che ha fatto in Inverno 1709.
In appendice ci sono gli approfondimenti della stessa Mangin sugli argomenti trattati nei singoli episodi.
Un volume da non perdere, quindi? Macché. Lo sarebbe pure, se non fosse per un difetto piuttosto fastidioso. Molte tavole (saranno un quarto o meno, comunque troppe) presentano quel problema della stampa digitale per cui la pellicola del nero non è centrata, lasciandosi dietro delle sagome bianche che rendono evanescente o stroboscopico l’insieme. In un fumetto in cui l’espressione o i movimenti di un personaggio sullo sfondo sono importanti per capire meglio certi passaggi questo è assai seccante. Lo so che oggi non si stampa più a partire da pellicole, ma non riesco a spiegarmi meglio. Ecco una foto, tanto per essere più chiaro:
Irritante, vero? E non è nemmeno quella stampata peggio.

martedì 30 luglio 2019

Inverno 1709

Incredibile: alla fine è uscito veramente. Mi verrebbe da metterlo nel Meglio del 2019 solo per questo, visto che ormai avevo perso ogni speranza di leggerlo.
Inverno 1709 si svolge nel gelido gennaio di quell’anno, in una Francia rurale agonizzante a causa del gelicidio che ha compromesso i raccolti e la caccia, mentre infuria ancora la Guerra di Successione Spagnola e gli aspri contrasti religiosi continuano a mietere vittime.
Il protagonista Loys Rohan deve farsi consegnare dei documenti che potrebbero risollevare le sorti della Francia, consentendogli di acquistare un enorme carico di grano custodito da un suo compare su una nave (anche se inizialmente ne vengono citate due) al largo delle coste ghiacciate.
Ovviamente la situazione non può filare liscia, altrimenti non ci sarebbe nessuna avventura da raccontare: le bisacce con i preziosi documenti finiscono nelle mani di un bandito che scopriremo parteggiare per gli ugonotti e all’appassionante caccia di Rohan (in cui conosceremo vari dettagli sul suo passato) si unirà anche un’affascinante viscontessina dalle vedute anacronisticamente troppo aperte per il suo ceto, concessione più che giustificabile all’avventura popolare. Inverno 1709 è un fumetto coinvolgente che unisce rigore documentaristico ad azione appassionante, mettendo in scena molti personaggi sfaccettati e interessanti – forse sono anche troppi per una vicenda che si sviluppa in un centinaio di pagine. Alcuni passaggi possono essere un po’ ostici per chi come me non conosce bene lo sfondo storico della vicenda, così come tra Ugonotti, Camisardi e Protestanti (che poi sono la stessa cosa) non è così immediato raccapezzarcisi. La Sergeef, come nel caso di Down Under, non segue inoltre una struttura lineare ma più vicende contemporanee e ricorre anche a flashback vertiginosi. Da notare che i due capitoli che costituiscono la vicenda, per quanto usciti in due volumi separati, presentano una numerazione progressiva che lascia intendere come il progetto fosse unitario, anche se all’inizio del «libro II» c’è un riepilogo di quanto successo prima. Una scelta piuttosto rara ma non inedita nel mercato franco-belga: ricordo i due volumi de I Naufraghi del Tempo editi da Nuova Frontiera negli anni ’80 e il recente seguito de I Passeggeri del Vento.
I disegni di Philippe Xavier sono di altissima qualità, molto dettagliati ma anche espressivi e perfetti per evocare l’atmosfera gelida e disperata della maggior parte di queste pagine. Anche il colorista Jean-Jacques Chagnaud ha fatto un ottimo lavoro senza coprire il lavoro di Xavier ma anzi valorizzandolo, cosa non scontata con la colorazione digitale. In effetti Inverno 1709 avrebbe meritato un formato più grande per godere al meglio della parte grafica.
Qualche appunto sull’edizione italiana: essendo le pagine incollate sul dorso e non rilegate e cucite, la mia copia ha dato segnali di cedimento già alla prima apertura del volume. Può succedere. A pagina 97 il lettering è inspiegabilmente diverso rispetto a quello del resto del volume, e siccome non c’è una giustificazione narrativa per questo cambiamento immagino che sia un errore. Ma anche questo può succedere – certo, con il lettering fatto a mano non sarebbe successo. Però il personaggio chiamato “Le Béni” avrebbero potuto tradurlo con “Il Beato” invece di lasciarlo in originale: avrebbe reso bene l’atmosfera di fanatismo religioso che permea la storia.

sabato 27 luglio 2019

Capolinea!

Non ci avrei mai scommesso in così poco (relativamente) tempo. L'ultimo costa un euro in più, ma ha più pagine.

venerdì 26 luglio 2019

Fumettisti d'invenzione! - 143 (142bis)

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

In questi anni ho trovato traccia di molti Fumettisti d’invenzione, e me ne sono tornati alla memoria altri ancora – oltre a quelli che mi sono stati segnalati. Non di tutti, però, sono riuscito a risalire a dati certi, alla loro reale natura e nemmeno all’effettiva esistenza. Non ancora, almeno. Per decongestionare il file di partenza che uso per la rubrica affiancherò qualche post “bis” con quello che ho trovato finora; se qualcuno ha informazioni aggiuntive e verificate saranno molto gradite.

UN POSTO AL SOLE

Quasi 20 anni fa avevo intravisto in una puntata della celebre soap opera di RaiTre un personaggio che faceva delle caricature, e che forse aveva un background da vignettista. Si firmava “Faber” (sempre se ricordo bene) e mi pare insidiasse Giulia Poggi. In rete non si trova nulla al riguarda.

FROC IL CARICATURISTA

Qualche tempo fa ho acquistato parecchi numeri anni ’60 de Il Monello in ottime condizioni. Facendo qualche ricerca sugli autori e le storie (lunghissime, non finivano mai) ho scoperto che dal numero 13 del 28 marzo 1963 al numero 4 del 23 gennaio 1964 è apparsa una serie intitolata Froc il caricaturista. Ovviamente non ho nemmeno un numero di quelli in cui comparve. Così a occhio parrebbe essere materiale adatto ai Fumettisti d’invenzione.

KÖTU KEDI ŞERAFETTIN

Ne sono venuto a conoscenza per caso da un Fumo di China di qualche anno fa, in cui veniva citato di sfuggita visto che l’argomento dell’articolo era un film (o una serie) d’animazione a cui aveva collaborato (o era tratto da un fumetto del) l’autore Bülent Üstün.
Da quello che ho capito e che ricordo, il protagonista dovrebbe essere un gatto cattivello che ha avuto una genesi alquanto particolare, animale domestico di un fumettista – l’autore stesso? Il poco che ho trovato su internet avvalora questa ipotesi, ma il turco mi è un pochino ostico e non mi risulta che esistano altre edizioni in lingue a me più comprensibili.

SUPERBRONCAS

Breve parodia dei supereroi che partendo dall’infantilismo del genere forse mette alla berlina anche le condizioni familiari e sociali di Beto, fratello degli altri fumettisti Jaime e Mario Hernandez: come “coda” al fumetto principale vengono inserite altre fulminanti strisce parodistiche in cui Beto (che si firma ogni volta in modo diverso) mette sotto i riflettori vari aspetti della società umana e del mondo del fumetto. In El Artista si ritrae come «Gilberto Rex», un disegnatore che cambia stile per venire preso sul serio ma che deve scontrarsi comunque contro il razzismo.
Questa storia l’ho letta solo in El Vibora Especial Parodias e ignoro i dati della pubblicazione originale, per quanto alcuni (come l’anno di realizzazione) siano intuibili. È curioso che non sia riuscito a risalirvi tramite internet, ma d’altra parte anche per L’eredità di Brigsby che è molto più recente ho dovuto interpellare Noah Van Sciver in persona.

martedì 23 luglio 2019

Il Morto 38: Un segreto da custodire

Forse nella mia edicola di riferimento lo avevano nascosto particolarmente bene, forse la Menhir ha indicato il mese d’uscita sbagliato, sta di fatto che l’ultimo numero de Il Morto datato maggio 2019 io l’ho trovato solo la scorsa domenica. Visto che l’elenco delle fiere in terza di copertina è aggiornato a quelle estive immagino che il motivo della discrepanza sia il secondo, e che il mese viene indicato tanto per dare la parvenza di rispettare la dichiarata bimestralità. Comunque l’importante è che l’ho trovato.
Contrariamente a quanto lasciava intendere il mezzo cliffhanger con cui si era concluso lo scorso numero, Un segreto da custodire è una storia a se stante. Peg si unisce a una comitiva diretta alla volta di Prato e dintorni su un furgoncino della FIT che effettua un servizio a chiamata. L’autista del mezzo ha bisogno di lavorare e si fa mettere a posto alla meno peggio un guasto che potrebbe compromettere il viaggio. E infatti, come da copione, il furgoncino si rompe proprio nei pressi di Buria, una località tagliata fuori dal circuito stradale e che per questo è ormai praticamente deserta. Unici abitanti rimasti: una ragazza che gestisce un albergo, suo cugino e suo padre, un vecchio che non si vede mai ma che si sente quando batte i muri.
Giovacca imbastisce insomma un nuovo omaggio alle atmosfere del primo Pupi Avati, con una particolare attenzione alla provincia italiana (consulenza per il dialetto di Roberto Lari), una sapiente creazione della suspense e l’inevitabile rivelazione macabra. C’è anche spazio per l’umorismo grazie all’eterogenea comitiva di viaggiatori con cui si trova Peg; alla vecchina rompiballe io ho preferito il fiscalissimo impiegato dell’Agenzia delle Entrate, peraltro più funzionale alla risoluzione della vicenda.
Il Morto si fa vivo sul finale come da ormai consolidata abitudine, e anche stavolta resta l’impressione che la storia si chiuda un po’ troppo in fretta, per quanto sia stata una lettura piacevole.
I disegni di Piero Conforti sono buoni come sempre, la new entry Christian Urgese alle chine valorizza ancora di più la parte grafica. Forse mi sono lasciato suggestionare dal fatto che c’è un nuovo inchiostratore, ma mi sembra che certi dettagli, in particolare le mani, siano più curati che in precedenza.
In appendice la storia breve Darvin Awards: il soggetto di Gianluca “Javitt” Vici T. sarebbe anche simpatico (la sceneggiatura è invece un po’ confusa) ma i disegni di Dario Tuis sono veramente dilettanteschi. Immagino che si tratti di un fumetto di qualche anno fa ristampato in questa sede dopo un primo passaggio su rivista.

domenica 21 luglio 2019

Fumettisti d'invenzione! - 142

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

[TELEVISIONE] AUTORI DI DISEGNI ANIMATI (pag. 128)

SHIROBAKO (idem, Man-ga)
(Giappone 2014, 1 stagione, 24 episodi più 2 speciali disponibili in dvd)
Commedia, Tokyo MX, TVA, MBS, BS Fuji, AT-X, TUT, creato da Warner Entertainment Japan/P.A. Works.

Cinque compagne di scuola che facevano parte del club dell’animazione si ritrovano da giovani adulte a lavorare proprio in quel settore, presso Musashino Animation, seppure in ambiti diversi.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

3-DIMENSIONS
(Stati Uniti 1954, in Mad, © DC Comics, umorismo)
Harvey Kurtzman (T), Wally [Wallace Allan] Wood (D)

Gli autori in persona spiegano come funzionano i fumetti in 3-D, con divertenti siparietti in cui la quarta parete viene regolarmente abbattuta.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
PARODIE (pag. 67)

ADLER, L’AIGLE À DEUX TÊTES (ADLER: L’AQUILA TEDESCA)
(Francia 2017, © Dupuis/Zéphir by Buendia, Andrieu, guerra, fantastico)
Patrice Buendia (T), Damien Andrieu (D)

Miniserie in tre volumi “gemella” dell’analoga Eagle, l’Aigle à deux têtes. Hans Raeder è un fervente nazista che nel corso della Seconda Guerra Mondiale riesce a diventare pilota di aerei da caccia grazie al suo cinismo e alle sue bugie. Ma nel corso di un combattimento cambierà il suo corpo con quello dell’americano James O’Brady, dovendosi adattare alla sua vita.
La passione per il volo di Hans nasce quand’era bambino, anche a seguito della lettura di romanzi fantastici e di fumetti.
Pseudofumetti: Boss Tabbs è la principale ispirazione di Hans, che nel corso della sua giovinezza legge anche il fantascientifico Butch Gordgers direttamente dagli albi americani. Chiaramente si tratta di parodie rispettivamente di Wash Tubbs e Buck Rogers.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

VIAGGIO A TULUM
(Italia 1989, in Corto Maltese, © Manara, avventura onirica)
Federico Fellini (T), Milo [Maurilio] Manara (D)

Versione a fumetti di una sceneggiatura di Fellini e Tullio Pinelli pubblicata a puntate su Il Corriere della Sera. Il resoconto del viaggio che intrapresero per realizzarne un film si può trovare anche nel romanzo Yucatan di Andrea De Carlo.
Il regista Snaporaz, alter ego di Fellini protagonista di diversi suoi film, si accinge a girare un film sui nativi del Centro America. Gli strani avvertimenti che si susseguono si concretizzeranno in un’avventura fantastica.
Alla conferenza di presentazione del progetto presenziano anche Alejandro Jodorowsky e Jean “Moebius” Giraud.

lunedì 15 luglio 2019

Thorgal 36: Aniel

Capolinea, almeno temporaneo, della saga di Thorgal e dei suoi Mondi. O così mi pare di intuire, ché raccapezzarsi tra tutti quei volumi usciti, anche a distanza di anni, non è facile. E qui Yann si ricollega addirittura all’episodio 25, che sarà uscito almeno vent’anni fa.
La trama si sviluppa su quattro direttive portanti che ai vecchi tempi avrebbero meritato ciascuna un volume: il ricongiungimento con Zajkar e Zim e una prima vittoria contro i loro nemici, la quest per trovare il rimedio vegetale che guarirà Aniel (la cosa è assai complicata: coesistendo in lui altre due entità c’è il rischio di annichilire il vero Aniel), la battaglia finale contro le Yenhaas e, sul finale, gli accesi dibattiti con la famiglia riunita al gran completo per decidere se somministrare o meno ad Aniel l’ultima dose dell’antidoto. Forse ho esagerato e non so se in effetti ognuno di questi argomenti avrebbe meritato un volume a sé, però è innegabile che in Aniel tutto succede con una rapidità disarmante, che non significa un ritmo incalzante ma delle soluzioni che sembrano affrettate. Possibile che il popolo dei Myrm non fosse stato in grado, a un anno dall’invasione, di elaborare una strategia di difesa come quella che Thorgal mette a punto dopo aver appiedato quasi per caso una cavallerizza nemica? Era proprio necessario che Armenos inventasse il suo scafandro per avvicinarsi alle piante mortali quando per Thorgal è sufficiente trattenere il respiro? Molti personaggi sembrano poi comparire sulla scena con tempismo talmente perfetto da risultare forzato, anche se non dubito che la fitta rete di collegamenti e rimandi tra le varie serie giustifichi pienamente la loro apparizione (anche perché vatti a ricordare come eravamo rimasti alla fine dell’ultimo volume). E la rivelazione che un tradimento alla base della situazione attuale fosse tutt’altro sembra una boutade per chiudere in fretta un capitolo piuttosto che un colpo di scena premeditato.
Beninteso, Aniel offre un bel po’ di esotismo, di sense of wonder e di azione e soprattutto lo scioglimento delle trame intessute in tutti questi anni sulla serie titolare e sui molteplici spin-off –anche se apre nuove prospettive, com’è giusto che sia per una serie di successo. Inoltre la scena finale vagamente umoristica si fa apprezzare. Solo che Yann sembra essere stato costretto a correre e a bruciarsi così la possibilità di elaborare delle scene epiche, di spiegare meglio certi passaggi e sviluppare a dovere alcuni personaggi.
Per quel che riguarda la parte grafica, Rosinski accusa i segni dell’età. O almeno questo è quello che mi è venuto spontaneo pensare nel vedere il suo impressionismo più estremizzato che in passato, con un mix meno coerente di elementi realizzati al tratto e altri direttamente con colori diluiti o materici. Il punto, però, è che il risultato finale è più efficace che negli scorsi episodi in cui aveva lavorato en couleur directe. Potrebbe quindi anche essere un’evoluzione voluta del suo stile, se non fosse che non tutte le figure sono armoniose o simmetriche, a volte il colore è risolto con masse uniformi e nelle ultime pagine (già visibilmente meno curate delle prime) alcuni volti sono praticamente uguali anche se appartengono a persone diverse. Però i suoi personaggi sono molto espressivi e i suoi paesaggi spettacolari.
Pur con le magagne che ho rilevato (forse dovute alle ingerenze redazionali di Le Lombard, responsabile anche di un posizionamento a volte infelice dei balloon), Aniel è una lettura tutto sommato piacevole e appassionante.

venerdì 12 luglio 2019

Historica Biografie 27: Marco Polo (prima parte)

Come confermato dal disegnatore Fabio Bono in occasione dell’uscita del precedente Darwin, la collana Historica Biografie ha dovuto attingere da altre proposte esterne alla serie francese Ils ont fait l’Histoire per rimpolpare il proprio catalogo e mantenere la cadenza mensile.
Anche questo Marco Polo rientra nella collana francese Explora dedicata a esploratori celebri e ne condivide l’impostazione più didattica e immaginifica (si comincia sin da subito con un bel mostro marino nella prima tavola!) che precipuamente storica.
La vicenda segue il giovane ma già maturo e quasi erudito Marco mentre accompagna il ritrovato padre e lo zio verso il regno del Gran Khan, a cui Niccolò Polo aveva promesso di far ritorno con 100 predicatori cattolici per insegnargli il Cristianesimo. Il resoconto del viaggio è molto didascalico e privo di azione, almeno sino a due terzi del volume. Siccome tra gli sceneggiatori c’è nientemeno che Didier Convard (l’altro è Éric Adam), inizialmente avevo pensato che i riferimenti alla salamandra da cui è ossessionato Marco Polo fossero dei rimandi a una qualche simbologia massonica: in realtà sono il preludio all’incontro con una popolazione che conosce la lavorazione della lana di roccia, e alla sua successiva liberazione da un gruppo di predoni malvagi in una sequenza degna di Indiana Jones.
I disegni di Bono sono dettagliatissimi, e credo che il formato non renda loro giustizia al 100%. Anche stavolta (ma Marco Polo risale al 2013) ci sono delle derive un po’ caricaturali, anche se ho colto più somiglianze con Denis Medri che con Tamiazzo. Molto buoni i colori di Dimitri Fogolin.
In appendice Christian Clot parte dall’interrogativo «Marco Polo compì davvero il suo viaggio?» per raccontare il contesto storico dell’odissea del protagonista e altri dettagli (mettendo indirettamente in discussione la parte del fumetto relativa alla peste), riservando alla questione del titolo solo una pagina su otto. Molto interessante il suo approccio secondo cui la vera rilevanza di un esploratore si nota dalla sua capacità di raccontare i viaggi piuttosto che farli materialmente; dati alla mano, fornisce esempi di uomini che unirono Oriente e Occidente sin dal II secolo dopo Cristo, ma che non ebbero l’accortezza di riportare per iscritto le loro esperienze. Nonostante alcune fisiologiche ripetizioni di quanto già visto nel fumetto, non mancano interessanti approfondimenti – ammetto di essermi un po’ perso nella genealogia dei Khan con quei Munke e Menke.

lunedì 8 luglio 2019

Chissà...

Visto che quest'anno a Lucca terranno banco il post-umanesimo e il transumanesimo magari ci farà una capatina pure Warren Ellis.

venerdì 5 luglio 2019

Historica 81 - Seconda Guerra Mondiale - Eagle: L'aquila americana

Secondo trittico che conclude la serie delle Aquile, meritoriamente presentata da Mondadori in due soli volumi consecutivi. Stavolta il protagonista ha il corpo di James O’Brady e la personalità di Hans Raeder.
Come già avvenuto nello scorso numero, col primo capitolo La tempesta viene introdotto il personaggio principale e l’ambiente che gli ruota attorno. James è il giovane rampollo di Seamus, un ex aviatore statunitense che a seguito di una ferita subita durante la Prima Guerra Mondiale (non ho trovato corrispondenza con il precedente volume) ha dovuto rinunciare a volare ma ha costruito un impero economico nel settore dell’industria pesante. Miliardario spregiudicato, ha già deciso il futuro del figlio ed è ben lieto di fare affari con i nazisti. Il rapporto tra i due degenera: diseredato, James si arruola nell’USAAF e così può concretizzarsi l’evento alla base della serie.
Il secondo episodio, Doppio gioco, mostra il difficile inserimento di Hans/James nelle file di quelli che per lui dovrebbero essere i nemici (tanto che qualcuno giustamente sospetta di lui), insieme ad alcune nefandezze che compie. A differenza di Adler, qui l’elemento sovrannaturale è più marcato e quasi manifesto, anche se ancora ammantato di mistero.
Nell’ultimo capitolo, Alle origine del male, si scioglie il nodo centrale di questa storia bicefala dal punto di vista di James rimpossessatosi del suo corpo, dopo una trentina scarsa di pagine che raccontando delle vicissitudini belliche di Hans. Il volume si conclude con una domanda, un finale aperto che difficilmente troverà seguito con ulteriori episodi.
Con mia sorpresa, gli autori sono cambiati rispetto a quelli di Adler: d’altra parte, per quanto i disegnatori francesi moderni siano digitalizzati, realizzare sei albi in tre anni è un’impresa impossibile. Lo sceneggiatore Wallace (al secolo Stéphane Carpentier) ha comunque uno stile identico a quello di Buendia: infila un sacco di roba nello spazio canonico di un albo francese da 46 tavole, col risultato di sembrare un po’ affrettato e di non approfondire più di tanto certi personaggi, che a volte compaiono sulla scena senza alcuna spiegazione che ne giustifichi la presenza, visto che non c’era lo spazio materiale per mettercela. Va poi detto che non amando le scene di combattimento aereo ho trovato più interessante la sottotrama col padre di James e il geologo Cabrini che cercano petrolio in Africa, ma ovviamente essendo un elemento satellitare non le viene dedicato lo spazio che avrebbe meritato.
Julien Camp è sicuramente un bravo disegnatore, ancora più lodevole se pensiamo che questo è il suo esordio nel campo del fumetto. Il suo tratto è però poco marcato e a questo va aggiunto che il lavoro coi colori digitali, per quanto molto buono (ottima la resa dei riflessi e dei corpi immersi nell’acqua), è un po’ troppo marcato e invasivo. Molte vignette sarebbero perfette come illustrazioni, ma in generale mi è sembrato di vedere le schermate di un videogioco più che delle tavole a fumetti.
Nel complesso l’operazione Adler/Eagle non ha forse avuto la possibilità di svilupparsi compiutamente. Non dico che sia stata un’occasione mancata, ma di carne al fuoco ne è stata messa tantissima e alcuni aspetti di entrambe le storie avrebbero meritato un maggiore approfondimento. Certo, affidare a degli autori poco conosciuti delle serie più lunghe di tre episodi o volumi più corposi dei soliti sarebbe stato un bell’azzardo. Anche se non mi riferivo all’aspetto sovrannaturale della vicenda, vedrei bene un ulteriore trittico con protagonista il deus ex machina Sailosi ma probabilmente lo dico influenzato da Berceuse Assassine di Tome e Meyer. In definitiva, forse è meglio accogliere il suggerimento di Sergio Brancato che nell’introduzione parla della serie come di un’analisi della natura umana, senza farsi troppe domande o rimpiangere le possibili diramazioni che non sono state prese. Tanto per gli amanti di aerei questi due volumi saranno una goduria in ogni caso.
Marchio di fabbrica della collana Historica, a pagina 142 c’è l’inversione di due battute.

mercoledì 3 luglio 2019

Scoperte incredibili

L'altro giorno in sottofondo al ristorante la radio proponeva Regalami un sorriso. Piantatasi ben bene nella mia testa, l'ho riascoltata su YouTube e ho notato che nei commenti Drupi veniva incensato come un grandissimo artista e uno che non si è mai piegato alle logiche di mercato, praticamente un eroe. Perplesso e incuriosito (insomma, io ascolto Vecchioni, Guccini, Lolli, ma pure Della Mea e Pietrangeli...) ho appreso da internet che da anni Drupi non compare in pubblico né fa promozione dei suoi dischi, che continua a produrre, e rifiuta le apparizioni televisive. Ma, cosa assai più importante, che ha composto nel 2013 la canzone La storia di Gianluigi B., dedicata proprio al padre di Tex!
Coerentemente con la scelta dedominicisiana di irreperibilità dell'ultimo Drupi, di questa canzone non si trova niente su internet. L'album in cui è presente si intitola Ho sbagliato secolo e quasi quasi lo recupero solo per questo.

lunedì 1 luglio 2019

Devo preoccuparmi?

col flash non si vedono le luci accese
Da un paio di giorni non mi si accende subito la terza lucetta del router, almeno non subito: dopo averlo spento e riacceso funziona normalmente (altrimenti non sarei qui adesso a lamentarmi, ovviamente) ma il fenomeno è comunque un po' inquietante - sempre che non me lo sia immaginato io. Non vorrei che fosse l'avvisaglia di qualcosa di grave.